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Destiny 2 torna a volare con I Rinnegati

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Con “I Rinnegati” Bungie cambia marcia e dona a Destiny 2 tutto quello che i fan desideravano fin dalla sua uscita un anno fa su Pc, Ps4 e Xbox One (qui la nostra recensione del gioco base). Il totale cambio di registro impresso dalla software house statunitense al titolo è avvertibile già fin dalle prime battute quando si affronta la campagna. I toni, i dialoghi fra i personaggi e l’atmosfera generale sono ben più cupi rispetto a quanto già visto e finalmente l’aria che si respira in game è straordinariamente coinvolgente. I Rinnegati si svolge da principio sull’Atollo, una zona che tutti i giocatori del capitolo originale ricorderanno benissimo. Situato nella cintura di asteroidi fra Marte e Giove, questo luogo è la casa degli Insonni, una fra le razze che compongono la sconfinata lore di Destiny. L’evento su cui ruota la campagna de I Rinnegati, e che dona all’intero titolo una vena davvero emozionante, è l’uccisione di Cayde-6, mentore dei cacciatori dell’Avanguardia nonché uno fra i personaggi più amati della saga, da parte di Uldren Sov, fratello della regina Mara. Questo personaggio la cui ultima apparizione è stata durante l’espansione di Destiny 1 “Il Re dei Corrotti”, ha vagato per un certo tempo senza meta per il sistema solare in seguito alla sconfitta subita da parte di Oryx: finito prima su Marte e poi nei pressi della Prigione degli Anziani, ed è caduto preda di una strana follia che l’ha spinto a liberare gli otto Baroni rinchiusi in questa struttura per compiere un piano che ha qualcosa di diabolico. Proprio da qui ha inizio la trama de I Rinnegati. Proprio per fermare quest’evasione è richiesto l’intervento di Cayde-6 e del giocatore che insieme a Petra Venji irrompono nella prigione degli anziani. Da qui la storia si snoda attraverso una manciata di missioni principali, completabili in poche ore e concentrate perlopiù su Uldren, sulla sua pazzia e sulle sue visioni dell’amata sorella, che lo attanagliano e lentamente lo logorano. In aggiunta, vanno considerate anche le otto avventure legate all’uccisione di altrettanti Baroni: queste ultime, per difficoltà e progettazione, non hanno nulla da invidiare all’intreccio principale, a differenza, (e per fortuna) di quelle presenti nel gioco base e nelle prime due espansioni. Una volta terminata la campagna però, I Rinnegati non finisce qui, ma lancia il giocatore in una vastissima serie di attività end game che ampliano la storia e che rendono il titolo firmato Bungie una vera perla nell’Olimpo del gaming. Con I Rinnegati, vengono rese disponibili ben due nuove zone esplorabili: la Riva Contorta e la Città Sognante, ognuna ben più grande dei due pianeti introdotti ne “La Mente Bellica” e “La Maledizione di Osiride”, ovvero Marte e soprattutto Mercurio, ed entrambe con i loro personaggi, i propri eventi e tantissimi segreti.

Ma procediamo con ordine. La Riva Contorta è il primo posto in cui si metterà piede nel corso della storia. Questo luogo appare come una vera e propria terra di nessuno, popolata da criminali da tenere a bada e in cui l’unica legge vigente è quella del Ragno, un grosso guerriero caduto ben poco amichevole, ma con cui bisognerà stringere un’alleanza nel segno della guerra contro i Baroni e contro Uldren Sov. È proprio lui, infatti, a commissionare le taglie di eliminazione degli infami e dei fuggitivi della prigione degli anziani, quest che in qualche modo scandiscono e inframmezzano le vicende de I Rinnegati e conducono pian piano all’endgame, il quale è stato completamente stravolto in positivo. Con la nuova espansione di Destiny 2 infatti è stata introdotta un numero incredibile di taglie giornaliere, riscattabili perlopiù ovunque, oltre a qualche speciale taglia settimanale che, permetteranno di far crescere il proprio pg con armi e armature potenti, nonché di ottenere alcuni fra i nuovi pezzi esotici, come l’arco Demonio della Trinità e il fucile Signore dei Lupi. Altre armi esotiche, come l’Asso di Picche e l’Accompagnatore, sono invece ottenibili tramite imprese esotiche, a loro volta più complesse che in passato e che richiederanno di compiere determinate azioni per poter ottenere la tanto agognata arma. Sia la progressione verso il nuovo cap di Potere (ora fissato a 600) che il drop degli oggetti più potenti sono stati profondamente rivisti, tornando in un certo senso ai vecchi fasti del primo Destiny. Ci sarà da fare anche per riuscire a ottenere le nuove Super Abilità: I Rinnegati, infatti, introduce ben 9 nuove ultimate, portando il totale a 18. Benché molto spettacolari e utili per stimolare l’uso di tattiche differenti, le super sono accompagnate da un rinnovamento alle abilità dei guardiani che aggiungono un po’ di pepe ai combattimenti. Se la Riva Contorta funge da vero e proprio campo di battaglia per quanto riguarda la storia, la seconda location, ossia La Città Sognante, è un’immensa area che ospita moltissime delle attività end game. Questo luogo misterioso al di là dell’incredibile lavoro tecnico, senza ombra di dubbio è un un’area fra le più belle mai viste nell’universo di Destiny, è una zona pulsante e viva, ricca di eventi nuovi e vecchi, di settori perduti totalmente rivisitati, di segreti, di missioni settimanali e di piccole sfide. Ovviamente La Città Sognante è anche teatro del nuovo raid, che a differenza di quanto visto nell’anno uno, riserverà parecchie sorprese ai giocatori, anche ai più skillati. Nella Città Sognante si potrà parlare con Petra Venji, che qui ricopre lo stesso ruolo svolto dal Ragno nella Riva Contorta: un vero e proprio raddoppio di cose da fare e oggetti da ottenere, ogni destinazione, infatti, si porta dietro le sue armi e armature, che da solo basta a tenere impegnati per molti giorni della settimana, fino al successivo reset, dove tutto torna come prima e le taglie tornano disponibili. Questa volta, insomma, sembra proprio che Bungie sia riuscita a rendere di nuovo Destiny un vero e proprio hobby, al quale dedicarsi anche soltanto per le piccole cose come il completamento di una taglia o l’ottenimento di un’arma con perk migliori. Fra le novità de I Rinnegati tornano anche le Perk casuali su armi e armature, quindi ottenere un fucile o dei gambali buoni o rari non vuol dire necessariamente aver ottenuto la sua versione più potente e tutto questo ovviamente spinge il giocatore a giocare e rigiocare per ottenere i pezzi migliori per il proprio guardiano.

Con I Rinnegati, Destiny 2 ha ritrovato ciò che più di tutto era mancato in questo controverso sequel: il piacere della scoperta. Non è raro lasciarsi andare all’esplorazione della Città Sognante in cerca di segreti, si tratti di piccole statue a forma di gatto che possono donare armature e armi leggendarie, pozioni speciali che possono permettere di trascendere la realtà e portare i giocatori in un’altra dimensione o manufatti misteriosi in grado di proiettare i guardiani in furiosi combattimenti contro orde di avversari. È il caso di una nuova attività PvE chiamata Pozzo Cieco, che sulla falsariga di altre arene come la Corte di Oryx, la Forgia dell’Arconte e il recente Protocollo d’Intensificazione, permette di avviare degli scontri impegnativi dall’area di pattuglia, sfruttando la collaborazione con altri giocatori presenti in zona. La modalità utilizza una sorta di “doni” per attivare scontri sempre più difficili, caratterizzati da meccaniche uniche e boss dalle fattezze e dalle abilità differenti. Per completare queste attività bisognerà però lavorare in sinergia e sfruttare a dovere i mezzi offerti dalle nuove super abilità: gli scontri sono impegnativi e soprattutto se si è bassi di luce molto complessi da portare a termine, ma il divertimento è certamente assicurato. L’altra grande nonché piacevolissima novità dall’espansione I Rinnegati è Azzardo. Si tratta di una nuova modalità di gioco che fonde sapientemente dinamiche PvE con l’adrenalina di uno scontro PvP. Qui due team composti da quattro giocatori vengono chiamati a sconfiggere nemici controllati dall’intelligenza artificiale, che lasciano cadere a terra dei cristalli, chiamati pegni, una volta eliminati. Tali item vanno portati al centro della mappa: la prima squadra che deposita un totale di settantacinque token evoca un boss “Primordiale” che, se eliminato, concede la vittoria. Ma ovviamente non finisce tutto qui: se è vero, infatti, che ogni team porta avanti la partita sulla propria mappa, bisogna considerare che questi livelli sono collegati tra loro attraverso un portale: ogni qual volta un giocatore deposita i pegni, nel campo degli avversari si materializza un nemico di livello variabile in grado di mettergli i bastoni tra le ruote e rallentarli. È persino possibile sferrare un attacco diretto all’altro team inviando un singolo membro della squadra, così da creare il pandemonio tra i ranghi del team nemico. Inutile dire che è richiesta una dose pazzesca di coordinazione per portare a casa la partita: un gruppo affiatato e compatto avrà quasi sempre una marcia in più rispetto a quattro giocatori casuali che non comunicano tra loro. Ne I Rinnegati Bungie ha ovviamente aggiunto una manciata di assalti nuovi di zecca, nuove mappe pvp e ovviamente reintroduce l’appuntamento mensile con Lo Stendardo di Ferro. Ancora assenti le Prove dei Nove, ma siamo certi che a breve torneranno anch’esse. Ulteriore novità sono i Trionfi e le collezioni: i primi fungono da Grimorio in game, quindi compiendo determinate azioni, ispezionando oggetti o eliminando boss verranno svelati tantissimi retroscena inerenti alla lore del gioco. Le collezioni invece sono un elenco di tutti gli oggetti acquisiti a partire dall’anno scorso. Gli oggetti anno 1 e le armi e armature esotiche potranno essere recuperati pagando una piccola somma di oggetti reperibili in game, quelli anno 2 invece non potranno essere recuperati in quanto, avendo un roll delle perk casuali, i giocatori potrebbero ottenere l’arma perfetta in breve tempo. Ne i rinnegati è stato inoltre cambiato il sistema armi del PvP, esso infatti riabbraccia quanto visto sul primo Destiny, ora fucili a pompa, cecchini e fucili a fusione potranno essere equipaggiati come armi primarie o secondarie e questo ha finalmente reso più vario i combattimenti.

Per quanto riguarda il raid Bungie ha fatto davvero un lavoro incredibile, infatti non c’è mai stata nella storia di Destiny un’incursione tanto complessa e stimolante. Ultimo Desiderio è un capolavoro di design, un’impresa esaltante e una sfida senza precedenti. Ogni singolo step richiede mobilità e soprattutto coordinazione fra i membri, dinamismo e capacità di adattamento; tutte le boss-fight hanno una fase di danno ben distinta e soddisfacente, tutte un nemico riconoscibile e spietato. Dentro il raid ci sono puzzle ambientali, prove di destrezza, corse affannose e terribili, avversari titanici e misteri da scoprire. Per capire se Ultimo Desiderio sopravviverà alla prova del tempo, ovviamente, bisognerà aspettare un bel po’, ma allo stato attuale dei fatti questa Incursione ribadisce quali risultati può raggiungere il team di sviluppo quando è focalizzato sulla sua visione originale. Il Raid, è stato importante anche per un altro motivo. Al primo completamento da parte della community, qualcosa nella Città Sognante è cambiato. Si tratta, al momento, di cose di poco conto: nuove missioni che permettono di scoprire qualche dettaglio in più sulla storia degli Insonni, e le Tecnidi liberate dal giogo di Riven si aggirano per la loro Città, pronte a dispensare consigli ai Guardiani, insegnando loro le tradizioni del popolo che hanno giurato di proteggere. Sempre dopo il primo completamento dell’incursione da parte della community sono apparse anche una nuova mappa per Azzardo e un nuovo Assalto, “La Corrotta”, che è a nostro avviso il più bello mai concepito, infinitamente superiore per struttura e impatto scenico anche all’ottimo “Pyramidion”. Insomma, con la Città Sognante gli sviluppatori hanno fatto centro perché l’idea di un mondo che si evolve grazie alle azioni della community è semplicemente meravigliosa. Anche chi non ha ancora messo piede nell’Incursione, in qualche modo, viene messo al corrente della grande impresa, si sente partecipe e coinvolto. Non solo: gli equilibri della Città Sognante saranno modificati ancora e ancora dalle azioni dei Guardiani, basta dare uno sguardo ai Trionfi. Un’ultima nota di merito va come al solito alla colonna sonora del gioco, che, anche quest’anno riporta brani veramente emozionanti che rendono ogni attività di gioco ancora più emozionante ed esaltante. A questa va affiancato anche un doppiaggio in lingua italiana ben fatto ed estremamente coerente con le situazioni che si vedono sullo schermo. Tirando le somme, con I Rinnegati Bungie è riuscita a compiere un vero e proprio miracolo in quanto ha salvato dalla monotonia un titolo che possedeva delle basi solide, ma che le sfruttava davvero molto poco. Con l’anno 2 Destiny 2 torna ad essere un titolo vivo, con un’infinità di cose da fare, con delle attività interessanti e mai noiose, con delle modalità di gioco nuove davvero esaltanti e altre vecchie finalmente migliorate. Questa volta il team di sviluppo ha fatto davvero le cose in grande e proprio per questa ragione consigliamo a chiunque di acquistare I Rinnegati. Lasciarselo scappare sarebbe davvero un gravissimo errore.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 9,5
Sonoro: 9,5
Gameplay: 10
Longevità: 9,5
VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Assassin’s Creed III Remastered, Connor si rifà il look

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Assassin’s Creed III, titolo della serie lanciato nel 2012 e vero e proprio punto di rottura all’interno della decennale saga che vede spostare le sue vicende dall’europa in America, torna su Pc, Xbox One e Ps4 in versione rimasterizzata.

Il gioco, infatti è il primo capitolo a introdurre il concetto di genealogia espansa, espediente narrativo attraverso il quale Ubisoft si divincolerà dal racconto legato al binomio Altair-Ezio, permettendo alla software house francese di introdurre da quel momento nuovi protagonisti per nuove avventure allontanandosi definitivamente dal fulcro da dove fino ad allora la serie orbitava.

Assassin’s Creed III, inoltre, fu il primo capitolo a introdurre un nuovo motore grafico, l’Anvil Next, implementazione che ha permesso di rielaborare ogni aspetto degli elementi portanti del titolo, dalle animazioni al parkour, dal sistema di combattimento al numero di elementi in movimento a schermo. Insomma, questo titolo ha rappresentato per la saga un vero e proprio punto di svolta anche per quanto riguarda le meccaniche di gioco. Per chi non lo sapesse, Assassin’s Creed III racconta la storia di Connor Kenway, Assassino dalle origini “pellerossa” che nel bel mezzo dei moti che furono destinati a culminare nella Rivoluzione Americana combatte per fermare il diffondersi dell’organizzazione Templare tra le Colonie del Nuovo Mondo.

Parallelamente nel mondo moderno Desmond Miles, il protagonista della saga che vive nei giorni nostri, corre contro il tempo per fermare le terribili conseguenze dell’imminente tempesta solare, che minaccia di spazzare via la vita sulla Terra nella fantomatica data del 21 12 2012. Se da una parte il titolo ha offerto una dei racconti più maturi per un Assassino, con Connor a rappresentare l’incarnazione dell’ideale logorato ma persistente, dall’altra il titolo congeda in modo tragico il predestinato signor Miles.

Questa disparità di trattamento si percepirà per tutta l’avventura, con i fasti del turismo storico celebrato con tutti gli onori che si contrappone a un’avventura nel moderno a fare da legante con il minimo indispensabile.

In quest’edizione rimasterizzata di Assassin’s Creed III, Ubisoft ha inserito alcune piacevolissime aggiunte, a livello di gameplay, in modo tale da rendere l’intera esperienza migliore rispetto a quanto visto anni fa. Gli sviluppatori hanno reso più comprensibile e utile la minimappa sullo schermo, adesso finalmente si capisce dove sono rivolti i nemici e ha introdotto alcune aggiunte alle fasi stealth, come ad esempio la possibilità di fischiare in mezzo all’erba alta per distrarre i nemici e l’uccisione alle spalle di due nemici contemporaneamente, con tanto di lama celata utilizzata di default anche se al momento si sta impugnando un’altra arma.

A differenza di prima, ora è anche più immediato mirare e alcune armi, prima disponibili solo tramite acquisto, le quali possono essere “craftate” trovando le ricette giuste e i relativi materiali. E’ importante sottolineare però che Assassin’s Creed III è pur sempre un titolo alcuni anni fa, quindi se si è abituati alla sfrenata agilità degli ultimi capitoli della serie, molto probabilmente questa versione remastered potrà sembrare decisamente più lenta.

I movimenti legnosi e “impacciati” in fase di arrampicata sono una caratteristica che infatti si discosta molto dalla fluidità vista in Origins od Odissey, ma d’altronde mettere mano anche a questo elemento del gioco avrebbe significato in primis snaturare il gioco e in secondo luogo una mole di lavoro decisamente notevole.

E’ opportuno segnalare però che in quest’edizione rivisitata di Assassin’s Creed III permangono tutti i difetti storici della serie, in primis un’intelligenza artificiale scarsa e per nulla in grado di offrire un buon livello di sfida.

Gran parte dei combattimenti, poi, sono sempre risolti con la pressione selvaggia del tasto relativo all’attacco, inoltre, la corsa acrobatica, oltre a richiedere di tenere premuto il tasto dorsale, è molto meno precisa rispetto ai capitoli più moderni. In ogni caso, specialmente per chi ha avuto la possibilità di giocare l’avventura originale, rivestire i panni di Connor sarà un vero piacere. Quest’edizione del gioco, oltre ad offrire quanto detto ha un importantissimo elemento a disposizione dei giocatori, ossia: la mole di contenuti.

Acquistandola infatti si potrà giocare anche ai DLC Benedict Arnold, Segreti Nascosti e La Tirannia di Re Washington, che introduce un’intera nuova campagna da affrontare sempre nei panni di Connor. Oltre a ciò, la Remastered comprende perfino lo spin-off Assassin’s Creed Liberation HD, in cui si vestono i panni dell’Assassina Aveline, la prima protagonista femminile della saga. Insomma, come vi dicevamo, il pacchetto offerto è davvero ampio e succulento.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico e tecnico, le novità più interessanti e d’impatto sono sicuramente il supporto all’HDR e il 4K su PlayStation 4 Pro, Xbox One X e PC.

Per chi invece deve accontentarsi delle console “base” i cambiamenti sono comunque avvertibili anche se ovviamente inferiori. Le persone che si muovono in città sono state notevolmente incrementate di numero, la distanza di rendering arriva più lontano, l’illuminazione generale è più credibile e l’originale palette cromatica biancastra è stata abbandonata in favore di una più calda e tendente al giallo dall’effetto più realistico. La resa degli ambienti è quindi davvero un piacere da ammirare e non solo per la maggiore risoluzione delle texture ma anche grazie alla nebbia volumetrica, ai veri riflessi sulla superficie dell’acqua, alle ombre più nette e ai modelli dei personaggi principali maggiormente dettagliati.

Il risultato finale, quindi, è più che discreto. Ovviamente sono presenti alcuni glitch grafici, come ad esempio: candele, torce e lampade che continuano a non proiettare ombre dinamiche, riducendo la qualità generale dell’interno degli edifici, le ombreggiature non sono mostrate oltre una certa distanza e i modelli tridimensionali più lontani sono curati poco. Inoltre, i visi durante le cutscene sembrano quasi dei manichini e appaiono fin troppo scuri a seconda della direzione della luce.

Sono presenti inoltre anche alcuni errori nella proiezione delle ombre sul corpo e la neve a volte scompare e ricompare al passaggio di Connor. Ovviamente parliamo di piccolezze, ma forse si sarebbe potuto osare di più con questo Assassin’s Creed III Remastered. Di sicuro i fan storici lo avrebbero apprezzato.

Tirando le somme, quest’edizione rimasterizzata del primo capitolo ambientato oltreoceano non è una rimasterizzazione pigra e assolutamente inutile, ma anzi è un lavoro ben svolto e che sicuramente farà apprezzare meglio le avventure dell’assassino pellerossa ai neofiti della saga, ma anche ai fan più datati. Anche se purtroppo il multigiocatore online è stato rimosso, il titolo vale la pena di essere acquistato e senza dubbio è ancora in grado di garantire, complice anche la presenza dei Dlc e di Liberation HD, moltissime ore di divertimento.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 7,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Microsoft presenta Surface Hub 2S

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Microsoft ha annunciato il nuovo Surface Hub 2S, il dispositivo all-in-one pensato per la collaborazione, che riunisce il meglio delle soluzioni Microsoft per la produttività, come Windows 10, Microsoft Teams, Office 365, Microsoft Whiteboard e la potenza dell’Intelligent Cloud. Il nuovo membro della famiglia Surface racchiude performance migliorate in un design ancora più sottile, leggero e versatile.

Con un peso inferiore del 40% rispetto alla versione precedente e un display più sottile del 60%, Surface Hub 2S è perfetto per ogni ambiente, dalle sale riunioni tradizionali alle compatte Huddle Room.

Il vivido schermo multi-touch 4K+ da 50’’ offre un’ampia tela per la collaborazione e la migliore esperienza touch ad alta risoluzione della categoria. In risposta alle esigenze di team sempre più estesi, globali e mobili, Surface Hub 2S intende offrire la flessibilità necessaria per riunirsi ovunque ci si trovi, collaborare e realizzare il proprio potenziale.

Il suo design compatto e la cornice più sottile della categoria, insieme alla videocamera 4K, all’eccellente qualità sonora e alla tecnologia far-field del microfono, garantiscono un’esperienza di collaborazione fluida e offrono ai partecipanti l’impressione di trovarsi nella stessa stanza.

In combinazione con il Roam Mobile Stand ideato dal partner Steelcase e grazie alla APC Charge Mobile Battery, Surface Hub 2S può essere comodamente spostato da una stanza all’altra, permettendo di proseguire la propria attività in mobilità senza soluzione di continuità. Con l’obiettivo di rispondere a ogni esigenza di collaborazione, Microsoft ha inoltre annunciato lo sviluppo di due nuovi dispositivi della linea Surface Hub. Nel corso dell’anno, l’azienda introdurrà, infatti, Surface Hub 2 Display, dedicato agli spazi che hanno bisogno di schermi che garantiscano un’eccellente interazione touch e via penna, senza necessità di capacità computazionali.

Inoltre, sarà offerta una nuova possibilità di configurazione che permette ai clienti Surface Hub 2S di avere Windows 10 Desktop sui dispositivi, modalità particolarmente adatta per scenari Win 32 specifici. Microsoft ha infine annunciato di essere al lavoro su una nuova versione di Surface Hub 2S con schermo da 85’’, la cui fase ti test partirà con una selezione di clienti all’inizio del 2020.

“Il mondo del business, sempre più interessato negli ultimi anni da processi di digital transformation che ne rivoluzionano gli assetti, ha bisogno di spazi e soluzioni innovativi per consentire ai team di collaborare e dare il meglio di sé nella progettazione di idee vincenti.

Come dimostrato da una ricerca di Steelcase, l’80% dei dipendenti considera il lavoro di squadra essenziale per svolgere al meglio le proprie attività. Tuttavia, con la diffusione dello smart working e la proliferazione di team globali, è sempre più difficile trovarsi fisicamente nella stessa stanza. Basti pensare che il 70% dei professionisti ha dichiarato di lavorare da remoto almeno una volta alla settimana e il 53% lo fa almeno metà dei giorni della settimana.Con Surface Hub 2S, intendiamo offrire alle aziende uno strumento tecnologico all’avanguardia, in grado di ottimizzare il lavoro di squadra, in qualunque contesto, sia fisico sia virtuale”, ha commentato Elvira Carzaniga, Business Group Lead Surface di Microsoft Italia.

Surface Hub 2S sarà inizialmente in vendita negli Stati Uniti a partire da giugno 2019. Il suo arrivo in Italia è previsto sempre nell’estate 2019 e dal 1° maggio sarà già possibile prenotare i dispositivi. Per maggiori informazioni è possibile contattare i rivenditori autorizzati Ayno e Insight.

F.P.L.

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Tutti avvocati con Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy

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Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy è pronto a diventare in maniera definitiva una serie multipiattaforma.

La collection incentrata sulle gesta dell’ormai noto avvocato di casa Capcom ha infatti già visto la luce diversi anni orsono, in due momenti separati: nel 2014 sui due modelli di Nintendo 3DS e nel 2012 su dispositivi mobile, in una smagliante forma in HD.

Oggi, invece, la raccolta fa capolino tra i titoli presenti nei principali store digitali per mettere tre grandi classici dell’adventure investigativo (Phoenix Wright: Ace Attorney, Justice for All e Trials and Tribulations) anche a disposizione di chi, utente PC o Xbox One, Ps4 o Switch, ne sia rimasto finora a totale digiuno. Ma cos’è Phoenix Wright? Che tipo di videogame è?

Ve lo spieghiamo noi: la saga si costituisce di un gameplay semplice ma dannatamente efficace, un incrocio assolutamente perfetto tra una visual-novel, genere tipicamente giapponese che non sempre prevede un’interazione decisa da parte del giocatore, e un’avventura grafica con un originale approccio a puzzle ed enigmi.

Nei panni dell’avvocato difensore Phoenix Wright, il giocatore deve dapprima raccogliere le prove necessarie parlando con persone ed esaminando gli scenari messi a disposizione da ogni caso, per poi utilizzarle contro l’accusa per smontarne le tesi.

Solitamente, ogni caso viene suddiviso in tre lunghi giorni in cui la parte investigativa si alternerà a quella in tribunale. Naturalmente non si tratta di un simulatore, e la legge viene qui applicata con delle regole semplificate rispetto a quelle reali, ma l’effetto finale è in ogni caso veramente sorprendente.

Le parti investigative permettono di muoversi liberamente tra gli scenari che a volte riveleranno ulteriori particolari se visitati in momenti diversi; qui il gioco è una vera e propria avventura grafica con un cursore usato per cercare dettagli e indizi e personaggi con cui dialogare e interagire anche in base agli elementi che saranno disponibili nell’inventario delle prove. La parte in tribunale invece è quasi tutta giocata sulle parole, ed entra nel vivo una volta che saliranno alla sbarra i diversi testimoni. Ognuno di questi racconta la sua versione senza fermarsi, una volta finito il giocatore può utilizzare ogni frase detta nella dichiarazione per fare ulteriori domande o mostrare le prove che contraddicono quanto detto dall’interrogato dinanzi al giudice.

I diversi casi, circa cinque per ognuno dei tre episodi inclusi in questa edizione, prevedono però tantissime varianti e altrettanti colpi di scena che rendono ogni deposizione una continua sorpresa, nonché una battaglia psicologica che nei ritmi, nelle musiche e negli effetti grafici sono incredibilmente emozionanti. Phoenix Wright è una serie molto amata, che viene riproposta ciclicamente e stavolta è il turno delle attuali console e del Pc. È un caposaldo del genere investigativo, grazie alla sua scrittura accesa, capace di alternare momenti comici a momenti di grande tragedia e umanità. I misteri presentati non hanno nulla da invidiare ai delitti visti nei romanzi di Agata Christie o Conan Doyle. Ogni caso è infatti un giallo classico, deduttivo, che chiede d’essere risolto per mostrare il suo finale: un romanzo attivo, e a momenti persino impegnativo. Spesso, pur conoscendo già l’identità dell’assassino, la sorpresa sta nelle modalità dell’esecuzione in quanto riuscire a sbrogliare la matassa ri rileverà essere un compito spesso molto arduo. Chi cerca questo genere di intrigo, in un contesto non troppo realistico, è di fronte a un grande esempio di scrittura tanto logica quanto sopra le righe, una combinazione che funziona sorprendentemente bene. Chi fosse dunque incuriosito dal gioco in sé, e non dai cambiamenti relativi al porting, sappia già che vale l’acquisto. Lo scheletro del gioco non è stato toccato per niente, e se la resa grafica è meno affascinante di quella vista nei titoli originali, il comparto sonoro è migliore che in passato.

Ovviamente, è proprio il caso di dire, qualche obiezione da fare sul titolo c’è. A partire dalla totale assenza di novità sostanziali, infatti, un extra di qualsiasi tipo, anche una semplice raccolta di artwork, avrebbe fatto apparire questa trilogia più appetibile per chi ha già giocato ai titoli. Al momento infatti Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy è una riproposizione di quanto già visto su iOS/3DS, senza alcuna differenza sostanziale. Inoltre un altro neo di questa produzione è la scarsa localizzazione, infatti al momento, le lingue a disposizione sono soltanto inglese e giapponese. Ufficialmente sono in arrivo francese e tedesco, oltre a coreano e cinese. Ma in ogni caso, se non si mastica bene una di queste lingue, giocare e cercare di finire un caso è assolutamente impossibile, quindi prima di procedere all’acquisto è bene avere ben chiaro quest’aspetto. Tirando le somme, Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy è una raccolta che rende giustizia alle prime imprese dell’avvocato di casa Capcom e a tutta la sua “strampalata” compagnia, con situazioni comiche e altre tragiche che sicuramente sono fatte per restare nel cuore come poche altre. A patto di conoscere l’inglese, il gioco farà passare diverse ore di grande divertimento e di emozioni, proprio per questo, a nostro avviso, chi non ha mai giocato a questa fantastica saga, adesso potrà scoprirla nel migliore dei modi. Un gioco diverso, unico nel suo genere, non adatto a tutti, ma la trilogia di Phoenix Wright è un titolo assolutamente da non lasciarsi sfuggire, in fondo, ricordiamo, stiamo parlando di un grande classico.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 9

Gameplay: 8

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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