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"DIECI ANNI DI ORDINE PUBBLICO". IL CAPO DELLA POLIZIA PANSA: "SCROLLIAMOCI DALLE SPALLE IL PESO DEL 2001"

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Francesco Tagliente, già questore di Roma: "Necessari strumenti giuridici con effetti deterrenti"

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Il 27 ottobre, all'interno della sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri di Via Santa Maria numero 37 a Roma, l'Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia ha presentato il volume “Dieci anni di ordine pubblico”.

Lo studio. Il volume, frutto del lavoro di Armando Forgione, direttore dell’Ufficio ordine pubblico del Ministero, di Roberto Massucci attuale Capo di Gabinetto del Questore di Roma, e da Nicola Ferrigni, Sociologo del Link Campus University, vuole offrire un'analisi socio-statistica degli ultimi 10 anni di gestione dell'ordine pubblico. L’obiettivo del lavoro, condotto con rigoroso approccio scientifico, è quello di contribuire alla riflessione sulla specifica missione affidata alle Forze di Polizia e sul ruolo che esse hanno nel mantenere e rafforzare il patto di fiducia stretto tra la società e le Istituzioni. In particolare, lo scopo perseguito – specie in virtù dell’esperienza maturata sul campo – è quello di partecipare anche attraverso spunti propositivi e critici, al dibattito sul ruolo della gestione dell’Ordine Pubblico nel più ampio concetto della sicurezza, al fine di garantire: “Il diritto di manifestare come quello di dare legalità e sicurezza a tutti gli altri cittadini”. Se il governo dell’ordine pubblico rappresenta la più complessa e articolata incombenza che la legge demanda all’Autorità di P.S., l’impegno quotidiano e il fruttuoso processo di democratizzazione interna, nel confermare la natura di Istituzione al “servizio della gente”, offrono, al contempo, la necessaria garanzia di tutela di quel contesto di legalità che costituisce un presupposto indefettibile per il godimento delle prerogative democratiche e dei diritti costituzionali.

Francesco Tagliente. In merito al servizio di ordine pubblico si è espresso l'ex Questore di Roma e già Prefetto di Pisa Francesco Tagliente, secondo cui per evitare l'intervento delle forze di Polizia scatenando le così dette “guerriglie urbane”, debbano essere attivati, con coesione istituzionale, strumenti giuridici con effetti deterrenti come Daspo con prescrizioni, denunce e arresti seguiti da condanne esemplari e misure carcerarie. Inoltre, Tagliente si era già pronunciato più volte in merito, delineando la migliore strategia da adottare nel contrasto della “guerriglia urbana”, sostenendo che : “Ai fini della deterrenza, possono essere più efficaci gli arresti e le denunce piuttosto delle cariche con manganelli e lacrimogeni, a condizione però che tutte le maglie della rete istituzionale siano coese e che l’identificazione e la denuncia degli autori dei fatti di violenza commessi nel corso di una pubblica manifestazione, in stato di arresto o di liberta, può risultare più efficace ai fini della deterrenza solo se tutte le maglie della rete sono resistenti agli urti”. Sulla migliore strategia per la gestione della “guerriglia urbana” da parte delle Forze di polizia Tagliente sostiene che: “Non esiste un dispositivo unico di gestione dell’ordine pubblico universalmente valido, ma esistono le norme, i regolamenti e le buone prassi frutto di anni di lavoro nella gestione della piazza, dello stadio o del corteo. Ciascun episodio è unico e come tale va trattato, nella cornice delineata dalle fonti normative. È chiaro- aggiunge Tagliente- che il diritto di manifestare le proprie opinioni e il proprio dissenso è e deve restare inviolabile non è solo una volontà costituzionale ma una convinzione intima di quanti sono chiamati, ciascuno nell’ambito della propria competenza, al mantenimento dell’ordine pubblico”. All’uso della forza nella gestione delle manifestazioni – considerata quale estrema ratio – Tagliente preferisce strumenti di intervento quali, ad esempio, l’istituto dell’arresto differito precisando che la possibilità del sopraggiungere improvviso di una criticità deve essere sempre considerata e che l’azione per smorzare eventuali focolai deve essere decisa e netta; comunque, sempre la meno lesiva ritenuta idonea per ripristinare l’ordine violato”. Tagliente ha più volte sottolineato come: “Parlamento, polizia, magistratura, istituzioni penitenziarie, cittadini, mass-media, agenzie di controllo sociale ecc. devono agire nella consapevolezza che la polizia non può essere considerata detentrice del monopolio, del controllo sociale e della gestione delle piazze; che la Polizia non può essere considerata la sola responsabile delle violenze di piazza e che la strategia di gestione della guerriglia urbana dipende dalla forza di tutte le maglie della rete istituzionale con la conseguenza se si rompe o viene meno anche una sola maglia, tutta la rete si sfilaccia”. Dunque, l'ex Questore insiste sul ruolo del parlamento affermando che: “Per ridurre le occasioni di scontri di piazza, servono nuovi strumenti giuridici per rafforzare l’apparato sanzionatorio destinato alla repressione delle condotte illecite poste in essere in occasione di manifestazioni pubbliche e che va nella giusta direzione quanto previsto nella bozza di un disegno di legge, annunciato alla stampa, che propone nuove norme per la sicurezza urbana e per la legalità e la sicurezza dei territori”. “E’ importante – continua Tagliente – che l’uso di mazze, bastoni, scudi, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti o atti ad offendere, di caschi protettivi o altri mezzi che rendono impossibile o difficile il riconoscimento, il lancio o l’utilizzo di razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi siano considerarti delitti e che, per tali reati e per tutti gli altri per i quali è oggi previsto l’arresto obbligatorio o facoltativo, sia consentito l’arresto in flagranza differita. Ma questo non basta, per la sicurezza delle manifestazioni di piazza, sul piano sanzionatorio, il parlamento potrebbe intervenire anche per limitare la concessione delle misure alternative alla detenzione carceraria di quei soggetti che potrebbero reiterare azioni violente”. Ancora più incisiva sul piano preventivo la proposta di Tagliente: “Per evitare l’arrivo in massa, nella città dove si tiene la manifestazione ritenuta a rischio di incidenti, di soggetti violenti provenienti da altre province, si dovrebbero bloccare alla partenza fornendo alle Forze di Polizia gli strumenti giuridici per trattenere i violenti in analogia a quanto già previsto per le manifestazioni sportive. Sarebbe auspicabile introdurre una norma che consenta al Questore il potere di emettere un provvedimento di prescrizione per soggetti già denunciati e sottoposti a processo per fatti di violenza di piazza: per impedire la partenza- aggiunge l'ex Questore capitolino-, il giorno della manifestazione, il “daspato” dovrebbe firmare all’ufficio di polizia del luogo di residenza”. “Sarebbe inoltre auspicabile prevedere anche per il giudice l’applicazione, in sede di condanna per “reati tipici”, dell’obbligo di presentazione in un ufficio di polizia”.

La presentazione. Dopo i saluti del Capo della Polizia, Alessandro Pansa – che ha firmato la prefazione al Testo – il Presidente dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, Lorena La Spina, ha spiegato la relazione introduttiva dei lavori affidati alla moderazione di Paolo di Giannantonio. Oltre agli Autori della pubblicazione Forgione, Massucci e Ferrigni, prenderà la parola il sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Paolo Canevelli

 

L'intervento di Pansa "Dobbiamo scrollarci dalle spalle il peso del 2001: abbiamo studiato, analizzato, trovato soluzioni e oggi nella gestione dell'ordine pubblico siamo un'organizzazione completamente diversa rispetto al passato". Lo ha sottolineato il capo della polizia, Alessandro Pansa, facendo riferimento ai fatti del G8 di Genova nel suo intervento alla presentazione del volume "Dieci anni di ordine pubblico". Ordine pubblico che – ha premesso Pansa- "rappresenta il core business del nostro lavoro, l'elemento particolare che caratterizza quotidianamente la funzione della polizia e il lavoro dei suoi funzionari". "Oggi – ha ricordato il capo della polizia – nelle manifestazioni di piazza le forze dell'ordine hanno una consapevolezza totale del loro ruolo: consentire a tutti di esprimere, in modo corretto, il proprio pensiero e il proprio dissenso. Noi non stiamo a valutare le istanze di cui i manifestanti sono portatori ma solo a garantire che tutti possano manifestare nel rispetto delle regole democratiche. Siamo i primi difensori dei principi costituzionali: ci sono meccanismi ulteriormente da affinare, anche sul piano normativo, e il nuovo ddl sulla sicurezza urbana definisce regole e norme che possono rendere ancora piu' efficace la gestione dell'ordine pubblico ma piu' in generale dobbiamo anche spostare l'attenzione dal comportamento dei singoli alla tutela dei luoghi dove le manifestazioni avvengono, visto che le aree metropolitane presentano varieta' di situazioni molto diverse tra di loro". Per Pansa, e' necessario "affrontare la modernita', le novita' che si sviluppano nella societa', le dinamiche delle nuove tecnologie che rendono piu' complicata la gestione dell'ordine pubblico, ma sempre tenendo presente il nostro passato e la nostra storia: le manifestazioni di tanti anni fa in cui si sparava, in cui c'erano i morti, non vanno dimenticate, non sono un passato lontanissimo: ricordiamoci come si e' evoluto il tempo, ricordiamoci come sono cambiate le manifestazioni e certe espressioni di violenza". Cio' che va sempre tenuto presente – ha concluso Pansa – e' "il bilanciamento dei diritti in gioco, in modo da valutare qual e' il momento in cui tale bilanciamento richiede il nostro intervento. Se lo faremo, l'ordine pubblico sara' gestito sempre meglio e indipendentemente dalle polemiche che di volta in volta si creano e di cui non ci dobbiamo curare"

Ambiente

Lago di Vico, il ministro Patuanelli pronto a organizzare un tavolo con tutti gli attori per salvare l’area

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Tra i problemi dell’area la mancata bonifica di un ex stabilimento militare che aveva sede sulle sponde del lago

Il Ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha dato la sua piena disponibilità ad organizzare un tavolo di lavoro, nel più breve tempo possibile, sull’inquinamento del lago di Vico in provincia di Viterbo. A farlo sapere è la senatrice del M5s Vilma Moronese che lo scorso mese di maggio ha presentato una interrogazione al senato e che ieri ha incontrato Patuanelli al Ministero dell’Agricoltura con il quale ha discusso di tutte le problematiche legate al bacino lacustre prospettando anche possibili soluzioni che necessitano del coinvolgimento di tutte le parti in causa.

L’area è divenuta riserva naturale regionale, SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona a protezione speciale) e quindi non sono a rischio solo la tutela ambientale e la salute dei cittadini, ma anche l’attività economica legata al lago di Vico essendo una meta turistica molto apprezzata e dove viene prodotta la Nocciola Romana DOP che rappresenta un’eccellenza agroalimentare della produzione italiana.

Il lago presenta 3 gravi problematiche:

  1. Problema della presenza di Arsenico oltre i limiti consentiti per legge nelle acque dei comuni di Viterbo e pertanto anche i problemi relativi alla gestione del servizio idrico in capo alla Talete s.p.a.;
  2. L’inquinamento del Lago di Vico dovuto soprattutto alla presenza di un batterio che danneggia le acque e di conseguenza tutto l’ecosistema legato al lago;
  3. La mancata bonifica bellica e ambientale della Chemical City, un ex Stabilimento Militare dei Materiali di Difesa N.B.C. (Nucleare, Biologica e Chimica) che aveva sede proprio lì sulle sponde del lago.

Per quanto riguarda la bonifica della Chemical City, la senatrice ha fatto sapere che sta “seguendo un altro percorso in quanto attiene alle autorità Militari” e che a breve potrà dare aggiornamenti in merito.

La riserva naturale del lago di Vico attende dunque il tavolo di confronto che sarà coordinato dal Ministero dove si incontreranno tutti gli attori essenziali, dunque la Regione Lazio, i Comuni, gli enti, le associazioni e i cittadini, gli agricoltori, ed anche l’Università che ha condotto degli studi, per poter iniziare a trovare soluzioni comuni per tutelare la salute, l’economia locale, l’ambiente e tutto l’ecosistema.

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Salute

Covid Italia, 26 percento dei casi è variante Delta

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Con il 26% dei casi, l’Italia è al quinto posto nel mondo fra i Paesi in cui è maggiore la circolazione della variante Delta. E’ la stima pubblicata dal Financial Times sulla base delle sequenze genetiche del virus depositate nella banca internazionale di dati genetici Gisaid e dei dati provenienti dall’istituto di ricerca belga Sciensano. Le stime indicano inoltre che la variante Delta è dominante in Gran Bretagna e Portogallo, dove la concentrazione è rispettivamente del 98% e il 96%. Seguono gli Stati Uniti con il 31%, quindi Italia (26%), Belgio (16%), Germania (15%), Francia (6,9%).

L’analisi del Financial Times indica inoltre che in Gran Bretagna, Portogallo e Russia all’aumento della diffusione della variante Delta corrisponde un progressivo calo nella circolazione della variante Alfa. Questa tendenza non è invece ancora presente negli Stati Uniti, in Italia, in Belgio e in Germania, dove la variante Alfa sembra essere ancora quella decisamente dominante.

Ottenere il maggior numero di sequenze genetiche del virus è fondamentale per riuscire a seguire la diffusione della variante Delta, che secondo alcuni esperti sentiti dal Financial Times è probabilmente destinata a soppiantare ovunque la variante Alfa per la maggiore facilità con cui si trasmette. Il quotidiano osserva che, a fronte delle 500.000 sequenze del virus SarsCoV2 ottenute dalla Gran Bretagna, la Germania ne ha ottenute 130.000, la Francia 47.000 e la Spagna 34.000.

Per l’Italia non è riportato alcun dato. Il sequenziamento “è costoso, richiede tempo ed è stato trascurato”, rileva sul Financial Times il direttore dell’Institute of Global Health a Ginevra, Antoine Flahault. Resta da chiarire il motivo del ritmo diverso con il quale la variante Delta si sta diffondendo in Europa, ma il punto sul quale in molti sono d’accordo è che una delle principali contro misure sia accelerare con le campagne di vaccinazione anti Covid-19 in modo da rallentare la circolazione del virus il più possibile. “C’è un messaggio che tutti dobbiamo avere molto chiaro: non è finita”, osserva sul quotidiano il virologo Bruno Lina, dell’Università ‘Claude Bernard’ di Lione.

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Politica

Roma, primarie Pd: è Gualtieri il candidato. A Castel Romano l’impegno dei volontari di Sant’Egidio

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Roberto Gualtieri ha raccolto 28561 voti, pari al 60,64% dei voti totali. Alle spalle Giovanni Caudo con 7388 preferenze e il 15.68%. Quindi Paolo Ciani di Demos, con 3372 voti. E ancora Imma Battaglia di Liberare Roma con 2897 voti per il 6,34%. Stefano Fassina quinto con 2625 preferenze e il 5,57%. Quindi Tobia Zevi (1663 3,53%) e Cristina Grancio (497 1,05%).

Ai gazebo si sono recati in 48624, una quota superiore alle attese, 40.000 il numero fissato dalla segreteria dem, e sopra anche alle prime stime fornite da Andrea Casu che aveva indicato in 45.000 la proieizione dei votanti ad urne chiuse. Un dato superiore, rispetto alla sfida del 2016.

A Castel Romano i volontari di Sant’Egidio, qualcuno anche dipendente del Comune di Roma, hanno accompagnato i nomadi di Castel Romano ai gazebo per le primarie. Oltre sette i viaggi effettuati con le vetture.

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