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"DIECI ANNI DI ORDINE PUBBLICO". IL CAPO DELLA POLIZIA PANSA: "SCROLLIAMOCI DALLE SPALLE IL PESO DEL 2001"

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Tempo di lettura 5 minuti Francesco Tagliente, già questore di Roma: "Necessari strumenti giuridici con effetti deterrenti"

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Il 27 ottobre, all'interno della sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri di Via Santa Maria numero 37 a Roma, l'Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia ha presentato il volume “Dieci anni di ordine pubblico”.

Lo studio. Il volume, frutto del lavoro di Armando Forgione, direttore dell’Ufficio ordine pubblico del Ministero, di Roberto Massucci attuale Capo di Gabinetto del Questore di Roma, e da Nicola Ferrigni, Sociologo del Link Campus University, vuole offrire un'analisi socio-statistica degli ultimi 10 anni di gestione dell'ordine pubblico. L’obiettivo del lavoro, condotto con rigoroso approccio scientifico, è quello di contribuire alla riflessione sulla specifica missione affidata alle Forze di Polizia e sul ruolo che esse hanno nel mantenere e rafforzare il patto di fiducia stretto tra la società e le Istituzioni. In particolare, lo scopo perseguito – specie in virtù dell’esperienza maturata sul campo – è quello di partecipare anche attraverso spunti propositivi e critici, al dibattito sul ruolo della gestione dell’Ordine Pubblico nel più ampio concetto della sicurezza, al fine di garantire: “Il diritto di manifestare come quello di dare legalità e sicurezza a tutti gli altri cittadini”. Se il governo dell’ordine pubblico rappresenta la più complessa e articolata incombenza che la legge demanda all’Autorità di P.S., l’impegno quotidiano e il fruttuoso processo di democratizzazione interna, nel confermare la natura di Istituzione al “servizio della gente”, offrono, al contempo, la necessaria garanzia di tutela di quel contesto di legalità che costituisce un presupposto indefettibile per il godimento delle prerogative democratiche e dei diritti costituzionali.

Francesco Tagliente. In merito al servizio di ordine pubblico si è espresso l'ex Questore di Roma e già Prefetto di Pisa Francesco Tagliente, secondo cui per evitare l'intervento delle forze di Polizia scatenando le così dette “guerriglie urbane”, debbano essere attivati, con coesione istituzionale, strumenti giuridici con effetti deterrenti come Daspo con prescrizioni, denunce e arresti seguiti da condanne esemplari e misure carcerarie. Inoltre, Tagliente si era già pronunciato più volte in merito, delineando la migliore strategia da adottare nel contrasto della “guerriglia urbana”, sostenendo che : “Ai fini della deterrenza, possono essere più efficaci gli arresti e le denunce piuttosto delle cariche con manganelli e lacrimogeni, a condizione però che tutte le maglie della rete istituzionale siano coese e che l’identificazione e la denuncia degli autori dei fatti di violenza commessi nel corso di una pubblica manifestazione, in stato di arresto o di liberta, può risultare più efficace ai fini della deterrenza solo se tutte le maglie della rete sono resistenti agli urti”. Sulla migliore strategia per la gestione della “guerriglia urbana” da parte delle Forze di polizia Tagliente sostiene che: “Non esiste un dispositivo unico di gestione dell’ordine pubblico universalmente valido, ma esistono le norme, i regolamenti e le buone prassi frutto di anni di lavoro nella gestione della piazza, dello stadio o del corteo. Ciascun episodio è unico e come tale va trattato, nella cornice delineata dalle fonti normative. È chiaro- aggiunge Tagliente- che il diritto di manifestare le proprie opinioni e il proprio dissenso è e deve restare inviolabile non è solo una volontà costituzionale ma una convinzione intima di quanti sono chiamati, ciascuno nell’ambito della propria competenza, al mantenimento dell’ordine pubblico”. All’uso della forza nella gestione delle manifestazioni – considerata quale estrema ratio – Tagliente preferisce strumenti di intervento quali, ad esempio, l’istituto dell’arresto differito precisando che la possibilità del sopraggiungere improvviso di una criticità deve essere sempre considerata e che l’azione per smorzare eventuali focolai deve essere decisa e netta; comunque, sempre la meno lesiva ritenuta idonea per ripristinare l’ordine violato”. Tagliente ha più volte sottolineato come: “Parlamento, polizia, magistratura, istituzioni penitenziarie, cittadini, mass-media, agenzie di controllo sociale ecc. devono agire nella consapevolezza che la polizia non può essere considerata detentrice del monopolio, del controllo sociale e della gestione delle piazze; che la Polizia non può essere considerata la sola responsabile delle violenze di piazza e che la strategia di gestione della guerriglia urbana dipende dalla forza di tutte le maglie della rete istituzionale con la conseguenza se si rompe o viene meno anche una sola maglia, tutta la rete si sfilaccia”. Dunque, l'ex Questore insiste sul ruolo del parlamento affermando che: “Per ridurre le occasioni di scontri di piazza, servono nuovi strumenti giuridici per rafforzare l’apparato sanzionatorio destinato alla repressione delle condotte illecite poste in essere in occasione di manifestazioni pubbliche e che va nella giusta direzione quanto previsto nella bozza di un disegno di legge, annunciato alla stampa, che propone nuove norme per la sicurezza urbana e per la legalità e la sicurezza dei territori”. “E’ importante – continua Tagliente – che l’uso di mazze, bastoni, scudi, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti o atti ad offendere, di caschi protettivi o altri mezzi che rendono impossibile o difficile il riconoscimento, il lancio o l’utilizzo di razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi siano considerarti delitti e che, per tali reati e per tutti gli altri per i quali è oggi previsto l’arresto obbligatorio o facoltativo, sia consentito l’arresto in flagranza differita. Ma questo non basta, per la sicurezza delle manifestazioni di piazza, sul piano sanzionatorio, il parlamento potrebbe intervenire anche per limitare la concessione delle misure alternative alla detenzione carceraria di quei soggetti che potrebbero reiterare azioni violente”. Ancora più incisiva sul piano preventivo la proposta di Tagliente: “Per evitare l’arrivo in massa, nella città dove si tiene la manifestazione ritenuta a rischio di incidenti, di soggetti violenti provenienti da altre province, si dovrebbero bloccare alla partenza fornendo alle Forze di Polizia gli strumenti giuridici per trattenere i violenti in analogia a quanto già previsto per le manifestazioni sportive. Sarebbe auspicabile introdurre una norma che consenta al Questore il potere di emettere un provvedimento di prescrizione per soggetti già denunciati e sottoposti a processo per fatti di violenza di piazza: per impedire la partenza- aggiunge l'ex Questore capitolino-, il giorno della manifestazione, il “daspato” dovrebbe firmare all’ufficio di polizia del luogo di residenza”. “Sarebbe inoltre auspicabile prevedere anche per il giudice l’applicazione, in sede di condanna per “reati tipici”, dell’obbligo di presentazione in un ufficio di polizia”.

La presentazione. Dopo i saluti del Capo della Polizia, Alessandro Pansa – che ha firmato la prefazione al Testo – il Presidente dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, Lorena La Spina, ha spiegato la relazione introduttiva dei lavori affidati alla moderazione di Paolo di Giannantonio. Oltre agli Autori della pubblicazione Forgione, Massucci e Ferrigni, prenderà la parola il sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Paolo Canevelli

 

L'intervento di Pansa "Dobbiamo scrollarci dalle spalle il peso del 2001: abbiamo studiato, analizzato, trovato soluzioni e oggi nella gestione dell'ordine pubblico siamo un'organizzazione completamente diversa rispetto al passato". Lo ha sottolineato il capo della polizia, Alessandro Pansa, facendo riferimento ai fatti del G8 di Genova nel suo intervento alla presentazione del volume "Dieci anni di ordine pubblico". Ordine pubblico che – ha premesso Pansa- "rappresenta il core business del nostro lavoro, l'elemento particolare che caratterizza quotidianamente la funzione della polizia e il lavoro dei suoi funzionari". "Oggi – ha ricordato il capo della polizia – nelle manifestazioni di piazza le forze dell'ordine hanno una consapevolezza totale del loro ruolo: consentire a tutti di esprimere, in modo corretto, il proprio pensiero e il proprio dissenso. Noi non stiamo a valutare le istanze di cui i manifestanti sono portatori ma solo a garantire che tutti possano manifestare nel rispetto delle regole democratiche. Siamo i primi difensori dei principi costituzionali: ci sono meccanismi ulteriormente da affinare, anche sul piano normativo, e il nuovo ddl sulla sicurezza urbana definisce regole e norme che possono rendere ancora piu' efficace la gestione dell'ordine pubblico ma piu' in generale dobbiamo anche spostare l'attenzione dal comportamento dei singoli alla tutela dei luoghi dove le manifestazioni avvengono, visto che le aree metropolitane presentano varieta' di situazioni molto diverse tra di loro". Per Pansa, e' necessario "affrontare la modernita', le novita' che si sviluppano nella societa', le dinamiche delle nuove tecnologie che rendono piu' complicata la gestione dell'ordine pubblico, ma sempre tenendo presente il nostro passato e la nostra storia: le manifestazioni di tanti anni fa in cui si sparava, in cui c'erano i morti, non vanno dimenticate, non sono un passato lontanissimo: ricordiamoci come si e' evoluto il tempo, ricordiamoci come sono cambiate le manifestazioni e certe espressioni di violenza". Cio' che va sempre tenuto presente – ha concluso Pansa – e' "il bilanciamento dei diritti in gioco, in modo da valutare qual e' il momento in cui tale bilanciamento richiede il nostro intervento. Se lo faremo, l'ordine pubblico sara' gestito sempre meglio e indipendentemente dalle polemiche che di volta in volta si creano e di cui non ci dobbiamo curare"

Ambiente

Valtiberina, tornano i castori: mancavano dal 1.500

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I segni sono inequivocabili: legno e corteccia divorati dal “castor fiber”, il roditore più grande d’Europa, che sembra aver riconquistato alcuni ambienti fluviali italiani ed essersi ormai insediato nella provincia aretina lungo il fiume Tevere, dove mancava dal 1500.A distanza di un anno dal primo avvistamento nell’area di Sansepolcro, arriva ora l’ulteriore conferma della stabilizzazione di nuclei dell’animale, intercettati con le fototrappole dopo avvistamenti negli anni scorsi in Friuli ed Alto Adige.Ad individuarli sono stati i tecnici del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno, impegnati nell’attività di monitoraggio dei corsi d’acqua per la prevenzione del rischio idraulico.ll castoro europeo è un mammifero semiacquatico, quasi scomparso in Europa, a causa di una caccia indiscriminata soprattutto per le pellicce ed è inserito tra le specie protette, indicate dalla Direttiva comunitaria Habitat.“Questo animale viene considerato dagli esperti un ‘ingegnere ecosistemico’, perché può modificare sensibilmente l’ambiente, in cui vive” commenta Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).Confermando le nuove sensibilità presenti nei Consorzi di bonifica, in Valtiberina si è alla ricerca di una pacifica convivenza con i nuovi ospiti, mantenendo un giusto equilibrio tra sicurezza idraulica e conservazione della biodiversità.“E’ una scommessa, che giochiamo tutti i giorni, riassunta nell’accezione di manutenzione gentile: riuscire a coniugare le esigenze della sicurezza idrogeologica con la salvaguardia dell’habitat ad iniziare dal rispetto dei periodi riproduttivi per la fauna locale – rende noto Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – Altrettanto determinato è, però, il nostro impegno nel contrastare le specie invasive, che proprio in Toscana stanno registrando una preoccupante propagazione.”“La presenza di animali come i castori, che interagiscono in modo tanto importante con l’habitat fluviale, può essere gestita, solo attenzionando in modo scrupoloso il territorio – afferma Serena Stefani, Presidente del Consorzio di bonifica 2 Toscana Nord – Per questo, attraverso sopralluoghi mirati, stiamo tenendo sotto controllo le eventuali criticità idrauliche, che possono essere amplificate dalle abitudini di vita del vorace roditore.”“Proprio grazie a questa attività sono state individuate le piante più pesantemente danneggiate, che provvederemo a rimuovere per evitare eventuali conseguenze sia per il regolare scorrimento delle acque, sia per l’integrità delle opere” aggiunge Enrico Righeschi, referente della Unità Idrografica Omogenea Valtiberina.A breve partirà l’intervento di manutenzione ordinaria a valle della diga di Montedoglio, tra le località I Bagnanti e Gorgabuia

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Ambiente

Cambiamenti climatici, ANBI: “Il Piemonte la regione con i territori più aridi della Penisola”

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Gargano: “L’analisi dei dati idrologici della Penisola ribadisce la funzione fondamentale degli invasi”

Contraddicendo l’immagine consolidata, è il Piemonte la regione con i territori più aridi della Penisola: l’area centro-orientale segna un bilancio idrologico a 12 mesi, che può essere considerato ancora di siccità estrema. Ad evidenziarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

Le condizioni del fiume Po restano drammatiche con portate, che rimangono largamente deficitarie a monte e che peggiorano man mano che ci si sposta verso il delta (praticamente dimezzate rispetto alla media del periodo): i valori sono ovunque inferiori all’anno scorso (a Torino : – 46%) ed a Piacenza si registra il nuovo minimo storico (306,09 metri cubi al secondo contro il precedente record di mc/s 333).

In Piemonte, la situazione risulta maggiormente compromessa nei bacini idrografici sud-occidentali, dove i fiumi Maira e Pellice (ad Ovest) hanno portate, che si aggirano intorno al 50% rispetto al già deficitario 2022, mentre la Bormida (a Sud) registra valori, che si attestano intorno al 42% dello scorso anno ed all’Orba manca quasi il 30% della portata.

“Nel breve periodo climatologico – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – si ripete una tendenza, che continua a cogliere impreparato il territorio settentrionale del Paese: ci sono più risorse idriche al Centro- Sud Italia che al Nord. L’esempio arriva proprio dal Piemonte, dove oggi sono presenti solo 4 invasi mentre altri da anni aspettano scelte concrete e poi il Piano Laghetti che ne prevede, a breve, altri 10, i cui progetti definitivi ed esecutivi sono solo in attesa di finanziamento: permetterebbero di trattenere oltre 25 milioni di metri cubi d’acqua, garantendo irrigazione a quasi 17.000 ettari di campagne.”

In Valle d’Aosta lo spessore del manto nevoso, calato rispetto ad una settimana fa, è maggiore sui rilievi occidentali, dove mediamente si aggira sui 68 centimetri (record sulle Grandes Marailles con 125 centimetri), mentre si riduce a circa 47 centimetri sui territori al confine con il Piemonte fino ad arrivare a cm. 36 circa nella fascia centrale della regione. Le portate di Dora Baltea e torrente Lys sono in leggero aumento (fonte: Centro Funzionale Regionale Valle d’Aosta). 

Per quanto riguarda i grandi laghi, fatta eccezione per il Verbano, i cui livelli rimangono comunque inferiori di circa mezzo metro rispetto alla media storica, le percentuali di riempimento hanno valori in calo rispetto alla settimana scorsa e si attestano al 17,1% per il Sebino, al 36,4% per il Benaco (contro il 79,3% dell’anno scorso!), al 20,6% per il Lario (di poco superiore al 2022).

In Lombardia, i livelli del fiume Adda ristagnano ai minimi del precedente quinquennio e la portata scende  fino a toccare i 71 metri cubi al secondo. Rispetto alla settimana scorsa, le riserve idriche regionali segnano un incremento (+ 14,85% sull’anno scorso)dovuto alle precipitazioni nevose, che hanno interessato maggiormente i bacini di Brembo, Serio e Chiese-Eridio; nonostante ciò, però, il deficit rispetto alla media storica resta enorme: -42,3% (fonte: ARPA Lombardia), condizionato anche da un Dicembre 2022 con positivi scarti di temperatura fino a 3 gradi in pianura e neve inferiore alla media quasi dappertutto.

A Gennaio, in Veneto, la portata del fiume Adige è stata di oltre il 22% inferiore alla media calcolata dal 2004 al 2019 ed i livelli attuali sono tra i più bassi del recente decennio, pregiudicando la speranza di una ripresa nei livelli di falda. Calano anche gli altri fiumi della regione, con la Livenza ai livelli più bassi in anni recenti al pari con il siccitosissimo 2017.

In Emilia Romagna si riducono le portate di tutti i corsi d’acqua, che però mantengono valori superiori all’anno scorso. Fa eccezione la Secchia, la cui portata è fortemente condizionata dagli apporti pluviali, alternando picchi di portata a minimi storici, sotto i quali sta ora  ristagnando. Come un anno fa, gli invasi piacentini trattengono solamente 5.700.000 metri cubi d’acqua, pari al 25% della capacità dei bacini di Molato e Mignano.

Grazie alle precipitazioni invernali, è migliore la situazione nelle regioni del Centro Italia.

Seppur con molte differenze, le portate dei fiumi toscani si avvicinano alle medie storiche con l’unica eccezione del Serchio, che torna invece ad essere deficitario  (fonte: Centro Funzionale Regione Toscana).

Anche nelle Marche calano repentinamente i livelli dei corsi d’acqua, che però si mantengono sulle medie del recente passato; nei bacini artificiali continuano invece a confluire importanti apporti idrici (in una settimana: + 3 miliardi e 310 milioni di litri d’acqua). C’è da segnalare che, nelle Marche, il mese di dicembre è stato il secondo più caldo degli ultimi 60 anni, toccando + 6 gradi sulle medie del periodo. 

Pure in Abruzzo, le temperature di Dicembre sono state generalmente fuori norma, stazionando 5 gradi in più della media; sul fronte pluviometrico, si registra un bilancio positivo nelle aree interne, con record rilevati nella Marsica (Oricola +92,7%, Avezzano +82,6%); la fascia collinare litoranea permane, invece, in deficit con record negativo a Penne: -74,2% (fonte: Regione Abruzzo).

Il fiume Tevere cala sia nella sezione umbra che in quella laziale ed un significativo decremento di portata è stato registrato anche da Liri, Sacco ed Aniene, che però a monte si mantiene in linea con le medie storiche. Mentre i livelli dei laghi di  Bracciano e Nemi restano sostanzialmente invariati, molto positivi sono i dati rilevati all’invaso dell’Elvella, al confine con la Toscana, la cui quota, in un mese e mezzo, si è alzata di oltre 3 metri e che, rispetto all’anno scorso, trattiene 1.650.000 metri cubi d’acqua in più.

In Campania, i fiumi tornano a livelli di normalità dopo gli exploit delle scorse settimane (fonte: Centro Funzionale Multirischi Protezione Civile Campania).

I bacini della Basilicata, nonostante un calo di circa 15 milioni di metri cubi, mantengono una netta sopreccedenza (+ 61,85 milioni di metri cubi) sui volumi già abbondanti, stoccati un anno fa; analoga situazione, infine, si verifica in Puglia con un surplus di 83,35 milioni di metri cubi d’acqua rispetto a quanto invasato un anno fa, accresciuto di oltre 42 milioni di metri cubi in una sola settimana.

“L’analisi dei dati idrologici della Penisola – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – ribadisce la funzione fondamentale degli invasi. L’imprevedibilità dell’andamento meteorologico porta ad evidenti differenziazioni pluviometriche nel tempo e nello spazio, cui è necessario rispondere con la funzione calmieratrice di nuovi bacini. L’amara domanda, che riecheggerà nelle prossime settimane di prevedibile e complessa gestione idrica, sarà ancora una volta la stessa: quanta acqua stiamo lasciando scorrere inutilizzata verso il mare?”

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Politica

Caso anarchico Alfredo Cospito: E’ ancora scontro tra Pd e FdI

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Meloni: “Vorrei fosse chiaro che la sfida di Cospito non è al governo, ma è allo Stato”

Resta alta, anzi altissima la tensione in Parlamento sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito.

Con il centrodestra ancora all’attacco e l’opposizione che, dopo aver risposto colpo su colpo, a Palazzo Madama si divide: i senatori di Pd, M5S e Avs abbandonano l’Aula per protesta contro Fdi che accusa i Dem di “aver aperto una voragine alla mafia” andando a visitare Cospito in carcere, mentre Matteo Renzi e il Terzo Polo restano e se la prendono con Roberto Scarpinato, ex Pm ora parlamentare 5 Stelle.

Una bagarre, figlia degli scontri di ieri, cui però la premier Giorgia Meloni vuole mettere ordine. E lo fa in tarda serata, intervenendo telefonicamente su Rete 4 per scandire: “Vorrei fosse chiaro che la sfida di Cospito non è al governo, ma è allo Stato e lo Stato ci riguarda tutti. Non è un tema politico, di destra e sinistra”.

Una Meloni che si dice “allibita” delle accuse al suo esecutivo che “sta facendo il suo lavoro, senza alzare i toni” e che anzi chiede di “fare attenzione di fronte a una questione così delicata” perchè da “come si utilizzano certi linguaggi e termini si può ingigantire la cosa”. Un avvertimento che giunge però “tardi”. Tra Camera e Senato, infatti, l’informativa di Nordio viene accompagnata passo passo da un duello aspro tra maggioranza e opposizione.

La giornata comincia a Montecitorio, con Nordio, chiamato a spiegare come mai il deputato di FdI Giovanni Donzelli sia in possesso di intercettazioni ambientali riservate tra l’anarchico e due boss mafiosi che parlano contro il 41-bis e finisce con il leader del M5S Giuseppe Conte e la Capogruppo Pd Debora Serracchiani che annunciano, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altra, di aver presentato due distinte mozioni per chiedere le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro (FdI) che ha ammesso di aver dato a Donzelli il contenuto delle intercettazioni.

Delmastro assicura però in tv che lui a dimettersi non ci pensa proprio. Il Guardasigilli parla prima alla Camera e la sua informativa non convince l’opposizione. Tanto che alla fine del suo intervento, soprattutto dai banchi del Pd esplode un coro di disappunto. Nordio, infatti, parla molto del caso giudiziario di Cospito ribadendo l’ intransigenza dello Stato sul 41 bis, ma al fatto che i documenti divulgati da Donzelli siano o meno riservati dedica solo poche frasi. Ammette che “tutti gli atti riferibili al 41-bis sono sensibili”, ma che ci sono aspetti che “meritano doverosi approfondimenti”. Si deve capire bene cioè quale livello di segretezza abbiano, chi possa averne conoscenza e se si possano divulgare. E per far questo ha dato incarico al suo Capo di Gabinetto di aprire una sorta di indagine.

Sul ‘caso Donzelli’, cioè sul fatto che quei documenti siano partiti o meno dal Dap e sulle responsabilità di Delmastro, non dice di più. Anche perché della questione è stata investita la Procura di Roma, su esposto di Angelo Bonelli (Avs) e pertanto si deve aspettare. Immediata la reazione soprattutto del Pd al quale ieri Donzelli ha rivolto con rabbia la domanda: “Questa sinistra dica se sta dalla parte dello Stato o dei mafiosi e dei terroristi!“.

Serracchiani ribadisce la posizione del Pd: mai messo in discussione il 41-bis e la visita a Cospito nel carcere di Sassari è stata motivata solo “da ragioni d’umanità” visto che l’anarchico, in sciopero della fame da ottobre è in grave condizione di salute. Parla di “attacco grave” e “volgare” da parte di Donzelli e accusa il deputato FdI di aver messo “a rischio” la “sicurezza nazionale” con la divulgazione di quelle intercettazioni. Poi si dice preoccupata per il “silenzio di Giorgia Meloni”.

La maggioranza difende Donzelli anche se da parte di FI, con Pietro Pittalis, arriva per lo più un richiamo a non continuare con la delegittimazione dell’avversario sottolineando come comunque l’istituzione della commissione Antimafia sia stata decisa all’unanimità. Una presa di posizione giudicata decisamente troppo “soft” da Giorgia Meloni. Così tocca a FdI alzare i toni con Alberto Balboni che al Senato accusa i parlamentari del Pd di “aver aperto una voragine alla mafia” andando in carcere da Cospito visti i suoi legami con la criminalità organizzata.

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