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Dimagrire e non ingrassare più: 10 consigli

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Centro Psicologia Castelli Romani: i suggerimenti della biologa nutrizionista Elisa De Filippi

Piccoli consigli per dimagrire e non ingrassare più non vuole essere lo slogan di un prodotto miracoloso per dimagrire o di una formula segreta stile “abracadabra” per rimanere magri e snelli per sempre. Assolutamente no!

Facciamo una piccola premessa. Molte persone arrivano nel mio studio dopo essersi sottoposti a innumerevoli diete, rivelatesi fallimentari nel tempo. Qualche mio collega, in modo non proprio carino, li definisce “i turisti delle diete”. Io credo che, semplicemente, queste persone non hanno sviluppato un sano rapporto con il cibo e, prima di consegnare loro una dieta, questo aspetto andrebbe curato e approfondito

Pertanto, qual è la chiave per dimagrire senza ingrassare più? L’ho appena accennato: è sviluppare un sano rapporto con il cibo.

Quindi, qual è l’errore che non si dovrebbe mai commettere, se si decide di dimagrire? Sicuramente è quello di voler dimagrire in fretta e pretendere risultati in breve tempo. Non cercate una scorciatoia facile per tornare in forma in vista della prova costume, o perché volete entrare in un vestito per un matrimonio. Bisognerebbe sempre pensare alle conseguenze sul lungo periodo, o rischierete di innescare un circolo vizioso, il cosiddetto effetto yo-yo, cioè quel continuo ingrassare e dimagrire che alla lunga crea problemi a livello metabolico.

Veniamo ora ai miei consigli. Non sono la chiave magica per ottenere risultati efficaci e duraturi, ma potrebbero aiutarvi a trovare spunti per cambiare il vostro stile alimentare e di vita.

1. Riconosci se la tua è fame emotiva o reale

Uno dei motivi principali per cui molte persone sono in sovrappeso è la cosiddetta fame emotiva o “emotional eating”: riconoscere quindi cosa innesca l’appetito può aiutare a perdere peso trovando le giuste alternative a quei momenti di noia, di ansia o di stanchezza che inducono a mangiare di continuo. Quando siete privi di forze, chiedetevi il perché, non buttatevi immediatamente sul cibo. Ad esempio state lavorando troppo ed è il caso di rallentare? Quando siete nervosi cercate dei rimedi alternativi come la meditazione o l’esercizio fisico, e quando siete annoiati provate a svagarvi con un hobby o uscite a fare una passeggiata.

2. Fai quotidianamente il tuo pieno di fibre?

Mi capita spesso di sentir dire dai pazienti “quando sono a dieta mangio verdura sia a pranzo che a cena, mentre la frutta la inserisco negli spuntini. Quando invece non sono a dieta mangio verdura quando capita di averla nel frigo e la frutta spesso la dimentico”. Primo errore: intendere lo *stare a dieta* come se fosse uno stato da postare sui social, della serie oggi *sono carica*, domani *sono triste*. Mi dispiace dovervi dire che con l’alimentazione non funziona così: se si inizia un percorso di cambiamento delle proprie abitudini alimentari, bisogna portare a termine tale percorso e mantenere tutte le buone abitudini acquisite nel tempo. Ritornando al discorso frutta e verdura, dobbiamo ricordarci che sono alimenti poco calorici ma ricchissimi di nutrienti (minerali, vitamine, antiossidanti) e di fibre. Dovremmo consumarne quotidianamente una porzione che ci soddisfi: non pensate di dover mangiare quantità industriali di insalata nel tentativo di *riempirvi* e non mangiare *nulla* dopo. Sbagliatissimo. Sapete quale sarà l’effetto? Un addome molto gonfio subito dopo aver mangiato e dopo circa un’oretta un buco allo stomaco (ANZI, UNA VORAGINE) che vi porterà a mangiucchiare qualsiasi cosa vi capiterà sotto al naso!

3. Impara a cucinare con pochi grassi

Sappiamo benissimo che l’olio extravergine d’oliva è ricchissimo di antiossidanti e polifenoli, tuttavia non bisogna abusarne! Dovremmo imparare a cucinare anche con odori e spezie che aiutano ad insaporire i piatti. Inoltre, se cucinate pietanza al forno (come ad esempio il pesce) utilizzate la carta forno ed aggiungete solo un filo d’olio sulla superficie o a fine cottura.

4. Barrette, barrette e ancora barrette! E la frutta fresca?

Capisco perfettamente quanto siano comode e pratiche le *famose * barrette! Vi danno la sensazione di aver fatto il vostro spuntino in modo *sano* (perché sopra c’è scritto “dietetiche”) e in modo leggero (perché sopra c’è scritto “light” o “zero zuccheri”). Come nutrizionista sconsiglio fortemente l’utilizzo di queste barrette: il principale motivo è che non forniscono nutrienti importanti per la nostra salute, solo una manciata di calorie che vi daranno la sensazione di aver messo in bocca qualcosa. Personalmente consiglio sempre lo spuntino a base di frutta fresca e/o frutta secca e/o frutta disidratata! Nella mia borsa ad esempio non manca mai una bustina con dentro un mix di mandorle, uvetta, noci e fichi secchi! A seconda poi delle esigenze personali, ad esempio per una donna in gravidanza o una mamma che allatta e/o corre dietro ai propri cuccioli tutto il giorno, bisognerebbe aggiungere qualcosa in più! Qualche idea? Una fetta di pane a lievitazione naturale o di segale o integrale con un velo di marmellata fatta in casa o della crema di mandorle o nocciole (adoro quest’ultima alternativa). Per chi invece ha l’abitudine di spizzicare mentre si cucina, suggerisco sempre di tenere vicino una ciotola con della verdura fresca: ad esempio carote, sedano, finocchio!

5. Imparate a non usare più lo zucchero

Ogni volta che consumate un caffè o un tè, iniziate a ridurre in modo graduale la quantità di zucchero, fintanto che vi sarete abituati a un sapore sempre meno dolce. Attenzione ai dolci. Ricordate il famoso dolce della domenica della nonna? Bene, è con questa frequenza che dovreste consumare dolci di qualsiasi tipo!

6. Pane o sostituti del pane?

La risposta è ovviamente: PANE! Grissini, crackers, crostini, pan bauletti, fiocchi d’acqua e diavolerie simili non dovrebbero esser presenti sulle nostre tavole! Il motivo è semplice: il prodotto confezionato contiene il doppio (o quasi) della calorie del pane fresco! Se non avete la possibilità di acquistarlo sempre fresco, tagliatelo in fette e poi congelatelo per avere sempre una porzione pronta quando vi serve.

7. Uno strappo alla regola ogni tanto si può fare?

Assolutamente sì! Ogni tanto (ad esempio 1 – massimo 2 – volte a settimana) concedetevi uno sfizio! Una pizza, un aperitivo con le amiche, un dolcetto, una cena al ristorante: sono i piccoli strappi alla regola che ci consentiranno a lungo termine di avere una maggiore compliance nel seguire uno stile di vita più salutare! Piccolo consiglio? Andate alla ricerca di *posticini* particolari, agriturismi biologici, trattorie con cucina realmente casareccia. Per quanto mi riguarda, se il vostro sfizio consiste nell’andare una volta a settimana al fast food, c’è decisamente qualcosa da rivedere….

8. Mangiate più lentamente!

É sufficiente posare la forchetta ogni 2-3 bocconi per rallentare i ritmi. In più, darai modo al tuo stomaco di inviare prima il messaggio di sazietà al tuo cervello, fino a mangiare meno del dovuto. Ascoltate sempre i segnali del vostro corpo, fra tutti il senso di sazietà, che vi ricordo arriva dopo una ventina di minuti dall’inizio del pasto. Se non siete sicuri di essere sazi o ancora affamati, prendetevi del tempo e semmai continuate il pasto dopo un po’.

9. Dormite la notte, almeno 7 ore!

Durante il riposo notturno il nostro organismo deve recuperare le giuste energie ed è provato che chi dorme poco ha più difficoltà nel controllo del peso, a causa anche della cascata ormonale che si crea di conseguenza.

10. Fare attività fisica aiuta a perdere peso ed a mantenere i risultati raggiunti: abbandonate la pigrizia!

Un’alimentazione equilibrata è determinante per dimagrire, ma è anche fondamentale inserire l’attività fisica per mantenere uno stile di vita attivo. L’ideale è inserire nelle vostre giornate delle passeggiate quotidiane e quando possibile anche uno sport programmato, che sia una corsa o una lezione in palestra. L’importante è che si abbandoni la pigrizia! Ad esempio evitando l’ascensore e facendo le scale a piedi, o facendo i spostamenti quotidiani camminando, invece che usando i mezzi.

Senza questi accorgimenti, qualsiasi terapia dietetica fallirà nel breve/lungo periodo…

Insomma la dieta che funziona non è mai quella che ti fa perdere 7 kg in 7 giorni. Nemmeno quella dell’ultima ora o la nuova dieta di moda dei Vip e delle star. L’unico modo per dimagrire in maniera duratura e definitiva è cambiare in modo positivo il tuo stile di vita e alimentare, imparando a mangiare “normalmente” con il giusto equilibrio, senza eccessive restrizioni ma senza esagerare.

Dott.ssa Elisa De Filippi Biologa Nutrizionista

Centro Psicologia Castelli Romani, Piazza Pia 21, 00041 Albano Laziale

Tel. 3204604812 – email: defilippielisa@gmail.com

Cronaca

Mondello, spiagge trascurate dal Comune in un paradiso terrestre

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Mondello, la “spiaggia dei palermitani” croce e delizia, un panorama mozzafiato, un mare da Caraibi (o meglio) un golfo con Monte Pellegrino e Monte Gallo che pavoneggiano e sembrano voler sussurrare ai visitatori: è proprio qui l’ombelico del mondo! E in effetti lo stabilimento che si chiama così c’è, all’Ombellico del Mondo la cordialità, l’ospitalità e i servizi non mancano:”Peccato per le alghe” dicono un po’ tutti e chi è di Palermo spinge li sguardo oltre e fa capire il problema: “Il Comune non ha tolto le alghe – dice una signora – di solito le tolgono ma adesso con le due mareggiate che abbiamo le alghe si sono depositate sul bagnasciuga e a riva e l’acqua è più torbida. Sono alghe, sono naturali ma se il Comune avesse fatto manutenzione per tempo a quest’ora non saremmo con questo disagio”.

Disagio, forse è questa la parola giusta anche e soprattutto per la parte di spiaggia dedicata ai disabili

la mancanza di manutenzione si vede anche per le strade di Mondello non soltanto sul lido. Non sono state effettuate le potature del verde e degli arbusti, i marciapiedi sono impraticabili per persone che non hanno difficoltà motorie, figurarsi per chi c’è l’ha e per le famiglie con i bimbi piccoli e il passeggino al seguito.

La spazzatura è il degrado rischiano di offuscare un paradiso terrestre che comunque vale la pena visitare e frequentare. Gli imprenditori di Mondello sono la forza e la leva che ancora richiama i turisti. Le Associazioni si danno da fare. Le persone sono splendide ma ci vuole anche organizzazione, manutenzione e decoro pubblico e questo è compito del sindaco Leoluca Orlando, persona capace di intervenire e risolvere. Oltre le alghe c’è un mare da togliere il respiro.

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Editoriali

Oplofobia: in quanti modi si manifesta

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Molti di noi, quando l’Unione Europea ha fatto irruzione nella nostra vita, si saranno sentiti rassicurati. In effetti, ha emanato alcune direttive davvero interessanti e necessarie, come stabilire la dimensione minima delle vongole per essere pescate: sentivamo profondamente questa esigenza, e ci auguravamo che finalmente qualcuno mettesse fine ad un eccidio di vongole in erba, una specie di strage degli innocenti. Specialmente i pescatori delle lagune che dalle vongole traggono il sostentamento loro e delle loro famiglie. Questa direttiva specifica li ha alleggeriti del peso di una eventuale accusa di vongolinfanticidio, ma soprattutto sono in pace con la loro coscienza. Ma l’attività dei due emeriti Parlamenti Europei (il primo a Strasburgo, il secondo, per non far torto a nessuno, a Bruxelles) non si è arrestata qui: abbiamo infatti altre direttive davvero entusiasmanti, come quella che riguarda le foglioline di prezzemolo, ma non solo: gli ortaggi e le sementi per essi commercializzate (direttiva di esecuzione UE 2019/1990 della commissione del 17 giugno 2019). Certamente illuminante per chi coltiva le erbe aromatiche sul balcone di casa, ma soprattutto per chi ne fa coltivazione intensiva destinata alla commercializzazione. Ma di tanti altri generi merceologici, di cui sarebbe troppo lungo esporre i vantaggi, le direttive UE hanno fatto oggetto le loro riunioni: ci siamo così resi conto della necessità di DUE sedi di parlamento e della febbrile attività di parlamentari, costretti a trasferirsi in treno da una sede all’altra ogni settimana.

Arriviamo così all’ultima, in ordine di tempo, iniziative della ECHA, acronimo della Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, un organismo che (negli enunciati) vorrebbe tutelare la salute dei cittadini europei, e per far questo, mettere al bando ogni sostanza chimica nociva alla salute umana – e non solo: pensiamo ai nostri amici pelosi che ingurgitano quintali di croccantini e mousse, senza che nessuno ci dica esattamente cosa c’è dentro.

Avremmo diverse sostanze da mettere all’indice di una tale Agenzia, non ultimo quel glifosato che genera mutazioni genetiche nell’uomo. Quel glifosato che s’è tentato più volte di eliminare dalla nostra vita, scontrandosi contro interessi lobbistici troppo grandi. Quel glifosato che, inventato da una grossa industria chimica americana, è stato acquisito da un’altrettanto grossa industria chimica tedesca, che ora lo commercializza, ma soltanto fuori della Germania. Quel glifosato che ci fa arrivare migliaia di tonnellate di grano da oltreoceano, ‘maturato’ artificialmente, a prezzi stracciati. Lo possiamo rifiutare come prodotto, ma ce lo ritroviamo nel piatto come pasta a basso costo, dalle più grosse industrie alimentari italiane. Senza contare i prodotti da forno, e tutto ciò che impiega farina.

Abbiamo parlato di oplofobia: in effetti le armi sono considerate ‘cattive’, ‘immorali’, e quindi tutto ciò che ne può colpire la diffusione e l’uso è moralmente giustificato, nella mente di alcuni. Così, si è arrivati ad assimilare il piombo delle nostre cartucce di amatori e sportivi ai più biechi prodotti chimici adoperati nell’industria alimentare, per esempio, o nella coltivazione di prodotti del suolo, i quali (è dimostrato) potrebbero molto meglio essere coltivati in maniera biologica, senza avere grosse perdite di produzione. Sì, signori, vi sembrerà assurdo, ma vogliono togliere il piombo (o meglio, la lega di piombo, stagno e antimonio di cui sono fatte le cartucce dei tiratori sportivi e amatoriali) dalle nostre cartucce.

È chiaro l’intento di incentivare la produzione e la vendita di proiettili di materiali diversi dal piombo, posto che la loro produzione, ancorché più costosa del piombo usato da sempre, non comporti, da parte delle produzioni (evidentemente industrie chimiche), un inquinamento maggiore di quello procurato dal piombo, ristretto ad alcune aree facilmente identificabili e bonificabili, che non comportano il passaggio di umani o di animali (leggi: poligoni di tiro), e soprattutto un esborso superiore all’attuale, posto che i nuovi materiali sarebbero oggetto di una sorta di monopolio. Se è vero, come dichiara l’UE nel regolamento REACH, che costituisce base per la realizzazione dell’Agenzia ECHA, che lo scopo del Regolamento riguarda la “Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche”, non si comprende perché il piombo delle cartucce per armi da fuoco debba essere compreso in tale coacervo, non essendo compreso nella produzione di sostanze chimiche, a fronte di ciò che accadrebbe se le munizioni dovessero essere equipaggiate di proietti di varia natura, prodotti chimicamente. Il giustificato sospetto è che, come s’è fatto (dicono alcuni) per il vaccino anti-covid, si voglia procedere su superfici di grandi numeri soltanto per un fatto economico. Si creerebbe così un conflitto d’interessi, nell’Agenzia ECHA, da una parte impegnata a sostituire il piombo con altri materiali, e nel contempo impegnata a, si spera, diminuire l’inquinamento ambientale prodotto dalla produzione di nuovi materiali in quantità industriali.

A tal proposito vogliamo rimarcare ciò che dichiarano i dati ufficiali, reperibili sul sito dell’UE, a proposito dell’industria chimica dell’UE: rappresenta circa il 7,5 della produzione UE per fatturat; ha vendite pari a 565 miliardi di euro (2018) che rappresentano circa il 17% delle vendite globali di prodotti chimici; fornisce 1,2 milioni di posti di lavoro altamente qualificati diretti (2015); genera un avanzo commerciale di 45 miliardi di euro (2018), eccetera. È chiaro l’intento di fornire un ghiotto boccone ad una industria chimica europea che si presume altamente lobbizzata, in una economia centralizzata capitalista e assistenzialista in cui i posti di lavoro significano potere, e gestirli è comprensibilmente la mira di tutti. Di questa diatriba, volta a bloccare l’iniziativa dell’ECHA prima che sia attuata, si stanno occupando i rappresentanti ufficiali di chi le armi produce, usa e detiene, per qualsiasi scopo, sportivo, amatoriale o di lavoro.

Vi riportiamo alcune comunicazioni che abbiamo ricevuto.

MUNIZIONI AL PIOMBO: PREOCCUPANTI SVILUPPI DELLA CAUSA

Carissimi amici, come ricorderete lo scorso 19 giugno vi abbiamo annunciato che il Firearms United Network ha lanciato una causa presso la European Court of Justice (ECJ) contro la European Commission per arrestare il loro tentativo di mettere al bando ogni uso di munizioni a base di piombo da ogni tipo d’arma da fuoco, per tutti gli usi sportivi e su tutti i terreni (https://www.facebook.com/Firearmsuniteditalia/photos/3075925565971912/)

Il nostro presidente Tomasz W. Stępień – Firearms United President, con una raffica di post sulla nostra pagina internazionale in inglese, ha voluto aggiornarci – e pare che le autorità #EU siano di nuovo impegnate nei loro soliti giochetti.

Alla sede centrale di Firearms United sono infatti giunte numerose segnalazioni di sostenitori e organizzazioni che, alla richiesta di sostenere la nostra causa, hanno ricevuto dalla #Cortedigiustiziaeuropea una risposta negativa in quanto non rappresentati da un legale.

Si tratta di un’interpretazione volontariamente restrittiva delle norme che regolamentano la partecipazione alle cause di fronte alla #ECJ, ed è mirata specificamente a scoraggiare la partecipazione.

Il nostro presidente invita dunque chiunque abbia ricevuto una lettera di rifiuto ad inviarne una copia – scansionata, fotografata col cellulare, purché sia leggibile – all’indirizzo di posta elettronica legal@firearms-united.com

Nel frattempo, tuttavia, la #CommissioneEuropea ha chiesto alla #CEG di rigettare in toto la causa senza neppure esaminarla, inviando alla nostra sede centrale di Varsavia una copia della richiesta che riassume le sue posizioni sulla causa.

Ve ne offriamo qui un sunto, che di certo basterà per darvi un’idea della surreale posizione alla “Marchese del Grillo” (“Io so’ io, e von nun siete un ca**o”) della principale istituzione dell’#UE:

• Nessuno dei partecipanti alla causa è negativamente colpito dalla messa al bando delle munizioni a base di piombo, quindi non c’è motivo di intentare causa

• La causa è basata su documenti affetti da pregiudizio ideologico

Andiamo nei dettagli.

Per quanto riguarda il primo punto, la #EuropeanCommission si è esibita in un tanto strambo quanto preoccupante esercizio di arrampicata sugli specchi. In pratica ci è stato risposto che l’ATTUALE messa al bando delle #munizionialpiombo è valida solo per le munizioni spezzate per armi da caccia a canna liscia in alcune zone, e dunque chi non possiede tali armi per tale scopo non potrebbe fare ricorso: essenzialmente é possibile per la #EC violare “alcuni” nostri diritti, e noi non abbiamo diritto di protestare perché non li hanno violati TUTTI.

A far specie, soprattutto, è il passo che recita quanto segue:

“Il ricorso si basa su una restrizione in preparazione riguardo l’uso di munizioni al piombo, sia spezzate che non, in aree diverse dalle zone umide, da emanarsi a breve.”

In pratica la Commissione Europea AMMETTE CANDIDAMENTE di voler mettere al bando ogni e qualsivoglia tipo di munizione al piombo per ogni e qualsivoglia tipo di utilizzo civile; la Commissione Europea AMMETTE CANDIDAMENTE che considera tale divieto ormai cosa fatta; e si lamenta del fatto che il popolino voglia opporsi a tali restrizioni prima che vengano emanate anziché aspettare, come sempre, di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Che questo sia di lezione per chi crede che si fermeranno alle munizioni da caccia e alle aree umide: CI RIGUARDA TUTTI.

Addirittura la Commissione si spinge a dichiarare che il costo di conversione di un fucile a canna liscia all’impiego di munizioni senza piombo sia di circa 70 Euro, e che dunque ciò non costituisca una barriera economica.

Ci chiediamo quali grandi esperti abbiano fornito la loro consulenza alla Commissione al riguardo e abbiano partorito tali stime: probabilmente si parla dello stesso #analista che ogni giorno bercia in Italia contro i #legalidetentoridiarmi, perché si parla di stime che non stanno né in cielo, né in terra – in particolar modo se si considera che il #BancoNazionalediProva in Italia ha introdotto una speciale tipologia di bancatura (“Giglio”) per le armi a canna liscia adeguate all’impiego di munizioni a base di materiali diversi dal piombo, che prevede una prova forzata a 1320 bar: parliamo di livelli pressori che difficilmente un’arma di quarant’anni fa potrà sostenere dopo una conversione da 70 Euro.

Al contempo, per quanto riguarda il punto riguardante la violazione del diritto alla proprietà che tali restrizioni cagionerebbero, la Commissione Europea si esprime con quello che a nostro avviso è uno dei due punti più preoccupanti di tutta la sua posizione:

“Sebbene il diritto alla proprietà sia un principio fondamentale delle leggi europee, esso non é una prerogativa assoluta ma va considerato in base alla sua funzione nella società. È possibile introdurre restrizioni all’esercizio del diritto alla proprietà a condizione che esse rispondano all’interesse comune che l’Unione persegue e non costituiscano un intervento sproporzionato e inaccettabile in virtù dello scopo prefisso:”

Ebbene si, avete letto bene: per la Commissione Europea IL NOSTRO DIRITTO ALLA PROPRIETA’ PUO’ ESSERE VIOLATO SE CIO’ RISPONDE AGLI “INTERESSI CHE L’UE PERSEGUE”.

Di nuovo: c’è ancora chi crede che si fermeranno mai nel loro piano #disarmista? No: si sono autoinvestiti del diritto di decidere cosa possiamo possedere e cosa no, e soprattutto del potere di decidere cosa toglierci di ciò che già abbiamo e cosa invece, magnanimamente, lasciarci.

Per quanto riguarda il secondo punto, la missiva della Commissione Europea sottolinea più volte che i documenti sottoposti da Firearms United e dalle sue associazioni nazionali federate – quale ad esempio l’analisi legale fornitaci dall’associazione ceca LEX – Sdružení na ochranu práv majitelů zbraní – sarebbero da rigettarsi in quanto affette da pregiudizio ideologico (“bias”), in quanto sottoposte da associazioni a difesa del #dirittoallearmi.

Notate bene: la Commissione non dice NEPPURE UNA VOLTA che le nostre analisi e i nostri documenti siano errati in qualsiasi loro punto, solo che siano AFFETTI DA PREGIUDIZIO IDEOLOGICO.

Per intenderci: è come se vi entrassero a rubare a casa, il ladro venisse arrestato, voi vi costituiste parte civile al suo processo, e la sua difesa sostenesse che la vostra richiesta di costituzione in parte civile debba essere rigettata perché voi avete un interesse diretto nel recuperare la refurtiva.

Infine, per chi ancora avesse dubbi sulla #formamentis della #Commissione #Europea, eccovi un altro punto su cui essa basa la sua richiesta di rigetto della nostra causa:

“Si deve ricordare che in un’Unione basata sulle leggi, gli atti dell’Unione quale istituzione godono di una presunzione di legalità; spetta al ricorrente provare che il regolamento oggetto di contestazione sia illegittimo.”

In pratica, l’#UE si è investita della stessa presunzione di legittimità assoluta che è tipica dello “Stato etico” (per intendersi, gli ultimi che si sono visti sul continente europeo sono stati l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista), e sostiene che spetti a noi provare l’illegittimità delle regole che propone, ma al contempo chiede che ci venga PRECLUSO L’ACCESSO ALL’UNICA SEDE (quella legale) DEPUTATA A STABILIRE CIO’.

Perché per arrivare in un posto, in cui si deve arrivare per forza, si deve prendere per forza una ed una sola strada… ma se quella strada è sbarrata dalle stesse persone che ci impongono di arrivare a destinazione?

Al contempo, solo tre giorni fa è arrivata la notizia (https://www.patrick-breyer.de/…/chatcontrol-european…/) dell’approvazione da parte dello European Parliament del cosiddetto #ChatControl, ovvero della #deroga alle normative UE sulla #ePrivacy: con 537 voti a favore, 133 voti contrari e 20 astenuti, il #ParlamentoEuropeo ha stabilito che le aziende che forniscono servizi di posta elettronica o di messaggeria automatica possono implementare sistemi automatizzati di controllo dei nostri messaggi e delle nostre E-Mail, scansionarle alla ricerca di parole-chiave o contenuti sospetti, per poi denunciare le stesse alle Forze dell’Ordine.

L’UE procede sulla strada della #sorveglianza di massa e del #disarmo di massa. Con buona pace di chi dice che “il #sovranismo è stato sconfitto” (con manovre di palazzo, ovviamente): nulla, in ciò che l’#UnioneEuropea sta facendo e continua a fare, va nella direzione di riguadagnare le simpatie e il supporto dei #cittadini. E prima o poi arriveranno di nuovo, ovunque, le elezioni.

Traete voi le vostre conclusioni.

ACT TOGETHER, FEEL FREE AND MAKE CHANGES

UNARMI

Riceviamo e riportiamo anche una comunicazione da parte della UNARMI, organismo italiano di tutela di chi delle armi fa il proprio lavoro (inclusi produttori di armi e cartucce) o il proprio svago.

Mentre continuano a giungere risposte dai poligoni privati, UNARMI prosegue la sua indagine sulle conseguenze del regolamento ECHA per il divieto del possesso ed utilizzo di munizioni contenenti piombo. E’ attivo da pochi giorni sulla pagina unarmi.it/post/sondaggio-piombo-tiratori un sondaggio rivolto ai tiratori, complementare a quello già proposto a poligoni e campi di tiro, finalizzato a comprendere come potrebbero variare le abitudini degli utenti italiani qualora il regolamento in discussione venisse approvato. I dati ricavati da questo secondo sondaggio, incrociati con quelli provenienti dai poligoni, ci consentiranno di avere un’idea più completa dei danni che il regolamento potrebbe causare sul piano sportivo e su quelli connessi (commerciale, occupazionale, addestrativo…).

Il sondaggio è completamente anonimo ed è molto importante che vi sia la più ampia partecipazione possibile, di modo da avere un quadro statistico il più possibile rappresentativo della realtà. I risultati dell’indagine saranno presentati all’agenzia ECHA, alla Commissione Europea ed al governo italiano per richiedere lo stralcio del regolamento o di tutti i suoi punti critici.

Sempre nell’ottica del contrasto delle nefaste iniziative europee, sollecitiamo inoltre poligoni, armerie e cacciatori ad aderire alla causa in corso alla Corte di Giustizia Europea, promossa contro la Commissione Europea da Firearms United Network (di cui UNARMI è rappresentante per l’Italia), proponendosi come soggetto danneggiato mediante la modulistica predisposta da Firearms United e scaricabile dalla pagina https://bit.ly/36vMf51. L’adesione è a titolo assolutamente gratuito, ma deve essere inviata entro e non oltre il 19 luglio. La corte Europea accetta qualsiasi lingua dell’Unione, non sono quindi necessarie traduzioni: è sufficiente compilarlo e descrivere i danni, i fastidi e le limitazioni che la nuova regolamentazione porterà. Il documento, poiché non è ammessa la trasmissione via e-mail, deve essere stampato e spedito a:

Court of Justice of the European Union

European Union Court

Rue du Fort Niedergrünewald

L-2925 Luxembourg

In questo momento molto delicato è necessario che tutti diano il proprio contributo, anche se apparentemente irrilevante, poiché dalla riuscita di questi attacchi dipende il futuro del mondo del tiro e della caccia.

Roma, via dei Monti Parioli 25

c.f. 97854290588

www.unarmi.it

Più volte abbiamo sospettato che alcuni provvedimenti non fossero propriamente ‘democratici’, come annunciato: oggi ne abbiamo la certezza. Se l’Europa voluta dai Padri Fondatori è questa, meglio tonare a come eravamo prima. Purtroppo i nomi di De Gasperi, Schumann, Altiero Spinelli, Jean Monnet, Joeph Bech, Konrad Adenauer e Paul-Henri Spaak vengono sbandierati a torto. Certamente la loro idea di Europa unita non era questa.

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Fleets addio, Twitter chiude le storie in stile Instagram

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A partire dal 3 agosto non saranno più visibili su Twitter i Fleets, le storie effimere della durata di 24 ore. L’esperimento, non riuscito, lascerà il posto agli Spaces, le chat audio nate a seguito del boom di download di Clubhouse, il social in cui si ascolta e si parla con gli altri utenti solo tramite voce. Fleets era il tentativo di Twitter di avvicinare il pubblico di Instagram con un formato simile alle Storie, a sua volta inventato da Snapchat, per consentire di pubblicare contenuti a scomparsa dopo un giorno. Oltre alla conferma dell’addio ai Fleets, a quanto pare Twitter sta lavorando anche ad un aggiornamento dei tweet tradizionali, a quali dovrebbero essere aggiunte le opzioni di modifica, formattazione del testo e immagini in formato GIF sulle foto caricate dagli utenti. Ad oggi, l’unica certezza in merito ai post classici è la possibilità di modificare il pubblico che può rispondere ad una conversazione (tutti, amici, solo taggati), in arrivo nelle prossime settimane. “Speravamo che i Fleets aiutassero più persone a sentirsi a proprio agio nell’unirsi alla conversazione su Twitter – ha dichiarato in una nota Ilya Brown, vicepresidente del prodotto di Twitter – Ma, da quando abbiamo presentato la funzionalità, non abbiamo visto un aumento significativo del numero di nuove persone che li usavano, non come pensavamo”. Twitter aveva reso disponibili i Fleets a tutti solo lo scorso novembre. “Se evolviamo il nostro approccio e di tanto in tanto eliminiamo le funzionalità meno usate, non corriamo grandi rischi – ha aggiunto Brown – Continueremo a creare nuovi modi per partecipare alle conversazioni, ascoltando i feedback e cambiando direzione quando necessario”. Quindi dal tre agosto tutti pronti ad accogliere gli Spaces e soprattutto tutti pronti a vedere se saranno così apprezzati dalla community da diventare pane quotidiano.

F.P.L.

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