Connect with us

Scienza e Tecnologia

Disintegration, lo shooter strategico in tempo reale

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Disintegration è un videogame particolare, può infatti essere classificato come un mix fra uno shooter e uno strategico in tempo reale con visuale principale in prima persona. Il titolo è ambientato in un futuro prossimo nel quale la Rayonne, la corporazione presieduta dal Tenente Colonnello Black Shuck, sta mettendo in atto “l’integrazione” ovvero un processo che consente di conservare il cervello umano all’interno di un corpo meccanico in stile robot, dando vita ad una sorta di “umano in un contenitore metallico”. Questa procedura, originariamente ideata per salvaguardare la razza umana, flagellata da anni di guerre, epidemie e carestie nell’attesa di un nuovo equilibrio, è diventata in poco tempo un’imposizione da parte di alcuni fanatici estremisti schierati apertamente contro l’idea di un ritorno alle origini arrivando a costringere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra, i così detti “Naturali” a scegliere fra la trasformazione o la morte. Per evitare che avvenga tutto ciò, è stata costituita la Resistenza capitanata dall’ex pilota di gravicicli Romer Shoal che, con il prezioso aiuto della sua squadra di Fuorilegge, membri dell’equipaggio che hanno subito l’Integrazione ma che combattono contro la Rayonne, dovrà combattere i nemici per liberare i Naturali e far rinascere l’umanità come tutti la conosciamo. Chi gioca, ovviamente, vestirà i panni da protagonista di Romer Shoal pilotando un Graviciclo. Tale mezzo è un veicolo a levitazione gravitazionale armato fino ai denti ma che ha allo stesso tempo il comando tattico di una squadra di Fuorilegge, ognuno dotato di un’abilità speciale che potrà essere utilizzata singolarmente per abbattere il nemico o in combinazione con le abilità dei compagni di squadra per sviluppare una potenza di fuoco di grande portata. Insomma, in Disintegration non solo si spara, ma si comandano squadre sul campo di battaglia e si studia la strategia migliore per vincere. Il gioco è suddiviso in 12 missioni, ognuna delle quali è spezzettata in checkpoint intermedi. Ognuno di essi è preceduto da filmati ben fatti e da una sorta di briefing durante il quale verranno di volta in volta indicati gli obiettivi da raggiungere per poter guadagnare punti. Andando più nello specifico, questi consisteranno nel distruggere tutti i nemici a schermo utilizzando un’arma in particolare o una combinazione di armi fra quelle disponibili oppure difendere le installazioni terrestri dagli attacchi nemici o ancora terminare la missione in un tempo prefissato. Ovviamente al termine di ogni missione bisognerà liberare i Naturali, imprigionati in una sorta di gabbia, dai mercenari della Rayonne.

La “motocicletta a levitazione” è la vera chiave di lettura del gioco di V1 Interactive: a differenza di quanto accade negli sparatutto tradizionali, in Disintegration non ci si può affidare solo alla propria potenza di fuoco, ma bisogna sfruttare la privilegiata posizione di guida per controllare le truppe di terra, in un inedito ibrido tra FPS e RTS. Il timore per un sistema di controllo troppo complicato viene fugato dopo pochi minuti, perché i comandi, ridotti al minimo indispensabile, sono tutti facilmente raggiungibili dalle dita. Il mix progettato da Lehto e i suoi funziona bene, specialmente nel single player. Il giocatore recita un ruolo attivo nella battaglia, ingaggiando i nemici con una delle due armi principali che equipaggiano il graviciclo; tuttavia mobilità, artiglieria e resistenza sono del tutto inadeguate per pensare di sterminare le orde avversarie senza l’ausilio delle unità terrestri. Queste ultime sono governate principalmente da una buona intelligenza artificiale: bisogna soltanto indicare il punto da raggiungere o il nemico su cui concentrare il fuoco e la CPU si occuperà di tutto il resto, senza che si verifichino fastidiosi problemi di pathfinding. A seconda della missione se ne possono controllare due, tre o quattro; ciascuna è contraddistinta da un’abilità specifica che, una volta selezionata, rallenta il tempo per consentire di scegliere con precisione l’area in cui utilizzarla. L’efficacia maggiore si ottiene combinandole: ad esempio, prima lanciando un campo che rallenta i nemici al suo interno e poi scaricandovi una raffica di mortaio. Spiegato in questo modo, il gameplay di Disintegration potrebbe apparire macchinoso, invece si rivela immediato e fluido, grazie ad un’interfaccia utente snella e intuitiva. Ne conseguono battaglie appassionanti, impegnative e non troppo frenetiche, ma altrettanto scevre di momenti morti. Il ritmo è la chiave essenziale per avere la meglio dei nemici, il cui grado di sfida diventa impegnativo a partire dal terzo dei quattro livelli di difficoltà; utilizzare al momento giusto la limitata spinta propulsiva del graviciclo, coordinare il fuoco sui nemici e orchestrare gli attacchi speciali sono le tecniche da padroneggiare per avere la meglio sull’IA dei nemici. Senza dubbio va promossa la freschezza del sistema di combattimento di Disintegration, in cui abbiamo letto una libera ispirazione a quello di un MOBA o di un Brutal Legend, con la convinzione che sarà di ispirazione anche a future produzioni.

Per quanto riguarda la campagna per giocatore singolo, il canovaccio narrativo, pur con delle premesse fragili, riesce ad intrattenere per tutta la durata della campagna, grazie soprattutto all’ottima caratterizzazione dei personaggi. L’iniziale scetticismo sulle potenzialità carismatiche di un gruppo di robot ha rapidamente lasciato il posto alla simpatia che Romer Shoal e la sua stravagante ciurma di rinnegati hanno saputo trasmettere sia nelle cut-scene che durante le missioni stesse, dove non mancano battute irriverenti e doppi sensi che tuttavia non scendono mai nella volgarità. Un vero e proprio marchio di fabbrica in grado di far passare in secondo piano una certa ripetitività del sistema di gioco che offre ben poco oltre alle fasi di combattimento di cui si è già trattato. Le mappe lineari prevedono il tragitto dal punto A al punto B; nel mezzo una notevole quantità di unità memiche le cui fila vengono rimpinguate da frequenti rinforzi aerei. Nel tragitto si trovano poi casse contenenti punti esperienza e chip di potenziamento; possono esserci delle zone in cui il respawn è continuo sino a quando non si distrugge una struttura o passa un certo lasso di tempo; non manca nemmeno qualche boss di fine livello, ma, in linea di massima, non c’è molto altro da fare. Le missioni secondarie fornite dai compagni con cui interagire nel rifugio tra un livello e l’altro riguardano soprattutto lo stile di combattimento e pertanto non aggiungono varietà all’offerta della campagna per giocatore singolo che presenta un basso tasso di rigiocabilità. Per quanto riguarda il comparto online, possiamo dire che l’idea alla base del multiplayer è interessante, poiché esistono nove “crew”, ciascuna dotata di graviciclo e soldati specifici, alcuni dei quali introdotti nella campagna single player. C’è quindi la squadra di tank lenta ma con una grande capacità di assorbire danni, così come quella di sentinelle, veloci ma fragili. Nel mezzo un lodevole numero di combinazioni in grado di soddisfare la maggior parte degli stili di combattimento. Al momento ci sono tre modalità: Controllo Zona; Collezione, dove per fare punti bisogna raccogliere il case contenente il cervello dalle carcasse dei nemici abbattuti; Recupero, che è una sorta di cattura la bandiera. Gli sfidanti si affrontano sempre in due gruppi da cinque; in base agli obbiettivi ottenuti durante un match si ottengono dei punti con cui personalizzare esteticamente moto e abbigliamento, mentre al momento non sono previste classifiche. Se le premesse sembrano interessanti, nel passaggio dalla teoria alla pratica il combat system di Disintegration si annacqua per un paio di motivi in particolare. Il primo, e fondamentale, è che il focus della battaglia viene completamente spostato sui gravicicli: mentre nel single player le moto Rayonne compaiono di rado e la maggior parte della potenza di fuoco viene concentrata sulla miriade di unità terrestri, nella competitiva online il bersaglio principale è rappresentato dall’avversario in carne ed ossa. La frenesia degli scontri finisce col bistrattare le truppe di terra che già in partenza si vedono ovviamente “depotenziate” del rallentamento del tempo presente nel single player. In sintesi, la posizione critica che avevamo assunto dopo aver testato la beta tecnica di fine gennaio non si è modificata, nonostante alcune tangibili migliorie marginali relative all’interfaccia.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico possiamo dire che la realizzazione tecnica, nel suo insieme è più che buona sia su Pc che su Xbox One che Ps4: il dettaglio grafico si attesta su ottimi livelli, la colonna sonora che è presente lungo il gioco è davvero ben fatta e i comandi sono oltremodo intuitivi! Non vi capiterà mai di fermarvi a pensare quali tasti utilizzare per effettuare un determinato tipo di attacco. Anche l’utilizzo combinato del graviciclo con visuale in prima persona e della squadra di terra non darà alcun tipo di problema diventando quasi “naturale” guidare il veicolo in aria e comandare le truppe a terra. Disintegration è il classico gioco che non può piacere a tutti a prescindere: se amate gli FPS ma non gli strategici in tempo reale allora avrete una piacevolissima sorpresa che vi terrà incollati allo schermo nonostante qualche piccola mancanza che, a nostro avviso, non influisce in modo esagerato sulla buona riuscita del gioco, se invece siete amanti del genere tattico rimarrete probabilmente delusi dalla semplicità della parte, strategica del gioco. E’ bene sottolineare che il gioco è esclusivamente in inglese per la parte audio con sottotitoli in varie lingue fra le quali l’italiano. Un doppiaggio audio nella nostra lingua non avrebbe di certo guastato, ma fortunatamente le scritte a piè di schermo fanno il loro lavoro. Tirando le somme, vale la pena dare una chanche a questo Disintegration? A nostro avviso sì. Lo sforzo fatto per miscelare due generi, unito a una grafica di livello e a una giocabilità interessante, fanno di questo prodotto un titolo da provare a tutti i costi. Nonostante non sia un videogame perfetto, di buone idee e di potenziale ne ha parecchio. Provare per credere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

In evidenza

Streaming, la nuova frontiera dei contenuti e dei servizi online

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Grazie alla diffusione di dispositivi connessi sempre più numerosi come smartphone, tablet, computer fissi e portatili, smartwatch e simili (come i cosiddetti “wearable”, o dispositivi indossabili, dotati di connessione wireless e Bluetooth), nonché alla disponibilità di connessioni ad alta velocità e notevole stabilità, il fiorire dei servizi streaming è in costante crescita e notevolmente aumentato. Ecco come funziona una delle tecnologie più all’avanguardia degli ultimi decenni e quali sono i siti e le piattaforme che ne fanno un uso più intenso.

Cos’è lo streaming online e come funziona?

Lo streaming è una tecnologia destinata al settore delle telecomunicazioni che permette, tramite una rete telematica, di trasferire contenuti a più destinatari senza che nessuno ne possegga effettivamente una copia, riproducendoli mano a mano dalla fonte principale (server) a quella che ha a disposizione l’utente (computer, smartphone, tablet o altro dispositivo dotato di connessione a internet stabile). Tale tecnologia trova applicazione in numerosi settori: dallo streaming di contenuti audio (brani musicali, podcast, dirette di radio e telegiornali dal vivo) a quello di contenuti video (film e serie TV on demand, giochi dal vivo, dirette di eventi e così via). I tipi principali di streaming sono perciò due: lo streaming on demand, che consente di visualizzare o ascoltare contenuti selezionati da un catalogo o una fonte primaria, e lo streaming live, che consente di vedere e ascoltare in diretta contenuti audio e video, proprio come se si fosse presenti in carne e ossa alla trasmissione. I numeri raggiunti dalle piattaforme che sfruttano i servizi di streaming sono altissimi: nel 2019 il fatturato di Netflix, colosso statunitense dello streaming on demand di contenuti video, ha totalizzato oltre 20 miliardi di dollari, mentre quello di Spotify, servizio di streaming audio protagonista dell’approfondimento nell’ultimo paragrafo di questo articolo, ha raggiunto i 6,7 miliardi di dollari.

Le piattaforme dedicate all’intrattenimento che sfruttano la tecnologia dello streaming

Quando si parla di streaming il primo esempio che molto probabilmente viene in mente è quello delle piattaforme di streaming video, attualissimo e in continua espansione. Servizi come quelli offerti da Netflix, Amazon Prime Video, NOWtv, TIMvision e tanti altri, infatti, consentono di usufruire di contenuti on demand costantemente disponibili, in qualsiasi orario del giorno e della notte, con cataloghi sempre aggiornati, senza il bisogno di possedere la copia fisica dei film e delle serie TV desiderate. Anche il settore dell’intrattenimento vero e proprio ha investito nelle tecnologie possibili grazie allo streaming: un esempio lampante è quello dei casinò online, come spiegato nell’approfondimento dedicato ai giochi live realizzato da Casinos.it, che raccoglie in un solo “luogo digitale” i migliori casinò digitali che offrono giochi live ed elenca quelli più popolari, come la roulette, il blackjack, il poker e il baccarat, tutti rigorosamente portati avanti in diretta da croupier in carne e ossa e trasmessi live grazie allo streaming. La velocità e la stabilità di riproduzione sono fattori fondamentali per le piattaforme che offrono servizi in streaming: per questo motivo le connessioni in fibra ottica sono quelle grazie alle quali performano meglio.

Focus sui contenuti musicali in streaming: il caso Spotify

Un altro degli esempi più calzanti riguardo lo streaming di contenuti è sicuramente quello della piattaforma di streaming audio Spotify. Nata nel 2006 in Svezia e lanciata nel 2008, ha raggiunto cifre da capogiro nel giro di pochissimi anni: nel 2017, a distanza di quasi 10 anni dal boom iniziale, contava 140 milioni di utenti mensili attivi, ed è arrivata, nel 2020, a registrare numeri altissimi con 299 milioni di utenti attivi dei quali 138 milioni utenti Premium, ossia iscritti ai servizi aggiuntivi a pagamento. Il successo della piattaforma è spiegabile molto facilmente: tramite abbonamento, sia free che premium, mette a disposizione degli utenti iscritti un catalogo musicale vastissimo, composto da brani di nicchia e grandi classici appartenenti a ogni genere e a ogni epoca. Se si desiderano funzionalità ulteriori si può scegliere di pagare un abbonamento mensile, in modo da evitare l’ascolto di pubblicità (fondamentali per il sostentamento del servizio stesso) o saltare di brano in brano liberamente.

Streaming on demand e streaming in diretta sono perciò due dei capisaldi dei contenuti digitali dell’ultimo decennio: si tratta di tecnologie solo apparentemente semplici e le piattaforme che le utilizzano sono sempre alla ricerca delle ultime innovazioni, in modo da offrire ai propri utenti servizi di volta in volta più funzionali e accattivanti.

Continua a leggere

Economia e Finanza

Microsoft acquisisce ZeniMax Media per 7,5 miliardi

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Microsoft ha annunciato l’acquisizione di ZeniMax Media, azienda madre di Bethesda Softworks, uno dei più importanti sviluppatori e publisher privati a livello mondiale. Secondo i termini dell’accordo, Microsoft comprerà ZeniMax Media per 7,5 miliardi di dollari. Bethesda, autore di celebri franchise acclamati dalla critica come The Elder Scrolls, Doom, Wolfenstein, Fallout e altri ancora, porterà in Xbox un imponente portfolio di giochi, tecnologie e talenti, nonché una comprovata esperienza nella creazione di blockbuster di grande successo. A tal proposito ricordiamo che il settore del gaming rappresenta la forma di intrattenimento più importante e in rapida crescita al mondo, un’industria che si prevede varrà oltre 200 miliardi di dollari nel 2021. I titoli costituiscono la principale fonte di crescita nel mondo dei videogiochi e alimentano i nuovi servizi di cloud-gaming come Xbox Game Pass, che ha raggiunto il nuovo record di oltre 15 milioni di abbonati. Con l’aggiunta di Bethesda, il numero degli studi creativi di Microsoft aumenterà da 15 a 23 e i franchise iconici di Bethesda saranno aggiunti al catalogo di Xbox Game Pass. Microsoft intende portare i prossimi titoli di Bethesda su Xbox Game Pass il giorno stesso del loro lancio su Xbox o PC. Con i suoi investimenti in contenuti, nella community e nel cloud, Microsoft si distingue per la sua strategia che mira a permettere ai gamer di giocare ai giochi che preferiscono con chi vogliono e ovunque lo desiderino. Con questo acquisto, Microsoft amplia significativamente il proprio parco di team e giochi: gli sviluppatori passano da 15 a 24, e questo conferisce all’azienda statunitense il controllo di alcuni dei franchise più famosi dell’industria dei giochi. Al momento non è ancora chiaro se i titoli diventeranno esclusiva di Microsoft (dunque di Xbox e Pc Windows), precludendo l’accesso a PS5, Nintendo Switch, Stadia e ad altre piattaforme. Di certo, l’impegno economico dell’azienda di Redmond è significativo (7,5 miliardi sono una cifra importantissima), ed è ipotizzabile che Satya Nadella voglia sfruttare tutta la portata di questa mossa.

F.P.L.

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Marvel’s Avenger, tutti possono diventare supereroi

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Marvel’s Avengers è un videogioco che si pone come obbiettivo l’essere il titolo di azione di riferimento per i fan dei supereroi Marvel. E ci riesce proponendo una struttura di gioco intelligente e contenuti pensati per continuare ad intrattenere anche al termine della campagna di gioco. Non vuole innovare, non nasconde la sua natura di game as a service e non cerca neanche di proporsi come gioco dell’anno, ma mette tutto sul piatto senza offrire grosse sorprese o problemi insormontabili. Prima di procedere all’analisi del gioco, ricordiamo che il titolo è disponibile per Google Stadia, PS4, Xbox One, PC Windows e in futuro anche per PS5 e Xbox Series X. A livello di trama, il gioco ha inizio così: è il 2015 quando, a San Francisco, gli Avengers sono impegnati nell’inaugurazione della nuova sede della Costa Ovest e nel varo del nuovo elivelivolo, la Chimera, alimentato dal potentissimo Reattore Terrigeno capace di fornire energia infinita e pulita. E’ una grande festa, visitata da tantissimi appassionati in cerca di un’opportunità di vedere dal vivo i più grandi eroi della Terra, e magari riuscire anche a farsi una foto con loro. Le cose vanno però a rotoli quando, nel pieno della manifestazione, delle forze non meglio identificate apparentemente guidate dal noto villain Taskmaster assaltano il ponte di San Francisco, invitando Iron Man, Hulk, Thor e Vedova Nera ad intervenire. La battaglia è lunga e finisce per devastare il famoso ponte, ma allo stesso tempo qualcosa di molto più pericoloso sta accadendo: mentre Captain America è sulla Chimera per coordinare i suoi compagni, il Reattore Terrigeno va fuori controllo ed esplode, creando un’onda d’urto che non solo uccide Cap e devasta gran parte della città, ma travolge anche i cittadini con le Nebbie Terrigene, un composto capace di trasformare le persone geneticamente predisposte dotandole di straordinari poteri facendo nascere così gli “Inumani”. Tutto ciò farà si che l’opinione pubblica si scateni contro gli Avengers, accusandoli di essere un pericolo nonostante le molte volte in cui avevano salvato i cittadini da minacce di tutti i tipi. Non aiuta poi il fatto che, nel corso del processo scaturito da questi eventi, Bruce Banner abbia ammesso pubblicamente che sì, gli Avengers sono pericolosi per i cittadini. Unita al forte dolore per la morte di Captain America, questa ondata di ostilità da parte dei cittadini porta i quattro eroi a sciogliersi ed a cessare le proprie attività. E’ la fine degli Avengers. Passano cinque anni, e la città di San Francisco è profondamente cambiata: non tanto per le rovine della distruzione causata dall'”A-Day”, il giorno in cui tutto è andato a rotoli, ma perché una grande corporazione, la Avanzate Idee Meccainiche (AIM), con l’approvazione del governo ha preso il controllo delle strade tramite robot e droni, alla ricerca degli Inumani per catturarli e portarli chissà dove. Interessante però come il capo e volto pubblico dell’AIM sia lo stesso scienziato che aveva realizzato il Reattore Terrigeno della Chimera, il dottor George Tarleton. In questo scenario si farà la conoscenza di Kamala Khan, un’adolescente pakistano-statunitense che il giorno dell’A-Day, ancora bambina, era presente all’evento per partecipare ad un concorso di creatori di fan-fiction a tema Avengers. Dopo quegli eventi Kamala è diventata un’Inumana acquisendo il potere di ingrandire ed allungare a piacimento i suoi arti, ma ha passato gli ultimi cinque anni a celare i suoi poteri utilizzandoli il meno possibile. La ragazza è però sempre rimasta una grande fan degli Avengers,e non ha mai creduto alle colpe che il pubblico ha attribuito al team di Cap; dedicandosi a sviluppare le sue conoscenze informatiche è riuscita a diventare una brava hacker, cosa che l’ha portata in un server protetto dove ha scoperto che, forse, gli Avengers furono incastrati da qualcuno che li voleva fuori gioco. Inizia quindi una ricerca della leggendaria “resistenza”, un gruppo di Inumani che si ribellano all’AIM, che la porterà a riunire uno dopo l’altro gli Avengers superstiti per fronteggiare questa nuova minaccia. Questa è la storia che è alla base di Marvel’s Avengers e che fungerà da trampolino di lancio per poter accedere a tutte le funzioni che il gioco può offrire.

Parlando di gameplay, dopo una serie di missioni “pilotate” che servono per gettare le basi della storia, il titolo permette di scegliere da una mappa mondiale le avventure da affrontare, selezionandole tra missioni della Campagna ed altri eventi/missioni di secondaria importanza che si aggiungeranno man mano che si va avanti con il gioco. Tutte le missioni, Campagna e non, si dividono poi tra quelle eseguibili esclusivamente da soli, e quelle che invece richiedono la presenza di due o più eroi, che si può decidere di svolgere da soli col supporto dell’IA o in cooperativa con amici o altri giocatori trovati in matchmaking. In Marvel’s Avenger, le missioni per giocatore singolo, principalmente quelle della Campagna, sono generalmente strutturate in maniera lineare, con numerosi eventi scriptati estremamente spettacolari che permettono di vivere i fatti come un vero supereroe. Man mano che la storia si dipana, nuovi personaggi si aggiungono a quelli disponibili e queste missioni sono appunto pensate per far vivere parti della storia dal loro punto di vista. Si inizia con la simpaticissima Kamala, passando poi ad Hulk, Iron Man e così via. Le missioni multigiocatore (o con l’IA), sia secondarie che quelle della Campagna, si svolgono invece in livelli maggiormente aperti, dove c’è un obiettivo da raggiungere ma si può farlo seguendo il percorso che si vuole e magari ingaggiando lungo la strada altri nemici. Queste hanno una struttura che ricorda maggiormente le missioni di giochi come Anthem, The Division e Destiny. Ed i paralleli con questi titoli, famosi esponenti del genere “Games as a Service”, non finiscono qui: Marvel’s Avengers eredita anche il tratto “looter-shooter” di questi giochi, anche se in questo caso sarebbe più corretto dire “looter-fighter” visto che lo shooting non costituisce la meccanica principale. Tutti gli eroi del gioco sono dotati di accessori dei quali possiamo trovare delle versioni migliorate giocando, sia lasciate cadere dai nemici abbattuti che in casse sparse per i livelli. Gli accessori così recuperati possono poi essere equipaggiati oppure smantellati, con un’interfaccia molto simile a quella di Destiny. Non manca inoltre un sistema di microtransazioni, con monete acquistabili con soldi reali, da spendere presso appositi “mercanti fazione” per ottenere miglioramenti ed equipaggiamenti estetici. A questo si affianca una componente simil-RPG che vede i giocatori ottenere punti abilità salendo di livello, per poi spenderli in nuove abilità e mosse per gli eroi, incrementando così nel corso del tempo le capacità di combattimento di ogni singolo personaggio.

Volendo essere il più stringati possibile, si può dire che alla base di Marvel’s Avenger c’è un action-game in terza persona in cui è possibile utilizzare combo di attacchi leggeri e pesanti per far fuori i nemici, con l’aggiunta di alcune specificità per i diversi eroi. Quelli capaci di volare, come Iron Man e Thor, ad esempio, possono sia librarsi in aria per attaccare nemici volanti, che attivare una vera e propria “modalità di volo” per sfrecciare velocemente sul campo di gioco; oltre agli attacchi corpo a corpo disponibili per tutti, inoltre, tutti i protagonisti possono anche usare attacchi a distanza. Ovviamente tali tipi di attacchi variano in base all’eroe che si utilizza: Vedova Nera e Iron Man possono sparare (una con le sue pistole, l’altro con i raggi repulsori o laser), Kamala invece allunga le sue braccia per sferrare dei pugni dalla distanza e Hulk strappa pezzi di roccia dal terreno per scaraventarli sui nemici. Ogni eroe dispone inoltre di mosse speciali che si caricano combattendo e che gli permettono di sferrare potenti attacchi quando necessario, senza contare le varie abilità che si possono sbloccare salendo di livello, che permettono di personalizzare ulteriormente il gameplay. Ognuno degli eroi risulta molto ben realizzato dal punto di vista delle animazioni caratteristiche e dei colpi inferti: Hulk è imponente, salta come un gorilla e se afferra un nemico lo sbatte a destra e sinistra come un fuscello, mentre Black Widow è minuta ma agilissima, in grado di schivare abilmente i colpi per poi attaccare i nemici da tutte le angolazioni. Nelle missioni single player più lineari, inoltre, emerge tutta la specificità di questi eroi con scenari creati apposta per loro: le mappe pensate per Hulk lo vedono compiere enormi balzi per attraversare strutture e livelli, mentre quelle per Kamala includono molti appigli tra i quali può penzolare estendendo le braccia. A livello di longevità, la storia principale ha una durata di circa 12 ore, ma l’esperienza non finisce qui perché ci sono le moltissime missioni secondarie, incluse alcune nel simulatore olografico d’allenamento degli Avengers, ed inoltre al termine del gioco si attivano i contenuti end-game, l’Iniziativa Avengers, con missioni, sfide ed in futuro anche raid proposti dagli sviluppatori nel corso del tempo. Il tutto con un completo doppiaggio in italiano, elemento che è sempre un piacere trovare in un gioco. Marvel’s Avenger strizza l’occhio poi anche a tutti quei giocatori che amano i collezionabili, il gioco, infatti, tra fumetti, costumi, emote, targhe e così via, offre una vastissima gamma di oggetti da cercare o sbloccare nelle cosiddette Carte Sfida, praticamente un elenco di ricompense individuali che premiano la crescita dei singoli eroi.

A livello grafico, il colpo d’occhio del gioco sviluppato da Crystal Dynamics è notevole, specialmente nei particolari, e i modelli 3D dei vari eroi sono stati animati con una cura e un’attenzione sopra le righe. Quando si lotta nei panni di Iron Man, Thor, Cap e via dicendo, si stanno effettivamente controllando gli stessi eroi che si sono amati nei fumetti o al cinema. Gli artisti di Crystal Dynamics li hanno ricostruiti meticolosamente, riservando una parte di quella diligenza alle mappe di ampio respiro, piene di particolari ed elementi distruttibili, e alle coreografiche sequenze della campagna che paiono uscire direttamente dal Marvel Cinematic Universe. Poi, però, quando ci si comincia a muovere, e si guarda più attentamente lo schermo, l’incantesimo si spezza e saltano all’occhio diverse mancanze che potevano essere risparmiate magari posticipando il lancio di Marvel’s Avenger di qualche mese. La più eclatante è certo l’instabilità del frame rate che a volte fatica a reggere costantemente i 30 fotogrammi al secondo. Quando scende al di sotto di quella soglia, non lo fa in modo catastrofico, ma è comunque evidente e succede spesso, specialmente nelle mappe più complesse e soprattutto quando gli eroi cominciano a combattere, sollevando un’impressionante quantità di effetti particellari. Nelle spettacolari sequenze della campagna, può bastare un sensibile rallentamento a rovinare la scena ed è un vero peccato. E’ chiaro che i ragazzi di Crystal Dynamics non sono riusciti a ottimizzare il codice in tempo per l’uscita, e si uò solo sperare che risolvano questi problemi nei prossimi aggiornamenti, anche perché al momento il titolo è giocabile in maniera decente solo su Ps4 Pro, Xbox One X e Pc. Tirando le somme, Marvel’s Avengers centra in pieno quella che dovrebbe essere la trama per un videogame dedicato ai Vendicatori, con una storia interessante ed un personaggio assolutamente adorabile e con il quale è facile empatizzare come Kamala Khan. Tecnicamente riesce a sorprendere in molti momenti ma non senza porgere il fianco a bug e problemi prestazionali, mentre il gameplay risulta molto più soddisfacente quando il titolo veste i panni dell’action-adventure single-player lineare piuttosto che quando cerca di lanciarci in scenari aperti multigiocatore. Se siete fan Marvel, l’acquisto è senza dubbio consigliato, ma una volta completata la storia principale potrebbe iniziare a stancarvi indipendentemente dal supporto post-lancio, a meno che le missioni multigiocatore non vengano rese maggiormente interessanti. Quindi, alla luce di quanto detto, se siete in grado di chiudere un occhio sui problemi che vi abbiamo descritto e siete desiderosi di vestire i panni dei supereroi più amati di sempre in un’avventura emozionante, ben scritta e doppiata completamente in Italiano, allora Marvel’s Avenger non vi deluderà.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8,5

Longevità 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere

I più letti