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Editoriali

Dj Fabo: Dio di se stesso

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Tempo di lettura 3 minuti Dissentire dall'eutanasia o suicidio volontario per via di una morale e di una etica cattolica che non rende decisori di vita o di morte è una presa di posizione piuttosto discutibile

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di Paolino Canzoneri

 

Ognuno è "dio" di se stesso. Cosi come siamo liberi di condurre la propria esistenza nel bene o nel male, ognuno deve avere la piena libertà di scegliere se porre fine ad una propria condizione di vita dolorosa e infernale e scegliere il modo di chiudere la propria esistenza. La "porta aperta" sulla propria vita è una condizione direttamente connessa al fatto che sappiamo come nasciamo ma non sappiamo come moriremo e questa possibilità di poter attuare volontariamente uno stop, ci rende consapevoli che la vita è nostra in tutti i sensi e come per ogni cosa che reputiamo nostra, siamo liberi di usarla o interromperla.
 
La scelta di Dj Fabo di ricorrere al suicidio assistito non ha minimamente messo in discussione il valore o l'importanza della vita bensi ha dimostrato ed evidenziato che amare la vita significa avere dapprima compreso come sia importante viverla in tutta la sua reale essenza e pienezza. La disgrazia capitata a Fabo è stata quella di un incidente che aveva irrimediabilmente compromesso la struttura fisica per poter vivere in modo normale con tutto quello che comporta. Un corpo divenuto instabile in grado solo di rilasciare dolore fisico e incapacità di movimento non è un corpo che vive; come una automobile a cui mancano le ruote che la rendono incapace di essere coerente a se stessa. Il cattolicesimo oltre ad essere da sempre una religione basata sul "mea culpa", sul battere il pugno sul proprio petto ad espiazione di un perenne stato di colpa, assume toni intransigenti, bigotti e medievali con ingerenze che da sempre hanno condizionato le coscienze della gente con un falso moralismo basato su una etica citata e tirata fuori a comodo in circostanze storiche del tutto discordanti e contradditorie.
 
La presunzione di dettare regole su argomenti di cui non si ha titolo di rappresentanza è un elemento che urta l'intelligenza e la sensibilità della gente comune. Dissentire dall'eutanasia o suicidio volontario per via di una morale e di una etica cattolica che non rende decisori di vita o di morte è una presa di posizione piuttosto discutibile  se consideriamo il numero elevatissimo di persone finite al rogo per condanna diretta della Santa Romana Chiesa, la stessa che oggi persevera nella presunzione di dettare le regole in materie di cui non hanno diretta esperienza come per esempio le relazioni tra i sessi e il matrimonio; come  a dire "se non giocate non dettate le regole".
 
Comodo dire sempre che erano altri tempi, altri modi di vedere le cose ma quel che è certo che questo paese è vittima di un costante ricatto della chiesa che garante di grossi bacini di voti, preferenze e favori legati all'enorme potere della chiesa in ogni apparato italiano, riesce in ogni modo a congelare disegni di legge già presenti in aula che ci allineerebbero alle leggi in uso nel resto d'Europa senza che la povera Eluana Englaro abbia dovuto soffrire in stato vegetativo per 17 anni, (roba da accapponare la pelle), o il caso di Piergiorgio Welby, di molti altri fino all'ultimo dolore di Fabo che per trovare finalmente la propria pace ha dovuto espatriare in Svizzera. Casi come questi dovrebbero fare riflettere su una criminale e vergognosa responsabilità attuata a forza da chi si crede detentore della verità e della giustizia divina senza che esista oggettivamente una minima prova di esistenza del "divino" che confermi che la vita non è autonoma e che nel bene o nel male si deve accettare per forza che possa essere un inferno intriso di dolore e aggiacciante consapevolezza di impossibile guarigione.  "Pietà" è la sola parola che dovrebbe essere sempre posta in cima ad ogni singola discussione per il bene di colui che soffre e che la sfortuna ha imposto un cammino perennemente in salita. In questi tempi difficili dove l'umanità vive stravolgimenti di assetti di continenti ed etnie varie, l'unico vero comandamento assoluto non deve portare con se una divisa, una tessera o un'appartenenza ad un gruppo; ma deve partire da dentro ognuno di noi, li dove la nostra essenza ci rende dio di noi stessi senza ingerenze che ne dettino i colori, le regole, le modalità lasciando spazio alla pietà quale vetta assoluta della migliore essenza dell'uomo del futuro. Incondizionatamente e senza alcuna motivazione legata alla politica o alle scuse che vengono date nella precisa volontà di porre barriere e muri, quel che è giusto è sempre offrire la propria mano di aiuto ai bisognosi e a coloro che la miseria e la sfortuna hanno reso martiri di una umanità che si genuflette e prega un Dio che del suo silenzio partorisce la malsana consapevolezza personale d'essere sempre nel giusto e in linea di intesa col proprio spirito in accordo con la propria concezione di divino. La prima consapevolezza che dovrebbero avere i cattolici o chi si crede religioso è quella di mostrare  apertura ad ogni forma di umanità costretta in vita alla sofferenza e ad un ruolo svilito e perennemene sottomesso come a dover espiare una colpa per il resto della propira vita fatta di stenti, paure e dolore. Ognuno è "dio" di se stesso. 

Economia e Finanza

Banca d’Italia, quelle strane coincidenze e quelle assurde “distrazioni”. Quanto sono tutelati gli investitori?

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Le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco

Continua il nostro viaggio per conoscere da vicino Banca D’Italia, un istituto che di fatto ha l’onere e l’onore di tutelare i risparmiatori. È sempre così? O qualcosa ogni tanto sfugge? Intanto partiamo dal fatto che la Banca D’Italia è quell’istituto che nelle intenzioni dei padri costituenti dovrebbe ergersi a paladino dei deboli e colpire tutti i comportamenti posti in essere dai vertici delle Banche in violazione dei principi di sana e prudente gestione, senza indugio e prima che i risparmi degli investitori si volatilizzino.

Questa policy sembra essersi fiaccata negli ultimi vent’anni e ne sono storia più o meno recente i fallimenti delle più o meno grandi Banche, da ultimo la popolare di Bari, con il solito rimpallo di responsabilità dalla Banca D’Italia alla Procura, dalla Politica alla Banca D’Italia fino ad arrivare a colpire gli unici indifesi: coloro che hanno pagato e continueranno a pagare errori di altri: i soci e gli investitori.

Intanto le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco, proseguono le vicende delle varie popolari.

Ultime in ordine temporale le vicende giudiziarie legate al crac di Banca Etruria con tutte quelle consulenze d’oro e incarichi dati anche più volte a consulenti e forse amici di che appaiono palesemente imprudenti e non certo frutto di una gestione dei soldi dei risparmiatori degna del buon padre di famiglia. Le consulenze finite nel mirino dei pm vennero affidate da via Calamandrei, sede della popolare, per valutare, analizzare e avviare il processo di fusione con un istituto che poi non si concretizzò.

La fusione con la Banca Popolare di Vicenza, sollecitata dalle autorità bancarie, rimase un’ipotesi. Ma per valutare quella strada sarebbero stati impiegati circa 4 milioni e mezzo nel 2014: consulenze affidate a grandi società come Mediobanca o studi legali. Incarichi, ritenuti inutili e ripetitivi. Anche ai meno avvezzi sembra davvero una condotta imprudente. A chi spettava vigilare?

Soltanto l’anno scorso il collega giornalista Emanuele Bellano ha fatto il punto su una delle molteplici inchieste di Report, tratteggiando vicende vergognose che le banche hanno messo in atto contro i risparmiatori.

Con la crisi finanziaria le banche si sono trovate di fronte a riduzioni dei profitti, perdite e problemi di solidità. I loro consigli di amministrazione hanno dato il via libera a operazioni spregiudicate che hanno fatto perdere decine di migliaia di euro a milioni di risparmiatori.
Nel 2016 Report ha scoperto che Mps, Banca Intesa, Unicredit e Banco BPM vendevano ai loro clienti diamanti per un valore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. I vertici di DPI, una delle due società che vendevano diamanti tramite i circuiti bancari, sono stati arrestati dalla procura di Milano e indagati per autoriciclaggio di varie decine di milioni. E nel 2019, tornando sulla vicenda, Report aveva ricostruito il coinvolgimento dei vertici di alcuni istituti bancari.

Banca d’Italia, nel suo ruolo di vigilanza e di sanzionamento, ha avviato un’ispezione su banca Mps. Che fine ha fatto l’ispezione, a quale conclusione è arrivata? Una testimonianza esclusiva, interna al team ispettivo, rivela a Report il coinvolgimento dei massimi livelli di Mps nel sistema di distribuzione e vendita dei diamanti. Dalla fonte e grazie ai documenti recuperati, Report ha ricostruito le lacune dell’intero sistema di controllo delle banche.
L’attività di vendita dei diamanti, che si è rivelata una truffa, è andata avanti con la complicità di parti importanti del circuito bancario per oltre 3 anni, si è fermata esclusivamente in seguito all’inchiesta di Report, e per l’azione giudiziaria della procura di Milano. L’indagine della Procura di Milano che si è innestata in seguito alla trasmissione del servizio ha portato al recupero di 900 milioni di euro su circa 1,3 miliardi di euro di diamanti venduti. Denaro che, anche grazie alla denuncia di “Report”, è stato restituito agli investitori.

In parallelo, in seguito alla trasmissione del servizio, si è avviata anche un’indagine dell’autorità Antitrust AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) che ha sanzionato le banche coinvolte e le due società IDB e DPI. La sentenza della AGCM, che ha erogato le sanzioni amministrative citate dal Governatore e di cui Report ha dato correttamente conto più volte negli anni, ha citato nelle sue motivazioni per oltre 80 volte la trasmissione “Report” e il suo servizio andato in onda nel 2016, a riprova di quanto sia stato importante il ruolo della trasmissione che ha svolto in modo esemplare la sua funzione di servizio pubblico.

A cinque anni da questa denuncia “Report” ha ritenuto opportuno tornare sulla vicenda essendo entrata in possesso di testimonianze e documenti relativi all’attività di vigilanza e controllo svolti da Banca d’Italia sulla questione diamanti e relativi a Banca Monte Paschi di Siena.

L’inchiesta di Report “The Whistleblower” mandata in onda il 13 dicembre 2021 si è pertanto basata sulla testimonianza di un funzionario di Banca d’Italia, Carlo Bertini, local coordinator del JST (Joint Surveillance Team – team congiunto Banca d’ItaliaBCE, composto da funzionari di Banca d’Italia e funzionari della Banca Centrale Europea) che aveva il compito di vigilare sull’attività di vendita dei diamanti avvenuta da parte della società DPI attraverso la rete di vendita di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Alla fine sembra proprio che a pagare per tutta la vicenda di Bankitalia sia stato soltanto Bertini cui è stato notificato il provvedimento adottato dal Consiglio Superiore dell’istituto centrale governato da Ignazio Visco: sospensione dal servizio e dalla retribuzione, per una durata di dodici mesi.

Dunque, che dire? La Banca D’Italia negli ultimi venti anni sembra non aver svolto a pieno la sua mission. Non aiuta il fatto che i poteri politici, di fatto, ne nominano i vertici. Allora ci si chiede: chi decide il buono e brutto tempo?

Non c’è dubbio che il commercio del denaro, attività riservata alle sole Banche, costituisca una fortissima attrazione per coloro che grazie ai nostri voti dovrebbero tutelarci dalle loro stesse spesso corrotte tentazioni, almeno a leggere le cronache quotidiane.

Ogni volta che qualche voce, in un rigurgito di onestà, tenta di ergersi a paladina degli indifesi, viene tacitata, noi stessi de L’Osservatore d’Italia abbiamo subito non poche pressioni.
Ne costituisce chiaro esempio l’oblio nel quale è stata relegata la commissione Banche tanto sbandierata dai nuovi “politicanti” partiti con buone intenzioni e poi piegatesi quasi subito al sistema. Politicanti che con una doppia elle forse apparirebbero in tutta la loro sgargiante indole: “polliticanti”!

Un esempio lampante di strane e incomprensibili affermazioni dell’allora capo della Vigilanza DI Banca d’Italia il Signor Luigi Mariani, contraddittorie e anche un po’ beffarde se non fosse per il fatto che dalle sue azioni ne sono conseguite e ne continuano a seguire enormi perdite per gli ingenui investitori.

Lo stesso Mariani, i primi mesi del 2021 è stato “spostato” alla direzione della sede di Roma con il Sig. Giuffrida, il cui profilo è stato meglio esplicitato dal Fatto Quotidiano nel 2016 (“Giuffrida, laureato in scienze politiche, è un dirigente con una lunga storia e con molteplici interessi. Interessi che in qualche occasione hanno sollevato interrogativi sui conflitti d’interesse reali e potenziali che si potevano determinare per via della sua attività imprenditoriale nel paese di origine, Montevago in provincia di Agrigento. Giuffrida è soprattutto noto per il fatto che all’epoca del processo Dell’Utri venne incaricato dalla procura di studiare l’origine dei flussi di denaro che dettero origine al gruppo Fininvest. Il dirigente, allora a capo della sede di Palermo della Banca d’Italia, concluse il suo lavoro affermando di non poter “risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all’origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest” e – chiamato in causa da Fininvest – nel 2007 ha accettato di transare con la società riconoscendo “i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento”).

Vogliamo credere che l’attuale Capo di Governo, decisamente esperto del mondo bancario, sicuramente avulso dalle logiche avanti descritte voglia mettere seriamente mano al malaffare di cui si alimenta un certo mondo bancario e dare serenità, sicurezza agli investitori, oggi in balia di interessi a loro estranei.

Ma quali sarebbero le dichiarazioni incomprensibili di Mariani? Ebbene egli disse che le segnalazioni ricevute in merito alle posizioni di Salvatore Ladaga e Italo Ciarla non avrebbero violato il principio di sana e prudente gestione, ritenendo valide e sufficienti le giustificazioni del collegio sindacale della Banca Popolare del Lazio, (quello presieduto dal Dott. Romagnoli presidente all’epoca dei fatti anche del collegio sindacale della Natalizia Petroli il cui titolare, Natalizia Giancarlo sedeva al suo fianco in Consiglio di Amministrazione della BPLazio).
Romagnoli riferiva che “dette operazioni sarebbero state antecedenti ai finanziamenti”. Noi che abbiamo svolto l’inchiesta giornalistica, vogliamo sperare che l’affermazione del Collegio Sindacale della BPLazio, fatta propria dal Mariani, sia frutto di sola distrazione, circostanza che pur giustificando l’esito della attività della vigilanza, di certo non fa dormire sonni tranquilli ai poveri investitori.

In realtà dalla nostra inchiesta giornalistica, eseguita con strumenti di gran lunga limitati rispetto a quelli in possesso del sig. Mariani, risultava palese che il Notaio Capecelatro poneva in essere una serie di attività tese a favorire il Ladaga ed il Ciarla e far sottrarre i propri beni dall’aggressione della BPLazio dallo stesso Capecelatro amministrata ed oggi ancora presieduta.
Il Notaio faceva alienare dal Ladaga alla separata moglie tutti i propri beni immobili così sottraendoli al credito vantato dalla Banca; per Mariani sarebbe stato sufficiente andare a leggere l’atto di citazione formulato dalla BPLazio con richiesta di revocatoria del trasferimento dei beni dal Ladaga alla ex moglie ed in seguito la sentenza del Tribunale di Velletri. Quanto all’ex Vicepresidente Italo Ciarla, oggi remunerato Presidente onorario, attore in giudizi per anatocismo ed usura promossi avverso altri istituti di credito, dopo essere finanziariamente caduto in disgrazia, quest’ultimo per salvare la posizione immobiliare dei consuoceri coniugi De Marzi/Masi e con l’ausilio del Notaio Capecelatro, e dopo e non certo prima il finanziamento eseguito ai De Marzi/Masi, per sottrarre beni immobili di questi ultimi alla garanzia del credito della Banca nei loro confronti, in data 6 marzo 2012 fece alienare una loro proprietà al figlio del Vice Presidente Ciarla, nonché genero dei coniugi De Marzi/Masi.
Il ricavato della vendita venne trattenuto dai debitori e non certo versato alla BPLazio per estinguere almeno parzialmente il loro debito ed ovviamente la BPLazio non propose azione revocatoria come nel caso eclatante del Ladaga, per non colpire il figlio di un “illustre” consigliere, anzi clamorosamente lo finanziò con un mutuo necessario al Ciarla Guido per acquistare immaginiamo “fittiziamente” l’immobile di proprietà dei suoceri.

Forse l’allora capo della Vigilanza di Banca d’Italia, il Signor Luigi Mariani, dovrebbe fare un mea culpa, queste operazioni sono state eseguite dopo e non prima dei finanziamenti fatti al Ladaga ed ai coniugi De Marzi/Masi. Forse il Sig. Mariani, o chi per lui, oggi dovrebbe seguire le vicende da noi segnalate e allo scopo vogliamo segnalare, con la speranza che chi di dovere sappia apprezzare e valorizzare, che proprio per la posizione debitoria dei consuoceri dell’attuale e remunerato Presidente Onorario, Rag. Italo Ciarla, ai quali la BPLazio ha già fatto un riconosciuto regalo nel fargli alienare l’unico bene libero da ipoteche, a favore del Sig. Guido Ciarla, ben consapevole all’epoca dei fatti dei debiti intrattenuti dai suoceri con la BPLazio, e sbeffeggiando l’intelligenza di ciascuno di noi per aver seguito la vendita con provvista messa a disposizione dalla stessa BPLazio, ha creduto opportuno fare un ulteriore regalo.Del resto, come dicevamo in un nostro articolo, la giostra gira e si alimenta di queste attività, nessuno la ferma poiché tutti sembrano trarne giovamento e poco importa se qualcuno esagera, nel vorticoso giro di denaro tutto si confonde.Ma non ci distraiamo, non vorremo che il “Sig. Mariano” dovesse assopirsi confondendosi con i sonnacchiosi consigli di amministrazione del duo Capecelatro/Natalizia di cui narrano i ben informati. Ebbene l’unico immobile rimasto di proprietà dei consuoceri del remunerato Presidente onorario Rag. Italo Ciarla veniva posto all’asta e finalmente aggiudicato in data 9 gennaio 2020 per l’importo di € 110.500,00 che a fronte del credito vantato dalla BPLazio (circa €400.000,00) appare ben poca cosa; detratte le spese alla BPLazio venivano attribuite poco più di €86.000,00 con una perdita di oltre €310.000,00, somme di cui hanno goduto la famiglia del consuocero dell’attuale Presidente Onorario e che è stata ripianata sottraendo utili ai soci e valore alla stessa BLazio. Una delle tante operazioni sulle quali il Sig. Mariani non ha creduto fosse necessario indagare e che ci lascia a dir poco basiti.

Ovviamente le sorprese non potevano finire qui.

Bene, in ogni caso, possono affermare i più convinti sostenitori della bontà dell’operazione “Ciarla” posta in essere dai vertici, anche quelli attuali, della BPLazio, un immobile dei debitori (De Marzi/Masi) è stato venduto e la BPLazio ha recuperato almeno €86.000,00. Ottimo vero? Sì, se non fosse per un piccolo particolare. Chi ha acquistato l’immobile all’asta?
L’aggiudicazione all’asta del 9 gennaio 2020 è stata fatta a favore dell’unico offerente, senza il quale il prezzo si sarebbe ulteriormente ridotto: la Banca Popolare del Lazio.
In pratica, ed immaginiamo per non dover buttare fuori di casa i consuoceri dell’attuale Presidente Onorario, la BPLazio con la sua partecipata Real Estate Banca Popolare del Lazio ha acquistato l’immobile espropriato ai debitori De Marzi/Masi, diventandone proprietaria, evitando che la perdita di bilancio aumentasse in conseguenza di ulteriori riduzioni del prezzo d’asta; la BPLazio ha preso i denari dalla tasca destra e li ha messi nella tasca sinistra, rimanendo proprietaria di un immobile che con qualche ulteriore e fantasiosa alchimia, ma sicuramente non sarà così, verrà venduta al miglior offerente, purchè parente ed amico degli esecutati ovvero del loro consuocero, con un mutuo erogato sempre dalla BPLazio e magari con la possibilità di lasciare i vecchi proprietari esecutati nel possesso dell’immobile
Come è possibile che il signor Mariani, seduto a fianco al Sig. Troiani, suo fidato ispettore, non si avvedeva nella sua ispezione della incredibile vicenda Protercave e che una volta denunciata nei dettagli anche da noi, si limitava a giustificare le operazioni non certo di sana e prudente gestione con l’affermazione che essendo la posizione stata svalutata dalla Banca non costituiva un pericolo per il bilancio e quindi non meritava alcun approfondimento o segnalazione.

In pratica affermando indirettamente che operazioni poco chiare sono sane e prudenti se poste in essere in Banche solide mentre le medesime operazioni non lo sono se poste in essere in Banche in difficoltà! Abbiamo appreso una nuova nozione di cui noi non eravamo a conoscenza, che crediamo possa in futuro essere utile per tutti gli amministratori di Banche e per i sempre più spaesati investitori.

Se dovete fare operazioni che definire poco chiare è un eufemismo, fatele in Banche sane, non verrete indagati dalla Vigilanza; guai a fare le stesse operazioni in Banche ormai corrose dalle stesse operazioni fatte quando erano sane.

O meglio, se Voi amministratori dovete fare operazioni “Border Line” fatele fare al Capo dell’esecutivo, cioè al Direttore Generale che sembra quasi essere immune rispetto ai controlli ed alle sanzioni di Banca D’Italia e che Voi amministratori potrete “coprire” in consiglio di amministrazione senza correre alcun rischio nei confronti della Vigilanza. Del resto solo così si può spiegare l’affermazione del “Troiano” il quale riferisce che dall’esame della sofferenza “Protercave” non sono risultati collegamenti con amministratori o Sindaci della BpLazio. E chi ha portato avanti l’operazione Protercave? L’allora Direttore Generale Massimo Lucidi che ha fatto perdere alla BPLazio circa 1 milione e mezzo di euro. Nel frattempo, una strana coincidenza, il figlio del Direttore Generale veniva assunto dalla Banca Popolare di Spoleto nel cui consiglio di amministrazione sedeva il titolare dell’azienda beneficiata dal milione e mezzo di euro perso dalla BPLazio. Poco male se in seguito il Direttore Generale non solo non veniva rimosso dal CDA della BPlazio, ma al contrario si vedeva dapprima aumentare il proprio compenso annuo e successivamente cooptare in Cda e ricevere il ruolo di Amministratore Delegato, è chiaro, almeno al Sig. Troiani ed agli ispettori che si sono succeduti che il Consiglio non aveva alcun legame con la posizione Protercave né con colui che l’aveva posta in essere, il Direttore Generale Massimo Lucidi.

Il Sig. Troiani riferisce altresì che almeno altre due posizioni venivano riscontrate in quanto foriere di grosse perdite ma che non ha riscontrato eventuali responsabilità meritevoli di segnalazione all’autorità Giudiziaria, vedremo se le Sue verranno confermate, del resto anche Protercave non era meritevole di segnalazione.

Per oggi ma solo per oggi, poiché gli argomenti verranno ripresi, vi lasciamo con un’ultima strana coincidenza: in sede di indagini, venne trasferito il Comandante della Compagnia di Velletri della Guardia di Finanza Capitano Graziano Rubino. Il suo trasferimento avviene proprio mentre svolgeva le indagini delegate dal P.M. su Banca Popolare del Lazio e prima del termine del proprio mandato. Ma come detto più volte in questo articolo si tratta solo di strane coincidenze come le ha definite in un suo libro lo stesso Giudice Ayala amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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Cronaca

Roma, Polizia Locale. Sulpl: “Vigili disarmati. Gualtieri intervenga presto su un corpo allo sbando”

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ROMA – È notizia di ieri, emersa in commissione Statuto Roma Capitale, come le strutture mediche della polizia di stato, e dell’ospedale militare del Celio, si siano rifiutate di prestarsi alla verifica triennale dei requisiti psicofisici degli appartenenti al Corpo di Polizia cittadino, il tutto a ridosso della scadenza per oltre 700 agenti, che rischiano ora di vedersi ritirata l’arma di ordinanza. Sul preoccupante episodio, che rischia di veder fortemente limitare l’efficienza e l’esistenza stessa, di taluni particolari i servizi di Polizia Urbana, è intervenuto il CSE-SULPL, (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale) che in un’ accorata nota del Segretario Romano Aggiunto Marco Milani, chiede l’immediato intervento del Sindaco Gualtieri, per “riprendere in fretta le redini di un Corpo che appare da tempo allo sbando”.

“Il pericolo di disarmo del Corpo di Polizia Locale, – commentano dal sindacato – dovuto ad un regolamento sulle armi che, unico tra le forze di polizia prevede come i caschi bianchi romani devano sottoporsi a ripetute visite mediche periodiche, costituisce una vera sciagura per le casse comunali ed un concreto pericolo di paralisi delle attività del Corpo con gravissime conseguenze per la sicurezza cittadina. Ricordiamo come ai sensi del Decreto Ministeriale 145/87, che disciplina il regolamento sulle armi, agli agenti di Polizia Locale che rivestono la qualifica di agenti di Pubblica Sicurezza, i servizi esterni e notturni, sono preclusi qualora essi siano sprovvisti del previsto armamento. Non riusciamo nemmeno ad immaginare le nefaste conseguenze per la sicurezza cittadina qualora gli agenti dovessero ritirarsi dal presidio del territorio a partire dalle 700 unità i cui requisiti appaiono in scadenza. Non riuscendo a capire come sia possibile arrivare a ridosso di situazioni del genere, anche a causa di un regolamento sbagliato che, unico tra le forze di polizia, prevede la periodicità di costosi controlli, chiediamo al Sindaco Gualtieri di affrettarsi a riprendere in mano le redini di un Corpo, ormai evidentemente allo sbando. Non sarà demandando tali accertamenti alle ASL con i loro elefantiaci tempi di prenotazione degli esami specialistici, che si riuscirá ad evitare il rischio paralisi, bensì con un riordino da troppo tempo atteso, del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, che veda finalmente il pure previsto, recepimento delle normative regionali in materia, del riordino delle carriere, dell’istituzione della categoria dei sottufficiali, al pari di tutti gli altri comuni del Lazio e sopratutto la valorizzazione delle professionalità interne in luogo di estemporanee figure che,sebbene accolte come risolutrici di annosi problemi appaiono non andare oltre la mediocre gestione dello status Quo”. Concludono dal sindacato

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Editoriali

L’ANCRI celebra il 1 maggio mettendo al centro la dignità dei lavoratori

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Il Primo Maggio, in molti paesi del mondo, si celebra la Festa dei Lavoratori. Le celebrazioni ufficiali sono anche grande occasione per rafforzare il senso civico dei cittadini e promuovere una pubblica riflessione sui valori fondativi repubblicani e sui principi fondamentali della nostra costituzione. E tra i “principi fondamentali”, contenuti nei primi dodici articoli della Costituzione, spicca proprio il diritto “potenziale” dei cittadini, in base al quale lo Stato si impegna ad attuare l’esigenza fondamentale di lavorare.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, recita l’art. 1, elevando lavoro e democrazia a valori fondanti il nuovo modello statuale cristallizzato in Costituzione. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni, dispone poi l’art. 35 mentre il dettaglio per la promozione delle condizioni che rendano effettivo questo diritto è enunciato nell’art 4

La celebrazione del 1 maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.
Negli ultimi tempi la pandemia da Covid-19, la Guerra e gli infortuni e le morti sul lavoro stanno mettendo a dura prova il mondo del lavoro.
Abbiamo visto tutti come il tema del lavoro è esploso con una veemenza senza precedenti a seguito della pandemia da Covid-19 così come sono del tutto evidenti le conseguenze per il mondo del lavoro della emergenza energetica causata dalla guerra in Ucraina.
Il tema degli infortuni e delle morti sul lavoro è stato richiamato dal Presidente Mattarella che nel ricordare che Festa dei lavoratori non è una ricorrenza rituale o astratta ha sottolineato che “La sicurezza nei luoghi di lavoro è un diritto, una necessità, assicurarla un dovere inderogabile.”

Io voglio contribuire alla celebrazione della Festa dei Lavoratori richiamando l’attenzione anche sul diritto alla dignità convinto che ogni individuo che lavora ha diritto a una esistenza conforme alla dignità umana. È la stessa Carta costituzionale agli artt. 2, 3, 27, 32 e 36 a richiamare il principio base dell’ordinamento Repubblicano del diritto al lavoro dignitoso. Perché come ci ha insegnato il grande costituzionalista Costantino Mortati, nella Costituzione italiana, il lavoro è anche mezzo di affermazione della personalità del singolo, garanzia di sviluppo delle capacità umane e del loro impiego.

Prefetto Francesco Tagliente

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