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Doom Eternal, il re degli sparatutto è tornato

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Doom Eternal arriva finalmente su Xbox One, Ps4 e Pc. Fan di vecchia data e le nuove generazioni di gamers possono finalmente mettere le mani sul nuovo capitolo del titolo che ha dato vita al genere sparatutto in prima persona nel lontano 1993. Dopo il rilancio in pompa magna di Doom, avvenuto quattro anni fa, Id Software è tornata sul glorioso franchise per dare seguito al successo raccolto dal riuscito reboot, rendendo ancora più brutale un sistema di gioco che appariva già estremo e aggressivo. Se Doom era una carica senza freni nelle viscere dell’inferno, Doom Eternal è un treno in fiamme lanciato a tutta velocità che sfreccia contro un pianetta fatto di esplosivi. Esagerato, frenetico, brillantemente violento e galvanizzante, questo seguito dimostra quanto il genere stesso si sia spinto verso nuove vette di eccellenza, superando in ogni aspetto il validissimo prequel di quattro anni fa. Doom Eternal è ambientato otto mesi dopo il capitolo precedente, con le forze demoniache che hanno ormai conquistato oltre la metà del pianeta Terra e hanno quasi del tutto soggiogato la specie umana. Per tentare di invertire la tendenza, ripristinare gli equilibri e scacciare l’orda impazzita di demoni, il Doom Slayer ritorna col compito di colpire il cuore dell’inferno, sgominando e uccidendo i tre gran sacerdoti. Benché da Doom Eternal, come generalmente da ogni Doom, non ci si aspettasse chissà quali qualità narrative, bisogna dire che anche da questo punto di vista ci sono stati degli importanti passi in avanti. La storia rimane però il punto più debole della produzione, soprattutto considerando quanto la serie non riesca ancora a distaccarsi dai grandi cliché che si porta dietro fin dagli albori. Doom Eternal, oltretutto, fa l’errore di condensare tutte le informazioni più importanti nella fase finale, gettandovi letteralmente addosso una discreta quantità di file di testo che pongono la lente d’ingrandimento sugli elementi più rilevanti. Uno dei pregi della nuova produzione Id Software è che fa evolvere il concept basico del reboot estremizzandone la frenesia, la tecnica, la precisione dei comandi richiesta e la qualità globale, inserendo meccaniche che spingono il giocatore alla pura esaltazione dei sensi. In un tripudio di esplosioni, massacri spietati, tempeste di frattaglie e sangue, e un continuo carnaio di demoni capace di far impallidire i concetti stessi di morte e genocidio, Doom Eternal diventa il nuovo termine di paragone per gli FPS con impostazione “vecchia scuola”. A tal proposito, la maggiore velocità di movimento del Doom Slayer e dei nemici, assieme alla possibilità di eseguire un doppio scatto, amplia notevolmente la mobilità globale, finalizzata a manovre il più possibile rapide e con ristretti margini di errore. Tutto questo esalta un gameplay già ben rodato che diventa una vera e propria gioia per chi sta dinanzi lo schermo.

Approfondendo proprio il lato gameplay, molto interessante è il sistema di progressione del personaggio. Scegliere opportunamente in cosa specializzarsi progredendo nella storia farà la differenza in molteplici occasioni, anche se una volta giunti alle fasi finali il personaggio avrà raggiunto comunque il massimo delle sue potenzialità, a patto naturalmente che si giochi con lo scopo di ricercare tutti i potenziamenti. Per quanto riguarda invece l’evoluzione delle armi, nel corso delle missioni ci sono dei piccoli droni nascosti che portano con sé delle mod di potenziamento. Una volta trovati, sta al giocatore scegliere per quale arma e quale potenziamento sbloccare. Questi sono di diversa natura, come un mirino di precisione per il fucile pesante, che lo trasforma in un fucile da cecchino quando si mira, o una mod per il fucile a pompa che gli permette di sparare delle piccole granate. Alcune di queste modifiche consentono di abbattere rapidamente dei nemici specifici: con il fucile a pompa si potrà ad esempio sparare delle granate in bocca ai “Cacodemoni” ed eseguire subito un’uccisione epica, oppure utilizzare il fucile pesante e la modifica di precisione per distruggere più semplicemente gli armamenti in nemici come il Mancubus o il Revenant. Oltre a ciò, ogni mod si può ulteriormente potenziare utilizzando i punti battaglia, ottenibili uccidendo nemici e completando delle sfide particolari durante le missioni. Quando anche tutti i potenziamenti di una data mod saranno sbloccati, si avrà accesso a una sfida maestria, che richiederà di eseguire più volte una precisa azione e che sbloccherà così un ultimo bonus per quella modifica. Immancabile la classica motosega, compagna del Doom Slayer da sempre e perfetta per squarciare i demoni. Per quanto riguarda l’armatura la gestione è più semplice. Sempre durante le missioni si possono trovare dei gettoni armatura, che si possono spendere nell’apposito menù per comprare dei potenziamenti, raggruppati in cinque categorie: ambiente, fondamentali, lanciafiamme, granate a frammentazione e bombe congelanti. Sebbene queste abilità siano meno impattanti delle modifiche delle armi, riescono comunque a fornire un significativo supporto negli scontri. Ci sono poi i cristalli delle sentinelle, anch’essi nascosti, che servono a potenziare le statistiche quali la salute, la corazza o il numero massimo di munizioni trasportabili. Sbloccando i potenzialmente in coppie precise, si possono ottenere ulteriori bonus che potenziano il nostro personaggio e che migliorano il Getto Infuocato e il Pugno di Sangue, un’altra novità di Doom Eternal, che consiste in un pugno potenziato in grado di danneggiare tutti i nemici nelle vicinanze o di spaccare rapidamente le corazze di nemici pesanti come il Cybermancubus. Le rune infine, in tutto nove, rappresentano un ulteriore sussidio al giocatore migliorandone alcune abilità o aggiungendone di nuove. Consentono ad esempio di eseguire le uccisioni epiche più rapidamente, generare salute dalle uccisioni con il Pugno di Sangue o sopravvivere occasionalmente a un colpo mortale. Esse non avranno bisogno di alcun potenziamento e se ne possono equipaggiare fino a un massimo di tre. Il titolo, durante la nostra prova si è dimostrato un prodotto adatto anche a quei giocatori che cercano una vera e propria sfida, infatti, aumentando la difficoltà, Doom Eternal si rivela davvero proibitivo, toccando picchi di estremizzazione in cui anche agendo pressoché alla perfezione si può finire per essere sopraffatti in pochi istanti. Non bastassero già i demoni introdotti nel reboot, nel titolo fanno il loro debutto avversari come il doom hunter, bestione coriaceo e in grado di muoversi con grande rapidità su un carrello a ruote, e il razziatore, un nemico che vi ossessionerà e vi farà urlare di rabbia poiché vulnerabile solo durante brevi finestre in cui sta per attaccare.

Doom Eternal si fregia anche di una divertente modalità multigiocatore, chiamata Battle Mode. Questa coinvolge gli utenti in intensi scontri uno contro due, schierando il DOOM Slayer contro una coppia di abomini demoniaci. Uno scontro solo apparentemente impari, dato che il Marine può contare su una resilienza di base ben maggiore rispetto a quella dei suoi avversari, sostenuta dalle nuove meccaniche di “caccia alle risorse” inserite da id Software nella ricetta ludica di questo nuovo capitolo della saga. Meccaniche di autosostentamento valorizzate da un arsenale al gran completo, comprensivo di tutti i moduli secondari disponibili per ciascuna delle bocche da fuoco. Dall’altra parte della barricata, ognuno dei cinque demoni inclusi nella selezione iniziale è dotato di specifiche capacità di movimento, attacco e difesa, in sostanza quelle viste all’opera sui campi di battaglia della campagna principale. Ogni partita si svolge al meglio dei 5 round in arene di dimensioni contenute, caratterizzate da un design intelligente che offre a entrambi gli schieramenti una buona gamma di opportunità tattiche per il raggiungimento di un unico obiettivo: annientare il nemico. Per ottenere la vittoria è dunque necessario mantenersi in continuo movimento, cercando di sfruttare al meglio le caratteristiche dello scenario (teletrasporti, piattaforme di salto, barriere, ecc.) e utilizzando ogni pezzo d’armamentario per infliggere danni ai avversari, senza dimenticare di trarre il massimo dalle nuove routine “puzzle combat” di Doom Eternal per mantenere salute e armatura a livelli ottimali. In giro per la mappa non mancheranno infatti demoni minori da convertire brutalmente in risorse per la sopravvivenza dello Slayer, che dovrà inoltre gestire saggiamente i suoi sforzi bellici per soddisfare senza sforzo una condizione chiave per il suo trionfo: entrambi i contendenti dovranno morire entro un massimo di 20 secondi l’uno dall’altro, onde evitare che quello abbattuto ritorni in vita (con metà della salute). Il modo migliore per raggiungere lo scopo è quindi dosare in maniera assennata il danno inflitto a ognuno dei demoni, al fine di ridurre al minimo i tempi tra un’uccisione e la successiva, e conquistare così la vittoria del round. Dinamiche che, esattamente come avviene nella modalità principale, richiedono abilità, sangue freddo e grande consapevolezza situazionale, da sfruttare per comporre alla velocità della luce strategie con un buon equilibrio tra rischio ed efficacia offensiva. Sul fronte opposto, la priorità numero uno è mantenere un ottimo controllo del terreno di scontro, in modo da ostacolare la corsa del nemico con ogni mezzo possibile, costringendolo a incassare più colpi di quanto non sia in grado di sopportare. A questo scopo, oltre al proprio assortimento di poteri unici, ogni demone può infatti scegliere tra due set di azioni tattiche, con abilità che permettono di evocare sul campo di battaglia alleati, creare pericoli ambientali aggiuntivi, o attivare vantaggi di vario genere. Tutte queste build includono inoltre un comando che impedisce al Doomguy di raccogliere risorse aggiuntive per 3 secondi, ottimo per limitare le facoltà rigenerative del nemico in vista del colpo fatale. Va da sé che ciascuna di queste capacità ha tempi di cooldown coerenti con la sua efficacia, comprese quelle che compongono la dotazione principale dei cinque demoni. Insomma, una modalità semplice, frenetica, ma nello stesso tempo densa di meccaniche profonde e interessanti.

Per quanto riguarda la grafica, nonostante a livello estetico la versione di riferimento sia senza alcun dubbio quella PC, nella sua versione console Doom Eternal non se la cava affatto male. Abbiamo provato il gioco su Xbox One X, dove con i suoi 60 fotogrammi al secondo, fissi, ha saputo mantenere alto il ritmo dell’azione, senza nemmeno un calo riscontrato nelle sedici ore circa richieste per completare la campagna. Durata che tra l’altro aumenta leggermente se si vuole puntare a un completamento al 100%. In ogni caso l’attuale generazione di console invece si difende particolarmente bene. Su PS4 Pro e Xbox One X il gioco è riprodotto a 60 fps praticamente granitici e in upscaling in 4K. PS4 Pro spinge fino a 1440p (per poi upscalare), mentre Xbox One X addirittura a 1800p. Su PS4 classica il gioco gira a 1080p a 60 fps, mentre Xbox One e One S a 900p (upscalato fino a 1080p) sempre a 60 fps. Tutte le versioni, tranne quella per Xbox One classica, supportano anche l’HDR. Tutto questo elenco per dire che anche stavolta Bethesda ha svolto un gran bel lavoro per quanto riguarda il port per console. Sessanta fps per un gioco del genere sono veramente il minimo sindacale, e non era poi così scontato visto l’utilizzo di un nuovo motore grafico, l’id Tech 7, ancora più ricco di effetti. All’ultimo posto, ma non per importanza, parliamo del comparto sonoro. Al di la del sound design di armi, ambienti e nemici che funziona egregiamente, è la colonna sonora a meritare il maggior elogio. Se si è amanti del metal sarà difficile non apprezzare ciò che id Software ha portato in Doom Eternal, tracce sonore davvero esaltanti che galvanizzano non di poco tutti i vari combattimenti. Mick Gordon, compositore ufficiale, è riuscito nell’intento di portare l’essenza del brand in versione musicale. Un vero e proprio piacere per le orecchie di chi gioca. Tirando le somme Doom Eternal è un vero è proprio capolavoro. Difficilmente era possibile far meglio. Il gioco id Software e Bethesda convince e stupisce dall’inizio alla fine, offrendo al giocatore decine di ore di massacri continui, evolvendo il precedente capitolo in un prodotto praticamente quasi perfetto, dove gameplay, level design, colonna sonora si uniscono in un connubio qualitativo sorprendente. Doom Eternal è un’autentica esperienza d’intrattenimento che punta tutto sull’azione cruda, violenta, frenetica e semplicemente esagerata che il gioco mette davanti, facendo immergere i giocatori in uno stile anni 90 evoluto e mai veramente dimenticato. Il re degli FPS è tornato, lunga vita al re.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 10

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin, un’avventura incredibile

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Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin è finalmente uscito su Nintendo Switch e PC, al fine di far vestire i panni dei cosiddetti Rider sia alle nuove generazioni che ai fortunati possessori del primo episodio su Nintendo 3DS. Prima di iniziare a parlare del titolo in maniera approfondita ci teniamo a fare una sottolineatura importante: a partire dal sistema di combattimento, che nel filone Stories è a turni, il prodotto ha davvero poco in comune con le incarnazioni del franchise principale, ragion per cui i neofiti di questa saga spin-off potrebbero ritrovarsi inizialmente spiazzati e confusi., ma col passare delle ore siamo certi che chiunque potrà apprezzare ciò che questo titolo ha da offrire. Scopriamo il perché. Il protagonista di questa nuova avventura è un giovane (o una giovane in quanto il personaggio lo si crea all’inizio della partita) Rider del villaggio di Mahana che eredita dal defunto nonno uno strano cucciolo di Rathalos. In quella che è una specie di stravagante rivisitazione di E.T., il protagonista dovrà dimostrare, insieme a una coraggiosa Wyverniana di nome Ena e al bizzarro Felyne che si fa chiamare Navirou, che il Ratha tagliente è innocuo e non è certo il mostro profetizzato che causerà una catastrofe con le sue famigerate Ali della Distruzione, sebbene ogni indizio suggerisca il contrario. Ci teniamo a precisare che non è necessario aver giocato il primo Monster Hunter Stories per comprendere la trama di questo sequel, ma certamente l’averlo fatto aiuta. Man mano che si prosegue nel gioco, infatti, i riferimenti si fanno sempre più frequenti e tornano molti personaggi del passato, compresi alcuni che Capcom non ha fatto vedere neppure di striscio nei suoi trailer per non rovinare la sorpresa. Fortunatamente il titolo è pensato così bene che la trama non farà mai pesare i collegamenti col passato ma, anzi, qualche volta saranno i personaggi stessi a raccontare i retroscena attraverso dialoghi o flashback. Il titolo Capcom non vincerà certo un Nobel per la letteratura, ma è scritto decisamente molto bene e, soprattutto, caratterizza con cura e delicatezza i personaggi intorno al protagonista muto, senza scadere nei consueti stereotipi dell’animazione nipponica. Ha solo un problema: la struttura della campagna tende a diluire la narrativa in blocchi di missioni che in qualche momento sembrano solo voler prendere tempo. Ogni volta che si raggiunge una nuova città hub, bisognerà risolvere una serie di incarichi che porteranno il giocatore a esplorare tutte le zone più rilevanti della regione prima della svolta nella storia che condurrà il protagonista alla città successiva, in cui ricomincerà da capo questo ciclo.

Come vi accorgerete giocando a Monster Hunter Stories 2, la quotidianità dei Rider si distingue molto da quella dei Cacciatori, ma non è del tutto differente. Procediamo però con ordine, spiegando innanzitutto che i primi vivono in luoghi isolati e si addentrano quotidianamente nelle cosiddette Tane di Mostro, al fine di impossessarsi di qualche uovo. Una volta tornati al villaggio con la refurtiva, infatti, i possessori della mistica Pietra del Legame hanno la capacità di entrare in simbiosi e instaurare un reciproco legame di fiducia con i mostri usciti dalle uova, per poi allevarli sino all’età adulta e abituarle alla coesistenza con gli esseri umani. Un autentico privilegio che permette ai cosiddetti “Monstie” di percepire i sentimenti e le intenzioni dei propri Rider e, di conseguenza, di lottare al loro fianco contro qualsiasi pericolo possa minacciare la vita pacifica della comunità. Pertanto, ogni giorno i fantini e i loro partner setacciano scrupolosamente i dintorni dei rispettivi villaggi, sia per racimolare quante più uova possibili, sia per assicurarsi che nessun mostro feroce possa attaccare all’improvviso il centro abitato e seminare il panico tra i paciosi paesani. L’esplorazione gioca quindi un ruolo primario nell’economia del gameplay, anche perché il titolo presenta delle mappe gigantesche e coloratissime, nonché traboccanti di fiere e materie prime da recuperare e combinare, così da generare pozioni, esplosivi e tutti gli altri strumenti che nel mezzo delle battaglie tornano puntualmente utili. Tuttavia, dal momento che in Monster Hunter Stories 2 armi, armature e consumabili possono essere craftati alla vecchia maniera, ossia rivolgendosi al fabbro o alla voce “combina” nel menu di pausa, Wings of Ruin fatica a giustificare il recupero dei tanti forzieri disseminati in giro e che appunto sono soliti contenere piccole scorte di oggetti già realizzabili e reperibili in quantità industriale. Prima di addentrarci nell’analisi del sistema di combattimento, che anche in questo episodio, come già detto all’inizio, ha conservato il meccanismo a turni dell’originale, occorre sottolineare che i Rider portano con sé un massimo di sei Monstie, i quali sono suddivisi in tre categorie diverse: Potenza, Tecnica e Velocità. Regolamentate dal classico sistema della morra cinese, resistenze e debolezze delle suddette spalancano quindi le porte a una deliziosa componente strategica, costringendo il giocatore a formare una squadra quanto più bilanciata possibile. Tutti i mostri in eccesso, in ogni caso, vengono destinati alle scuderie nei vari villaggi, in attesa di essere portati in missione. Dato l’elevato numero di creature presenti nel bestiario, il ricambio è insomma una costante di Wings of Ruin, ragion per cui i punti esperienza ottenuti al termine di una battaglia vengono equamente divisi tra il Rider e tutte le bestie nella sua squadra. Se da una parte questa scelta impedisce di creare in poco tempo una singola unità spaventosamente forte e sbilanciata, dall’altra facilita non poco la preparazione delle bestie destinate a sostituire i titolari del party. Tra l’altro, nel caso in cui il giocatore non sia intenzionato a “conservare” tutti i Monstie precedentemente schierati in campo, la meccanica del Rituale Sciamanico permette di modificare il patrimonio genetico dei Monstie e trasferire abilità e poteri da una creatura all’altra. Ognuno di essi, difatti, presenta un massimo di nove slot, alcuni dei quali sono occupati sin dalla schiusa delle uova, mentre altri si sbloccano salendo di livello. Ciascun gene corrisponde appunto a un’abilità o a bonus, che il giocatore può modificare o rafforzare donando alla creatura dei geni simili e assicurandosi di allineare orizzontalmente, verticalmente o in diagonale quelli dello stesso colore: in questo modo, il Monstie ottiene un bonus bingo che lo rende ancora più potente e competitivo.

Laddove nel primo episodio del filone di Monster Hunter Stories il gene donato conservava lo slot originale, con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che in Wings of Ruin è invece l’utente a scegliere quale slot rimpiazzare, semplificando non poco l’intera operazione e la realizzazione di file simili. Il Rituale Sciamanico è in definitiva una meccanica essenziale per personalizzare il party, ma che comunque va utilizzata con accortezza e lungimiranza, in quanto il mostro “donatore” scompare al termine della procedura e una volta perso non può essere recuperato in nessun modo. Una ragione valida per segnare tra i “preferiti” tutti i partner da conservare, in quanto questi non possono essere selezionati come donatori. Per quanto concerne il sistema di combattimento vero e proprio, ci duole ammettere che questo è stato ritoccato meno di quanto a nostro avviso avesse bisogno: non solo appare estremamente derivativo, ma ha ereditato sia i pregi che alcuni storici “difetti” dell’originale. Andando per gradi, è bene precisare anzitutto che alle battaglie partecipano il Rider e il suo compagno principale, che all’occorrenza può essere sostituito una volta per turno, sia per adattare la strategia alla natura dell’avversario, sia per evitare di perdere dei preziosi cuori. Difatti, quando i punti vita di un fantino o del suo partner scendono a zero, il giocatore perde uno dei tre cuori a sua disposizione e una volta a secco viene decretata la sua sconfitta. Pertanto, durante la lotta è molto importante valutare se curare il Monstie in campo o se rimpiazzarlo del tutto, elaborando di conseguenza una strategia alternativa. Come accennato poc’anzi, esistono tre tipi di attacco, ognuno dei quali ha un punto forte e uno debole: Potenza batte Tecnica, Tecnica vince Velocità, e Velocità supera Potenza. Selezionando il giusto tipo ad ogni turno fa sì che il personaggio controllato vinca il “Testa a testa” con l’avversario, ossia una situazione in cui entrambe le parti portano a segno un attacco e ricevono dei danni proporzionati al risultato della morra cinese. Tutti e due, quindi, riportano delle ferite, ma qualora sia il giocatore a prevalere, la vittoria riempirà in modo significativo la barra legame. Peccato soltanto che l’utente non possa in alcun modo influenzare la tipologia di attacco scelta dal proprio Monstie, che pertanto è affidata invece alla carente intelligenza artificiale: il risultato non è sempre piacevole. Certo, sostituire il mostro in prima linea con una creatura specializzata nella categoria desiderata incrementa le possibilità che questa ricorra alla tipologia necessaria, ma il risultato non è affatto garantito, in quanto anche i Mostri sono liberi di decidere sul momento il tipo di attacco da sferrare. Quella di conservare tale caratteristica è insomma una scelta opinabile. Fortunatamente una volta riempita la barra legame si verifica l’esatto contrario, in quanto il Rider è libero di salire in sella al Monstie e di sferrare un unico attacco dal potere distruttivo incrementato. Una volta in groppa al partner, infatti, non solo i Punti Vita del fantino vengono ripristinati, ma la coppia gode di un sostanzioso bonus in termini di attacco e difesa, e oltretutto ha accesso alle portentose Abilità Legame: vere e proprie mosse speciali che innescano spettacolari sequenze animate e che, in base al livello di carica, tendono a semplificare la rottura delle parti del corpo nemiche. Durante la battaglia, poi, capita di tanto in tanto che il Monstie e l’avversario si affrontino nei cosiddetti “Scontri Finali”, ovvero sequenze in cui il giocatore è chiamato a premere velocemente il tasto indicato, alternare quelli dorsali o far roteare in una direzione specifica la levetta analogica destra. Un espediente a nostro avviso molto divertente, che per di più infligge gravi danni e contribuisce a ricaricare la barra legame. Mettendo da parte gli attacchi doppi, ossia gli assalti combinati che si innescano quando Rider e Monstie selezionano lo stesso tipo di attacco, le vere novità del sequel vanno ricercate nelle armi extra a disposizione degli avatar e nella presenza di un secondo Rider con tanto di Mostie al suo seguito. Come ricorderà chiunque abbia giocato il primo Monster Hunter Stories su Nintendo 3DS, al tempo i fantini potevano equipaggiare soltanto quattro tipi di armi (spadone, spada e scudo, martello e corno da caccia), mentre a questo giro gli sviluppatori hanno ben pensato di portare il totale a sei e di introdurre anche l’arco e la lancia-fucile. Al pari del primo capitolo della serie, Monster Hunter Stories 2 presenta anche una nutrita componente multiplayer, che tra le altre cose ha visto il ritorno dei tornei in cui cimentarsi contro i Rider provenienti da ogni parte del globo. In questo caso, però, le attività multigiocatore consentono di affrontare anche in coppia le varie sfide e partire per le cosiddette “missioni in collaborazione”, alle quali possono appunto partecipare un massimo di quattro giocatori.

Nel mondo di gioco di Monster Hunter Stories 2 sono essenzialmente disponibili tre tipi di aree esplorabili, fuori dalle città. Le regioni sono macro aree all’aperto che collegano ogni altro tipo di mappa: solitamente si diramano in una moltitudine di uscite che conducono a zone più contenute, praticamente quelli che in un JRPG comune sono i dungeon. Ci sono poi le tane, che si dividono in due tipi. Le tane di mostro comuni e rare sono completamente procedurali: compaiono a caso nelle mappe e sono costituite da una combinazione casuale di stanze che vanno a formare una grotta nella quale si trovano mostri, forzieri e materiali collezionabili random. Le tane nominate sono invece caratterizzate da un ingresso rettangolare e sono predefinite sia nella posizione sulla mappa, sia nella struttura interna. In questi dungeon ci sono i forzieri che contengono i Tappi di bottiglia, una valuta da scambiare in oggetti, equipaggiamento e utili bonus come gli spazi extra nella stalla della città. Mentre gli altri dungeon si esplorano obbligatoriamente per proseguire nella storia, e spesso si concludono con un boss specifico da sconfiggere, le tane sono completamente facoltative. Al loro interno è sempre presente un nido dal quale poter rubare almeno un uovo: contraddistinto da un odore e da un peso che determinano la qualità del mostro al suo interno, l’uovo può essere poi schiuso in seguito nella stalla cittadina. I Monstie non servono solo a combattere, infatti, ma anche a esplorare a fondo le diverse mappe. La maggior parte delle specie ha una o due abilità sul campo che permettono di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili: gli anfibi come lo Zamtrios o il Ludroth, per esempio, possono superare gli specchi d’acqua a nuoto, mentre i mostri più agili come il Velocidrome o lo Zinogre possono compiere balzi prodigiosi e raggiungere piattaforme distanti. Il Tigrex, il Kecha-Wacha e altri possono arrampicarsi su specifiche pareti rocciose, mentre la famiglia dei Diablos può scavare una buca in punti specifici per ricomparire da un’altra parte, facendoci raggiungere forzieri e altri collezionabili. Formare una squadra bilanciata di mostri non significa solo sceglierli in base ai tipi di attacchi, ma anche all’utilità che possono avere durante l’esplorazione. Considerando che potrete portare con voi soltanto sei mostri, e uno di questi è obbligatoriamente il Ratha tagliente per quasi tutto il gioco, vi capiterà senz’altro di dover tornare nei dungeon coi Monstie giusti per aprire tutti i forzieri che non siete riusciti a raggiungere. Fortunatamente, Monster Hunter Stories 2 si appoggia a un sistema di spostamento rapido comodissimo. In ogni mappa troverete sempre una o più Gattovane che vi permetteranno di salvare la partita e cambiare il momento della giornata tra pomeriggio e sera, alterando così anche i mostri che gironzolano nei dintorni. Soprattutto, dopo aver sbloccato una Gattovana, la si potrà raggiungere in qualsiasi momento semplicemente aprendo la mappa di gioco e scegliendola dall’elenco di quelle che già scoperte. Spostarsi da un capo all’altro del mondo è quindi molto semplice, anche se non proprio velocissimo visto che è sempre necessario caricare ogni nuova zona. Tirando le somme, Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin si conferma un solido e dilettevole JRPG, nonché uno spin-off rispettoso nei confronti della serie principale da cui è tratto. Il prodotto vanta al proprio arco di frecce una varietà incredibile, una storia sicuramente più coinvolgente dell’originale e soprattutto una resa visiva accattivante e meno infantile. Tuttavia, pur riconoscendo la validità dei piccoli accorgimenti apportati al sistema di combattimento, in primis l’introduzione di nuove armi o del compagno extra, non condividiamo la decisione di lasciare libertà di azione ai Monstie, che ancora oggi nelle fasi di battaglia sono manovrati da un’intelligenza artificiale poco sviluppata. Che si ami o meno il brand, in ogni caso, il titolo saprà travolgere chiunque con le sue tinte incantevoli e tenere incollati i giocatori allo schermo per più di 50 ore. A nostro avviso ogni possessore della console di casa Nintendo dovrebbe giocarlo.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Longevità: 9

Gameplay: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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iPhone, secondo i rumors i nuovi modelli supporteranno il Wi-Fi 6E

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Apple potrebbe portare sulla prossima generazione di iPhone il supporto al Wi-Fi 6E. Secondo un recente rapporto di DigiTimes, diversi fornitori del gigante di Cupertino, tra cui Win Semiconductors, Advanced Wireless Semiconductor Company e Visual Photonics Epitaxy Comp, sono già pronti a fornire i componenti relativi al Wi-Fi 6e, la tecnologia più recente e avanzata della connessione wireless, approvata dalla Wi-Fi Alliance nel 2020. A differenza dei precedenti standard che funzionano su bande 2,5 Ghz o 5 Ghz, Wi-Fi 6E utilizza la banda 6 GHz, attualmente meno congestionata, tale da offrire velocità massime fino a 9,6 Gbps. Aggiungendo il supporto al Wi-Fi 6E all’iPhone di ultima generazione, Apple seguirebbe le mosse già effettuata dai concorrenti, come Samsung, che all’inizio di quest’anno ha incluso il supporto alla linea dei Galaxy S21. Oltre alla connessione, altri miglioramenti attesi dall’iPhone di prossima generazione sono una batteria più grande, una frequenza di aggiornamento dello schermo a 120Hz, un notch più piccolo per il Face ID, e una fotocamera principale con sensore da 108 megapixel. Apple conta di battere ogni record di vendita con i suoi prossimi iPhone. Stando a Bloomberg, l’azienda avrebbe chiesto ai fornitori di produrre almeno 90 milioni di esemplari di nuova generazione nel 2021, il che rappresenta un aumento del 20% rispetto ai 75 milioni di unità arrivate in tutto il 2020. La presentazione degli iPhone di ultima generazione, ancora da confermare, dovrebbe avvenire entro il mese di settembre. Nel frattempo, come sempre accade in questo periodo ormai da anni, non resta altro che aspettare comunicazioni ufficiali dal colosso di Cupertino.

F.P.L.

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Greedfall Gold Edition, il Gdr di Spiders si evolve per la Next-Gen

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Greedfall, per coloro i quali non lo sapessero, è un gioco di ruolo ambientato nel diciassettesimo secolo in cui nei panni di un giovane nobile si è chiamati a trovare una cura a una misteriosa malattia e, al contempo, gestire le relazioni tra le varie fazioni dell’isola di Teer Fradee, di cui il cugino è appena diventato governatore. Delle missioni non certo semplici e che mettono chi gioca davanti a più di un dilemma morale, in cui non vi è mai una soluzione più giusta dell’altra. Greedfall è infatti contraddistinto da una elevata qualità di scrittura, sia della trama principale che delle varie quest secondarie, con quest’ultime che stupiscono per la grande cura in esse riposta. Un qualcosa di cui avevamo già tessuto le lodi ai tempi del rilascio originale del titolo (qui la nostra recensione). A differenza di quanto si potrebbe pensare, Greedfall non è un open world, bensì un titolo composto da tante diverse e ampie aree chiuse. Per quanto riguarda il sistema di combattimento, esso è invece un gioco in tempo reale e permette di usare sia armi bianche che da fuoco che la magia. A completare il tutto vi è poi la possibilità di sfruttare delle pause tattiche, in cui riflettere sul come utilizzare nel modo più saggio possibile item e abilità. Ma parliamo di questa edizione Gold: questa nuova versione di Greedfall, che ricordiamo essere un upgrade gratuito per chi già è proprietario della versione “old gen” del gioco ma non per chi l’ha riscattato dal PlayStation Plus, va infatti a migliorare l’esperienza originale solamente sul piano tecnico.

Due sono le versioni grafiche a disposizione e selezionabili a piacimento dal menu di gioco anche in tempo reale: qualità e prestazioni. La prima, come facilmente intuibile, spinge maggiormente sulla bontà visiva, con la risoluzione che arriva fino ai 4K, mentre la seconda sulla fluidità di gioco e riesce a garantire i 60 frame per secondo. Innegabile come la modalità qualità sia tra le due quella più piacevole alla vista, con un maggior numero di effetti, delle texture più dettagliate e un numero più elevato di elementi a schermo. A completare l’offerta di Greedfall Gold Edition vi è infine, oltre ai miglioramenti tecnici di cui vi abbiamo appena parlato, anche un nuovo e inedito DLC. Tale contenuto aggiuntivo, che prende il nome di The De Vespe Conspiracy, può inoltre essere acquistato singolarmente anche su old gen a 6,99 euro. Considerando tale prezzo risicato e come l’upgrade grafico sia gratuito per chi è in possesso di una copia del gioco per PS4 o Xbox One, la Gold Edition perde quindi alla fine dei conti un po’ di attrattiva. Se volete giocare a Greedfall, insomma, la scelta migliore è quella di recuperare la versione originale e, al massimo, acquistare The De Vespe Conspiracy a parte direttamente sui relativi store. Se invece avete una console next gen e non avete acquistato il titolo, adesso è proprio il momento giusto per farlo. Tirando le somme, possiamo dire senza alcun dubbio che Greedfall Gold Edition non riesce purtroppo a smussare le impervietà che contraddistinguono il titolo fin dal suo rilascio originale, ma è in grado di donare a chiunque lo giochi una nuova brillante versione del gdr di Spiders, finalmente giocabile a 60 frame per secondo anche su console. Un’ottima occasione, insomma, per dare un’altra chance al gioco e al contempo far la conoscenza con la piacevole per quanto breve espansione De Verve Conspiracy. Provatelo e siamo certi che non ve ne pentirete.

Francesco Pellegrino Lise

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