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Dragon Ball FighterZ, il nuovo picchiaduro ispirato all’universo di Akira Toriyama

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Finalmente Dragon Ball FighterZ, il picchiaduro bidimensionale ispirato all’universo del manga e degli anime di Akira Toriyama è disponibile su Pc, PS4 ed Xbox One. Da tempo i fan più sfegatati della serie aspettavano un titolo come questo e l’attesa è stata ampiamente ripagata grazie alle potenzialità di questo splendido prodotto. Ma veniamo al dunque. Dragon Ball FighterZ potrebbe essere a tutti gli effetti il miglior gioco di lotta dedicato alla serie in quanto, diversamente per quanto è avvenuto in passato, il lavoro svolto da Arc System Works per Bandai Namco è stato supervisionato dallo stesso Toriyama che per chi avesse bisogno di un paragone è come se George Lucas avesse supervisionato i lavori di un videogame dedicato a Guerre Stellari. Forte di questo fattore fondamentale Dragon Ball FighterZ si presenta agli occhi degli appassionati come un picchiaduro a duelli con team da tre personaggi ciascuno dove l’aspetto della squadra è tutt’altro che da sottovalutare viste le caratteristiche molto differenti del combat system dei lottatori. Avere un perfetto mix di caratteristiche diverse, consentirà a chi sta dinanzi lo schermo di essere sempre pronto ad affrontare il nemico di turno con gli strumenti migliori e le tecniche più devastanti. Una volta avviato il gioco, il personaggio verrà catapultato in un’area dove controllerà un mini avatar che potrà essere mosso in lungo e in largo per scegliere che cosa fare. Senza ombra di dubbio, dopo aver svolto le sessioni di tutorial, la modalità con cui consigliamo di iniziare a giocare con Dragon Ball FighterZ è indubbiamente la storia sia per la difficoltà che cresce in modo adeguato, sia per sbloccare vari elementi utilizzabili poi anche altrove. Il fulcro della storia è un personaggio inedito e realizzato sempre da Toriyama: Androide 21. Si tratta di una misteriosa scienziata che possiede le stesse conoscenze della persona che ha creato gli Androidi nel manga, ossia il perfido Dottor Gelo. Purtroppo la modalità storia di Dragon Ball Fighter Z non brilla per originalità o per trama, ma comunque rappresenta un’esperienza da fare per comprendere al meglio le meccaniche di gioco e lottare con grinta negli scontri futuri. Le vicende narrate metteranno chi gioca dinanzi all’invasione di cloni ombra che hanno preso le sembianze di tutti i più noti combattenti: tra questi vi saranno anche alcuni antagonisti storici, come Freezer, Cell, Kid Buu e l’Androide numero 16. A mettere la Terra in pericolo stavolta sarà quindi il già citato Androide 21, intenzionato a raggiungere la forma perfetta divorando i lottatori dopo averli trasformati in dolcetti. In pratica possiamo dire che 21 ha lo stesso scopo di Cell ma assorbe i nemici come Bu. Per contrastare tale forza, Goku, Crilin, Piccolo, Vegeta e gli altri Guerrieri Z si dovranno affidare a una strana forza che riesce a parlare con loro e allo stesso tempo restituire loro la forza che è stata sottratta dopo la comparsa dei cloni. Questa forza non è altro che il giocatore, tale feature dà vita a un’espediente ludico attraverso il quale chi sta dinanzi lo schermo potrà comandare gli eroi in battaglia, creando una sorta di connessione magica e giustificando, così, il battle system.

Sul cammino di chi affronterà la storia di Dragon Ball FighterZ bisognerà liberare i compagni di battaglia salvandoli da alcune situazioni spiacevoli, ma allo stesso tempo affrontare numerose battaglie contro i cloni di cui sopra, tutte purtroppo numerose e ripetitive. Tutti gli scontri sono suddivisi in tre diverse categorie: le battaglie tutorial, che come suggerisce lo stesso nome accompagneranno i giocatori attraverso delle mosse guidate che serviranno ad apprendere al meglio le meccaniche del titolo, le battaglie normali, che permetteranno di ottenere soltanto punti esperienza in più, e infine le battaglie boss, che saranno i fondamentali bivi per procedere verso il capitolo successivo. La criticità della modalità storia è che le mappe proposte per ogni capitolo hanno numerosi snodi che conducono attraverso battaglie che col tempo diventano sempre più ripetitive e che rappresenteranno soltanto un intralcio al boss di quel determinato capitolo. Farmare per accaparrare crediti Zeni e punti esperienza potrà anche essere una soluzione, ma Dragon Ball FighterZ è un picchiaduro che consentirà di fronteggiare l’ostacolo a prescindere da quanti nemici si siano affrontati in precedenza. Inoltre la difficoltà iniziale rappresentata dal mancato recover dei punti salute dopo una battaglia viene facilmente aggirata da quelli che sono i punti abilità, sbloccati casualmente dopo una sfida, e che sbloccheranno alcuni perk passivi che colmeranno ogni possibile gap con gli avversari, di livello superiore. Gli archi narrativi lungo i quali si snoda lo story mode di Dragon Ball FighterZ sono tre in totale: ognuno di essi ha una durata di circa 5 ore, con un totale di 15 ore di single player, che per quanto possano sembrare molte, risulteranno decisamente ripetitive. Nel corso dei vari archi si andranno ad aggiungere vari dettagli allo scenario, con i tre archi che però non si intrecceranno mai, fino a scoprire tutto ciò che si cela dietro l’Androide numero 21 e chiaramente perfezionando l’utilizzo di gran parte dei personaggi della rosa a disposizione. Dopo lo story mode ci si potrà sbizzarrire in modalità online e offline che potranno aumentare all’infinito la longevità del titolo visto che le variazioni sul tema sono veramente tante ed il combat system risulta essere facilmente digeribile sia per i novellini ma al tempo stesso appagante per i cultori del genere, risultando così un prodotto capace di essere appetibile veramente per tutti i palati. Sarà possibile partecipare al classico torneo, svolgere combattimenti singoli, incontri in multiplayer classificati e giocare a una modalità che prevede 3, 5 o 7 scontri che daranno la possibilità di sbloccare gustose ricompense se finite in modalità difficile con un giudizio pari almeno ad A. Il sistema di combattimento di Dragon Ball FighterZ vanta diversi livelli di profondità ed è in grado di adattarsi a ogni tipologia di giocatore. I meno esperti possono affidarsi alle semplici combo Z o alle varianti proposte dalle Sfide di ogni personaggio. Quelle, unite a una gestione caotica degli assist e all’abuso delle mosse speciali anche dalla lunga distanza, bastano per garantire tanto divertimento ai principianti con il medesimo grado di esperienza. Con qualche ora di pratica nella modalità allenamento, però, si capisce che il gioco offre molto di più.

Usando con attenzione tutti gli elementi proposti dagli sviluppatori si possono realizzare combo complesse, articolate e dai tempismi anche molto stretti. Per eseguirle è necessaria una gestione attenta delle barre, a cui sono associati i teletrasporti, le versioni potenziate delle mosse speciali e le devastanti Super, più o meno potenti a seconda del numero di indicatori consumati per eseguirle. Per ottenere risultati davvero degni di nota, però, è indispensabile creare una squadra bilanciata, i cui personaggi possono lavorare insieme in modo impeccabile. Ogni lottatore ha caratteristiche uniche e offre il meglio in situazioni ben precise delle battaglie. Combattenti come Androide 18 o Freezer sono perfetti per iniziare il duello e caricare le barre per i compagni, grazie a una serie di elementi utili per mantenere alta la pressione sfruttando gli assist della squadra. Altri personaggi vantano assist utili per prolungare le combo o per impedire all’avversario di continuare ad attaccare senza sosta. Altri ancora possono causare danni mostruosi bruciando un gran numero di barre, motivo per cui è consigliabile farli entrare nelle fasi finali della battaglia. Gli elementi da tenere in considerazione per creare la squadra perfetta sono tanti e grazie alla modalità Allenamento si potranno passare ore e ore a sperimentare soluzioni sempre nuove e devastanti per diventare un combattente difficile da battere. La meccanica più interessante e innovativa legata a questo Dragon Ball FighterZ è indubbiamente quella legata all’evocazione del Drago Shenron. Durante ogni combattimento è possibile sbloccare le sette Sfere del Drago per ottenere benefici durante il combattimento, ossia: la resurrezione di un alleato morto, l’invincibilità per qualche secondo, il recupero dell’energia o il pieno di carica. Le sfere potranno essere trovate eseguendo particolari combo in serie o eseguendo un tot numero di colpi in sequenza. Parlando invece dell’aspetto prettamente estetico e del loot system, c’è da dire che oltre alle ricompense per il completamento, ogni modalità premia con una quantità variabile di Zeni. Investendola al negozio per l’acquisto di Capsule Z si sbloccano colori per i personaggi, avatar da sfoggiare nella sala d’attesa, adesivi e titoli di ogni tipo. Tutto questo rappresenta una simpatica spinta in più per continuare a lottare e farà la gioia dei completisti che vorranno accaparrarsi tutto. Aprendo le capsule acquistate al negozio se si dovesse trovare due volte lo stesso oggetto, al suo posto si riceverà una Moneta Z Premium, un altro tipo di valuta che una volta accumulata garantisce l’accesso a ricompense più rare. La quantità di elementi da sbloccare è altissima e per accumulare Zeni e monete Z Premium si deve giocare davvero molto a lungo: il titolo è però abbastanza generoso e ci non si sente mai totalmente insoddisfatti delle ricompense ottenute.

Dal punto di vista tecnico, invece, al di là di un doppiaggio in lingua originale che esalta la qualità del prodotto, la finezza dei fondali, che hanno un movimento sempre gradevole e che si prestano a una distruzione quasi totale, la resa artistica è la parte migliore di tutto Dragon Ball FighterZ. I disegni, rigorosamente riproposti così come il disegno di Toriyama, hanno il pregio di mostrare la parte migliore del lavoro svolto. Il 2.5D realizzato da Arc System Works si fregia dei 1080p a 60fps, offrendo una rapidità d’azione che è unica e che non vi stancherà in nessuna delle animazioni, tantomeno nella realizzazione delle super, sempre gradevoli da guardare. Dal punto di vista di combattenti ce ne sono subito a disposizione 21 e altri 3 saranno sbloccabili a patto di rispettare determinate condizioni. Purtroppo, a nostro avviso, da questo punto di vista poteva essere fatto qualcosa in più. L’assenza di personaggi come l’androide 17, il dottor Gelo, Goten, Trunks bambino, Videl, Great Sayaman, Darbula e molti altri ancora fa storcere davvero il naso. Un vero peccato se si pensa che il prodotto finale è senza ombra di dubbio uno se non il migliore mai uscito in relazione alla saga di Akira Toriyama. Tirando le somme, lasciarsi sfuggire questo Dragon Ball FighterZ sarebbe davvero un errore. La sua natura è in grado di appagare sia gli appassionati del genere che i giocatori alle prime armi garantendo sempre un altissimo tasso di divertimento e di sfida. Se siete fan di Dragon Ball o semplicemente siete alla ricerca di un picchiaduro bello, fluido e avvincente, Dragon Ball FighterZ è senza ombra di dubbio ciò che fa per voi.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 9
Sonoro: 9
Gameplay: 9
Longevità: 9,5
VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise

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Resident Evil Village, l’ottavo capitolo della saga horror di Capcom è finalmente arrivato

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Resident Evil Village è l’ottavo capitolo della serie survival horror per eccellenza. Il titolo è disponibile su Pc ma anche sulle console di casa Microsoft e Sony. Dopo lo straordinario successo del suo predecessore (qui la nostra recensione di Resident Evil VII) Capcom rilancia con il seguito della saga che migliora ulteriormente la formula proposta nel precedente capitolo. Questo nuovo capitolo cerca di rivoluzionare ulteriormente il gioco per creare un ibrido perfetto tra quel capolavoro di Resident Evil 4 ed il nuovo corso della serie. Chiunque abbia giocato a Resident Evil 7 sa bene che la famiglia Winters ne ha viste di cotte e di crude: mani mozzate, torture inverosimili e una miriade di letali abomini. Ethan Winters però riesce nell’intento di salvare sua moglie Mia, e con l’aiuto di Chris Redfield vengono mandati in Europa dell’Est per ricominciare una nuova vita. Ethan è provato da ciò che ha vissuto nella casa dei Baker, e spesso vorrebbe parlarne con sua moglie Mia, che invece tenta di smorzare il discorso per evitare che brutti ricordi possano rovinare la serenità ritrovata. Nonostante il loro rapporto sia spesso messo alla prova da ciò che è accaduto, i due si amano davvero e mettono al mondo la piccola Rose, una figlia tanto desiderata capace di rendere la loro vita molto più bella. La famiglia Winters, quindi, vive completamente fuori dal mondo, allontanata da qualsiasi forma di civiltà e tenuta sotto stretto controllo dalla BSAA (Bioterrorism Security Assessment Alliance), dove si trova anche Chris Redfield. La società segreta sta lavorando per le Nazioni Unite con lo scopo di nascondere le prove della muffa batteriologica e della composizione delle bio-armi, oltre che sorvegliare le mosse di un’altra società intenta a recuperare e sfruttare il potere della muffa. Nel mondo, quindi, nessuno sa dei Baker o di ciò che è successo in quella casa, ma soltanto che c’è stata una fuga di gas tossico prodotto da alcune piante nella foresta vicina, causando la morte della famiglia Baker e di altri che si trovavano nei paraggi. Sembrava andare tutto bene in casa Winters, ma una sera qualcuno irrompe in casa e porta distruzione e dolore: Ethan è sconvolto da ciò che è successo, ma l’entrata in uno strano villaggio gli darà risposte ad innumerevoli domande. La trama di Resident Evil Village s’infittisce all’interno di questo agglomerato di case che non colpisce di certo per originalità: basta aver visto pellicole come The Village o anche aver giocato Resident Evil 4 per capire che l’idea alla base è quella di creare un’atmosfera surreale.

Il villaggio è un perfetto secondo protagonista di Resident Evil Village, esattamente come lo era la casa dei Baker, ed ospita un enorme castello gotico dalle torri altissime, ma non mancano anche una foresta fitta di alberi e altri luoghi misteriosi: tutti posti che bisognerà esplorare e conoscere per proseguire nella storia, scoprendo un po’ alla volta il velo di mistero che copre la storia. La prima cosa che salta all’occhio è il fantastico world design del titolo, che risulta perfettamente bilanciato, lavorato con una notevole cura per i dettagli e impreziosito di piccoli riferimenti che rendono ogni singola zona ben identificabile: raramente infatti ci si perderà tra le varie stradine o vicoletti, sia perché è presente una mappa che indica l’esatta posizione in cui ci si trova, sia perché il design delle ambientazioni è pensato per far sì che ogni luogo diventi familiare in poco tempo. Ancora meglio quando si entra nel castello Dimitrescu, dove si fa la conoscenza della seducente quanto pericolosa Lady Dimitrescu e delle sue tre figlie. Il castello è arredato in maniera impeccabile e gioca molto con le luci e i riflessi: qui il ray-tracing, sulle console di nuova generazione, dona una marcia in più all’intera produzione rendendo gli ambienti di gioco estremamente belli da vedere. Di grande pregio anche il doppiaggio in lingua italiana, unica pecca alcune frasi del protagonista durante i momenti più concitati che a volte appaiono fuori contesto e fanno sorridere. Con Resident Evil Village, dal punto di vista estetico Capcom ha lavorato benissimo e ha cercato di prendere il meglio di Resident Evil 7 per inserirlo in un’idea più vicina a Resident Evil 4. L’ibrido tra i due è decisamente voluto e bastano davvero pochi minuti per rendersi conto di trovarsi in una formula che riprende idee del passato per ammodernarle al meglio. Altro parallelo con RE4 è rappresentato dalla presenza costante del Duca, un venditore misterioso che ricorda il mercante mascherato conosciuto da Leon. S Kennedy nel quarto capitolo della saga. Lungo le strade che bisognerà percorrere per completare l’avventura si trovano spesso delle casse da distruggere che contengono munizioni o altri elementi per la fabbricazione di nuovi strumenti, esattamente come accadeva in passato, ma non mancano anche oggetti utili alla risoluzione di enigmi ambientali o per ottenere ricche ricompense. Insomma, senza dilungarsi troppo, Resident Evil Village omaggia Resident Evil 4 con innumerevoli richiami, sia in termini di atmosfera che in termini di gameplay, e riuscirà a sorprendervi diverse volte, costituendo al contempo una grossa rivoluzione rispetto al precedente titolo della serie nonostante ne recuperi molti elementi. Per quanto riguarda il combattimento, Resident Evil Village mantiene intatte le meccaniche introdotte con il suo predecessore senza apportare sostanziali modifiche. Il sistema di mira è volutamente instabile e traballante per rendere le operazioni di puntamento difficili da eseguire e incrementare il senso di tensione derivante dagli scontri anche coi nemici più comuni. C’è un tasto dedicato alla guardia che può essere utilizzata per assorbire una parte dei danni in arrivo, uno rapido per utilizzare gli oggetti di cura e i quattro direzionali a cui è possibile assegnare le armi per passare da una all’altra con estrema facilità. Come se non bastasse, gli sviluppatori hanno deciso di automatizzare alcuni movimenti come il superamento degli ostacoli o la rottura di vasi e casse. Si tratta, in buona sostanza, di una formula ideata con l’obiettivo di mantenere fluida l’azione di senza essere costretti a spezzarne il ritmo per accedere continuamente all’inventario. Quest’ultimo viene gestito in modo analogo a quello di Resident Evil 4: una valigetta da riorganizzare manualmente per assicurarsi di avere sempre spazio per portare con sé armi, strumenti e accessori utili alla sopravvivenza. Gli scontri coi boss, dal canto loro, sono tra i più cinematografici di sempre e, per quanto siano sempre abbastanza semplici e di facile lettura, riescono a regalare momenti alquanto ispirati, sia dal punto di vista artistico che da quello del puro gameplay. Davvero niente male.

Detto questo però veniamo ai lati negativi. Resident Evil Village, infatti, non è assolutamente esente da difetti. Tali mancanze fanno storcere il naso ai fan più incalliti del brand mentre chi si è avvicinato alla serie dal settimo capitolo potrebbe non notarle. Iniziamo col dire che in quest’ultimo capitolo i rompicapo sono a dir poco elementari, infatti la soluzione sarà nel 90 per cento delle volte nella stessa stanza in cui ci si trova. Davvero un duro colpo per chi era abituato ad avere a che fare con i capitoli che hanno reso celebre la serie. Altro punto a sfavore è l’incredibile quantita di oggetti e di armi che si possono trovare. Nel corso della nostra prova infatti non abbiamo mai avuto la sgradevole sensazione di sentirci in pericolo a causa della mancanza di munizioni o di oggetti curativi, e questo a nostro avviso per un gioco del genere è un male. Ultimo aspetto che ci ha fatto storcere il naso è la lunghezza dell’avventura. Al livello normale ed esplorando qualsiasi angolo di gioco noi abbiamo impiegato circa nove ore e mezza, un po pochino rispetto al passato. Insomma, la sensazione che abbiamo avuto è quella che Capcom abbia deciso di recidere quasi totalmente il cordone con il passato per abbracciare una tipologia di gioco più action che survival horror. Peccato perché le ambientazioni offerte, il level design e la trama avrebbero offerto una validissima base per un’avventura in “vecchio stile”. Tirando le somme, vale la pena acquistare e giocare a Resident Evil Village? La risposta, nonostante i lati negativi da noi evidenziati, è comunque si. Diciamo questo in quanto se l’avventura viene vissuta come un gioco del tutto nuovo e non si pensa ai legami con i capitoli più datati, allora la produzione risulta essere di altissimo livello. Diciamocelo chiaramente, esplorare le location di gioco è una vera gioia per gli occhi e i nuovi nemici sono veramente interessanti da affrontare. Detto questo però se si è appassionati della serie, il rischio che si corre è quello di rimanere delusi facendo paragoni con il passato. Il nostro consiglio? Resident Evil Village va vissuto come un’esperienza nuova e interpretandolo in questa maniera si potrà godere pienamente di tutto ciò che il gioco ha di buono ha da offrire.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Rambo e Die Hard sbarcano su Call of Duty per la mid-season 3

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Alcuni eroi sono duri a morire. Altri versano il primo sangue. E’iniziato su Call of Duty Black Ops, Warzone e CoD Mobile il più grande evento d’azione di sempre, in compagnia di due dei più iconici film degli anni ‘80, Rambo e Die Hard. Solo per un periodo di tempo limitato, i fan potranno vestire i panni dell’inarrestabile Rambo o dell’incredibile John McClane, giocando nella nuova mappa di Verdansk’84, sopravvivendo a combattimenti al’ultimo sangue nel nuovo edificio di Nakatomi Plaza, e molto altro. “L’esclusiva collaborazione tra Call of Duty, Die Hard e Rambo rappresenta una combinazione incredibile, pensata per far divertire i nostri fan. Questo evento crossover permette ai giocatori, per un periodo limitato, di vestire i panni di alcuni degli eroi cinematografici più iconici di sempre all’interno di Call of Duty” ha dichiarato Johanna Faries, General Manager di Call of Duty. “Oltre all’aggiunta dei personaggi di Rambo e John McClane, abbiamo deciso di dare ai giocatori nuove armi, nuovi equipaggiamenti, nuove missioni, nuove modalità e persino una location totalmente ispirata a Die Hard come il Nakatomi Plaza. Siamo incredibilmente entusiasti di poter offrire ai giocatori contenuti ed esperienze emozionanti su Warzone, Black Ops Cold War e Call of Duty: Mobile.”

Il nuovo evento anni ‘80 di Call of Duty include nuovi Operatori giocabili su tutte le piattaforme, nuovi punti di interesse e missioni su Warzone ispirati ai due iconici titoli, nuove modalità a tempo su Black Ops Cold War e Warzone, una modalità multiplayer a tema su Call of Duty: Mobile, più nuove armi a tema anni ‘80, skin e molto altro. Oltre a tutto questo, ci sono diverse ed entusiasmanti novità anche per Call of Duty: Black Ops Cold War, come parte della nuova Season 3 Reloaded, tra cui una nuova mappa multigiocatore 6v6 (Standoff), una nuova mappa Multi-Team (Duga) e una nuova modalità Multi-Team a eliminazione, oltre a nuovi operatori, armi e molto altro. Inoltre, il nuovo aggiornamento di mid-season presenta un’intera serie di contenuti per la modalità Zombie su Black Ops Cold War, tra cui una nuova missione principale in Epidemia, un nuovo incontro con la temibile Orda sui monti Urali e una serie di segreti e sorprese da scoprire. Il nuovo evento crossover anni ‘80 e la nuova Season Three Reloaded arrivano dopo il grande successo del franchise di Call of Duty, con il superamento di più di 100 milioni di giocatori su Warzone e più di 500 milioni di download su Call of Duty: Mobile in tutto il mondo.

F.P.L.

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R-Type Final 2, il classico arcade torna in grande spolvero

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R-Type è un nome che affonda le sue radici nei lontani anni ’80. Il titolo sulla carta era un semplice sparatutto a scorrimento orizzontale come lo erano gli altrettanto noti Gradius o Darius, ma aveva dalla sua un modo completamente diverso dai concorrenti di gestire i potenziamenti e, soprattutto, uno stile grafico così marcato, che faceva sognare ad occhi aperti. Insomma, R-Type influenzò moltissimo il genere, ispirando una moltitudine di cloni dando vita a una serie di cui fortunatamente ancora oggi si può parlare, nonostante gli anni intercorsi tra la pubblicazione di R-Type Final e R-Type Final 2. Il titolo, disponibile su Pc e console, nasce grazie a una campagna Kickstarter di successo in cui gli sviluppatori hanno promesso effettivamente quello che poi hanno realizzato: una vera e propria meraviglia per i fan dei capitoli precedenti. In questo senso il loro gioco non avrebbe potuto essere diverso da ciò che è, proprio perché nato con l’intento di far rivivere un certo modo di giocare, più che di evolverlo, rivoluzionarlo o renderlo appetibile per un pubblico che tanto non lo considererebbe a prescindere. R-Type Final 2 è, in questo senso, esattamente come doveva essere, ossia: uno shooter spaziale a scorrimento fluidissimo, bello da vedere e pieno zeppo di nemici da eliminare. L’avventura offre una serie di livelli che proseguono in modo lineare fino a quando ci sarà la possibilità di scegliere che strada percorrere per vedere uno dei tre finali differenti. Prima di partire in missione c’è una breve sequenza d’intermezzo, che può essere skippata tramite la pressione di un pulsante, quindi si inizia subito a sparare alle ondate nemiche, raccogliendo i potenziamenti che, come tradizione vuole, diventano dei pod che si attaccano nella parte anteriore o posteriore dell’astronave selezionata e che possono essere gestiti durante la partita cambiando loro posizione o tenendoli liberi in volo. In base al colore del potenziamento si ottengono armi diverse, che a loro volta variano in base all’astronave. Tra raggi rimbalzanti, fasci d’energia circolari, fiammate laterali, proiettili laser e quant’altro, gli appassionati di R-Type si troveranno a casa. Non manca naturalmente il Beam, ossia l’attacco caricato con due gradi di potenza, che di solito consente di distruggere velocemente anche i nemici più coriacei. La possibilità di cambiare astronave tra i livelli (o dopo essere morti), aggiunge un tocco di strategia al tutto, invogliando anche il giocatore a studiare a fondo i diversi mezzi a sua disposizione (inizialmente solo tre, ma se ne sbloccano velocemente altri spendendo un certo numero di componenti che si guadagnano superando i vari livelli) per capire quali siano i migliori in determinate situazioni.

L’opera di NIS America si mostra moderna, dove l’unico collegamento con gli shoot ‘em up arcade dei cabinati delle sale giochi è il movimento della navicella e i nemici che si avvicinano in fila dal lato destro dello schermo. R-Type Final 2, fortunatamente, riesce sempre a svecchiare quelle dinamiche e meccaniche ancorate al genere, con risultato un gameplay decisamente interessante, divertente ma anche molto difficile da comprendere. Ci ha sorpreso infatti la notevole difficoltà generale del titolo, tanto da costringerci a effettuare decine di tentativi prima di poter arrivare a vedere tutti e tre i finali. La difficoltà volutamente elevata anche nei livelli più semplici comporta anche la necessità, da parte del giocatore, di dover decidere continuamente quali armamenti utilizzare e in quale occasione, giovando in parte anche alla rigiocabilità di R-Type Final 2. Il titolo richiede quindi una costante attenzione allo scenario e riesce sempre a mantenere altissima la concentrazione del giocatore, il quale potrebbe incorrere in morti facilissime, rapidissime e ripetute. Anche il contatto con alcune particolari superfici può comportare l’esplosione del velivolo, quindi, nelle fasi più concitate è necessario definire velocemente dove spostarsi e in quale momento, alterando anche la velocità del mezzo. Molto interessante è infatti la possibilità di attivare fino a quattro differenti opzioni che stabiliscono la rapidità di spostamento sullo schermo del mezzo. Sebbene inizialmente possa sembrare una meccanica inutile, con il tempo ci si rende conto di quanto questa scelta si sia rivelata intelligente ai fini di una maggiore differenziazione del gameplay. Il lato più debole dello sparatutto classico di Granzella è sicuramente quello artistico, a partire dalle musiche, che non toccano assolutamente i picchi del passato, arrivando ai livelli veri e propri, spesso meno caratterizzati di quanto si potesse pretendere da un gioco che porta il nome di R-Type e oltretutto pieni di oggetti 3D bruttini, compresi alcuni nemici, che rendono alcuni passaggi davvero insignificanti. Va detto che le cose migliorano nei livelli avanzati, quelli che paradossalmente i giocatori vedranno di meno, ma qualcosa di più si poteva fare, in particolare con i boss. I primi quattro boss dei livelli R-Type Final 2 sono davvero brutti: una versione congelata di Dobkeratops (giocando si sbloccherà anche la versione normale), una specie di sala piena di piccoli tentacoli generati da due strani apparecchi volanti, il cuore di un’astronave gigante (che però non avremo mai il piacere di vedere nella sua interezza) e una specie di lampadario. Nei livelli successivi le cose migliorano. In particolare i boss finali (il gioco come già detto più volte ha tre finali diversi) sono davvero riusciti. Naturalmente il problema è arrivarci indenni. Attenzione perché non stiamo dicendo che R-Type Final 2 sia brutto da guardare in generale, ma solo che alcuni elementi lasciano intravedere i suoi limiti produttivi. Per il resto il gameplay è quello di cui gli appassionati del genere non possono fare a meno e che ameranno sicuramente, realizzato con grande capacità dal team di sviluppo, che lo conosce meglio di chiunque altro. Tirando le somme, questo R-Type Final 2 è una vera gioia per gli amanti della saga e per chi si è cresciuto a pane e videogames in quegli anni. Il titolo quindi è un prodotto destinato a un pubblico di nicchia e purtroppo non alle nuove generazioni di gamers. In ogni caso il nostro consiglio è quello di dargli una chanche in quanto R-Type Final 2 è a nostro avviso un videogame interessante ed estremamente divertente.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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