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Dynasty Warriors 9, la saga dedicata alla Cina feudale sposa il genere Open World

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La storia della Cina feudale alla fine della dinastia Han, narrata nel “Romanzo dei tre regni” di Luo Guanzhong, rivive per l’ennesima volta in Dynasty Warriors 9, videogame per Pc, Xbox One e PS4. In questa nona trasposizione videoludica di uno dei testi più importanti della letteratura cinese, Tecmo Koei e gli sviluppatori di Omega Force hanno voluto dare nuova linfa vitale al genere fondendo l’universo open world con quello hack and slash. Da diversi anni, la più grande critica che è stata mossa alla saga di Dynasty Warriors è la sua quasi totale immobilità nell’introdurre nuovi elementi di gameplay, nello svecchiare le meccaniche e nel rendere appetibile il prodotto anche ai nuovi giocatori. Ma il tempo di questa pigrizia produttiva sembra essere giunto al termine. La prima enorme novità in Dynasty Warriors 9, come già detto, è l’esordio dei meccanismi open world. Niente più labirintiche mappe da percorrere con i tantissimi generali giocabili. Stavolta, invece, si avrà a disposizione l’intera Cina completamente da esplorare, location che propone una miriade di cose da fare. Ovviamente, essendo questo un cambiamento di proporzioni immani, esso muta quasi drasticamente la natura della serie facendo abbandonare le canoniche battaglie su mappa ed estendendo il conflitto fra le dinastie Wei, Wu e Shu sull’intero Paese. Ad affiancare questa grande trasformazione vi è poi l’introduzione di nuove meccaniche e di idee più o meno originali, pronte a completare il nuovo impianto di gioco. Tradimenti, alleanze, rapimenti, epocali battaglie, conquista del territorio, rivolte, omicidi, intrighi politici e macchinazioni militari saranno il fulcro dell’intero comparto narrativo, la cui storia viene raccontata e suddivisa negli oltre 10 capitoli, a seconda di quale dinastia si sceglierà, nei quali non mancheranno colpi di scena molto interessanti. A livello di storia, Dynasty Warriors 9 mantiene la linea canonica di sempre, ma lo fa con una forma tutta nuova: ci si trova nel secondo secolo d.C. e Cao Cao, della famiglia Wei, è chiamato a sedare la temuta rivolta dei Turbanti Gialli, in una Cina devastata dai conflitti dei signori della guerra. Nonostante i nomi e gli avvenimenti richiamino eventi storici, come da tradizione, la trama non ha alcuna pretesa di stampo documentaristico, piuttosto viene utilizzata come pretesto per mettere in moto una serie di eventi che permettono di esplorare liberamente il mondo di Dynasty Warriors 9. Proseguendo nella storyline principale si renderanno disponibili nuovi generali che si uniranno alle cause di Cao Cao o del leader della dinastia che si è scelto di giocare, tutti completamente giocabili e che rendono grande ancora di più la produzione. Omega Force, così facendo, non rinuncia ad uno dei principali punti di forza della serie, ma anzi lo esalta in maniera magnifica. Alla fine del gioco saranno selezionabili novanta personaggi, dotati di uno stile di combattimento personalizzato, con cui si potranno affrontare i vari capitoli della trama e capire la storia da diversi punti di vista. Il sistema di combattimento rimane fedele allo spirito della serie e non presenta particolari tecnicismi, ma si amplia grazie a nuove combo spettacolari e di facile esecuzione. I protagonisti possiedono una serie di attacchi semplici che possono essere combinati con gli attacchi muta-stato e con il distruttivo attacco musou, quando l’apposita barra è carica. Avanzando nella trama ci si accorgerà ben presto di quanto il mondo di Dynasty Warriors 9 sia vivo e in costante mutamento.

Mentre si sarà impegnati a portare a termine una determinata missione, si verrà continuamente aggiornati degli esiti delle altre battaglie che si combattono ai confini dei territori occupati dalla fazione di chi gioca. Dove la zona si incontra con quella di una fazione nemica sarà possibile trovare sulla mappa l’icona di due spade che si incrociano. Si potrà decidere di partecipare liberamente a queste battaglie per rosicchiare pian piano i territori avversari oppure di ignorarle. Ma occhio, perché se ci si concentra unicamente su un unico fronte, altri nemici potrebbero cercare di sfondare dalla parte opposta dei confini del regno di chi gioca. Il palcoscenico sul quale si muoveranno le “pedine” di chi gioca, mai come in questo capitolo, apre il suo sipario su un mondo gigantesco: la mappa di gioco è infatti estremamente vasta, e potrà essere percorsa in tutta libertà ora a piedi ora a cavallo, mentre si assisterà a cicli giorno/notte dinamici e a condizioni meteo variabili. Mentre ci si troverà a spostarsi in lungo e in largo per la Cina in groppa al proprio fido destriero ci si potrà imbattere in truppe nemiche, in animali da cacciare, in fumi nei quali dedicarsi alla pesca, oppure ancora in avamposti da liberare, in cittadine fortificate, in accampamenti di fortuna o torri di controllo con cui “sincronizzare” l’ambiente circostante e svelare nuovi dettagli sulla mappa in stile Assassin’s Creed. Tutti gli stilemi appartenenti ai classici esponenti del genere free roaming si raggruppano in Dynasty Warriors 9 donando un senso di freschezza e di novità assoluta rispetto al passato. Prima di svolgere una specifica missione utile per proseguire nella trama, sarà possibile portare a termine differenti quest secondarie che permetteranno di guadagnare punti esperienza con cui salire di livello, nonché recuperare risorse, pergamene o materiali grazie ai quali dedicarsi al crafting ed al potenziamento del proprio eroe. Nelle città, inoltre, sarà possibile trovare alcune botteghe dove rifocillarsi o migliorare il proprio equipaggiamento. L’aggiunta di tutte queste attività collaterali, nonostante si basino su meccaniche molto elementari, rappresentano un ottimo punto di partenza per il rilancio dell’intera saga e uno sforzo più che apprezzabile da parte della casa produttrice di voler valorizzare un brand ormai fermo al passato.

Ovviamente, quando si tratta di menare le mani, Dynasty Warriors 9 mantiene invariata la sua verve combattiva e offre tutto ciò che i giocatori si aspettano. Il fulcro del gameplay resta il button mashing sfrenato, con orde di incalcolabili soldati da affrontare senza alcuna riserva: a supporto della solita ripetitività concettuale sopraggiunge una notevole varietà di armi a disposizione che modifica ampiamente i moveset dei personaggi utilizzabili, tutti dotati di un personale stile di lotta. Oltre agli attacchi leggeri e pesanti si potranno sfruttare anche due colpi extra definiti “Variabile” e “Reattivo”, la cui attivazione dipende rispettivamente dalla condizione e dalla situazione in cui riversa l’avversario, così da acuire i danni inflitti. In aggiunta, alla pressione del dorsale destro in combinazione con uno dei quattro tasti del pad, si potranno anche alcune tecniche speciali con cui stordire o scagliare in aria gli oppositori, ponendoli alla mercé delle spettacolari “mosse finali”, che andranno azionate solo dopo aver riempito l’apposito indicatore. In generale, il combat system di Dynasty Warriors 9, benché presenti alcune variazioni interessanti, resta privo di qualsivoglia piglio strategico, ma in fondo chi acquista un titolo del genere sa che cosa vuole e a cosa andrà incontro. Ovviamente le boss fight contro i generali nemici sono combattimenti più complessi del normale che richiederanno un pizzico di strategia e di pazienza, ma in Dynasty Warriors 9, proprio come in passato, ciò che conta e diverte, è la possibilità di sbaragliare migliaia di avversari per portare al trionfo i propri eroi. Dal punto di vista estetico il titolo Koei Tecmo non brilla e resta troppo ancorato al passato per via di animazioni legnose e per nulla armoniche e, come al solito, propone un universo pieno di nemici che si muovono in maniera identica e a volte addirittura all’unisono. Fortunatamente dal punto di vista grafico il salto qualitativo rispetto al passato c’è stato, ma il tutto non riesce ancora a far restare i giocatori a bocca aperta dinanzi lo schermo. La colonna sonora è ben eseguita e arrangiata, ma nonostante si componga di pezzi a volte anche estremamente coinvolgenti, alle lunghe risulta essere ridondante e ripetitiva, in quanto presenta un numero limitato di brani. Buono invece il frame rate che fortunatamente, anche quando sullo schermo ci sono centinaia di modelli che si muovono, resta quasi sempre stabile. Splendide alcune vedute al tramonto o all’alba che sicuramente si faranno ammirare dai gamers più attenti. Tirando le somme, nonostante Dynasty Warriors 9 non raggiunga la perfezione assoluta, il titolo risulta comunque un discreto acquisto. Questo prodotto è mirato ovviamente a un pubblico che preferisce i videogames in single player e che preferisce rilassarsi senza pensare troppo o spendere ore ed ore dinanzi lo schermo. Detto ciò, lo sforzo dovuto al rinnovamento è assolutamente apprezzabile e nonostante alcuni lati del gameplay siano assolutamente da rivedere, Dynasty Warriors 9 riesce comunque a divertire e a farsi amare.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 7,5
Sonoro: 7,5
Gameplay: 8
Longevità: 8,5
VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Disintegration, lo shooter strategico in tempo reale

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Disintegration è un videogame particolare, può infatti essere classificato come un mix fra uno shooter e uno strategico in tempo reale con visuale principale in prima persona. Il titolo è ambientato in un futuro prossimo nel quale la Rayonne, la corporazione presieduta dal Tenente Colonnello Black Shuck, sta mettendo in atto “l’integrazione” ovvero un processo che consente di conservare il cervello umano all’interno di un corpo meccanico in stile robot, dando vita ad una sorta di “umano in un contenitore metallico”. Questa procedura, originariamente ideata per salvaguardare la razza umana, flagellata da anni di guerre, epidemie e carestie nell’attesa di un nuovo equilibrio, è diventata in poco tempo un’imposizione da parte di alcuni fanatici estremisti schierati apertamente contro l’idea di un ritorno alle origini arrivando a costringere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra, i così detti “Naturali” a scegliere fra la trasformazione o la morte. Per evitare che avvenga tutto ciò, è stata costituita la Resistenza capitanata dall’ex pilota di gravicicli Romer Shoal che, con il prezioso aiuto della sua squadra di Fuorilegge, membri dell’equipaggio che hanno subito l’Integrazione ma che combattono contro la Rayonne, dovrà combattere i nemici per liberare i Naturali e far rinascere l’umanità come tutti la conosciamo. Chi gioca, ovviamente, vestirà i panni da protagonista di Romer Shoal pilotando un Graviciclo. Tale mezzo è un veicolo a levitazione gravitazionale armato fino ai denti ma che ha allo stesso tempo il comando tattico di una squadra di Fuorilegge, ognuno dotato di un’abilità speciale che potrà essere utilizzata singolarmente per abbattere il nemico o in combinazione con le abilità dei compagni di squadra per sviluppare una potenza di fuoco di grande portata. Insomma, in Disintegration non solo si spara, ma si comandano squadre sul campo di battaglia e si studia la strategia migliore per vincere. Il gioco è suddiviso in 12 missioni, ognuna delle quali è spezzettata in checkpoint intermedi. Ognuno di essi è preceduto da filmati ben fatti e da una sorta di briefing durante il quale verranno di volta in volta indicati gli obiettivi da raggiungere per poter guadagnare punti. Andando più nello specifico, questi consisteranno nel distruggere tutti i nemici a schermo utilizzando un’arma in particolare o una combinazione di armi fra quelle disponibili oppure difendere le installazioni terrestri dagli attacchi nemici o ancora terminare la missione in un tempo prefissato. Ovviamente al termine di ogni missione bisognerà liberare i Naturali, imprigionati in una sorta di gabbia, dai mercenari della Rayonne.

La “motocicletta a levitazione” è la vera chiave di lettura del gioco di V1 Interactive: a differenza di quanto accade negli sparatutto tradizionali, in Disintegration non ci si può affidare solo alla propria potenza di fuoco, ma bisogna sfruttare la privilegiata posizione di guida per controllare le truppe di terra, in un inedito ibrido tra FPS e RTS. Il timore per un sistema di controllo troppo complicato viene fugato dopo pochi minuti, perché i comandi, ridotti al minimo indispensabile, sono tutti facilmente raggiungibili dalle dita. Il mix progettato da Lehto e i suoi funziona bene, specialmente nel single player. Il giocatore recita un ruolo attivo nella battaglia, ingaggiando i nemici con una delle due armi principali che equipaggiano il graviciclo; tuttavia mobilità, artiglieria e resistenza sono del tutto inadeguate per pensare di sterminare le orde avversarie senza l’ausilio delle unità terrestri. Queste ultime sono governate principalmente da una buona intelligenza artificiale: bisogna soltanto indicare il punto da raggiungere o il nemico su cui concentrare il fuoco e la CPU si occuperà di tutto il resto, senza che si verifichino fastidiosi problemi di pathfinding. A seconda della missione se ne possono controllare due, tre o quattro; ciascuna è contraddistinta da un’abilità specifica che, una volta selezionata, rallenta il tempo per consentire di scegliere con precisione l’area in cui utilizzarla. L’efficacia maggiore si ottiene combinandole: ad esempio, prima lanciando un campo che rallenta i nemici al suo interno e poi scaricandovi una raffica di mortaio. Spiegato in questo modo, il gameplay di Disintegration potrebbe apparire macchinoso, invece si rivela immediato e fluido, grazie ad un’interfaccia utente snella e intuitiva. Ne conseguono battaglie appassionanti, impegnative e non troppo frenetiche, ma altrettanto scevre di momenti morti. Il ritmo è la chiave essenziale per avere la meglio dei nemici, il cui grado di sfida diventa impegnativo a partire dal terzo dei quattro livelli di difficoltà; utilizzare al momento giusto la limitata spinta propulsiva del graviciclo, coordinare il fuoco sui nemici e orchestrare gli attacchi speciali sono le tecniche da padroneggiare per avere la meglio sull’IA dei nemici. Senza dubbio va promossa la freschezza del sistema di combattimento di Disintegration, in cui abbiamo letto una libera ispirazione a quello di un MOBA o di un Brutal Legend, con la convinzione che sarà di ispirazione anche a future produzioni.

Per quanto riguarda la campagna per giocatore singolo, il canovaccio narrativo, pur con delle premesse fragili, riesce ad intrattenere per tutta la durata della campagna, grazie soprattutto all’ottima caratterizzazione dei personaggi. L’iniziale scetticismo sulle potenzialità carismatiche di un gruppo di robot ha rapidamente lasciato il posto alla simpatia che Romer Shoal e la sua stravagante ciurma di rinnegati hanno saputo trasmettere sia nelle cut-scene che durante le missioni stesse, dove non mancano battute irriverenti e doppi sensi che tuttavia non scendono mai nella volgarità. Un vero e proprio marchio di fabbrica in grado di far passare in secondo piano una certa ripetitività del sistema di gioco che offre ben poco oltre alle fasi di combattimento di cui si è già trattato. Le mappe lineari prevedono il tragitto dal punto A al punto B; nel mezzo una notevole quantità di unità memiche le cui fila vengono rimpinguate da frequenti rinforzi aerei. Nel tragitto si trovano poi casse contenenti punti esperienza e chip di potenziamento; possono esserci delle zone in cui il respawn è continuo sino a quando non si distrugge una struttura o passa un certo lasso di tempo; non manca nemmeno qualche boss di fine livello, ma, in linea di massima, non c’è molto altro da fare. Le missioni secondarie fornite dai compagni con cui interagire nel rifugio tra un livello e l’altro riguardano soprattutto lo stile di combattimento e pertanto non aggiungono varietà all’offerta della campagna per giocatore singolo che presenta un basso tasso di rigiocabilità. Per quanto riguarda il comparto online, possiamo dire che l’idea alla base del multiplayer è interessante, poiché esistono nove “crew”, ciascuna dotata di graviciclo e soldati specifici, alcuni dei quali introdotti nella campagna single player. C’è quindi la squadra di tank lenta ma con una grande capacità di assorbire danni, così come quella di sentinelle, veloci ma fragili. Nel mezzo un lodevole numero di combinazioni in grado di soddisfare la maggior parte degli stili di combattimento. Al momento ci sono tre modalità: Controllo Zona; Collezione, dove per fare punti bisogna raccogliere il case contenente il cervello dalle carcasse dei nemici abbattuti; Recupero, che è una sorta di cattura la bandiera. Gli sfidanti si affrontano sempre in due gruppi da cinque; in base agli obbiettivi ottenuti durante un match si ottengono dei punti con cui personalizzare esteticamente moto e abbigliamento, mentre al momento non sono previste classifiche. Se le premesse sembrano interessanti, nel passaggio dalla teoria alla pratica il combat system di Disintegration si annacqua per un paio di motivi in particolare. Il primo, e fondamentale, è che il focus della battaglia viene completamente spostato sui gravicicli: mentre nel single player le moto Rayonne compaiono di rado e la maggior parte della potenza di fuoco viene concentrata sulla miriade di unità terrestri, nella competitiva online il bersaglio principale è rappresentato dall’avversario in carne ed ossa. La frenesia degli scontri finisce col bistrattare le truppe di terra che già in partenza si vedono ovviamente “depotenziate” del rallentamento del tempo presente nel single player. In sintesi, la posizione critica che avevamo assunto dopo aver testato la beta tecnica di fine gennaio non si è modificata, nonostante alcune tangibili migliorie marginali relative all’interfaccia.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico possiamo dire che la realizzazione tecnica, nel suo insieme è più che buona sia su Pc che su Xbox One che Ps4: il dettaglio grafico si attesta su ottimi livelli, la colonna sonora che è presente lungo il gioco è davvero ben fatta e i comandi sono oltremodo intuitivi! Non vi capiterà mai di fermarvi a pensare quali tasti utilizzare per effettuare un determinato tipo di attacco. Anche l’utilizzo combinato del graviciclo con visuale in prima persona e della squadra di terra non darà alcun tipo di problema diventando quasi “naturale” guidare il veicolo in aria e comandare le truppe a terra. Disintegration è il classico gioco che non può piacere a tutti a prescindere: se amate gli FPS ma non gli strategici in tempo reale allora avrete una piacevolissima sorpresa che vi terrà incollati allo schermo nonostante qualche piccola mancanza che, a nostro avviso, non influisce in modo esagerato sulla buona riuscita del gioco, se invece siete amanti del genere tattico rimarrete probabilmente delusi dalla semplicità della parte, strategica del gioco. E’ bene sottolineare che il gioco è esclusivamente in inglese per la parte audio con sottotitoli in varie lingue fra le quali l’italiano. Un doppiaggio audio nella nostra lingua non avrebbe di certo guastato, ma fortunatamente le scritte a piè di schermo fanno il loro lavoro. Tirando le somme, vale la pena dare una chanche a questo Disintegration? A nostro avviso sì. Lo sforzo fatto per miscelare due generi, unito a una grafica di livello e a una giocabilità interessante, fanno di questo prodotto un titolo da provare a tutti i costi. Nonostante non sia un videogame perfetto, di buone idee e di potenziale ne ha parecchio. Provare per credere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Galaxy A31 il nuovo smartphone di Samsung

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Samsung annuncia il nuovo smartphone Galaxy A31. Il dispositivo, dotato di una quadrupla fotocamera multiuso, un display immersivo Infinity-U e una potente batteria da 5.000 mAh, introduce avanzate funzionalità e innovazioni nella popolare serie Galaxy A. “La serie Galaxy A è sempre stata sinonimo di valore”, commenta Paolo Bagnoli, Head of Marketing della divisione Telefonia di Samsung Electronics Italia “Galaxy A31 prosegue su questa linea, offrendo caratteristiche premium a un prezzo accessibile”. Il display Infinity-U da 6,4 pollici di Galaxy A31 assicura un’esperienza completamente immersiva. Grazie all’ampio formato, il contenuto riempie lo schermo da un bordo all’altro. È possibile guardare video, giochi e live streaming con la qualità FHD+ della tecnologia Super AMOLED. Lo schermo è alloggiato in un sottile dispositivo con soli 8,6 mm di spessore, che si adatta perfettamente alla mano. Grazie all’incredibile fotocamera principale da 48 MP di Galaxy A31, è possibile scattare foto e riprendere video ad alta risoluzione con la massima chiarezza. Con il suo campo visivo di 123 gradi, la fotocamera Ultra-grandangolare da 8 MP permette di catturare ancora di più. La fotocamera Macro da 5 MP consente di eseguire scatti ravvicinati estremamente dettagliati, mentre la fotocamera di Profondità da 5 MP permette di scattare foto con la modalità Fuoco Live in grado di far risaltare al massimo il soggetto. Quando si è fuori casa, è fondamentale avere un dispositivo con una buona autonomia. La batteria da 5.000 mAh di Galaxy A31 offre tutta la potenza necessaria per guardare film in streaming, condividere contenuti e giocare. In caso di necessità, grazie alla tecnologia di Ricarica Rapida a 15W, basta ricaricare lo smartphone per 30 minuti per avere un’autonomia sufficiente per tutto il giorno. Galaxy A31 dispone di un avanzato processore Octa-core, 4GB di RAM e tecnologia Game Booster basata sull’intelligenza artificiale. La memoria interna da 64GB, espandibile fino a 512GB con microSD, permette di scaricare file in tutta libertà, senza preoccuparsi di esaurire spazio. Completamente integrato nell’hardware e nel software di Galaxy A31, Samsung Knox protegge il dispositivo dal momento in cui viene acceso. Il lettore di impronte digitali integrato nello schermo fornisce un’autenticazione biometrica ad alta tecnologia, consentendo di sbloccare lo smartphone con un semplice tocco e realizzare pagamenti con Samsung Pay in totale sicurezza. Galaxy A31 sarà disponibile dalle prossime settimane al prezzo di 299,90 euro nelle colorazioni Prism Crush Black e Prism Crush Blue.

F.P.L.

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Namco Museum Archives 1 e 2, un tuffo nel passato

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Namco Museum Archives 1 e 2 sono dei tioli dedicati esclusivamente a chi ha vissuto gli anni ’80, periodo magico del gaming, e ha nostalgia di quei vecchi videogame con cui è cresciuto. Namco Museum Archives propone 11 giochi in ambo i volumi che ne compongono la produzione. Si tratta di un insieme di titoli scelti fra: produzioni già uscite nelle precedenti edizioni, titoli inediti e giochi che non hanno mai avuto una localizzazione in occidente, quali Dragon Spirit e Mappyland. Il primo volume della raccolta comprende: Galaxian, Pac-Man, Xevious, Mappy, Dig Dug, The Tower of Druaga, Sky Kid, Dragon Buster, Dragon Spirit: The New Legend, Splatterhouse: Wanpaku Graffiti, e Pac-Man Championship Edition; mentre il secondo volume offre: Galaga, Battle City, Pac-Land, Dig Dug II, Super Xevious, Mappy-Land, Legacy of the Wizard, Rolling Thunder, Dragon Buster II, Mendel Palace, e Gaplus. Un agglomerato di produzioni che, seppur storiche per certi versi, non troviamo rappresenti il meglio della, oltre, cinquantennale carriera di Namco. In ogni caso, anche se il rapporto qualità prezzo di Namco Archive Museum non è oggettivamente il suo punto di forza, (ogni raccolta costa circa 40 euro) discorso diverso va fatto per il confezionamento di queste raccolte antologiche che, pur non offrendo alcuna proposta particolarmente innovativa, riescono a donare un’esperienza di gioco più che accettabile. I menù sono molto semplici e chiari, ci si sposta orizzontalmente attraverso i vari titoli presenti, si può visionare una breve anteprima prima di iniziare a giocare e si possono scegliere alcune opzioni grafiche atte a simulate i monitor a tubo catodico, celebri un paio di decadi fa. Ogni produzione presente in Namco Museum Archives presenta la possibilità di salvare liberamente, creando dei punti di interruzione con cui il giocatore potrà riprendere la partita esattamente nel punto in cui l’aveva interrotta precedentemente. La oramai nota, nel campo delle emulazioni ufficiali, funzione “rewind” è presente anche in queste due raccolte. Tale funzione permette al giocatore di ritornare indietro nel tempo in caso di game over accidentali, ricominciando a giocare pochi secondi prima dell’errore appena compiuto. Una feature questa che in molti avrebbero desiderato una trentina di anni fa.

In linea generale, l’esperienza di gioco è nel complesso gradevole, l’interfaccia di gioco è pulita, minimale e tutto e studiato per mettere i giochi al primo posto eliminando ogni tipo di orpello aggiuntivo, presente in altre raccolte antologiche. In termini di longevità e qualità dei titoli è davvero complesso esprimersi in merito a produzioni uscite nei mitici anni ottanta. Namco Museum Archives è un titolo pensato per gli amanti del retrogaming, per quei giocatori interessati nel preservare sulle macchine da gioco attuali, i classici del passato nella loro versione migliore. Se siete quindi parte di questa categoria di giocatori, e il prezzo elevato non è un deterrente, indubbiamente sarete felici dalla produzione della software house nipponica. Tirando le somme possiamo dire che Namco Museum Archive 1 e 2 ci offrono due raccolte di buona qualità, ma con due difetti evidenti: il prezzo e la lista dei titoli a disposizione. Questo implica automaticamente che le raccolte non sono destinate al grande pubblico, ma più indirizzate a quei giocatori che non possono fare a meno di conservare nella propria collezione digitale queste perle del passato. Se siete amanti del retrogaming e il prezzo non vi spaventa non dovete avere dubbi su questo acquisto. Personalmente avrei voluto, visto il prezzo, una quantità maggiore di titoli o una unificazione delle due raccolte. Un’esperienza di gioco molto più che buona, inficiata da una strategia di mercato quantomeno discutibile. Un must have per gli appassionati, ma che difficilmente attirerà il grande pubblico. Insomma, se siete dei nostalgici, se avete desiderio di rivivere quelle atmosfere che si respiravano a casa propria o di amici oltre 30 anni fa, allora queste raccolte siamo certi facciano per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica 6

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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