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Cultura e Spettacoli

È ritornato il festival della valle d’Itria, perla dell’estate culturale pugliese

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Ogni anno in estate, la cittadina di Martina Franca, Puglia, provincia di Taranto, richiama gli appassionati di musica classica nelle date del Festival della Valle d’Itria. Fin dalla sua prima edizione del 1975, questa manifestazione presenta un fitto calendario di eventi e ripropone opere della tradizione classica spesso dimenticate, rappresentate nei contesti più suggestivi della città, come il Palazzo Ducale del XVI secolo. Due spettacoli nel segno di Strauss, Il borghese gentiluomo diretto da Michele Spotti e Arianna a Nasso diretta da Fabio Luisi, e un ciclo di concerti vocali con i migliori belcantisti di oggi..

È stato ridisegnato in tempi record il calendario della 46edizione del Festival della Valle d’Itria: il direttore artistico Alberto Triola e il direttore musicale Fabio Luisi hanno predisposto in poche settimane un nuovo cartellone costruito intorno al mito di Arianna, tema centrale per questa edizione intitolata “Per ritrovare il filo”, che dal 14 luglio si conclude il 2 agosto.

«Abbiamo creduto – afferma Franco Punzi, presidente della Fondazione Paolo Grassi – anche nei momenti più difficili, che le luci di Palazzo Ducale dovessero accendersi sulla 46a edizione del Festival: il nostro è un impegno nei confronti del territorio, degli artisti ma soprattutto del nostro pubblico. È nel momento più grave che il teatro, così come ci insegna Paolo Grassi, deve essere in grado di affermare il proprio ruolo, di trovare nuova vitalità per restituirla alla comunità di cui fa parte. Il mio più sentito ringraziamento va quindi a tutto lo staff del Festival, il cui lavoro instancabile potrà ridare ossigeno a Martina Franca e a tutta la Valle d’Itria». In totale sono proposte diciannove serate fra opere in forma scenica, concerti vocali e progetti speciali che si svolgono, secondo le misure di sicurezza richieste dall’emergenza Covid-19, nei luoghi più suggestivi di Martina Franca (dall’imprescindibile Atrio di Palazzo Ducale, ai chiostri e alle chiese del centro storico), nelle masserie della zona e anche in altri spazi di Taranto e Polignano a Mare.

Il borghese gentiluomo

Ad inaugurare il Festival la sera del 14 luglio (repliche il 22, 25 luglio e l’1 agosto) è stata la commedia di Molière Il borghese gentiluomo ripensata come monologo da Stefano Massini, con la mise en espace curata da Davide Gasparro e le musiche di scena del compositore di Monaco di Baviera dirette da Michele Spotti. La musica scritta per accompagnare la commedia sarà eseguita, secondo la partitura del 1917, con performance d’attore e di danza, nello spirito originale della comédie ballet di Lully/Molière e della ricreazione di Strauss/Hofmannsthal: a Massini, tra i massimi drammaturghi del teatro contemporaneo, nonché consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano, il Festival ha commissionato una drammaturgia originale che prende le mosse da Molière per parlare del nostro tempo; il protagonista della commedia, Monsieur Jourdain, ambisce allo status di nobile (gentilhomme, appunto) e ad essere ammesso alla vita della corte di Re Sole, ripresentandosi nelle vesti dell’artista di oggi; dell’uomo di teatro che, alle soglie del terzo decennio del XXI secolo, è costretto a rivendicare il proprio ruolo nella società italiana contemporanea. Il popolare scrittore era ospite d’eccezione sul palco della serata inaugurale, mentre per tutte le repliche passerà il testimone al regista e attore Davide Gasparro. Nel cast le parti musicate di Monsieur Jourdain sono affidate a Vittorio Prato, mentre il Pastore è Ana Victoria Pitts e la Pastorella Barbara Massaro. I movimenti scenici sono ideati da Fabrizio Di Franco, in collaborazione con Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto.

Arianna a Nasso

Arianna a Nasso (21, 24, 26 luglio e 2 agosto), affidata alla bacchetta di Fabio Luisi, viene proposta nella prima edizione del 1912, con una nuova versione in italiano del libretto di Hugo von Hofmannsthal a cura di Quirino Principe e la regia di Walter Pagliaro,gli elementi scenici di Gianni Carluccio e i costumi di Giuseppe Palella (già Premio Abbiati per suoi precedenti lavori al Festival). Nel ruolo della protagonista Carmela Remigio, al suo terzo titolo consecutivo al Festival dopo i successi in Rinaldo ed Ecuba; nei panni di Bacco ci sarà il tenore Piero Pretti, in quelli di Zerbinetta il soprano Jessica Pratt; Arlecchino sarà Vittorio Prato. Il tema del Festival prende le mosse dalle somme elaborazioni poetiche del mito di Arianna delle fonti classiche del LXIV Carme di Catullo e della Decima Epistola delle Eroidi di Ovidio. I versi di entrambi i componimenti portano in nuce le forme e i luoghi topici di tante scene e arie d’opera dei secoli a seguire, consegnando alla cultura occidentale un’inesauribile fonte di materiale che sarà rielaborato in infiniti modi e dal quale saranno create le vicende di donne come Medea e Didone, ma anche Norma, Armida, Bolena e Donna Elvira. Così, mondo barocco e recupero della cultura classica, non si fermano al palcoscenico operistico di Palazzo Ducale ma anomano l’intero programma musicale. In particolare il 27 luglio ci sarà un’originale iniziativa musicale in più tappe fra i monumenti del centro storico e attraverso i secoli della musica, intitolata Omaggio a Martina Franca “Come Teseo: nel labirinto bianco con il filo d’Arianna”, che coinvolgerà decine di artisti – fra i quali specialisti del repertorio barocco come il direttore Federico Maria Sardelli e il soprano Giulia Semenzato – e che potrà essere seguita in streaming dal pubblico di tutto il mondo. Concerti. La figura di Arianna in musica nutre naturalmente i programmi di alcuni concerti nell’Atrio di Palazzo Ducale con solisti di assoluto rilievo. Anche quest’anno, alcune serate del festival hanno luogo nelle più belle masserie della zona, che ospitano il ciclo “Il canto degli ulivi”: primo appuntamento il 16 luglio a Crispiano con il recital del basso Alex Esposito con un programma con le arie più celebri del suo repertorio; il 20 luglio a Cisternino ancora un concerto dedicato alle eroine dell’opera, novelle Arianna, con Lidia Fridman e Leonora Bonilla; il mezzosoprano Veronica Simeoni è la protagonista dell’appuntamento del 23 luglio alla Masseria Palesi di Martina Franca con pagine dal repertorio barocco a Strauss. Quindi anche due appuntamenti in riva al mare: il 15 luglio il Festival va al Museo della Fondazione Pino Pascali di Polignano per un concerto con il soprano Lidia Fridman (acclamata Ecuba lo scorso anno), il Trio Gioconda De Vito e il Duo Gromoglasova e pagine musicali legate proprio al mondo marino; il 28 luglio invece tappa a Taranto per il recital del tenore Francesco Meli e del baritono Luca Salsi che proporranno l’ascolto di celebri pagine verdiane. Due le date concertistiche al Chiostro di San Domenico per omaggiare il genio di Ludwig van Beethoven nel 250° anniversario della nascita: il 17 luglio con il pianista Federico Colli – vincitore del primo premio nel 2011 al concorso Mozart di Salisburgo e nel 2012 al Leeds International Piano Competition – e il 18 luglio con il duo formato dalla violinista Francesca Dego e dal direttore d’orchestra Daniele Rustioni, che a Martina Franca è nelle vesti di pianista.

Sulla scia di quanto avvenuto nel 2019, si confermano per il 2020 le partnership del Festival con le maggiori aziende del territorio che, nonostante il difficile momento, hanno deciso di proseguire la positiva collaborazione, sostenendo la missione sociale e culturale del Festival: “Platinum Partner” è Masseria Torre Maizza / A Rocco Forte Hotel, cui si affiancano, come “Major Partner”, Bus Miccolis (“Travel Partner”), Masmec e il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria che partecipa alla rassegna nelle masserie “Il canto degli ulivi”. Anche l’edizione 2020 è accompagnata da Rolex che sceglie di promuovere la propria immagine sulle edizioni del Festival. I dettagli del programma ed informazioni sono disponibili sul sito

https://www.festivaldellavalleditria.it/opere-2020

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Cinema in lutto, morto a 44 l’attore Libero De Rienzo

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E’ morto all’età di 44 anni, stroncato da un infarto, nella sua casa romana, l’attore napoletano Libero De Rienzo. Nato a Napoli nel 1977, aveva intrapreso la carriera dello spettacolo sulle orme del padre, Fiore De Rienzo, che è stato aiuto regista di Citto Maselli.

Libero aveva vinto il David di Donatello nel 2002 e nel 2006, nel film Fortapàsc di Marco Risi, ha interpretato il giornalista napoletano Giancarlo Siani.

Tra i suoi lavori successivi, ‘Smetto quando voglio’ (2014) e nel 2019 il film ‘A Tor Bella Monaca non piove mai’.

Benché abitasse dall’età di due anni a Roma, Libero De Rienzo era legato alla città di Napoli. Sposato con la costumista Marcella Mosca, lascia due figli di 6 e 2 anni. Dopo i funerali (la cui data non è stata ancora fissata) la salma sarà inumata in Irpinia, accanto alla mamma. 

“Conoscevo bene Libero, del quale sono un grande estimatore non solo per le sue indiscusse qualità professionali ed artistiche, ma per la sua umanità, radicata cultura e forte impegno sociale e civile. Libero viveva a Roma, ma amava Napoli profondamente”. Lo afferma il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, appresa la notizia della morte dell’attore.

“La notizia della morte improvvisa di Libero De Rienzo è terribile e ci lascia tutti senza parole. Perdiamo un giovane talento, un protagonista del cinema italiano che già aveva visto riconosciuta la sua arte con la doppia vittoria del David di Donatello nel 2002 e nel 2006. Il mondo della cultura italiana si stringe con affetto e cordoglio alla sua famiglia, ai suoi piccoli figli, alla moglie e a tutte le persone che lo hanno amato, stimato e apprezzato”. Lo dichiara il ministro della Cultura Dario Franceschini.

“È una di quelle notizie che lasciano senza parole e con una tristezza profonda e cupa”. Con queste parole il sindaco di Procida, Dino Ambrosino, ha commentato la scomparsa, a 44 anni, dell’attore Libero De Rienzo, particolarmente legato all’isola. “Ho davanti agli occhi le mille scene in cui lo ricordo in giro per l’isola con quello stesso atteggiamento spensierato di tutti i concittadini, con la grande confidenza e serenità di chi fa parte della comunità – prosegue il primo cittadino -. Memorabili i momenti in cui lui ci aiutò a ridare vita al Carcere, contribuendo a riempire di nuovo quel Palazzo di umanità. Oppure quando insieme a noi si batteva come un leone per difendere il nostro piccolo pronto soccorso”. Il festival del cinema “Arthetica”, ideato e diretto dallo stesso De Rienzo, si svolse appunto nell’ex carcere dell’isola. L’attore aveva sostenuto con convinzione la candidatura di Procida a Capitale della cultura 2022.

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Il Festival mondiale ObiettivoCorto – MobileFilmFestival premia l’eccellenza italiana Mirko Alivernini

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Il regista sta attualmente realizzando il suo ultimo progetto “Rocky Giraldi – Delitto a Porta Portese” che uscirà nel mese di ottobre e sarà dedicato a tutti i fan di Tomas Milian e Bombolo

Il regista romano Mirko Alivernini continua a mietere successi con le sue opere: il 22 agosto sul palcoscenico della rassegna “ObiettivoCorto – MobileFilmFestival” ritirerà il prestigioso premio come “Eccellenza italiana” per il suo cinema tecnologico e all’avanguardia.

Nei giorni della rassegna che si svolgerà dal 17 al 22 agosto 2021 a Isernia verrà data al pubblico la possibilità di vedere una delle ultime opere del regista, “The WoodCutter”, thriller horror – psicologico con protagonista l’attrice Paola Lavini, presente su Amazon Prime e prodotto dalla Mainboard Production, casa di produzione di Mirko Alivernini.

ObiettivoCorto è un concorso internazionale di cortometraggi e documentari riservato ai registi che operano esclusivamente con smartphone, tablet, action camera e droni per la realizzazione delle opere cinematografiche.

Il progetto vuole avvicinare le persone al cinema e fornire spunti di riflessione, analizzando le nuove tecnologie ed evidenziando come possano divenire validi strumenti di interpretazione e osservazione del mondo.

L’iniziativa è inserita nell’ambito dell’iCINEMA Film Festival (iNTERNATIONAL – iNNOVATIVE – iNTERACTIVE), festival internazionale dedicato alle arti visive e cinematografiche.

Lo spettatore potrà vedere opere internazionale, provenienti da oltre 400 Paesi del mondo e realizzate attraverso le nuove tecnologie.

L’uso della metodologia a doppia intelligenza artificiale di Alivernini, che lo ha reso il primo regista in Italia a introdurre questo nuovo metodo di lavoro, oggi sempre più diffuso tra i giovani, ha spinto gli organizzatori di ObiettivoCorto ha volere fortemente che il regista ritirasse questo premio.

“L’importanza di ciò che si fa appartiene alla visione personale che si ha del mondo” con queste parole Alivernini ha commentato entusiasta la notizia del riconoscimento, ribadendo che “chi ha paura del progresso vive costantemente in un’inevitabile regresso”.

Mirko Alivernini attualmente sta realizzando il suo ultimo progetto “Rocky Giraldi – Delitto a Porta Portese” che uscirà nel mese di ottobre e sarà dedicato a tutti i fan di Tomas Milian e Bombolo.

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Sole Luna Doc Film Festival: premiati “Il mio Corpo” di Michele Pennetta e “The Golden Buttons” di Alex Evstigneev

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Due film che raccontano le esistenze in bilico di adolescenti in angoli diversi del mondo: dalla Sicilia più emarginata alla Russia militare

La giuria internazionale del 16esimo Sole Luna Doc Film festival ha decretato i film vincitori di quest’anno. Il premio come miglior documentario è andato a Il mio corpo di Michele Pennetta che racconta le vite sospese di un adolescente siciliano, Oscar, e di Stanley, giovane nigeriano, e che ottiene anche una menzione speciale come miglior montaggio. Il premio per il miglior cortometraggio è andato a The Golden Buttons di Alex Evstigneev, premiato anche dalla Giuria Nuovi Italiani, che riesce a mostrare l’addestramento a cui tanti adolescenti russi si sottopongono iscrivendosi volontariamente alla scuola presidenziale dei cadetti per poter servire un giorno nella Guardia Nazionale voluta da Putin.

Conquista il premio Soundrivemotion per il sound e la migliore colonna sonora originale firmata da Roy Paci, il film A Black Jesus di Luca Lucchesi, proiettato per la prima volta in Italia su grande schermo proprio al Sole Luna e giudicato il “Miglior film” di questa edizione dalla giuria degli Studenti. Il pubblico ha invece premiato il film The village resists di David Bert e Joris Dhert.

Il miglior documentario ha ricevuto un premio di 3 mila euro finanziato da Fondazione Sicilia. Al miglior cortometraggio è andato il premio di 300 euro sostenuto dal Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino. Il vincitore del premio Soundrivemotion, ideato da Joe Schievano, ha ricevuto una strumentazione tecnica per la registrazione dei suoni ambientali.

«È stato un onore per noi poter ospitare quest’anno tante anteprime internazionali e nazionali: film che erano rimasti nei cassetti a causa del Covid e che adesso iniziano il loro percorso nei festival», dicono i direttori artistici Chiara Andrich e Andrea Mura. È il caso del corto- rivelazione The Golden Buttons presentato in anteprima italiana: potente tanto nei contenuti quanto nel registro narrativo. È un’anteprima siciliana, invece, Il mio corpo di Michele Pennetta girato in Sicilia e prodotto da Kino Film in co-produzione con Close Up Films, RSI radiotelevisione svizzera e Rai Cinema. Presentato in anteprima assoluta nel 2020 a Visions du Réel, il film ha già conquistato la critica internazionale per la sua poetica e la forza del racconto. A ritirare il premio per il miglior documentario, Stanley Abhulimen.

«Questo premio è una grande gioia per me. …Avrei tanto voluto essere presente», ha detto nel video messaggio il regista Michele Pennetta, in partenza per il Festival di Cannes dove tra qualche giorno Il mio corpo sarà proiettato nell’ambito dell’Acid Cannes. «Conosco la Sicilia da tanto tempo ed è per me un onore che il film riceva un premio in quest’Isola per un film girato qui», ha aggiunto Paolo Ferrari, direttore della fotografia. Ha ringraziato in video messaggio anche Alex Evstigneev, autore di The Golden Buttons. Il premio per la colonna sonora e il premio della giuria degli studenti al film A Black Jesus sono stati consegnati dagli stessi studenti e da Joe Schievano sabato sera al regista Luca Lucchesi e a Roy Paci.

«Per il Festival – dice Lucia Gotti Venturato, presidente dell’Associazione Sole Luna. Un ponte tra le culture – questo è un anno di svolta. Insieme alla direzione artistica e alla direzione scientifica del Festival abbiamo scelto di consolidare le collaborazioni con altri Festival e mettere al centro di questa e delle prossime edizioni il tema dell’Ambiente. Inoltre, insieme ad Enel Green Power, nostro main sponsor, abbiamo deciso di rafforzare il nostro impegno sul fronte della produzione documentaria dedicata alla transizione ecologia e alle energie rinnovabili». «È stata un’edizione ricca di nuovi legami e di giovani – dice il direttore scientifico Gabriella D’Agostino – Giovani delle scuole che da quest’anno arrivano anche da fuori Palermo, giovani volontari giunti al festival anche dall’estero e giovani universitari, italiani e non,  interessati ai temi che caratterizzano la nostra rassegna: diritti umani, ambiente, migrazioni, inclusione. Restiamo convinti che questa sia la strada giusta per sensibilizzare e far maturare una coscienza più consapevole della realtà che ci circonda e del tempo che viviamo».

La giuria internazionale composta da Pierfrancesco Li Donni, regista vincitore della scorsa edizione del Sole Luna; Ian Brennan, musicista e produttore musicale, premiato ai Grammy Awards; Lamia Belkaied Guiga, critica cinematografica edirettricedell’École supérieure de l’audiovisuel et du cinéma (Università di Cartagine, Tunisia); Marilena Delli Umuhoza, fotografa, regista e autrice di libri sul razzismo (l’ultimo: Negretta. Baci razzisti, Red Star Press, 2020); e Nadeesha Dilshani Uyangoda, scrittrice e giornalista freelance per testate internazionali come Al Jazeera English, The Telegraph e Open Democracy, specializzata in questioni relative alle migrazioni e, in particolare, alle cosiddette seconde generazioni, ha assegnato anche una serie di menzioni speciali:

per la regia al film Fiancées di Julia Bünter

per la fotografia al film  Rhythms of Lost Timedi Anisa Sabiri

per il montaggio al filmIl mio corpo di Michele Pennetta

per il sound al filmA black Jesus di Luca Lucchesi

«Abbiamo lavorato bene – dice a nome di tutti i giurati Nadeesha Dilshani Uyangoda, componente della giuria internazionale – Ci siamo ritrovati sulla gran parte delle valutazioni e anche quando non è stato così, siamo arrivati facilmente ad una sintesi, facilitati dall’alta qualità dei film in concorso».

Altre menzioni speciali sono state assegnate dalla giuria degli Studenti al film I, Mary di Aliki Saragas e dalla giuria Nuovi Italiani al corto Memory of the land di Samira Badran

A seguire le motivazioni complete delle giurie:

GIURIA INTERNAZIONALE

BEST DOC – Il mio corpo
Per aver saputo dar voce a dei mondi sommersi che vivono sospesi ai margini del nostro tempo, restituendo uno spaccato umano capace di fotografare il tempo sospeso della vita. Per aver rimesso al centro corpi marginalizzati e dimenticati. In onore delle migliaia di persone che sono morte tentando di raggiungere queste coste.

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BEST SHORT – The golden buttons

Come in thriller il film fa luce su uno dei lati oscuri della Russia contemporanea indagando con ritmo, immagine e suggestione il mondo-bambino schiacciato da militarismo e propaganda. Il regista utilizza con sapienza limiti logistici per un vantaggio artistico e, dunque, crea un’opera che senza quegli ostacoli e la sua risposta a essi non sarebbe stata possibile.

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Menzione
BEST DIRECTING – FIANCÉES

Per la rara intimità catturata dalla camera, Fiancées, la regista Julia Bünter ha eccelso nel conquistare la fiducia dei suoi soggetti e nel presentare momenti indimenticabili che sono oro cinematografico. Il suo lavoro empatico la mette nella stimata tradizione del cinema diretto e di artisti di documentari leggendari come i fratelli Maysles, Agnès Varda, D.A. Pennebaker e Barbara Kopple.
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Menzione
BEST PHOTOGRAPHY – Rhytms of lost time

Per la qualità della forma, la giusta distanza tra il narratore e la narrazione: in Rhythms of Lost Timeil dop Alexey Venzos ha ritratto con sensibilità non solo le persone ma anche la loro cultura, traducendo emozioni sulla vita e sulla morte.

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Menzione
BEST EDITING – Il mio corpo

Per la forza della narrazione e delle emozioni interiori, Orsola Valenti e Damian Plandolit hanno creato in Il mio corpo, un equilibrio tra due mondi paralleli abitati da persone che hanno resistito situazioni difficili in tempi difficili.

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BEST SOUND – A black Jesus

Dall’inizio del film la musica si presenta in modo importante come trait d’union della storia, e crea una narrazione usando linguaggi a volte drammatici, nostalgici, ma anche ironici e gaudenti, creando un percorso di emozioni che si integrano molto bene con il suono ambientale e la grande presenza della musica diegetica. 

Un sapiente mix di musica originale, di musica ripresa dall’ambiente e di sound design.

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GIURIA STUDENTI

I membri della Giuria speciale, composta da studenti e studentesse del Liceo Scientifico Statale Albert Einstein di Palermo, dell’Istituto Magistrale Statale Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo e dell’Istituto di istruzione superiore Abramo Lincoln di Enna, in seguito ad una attenta e appassionata visione, decretano quale miglior documentario della XVI edizione del Sole Luna Doc Film Festival, A Black Jesus di Luca Lucchesi, con le seguenti motivazioni:

●   Per l’originale sceneggiatura e montaggio che hanno permesso di affrontare tematiche quali il razzismo e la xenofobia in un’ottica totalmente rivoluzionaria e innovativa, rendendo il documentario coinvolgente;

●   Per la grandiosa colonna sonora che accompagna tutto il film composta dalle musiche di Roy Paci, dalla corale presenza del paese di Siculiana che si consegna allo spettatore attraverso le numerose e evocanti voci senza volto, dalle meravigliose e tipiche melodie siciliane che hanno contribuito ad amplificare l’identificazione geografica dell’intero documentario;

●   Per la splendida fotografia che, tramite l’intervallarsi di campi medi, lunghi e vari piani, oltre che per la vividezza dei colori, è riuscita a narrare essenziali aspetti della terra siciliana e della sua storia.

●   Per la scelta di descrivere attraverso le contraddizioni dei personaggi il difficile rapporto tra le nuove esigenze di integrazione e una Sicilia chiusa in se stessa e nella sua povertà, nonostante una tradizione di apertura culturale rappresentata dal Gesù Nero.

●   Per la scelta valoriale del regista di manifestare con grande rispetto per le altrui posizioni la sua opposizione ad una politica populista ed inconcludente, che utilizza altri esseri umani come strumento di propaganda soffiando sul fuoco del razzismo.

I membri della Giuria speciale delle scuole attribuiscono, inoltre, una menzione speciale al documentario I, Mary di Aliki Saragas-Georgiou per le seguenti motivazioni:

●   Per la sceneggiatura che, attraverso la vita di Mary, donna resiliente e generosa, è riuscita a far conoscere a noi giovani la difficile vita delle persone albine nel Sudafrica.

●   Per la forza del documentario nello spingere gli spettatori a interrogarsi sul ruolo e le funzioni che le tradizioni giocano all’interno di una comunità e delle loro potenziali conseguenze discriminatorie per alcuni suoi membri.

●   Per la forza morale ed esistenziale della protagonista che la rendono un esempio di essere umano in grado di sopportare il peso delle discriminazioni, della solitudine, anche intrafamiliare, senza mai smettere di lottare per costruire una coscienza in altre persone sottoposte a simili umiliazioni e provare a creare un mondo più rispettoso della diversità umana.

●   Per l’accurato e simbolico montaggio che, attraverso una delicata composizione di scene di vita vissuta e di interviste alla protagonista, provoca una risposta fortemente empatica negli spettatori.

●   Per aver mostrato l’innovativa funzione di Internet nella vita della ragazza, attraverso la quale Mary è riuscita a esprimere se stessa e denunziare pubblicamente le forme di discriminazione a cui gli albini sono, ancora oggi, sottoposti.

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GIURIA NUOVI ITALIANI

La giuria composta da: Priyanka Datta, Amadou Diallo, Saifoudiny Diallo, Bandiougou Diawara, Gian Matteo Marie.

BEST FILM: The golden buttons

il film riesce a offrire uno sguardo intimo su una accademia militare, in modo originale, sorprendendo con scene di dolcezza, emozioni e sensibilità diverse da ciò che si aspetterebbe pensando all’esercito personale di Putin. La storia è raccontata attraverso gli scatti e le inquadrature della macchina fotografica, offrendo storie e immagini nascoste, ma di facile comprensione. Infine, la musica completa la storia ei sentimenti del film.

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MENZIONE SPECIALE
Memory of the land riceve la menzione speciale per la trama coinvolgente e appassionante. Le gambe diventano protagoniste, simboleggiando tutto il mondo e la storia, e cosi il film riesce perfettamente a trasmettere perfettamente le emozioni connesse alla repressione e alla violenza.  
Le animazioni sono fatte molto bene, in particolare nel contrasto tra le immagini fredde fisse e quelle calde in movimento, e nell’equilibrio tra immagini o video reali e disignati. Il documentario assume un punto di vista neutrale, che può rappresentare tutti, non solo un un’etnia o un paese, infatti attraverso questi disegni e movimenti possono essere raccontate molte altre storie e tragedie.

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