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EBOLA, QUESTIONE DI ETICA: CONCESSI FARMACI ANCHE NON TESTATI

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L'Oms decreta etico somministrare agli africani farmaci ancora non testati, solo dopo lo scandalo che ha visto due missionari americani ricevere il trattamento salvavita

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di Cinzia Marchegiani

Ginevra OMS – E’ questione di discriminazione se solo due missionari americani, in ritorno in patria abbiano potuto beneficiare di un farmaco ancora non testato sugli umani. Quale etica ha permesso questo dualismo incomprensibile di trattamento, quando in realtà si conoscevano i dati allarmanti delle vittime cadute sotto la falce del virus mortale Ebola in Africa?
Le testate di giornali internazionali, come anche l’Osservatore d’Italia avevano sollevato questo problema di coscienza. L'Organizzazione Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite ( OMS ) ha convocato una riunione di esperti di etica e scienziati per discutere sull'uso dei farmaci sperimentali nel trattamento Ebola, tre giorni dopo che l'agenzia ha dichiarato l'attuale focolaio della malattia in Africa occidentale un internazionale emergenza sanitaria pubblica. Per oggi era in programma una conferenza stampa nella sede di Ginevra. Secondo l’OMS: "Il recente trattamento di due operatori sanitari infettati con il virus Ebola con la medicina sperimentale, ha sollevato interrogativi sul fatto che il farmaco che non è mai stato testato e dimostrato di essere al sicuro per le persone dovrebbero essere utilizzati nel focolaio, e, data la quantità estremamente limitata di medicina disponibile, se viene utilizzato, che dovrebbe riceverlo. " L'incontro in teleconferenza di ieri, avrebbe dovuto sviluppare un quadro di come si dovrebbe affrontare il problema della droga non testata, il dottor Keiji Fukuda, OMS, Vice Direttore Generale per la sicurezza sanitaria, aveva detto ai giornalisti lo scorso Venerdì:”perché questo non è un problema solo del farmaco; è davvero un quadro che è potenzialmente applicabile a alle opzioni come sono emerse… e poi speriamo che fornirà indicazioni solide su come muoversi su questo gruppo di problemi "
Il dottor Chan ha detto: "Questo è la più grande, più grave e più complessa epidemia nella storia quasi quattro decenni di questa malattia" e inoltre ha specificato che sono approvate le misure temporanee per la ridurre e la diffusione di Ebola concordato dal Comitato Esecutivo."
Così l’8 agosto quando in una prima riunione del Comitato d'emergenza convocata dal direttore generale dell’OMS ai sensi del regolamento sanitario internazionale (2005) per quanto riguarda l'epidemia di Ebola Virus 2014 in Africa occidentale si è tenuta in teleconferenza il 6-7 agosto 2014. Il direttore ha accettato la valutazione generale del Comitato e l'8 ago 2014 dichiarò l'epidemia di Ebola in Africa occidentale una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Gli esperti che dovevano considerare e valutare le implicazioni etiche per il processo decisionale clinico del potenziale utilizzo di interventi non registrati, hanno raggiunto un consenso dichiarando che è etico e accettabile utilizzare i vaccini e i trattamenti sperimentali pur non conoscendo l’efficacia e potenziali effetti negativi nelle condizioni attuali di estrema emergenza, cercando di trattare e prevenire la rapida diffusione della malattia mortale, che negli ultimi mesi ha ucciso più di 1.000 persone. La notizia arriva poco dopo che Ebola ha ucciso la prima vittima in Europa, il missionario spagnolo Miguel Pajares, che ha contratto il virus in Liberia. Ed ecco che non solo diventa etico somministrare farmaci non testati, ma probabili salvavita per un’epidemia mortale gravemente non contenuta nel focolaio di origine.
Questo il rapporto integrale del 12 agosto 2014 appena pubblicato dall’OMS:

L’Africa occidentale sta vivendo la più grande, più grave e più complessa focolaio della malattia di virus Ebola nella storia. Focolai di Ebola possono essere contenuti con interventi disponibili, come la diagnosi precoce e l'isolamento, ricerca di contatti e monitoraggio, e il rispetto delle rigorose procedure di controllo delle infezioni. Tuttavia, un trattamento o vaccino specifico sarebbe una risorsa potente per contrastare il virus.
Negli ultimi dieci anni, gli sforzi di ricerca sono stati investiti nello sviluppo di farmaci e vaccini per le malattie virus Ebola. Alcuni di questi hanno mostrato risultati promettenti in laboratorio, ma non sono ancora stati valutati per la sicurezza e l'efficacia negli esseri umani. Il gran numero di persone colpite dal 2014 l'Africa occidentale scoppio, e l'alto tasso di mortalità, hanno spinto le chiamate di utilizzare interventi medici di sperimentazione per cercare di salvare la vita dei pazienti e per frenare l'epidemia.
Pertanto, l'11 agosto 2014, l'OMS ha convocato una consultazione per esaminare e valutare le implicazioni etiche per il processo decisionale clinico del potenziale utilizzo di interventi non registrati. In particolari circostanze di questa epidemia, e purché siano soddisfatte determinate condizioni, il pannello ha raggiunto il consenso che è etico di offrire interventi non provati con efficacia e gli effetti avversi ancora sconosciute, come potenziale trattamento o la prevenzione.
Criteri etici devono guidare la fornitura di tali interventi. Questi includono la trasparenza su tutti gli aspetti della cura, consenso informato, libertà di scelta, riservatezza, rispetto della persona, tutela della dignità e coinvolgimento della comunità.
Al fine di comprendere la sicurezza e l'efficacia di questi interventi, il gruppo raccomanda che, se e quando sono usati per trattare i pazienti, vi è l'obbligo morale di raccogliere e condividere tutti i dati generati, anche da trattamenti previsti 'uso compassionevole'  (l'accesso a un farmaco non approvato al di fuori di una sperimentazione clinica).
Il gruppo ha esplorato come l'uso di questi interventi può essere valutata scientificamente per garantire informazioni tempestive e accurate sulla sicurezza e l'efficacia di questi interventi di sperimentazione. C'era un accordo unanime sul fatto che ci sia un dovere morale per valutare anche questi interventi (per il trattamento o la prevenzione) nei migliori possibili sperimentazioni cliniche nelle circostanze per dimostrare definitivamente la loro sicurezza ed efficacia o fornire elementi di prova a fermare il loro utilizzo. La valutazione in itinere dovrebbe guidare gli interventi futuri.
Oltre a questo consiglio, il pannello aree che necessitano di analisi e discussione più dettagliata, come identificato:
• motivi etici per raccogliere i dati mentre si sforzano di fornire le cure ottimali, secondo le circostanze prevalenti;
• criteri etici a dare priorità all'uso di terapie sperimentali non registrati e vaccini;
• criteri etici per raggiungere un'equa distribuzione nelle comunità e tra i paesi, a fronte di un numero crescente di possibili nuovi interventi, nessuno dei quali è probabile che per soddisfare la domanda nel breve termine.

Il rapporto dei procedimenti riunione sarà a disposizione del pubblico da 17 Agosto 2014.

Comunque vada la discriminazione che è stata attuata fornendo ai due americani il farmaco salvavita ZMAPP non testato clinicamente e ha messo sotto processo un atteggiamento discriminatorio che ha accelerato inevitabilmente il processo di etica nell’OMS. Il mondo intero guarda con sgomento questa pagina storica poiché il principio morale si è sollevato solo dopo le polemiche sui due missionari americani, che i fin di vita gli è stato somministrato un farmaco di cui si conosceva da tempo la sua esistenza quando il focolaio di Ebola africano persisteva da molto tempo seminando inesorabilmente molte morti, in un clima di immobilismo.

Ed ecco che spunta anche un vaccino, fprse pronte nel 2015. In un’intervista alla RTI francese Jean-Marie Okvo-Bele direttore del Dipartimento di vaccini e l'immunizzazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha già indicato la data provvisoria del vaccino e sembra quello più promettente sia quello della società GlaxoSmithKline. Nell’intervista Jean-Marie Okvo-Bele dichiara: ”in un futuro molto prossimo che formeranno un consorzio con il National Institute of Health USA a lavorare sul vaccino. Insieme con GSK cercheremo di avviare i test clinici" secondo gli esperti dell'OMS, le sperimentazioni di farmaci potrebbero iniziare nel settembre di quest'anno in Stati Uniti e uno dei paesi più colpiti dalla il virus in Africa e occidentale ultimi due o tre mesi. Okvo continua: "Se cominciamo a settembre, prima della fine dell'anno possiamo avere i risultati e poi possiamo passare alla seconda fase di test. Poiché si tratta di una necessità urgente, il processo sarà trattata come un'emergenza per l'anno 2015 può avere un vaccino che può essere utilizzato ".

Comunque vada, Ebola ha aperto un processo di discriminazione inaccettabile e quelle ombre e sospetti su come sia stato non solo contenuto il focolaio, ma programmati o accelerati i processi di trattamento etici con farmaci di cui già da gennaio 2014 si conoscevano i primi risultati clinici sugli animali quando il continente africano era falcidiato da morti orribili. In Liberia si assiste alla pratica dell’abbandono dei malti e moribondi per le strade da parte dei familiari che hanno paura del contagio, e ora, solo quando la vita di missionari americani è stata messa in pericolo si è assistito ad una forte accelerazione delle decisioni…Il mondo guarda ed è senza parole! 

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Software spia sugli iPhone: Apple corre ai ripari

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Apple ha dovuto riparare urgentemente un difetto informatico che il controverso software Pegasus è riuscito a sfruttare per infettare gli iPhone.

Lo spyware della società israeliana NSO ha hackerato con successo i dispositivi a marchio Apple senza ricorrere a collegamenti o pulsanti ingannevoli, la tecnica comunemente utilizzata. 

Il difetto è stato individuato la scorsa settimana dai ricercatori di Citizen Lab, che hanno scoperto che l’iPhone di un attivista saudita era stato infettato tramite iMessage, il sistema di messaggistica di Apple.

Secondo questa organizzazione di sicurezza informatica dell’Università di Toronto, Pegasus utilizza questa vulnerabilità “almeno da febbraio 2021”.  

“Questa intrusione, che abbiamo chiamato Forcedentry, prende di mira la libreria di rendering delle immagini di Apple e ha funzionato contro i dispositivi Apple iOS, MacOS e WatchOS”, i sistemi operativi di telefoni cellulari, computer e smartwatch a marchio Apple.

“Dopo aver identificato questo difetto (…), Apple ha rapidamente sviluppato e distribuito una patch in iOS 14.8 per proteggere i nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic, direttore dei sistemi di sicurezza di Apple, in risposta a una richiesta dell’AFP.

Il gruppo californiano ha elogiato Citizen Lab per il suo lavoro e ha sottolineato che questo tipo di attacchi “ultrasofisticati” “costano milioni di dollari, non durano a lungo e sono usati per prendere di mira persone specifiche”. Pertanto, “non sono una minaccia per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic. “Ma continuiamo a lavorare instancabilmente per difendere tutti i nostri clienti”.

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Aliens Fireteam Elite, gli “Xeno” escono ancora dalle pareti

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Aliens Fireteam Elite, disponibile su Pc e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation, è un frenetico sparatutto che catapulta i giocatori nei luoghi più noti della saga cinematografica. La storia alla base di Aliens Fireteam Elite è quanto di più semplice e lineare si possa concepire, un mero pretesto per lanciare il giocatore e la sua squadra di fuoco nelle furiose battaglie contro lo Sciame, ma in fondo non c’è niente di meglio che una storia che funga da pretesto per un bel massacro di Xenomorfi in vecchio stile. Il titolo è ambientato nel 2202, appena vent’anni dopo gli eventi narrati in Aliens: Scontro Finale, a bordo della nave d’assalto spaziale Endeavor, la punta di diamante dell’esercito Coloniale. I soldati sono stati svegliati dal crio-sonno per rispondere alla chiamata di aiuto di un certo dottor Tim Hoenikker, apparentemente bloccato in una stazione di raffineria orbitale e in balia di un cospicuo numero di Xenomorfi. Il dottore sembra essere in possesso di informazioni vitali per il comando dei Marine, tra cui le prove di un ipotetico coinvolgimento della Weyland-Yutani in alcuni fumosi esperimenti che avrebbero dato vita a una nuova specie di alieni, ancora più feroci e implacabili di quelli visti in passato. Quale migliore occasione per un po’ di caccia agli insetti? Inizia qui l’epopea del team di Marine Coloniali protagonisti di Aliens Fireteam Elite, una missione disperata, viaggio pericoloso e pieno di insidie alle prese con l’orda più inesorabile mai pensata dal cinema hollywoodiano. Ma veniamo al dunque: una volta avviato il gioco e dopo aver creato il proprio alter-ego attraverso l’editor e aver scelto la sua classe di appartenenza tra le quattro disponibili (cinque se si conta quella sbloccabile una volta conclusa la campagna), è tutto pronto per iniziare l’avventura che si suddivide in 4 capitoli suddivisi a loro volta in tre sottomissioni. La nave UAS Endeavor, già citata qualche riga più in alto, funge da hub social per radunarsi con i propri compagni, organizzare l’inventario e preparare le missioni prima di scendere sul campo di battaglia. In questo ambiente ci sono anche molti NPC pronti ad approfondire la lore con un sistema di dialoghi a scelta multipla ma nulla di realmente interessante ai fini della narrazione (se non qualche piccolo, nostalgico riferimento a quanto visto nelle pellicole cinematografiche). Una volta radunato il team e selezionata la missione, si potrà scegliere come impostare la difficoltà e alcuni modificatori di difficoltà (che sono sotto forma di card) i quali influiranno sull’andamento delle partite andando, ad esempio, a dimezzare i danni in uscita oppure a restringere la capienza dei caricatori. In cambio, dopo aver concluso la quest, si potrà ricevere un cospicuo quantitativo di punti esperienza, utili a ottenere nuove armi, accessori e abilità per la nostra classe preferita.

La struttura ludica di Aliens: Fireteam Elite non inventa nulla di nuovo ma sfrutta alcune delle formule più usate negli ultimi anni negli shooter coop. Già dalle prime battute è evidente come Cold Iron si sia ispirata pesantemente alle meccaniche di Gears of War e Left 4 Dead per realizzare questo progetto: c’è l’immancabile sistema di coperture che sulla carta che garantisce un certo grado di protezione contro alcuni avversari capaci di attaccare a distanza, ma c’è la possibilità anche di curare se stessi e i compagni attraverso alcuni utili medikit. Presente anche la possibilità di schierare armamenti difensivi come torrette, mine, droni, ma anche letali munizioni elettriche e al napalm. In Aliens: Fireteam Elite tutto può salire di livello: le classi, le armi e le varie abilità. E’ possibile personalizzare le bocche da fuoco sia a livello visivo sia per quanto riguarda gli accessori, tra mirini, caricatori estesi ed altre componenti. Inoltre un sistema di perk consente di modificare il funzionamento delle abilità e l’efficacia del soldato sul campo. Risulta interessante come i potenziamenti vadano gestiti alla stregua di oggetti in un inventario dalle caselle limitate. Ci sono comunque a disposizione opzioni per tutti i gusti, con una buona scalabilità e configurabilità di audio e video. C’è pure un buon supporto dal punto di vista dell’accessibilità che tiene da conto daltonismo ed altre problematiche con alcune opzioni dedicate. La giocabilità poi può essere modificata per creare un’esperienza più o meno arcade con la possibilità di visualizzare o meno indicatori di vita o di uccisione e con l’opportunità di attivare delle sagome che individuano in maniera più efficace i nemici presenti sullo schermo. Aliens Fireteam Elite può essere affrontato da soli o in compagnia. Ovviamente con due amici al proprio fianco l’esperienza risulta molto più appagante e divertente: è vero che gli altri componenti della squadra in caso si giocasse in solitaria sono rimpiazzati da bot sintetici, ma bisogna sottolineare come l’intelligenza artificiale non sia esattamente allo stato dell’arte, soprattutto se si sceglie una difficoltà alta. Usando un medico ad esempio si può notare come gli alleati artificiali tendano a non entrare nell’area curativa, inoltre c’è una tendenza dei nostri androidi ad avanzare velocemente verso situazioni che li espongono a rischi mortali. Ovviamente poi l’utilizzo di una squadra umana permette il coordinamento strategico delle abilità che caratterizzano le varie classi. Già la presenza in duo di un demolitore e di un medico permette di gestire la situazione piuttosto egregiamente. Nel caso si decida di giocare in singolo però è bene sapere che in alcuni punti, anche al livello di difficoltà più facile, ci sono ad attendere un grado di sfida a nostro parere molto elevato che, anche a causa della mancanza di checkpoint, potrebbe costringere, specialmente i giocatori meno esperti, a ripetere la missione più volte. Come già detto in precedenza la campagna si divide in quattro atti, ciascuno dei quali è composto da tre capitoli, di cui inizialmente solo il primo è selezionabile. Le creature nemiche provengono prevalentemente dall’universo canonico di Alien, ma in parte anche da quello del prequel, per un bestiario che arriva alle venti unità. La struttura dei livelli si ripropone identica a sé stessa dal primo all’ultimo minuto della campagna: atri, piazzali o saloni più o meno ampi sono le arene in cui si consumano le carneficine di xenomorfi. Sono collegati da corridoi pressoché vuoti che si vorrà percorrere il prima possibile, anche sorvolando sul fatto che, nascosti qua e là, ci sono dei collezionabili. Questo perché ci si accorge subito che l’esplorazione è sterile: i vicoli apparentemente interessanti conducono a sentieri bloccati da rocce, mentre le porte che si affacciano sui corridoi sono tutte chiuse. C’è una sola direzione obbligata, peraltro indicata da un cursore, e non sono contemplate variazioni sul tema. Le ambientazioni sono ispirate dalla saga cinematografica, in particolare da Scontro Finale, ma non manca fortunatamente qualche colpo di scena e alcune location che faranno la gioia degli appassionati della saga. L’azione segue ostinatamente uno schema collaudato: si arriva in una stanza infestata di alieni, inizialmente di piccole dimensioni; man mano che si neutralizzano lo sciame continua a riversarsi sui giocatori con nemici sempre più resistenti e perniciosi. I momenti clou sono quelli degli assedi che si attivano dopo aver premuto un interruttore, dando un minimo di tempo per approntare le difese prima di attacchi apparentemente interminabili che culminano con la discesa in campo degli xenomorfi più ostici. In questa struttura piuttosto monotona, l’elemento di originalità è rappresentato proprio dagli alieni. Come ci insegnano le pellicole, possono arrivare anche dal soffitto, dal pavimento o dalle “fottute pareti”, sfruttando grate e condotti di aerazione: questo rende le coperture poco effettive e costringe non solo a muoversi di continuo, ma ad avere un occhio costante sull’iconico radar di prossimità. Si avverte l’assenza di variazioni sul tema che avrebbero garantito una maggior varietà, ma nel complesso l’esperienza è divertente e appagante. Insomma, a chi non piace massacrare centinaia di Xenomorfi arrabbiati? Per quanto riguarda la varietà di classi, gli sviluppatori propongono in totale cinque specializzazioni militari di cui quattro disponibili sin dal primo minuto, mentre la quinta (il ricognitore) si potrà utilizzare solo dopo aver portato a termine la campagna la prima volta. Le specializzazioni sono: il mitragliere, classico factotum buono per ogni occasione; il demolitore che può maneggiare armi pesanti come l’iconica Smartgun, il lanciafiamme o il lanciagranate; il tecnico e la sua micidiale torretta portatile; il dottore, l’unico a cui affidarsi per ripristinare la salute; il ricognitore con i suoi gadget di supporto.

Ad aumentare il tasso di rigiocabilità di Aliens Fireteam Elite c’è la modalità orda, che si sblocca solo dopo aver finito la campagna. Ci sono poi le sfide giornaliere e le carte “malus”, che alzano ulteriormente il tasso di sfida a fronte di un moltiplicatore d’esperienza. Il rischio noia, per via della struttura stessa del gioco e per il ridotto numero di mappe, è però scongiurato dalla natura cooperativa del titolo che è limitata ad internet (niente coop in locale purtroppo). Per completare la campagna a livello normale è necessaria una decina d’ore, alcune delle quali spese per fare esperienza. Dal punto di vista grafico e tecnico il titolo (da noi testato su Xbox Series X) sfrutta l’Unreal Engine, ma senza eccellere particolarmente. I personaggi non sono caratterizzati da un dettaglio eccezionale ma almeno, npc a parte, sono dotati di un livello decente di espressività. L’effetto che si ricava spesso è quello di un personaggio di plastica in stile action figure anni ‘80, soprattutto per quanto riguarda i capelli, decisamente finti. Anche le location sembrano spesso ampie, ma purtroppo vuote e a tratti ripetitive. Effetti, modelli e ombre sembrano dunque nella media, con qualche eccezione relativa ad esplosioni e fumo in certi casi piuttosto suggestivi. L’audio invece non sembra rendere pienamente giustizia al tutto. La colonna sonora per quanto piacevole non riesce a trasmettere il giusto grado di inquietudine. Anche la resa degli effetti sonori non ci ha convinto fino in fondo con il sound dell’artiglieria che non rende giustizia alla potenza dei fucili risultando i colpi stranamente ovattati. Abbiamo preferito di gran lunga la resa delle armi del vecchio Aliens: Colonial Marines decisamente più violenta e grezza in quanto ad impatto sonoro. Nota di merito agli effetti del fucile a impulsi M41 e alla “smartgun” che sono identici a quelli proposti in Aliens Scontro Finale. Peccato invece per il suono prodotto dal radar che non scannerizza di continuo ma emette brevi suoni solo quando c’è qualche pericolo in avvicinamento. Tirando le somme, se quello che si cerca è un titolo cooperativo che possa dare la possibilità di massacrare alieni con una vasta varietà di armi e che renda omaggio all’universo di Alien, allora questo è un gioco che non dovete lasciarvi sfuggire. Ovviamente, vista la natura del titolo, Aliens Fireteam Elite è un semplice shooter puro e semplice, non aspettatevi trame roboanti o colpi di scena incredibili. Tutto quello che vi si chiederà è imbracciare le armi e andare avanti a suon di scariche di mitra, vampate di lanciafiamme ed esplosioni. A noi tutto questo non è affatto dispiaciuto, quindi il nostro consiglio è quello di provarlo e giocarlo senza avere aspettative enormi. Il titolo nel complesso diverte e fa il suo dovere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Netflix e videogames, il debutto in Polonia

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Dopo una serie di rumors in rete e assunzioni focalizzate al gaming, Netflix ha ufficializzato il suo debutto nel settore dei videogiochi. La nota piattaforma ha infatti lanciato, per ora solo in Polonia, un’integrazione al servizio di streaming on demand all’interno dell’app Android.

I primi titoli disponibili sono due giochi di Stranger Things. “A partire da oggi, i clienti in Polonia possono provare il servizio su Android con ‘Stranger Things 1984’ e ‘Stranger Things 3’, già inclusi nell’abbonamento periodico – ha confermato la società, ricordano poi – siamo ancora agli inizi ma lavoreremo duramente per offrire la migliore esperienza possibile nei prossimi mesi con il nostro approccio al gioco senza pubblicità e senza acquisti in-app”.

I titoli disponibili verranno visualizzati, di volta in volta, nel feed della home page personale. Toccando l’icona, si passa al download, che indirizza direttamente al Play Store di Google. Ad ogni modo, non si tratta di videogame esclusivi, visto che gli stessi sono già presenti sul negozio digitale di Android. Nelle scorse settimane si è parlato di un presunto accordo tra Netflix e PlayStation, per l’inclusione nel servizio di videogiochi di celebri titoli della console di Sony, anche se al momento non vi è nulla di ufficiale.

A luglio, l’azienda di Reed Hastings ha assunto un ex dirigente di EA e Oculus per guidare la divisione gaming del gruppo, confermando l’interesse nell’estendere l’intrattenimento su mobile. Non è comunque la prima volta che Netflix flirta con i giochi. L’app di streaming offre episodi interattivi di ‘Black Mirror’, ‘Minecraft’ e ‘Carmen Sandiego’, dove l’utente può decidere come far proseguire la storia. Insomma, nel futuro del gaming sembra proprio che anche Netflix avrà un certo peso.

F.P.L.

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