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EBOLA: UN NUOVO SPETTRO NONOSTANTE IL VACCINO

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Tempo di lettura 5 minuti La stessa vaccinazione può facilitare il contagio del virus più virulento a persone non vaccinate. E nel caso di Ebola sarebbe un disastro mondiale

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di Cinzia Marchegiani

Ginevra – Arriva l’annuncio da parte dell’OMS dei dati provvisori sul vaccino contro l’Ebola testato in Guinea grazie a dei volontari. Quest'aggiornamento sul vaccino contro l'Ebola avviene quasi in contemporanea allo studio pubblicato sulla rivista PLoS Biology che invece mette in guardia sugli effetti devastanti che i vaccini “non perfetti” possano facilitare l'evoluzione e la sopravvivenza di versioni sempre più virulenti di un virus, mettendo gli individui non vaccinati più a rischio della stessa malattia grave.

I titoloni di alcuni giornali riportano il vaccino contro l’Ebola efficace al 100%, ma il comunicato dell’OMS riporta ben altra verità.

L’OMS pur annunciando che i risultati di un’analisi ad interim in Guinea dell’efficacia del vaccino VSV-EBOV (Merck, Sharp & Dohme) nella fase III, è altamente efficace contro Ebola, l'organismo indipendente di esperti internazionali – Il Consiglio di monitoraggio dei dati e di sicurezza – che hanno condotto la revisione, informa che il processo deve continuare. I risultati preliminari di analisi di questi dati provvisori sono pubblicati oggi sulla rivista britannica The Lancet.

Margaret Chan, direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità addirittura lo etichetta come uno sviluppo estremamente promettente mentre ringrazia per il merito di questo studio, il governo della Guinea, gli abitanti delle comunità e dei nostri partner in questo progetto e spiega: “Un vaccino efficace sarà un altro strumento molto importante per entrambe le epidemie di Ebola attuali e futuri".
Servono iulteriori prove conclusive sulla sicurezza. Così mentre il vaccino fino ad ora mostra il 100% di efficacia nei soggetti, il comunicato spiega che sono necessarie ulteriori prove conclusive sulla sua capacità di proteggere le popolazioni attraverso quello che viene chiamato "immunità di gregge". A tal fine, l'autorità e l'etica recensione comitato di regolamentazione nazionale della Guinea hanno approvato la continuazione del processo.

Nuova scoperta sui vaccini mette allerta gli scienziati. In virtù dello studio che capovolge la sicurezza dei nuovi vaccini svolto da un gruppo internazionale guidato dal Prof. Andrew Read, il Evan Pugh Professore di Biologia e Entomologia e Eberly Professore di Biotecnologie presso la Penn State University, USA e dal Prof. Venugopal Nair, il capo del programma di aviaria Malattie virali a L'Istituto Pirbright, Regno Unito, gli scienziati del mondo sono stati allertati nel considerare questa nuova scoperta, affinché si possa verificare con assoluta certezza la non pericolosità di influenzare l'evoluzione della virulenza di virus. Il professor Nair coautore di questa importante scoperta infatti affermava: "La nostra ricerca dimostra che l'uso di vaccini imperfetti può favorire l'evoluzione di ceppi virali 'hot' più cattivi che mettono gli individui non vaccinati più a rischio. Quando un vaccino funziona perfettamente, impedisce soggetti vaccinati di prendere la malattia, e impedisce loro anche di trasmettere il virus ad altri”. Cioè la stessa vaccinazione facilita il contagio del virus più virulento a persone non vaccinate. E nel caso di Ebola sarebbe un disastro mondiale. La sfida del futuro – spiegano gli scienziati di questa ricerca – è quella di identificare se ci sono altri tipi di vaccini utilizzati negli animali e nell'uomo che potrebbe anche generare tali rischi evolutivi" spiegano gli autori dello studio inedito.

Sperimentazione in Guinea. Il processo di vaccinazione nella comunità della Guinea colpite ha cominciato colpite il 23 marzo 2015 per valutare l'efficacia, l'efficacia e la sicurezza di una singola dose di vaccino VSV-EBOV utilizzando una strategia di vaccinazione "anello". Ad oggi, più di 4000 contatti stretti di quasi 100 pazienti Ebola, compresi i familiari, vicini e colleghi di lavoro, hanno volontariamente partecipato alla sperimentazione. Il processo di randomizzazione è stato interrotto il 26 luglio per consentire tutte le persone a rischio di ricevere il vaccino immediatamente, e per ridurre al minimo il tempo necessario per raccogliere prove più conclusive necessaria per eventuali licenze del prodotto. Fino ad ora, il 50% degli anelli sono stati vaccinati 3 settimane dopo l'identificazione di un paziente infetto per fornire un termine di paragone con anelli che sono stati vaccinati immediatamente. Per ora questo processo si ferma, e ha incluso ragazzi dai 13 ai 17 anni. Sulla base di nuove prove di sicurezza, anche i bambini dai 6 ai 12 anni potranno essere inclusi.

"Il metodo di vaccinazione 'anello' adottato per la sperimentazione del vaccino si basa sulla strategia di eradicazione del vaiolo," ha detto John-Arne Röttingen, Direttore della Divisione di controllo delle malattie infettive presso l'Istituto norvegese di sanità pubblica e presidente del gruppo di studio direttivo. "La premessa è che vaccinando tutte le persone che sono venute in contatto con una persona infetta si crea un 'anello' protettivo e fermare il diffondersi del virus ulteriormente. Questa strategia ci ha aiutato a seguire l'epidemia disperso in Guinea, e fornirà un modo per continuare questo come un intervento di sanità pubblica in modalità di prova. "

L’OMS afferma:Se il vaccino è efficace, allora stiamo proteggendo i lavoratori in prima linea dal virus. "In parallelo con la vaccinazione anello, inoltre stiamo conducendo uno studio dello stesso vaccino sui lavoratori in prima linea", ha detto Bertrand Draguez, Dirigente Medico presso Medici senza frontiere. "Queste persone hanno lavorato senza sosta e mettere la loro vita in pericolo ogni giorno per prendersi cura dei malati. Se il vaccino è efficace, allora siamo già li protegge dal virus. Con tale elevata efficacia, tutti i paesi colpiti dovrebbero immediatamente iniziare e si moltiplicano vaccinazioni anello di rompere le catene di trasmissione e di vaccinare tutti i lavoratori in prima linea per proteggere i loro ".
Il processo è in corso di attuazione da parte delle autorità della Guinea, l'OMS, Médecins sans Frontières (MSF) e l'Istituto norvegese di sanità pubblica, con il supporto di un ampio partenariato di organizzazioni internazionali e nazionali."Si tratta di un risultato notevole, che mostra la potenza di partnership internazionali eque e flessibilità", ha dichiarato Jeremy Farrar, direttore del Wellcome Trust, uno dei finanziatori del processo. "Questa partnership dimostra anche che tale lavoro critico è possibile nel bel mezzo di una terribile epidemia. Si dovrebbe cambiare come il mondo risponde a queste minacce di malattie infettive emergenti. Noi, e tutti i nostri partner, resta pienamente impegnata a dare al mondo una cassetta di sicurezza e vaccino efficace".
"Questo lavoro da record segna una svolta nella storia della salute R & S", ha detto il Vice Direttore Generale Marie-Paule Kieny, che guida la ricerca di Ebola e lo sforzo di sviluppo presso l'OMS. "Ora sappiamo che l'urgenza di salvare vite può accelerare la R & S. Saremo sfruttare questa esperienza positiva di sviluppare un quadro di preparazione di R & S globale in modo che se un altro grande focolaio di malattia sempre accade di nuovo, per qualsiasi malattia, il mondo può agire in modo rapido ed efficiente per sviluppare e utilizzare strumenti medici e prevenire una tragedia su larga scala. "

Lo spettro della nuova ricerca angloamericana. Vaccini che trasmettono e contagiano i non vaccinati. Un incubo per il virus Ebola. Ora il nuovo vaccino contro il virus dell’Ebola dovrà prendere in considerazione il nuovo studio del Prof. Andrew Read, il Evan Pugh Professore di Biologia e Entomologia e Eberly Professore di Biotecnologie presso la Penn State University, USA e dal Prof. Venugopal Nair, il capo del programma di aviaria Malattie virali a L'Istituto Pirbright, Regno Unito, poiché gli stessi temono un colpo di coda dei nuovi vaccini soprattutto quelli contro pandemie devastanti. Il Professor Andrew Read infatti ha appena ammonito: "La preoccupazione ora è di circa vaccini di nuova generazione. Se i vaccini di nuova generazione sono imperfetti, essi potrebbero guidare l'evoluzione di ceppi più virulenti del virus. Ora serve determinare più rapidamente possibile i vaccini contro il virus Ebola che ora sono in sperimentazione clinica non siano leaky, cioè fallimentare, che trasmetta il virus Ebola tra le persone. Non vogliamo che l'evoluzione di malattie virali come mortali come Ebola evolversi nella direzione che la nostra ricerca ha dimostrato è possibile con i vaccini, imperfetti o fallimentari”.

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Phoenix Point, lo strategico dal creatore di X-COM è su console

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Phoenix Point è uscito nel 2019 su Pc e il suo lancio ha segnato il ritorno di Julian Gollop, creatore dell’originale X-COM. Il titolo, ovviamente di natura strategica, partiva dalla stessa formula vista con il suo predecessore spirituale e la sviluppava in maniera coerente, inserendo alcune interessanti novità e un indubbio spessore, ma al tempo stesso restando arroccato su posizioni di eccessiva rigidità, ben distanti dalle aperture e dall’accessibilità delle produzioni targate Firaxis. A due anni dal debutto su computer, il gioco è finalmente approdato anche sulle console di precedente generazione, PS4 e Xbox One e su quelle next Gen: PlayStation 5 e Xbox Series X/S, con un’interfaccia adattata per quanto possibile ai controller e l’inclusione di quattro DLC (Fastering Skies, Legacy of the Ancients, Blood and Titanium e il recentissimo Corrupted Horizons) che aumentano ancor di più il corpo dell’esperienza. Per chi non avesse mai provato la versione PC, sappiate che la storia di Phoenix Point inizia da una catastrofe. A causa dello scioglimento dei ghiacciai in Antartide, un virus rimasto dormiente per migliaia di anni si espande per l’intero globo terrestre uccidendo i primi ospiti colpiti dal contagio. Entrando in contatto con l’acqua, il virus muta inaspettatamente trasformando le persone in orrendi mostri marini. Dopo aver appreso lo scenario, aver superato l’introduzione e appreso le nozioni del tutorial, il mondo di gioco si apre in una una mappa globale piena di punti d’interesse da esplorare e basi da gestire. E proprio da questo mappamondo virtuale i giocvatori potranno e dovranno entrare in contatto con diverse comunità sempre in conflitto tra di loro, che è meglio non inimicarsi. Alcune fazioni vedono il “Pandoravirus” come un’opportunità da cogliere per un nuovo stadio umano, mentre altre sono convinte di doverlo debellare a ogni costo prima che si diffonda totalmente. Insomma, anche in questo mondo apocalittico l’umanità che è riuscita a sopravvivere si fa guerra piuttosto che far fronte comune. Ma procediamo con ordine: in questo mondo completamente in rovina, i giocatori vestono i panni di una squadriglia di soldati d’élite fondata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale: i Phoenix. Nel gioco bisognerà decidere come muoversi, quali attività seguire e in quale modo combattere. Insomma, si potrà scegliere se essere dei razziatori o i nuovi salvatori dell’umanità. Questo RPG tattico è riuscito a proporre una trama stimolante e coinvolgente, in grado non soltanto di catturare gli appassionati, ma anche di accompagnarli in un vasto mondo post-apocalittico strutturato fin nei minimi dettagli. Anche se la linearità della storia si avverte dopo le prima 10/12 ore di gioco, la presenza dei quattro DLC approfondiscono le varie vicende donando un senso di varietà alla produzione. Come dicevamo qualche riga più in alto, muoversi per il globo è fondamentale per raccogliere risorse, stringere alleanze ed esplorare le mappe procedurali generate automaticamente, purtroppo molto simili tra loro e poco ispirate. Facendo la conoscenza dei vari capi delle fazioni, si possono avviare scambi commerciali, reclutare nuovi soldati per la squadra e utilizzare le risorse per costruire alloggi, generatori d’energia elettrica e tante altre piccole chicche in grado di rafforzare il quartier generale dei Phoenix.

Proprio come accadeva in passato, Phoenix Point dà la possibilità di fabbricare armi più potenti, corazze resistentissime, ma anche mezzi di trasporto che potranno portare le truppe da una parte all’altra del globo. Quando poi il livello d’influenza sarà a un livello più alto, sarà possibile controllare ben più di tre basi sparse per il nostro pianeta. Strutture che bisognerà necessariamente difendere dalle incursioni dei pandoriani e dalla presenza del Behemoth, un abominio che minaccia ogni insediamento umano. Il combattimento, ispirato alla serie X-COM, è la parte nevralgica della produzione. A differenza della versione originale, è stata aggiunta una novità interessante: ora si possono colpire gli arti nemici indebolendoli o distruggendoli, dissanguandoli e prendendo così del tempo per organizzare una strategia diversa. Phoenix Point offre tipologie di missioni di vario genere: si va da quelle di salvataggio a quelle di rifornimento e di difesa, oltre a quelle di attacco, davvero impegnative se le si affrontano a un livello di sfida elevato. Al netto di queste novità, il sistema di combattimento rimane invariato. La reale criticità risiede però nell’intelligenza artificiale dei nemici: oltre a essere poco realistica, non offre un reale grado di sfida che possa realmente mettere in difficoltà, almeno nella difficoltà standard. Per capirci, i nemici sul campo di battaglia non solo trovano riparo in maniera raffazzonata, ma sono sempre a portata di tiro. Un cecchino potrebbe non sbagliare un colpo ma un soldato semplice armato di un fucile d’assalto sarebbe in grado di centrare il bersaglio lo stesso nonostante la differenza di arma, la gittata e la precisione.

La struttura ludica risulta comunque divertente, se si tralasciano alcune evidenti criticità strutturali. E come non citare le battaglie a bordo del Manticora? Interessanti, certo, ma si scontrano con la natura tattica del prodotto, non intrattenendo come speravamo. Nel complesso però la direzione artistica risulta godibile. Si esplorano mappe simili tra loro, vistando agglomerati e basi, nonché luoghi ameni controllati dai pandoriani. E nonostante il loro fascino, la morte sarà sempre dietro l’angolo. Il porting su console, nonostante una semplificazione delle finestre dei vari menù, è purtroppo minato da alcuni bug che fortunatamente non rovinano l’esperienza e non impossibilitano i giocatori ad avanzare nell’avventura. Tuttavia speriamo che con il rilascio di qualche patch tali problemi possano essere risolti e Phoenix Point possa risultare perfetto anche per le piattaforme di gioco.

Prima di proseguire ci teniamo a soffermarci un momento sulle fazioni che i giocatori incontreranno durante la loro esperienza di gioco. I seguaci di New Gerico propongono l’approccio più spavaldo e militarista: il loro capo Tobias West, che si fa chiamare il re filosofo, propugna una lotta senza quartiere contro gli invasori Pandora, in cui qualsiasi sacrificio è ammesso per il bene dell’umanità. West e New Gerico rappresentano dunque la classicità, riverberano i tempi in cui l’unica reazione era quella violenta, dove l’umanità, il sacrificio e l’onore erano esaltati. Ma West, e il cognome lo lascia intendere con chiarezza, rappresenta anche l’occidente: New Gerico è infatti una gerarchia alla cui testa c’è un “self-made man” che un tempo era un miliardario proprietario d’impresa. Tobias West è ossessionato dalla purezza, è spaventato dal diverso, per cui l’unica soluzione possibile per lui e per chi lo segue è la guerra. Proprio per questo New Gerico dispone di alcune delle tecnologie più potenti: armi, elicotteri e mezzi corazzati, ma anche di tecnici che schierano sul campo di battaglia delle temibili torrette automatiche. Dalla parte opposta di New Gerico ci sono i Discepoli di Anu, una religione sincretica che raccoglie alcuni dei culti che si sono sviluppati sul pianeta dopo l’apparizione delle creature Pandora. Appaiono come un culto mistico e misterioso e credono nella perfezione dell’animo umano, in contrasto con l’imperfezione della carne. Vedono nella mutazione del virus un modo per trascendere, per migliorare come individui: per loro Pandora non è una malattia o una maledizione, ma un modo per compiere un passo in avanti nel processo evolutivo. Sebbene combattano le creature per pura sopravvivenza, hanno intenzione di diventare un tutt’uno con il nuovo ambiente naturale e quindi non cercano di evitare la diffusione della bruma infetta. Se New Gerico rappresentava il rifiuto, l’opposizione, i Discepoli di Anu raffigurano l’accettazione, la fusione: qualora il progetto Phoenix decidesse di collaborare con loro usufruirebbe di modifiche genetiche molto interessanti e sarebbe capace di reclutare con più facilita dei sacerdoti con poteri psichici. Sul piano delle meccaniche, l’alleanza con i Discepoli è forse quella più interessante. La fazione più originale delle tre presenti in Phoenix Point è però Synedrion, un gruppo esteticamente conforme ai canoni dell'”high sci-fi”(possiede armamenti laser e infiltratori equipaggiati con gadget hi-tech) che si definisce anarco-sindacalista. Dopo che il terzo conflitto mondiale ha lasciato il pianeta quasi devastato, Synedrion è nata per portare avanti il sogno di un mondo senza più gerarchie. Al suo interno convivono correnti di pensiero che sono tra loro in contrasto, ma che vengono discusse in modo democratico e mai imposte da un’autorità centrale. Gli ecologisti, alcuni di essi ispirati dal filosofo americano Murray Bookchin, credono che una convivenza con Pandora sia possibile.

Dall’altra parte ci sono però i terraformatori, i quali sostengono che la tecnologia debba essere impiegata per curare la terra dal virus e creare un ambiente migliore per gli uomini. La frangia degli ecologisti che ha l’obiettivo di scardinare l’antropocentrismo è, nel suo piccolo, rivoluzionaria in un gioco come Phoenix Point, poiché spinge a mettere in dubbio tanti elementi relativi ad alcune narrazioni mainstream che oramai si sono normalizzati. Purtroppo, però, questo germe iconoclasta non sboccia. La parte finale chiarisce infatti alcuni aspetti che sarebbe stato meglio fossero rimasti misteriosi, svilendo così il significato di alcuni messaggi. In ogni caso la presenza delle tre fazioni rende l’esperienza di gioco assolutamente intrigante e più profonda.

Esteticamente parlando l’opera si presenta bene grazie al motore grafico Unity. Purtroppo, però, sono presenti sostanziali problematiche relative alle prestazioni e alla scarsa stabilità, soprattutto dal momento in cui il numero di elementi a schermo inizia ad essere importante. A livello di ambientazioni, Snapshot si è sforzata di differenziare coraggiosamente le varie location, riuscendo a fornire quella dose di novità per ogni mappa, che non guasta mai. Ogni momento di gioco, dalla gestione delle basi a quella delle missioni vere e proprie, è condito da soundtrack non troppo memorabili che, tuttavia, riescono nel loro intento di conferire un clima inquietante, sposando alla perfezione il tema dell’apocalisse aliena. Il doppiaggio in lingua inglese è ottimo e sono presenti otto lingue tra cui scegliere. Tirando le somme possiamo dire che il titolo, da molti considerato un successore spirituale del franchise di X-COM, sebbene per certi versi non riesca a raggiungerne il fascino della saga, a tratti è in grado di essere allo stesso livello del capolavoro targato Firaxis Games. In termini di gameplay, infatti, Phoenix Point riesce a distinguersi per la sua complessità e la profondità delle meccaniche, di cui X-COM ne gratta la superficie. Purtroppo, a limitare il gioco sussistono diversi elementi: una trama non proprio originale ed un comparto tecnico e di prestazioni piuttosto discutibile. Sicuramente, il prodotto di Snapshot Games e Julian Gollop risulta essere un must have per coloro che fremono dalla voglia di mettere le mani su un titolo gestionale e strategico a turni e, pertanto, ci sentiamo di consigliarlo senz’ombra di dubbio.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica:8

Longevità: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Apple Watch Series 7 arriva nei negozi italiani

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Apple Watch Series 7 è finalmente arrivato in Italia. Dopo una settimana di prevendita, infatti, il dispositivo arriva nei negozi del Belpaese. Disponibile con cassa da 41 mm e 45 mm, lo smartwatch ha uno schermo quasi del 20% più grande del precedente, nonostante l’ingombro resti praticamente lo stesso, grazie alla riduzione delle cornici intorno al quadrante. Series 7 è più robusto, con un cristallo anteriore resistente agli urti ed è il primo della famiglia di smartwatch di Apple con resistenza alla polvere di grado IP6X e all’acqua fino a 50 metri. Apple Watch Series 7 introduce cinque nuove finiture per la cassa in alluminio: mezzanotte, galassia, verde, un nuovo blu e (PRODUCT) RED. Inoltre, è disponibile anche una nuova gamma di colori e stili per i cinturini. I modelli in acciaio inossidabile sono disponibili in argento, grafite e oro, in aggiunta ad Apple Watch Edition in titanio naturale e nero siderale. Il design è stato perfezionato con angoli più smussati e arrotondati, con lo stesso schermo touch che adesso è dotato di un bordo rifrangente, in modo che i quadranti e le app a tutto schermo sembrino un tutt’uno con la curvatura della cassa. La batteria offre sempre un’autonomia di 18 ore, a cui si aggiunge una velocità di ricarica del 33% superiore. Resta il focus sul benessere: battito cardiaco, monitoraggio del sonno, dei livelli di ossigeno nel sangue e dell’ECG, oltre che le novità introdotte da Fitness+, un servizio creato proprio intorno ad Apple Watch, con tre mesi di accesso gratuito dalla prima attivazione. I prezzi del nuovo orologio partono dai 439 euro per il modello da 41 mm e 469 euro per il 45 mm, a salire poi per le versioni con connessione dati indipendente via e-sim, oltre al Wi-Fi.

F.P.L.

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Insurgency Sandstorm arriva anche su Xbox e PlayStation

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Insurgency Sandstorm arriva su console dopo essere uscito originariamente nel 2018 su PC via Steam. A distanza di tre anni il titolo compie il suo debutto su PlayStation 4 e Xbox One con la possibilità di essere giocato su PS5 e Xbox Series X/S con tanto di supporto al 4K ed ai 60fps. Si tratta di un’ottima occasione per i giocatori console di riscoprire un apprezzato shooter tattico che punta a un realismo assoluto degli scontri a fuoco all’interno di ambientazioni urbane devastate dalla guerra. Oltre alla possibilità di giocare in multiplayer PvP, c’è spazio anche alle partite cooperative online che permettono di vivere un’esperienza ancora più coinvolgente rispetto all’approccio in solitaria. In merito alla distribuzione su console, l’edizione standard di Insurgency Sandstorm è disponibile sia in formato fisico che digitale, mentre le Gold e Deluxe Edition del titolo pubblicato da Focus Home Interactive sono reperibili soltanto tramite download online. Oltre al gioco completo, l’edizione Deluxe include il Pass Anno 1, la Gold invece mette a disposizione anche il Pass Anno 2 previsto nel corso del 2022. Infine, sempre per l’anno prossimo sono attese ulteriori migliorie per le versioni next-gen, volte a garantire il pieno supporto a tutte le caratteristiche peculiari di PS5 e Xbox Series X/S. Detto ciò, parliamo adesso del gioco: la prima cosa che bisogna dire su Insurgency Sandstorm è che questo è il primo capitolo della serie che non ha la modalità campagna. La produzione è infatti basata sul gioco di squadra, puntando tutto sul realismo e l’amore per le armi da fuoco. Sandstorm ha quindi una modalità in cooperativa, una PvP e alcune modalità in locale, senza voler contare la modalità pratica, dove potrete imparare i fondamenti del gioco senza ansia da prestazione. Infatti, nonostante il titolo dà subito “il permesso” di buttarsi nella mischia, è sempre meglio passare per il via e imparare tutto dall’inizio; questo anche se si hanno alle spalle ore e ore di sparatutto. Il feeling, pad alla mano, lo si può descrivere come “pesante”; in che senso? Beh, il nostro protagonista si muoverà con chili di attrezzatura addosso, a prescindere dal loadout, quindi la sensazione che si avrà è esattamente quella di “avere peso addosso”, un elemento che avrà un forte impatto sulle prestazioni sul campo di battaglia, specialmente se siete abituati a FPS frenetici come Call of Duty. Insurgency Sandstorm, lo ricordiamo, è infatti un videogame che vuole avvicinarsi alla simulazione bellica piuttosto che a un semplice shooter tutto nervi e riflessi. Detto ciò, viene da se che avere un approccio aggressivo non è consigliato. Insurgency Sandstorm è un titolo che richiede strategia poiché estremamente realistico: ogni colpo può essere mortale, l’auto aim non esiste e quando il caricatore finisce bisogna ricordarsi di cambiarlo. E ovviamente, se si decide di cambiarlo, è necessario tenere a mente che se ne hanno un numero limitato e nel caso in cui lo si fa in anticipo, si perderanno tutti i colpi rimanenti in quello che si scarta. Potrebbe essere uno scoglio di frustrazione, anche nel caso in cui si giochi contro l’intelligenza artificiale. Ovviamente, per via della sua natura ibrida a metà fra azione e strategia, il titolo ha bisogno di alcune ore per essere compreso a pieno e possiamo assicurarvi che si prenderà il suo tempo, il che non è necessariamente un malus, ma colpisce un po’ l’accessibilità, specialmente in chi vuole mettere su un gioco, premere il pulsante start e iniziare a massacrare nemici su nemici.

Insurgency prevede la bellezza di otto classi, ciascuna minuziosamente caratterizzata da abilità specifiche, quasi si trattasse di un gioco di ruolo. Sono tutte a numero limitato, a parte il fuciliere che è il classico tuttofare: oltre a questo troviamo lo specialista (fucili a corto raggio), il mitragliere, il demolitore (lanciarazzi), il supervisore (presunte armi particolari, in verità il loadout è molto simile a quello del fuciliere) e il tiratore (cecchino). Merita una menzione particolare il comandante, l’unico che può lanciare delle offensive (sotto forma di bombardamenti, attacchi aerei, droni), ma per poterlo fare ha bisogno di un osservatore che gli stia a fianco. Si tratta di vere e proprie mosse finali in grado di spazzare via la squadra che le subisce e, in base alle nostre esperienze, sono forse sin troppo efficaci (sicuramente si possono utilizzare tropo di frequente). Le armi sono quelle tipicamente utilizzate nelle battaglie in Siria e Iran dalle truppe locali, quindi sono presenti l’immancabile SKS, il Kalashnikov, l’AKS, l’M16A2, e numerose altre, ciascuna con propri ratei di fuoco, capacità di penetrazione, tempi di ricarica e via discorrendo; si possono personalizzare con l’aggiunta di accessori come mirini, compensatori, impugnature, lanciagranate. Il sistema di combattimento è molto gratificante, così come la balistica dei fucili: davvero un ottimo lavoro che richiede riflessi fulminei e conoscenza approfondita della mappa. In Insurgency il fuoco di soppressione è più che mai un ottimo viatico per sgomberare le stanze dai nemici; le granate fumogene sono fondamentali e possono fare la differenza nella conquista di un avamposto; i lanciarazzi sono micidiali perché con le loro schegge impazzite possono eliminare chiunque nell’arco di metri dal punto di impatto del missile. A fornire un’ulteriore sfumatura tattica ci pensano i veicoli, la cui presenza, onestamente, ci è parsa un po’ troppo pretenziosa, a parte per un paio di punti dove si sono rilevati effettivamente utili. Padroneggiare il proprio arsenale richiede tantissima pratica, ma l’esperienza di chi ha ore di gioco alle spalle è visibile e può veramente spostare gli equilibri di una battaglia. Al termine di ogni match (sia esso PVP che PVE) si viene ricompensati sia con dei punti ranking che con della moneta virtuale con cui acquistare abbellimenti esclusivamente estetici per il proprio soldato. A livello di location, Insurgency Sandstorm ha delle ambientazioni classiche per un simulatore bellico e visto che ci si muove all’interno del Medio Oriente, sono presenti case di mattoni distrutte, strutture in metallo fatiscenti e tantissima sabbia. I nemici saranno ben mimetizzati grazie alle loro divise e l’avere una palette cromatica che non cambia mai dal color sabbia, marrone e verde, stanca un po’ l’occhio. Per il resto si può dire che la componente tecnica appare di buon livello, seppur gli sviluppatori non abbiano voluto spingere più di tanto in tal senso, il che non è il massimo per l’immersività e per la vista, dato che avere dei modelli poco definiti rende difficile individuare i nemici oppure capire dov’è possibile interagire con l’ambiente. Per quanto riguarda le animazioni, queste sono ben realizzate e piuttosto scorrevoli, riuscendo a rendere bene l’idea dei movimenti di un soldato: dalla corsa con l’arma in mano al gettarsi a terra per mimetizzarsi con l’ambiente. Peccato che i corpi a terra non abbiano nessun tipo di fisica ed è possibile attraversarli come se non fossero lì. Per quanto concerne il comparto audio, la musica è presente solamente nel menù di gioco e nel caricamento ed è piuttosto “anonima”, intendiamoci, significativa quanto basta per mettere i giocatori nel mood giusto e caricare prima di andare sul campo di battaglia mediorientale, ma nulla a che vedere con le opere presenti in alcuni massimi esponenti del genere. Gli effetti sonori sono vitali per Insurgency Sandstorm ed è grazie al loro essere posizionali che spesso si intuisce dove si trova un nemico, cosa che però possono utilizzare anche loro per individuare il giocatore e farlo fuori. Tirando le somme, Insurgency Sandstorm è senza ombra di dubbio un titolo che vale la pena di essere provato, un’ottima via di mezzo tra super-realismo e arcade. Il software si lascia giocare e, come già detto, si prende il suo tempo per essere compreso. Giocarlo insieme a un gruppo di amici, ovviamente, è la scelta migliore, vista la forte componente strategica. La comunicazione potrebbe fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta. Detto ciò quindi, se avete voglia di provare un approccio Fps sottilmente diverso, meno frenetico e più ragionato, questo è il videogame che fa per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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