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Ambiente

Effetto Covid, i consorzi di bonifica guidano la metamorfosi dei corsi d’acqua urbani per lo street fishing

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Massimo Gargano (Dir. Generale ANBI): “I centri urbani devono riappropriarsi di un corretto rapporto ambientale con i corsi d’acqua, troppo spesso costretti dentro argini innaturali

Sono chiamati “streeters”, in gran parte giovani, di cui propongono l’abbigliamento trendy: sono gli appassionati  dell’ “urban fishing”, disciplina  di derivazione anglosassone che, nel rispetto delle normative anti-Covid, sta imponendosi in Italia, grazie alla manutenzione idraulica, svolta dai Consorzi di bonifica anche all’interno dei centri abitati.

Non è un caso  che “guru” della nuova pratica sia un restauratore fluviale britannico, Theo Pike, autore del libro “Trout in dirty places”, in cui indica 50 luoghi nel Regno Unito, dove è possibile pescare le trote a pochi passi da un centro urbano.

Gli “streeters” italiani praticano la pesca in modi diversi: dall’ultralight destinato a pesci di media pezzatura fino a sessioni più impegnative mirate a grossi predatori ittici. Obbiettivo comune: dimostrare che i fiumi urbani non sono solo scarichi di liquami, ma luoghi da vivere.

Se Adria , nel Polesine, è la “capitale” dell’urban fishing italiano, è il torrente Mugnone, che scorre a Firenze, l’immagine emblematica della metamorfosi possibile, grazie alla “manutenzione gentile”, qui operata dal Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno. Il corso d’acqua  attraversa quartieri popolosi  e ha subito in anni recenti  una radicale riqualificazione: sponde ed argini ben curati e sfalciati più volte all’anno con passaggi primaverili, che rispettano la fascia vegetata a contatto dell’acqua per la riproduzione di molte specie fluviali; nuovi percorsi di servizio, utili anche per una passeggiata rilassante; nuove sistemazioni idrauliche, che hanno permesso di rallentare il flusso d’acqua proprio sotto i ponti, creando zone ombreggiate ideali per il rifugio e la riproduzione di pesci ed anfibi, migliorando l’intero ecosistema.

La pesca urbana (www.streetfishingitalia.it) richiede poche attrezzature e la sua vicinanza all’abitato offre molti vantaggi, perché “non c’è niente di più rilassante che entrare in un fiume alla fine di una giornata in ufficio e se riesci a guadare il tuo ruscello locale a pochi minuti dalla tua scrivania e passare una serata a pescare una mosca secca; è incredibilmente rilassante”. Negli anni anche l’atteggiamento dei pescatori è cambiato, puntando più  sull’aspetto ricreativo  e meno sulla cattura del pesce, restituendolo alle acque.

“C’è ancora molto da fare – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale de Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI) – L’esperienza fiorentina dimostra però che ci si può riuscire. È indispensabile la collaborazione di tutti i soggetti, che insistono sul corso d’acqua, ad iniziare dal contrasto agli scarichi abusivi.”

“Il miglioramento dei fiumi urbani – aggiunge Marco Bottino, Presidente del Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno – ha importanti risvolti non solo sociali, ma anche economici, creando nuovi luoghi di attrazione per il benessere della comunità. È una sfida, che è ormai patrimonio diffuso dei Consorzi di bonifica italiani, secondo i  moderni criteri dell’ingegneria naturalistica ed ambientale.”

“I centri urbani devono riappropriarsi di un corretto rapporto ambientale con i corsi d’acqua, troppo spesso costretti dentro argini innaturali – indica infine Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Per questo, ribadiamo la necessità di un Piano Nazionale di Invasi medio-piccoli e multifunzionali, comprendente  anche aree di laminazione delle piene, da posizionare ai confini dei grandi agglomerati urbani per evitare che alvei cementificati o tombati risultino insufficienti di fronte all’estremizzazione degli eventi meteo, conseguenza della crisi climatica.”

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Cina, paura per la centrale nucleare ma per le autorità tutto nella norma

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Uno dei reattori EPR della centrale nucleare di Taishan, nel sud della Cina, ha fatto registrare “un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario”, ha fatto sapere il gruppo francese EDF.

EDF, uno dei gruppi che ha partecipato alla costruzione dell’impianto, “è stata informata dell’aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario del reattore n.1 della centrale nucleare di Taishan, gestita dal TNPJVC, joint-venture di CGN (70%) e EDF (30%)”, si legge in un comunicato. Il circuito primario è un circuito sigillato che contiene acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto di elementi combustibili.

Fra i gas cosiddetti “nobili” o rari, ci sono l’argon, l’elio, il krypton, l’argon o il neon

“La presenza di alcuni gas nobili nel circuito primario – precisa EDF – è un fenomeno noto, studiato e previsto dalle procedure di gestione dei reattori”. La tv americana CNN, sulla base di una lettera inviata da Framatome al Dipartimento per l’Energia americano, ha parlato di una possibile “fuga” nella centrale, dove ci sono due reattori EPR con tecnologia francese. Secondo la CNN, le autorità per la sicurezza cinesi avrebbero rilevato limiti “accettabili” di radiazioni all’esterno del sito per evitare di sospendere l’attività della centrale. 

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Ambiente

Anbi: non si può parlare di transizione ecologica e autorizzare le trivellazioni in alto adriatico

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“Riproporre le trivellazioni in Alto Adriatico non è rispettoso del tributo già pagato da quelle popolazioni – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi  per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).  E’ ingiusto che territori di Veneto ed Emilia Romagna, fra l’altro importanti asset turistici, rischino di essere penalizzati dalle conseguenze di  scelte governative localmente non condivise.”

 “I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravennaricorda Giancarlo Mantovani, Direttore dei Consorzi di bonifica polesani –   sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile fino a 25 centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre 3 metri dal 1950 al 1980. Rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po.”

L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto territoriale, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica, indispensabile per mantenere l’equilibrio idrogeologico locale, è attualmente costituito da oltre 500 impianti idrovori e l’aggravio sui bilanci degli enti consorziali per la sola energia elettrica è di circa 20 milioni di euro.

La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu  infatti lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica.

Si rese inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.

“Per questo, alle popolazioni di questi territori servono segnali concreti nel segno della sostenibilità, non il riproporsi di paure per situazioni, che continuano a pagare – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI –  Che senso ha parlare di transizione ecologica ed autorizzare la ripresa delle trivellazioni nell’Alto Adriatico?”

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Marsala, Rotary Club, Lega Navale, Club per l’Unesco e Comune in campo per liberare lo stagnone dalla plastica

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MARSALA (TP) – Il Rotary Club Marsala, la Lega Navale e il Club per l’Unesco, con il supporto tecno-collaborativo del Comune, hanno dato vita ieri a una Giornata ‘Plastic Free’. L’iniziativa ecologica ha aderito al progetto nazionale nato con l’obiettivo di informare e sensibilizzare più persone possibili per un mondo libero dalla plastica.

Denominata “Liberiamo lo Stagnone dalla plastica e dai rifiuti”, la rimozione dei rifiuti in plastica ha preso il via dal litorale di Salinella e si è protratta fino alla Lega Navale. Consistente la quantità di rifiuti prelevata dai volontari che hanno aderito alla manifestazione, singoli o facenti parte di associazioni che periodicamente si incontrano per portare avanti eventi del genere all’insegna dell’educazione e del rispetto per l’ambiente. Alla Lega Navale ieri, per il Comune di Marsala sono stati presenti il Sindaco Massimo Grillo e il Suo vice, Paolo Ruggieri, con l’assessore della Giunta Young Daya Kaur Singh.

“Il Comune si impegna a supportare le attività di Plastic Free garantendo il patrocinio gratuito alle attività sul territorio – dice il sindaco Grillo – e a confermare l’interesse dimostrato da subito in prima linea dall’Amministrazione per la diffusione di buone pratiche legate alla raccolta differenziata e alla protezione dell’ambiente”.

Soddisfatto l’assessore Michele Milazzo, con deleghe all’Ambiente e alle Riserve Naturali, che dice: “Un nuovo tassello di un percorso da subito intrapreso dalla nostra Amministrazione con l’obiettivo di fare rete per la tutela dell’ambiente e per la sensibilizzazione della collettività. Il problema dell’abbandono dei rifiuti, e della plastica, che è tanto dannosa per l’ecosistema, in modo particolare, rimane una tematica sulla quale continuare a sensibilizzare puntando sull’importanza della difesa del patrimonio locale. Tante altre iniziative sono in programma, tra cui una tappa della campagna di Marevivo, per la tutela del mare e delle sue risorse, e a breve la collocazione in tutti i tratti di spiaggia libera dei contenitori porta rifiuti di vario colore, proprio per agevolare lo smaltimento dei rifiuti in modo corretto, quindi differenziato”.

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