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eFootball PES 2020, il calcio di Konami torna alla grande

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Per l’edizione del 2020, Pro Evolution Soccer ha cambiato nome fregiandosi del prefisso “eFootball” che sancisce apertamente la sua attenzione al crescente mondo degli esports. Ma perché un titolo riesca a riunire una vasta community sotto una sola bandiera, c’è ovviamente bisogno di un gameplay che possa incontrare i gusti di gran parte dei giocatori: eFootball PES 2020, in tal senso, rappresenta il capitolo della maturità per Konami, un gioco che migliora praticamente qualsiasi aspetto del predecessore, puntando dritto al trono del miglior titolo calcistico. Prima di addentrarci nell’analisi del gameplay di eFootball PES 2020, è necessario parlare di tutte le novità presenti nelle tante modalità di gioco che Konami ha inserito nel suo nuovo titolo. Partiamo dall’unica, nuova modalità del titolo, ossia: Matchday. Questa tipologia di gioco consiste essenzialmente in un torneo online strettamente collegato alle partite più importanti che settimanalmente si susseguono nei vari campionati europei e non. Matchday prevede dunque l’utilizzo e la scelta di una squadra da supportare durante tutto l’arco del già citato torneo grazie alle vittorie che raccoglieremo durante lo stesso; tali vittorie porteranno dei punti alla squadra ed al giocatore, utili eventualmente a portare il giocatore a cimentarsi in una finale trasmessa in streaming all’interno del titolo in esclusiva per tutti i giocatori di eFootball PES 2020. Ogni partita inoltre porterà al giocatore delle ricompense da utilizzare in MyClub, l’Ultimate Team del gioco di Konami, che si va perfezionando di anno in anno. Tale modalità rappresenta sicuramente un’aggiunta apprezzabile, ma assolutamente non rivoluzionaria; le partite di Matchday infatti potranno essere giocate solo in orari piuttosto precisi e decisi da Konami stessa.

Per quanto riguarda MyClub, possiamo affermare che poche sono le aggiunte apportate da Konami a quella che punta ad essere la vera e propria rivale di Ultimate Team, che dunque risulta essenzialmente identica a quella di PES 2019. Dopo aver creato un allenatore liberamente personalizzabile nell’aspetto, ci si troverà a comandare una squadra composta da perfetti sconosciuti, che bisognerà di volta in volta integrare con giocatori di alto grado da acquisire tramite la valuta ingame, i GP. Ogni giocatore sarà acquistabile tramite dei “palloni”, ordinati per grado di rarità, che garantiranno sempre un calciatore della rarità desiderata; ovviamente il ruolo dell’acquisto sarà praticamente sconosciuto sino all’apertura dei tanto discussi “pacchetti”. Unica vera novità da segnalare nella modalità MyClub è quella relativa alla presenza di una schermata riepilogativa dei vari calciatori disponibili per l’acquisto ad ogni accesso alla stessa. All’interno di eFootball PES 2020 ci sono poi le classiche amichevoli, da giocare contro la CPU, online o contro un amico, i vari campionati e coppe europee, le divisioni online già viste lo scorso anno e la storica e sempre gradita Master League, che è forse la modalità che ha ricevuto le aggiunte più sostanziose. Konami ha infatti provato ad innovare il suo storico e memorabile Campionato Master grazie all’inserimento all’interno dello stesso di una componente narrativa.

All’inizio della Master League bisognerà infatti scegliere le fattezze del proprio allenatore che non sarà più liberamente personalizzabile, ma da selezionare tra alcune vecchie leggende del calcio giocato, tra cui spiccano i nomi di Maradona, Gullit, Roberto Carlos (chiamato Larcos per via delle licenze), e così via. Una volta selezionato l’allenatore si verrà trascinati in delle sessioni puramente narrative che, grazie alle scelte fatte, potrebbero cambiare le sorti della squadra. Tali sequenze consistono essenzialmente nella scelta degli obiettivi stagionali, in delle interviste pre e post gara e così via. Tuttavia, se all’inizio il giocatore viene trascinato con forza all’interno di questa struttura, col passare del tempo le sessioni di intermezzo cominciano a lasciare un po’ l’amaro in bocca, in quanto troppo ripetitive e spezzettate. Tanti sono stati inoltre gli aggiustamenti apportati da Konami a questa modalità, che l’anno scorso soffriva di qualche problemino relativo soprattutto alle trattative utili a portare nuovi rinforzi alla propria squadra, che ricordiamo, potrà essere o composta da giocatori reali o da talenti di fantasia. Il Campionato Master offerto da eFootball PES 2020 dunque è sicuramente una delle modalità più riuscite di questo titolo, che speriamo venga migliorato ancor di più l’anno prossimo. Infine, è bene ricordare la presenza della modalità Diventa un Mito, che permetterà di creare un proprio alter ego virtuale il quale, a suon di gol e buone giocate, dovrà scalare le gerarchie di club e nazionali. Tale modalità è essenzialmente identica a quella dello scorso anno; divertente, curata e molto riuscita. In sostanza dunque l’offerta ludica di eFootball PES 2020, nonostante non abbia alcune aggiunte di rilievo assoluto rispetto allo scorso anno, è sicuramente da promuovere. Le modalità disponibili sono tante e ben strutturate, quindi c’è tanto materiale con cui divertirsi su Pc, Xbox One o PS4.

Dopo aver descritto le varie modalità di gioco, passiamo finalmente al vero pezzo forte di eFootball PES 2020: il gameplay. Il titolo targato Konami è il miglior simulatore calcistico attualmente sul mercato. Il ritmo di ogni singola partita è parecchio ragionato e praticamente identico a quanto si vede ogni fine settimana in tv o dal vivo negli stadi. Konami infatti ha fatto tesoro delle critiche che i fan avevano rivolto a PES 2019, prendendo di buono quanto fatto durante lo scorso anno e migliorando tutte le criticità che affliggevano il titolo. Sono stati infatti totalmente eliminati i difetti riguardanti l’arbitraggio, criticatissimo in quanto eccessivamente severo, e i portieri, che adesso compiono balzi felini dando sfoggio a parate di altissima qualità, animate in maniera molto realistica. Una volta avviata la prima partita, ci si accorge subito di essere dinanzi a un titolo incredibilmente profondo, realistico, il cui impatto sorprende fin da subito in maniera più che positiva. Le animazioni di ogni singolo calciatore sono state riscritte e migliorate, con risultati davvero eccellenti; la fluidità che queste donano ai movimenti dei 22 giocatori in campo e al gioco stesso è praticamente tangibile, non solo esteticamente ma anche in termini di puro gameplay. Addio quindi ai giocatori legnosi e spaesati visti nelle scorse edizioni della saga, e benvenuta riproduzione praticamente perfetta di quello che è il calcio giocato, fatto di contrasti, inserimenti, tocchi sbagliati, dribbling e così via. Ogni singolo passaggio, o meglio, ogni singola azione di gioco, tiene conto della posizione del giocatore rispetto al pallone, in modo da riprodurre nella maniera più fedele possibile il calcio giocato. Rari infatti sono i casi in cui un calciatore mal posizionato o marcato stretto dal difensore avversario riuscirà ad eseguire un tiro perfetto, uno stop a seguire o un passaggio pulito; per giocare a questo titolo dunque, è necessario ragionare e tener conto di tanti fattori che fino a qualche anno fa erano totalmente ignorabili.

A contribuire a questo enorme senso di realismo ci pensa anche la dinamica della palla, perfezionata in maniera semplicemente fantastica; deviazioni, rimbalzi, rimpalli e quant’altro hanno un impatto abbastanza marcato sulla fisica del pallone, che prenderà traiettorie “anomale” ma tuttavia parecchio fedeli alla realtà. Una delle nuove feature presenti in PES 2020 è quella relativa al cosiddetto Finesse Dribbling, supervisionata da Don Andrès Iniesta, ex stella del Barça. Utilizzando entrambe le levette analogiche del controller sarà infatti possibile eseguire trick di vario tipo che il più delle volte, se correttamente utilizzati, lasceranno gli avversari di turno inermi e apriranno la strada verso la porta avversaria. Per quanto apprezzabile e ben costruita, abbiamo trovato questo nuovo sistema di controllo particolarmente ostico, soprattutto nelle prime partite, poichè l’utilizzo di entrambi gli analogici con un timing perfetto risulta piuttosto complicato e artificioso. In sostanza dunque il gameplay di questo nuovo PES rappresenta il massimo apice raggiunto da una simulazione calcistica negli ultimi anni: ragionato, appagante, divertente, realistico. Un vero e proprio spettacolo per chi cerca una simulazione calcistica realistica ed estremamente divertente. L’intelligenza artificiale del titolo merita un’altra menzione anche per aver ben implementato il modo in cui l’andamento della partita può influenzare la performance dei giocatori. Arrivati per esempio a un vantaggio di 3 gol è palese come i giocatori della squadra vincente giochino con molta più tranquillità, addirittura diventando leziosi e rischiando talvolta errori banali, mentre chi è in svantaggio può farsi prendere dalla disperazione con difensori che vagano senza meta, rassegnati all’impossibilità di fermare le avanzate avversarie. Insomma, le sensazioni sul campo quest’anno sono davvero positive. E’ forse dai tempi della PlayStation 2 che un capitolo di Pro Evolution Soccer non aveva un feeling così fresco e soddisfacente, dimostrando che Konami sembra sapere il fatto suo su come far evolvere la formula in maniera sensata. Da segnalare che anche quest’anno la console di Microsoft rimane purtroppo l’unica (a causa delle policy restrittive del produttore) dove è impossibile importare pacchetti non ufficiali di licenze aggiornate; pertanto chi vuole sistemare i nomi “farlocchi” presenti in molte delle squadre dovrà farlo manualmente. L’editor per farlo è comodo, ma è comunque un lavoro immenso se lo si vuole fare bene. Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, anche questa è vistosamente migliorata, con una grafica più convincente di prima e con 60 frame al secondo piuttosto stabili. Riguardo alle performance, rimane qualche caricamento un po’ lungo e le solite attese durante le rimesse o i calci piazzati, ma complessivamente anche il comparto tecnico ha fatto un vistoso salto in avanti. Il gioco è ovviamente tradotto per intero in italiano, con la telecronaca nostrana che anche quest’anno è opera del duo Fabio Caressa e Luca Marchegiani. Che dire di più, se si vuole giocare a una simulazione calcistica bella da vedere, divertente e con una giocabilità impressionante, eFootball PES 2020 è la scelta migliore che si possa fare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Terminator Resistance, in guerra contro Skynet

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Terminator Resistance è uno shooter single player in prima persona sviluppato da Teyon per Pc, Xbox One e Ps4. I diritti del gioco si basano esclusivamente sui primi due capitoli cinematografici della serie, proprio per tale motivo, almeno da un punto di vista “potenziale”, il titolo è tra le opere meglio riuscite nel proporre cosa è accaduto dopo il famoso Giorno del Giudizio. Il protagonista dell’avventura si chiama Jacob Rivers, un soldato della divisione Resistance Pacific. Nonostante Jacob sia solo un modesto soldato semplice, scoprirà presto di essere stato preso di mira specificamente da SKYNET, l’intelligenza artificiale nel pieno del suo programma di sterminio della razza umana. La trama di Terminator Resistance riesce a farsi discretamente apprezzare con molte soluzioni tipicamente cinematografiche anche per quanto riguarda il level design che invece in molti altri punti però risulta davvero essere poco curato per un titolo di attuale generazione. Ma andiamo ad esaminare la trama più da vicino. Come dicevamo: il mondo è finito, è stato tutto inutile, le testate nucleari hanno devastato le grandi metropoli riducendo la terra in un ammasso di rovine e di deserti desolati. Il povero John Connor, Sarah Connor e tutti coloro che si sono succeduti dopo questi iconici personaggi, non sono riusciti ad evitare la guerra tra uomini e macchine ribelli e i pochi sopravvissuti sono costretti a nascondersi per evitare lo sterminio totale. Anche in Terminator Resistance gli umani sono raggruppati in piccoli nuclei di resistenza e portano avanti una guerra che è ambientata esattamente trent’anni dopo Terminator 2: Il giorno del giudizio. Skynet sembra ormai avere il dominio assoluto, ma i leader della resistenza non si arrendono, e nelle loro fila abbiamo anche il protagonista Jacob Rivers. Proprio come in un film di Hollywood, Rivers è la recluta di turno che segue il gruppo della resistenza con un destino speciale tutto da scrivere. A rendere ancora più misterioso il cammino dell’eroe c’è poi l’Estraneo, un uomo misterioso che guiderà i giocaotori nella battaglia, rivelandosi uno scrigno di sapere su tutto ciò che riguarda la guerra scatenata dalle macchine. Nel corso della storia, viene data la possibilità di compiere delle scelte, che si limitano ad essere piccoli bivi narrativi che non fanno altro che sbloccare alcune scene extra, ma che fondamentalmente non cambiano l’evoluzione della storia. Uno degli aspetti implementati e coinvolti da queste scelte sono i rapporti con i vari protagonisti della storia e la conquista o meno della loro fiducia. Il grado di fiducia crescerà grazie al compimento di una serie di missioni secondarie, quasi tutte esonerate da specifici combattimenti, se non quelli emergenti con i vari ragni robot, o HK volanti o di terra, e volte alla ricerca di rifornimento, medicinali o informazioni sensibili.

A livello di gameplay Terminator: Resistance si presenta come uno sparatutto in prima persona senza tanti fronzoli, ma le dinamiche messe in opera dal team Teyon, lo fanno assomigliare per certi versi a un action-stealth dalle dinamiche piuttosto scarne. Nonostante la guerra scatenata da Skynet e lo scenario apocalittico costellato di macerie, infatti, sono rare le scene particolarmente concitate degli scontri a fuoco. Soprattutto nelle fasi iniziali, dove non avendo la disponibilità di armi sofisticate per abbattere i robot, bisogna cercare di farsi notare il meno possibile. Per fare ciò basterà nascondersi dietro i rottami delle autovetture, dietro dei muri, insomma mettersi al riparo dietro a qualsiasi elemento presente nello scenario per non farsi scoprire dai robot. Ovviamente, laddove si preferisca affrontare le macchine in scontri diretti, è sempre possibile imbracciare il fucile e sparare, ma optare per questo tipo di approccio risulta sempre essere pericoloso e, a parere nostro, meno divertente. In Terminator Resistance purtroppo è presente un gameplay davvero scarsamente calibrato in termini di sfida: si passa da un approccio stealth praticamente obbligato delle prime tre ore di gioco, a uno sparatutto quasi di natura arcade dove chi gioca è praticamente invincibile grazie alla dotazione del fucile al plasma. L’intelligenza artificiale dei Terminator, inoltre, non fa altro che rendere tutto più facile, poiché oltre a non individuare il protagonista nelle immediate vicinanze quando si nasconde, la loro offensiva è piuttosto bassa e inconsistente rispetto a quella di Rivers. Tutto questo è molto divertente all’inizio, ma andando avanti nella storia il livello di sfida è davvero molto basso e purtroppo il titolo si riduce a un’avventura semplice e dalle dinamiche piuttosto elementari. A rendere le cose ancora meno interessanti in questo Terminator Resistance ci pensa lo schema ridondante delle missioni, che mette in scena un percorso da seguire attraverso gli indicatori da raggiungere ingaggiando le macchine che ostacolano il cammino dell’eroe. Le aree da esplorare sono anche piuttosto limitate a dispetto dello scenario proposto in modo illusorio e fortemente limitato da rottami che mascherano barriere invisibili e in definitiva percorsi predeterminati. Il gioco prova a introdurre alcune meccaniche vincenti come il crafting con i tessuti, le armi e i pezzi di memoria di Skynet che si possono trovare nel corso dell’avventura. Questi comp0onenti permettono di aumentare il livello di Jacob e aumentare anche le capacità di scassinamento delle porte o di hacking dei dispositivi. Per quanto riguarda il potenziamento delle armi, Rivers è protagonista di un ulteriore minigioco, dove dovrà far combaciare una serie di chip per implementare la potenza di fuoco o la precisione. Si tratta di espedienti sicuramente non originali, ma che almeno riescono a donare un pizzico di varietà all’eccessiva linearità delle missioni.

A livello grafico Terminator Resistance offre un comparto sicuramente gradevole, ma comunque sotto la media, con scenari ben realizzati, ma con pochi elementi e spesso troppo ripetuti. Inoltre, i modelli utilizzati sembrano rifarsi almeno alla scorsa generazione, troppo scarni di particolari e piuttosto rigidi nei movimenti. Inoltre i colpi sparati che non si capisce bene dove vadano a segno e una scarsa varietà dei nemici, rendono l’esperienza di gioco davvero poco soddisfacente. Dal punto di vista sonoro fortunatamente le cose sono decisamente migliori grazie a un buon doppiaggio in italiano ed effetti sonori per gli spari e le esplosioni di buon livello, ma a rendere il comparto audio davvero notevole ci pensano i motivi musicali, che offrono alcuni rimandi al tema originale del film. Tirando le somme, questo Terminator Resistance si presenta come un titolo che può essere apprezzato solo dai veri fan di Terminator o dai giocatori più giovani. Diciamo questo in quanto l’estrema facilità di gioco, la povertà di dettagli e particolari, l’IS dei nemici veramente ridicola e un gameplay davvero troppo elementare potrebbero far storcere il naso a chi si aspetta qualcosa davvero in grado di stupire. A nostro avviso il lavoro del team Teyon non rende giustizia al potenziale che il brand racchiude. Tutto (musiche a parte) poteva esser fatto meglio, ma purtroppo il risultato finale è un titolo poco coinvolgente e che sembra sviluppato in tutta fretta. Il nostro consiglio? Se proprio volete acquistarlo provatelo o almeno documentatevi su YouTube.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 6

Sonoro: 8,5

Gameplay: 6

Longevità: 6

VOTO FINALE: 6,5

Francesco Pellegrino Lise

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WhatsApp, una funzione nascosta svela con chi si parla di più

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Volete sapere con chi chiacchierate di più su WhatsApp? Bene, per chi non lo sapesse, l’app della popolarissima piattaforma di instant messaging ha una funzione nascosta per mostrarlo, con tanto di dettagli relativi all’esatto numero di messaggi scambiati con uno specifico contatto. La funzionalità è molto semplice da trovare, ma non è ancora molto utilizzata in quanto è ben nascosta nelle impostazioni dell’applicazione. Per visualizzarla è necessario accedervi e selezionare la voce “Utilizzo dati e archivio”. Da lì, scegliendo l’ultima opzione della lista, vale a dire “Utilizzo archivio”, si aprirà una schermata contenente tutte le conversazioni dell’utente su WhatsApp ordinate dall’alto verso il basso in base allo spazio da esse occupato. Se si seleziona una specifica chat si potranno poi visualizzare tutti i dettagli dell’interazione. Con ciò si intende il numero totale di messaggi scambiati divisi in testi, gif, foto, video, registrazioni audio, sticker e documenti. Per ogni categoria viene poi fornita anche l’esatta porzione di memoria che occupa. Quest’ultima feature è molto utile in quanto grazie ad essa è possibile gestire al meglio l’applicazione per eliminare tutti quei contenuti troppo pesanti che occupano la memoria del dispositivo mobile. Va sottolineato inoltre che il fatto che una chat di WhatsApp occupi tanto spazio non vuole necessariamente dire che è quella con cui si hanno più interazioni. Se infatti i media inviati sono foto e video, la pesantezza aumenta. Potrebbe dunque accadere che una chat in cui si mandano molti messaggi di testo risulti in una posizione più bassa nella classifica perché questi occupano meno spazio. Per lo stesso motivo le conversazioni di gruppo peseranno di più perché contengono messaggi inviati da più utenti. In ogni caso, da oggi grazie a questa particolare funzione, gestire WhatsApp sarà sicuramente molto più semplice, ma soprattutto riuscire ad avere la memoria di archiviazione del proprio telefonino occupata in maniera non eccessiva è finalmente un sogno facilmente realizzabile.

F.P.L.

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Just Dance 2020, ballare non è mai stato così divertente

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Just Dance 2020 (disponibile su PlayStation 4, Nintendo Switch, Wii, Xbox One, Google Stadia) è il decimo capitolo del franchise di Ubisoft, il cui primo capitolo debuttò nell’ormai lontano 2009. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, anche se a conti fatti negli ultimi cinque anni la produzione si è mostrata estremamente conservativa, e la software house sembra essere particolarmente restia nell’introduzione di novità sostanziali. In questa recensione cercheremo di capire sia come è strutturato Just Dance 2020, sia quanto c’è di nuovo nell’offerta principale per aiutarvi nella fatidica scelta se acquistarlo o meno. Una volta avviato il titolo, i fan della serie si troveranno subito a loro agio in quanto il menù iniziale è identico in tutto e per tutto a quello dello scorso capitolo: titoli di apertura, logo, si ricorda al giocatore che per i propri figli c’è Just Dance Kids con nuove proposte ecc… Fortunatamente però Just Dance 2020 individuerà i dati di salvataggio di Just Dance 2019 già presenti sulla console, dando così il bentornato ai players di vecchia data e portando con sé una minima parte dei contenuti già sbloccati a livello estetico. Il livello del giocatore ricomincia invece da 1, per non rovinare il sistema di progressione. Anche a livello di giocabilità Just Dance 2020 non offre sorprese, infatti avviando la riproduzione dei primi brani presenti, risulta evidente come il titolo non abbia modificato, neppure parzialmente, il solito gameplay. Al giocatore tocca quindi nuovamente mettersi a ballare imitando il più fedelmente possibile i buffi personaggi e manichini in movimento sullo sfondo, accumulando punti su punti e riempiendo così la barra sul lato sinistro dello schermo.

È possibile ottenere da una a cinque stelle, e in casi di notevole bravura anche la dicitura Superstar, con il massimo dei punti consentito. Ogni punteggio viene registrato in locale sulla console, così che tra diversi profili di diversi giocatori si possa mantenere costante una sana competizione. Insomma, la filosofia adottata da Ubisoft sembra proprio essere quella della “squadra che vince non si cambia”.  Purtroppo il rischio che si corre optando per una scelta simile è che i giocatori si trovino fra le mani un gioco troppo simile al passato e non siano spinti all’acquisto. Certo, parliamo sempre di un prodotto destinato a un pubblico di nicchia o a chi vuole utilizzare il titolo per animare una festa, ma in ogni caso, a nostro avviso, un prodotto fotocopia (dal punto di vista del gameplay) non è proprio il massimo. Per chi non lo sapesse, ci teniamo a sottolineare che per giocare a Just Dance 2020 si possono utilizzare ancora una volta più sistemi di controllo: i Joy-Con della vostra console Nintendo, oppure scaricare l’App per dispositivi mobile Android e iOS. La Switch resta probabilmente la piattaforma perfetta per questo tipo di esperienza, sia per la responsività e l’accuratezza nella registrazione del movimento dei Joy-Con, sia perché giocare con uno smartphone come controller dopo aver scaricato l’app, non risulta particolarmente eccitante. Davvero poco da segnalare per quanto riguarda il comparto grafico e tecnico di Just Dance 2020, anche in questo caso sostanzialmente immutato rispetto a Just Dance 2019. Abbiamo notato tuttavia una maggiore cura per i fondali e nei dettagli delle coreografie: osservando attentamente gli sfondi, questi ultimi appaiono più nitidi e definitivi, e generalmente soddisfano in modo maggiore il colpo d’occhio. Ma è davvero l’unica annotazione degna di nota che sia possibile fornire.

 Ovviamente la cosa che cambia in Just Dance 2020 sono le canzoni offerte nel pacchetto. La tracklist a disposizione è infatti notevole e piuttosto coraggiosa per varietà: magari qualcuna delle tipiche “top 40” statunitensi è stata sacrificata, ma a guadagnarne è la multi-culturalità dell’offerta: molti sono i pezzi che vengono dagli altri continenti come Africa e Asia. Ovviamente non manca il Sud America con numerose versioni di balli latini. Ogni brano gode di una personalità tutta sua grazie alle coreografie studiate per ciascuno di esso, molto colorate e ben studiate sia nei costumi che negli sfondi: viene voglia di guardarli anche quando ormai si è sudati marci dopo essersi scatenati con cinque o sei canzoni. L’acquisto di Just Dance 2020 fornisce per un mese l’abbonamento Unlimited che, oltre alle 43 canzoni base, offre più di cinquecento altri brani tutti da ballare da soli o in compagnia. Tirando le somme, grazie alla sua immediatezza e alla grande carica di divertimento, Just Dance 2020 non aspetta altro che la serata giusta con degli amici che hanno voglia di divertirsi. Pezzi divertenti, coreografie coloratissime e sorprendenti, e fino a 6 giocatori in contemporanea sono ingredienti che farebbero esplodere qualsiasi festa. Anche in singolo il titolo di Ubisoft riesce a divertire, unico rischio, ed è bene che lo si sappia, è che essendo un titolo dalla natura particolare, il gioco venga scelto raramente o solo in determinate occasioni. Quindi alla luce di quanto detto, se siete delle persone dall’anima festaiola o amanti del ballo, Just Dance 2020 fa al caso vostro. In caso contrario però, se state cercando un party game dove non sia necessario “sudare” o affaticarsi il nostro consiglio è quello di guardare altrove.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 6,5

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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