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Editoriali

ELENA CESTE: SI DIPANANO LE OMBRE A POCHI GIORNI DALLA SENTENZA

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Uno strazio mediatico senza precedenti nei confronti di un uomo non ancora giudicato

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di Domenico Leccese

Sul caso di Elena Ceste abbiamo chiesto alla criminologa dott.ssa Ursula Franco, consulente di Michele Buoninconti, a pochi giorni dalla sentenza di chiarirci alcuni punti dell’inchiesta che lo vede accusato dell’omicidio della moglie Elena Ceste.

E’ vero che Michele, ha chiesto ai nonni di andare a vivere nella sua casa, per risparmiare?

Buoninconti ha pensato che sarebbe stato, meno traumatico per i bambini, continuare a vivere nella loro casa, ed inoltre egli ha il timore che il nonno, essendo anziano, possa fare e/o subire, un incidente stradale, accompagnando i bambini a scuola, percorrendo una lunga distanza, mentre da casa sua sono solo pochi chilometri.

E’ vero che Michele Buoninconti era geloso e "controllava" sua moglie?
Buoninconti non era geloso, lo era piuttosto sua moglie Elena, che anzi si lamentava del fatto che lui non lo fosse. Per quanto riguarda il controllo su di lei, Elena era libera di relazionarsi con chi voleva, Michele si disinteressava completamente alle sue attività al computer ed al telefonino, tanto che non lesse i messaggi sul telefonino della Ceste, nonostante l’avesse avuto in uso in precedenza, se non quando lei glieli mostrò. E’ con il meccanismo della proiezione, caro agli psicologi, che si spiegano certi malintesi, malintesi che hanno contribuito all’errore giudiziario.

Lei chiama, questa carcerazione preventiva, errore giudiziario, perché?

Una carcerazione preventiva di 9 mesi, l’aver reso pubblici gli atti giudiziari, permettendo uno strazio mediatico senza precedenti nei confronti di un uomo non ancora giudicato ed infine la decadenza della patria potestà sono nell’insieme un osceno errore giudiziario che ha provocato danni irreversibili, non solo a Buoninconti ma a tutta la sua famiglia, compresi i nonni materni.

Come spiega certi atteggiamenti di Buoninconti e certe intercettazioni che vengono di continuo fatte ascoltare agli italiani come prova dell’omicidio?
Buoninconti è stato accusato di essere una specie di padre padrone, insensibile e scorbutico. Di sicuro, la sofferenza per la scomparsa della moglie, il non aver compreso i suoi disturbi psichici, una pressione mediatica senza precedenti, i ‘tradimenti’ di familiari, amici e giornalisti, la percezione dei sospetti su di sé, l’essere il capro espiatorio di un paese intero, il rischio che i servizi sociali gli togliessero i bambini, lo hanno esasperato e condotto a provare, a volte, sentimenti di rabbia ed a perdere la pazienza con i giornalisti ed i figli.
In questo clima, in alcune rare intercettazioni, rispetto a quelle dove Michele usa solo belle parole quando parla di Elena, Buoninconti usa parole forti riferite alla sua ormai ex compagna di vita e perde la pazienza con i propri figli.
Tali intercettazioni vanno contestualizzate temporalmente, risalgono tutte a prima del ritrovamento della Ceste, all’epoca Michele poteva avere tutte le ragioni di sentirsi e comportarsi come un uomo tradito ed abbandonato ed è allo stesso modo comprensibile, che egli, in questo clima, a volte perdesse la pazienza con i quattro figli, di cui doveva occuparsi da solo. C’è da notare che in due intercettazioni, che vengono usate contro di lui, egli si fa domande sulle sorti della moglie, mostrando evidentemente di non sapere dove sia, si chiede: ‘vai a capire cosa ha visto!?’ e ‘chissà dove…’ quesiti che non appaiono rivolti ai figli, ma piuttosto sue intime riflessioni e non certo quelle di un assassino che conosce perfettamente il destino cui è andata incontro la sua vittima. In una intercettazione, risalente al 28 febbraio 2014 (circa un mese dopo la scomparsa), che viene spesso tagliata ad hoc, durante una struggente conversazione con i figli Michele dice ai bambini: "Alla sera quando vi raccontavo la storia di me e mamma, non l’abbiamo mica finita quella storia, vero!?", mostrando di avere la speranza che Elena torni per continuare a condividere la vita con lui.

Come giudica il comportamento di Michele Buoninconti nei confronti dei giornalisti e dei figli?
Buoninconti è stato sottoposto, ad una pressione mediatica intollerabile, da parte di giornalisti o cosiddetti tali che non hanno avuto alcun rispetto né per lui, che era un semplice indagato, né per i suoi quattro figli, tutti minorenni, che egli ha semplicemente cercato di proteggere da gente senza scrupoli, che dell’odio, nei suoi confronti, ha fatto una ragione di vita. La lettura, delle reazioni di Michele nei confronti dei giornalisti, fatta dai media e dalla procura, è faziosa e viziata dal convincimento che Elena sia morta per mano sua.

Dott.ssa Ursula Franco che cosa pensa della ricostruzione del presunto omicidio di Elena Ceste da parte dell’accusa?
La ricostruzione dell’accusa è quantomeno fantasiosa ed illogica, avevo previsto, in interviste precedenti, che sarebbe stato impossibile per l’accusa ricostruire un omicidio che non c’è stato. La PM ha sostenuto in udienza durante la sua requisitoria che Michele ha ucciso Elena con le mani, soffocandola, tale tecnica omicidiaria è estremamente difficile da mettere in pratica nei confronti di un giovane adulto sano quale era la Ceste. Un recente fatto di cronaca ci conferma quanto sia difficile uccidere in questo modo, un uomo di ottant’anni, cardiopatico e con pacemaker pochi giorni fa ha reagito ad un uomo molto più giovane di lui che intendeva soffocarlo ed è sopravvissuto, eppure l’anziano non era al meglio della propria forma fisica. Ancora riguardo alla ricostruzione della PM, la stessa ha sostenuto che, dopo aver trovato Elena nuda in casa e dopo averla uccisa soffocandola con le mani, Michele l’ha avvolta in uno dei lenzuoli del letto matrimoniale, l’ha condotta in auto al Rio Mersa ed ivi abbandonata e tornato a casa ha rifatto il letto con lo stesso lenzuolo. Sarà stato, alquanto difficile, da parte dell’accusa spiegare al Giudice Amerio come i vestiti rimasti a casa si siano sporcati di terra e non il lenzuolo. Tra l’altro nessun lenzuolo avrebbe mai impedito alle tracce del cadavere di Elena di depositarsi nel bagagliaio dell’auto, dove le ricordo non sono mai state riscontrate.

Dott.ssa Franco, lei è stata l’unica a spiegarsi le circostanze della morte della Ceste e non ha avuto alcun timore a mettersi contro tutti, non credo sia stato facile, si può parlare di coraggio?

Addivenire alla verità, grazie alle proprie competenze ed allo studio approfondito del caso, non è difficile, è il sistema che non è facilmente permeabile e non mi riferisco alla Procura. Non credo che sia stato il coraggio a sostenermi in questa lotta quanto piuttosto una forza inarrestabile quale è la certezza della verità.
Mi dispiace soltanto che i molti ed inaspettati ostacoli che ho trovato di fronte a me abbiano allungato i tempi della giustizia.

Mi sembra ottimista per quanto riguarda la sentenza dei primi di novembre
Non ho certezze a parte il fatto che, dopo che la verità è stata rivelata ed è stata ribadita con forza in udienza, durante la sua requisitoria dall’avvocato Giuseppe Marazzita, questa VERITÀ prima o poi trionferà.

Il caso è risolto, la difesa ha chiarito come andarono i fatti?

La mia ricostruzione, (N.d.r. contenuta nella Super Perizia) si accorda perfettamente con tutte le risultanze investigative e nulla potrà mai cambiare i fatti accaduti il 24 gennaio 2014. La mia speranza è che il Giudice Amerio sia il primo Giudice ad interrompere il corso di questa grave ingiustizia.

Editoriali

Covid-19, perché non si deve disdire il vaccino!

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Quello che sto per scrivere toccherà le viscere dei più dissidenti e negazionisti personaggi che in questo caos della pandemia hanno delle responsabilità enormi: sono incoscienti abilitati alla navigazione, bulimici di consensi con teorie strampalate, fuorvianti e pericolose.

Devo fare una premessa quasi obbligata: sia il Governo precedente che in parte quello attuale hanno mostrato una palese incapacità a far ripartire l’Italia. Stanno continuando a fare la conta dei positivi lasciando che un intero Paese sprofondi nella crisi più nera. Gli italiani non mettono a tavola il bilancio dei contagiati con l’Rt per companatico. Ma fanno la fila alla Caritas, risparmiano, cercano lavoro, abbassano le saracinesche per non rialzarle più.

Tutti noi siamo devastati dal dolore delle perdite di parenti, amici, conoscenti che abbiamo subito a causa del Covid. È innegabile il Covid esiste, ha messo in ginocchio il mondo con 2.888.530 morti ad oggi. In Italia contiamo 111.070 morti, più della Francia che ne conta 96.678, della Germania con 77.013 e della Spagna con 75.783. Non è un scherzo anche se molte di queste persone (non sono numeri ma persone!) sono morte con il Covid perché avevano patologie pregresse. Il virus li ha stroncati.

Detto questo ci sono 111 mila morti in Italia su circa 60 milioni di abitanti. L’Italia è il terzo paese dell’Unione Europea per popolazione dopo Germania e Francia e il 23esimo al mondo. La mortalità ha dunque inciso per l’1,85 % della popolazione contro una media annua dell’1,07%.

In Italia sono in media 230mila i decessi ‘ogni anno legati a malattie del sistema circolatorio (ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari).

Fatta questa premessa con numeri alla mano sostengo convintamente che soprattutto la popolazione anziana deve vaccinarsi per proteggersi dall’effetto mortale del Covid

I vaccini che abbiamo a disposizione evitano lo sviluppo di forme gravi di malattia: salvano la vita, soprattutto a quei soggetti che hanno già diverse patologie e che qualora venissero colpiti dal virus con un altissima probabilità morirebbero. Lo dicono i numeri.

Quindi vaccinarsi in questo momento è quanto mai fondamentale perché ci permette di immunizzarci e proteggerci dalla malattia e dalla sua trasmissione.

Fondamentale è sapere che il vaccino anti Covid non contiene il virus e non provoca la malattia. Il vaccino contiene una molecola, “RNA Messaggero” grazie alla quale viene prodotta una proteina presente sul Sars-Cov2 e responsabile del Covid-19.

Gli effetti del vaccino colpiscono meno di una persona ogni 100 individui e i possibili effetti sono limitati a dolore localizzato nella zona dove viene somministrato, mal di testa e eventuale febbre, dolori muscolari e stanchezza. Il tutto per uno o due giorni al massimo. Un prezzo accettabile rispetto al rischio di perdere la vita.

Ora è il momento della responsabilità, non ascoltiamo più ne leggiamo più “consigli mediatici fuorvianti” di invasati dell’ultima ora, ma diamo peso soltanto alle parole della scienza e dei medici che hanno in cura i propri pazienti e conoscono il loro quadro clinico. Il resto sono solo chiacchiere. Vacciniamoci per tornare presto alla normalità.

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Il governo della sopravvivenza e l’atroce dilemma quasi amletico…

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Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china, acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine causata dagli eterni lockdown improvvidamente imposti da chi speranza predica e che speranza non dà, oppure se sia più umano disobbedire ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante: questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

Il governo Draghi, per costituzione è nato come un governo di salvezza ma i fatti dimostrano che trattasi più di uno di sopravvivenza. Il professore Draghi, in parte per la sua alta professionalità ed in parte per la sua  figura  prestigiosa  da tutti  riconosciuta sia in casa che all’estero, è stato chiamato dal presidente Mattarella in un momento critico della storia italiana, per mettere  le sue competenze a disposizione  d’un piano per la vaccinazione e a un secondo compito, più gravoso, per gestire il Recovery Plan.

Come presidente del Consiglio Draghi porta un handicap. In parlamento sta il suo tallone d’Achille che renderebbe la sua missione quasi impossibile

E’ stato chiamato a dirigere un governo di “salvezza” composto da una maggioranza bulgara, multi partitica, litigiosa, riottosa, orfana di idee e di progetti. L’unico accordo raggiunto univocamente fra di loro è “non mollare la poltrona, whatever it takes”.  Ecco perché anziché governo di salvezza il presente governo è in effetti un governo di sopravvivenza.

Draghi ha preso in consegna un parlamento reduce di due gestioni “Conte”, caratterizzate di video conferenze, promesse a gogò, elargizione di strenne varie per invigorire i “costruttori” ed i “responsabili”, trascinando l’Italia sull’orlo del precipizio.

Sembra che l’offerta a Draghi è stata condizionata; accettare l’incarico comprensivo dell’accollo di tutto l’apparato di Palazzo Madama e di Montecitorio. Draghi accettò ed oggi il Paese si è ritrovato con il vecchio barattato per nuovo. Niente di nuovo sotto le stelle. Ho letto da qualche parte: “Procrastinare è l’arte di stare al passo con ciò che è successo ieri, per evitare il domani”. Niente di meglio per definire la politica del primo, secondo e l’attuale  “Conte ter”.

Corre il Covid-19 e il governo lo rincorre, chiudendo Comuni e Regioni, abbassando saracinesche e facendo sparire panchine dai giardini pubblici, multando chi osa affacciarsi per strada nelle ore non consentite ed ogni attività produttiva esala l’ultima speranza di poter un giorno risollevarsi. Cresce la disoccupazione e la povertà si accanisce sempre più sui già poveri di ieri aggiungendo  nuovi che i vari lockdown stanno mietendo.

La fame sta travolgendo intere nuclei familiari e la rabbia sta salendo a livelli preoccupanti

Le varie dimostrazioni di disobbedienza che affollano le piazze non sono  che l’emergere delle prime colate di lava che il vulcano paese espelle. Il governo forse farebbe bene a non sottovalutare questo  “punto di fusione”.

I mass media, dall’olimpo delle loro “certezze” e lo stesso si può dire dei vari politici  e pseudo esperti che adornano i salottini dei talk show televisivi ogni sera, ogni giorno feriale e anche festivo, omni presenti come sopra mobili in una vetrina, si affaticano ad esternare  comprensione e commiserazione verso gli stenti e la degradata  indecenza in cui sono scivolate tante famiglie causa gli avventati lockdown. Bontà loro però  tengono a raccomandare a questo popolo, che il Pontefice ben ebbe ad   identificare  nella “cultura dello scarto”, di essere comprensivi, di pensare a tanti morti, tanti in terapia intensiva, ad attendere con fiducia  perché il ministro prevede che ormai stiamo percorrendo l’ultimo miglio.

Quanto sia solidale raccomandare agli altri il digiuno quando si è satolli!

Tanti buontemponi vedono il lume in fondo al tunnel solamente che il tunnel è lungo ormai più di dodici mesi e a chi manca “il pane quotidiano” gli si è appannata la vista ed il lume non lo vede più.

Che fare? Ecco che si presenta l’atroce dilemma. Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china , acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine, protetto dagli eterni lockdown finche non accada l’irreparabile o disobbedire  ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante, rischiando il morso della “variante” ed il tristissimo epilogo.

Quale è più tormentoso, sparire di virus e di lockdown o spegnersi lentamente  di stenti e di fame? Questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

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Proteste davanti a Montecitorio, Fsp Polizia: “Esasperazione comprensibile e incontenibile, e noi ne facciamo le spese. Bisogna dare altre risposte”

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“Rivolgiamo la nostra solidarietà e gli auguri di pronta guarigione ai colleghi feriti durante le proteste davanti a Montecitorio, ed anche a tutti gli altri comandati in un servizio ben ‘più pesante e opprimente’ di quel che si possa pensare. Quanto accaduto non deve certamente meravigliare, né si può pensare che i problemi siano finiti qua. Piuttosto, di fronte al protrarsi di uno stato di cose che schiaccia la cittadinanza sotto al peso di sacrifici insostenibili, è inevitabile che riprenda la sequela di proteste e manifestazioni di ogni genere da parte di tutte le più disparate categorie sociali ormai allo stremo. E’ indispensabile censurare senza se e senza ma ogni tipo di violenza che, lunghi dall’affermare le legittime istanze di chi scende in piazza, fa passare in secondo piano, oltre che dalla parte del torto, chiunque abbia qualcosa da dire. Ma con altrettanta onestà intellettuale non possiamo che rilevare come questa esasperazione generalizzata sia comprensibile e ormai incontenibile, e ciò significa che bisogna dare ai cittadini risposte diverse. Al momento, come sempre, solo le forze dell’ordine si ritrovano a raccogliere e fronteggiare gli sfoghi di un livello di disperazione che non può e non deve essere sottovalutato. Pensare di gestire questa situazione ormai non più emergenziale, dato che va avanti da oltre un anno, da una prospettiva scollata dalla realtà di chi invece non riesce più a tenere in piedi la propria esistenza costruita magari dopo una vita di lavoro, significa sottovalutare pericoli seri e reali per la sicurezza interna del paese”.  

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, commentando la notizia del ferimento di due agenti negli scontri registrati a Piazza Montecitorio, durante il sit-in di protesta di diverse categorie contro le chiusure decise dal governo.

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