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Editoriali

ELENA CESTE: UN FILM DI MICHELE BUONINCONTI

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Assassino spietato e intelligentissimo, o vittima sacrificale di una Magistratura che non ha cercato a 360 gradi?

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di Roberto Ragone

Come nella migliore tradizione di Conan Doyle, o di Agatha Christie, il caso della scomparsa, e del successivo ritrovamento del corpo di Elena Ceste ha appassionato il pubblico italiano.

La TV ha scoperto che i casi di cronaca nera fanno una grande audience, e perciò dal mattino, fino alla sera in prima e seconda serata, ogni conduttore porta la sua pietruzza alla costruzione dell’edificio televisivo, così sostituendo e integrando l’oppio popolare costituito dal calcio, anch’esso propinato in tutte le salse, gli orari, e i giorni della settimana. Michele Buoninconti, marito della vittima, ritenuto colpevole, è stato condannato in prima istanza trent’anni di reclusione. Sappiamo che in Italia, a differenza di altri Stati, ogni anno corrisponde a nove mesi di reclusione; sappiamo che intervengono altri fattori per cui, dopo l’appello che doverosamente sottrarrà una parte della pena, fra semilibertà e leggi varie il Buoninconti potrà essere libero molto prima del 2045. Diversamente da quanto accade in USA, dove la pena te la sconti tutta, mentre il limite è a discrezione dei giudici, per cui può capitare di sentirsi appioppare una pena detentiva di novant’anni. Trent’anni sono il massimo della pena in uno Stato in cui il massimo dovrebbe essere il carcere a vita, ma in questo caso pena ridotta per la richiesta di rito abbreviato, quello che fa risparmiare tempo e fatica ai magistrati, già tanto oberati da cause e causette che si trascinano con rinvii biblici – a volte decisamente assurdi.

Nonostante tutto, Michele è il vincitore morale di questo processo, come di tutta la vicenda. Dico subito che sono stato colpevolista fin dall’inizio, per ciò che ho potuto seguire e conoscere attraverso i programmi di cui sopra: quando sparisce, o viene trovata cadavere una donna, nella quasi totalità dei casi il colpevole è il marito, e questo anche nei racconti gialli di fantasia – dove la fantasia prende a prestito dalla realtà, e non viceversa, rivelandosi – la fantasia – meno ‘fantasiosa’ degli assassini veri. Inventarsi – secondo il Tribunale – la storia della moglie che, dopo aver passato la notte in deliquio, rifugiata tremante e delirante in un angolo della camera da letto, è degno del miglior Poirot. Inventare poi il successivo comportamento, secondo il quale la sventurata, ancorchè insonne, e quindi meritevole di riposo, si sia spogliata completamente in giardino, (e non si capisce perché non uscire di casa già nuda) lasciando a casa anche gli occhiali – sul comò, e ritrovati in cima alla pila di abiti freschi di bucato lasciati dietro al cancello della villetta – e si sia avventurata, novella Lady Godiva senza cavallo, per la strada a quell’ora fitta di auto di gente che va al lavoro, senza che nessuno notasse la sua presenza, con la neve ancora dappertutto, e una temperatura di circa quattro gradi sopra – il mio frigo lavora a circa 6 gradi centigradi – è indice di una fantasia veramente rimarchevole. Dissi subito che secondo me il soggetto certamente aveva letto troppi gialli Mondadori, quelli settimanali, o che aveva visto troppi film.

Cercare in modo maldestro di coinvolgere il suo presunto – o reale – rivale in amore, è stata successivamente cosa doverosa. Purtroppo per lui, l’altro aveva un alibi a prova di bomba, e Michele è rimasto con il cerino in mano. Guardando in prospettiva tutta la faccenda, comunque, emerge limpido un fatto: Michele è un egocentrico, un ‘dominus’, una persona che si sente più furbo, più intelligente, più pronto, più spregiudicato degli altri, insomma, una sorta di super-brain. Pensare che la Polizia o i Carabinieri potessero bere come acqua fresca la panzana confezionata su  misura, vuol dire che l’uomo è talmente sicuro di sé e della stupidità degli altri, da farci conto, e da meravigliarsi quando invece si è reso conto che non era proprio come lui aveva previsto.

Successiva, o contemporanea, è stata l’invenzione di un filmato che sarebbe stato girato ai danni di Elena in atteggiamenti intimi, e promosso sul web; inutile dire che di tutto ciò non s’è trovata traccia. Né se n’è trovata di questa fantomatica banda che la minacciava, che voleva toglierle i bambini. Michele è diventato, ancorchè sospettato numero uno, il protagonista di tutta la vicenda, e si è divertito a sfidare gli inquirenti (I Carabinieri mi fanno un baffo – intercettazione ambientale), ritenuti sempre non all’altezza di un genio del crimine come lui. Ma protagonista Michele ha sempre voluto essere, da quando la domenica in chiesa intonava la ‘prima lettura’ sul pulpito; quando imponeva alla moglie di rimanere a casa, sospendendo l’assicurazione dell’auto, mentre lui andava in vacanza con i bambini, lasciandola a badare alle galline; quando la mandava a far la spesa senza denaro perché poi sarebbe passato lui; quando le sequestrava il cellulare per leggere gli sms e ricevere le telefonate al posto suo, quando ancora la umiliava in tutti i modi. “Ho messo diciott’anni a raddrizzare vostra madre”, altra intercettazione. Oppure quando cerca di indottrinare i figli in previsione delle domande degli inquirenti; “Vi tolgono la casa, fate la fine di vostra madre”. Insomma, guardando controluce, Michele Buoninconti ha sempre voluto, e avuto, l’attenzione dovuta ad un protagonista, anche quando fingeva di essere disturbato dai numerosi giornalisti delle varie testate che lo cercavano per registrare qualcosa da trasmettere; e lui si negava, tirava sassi, li prendeva a parolacce; oppure telefonava spacciandosi per un fantomatico ‘Armando Diaz’, in segno di disprezzo per una televisione di indagine che non riusciva a trovare il bandolo della matassa, nonostante tutte le mollichelle che lui s’era lasciato dietro. Si legge spesso, nei libri gialli, dell’assassino che inconsciamente lascia delle tracce come Pollicino, per farsi prendere, quasi volesse mostrare all’investigatore poco provveduto quanto è stato bravo. Michele ha fatto anche questo. Quella ‘vergogna’ perché ‘non è bene che una donna vada in giro nuda’ la dice tutta: la punizione per ‘vergogna’ presunta o reale del tradimento della moglie, la ‘vergogna’ di una moglie che va a spasso nuda, come le prostitute messe alla berlina nel Cinquecento; il proclamare la ‘vergogna’ della moglie come per purgare una colpa che non gli appartiene: questo è il movente principale, quello che ha fatto scattare la molla, quando s’è reso conto che la moglie lo avrebbe lasciato, diventando a sua volta protagonista, e lui avrebbe perso la faccia in chiesa, in caserma e con tutti i parenti e gli amici; mentre la ‘colpa’, l’adulterio – reale o presunto – di Elena lo avrebbe insozzato dalla testa ai piedi.

Come protagonista, ed unico ‘informato sui fatti’, ha  riferito, e poi smentito, un dissidio coniugale dovuto alla mancanza di obbedienza della moglie, avendole al contrario tolto di fatto ogni fiducia, ogni autonomia, ogni spazio vitale: lei, donna intelligente e laureata; lui poco addottorato, pompiere, con tutto il rispetto per i pompieri che svolgono un’attività di grande sacrificio. Ma lui non era ‘un’ pompiere, lui era ‘il’ pompiere, quello che ‘non uccide le persone, ma le salva’, un eroe civile. Ora Michele, la cui espressione furbesca abbiamo ripetutamente potuto osservare nei filmati trasmessi ad libitum – sempre gli stessi – è finalmente ‘il’ protagonista, colui che non potrà più essere messo da parte. Anche nel disfarsi del corpo della moglie Michele ha voluto mantenere il controllo: infatti dal suo balcone si vede il piccolo rio dove ha gettato il corpo nudo di Elena, un corso d’acqua infoltito dalla mancanza di manutenzione, che da otto anni non riceveva manutenzione; e nulla faceva presagire che l’avrebbe ricevuta proprio in quel momento. Fino ad allora Michele era riuscito a tener lontane le ricerche; qualche mese ancora, forse due o tre, e del corpo di Elena non sarebbe rimasto nulla. La pietruzza nell’ingranaggio è stato proprio il tempo atmosferico con le sue piogge; il classico imprevisto che smaschera anche il più bravo dei Barbablù. Ma Michele non defette, lui è colui che comunque è entrato nella cronaca, e poi nella storia, l’eroe ‘nero’ della vicenda, e si sa che gli eroi neri appassionano più di quelli candidi come sir Galahad. Prova ne siano le numerose manifestazioni di simpatia – ed altro – che riceve quotidianamente. Proclamare la sua innocenza fa parte del suo carattere, o meglio, del carattere del personaggio che si è cucito addosso. Non confesserà mai, a meno che non voglia, passato del tempo e nell’oblio della sua avventura, riaccendere su di sé i riflettori, raccontando come effettivamente sono andate le cose. Probabilmente, sollecitato dai soliti noti, scriverà un libro, con la collaborazione del solito ‘ghost writer’, per raccontare la sua verità.

Che sia colpevole, secondo me, non c’è alcun dubbio. Ma che lui si proclami ancora innocente, vittima dell’errore giudiziario più grande del terzo millennio, è esattamente nel personaggio: non gli basta un semplice errore giudiziario, dev’essere un fatto epocale. Come sta Michele? E’ affranto, desolato, deluso, depresso, intimorito, disperato? No, state tranquilli, a modo suo se la sta godendo, e sa che non è ancora finita. Assassino spietato e intelligentissimo, o vittima sacrificale di una Magistratura che non ha cercato a 360 gradi? O ancora vittima di investigatori incapaci o disonesti, o di giudici influenzati dal mezzo mediatico? O piuttosto maldestro marito che ha scelto di liberarsi di sua moglie nella maniera più sbagliata? Deve ancora scegliere, l’importante è che, comunque vada, lui rimanga il protagonista.

Editoriali

Covid-19, perché non si deve disdire il vaccino!

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Quello che sto per scrivere toccherà le viscere dei più dissidenti e negazionisti personaggi che in questo caos della pandemia hanno delle responsabilità enormi: sono incoscienti abilitati alla navigazione, bulimici di consensi con teorie strampalate, fuorvianti e pericolose.

Devo fare una premessa quasi obbligata: sia il Governo precedente che in parte quello attuale hanno mostrato una palese incapacità a far ripartire l’Italia. Stanno continuando a fare la conta dei positivi lasciando che un intero Paese sprofondi nella crisi più nera. Gli italiani non mettono a tavola il bilancio dei contagiati con l’Rt per companatico. Ma fanno la fila alla Caritas, risparmiano, cercano lavoro, abbassano le saracinesche per non rialzarle più.

Tutti noi siamo devastati dal dolore delle perdite di parenti, amici, conoscenti che abbiamo subito a causa del Covid. È innegabile il Covid esiste, ha messo in ginocchio il mondo con 2.888.530 morti ad oggi. In Italia contiamo 111.070 morti, più della Francia che ne conta 96.678, della Germania con 77.013 e della Spagna con 75.783. Non è un scherzo anche se molte di queste persone (non sono numeri ma persone!) sono morte con il Covid perché avevano patologie pregresse. Il virus li ha stroncati.

Detto questo ci sono 111 mila morti in Italia su circa 60 milioni di abitanti. L’Italia è il terzo paese dell’Unione Europea per popolazione dopo Germania e Francia e il 23esimo al mondo. La mortalità ha dunque inciso per l’1,85 % della popolazione contro una media annua dell’1,07%.

In Italia sono in media 230mila i decessi ‘ogni anno legati a malattie del sistema circolatorio (ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari).

Fatta questa premessa con numeri alla mano sostengo convintamente che soprattutto la popolazione anziana deve vaccinarsi per proteggersi dall’effetto mortale del Covid

I vaccini che abbiamo a disposizione evitano lo sviluppo di forme gravi di malattia: salvano la vita, soprattutto a quei soggetti che hanno già diverse patologie e che qualora venissero colpiti dal virus con un altissima probabilità morirebbero. Lo dicono i numeri.

Quindi vaccinarsi in questo momento è quanto mai fondamentale perché ci permette di immunizzarci e proteggerci dalla malattia e dalla sua trasmissione.

Fondamentale è sapere che il vaccino anti Covid non contiene il virus e non provoca la malattia. Il vaccino contiene una molecola, “RNA Messaggero” grazie alla quale viene prodotta una proteina presente sul Sars-Cov2 e responsabile del Covid-19.

Gli effetti del vaccino colpiscono meno di una persona ogni 100 individui e i possibili effetti sono limitati a dolore localizzato nella zona dove viene somministrato, mal di testa e eventuale febbre, dolori muscolari e stanchezza. Il tutto per uno o due giorni al massimo. Un prezzo accettabile rispetto al rischio di perdere la vita.

Ora è il momento della responsabilità, non ascoltiamo più ne leggiamo più “consigli mediatici fuorvianti” di invasati dell’ultima ora, ma diamo peso soltanto alle parole della scienza e dei medici che hanno in cura i propri pazienti e conoscono il loro quadro clinico. Il resto sono solo chiacchiere. Vacciniamoci per tornare presto alla normalità.

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Il governo della sopravvivenza e l’atroce dilemma quasi amletico…

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Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china, acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine causata dagli eterni lockdown improvvidamente imposti da chi speranza predica e che speranza non dà, oppure se sia più umano disobbedire ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante: questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

Il governo Draghi, per costituzione è nato come un governo di salvezza ma i fatti dimostrano che trattasi più di uno di sopravvivenza. Il professore Draghi, in parte per la sua alta professionalità ed in parte per la sua  figura  prestigiosa  da tutti  riconosciuta sia in casa che all’estero, è stato chiamato dal presidente Mattarella in un momento critico della storia italiana, per mettere  le sue competenze a disposizione  d’un piano per la vaccinazione e a un secondo compito, più gravoso, per gestire il Recovery Plan.

Come presidente del Consiglio Draghi porta un handicap. In parlamento sta il suo tallone d’Achille che renderebbe la sua missione quasi impossibile

E’ stato chiamato a dirigere un governo di “salvezza” composto da una maggioranza bulgara, multi partitica, litigiosa, riottosa, orfana di idee e di progetti. L’unico accordo raggiunto univocamente fra di loro è “non mollare la poltrona, whatever it takes”.  Ecco perché anziché governo di salvezza il presente governo è in effetti un governo di sopravvivenza.

Draghi ha preso in consegna un parlamento reduce di due gestioni “Conte”, caratterizzate di video conferenze, promesse a gogò, elargizione di strenne varie per invigorire i “costruttori” ed i “responsabili”, trascinando l’Italia sull’orlo del precipizio.

Sembra che l’offerta a Draghi è stata condizionata; accettare l’incarico comprensivo dell’accollo di tutto l’apparato di Palazzo Madama e di Montecitorio. Draghi accettò ed oggi il Paese si è ritrovato con il vecchio barattato per nuovo. Niente di nuovo sotto le stelle. Ho letto da qualche parte: “Procrastinare è l’arte di stare al passo con ciò che è successo ieri, per evitare il domani”. Niente di meglio per definire la politica del primo, secondo e l’attuale  “Conte ter”.

Corre il Covid-19 e il governo lo rincorre, chiudendo Comuni e Regioni, abbassando saracinesche e facendo sparire panchine dai giardini pubblici, multando chi osa affacciarsi per strada nelle ore non consentite ed ogni attività produttiva esala l’ultima speranza di poter un giorno risollevarsi. Cresce la disoccupazione e la povertà si accanisce sempre più sui già poveri di ieri aggiungendo  nuovi che i vari lockdown stanno mietendo.

La fame sta travolgendo intere nuclei familiari e la rabbia sta salendo a livelli preoccupanti

Le varie dimostrazioni di disobbedienza che affollano le piazze non sono  che l’emergere delle prime colate di lava che il vulcano paese espelle. Il governo forse farebbe bene a non sottovalutare questo  “punto di fusione”.

I mass media, dall’olimpo delle loro “certezze” e lo stesso si può dire dei vari politici  e pseudo esperti che adornano i salottini dei talk show televisivi ogni sera, ogni giorno feriale e anche festivo, omni presenti come sopra mobili in una vetrina, si affaticano ad esternare  comprensione e commiserazione verso gli stenti e la degradata  indecenza in cui sono scivolate tante famiglie causa gli avventati lockdown. Bontà loro però  tengono a raccomandare a questo popolo, che il Pontefice ben ebbe ad   identificare  nella “cultura dello scarto”, di essere comprensivi, di pensare a tanti morti, tanti in terapia intensiva, ad attendere con fiducia  perché il ministro prevede che ormai stiamo percorrendo l’ultimo miglio.

Quanto sia solidale raccomandare agli altri il digiuno quando si è satolli!

Tanti buontemponi vedono il lume in fondo al tunnel solamente che il tunnel è lungo ormai più di dodici mesi e a chi manca “il pane quotidiano” gli si è appannata la vista ed il lume non lo vede più.

Che fare? Ecco che si presenta l’atroce dilemma. Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china , acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine, protetto dagli eterni lockdown finche non accada l’irreparabile o disobbedire  ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante, rischiando il morso della “variante” ed il tristissimo epilogo.

Quale è più tormentoso, sparire di virus e di lockdown o spegnersi lentamente  di stenti e di fame? Questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

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Proteste davanti a Montecitorio, Fsp Polizia: “Esasperazione comprensibile e incontenibile, e noi ne facciamo le spese. Bisogna dare altre risposte”

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“Rivolgiamo la nostra solidarietà e gli auguri di pronta guarigione ai colleghi feriti durante le proteste davanti a Montecitorio, ed anche a tutti gli altri comandati in un servizio ben ‘più pesante e opprimente’ di quel che si possa pensare. Quanto accaduto non deve certamente meravigliare, né si può pensare che i problemi siano finiti qua. Piuttosto, di fronte al protrarsi di uno stato di cose che schiaccia la cittadinanza sotto al peso di sacrifici insostenibili, è inevitabile che riprenda la sequela di proteste e manifestazioni di ogni genere da parte di tutte le più disparate categorie sociali ormai allo stremo. E’ indispensabile censurare senza se e senza ma ogni tipo di violenza che, lunghi dall’affermare le legittime istanze di chi scende in piazza, fa passare in secondo piano, oltre che dalla parte del torto, chiunque abbia qualcosa da dire. Ma con altrettanta onestà intellettuale non possiamo che rilevare come questa esasperazione generalizzata sia comprensibile e ormai incontenibile, e ciò significa che bisogna dare ai cittadini risposte diverse. Al momento, come sempre, solo le forze dell’ordine si ritrovano a raccogliere e fronteggiare gli sfoghi di un livello di disperazione che non può e non deve essere sottovalutato. Pensare di gestire questa situazione ormai non più emergenziale, dato che va avanti da oltre un anno, da una prospettiva scollata dalla realtà di chi invece non riesce più a tenere in piedi la propria esistenza costruita magari dopo una vita di lavoro, significa sottovalutare pericoli seri e reali per la sicurezza interna del paese”.  

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, commentando la notizia del ferimento di due agenti negli scontri registrati a Piazza Montecitorio, durante il sit-in di protesta di diverse categorie contro le chiusure decise dal governo.

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