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Editoriali

ELENA CESTE: UN FILM DI MICHELE BUONINCONTI

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Assassino spietato e intelligentissimo, o vittima sacrificale di una Magistratura che non ha cercato a 360 gradi?

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di Roberto Ragone

Come nella migliore tradizione di Conan Doyle, o di Agatha Christie, il caso della scomparsa, e del successivo ritrovamento del corpo di Elena Ceste ha appassionato il pubblico italiano.

La TV ha scoperto che i casi di cronaca nera fanno una grande audience, e perciò dal mattino, fino alla sera in prima e seconda serata, ogni conduttore porta la sua pietruzza alla costruzione dell’edificio televisivo, così sostituendo e integrando l’oppio popolare costituito dal calcio, anch’esso propinato in tutte le salse, gli orari, e i giorni della settimana. Michele Buoninconti, marito della vittima, ritenuto colpevole, è stato condannato in prima istanza trent’anni di reclusione. Sappiamo che in Italia, a differenza di altri Stati, ogni anno corrisponde a nove mesi di reclusione; sappiamo che intervengono altri fattori per cui, dopo l’appello che doverosamente sottrarrà una parte della pena, fra semilibertà e leggi varie il Buoninconti potrà essere libero molto prima del 2045. Diversamente da quanto accade in USA, dove la pena te la sconti tutta, mentre il limite è a discrezione dei giudici, per cui può capitare di sentirsi appioppare una pena detentiva di novant’anni. Trent’anni sono il massimo della pena in uno Stato in cui il massimo dovrebbe essere il carcere a vita, ma in questo caso pena ridotta per la richiesta di rito abbreviato, quello che fa risparmiare tempo e fatica ai magistrati, già tanto oberati da cause e causette che si trascinano con rinvii biblici – a volte decisamente assurdi.

Nonostante tutto, Michele è il vincitore morale di questo processo, come di tutta la vicenda. Dico subito che sono stato colpevolista fin dall’inizio, per ciò che ho potuto seguire e conoscere attraverso i programmi di cui sopra: quando sparisce, o viene trovata cadavere una donna, nella quasi totalità dei casi il colpevole è il marito, e questo anche nei racconti gialli di fantasia – dove la fantasia prende a prestito dalla realtà, e non viceversa, rivelandosi – la fantasia – meno ‘fantasiosa’ degli assassini veri. Inventarsi – secondo il Tribunale – la storia della moglie che, dopo aver passato la notte in deliquio, rifugiata tremante e delirante in un angolo della camera da letto, è degno del miglior Poirot. Inventare poi il successivo comportamento, secondo il quale la sventurata, ancorchè insonne, e quindi meritevole di riposo, si sia spogliata completamente in giardino, (e non si capisce perché non uscire di casa già nuda) lasciando a casa anche gli occhiali – sul comò, e ritrovati in cima alla pila di abiti freschi di bucato lasciati dietro al cancello della villetta – e si sia avventurata, novella Lady Godiva senza cavallo, per la strada a quell’ora fitta di auto di gente che va al lavoro, senza che nessuno notasse la sua presenza, con la neve ancora dappertutto, e una temperatura di circa quattro gradi sopra – il mio frigo lavora a circa 6 gradi centigradi – è indice di una fantasia veramente rimarchevole. Dissi subito che secondo me il soggetto certamente aveva letto troppi gialli Mondadori, quelli settimanali, o che aveva visto troppi film.

Cercare in modo maldestro di coinvolgere il suo presunto – o reale – rivale in amore, è stata successivamente cosa doverosa. Purtroppo per lui, l’altro aveva un alibi a prova di bomba, e Michele è rimasto con il cerino in mano. Guardando in prospettiva tutta la faccenda, comunque, emerge limpido un fatto: Michele è un egocentrico, un ‘dominus’, una persona che si sente più furbo, più intelligente, più pronto, più spregiudicato degli altri, insomma, una sorta di super-brain. Pensare che la Polizia o i Carabinieri potessero bere come acqua fresca la panzana confezionata su  misura, vuol dire che l’uomo è talmente sicuro di sé e della stupidità degli altri, da farci conto, e da meravigliarsi quando invece si è reso conto che non era proprio come lui aveva previsto.

Successiva, o contemporanea, è stata l’invenzione di un filmato che sarebbe stato girato ai danni di Elena in atteggiamenti intimi, e promosso sul web; inutile dire che di tutto ciò non s’è trovata traccia. Né se n’è trovata di questa fantomatica banda che la minacciava, che voleva toglierle i bambini. Michele è diventato, ancorchè sospettato numero uno, il protagonista di tutta la vicenda, e si è divertito a sfidare gli inquirenti (I Carabinieri mi fanno un baffo – intercettazione ambientale), ritenuti sempre non all’altezza di un genio del crimine come lui. Ma protagonista Michele ha sempre voluto essere, da quando la domenica in chiesa intonava la ‘prima lettura’ sul pulpito; quando imponeva alla moglie di rimanere a casa, sospendendo l’assicurazione dell’auto, mentre lui andava in vacanza con i bambini, lasciandola a badare alle galline; quando la mandava a far la spesa senza denaro perché poi sarebbe passato lui; quando le sequestrava il cellulare per leggere gli sms e ricevere le telefonate al posto suo, quando ancora la umiliava in tutti i modi. “Ho messo diciott’anni a raddrizzare vostra madre”, altra intercettazione. Oppure quando cerca di indottrinare i figli in previsione delle domande degli inquirenti; “Vi tolgono la casa, fate la fine di vostra madre”. Insomma, guardando controluce, Michele Buoninconti ha sempre voluto, e avuto, l’attenzione dovuta ad un protagonista, anche quando fingeva di essere disturbato dai numerosi giornalisti delle varie testate che lo cercavano per registrare qualcosa da trasmettere; e lui si negava, tirava sassi, li prendeva a parolacce; oppure telefonava spacciandosi per un fantomatico ‘Armando Diaz’, in segno di disprezzo per una televisione di indagine che non riusciva a trovare il bandolo della matassa, nonostante tutte le mollichelle che lui s’era lasciato dietro. Si legge spesso, nei libri gialli, dell’assassino che inconsciamente lascia delle tracce come Pollicino, per farsi prendere, quasi volesse mostrare all’investigatore poco provveduto quanto è stato bravo. Michele ha fatto anche questo. Quella ‘vergogna’ perché ‘non è bene che una donna vada in giro nuda’ la dice tutta: la punizione per ‘vergogna’ presunta o reale del tradimento della moglie, la ‘vergogna’ di una moglie che va a spasso nuda, come le prostitute messe alla berlina nel Cinquecento; il proclamare la ‘vergogna’ della moglie come per purgare una colpa che non gli appartiene: questo è il movente principale, quello che ha fatto scattare la molla, quando s’è reso conto che la moglie lo avrebbe lasciato, diventando a sua volta protagonista, e lui avrebbe perso la faccia in chiesa, in caserma e con tutti i parenti e gli amici; mentre la ‘colpa’, l’adulterio – reale o presunto – di Elena lo avrebbe insozzato dalla testa ai piedi.

Come protagonista, ed unico ‘informato sui fatti’, ha  riferito, e poi smentito, un dissidio coniugale dovuto alla mancanza di obbedienza della moglie, avendole al contrario tolto di fatto ogni fiducia, ogni autonomia, ogni spazio vitale: lei, donna intelligente e laureata; lui poco addottorato, pompiere, con tutto il rispetto per i pompieri che svolgono un’attività di grande sacrificio. Ma lui non era ‘un’ pompiere, lui era ‘il’ pompiere, quello che ‘non uccide le persone, ma le salva’, un eroe civile. Ora Michele, la cui espressione furbesca abbiamo ripetutamente potuto osservare nei filmati trasmessi ad libitum – sempre gli stessi – è finalmente ‘il’ protagonista, colui che non potrà più essere messo da parte. Anche nel disfarsi del corpo della moglie Michele ha voluto mantenere il controllo: infatti dal suo balcone si vede il piccolo rio dove ha gettato il corpo nudo di Elena, un corso d’acqua infoltito dalla mancanza di manutenzione, che da otto anni non riceveva manutenzione; e nulla faceva presagire che l’avrebbe ricevuta proprio in quel momento. Fino ad allora Michele era riuscito a tener lontane le ricerche; qualche mese ancora, forse due o tre, e del corpo di Elena non sarebbe rimasto nulla. La pietruzza nell’ingranaggio è stato proprio il tempo atmosferico con le sue piogge; il classico imprevisto che smaschera anche il più bravo dei Barbablù. Ma Michele non defette, lui è colui che comunque è entrato nella cronaca, e poi nella storia, l’eroe ‘nero’ della vicenda, e si sa che gli eroi neri appassionano più di quelli candidi come sir Galahad. Prova ne siano le numerose manifestazioni di simpatia – ed altro – che riceve quotidianamente. Proclamare la sua innocenza fa parte del suo carattere, o meglio, del carattere del personaggio che si è cucito addosso. Non confesserà mai, a meno che non voglia, passato del tempo e nell’oblio della sua avventura, riaccendere su di sé i riflettori, raccontando come effettivamente sono andate le cose. Probabilmente, sollecitato dai soliti noti, scriverà un libro, con la collaborazione del solito ‘ghost writer’, per raccontare la sua verità.

Che sia colpevole, secondo me, non c’è alcun dubbio. Ma che lui si proclami ancora innocente, vittima dell’errore giudiziario più grande del terzo millennio, è esattamente nel personaggio: non gli basta un semplice errore giudiziario, dev’essere un fatto epocale. Come sta Michele? E’ affranto, desolato, deluso, depresso, intimorito, disperato? No, state tranquilli, a modo suo se la sta godendo, e sa che non è ancora finita. Assassino spietato e intelligentissimo, o vittima sacrificale di una Magistratura che non ha cercato a 360 gradi? O ancora vittima di investigatori incapaci o disonesti, o di giudici influenzati dal mezzo mediatico? O piuttosto maldestro marito che ha scelto di liberarsi di sua moglie nella maniera più sbagliata? Deve ancora scegliere, l’importante è che, comunque vada, lui rimanga il protagonista.

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Polizia di Stato, sindacato LeS: “Stipendi da fame e situazione insostenibile”

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Grido d’allarme del Segretario Generale di Roma Luca Andrieri del Sindacato della Polizia di Stato LeS. “Lo avevamo già scritto, lo avevamo già gridato nelle piazze, lo avevamo sbandierato ad una classe politica che pur facendo passare il messaggio dicendo di rappresentare la nostra categoria, è stata invece sempre assente non facendo mai nulla a riguardo. Siamo servitori dello Stato, siamo ogni giorno in strada per difendere il Paese da chi delinque, dalla criminalità organizzata, dalle Emergenze Epidemiologiche, per garantire e fare rispettare le Leggi e per questo, negli anni, ci saremmo aspettati un’attenzione in più da parte del Governo e da parte delle componenti politiche per la nostra particolare e delicata professione, eppure ci ritroviamo a fine mese con un compenso che, a conti fatti, vale meno del compenso di una colf”.

Un disagio e un’umiliazione espressa chiaramente da Luca Andrieri e dal vicario Pino Pastore, rispettivamente Segretario Generale Provinciale di Roma del Les (Sindacato di Polizia di Libertà e Sicurezza) ed il segretario vicario.

Luca Andrieri_Segretario Generale Provinciale di Roma del Les (Sindacato di Polizia di Libertà e Sicurezza)

Il LeS chiede a gran voce di ricordare a chi siede ai piani alti del Ministero dell’Interno, che sia referente di un comparto che si sente umiliato e frustrato di fronte a questi gravi episodi e di abbracciare una richiesta che grida vendetta e grida vergogna nei confronti di tanti uomini e donne in divisa che rischiano giorno per giorno la loro vita.

“Siamo orgogliosi del nostro lavoro e della divisa che indossiamo con la quale difendiamo la società civile con gran fatica, ma non ci chiamate Eroi nello svolgimento del nostro servizio perché questo è il nostro mestiere, ma chiamateci Eroi, perché sappiamo che ogni giorno siamo chiamati a rischiare la vita e di non ritornare a casa per solo pochi euro al mese. Non vogliamo essere dimenticati. Dobbiamo fare i conti con uno stipendio che non solo, non ci dà quella che riteniamo essere una meritata soddisfazione, ma che non ci basta per sostenere le nostre famiglie, diamo la nostra vita per la “Famiglia Italia” e non possiamo mettere a repentaglio il bene dei nostri cari… questo proprio non lo meritiamo. Le nostre retribuzioni sono le più basse, e per quanto possa sembrare assurdo e privo di ogni logica, i nostri straordinari prevedono un compenso più basso rispetto a quello delle “collaboratrici domestiche”, con tutto il rispetto per questa categoria di lavoratori; perché il lavoro ha sempre dignità e l’impegno di ogni lavoratore va sempre ammirato. Un Poliziotto è retribuito circa 6 Euro l’ora invece una collaboratrice domestica 8 Euro l’ora, ai quali si aggiungono i “buoni lavoro” per un totale stimato di circa 10 Euro l’Ora. Lungi da noi prendercela con altre categorie di lavoratori, lo precisiamo, ci chiediamo tuttavia come un Corpo dello Stato possa permettere una tale disparità, in barba alla Costituzione della Repubblica italiana art. 36 Cost. “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Dove sia finita la nostra proporzione di qualità ce lo chiediamo da tempo, vorremmo chiederlo adesso anche al Sig. Ministro dell’Interno. Da più parti dello Stivale, la nostra Organizzazione Sindacale, registra questa profonda amarezza da parte dei colleghi. La serenità delle nostre vite personali non è slegata dal nostro lavoro, siamo individui ed ognuno ha la sua storia. Lo Stato può permettersi di non valutare la “salute” dei suoi? Come risponde ai tanti colleghi che quasi ogni giorno tentano e molte volte si suicidano???? La Polizia di Stato sta fallendo, e come sindacato abbiamo il dovere di tutelare i diritti dei colleghi che rappresentiamo e pretendiamo cio’ che è a noi dovuto. Quello che chiediamo, oggi più di ieri, è di porre fine ad una situazione insostenibile ormai al collasso, con una riforma delle Forze Armate, per il bene nostro e del Paese prima che sia troppo tardi”.

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Anguillara Sabazia, disamina politica tra Genoveffo, Anastasio e… Cenerello

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Da fine maggio sono iniziati i tavoli del centrodestra, tavoli difficili, animati da personalismi e da tanti protagonisti non disposti a fare il famoso passo indietro per il bene del Paese e dopo due mesi tondi tondi di riflessioni e pensieri, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno deciso di convergere sulla candidatura dell’avvocato Angelo Pizzigallo, figlio del pediatra Antonio Pizzigallo che dal ’95 è sulla scena politica di Anguillara. Una persona stimata da tanti senza dubbio ma certamente non un volto nuovo della politica.

Chi alla scorsa tornata elettorale aveva fatto l’ennesimo passo indietro “per il bene di Anguillara”, parliamo di Sergio Manciuria, a questo giro si è sfilato senza se e senza ma

La ragione predominante, secondo chi scrive s’intende, è stata che Pizzigallo quando nel 2016 chiese a Manciuria di sostenerlo promise altrettanto “per la prossima tornata elettorale” con una stretta di mano e di amicizia come si fa tra persone legate da una reciproca stima personale che tutt’ora rimane in piedi, non abbiamo dubbi, nonostante lo strappo. Le parole hanno un peso e Manciuria, nonostante non fosse entrato in consiglio comunale ha fatto una strenua opposizione ai pentastellati, ha messo la faccia su tante questioni senza risparmiarsi e come abbiamo sempre sostenuto anche pubblicamente, insieme a Silvio Bianchini sono stati le voci strenue e solitarie di opposizione e presenza costante ad Anguillara. Bianchini e Manciuria, senza se e senza ma.

La politica delle vecchie logiche di partito che decide dall’alto cosa deve avvenire in un campo già martoriato dai danni dei Cinque Stelle

Ma torniamo alla disanima politica. Pizzigallo (senior) che promise pieno sostegno a Sergio Manciuria ha probabilmente perso la memoria o attuato il principio molto in auge in alcuni ambienti per cui in amore e in politica tutto è concesso e il “tradimento” è una delle varianti più presenti.

Dunque Pizzigallo Junior è il candidato ufficiale del centrodestra mentre “Cenerentola Manciuria” è stato lasciato fuori da qualsiasi analisi ma, come insegna la celebre novella, potrebbe essere proprio lui a finire dritto al gran ballo del principe anche se non è il figlio legittimo della politica ma un civico che ha scelto di correre con la sua AnguillaraSvolta e lasciare da parte quelli che definisce i “riciclati”, la “politica delle vecchie logiche di partito che decide dall’alto cosa deve avvenire in un campo già martoriato dai danni dei Cinque Stelle”.

Manciuria a Falconi: “Ci vediamo al ballottaggio”

Immediate le reazioni, anche inaspettate da parte di persone che avrebbero dovuto obbedire come soldati per spirito di politica e di appartenenza. Parliamo del giovane e valente Antonio Fioroni, colui che in tempi non sospetti, per pura coerenza e onestà intellettuale, ha lasciato la maggioranza pentastellata e si è seduto all’opposizione non condividendo più le azioni dell’amministrazione Anselmo perché totalmente opposte al programma elettorale con cui i pentastellati erano arrivati al governo della città. Fioroni, tempo dopo, si è avvicinato a Fratelli d’Italia, il suo ingresso (non sappiamo se poi veramente effettivo) era stato festeggiato alla Pisana dai vertici regionali del partito della Meloni. Ebbene Fioroni, dopo pochi minuti dall’ufficializzazione di Pizzigallo Junior è uscito con un post inequivocabile su Facebook, condividendo la candidatura a sindaco di Sergio Manciuria: “Per me è una questione di rispetto della parola d’onore che cercherò di affrontare con cuore, competenza e coraggio, rimettendomi alle decisioni degli elettori e non sottostare alle vecchie logiche politiche – impostate solo per stare insieme per vincere e non per fare squadra – di coloro che i problemi di Anguillara li hanno letti sui giornali lasciando ad altri l’onere di provare a risolverli”.

Altri fermenti, altri auguri sono arrivati a Manciuria ma probabilmente per spirito di cordialità politica e stima: Giovanni Chiriatti (purgato dai Cinque Stelle nonostante abbia contribuito in maniera determinante alla vittoria della Anselmo) anche lui coerente con le idee e distante dai pseudo pentastellati che hanno malgovernato Anguillara.

E gli auguri a Manciuria sono arrivati anche da Francesco Falconi, l’avvocato che ha ufficializzato qualche giorno fa la sua scesa in campo con una lista civica. Emblematico il riscontro agli auguri di Falconi da parte del presidente di Anguillara Svolta: “Ci vediamo al ballottaggio”.

I Cinque Stelle è assai probabile che non riusciranno a fare una lista e non si presenteranno alla imminente tornata elettorale. Ed è anche probabile che, anche se rimasti una manciata disallineata e disorganizzata, riservino colpi di scena mettendosi a stampella di candidati insospettabili.

Nel centrosinistra forse aspettavano le mosse del centrodestra

Anche da quelle parti si nota paralisi e confusione. Ci sarebbero le persone valide da candidare e con ottime possibilità di vincere ma per strani influssi astrali le carte jolly non vengono ancora calate e probabilmente non verranno calate. Ancora non c’è alcuna ufficializzazione ma soltanto un gran parlare.

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Giudici a orologeria e processo a Salvini: ci risiamo

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E così, anche Salvini andrà a processo. Sotto la mannaia di una giustizia ‘all’italiana’, malata non tanto di ‘autonomia’, o di protagonismo (quello lo lasciamo ai vari magistrati in cerca di pubblicità), quanto di politica, di falsa ideologia – l’ideologia ha a che fare con le idee, qui c’è solo da prendere poltrone e assicurarsi un congruo vitalizio – di istruzioni dall’alto.

Il processo di Salvini, in un momento in cui l’Italia è invasa da tutte le parti da barchini di ‘migranti’ – turisti – provenienti anche e soprattutto da nazioni in cui qualche volta si vive meglio che da noi, ma nazioni il cui ventre non è molle come il nostro, che stanziamo 100 milioni per le ONG in un momento in cui le famiglie e gli operatori economici non riescono ad andare avanti e a tenere aperti gli esercizi commerciali; nazioni in cui se sei condannato vai in galera, e che Dio ti aiuti; nazioni in cui noi Italiani andiamo anche a fare le vacanze, e magari qualcuno s’è anche comprato una casetta; nazioni che ci accolgono perché portiamo denaro: Algeria, Tunisia, per dirne un paio. Gente che potrebbe venire in Italia con un volo di linea, ma che preferisce il barchino ‘sganciato’ da una nave madre perché con l’aereo dovrebbe avere tutti requisiti per l’espatrio, e poi senza sovvenzioni. Col barchino, invece, in un paio d’ore di mare calmo, magari con un bell’olio abbronzante protezione 10, sono già bell’e arrivati. Trovano il pullman che li carica, li porta in albergo. Il ristorante che li rifocilla, lo Stato Italiano che li sovvenziona con una cifra quotidiana, le organizzazioni di accoglienza che li prenotano quando sono ancora al largo, e che ricevono fior di quattrini per gestirli… Insomma, se dovessimo andare in un’agenzia di viaggi, sceglieremmo senz’altro l’Italia. Con il barchino. È anche ammesso – consigliato – protestare per il cibo, per il wi-fi che non funziona bene, per il materasso che non è comodo: ma che gli raccontano, a questa gente, prima di imbarcarli? Alla fine della fiera, checchè ne dicano gli avversari politici, l’unico momento in cui sono diminuiti gli sbarchi, e di conseguenza gli esborsi dello Stato italiano, e di conseguenza anche i morti in mare, è stato quello in cui l’allora ministro Salvini ha operato con incisività e decisione, adottando l’unica soluzione possibile ed efficace: la chiusura dei porti. Essendo, nel frattempo, andata buca ogni altra soluzione prospettata – millantata – e mai praticata, come un accordo internazionale con la Libia ed altri paesi di transito: evidentemente le forze in campo (leggi: criminalità organizzata) non hanno permesso alcun accordo.

Diciamolo chiaramente: Salvini è pericoloso perché non è un fautore dell’Unione Europea

Già, proprio quella organizzazione sovranazionale (già il vocabolo causa rigetto) che vuole comandare, vorrebbe comandare, comanda, comanderà, continua a comandare in Italia. Tenendoci per gli attributi, cioè tenendoci per un debito pubblico dovuto in massima parte a interessi sul debito, che potremmo in un attimo decidere di azzerare, come hanno fatto alcuni. Per esempio, la Germania non ha mai pagato i suoi debiti di guerra, eppure ha goduto degli interventi economici anche dell’Italia al momento della riunificazione delle due Germanie. Ora con il Recovery Fund, riceviamo in prestito il denaro che noi stessi abbiamo versato nelle casse della UE; per impiegare il quale dobbiamo redigere un piano di spesa da sottoporre alla Commissione europea per l’approvazione. E il MES si staglia all’orizzonte, pericoloso portatore di Troka. Intanto le attività che sono l’ossatura della nostra economia chiudono, sacrificate anche dalle norme anti-covid, procrastinate fino alla fine di ottobre: salvo rimando, molto probabile.

Da Mani Pulite in poi – ma forse anche da prima – assistiamo all’uso politico della Magistratura

Mani Pulite ha distrutto il partito di maggioranza relativa, l’allora Democrazia Cristiana, e non solo. Sono passati per il tritacarne uomini politici ‘pericolosi’, come Craxi, che, anche se a qualcuno non piace, è stato un grande statista.  Un pensiero a chi si è suicidato in carcere, e a chi ha visto la propria vita distrutta. Quello che è uscito indenne da tutte le indagini è stato il PCI. Per disposizioni dall’alto? Forse i nostri pronipoti potranno saperlo, e conoscerne anche i nomi di chi ha dato gli ordini. Come i processi a Berlusconi, il processo a Salvini è un processo politico, e questo è sotto gli occhi di tutti. Come è sotto gli occhi di tutti che anche le indagini su Fontana sono orientate politicamente: nessuno si è preoccupato di indagare sugli 11 milioni di euro dei cittadini che Zingaretti ha utilizzato per acquistare mascherine che poi non s’è ben capito se sono andati in fumo o no. 11 milioni, e non 500.000 euro come nel caso lombardo. Nessuno s’è preoccupato di farcelo sapere. È sotto gli occhi di tutti che Bocelli ha dovuto chiedere scusa, e rimangiarsi ciò che aveva liberamente espresso, perché quel messaggio non doveva passare, e il cantante avrebbe perso gli agganci che sono necessari per non essere inghiottito dall’oblìo. È sotto gli occhi di tutti che Renzi ha cambiato all’ultimo il proprio voto a favore di Salvini, probabilmente perché è riuscito ad ottenere qualcosa, in cambio di un voto che avrebbe spedito il ‘Capitano’ davanti al magistrato di Palermo. Forse l’insabbiamento della indagine CONSIP, che sta trascinando Lotti, mentre Renzi Sr. ne rimane fuori? È sotto gli occhi di tutti che il governo sta sfruttando l’emergenza Covid come uno spauracchio per evitare la messa in mora di una compagine che ormai si regge sugli stecchini. È sotto gli occhi di tutti che questo governo è pasticcione, impreparato, incompetente, fazioso, e che le sue delibere sono per lo più targate DPCM, l’uomo solo al comando. È sotto gli occhi di tutti che il nostro ministro della Salute non è preparato per quel compito, e che il vero ministro è Sileri. È sotto gli occhi di tutti che la Lamorgese è una burocrate messa al posto di Salvini solo per obbedire a certe disposizioni, che certamente non contemplano misure che possano arrestare il flusso migratorio in entrata – in pratica, l’invasione – nel nostro territorio: anche lei risponde a precise istruzioni dall’alto. È sotto gli occhi di tutti – e anche sulle pagine dei quotidiani – la frase che Palamare ha pronunciato, riportata da una intercettazione telefonica, per cui “Salvini ha ragione, ma bisogna fermarlo”. Solo questo dovrebbe far cadere un governo come il nostro. Ma poi, ‘chi’ vorrebbe far cadere Salvini? Certamente il nostro governo, che risponde ai diktat europei, i quali sono frutto di un controllo superiore: infatti anche l’UE è uno strumento, come sono uno strumento i politici europei, longa manus di certi poteri. E andando a ritroso, percorrendo la scala gerarchica non dichiarata si arriva ad una ‘cupola’, i cui agenti non sono – o sono – facilmente identificabili: certamente non dall’uomo della strada, ma da chi è addentro alle segrete cose. Mentre un po’ di fumo negli occhi arriva da un Mattarella che commemora la strage di Bologna – i cui esecutori non sono mai stati individuati, nonostante gli otto ergastoli a Mambro e Fioravanti, palesemente non colpevoli almeno di quella strage – e quella di Ustica: i cui colpevoli sono evidenti ed individuati, ma non è possibile dirlo perché il colpevole è un paese che condivide con noi la presenza nella NATO.

Il processo a Salvini è un processo politico, ed è anche un processo ad orologeria, nella migliore tradizione dalla giustizia-clava adoperata da una sinistra che, quando non riesce a battere gli avversari politici nelle urne, lo fa cercando vie traverse

A settembre, se non saranno rimandate, ci sono le amministrative, e fa comodo scrivere sui giornali delle malefatte di Salvini, che ha ‘sequestrato’ i migranti della Open Arms, allo scopo di far perdere voti ad una destra che è già maggioranza nel paese. La Lamorgese lo ha fatto molto più a lungo, quando per 11 giorni ha impedito lo sbarco della Ocean Viking con 104 profughi a bordo, giusto per non compromettere la tornata elettorale in Umbria. Lo sbarco è stato autorizzato solo dopo il – rovinoso – risultato delle urne, nonostante il puerile escamotage. Con Salvini al governo, le ONG erano state attivissime nella protesta e nella denuncia di presunte violazioni da parte del ministro, con esposti alla magistratura, puntualmente accolti e tramutati prontamente in richieste – da parte dei magistrati – di procedimenti penali. Nel caso Lamorgese nulla di tutto ciò è stato fatto, né denunce da parte della Open Arms, né interventi della magistratura. Questo appalesa, se ce ne fosse ancora bisogno, la presenza di una camera di regia occulta lucida e precisa. In realtà, oltre agli onorevoli di varia estrazione partitica, anche la magistratura di Agrigento si era recata più volte a bordo delle navi al largo di Lampedusa. Nel caso Lamorgese – che non esiste, in pratica – nessun intervento. Sostanzialmente si è trattato della stessa situazione che era stata considerata passibile di procedimento penale, ma all’epoca il ministro era Salvini. Né le ONG, che secondo alcuni quotidiani sono foraggiate nientemeno che dal miliardario ebreo ungaro-americano George Soros, hanno mai inteso denunciare un governo di sinistra.

Ci auguriamo che la verità venga fuori. Ciò che l’ex ministro dell’Interno ha fatto, è stato bloccare sbarchi altrimenti incontenibili, come sta succedendo ora, nell’interesse dell’Italia e degli Italiani, riducendo anche i morti in mare. Oggi i libici sparano addosso ai migranti in fuga. Ma già, questo amore per la nostra patria e per il nostro popolo è condannato soprattutto dall’Europa, che ci vuole trasformare in ‘europei’. Già lo siamo, per acquisizione geografica. Parafrasando Metternich, possiamo dire che ‘L’Europa è una mera espressione geografica’, definizione che il conte attribuì all’Italia. Ma eravamo nel 1847. Oggi non è più così.

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