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Politica

Elezioni 2018, parentopoli a Cinque Stelle: la saga dei Cozzella da Bracciano al Senato

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Un copione già visto. Nulla in più o in meno rispetto a ciò a cui sono abituati i lettori dalla notte dei tempi. Il MoVimento Cinque Stelle non fa eccezione nonostante gli urli e i proclami, i buoni propositi e gli slogan.

Al Senato si candida l’ex magistrato Alberto Cozzella, il cui figlio Renato è stato nominato a novembre dalla sindaca Virginia Raggi presidente del Consorzio per lo sviluppo economico e turistico del lago di Bracciano. Una new entry che si aggiunge agli scandali già noti: Francesca De Vito, sorella del presidente dell’assemblea capitolina,  Danilo Barbuto, marito di Agnese Catini, presidente della Commissione comunale Politiche sociali, già consigliere in IV municipio.

“Onestà, onestà”, niente figli di? Nulla di diverso rispetto gli altri partiti che palesemente schierano parenti, mogli di e chi più ne ha più ne metta. Nulla di diverso. Questa la notizia che arriva dopo il caso dei falsi rimborsi da parte di alcuni parlamentari a Cinque a Stelle, dopo che il “massone” Catello Vitiello non ritira la sua candidatura nonostante abbia fatto parte di una loggia massonica conosciuta come “La Sfinge”: spesso in passato esponenti del M5S hanno criticato la presunta influenza delle logge massoniche sulla politica italiana.

Ma va bene così questa è la corrente che tira, false ipocrisie, mascheramenti per poi rendersi conto che in fondo nessuno è perfetto.

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Editoriali

Palermo, rappresentante di Forza Nuova picchiato a sangue: pure questo un atto fascista?

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PALERMO – Nonostante tutti gridino al rigurgito fascista, ieri, a Palermo, in pieno centro, Massimo Ursino, responsabile provinciale del Movimento Politico Forza Nuova e titolare di un laboratorio di tatuaggi nella vicina via Marconi, verso le 19,30, all’altezza di Piazza Lolli è stato aggredito da sei o più persone vestite di nero e travisate con sciarpe sul volto, e dopo essere stato legato mani e piedi con nastro adesivo, picchiato a sangue. Ursino è stato poi trasportato in ambulanza al locale ospedale. Un’aggressione che ricorda tanto quella subita il 12 febbraio 1973 da Bruno Labate, un ‘capetto’ della Fiat, episodio all’origine della genesi delle Brigate Rosse. Episodio gravissimo, perché sospetto sotto molti aspetti, simili a quelli che storia delle Brigate Rosse non ci hanno ancora rivelato del tutto. Come non è ancora chiara la storia della bomba di Piazza Fontana, di quella di Brescia, di quella di Bologna, e di tutta quella stagione di episodi cruenti targati BR, che a tutt’oggi sono ancora avvolti nella nebbia.

A quanto si apprende, la scena del pestaggio sarebbe stata ripresa da qualcuno con uno smartphone:

Qualcuno che certamente metterà il breve filmato in rete, magari anche prima di consegnarlo alle Autorità competenti per l’individuazione dei colpevoli. Nel momento in cui la fibrillazione elettorale è al suo culmine, e viene agitato come un drappo rosso davanti al toro il pericolo di un ritorno – o di un rigurgito – di una ideologia fascista, assistiamo ad un episodio che è marcatamente di opposta fazione.

Provocazione o intimidazione?

In questo paese ne abbiamo viste di tutti i colori, specialmente negli anni di piombo, quando circolava il motto che ‘uccidere un fascista non è reato’, e che portò all’eccidio, fra l’altro, accaduto il 7 gennaio 1978 in via Acca Larentia, a Roma, dove il 7 tre giovani aderenti al Movimento Sociale vennero trucidati in un agguato: episodio che non ha mai conosciuto piena luce. Riteniamo che certi personaggi politici, che in questi giorni direbbero e prometterebbero qualsiasi cosa pur di accaparrarsi un voto, dovrebbero tener conto delle conseguenze di alcune loro esternazioni, che portano poi a ciò che è successo ieri sera.

Radicalizzare i conflitti politici portandoli all’estremo, specie in clima elettorale, quando gli animi sono più accesi, è decisamente da persone poco intelligenti. A meno che non si voglia cercare lo scontro di piazza, che potrebbe essere dietro l’angolo. Nonostante tutte le notizie che ci propinano i vari telegiornali, il clima in Italia non è assolutamente idilliaco, e mentre Gentiloni va a ‘baciare la pantofola’ alla Merkel – come si è espresso un quotidiano i questi giorni – alcuni si rendono conto che siamo alla stretta finale. Aggredire un militante di opposta fazione può essere una intimidazione oppure, ancor peggio, una provocazione.

Ci auguriamo che qualche persona per bene si renda conto di chi ci ha governato fino ad oggi, se queste cose vengono permesse. Nel secondo caso, speriamo che la provocazione non abbia seguito, e che si affidi la risposta alle urne.

Da rimarcare un particolare: la notizia è stata data in TV sottovoce, in mezzo ad altre. Ben diverso sarebbe stato il risalto se l’aggressione fosse venuta da chi invece l’aggressione ha subito. Striscioni, fiaccolate, interrogazioni parlamentari, partigiani vecchi e nuovi, e chi più ne ha più ne metta, sarebbero stato il panorama dei prossimi giorni. La legge è uguale per tutti, ma, in barba alla sempre più vilipesa Costituzione, alcuni sono più ‘uguali’ di altri. Vedremo come va a finire. In chiusura, una nota comica: Renzi ha censurato le nuove promesse di Berlusconi, dopo quelle del 2001, perché già le prime non sono state mantenute. Anche in questo caso il bue ha dato del cornuto al classico asino.

Roberto Ragone

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Castelli Romani

Ciampino, slitta l’approvazione del bilancio: tutti i partiti di opposizione chiedono convocazione urgente

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CIAMPINO (RM) – “La mancata riconciliazione debiti/crediti con la partecipata Ambiente Spa, oltre a pregiudicare la chiusura del Bilancio Consolidato,  continua a generare cospicui accantonamenti a passività potenziali nel bilancio comunale, con conseguente difficoltà dell’Ente a svolgere un’adeguata programmazione economico finanziaria. Per questo chiediamo di convocare con la massima urgenza un’apposita seduta di Consiglio comunale”. E’ quanto scritto nel documento indirizzato al Presidente del Consiglio Comunale a firma dei Consiglieri comunali, Guglielmo Abbondati (SEL-tutta un’altra storia), Alberto Comella(FI), Marilena Checchi e Marco Bartolucci  (M5S), Ivan Boccali (Gente Libera) e Paola Natali (Gruppo Misto).

“Nella seduta di Martedì 27 – si legge in una nota diffusa – abbiamo chiesto di discutere di Bilancio Consolidato e del Documento Unico di Programmazione 2018/2020, atti fondamentali la cui approvazione è costantemente rinviata da parte dell’Amministrazione comunale, nonostante il Collegio dei Revisori dei conti abbia tre mesi fa invitato a convocare senza indugio un Consiglio Comunale in merito. Il nostro dovere è esercitare la funzione d’indirizzo e controllo sull’attività di governo ed intendiamo farlo fino in fondo”.

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Cronaca

Roma, licenziato senza preavviso un lavoratore AMA: era di Forza Italia e ha fatto dichiarazioni alla stampa

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ROMA – “Un atto dittatoriale e discriminatorio. Non ci sono altre parole per descrivere quanto accaduto a un nostro delegato di Forza Italia e lavoratore Ama, che senza alcun preavviso è stato buttato fuori dal Presidente e Ad della municipalizzata, Lorenzo Bagnacani. Che, nella sua lettera, lo accusa di aver gravemente leso l’immagine di Ama per alcune affermazioni, rilasciate in una nota stampa del 21 dicembre, in cui semplicemente invitava l’azienda capitolina e il Campidoglio a chiarire sul servizio di raccolta rifiuti nel weekend natalizio fino a Santo Stefano, e sul paventato rischio chiusura delle officine adibite alla manutenzione straordinaria dei mezzi di raccolta. Richieste legittime, avanzate nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Un articolo che il “paladino della giustizia” Bagnacani evidentemente tenta di calpestare pur di epurare una figura scomoda all’interno dell’azienda. Ricordiamo, tuttavia, all’Ad che Ama è una partecipata del Comune, quindi dei romani, e dunque il lavoratore licenziato, peraltro rappresentante politico e persona onesta al servizio di Ama da quasi 25 anni, ha pieno diritto nel denunciare inefficienze e carenze della municipalizzata: segnalazioni e denunce sempre perpetrate con garbo, educazione e nel rispetto dei ruoli. Quello dell’inefficiente e cialtronesco Bagnacani, dunque, ha tutte le sembianze di un vero e proprio licenziamento “politico” su base ideologica, avulso da qualsiasi contesto democratico. Esprimiamo vicinanza al nostro amico di Forza Italia nella assoluta convinzione che saprà far valere i propri diritti di fronte alle autorità competenti. Al contempo, auspichiamo che tutte le forze politiche condannino questo modus operandi autoritario, in atto in Ama e avallato nel silenzio dall’imbarazzante amministrazione comunale a 5 Stelle”. Così, in una nota, il consigliere regionale FI, Adriano Palozzi.

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