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Editoriali

Elezioni 4 marzo 2018, andiamo a votare con buona memoria senza ascoltare il pifferaio dell’ultimo momento: ecco un riepilogo

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Assistiamo al solito balletto di cifre e sondaggi propinati tramite il piccolo schermo ai più sprovveduti. Cioè a coloro che andranno a votare – se ci andranno – il 4 marzo con nelle orecchie le ultime fandonie politiche ammanniteci con grandi sorrisi da pubblicità odontoiatrica dai vari capi e capetti del partito al governo. Il quale partito al governo, ricordiamocelo, è in ‘modalità campagna elettorale’, come ebbe a dire don Matteo Renzi ai suoi in occasione di uno dei tanti convegni da lui voluti, indetti e presieduti; nei quali convegni, come nei film di Woody Allen – di cui tutto il bene si può dire, ma non che sia bellissimo – il protagonista è l’eroe, quello di cui tutte si innamorano e vogliono portarselo a letto, nonostante gli occhiali spessi due dita, il fisico deficitario, le manie al limite della sanità mentale e magari (perché no?) l’alito pesante.

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E mentre nel Veronese due ragazzi, 13 e 17 anni, danno fuoco ad un senzatetto marocchino per ‘divertirsi’, assistiamo al solito balletto di cifre e sondaggi propinati tramite il piccolo schermo ai più sprovveduti. Cioè a coloro che andranno a votare – se ci andranno – il 4 marzo con nelle orecchie le ultime fandonie politiche ammanniteci con grandi sorrisi da pubblicità odontoiatrica dai vari capi e capetti del partito al governo. Il quale partito al governo, ricordiamocelo, è in ‘modalità campagna elettorale’, come ebbe a dire don Matteo Renzi ai suoi in occasione di uno dei tanti convegni da lui voluti, indetti e presieduti; nei quali convegni, come nei film di Woody Allen – di cui tutto il bene si può dire, ma non che sia bellissimo – il protagonista è l’eroe, quello di cui tutte si innamorano e vogliono portarselo a letto, nonostante gli occhiali spessi due dita, il fisico deficitario, le manie al limite della sanità mentale e magari (perché no?) l’alito pesante.

Così il nostro don Matteo gira e rigira mescolandosi al pubblico prono, distribuendo manate sulle spalle, concedendosi per infiniti selfies, magari firmando autografi

Mentre le sue guardie personali badano a che l’immancabile contestazione venga messa fuori della portata delle telecamere, delegate unicamente a mostrarci i lucidi incisivi superiori del ‘loro’ eroe, oltre che il suo profilo migliore, quello con meno nei, e che i microfoni non registrino i soliti ‘buffone buffone’. Un detto recita: “Vox Populi, Vox Dei”. A nulla serve che i social continuino a postare don Matteo che dichiara dal vivo che ‘la sua esperienza politica terminerà con il fallimento del referendum’, abbondantemente perso per 60 a 40. A nulla vale riascoltare Marco Travaglio che gli da’ del bugiardo nel programma di Lilli Gruber. A nulla vale, a proposito del Jobs Act, che perfino l’ISTAT faccia passare la notizia che i posti di lavoro sono per una parte preponderante posti a tempo determinato, o addirittura lavori occasionali, che gli ‘okkupati’ non siano cresciuti, almeno quelli seri, quelli a tempo indeterminato. A nulla serve che voci autorevoli si sgolino a dire che sono a rischio settecentomila posti di lavoro nel momento in cui gli incentivi del Jobs Act dovessero terminare. Anzi, il novello Don Quijote avanza contro i mulini a vento nonostante tutto, dichiarando che i ‘posti di lavoro’, grazie al suo governo, sono aumentati, negli ultimi giorni, di ancora un milione, portando così la somma finale a circa due milioni. Come diceva Totò ‘E’ la somma che fa il totale.

L’altro miracolo economico ce lo rappresenta il prode Gentiloni, l’uomo che sussurrava alle urne (elettorali)

Da pochi mesi, infatti, nonostante qualche tempo prima le risposte alla richiesta di riforme serie trovassero sempre lo stesso ostacolo – mancanza di fondi – non appena quella entità impalpabile che è il Genio del Parlamento ha stabilito la data delle elezioni – il 4 di marzo 2018 – inspiegabilmente e miracolosamente, gli indici di ripresa economica hanno incominciato a galoppare. Mentre con Padoan lo 0,01% era una conquista, d’un tratto Standard & Poors – e magari altre società di rating – hanno incominciato a registrare incrementi percentuali ad horas. Allora, pensa l’ingenuo cittadino comune, allora è vero ciò che dice Renzi, è vero ciò che dice Padoan, è altrettanto vero ciò che dichiara Gentiloni, nientepopodimeno che il Presidente del Consiglio. Allora tutti quelli che parlano male del PD sono avversari politici che vogliono screditare una giusta e saggia amministrazione del Paese. Infatti, pensa l’ingenuo, anche la televisione di Stato, cioè la Rai, servizio pubblico, dice le stesse cose. E poi basta leggere la maggioranza dei giornali per convincersene; tranne quei tre o quattro che sono portavoce dei populisti, sovranisti, qualunquisti e anche fascisti, tutti parlano bene del PD.

 

Non è al corrente, l’ingenuo, del fatto che quasi tutti i giornali ricevono ogni anno contributi da parte dello Stato, e che pochi sono quelli che vanno avanti, per scelta, senza finanziamenti pubblici

Senza contare le pubblicità delle aziende i cui titolari sono coinvolti nella politica a vario titolo, che cesserebbero immediatamente nel caso il quotidiano o il periodico pubblicassero qualcosa di sgradito alla linea politica degli amici del padrone. Siamo in modalità campagna elettorale. Gentiloni ha detto, in pubblico, che l’Italia è ripartita, e che ‘sarebbe un peccato sprecare ciò che è stato fatto in questi ultimi anni’ – di governo PD, aggiungiamo noi. Anche perché Standard & Poors’ avalla queste notizie, subdolamente insinuando che la situazione potrebbe cambiare dopo le elezioni.

In pratica: oggi le cose vanno bene perché c’è un partito al governo che adotta la politica europea che piace a qualcuno – che fa capo all’UE, che a sua volta fa capo ai ‘poteri forti’ di oltreoceano. Ma se al potere dovesse andare qualcuno che non è gradito a quanto sopra, le cose potrebbero cambiare, il rating precipitare, e l’Italia ricadere nello spread senza fine.
Tipo quando Berlusconi – e questa non è una difesa d’ufficio, ma fatti reali – fu costretto alle dimissioni da uno spread oltre i 500 punti causato da quattro banche tedesche che avevano riversato sul mercato circa 400 miliardi di titoli di Stato italiani. Perché Berlusca, e lui stesso non ne ha fatto mistero, poteva essere la pietra d’inciampo sulla pista per l’Unione Europea in Italia che qualcuno aveva preparato. Prodi stesso ha ammesso che affinchè si favorisse l’ingresso della Germania nell’euro, la lira fu svalutata del 600%.

Oggi la Germania sta bene grazie all’euro, ma senza l’euro, dice qualcuno che ne sa, potrebbe andare in coda alla classifica

Oltre al fatto che se in Italia ritornasse la lira, la Germania sarebbe messa in soggezione – economica. Dopo il disastro Prodi, ecco il disastro Monti, il ‘governo tecnico’, primo governo non eletto. L’ammazza economia, il distruggi-mercato immobiliare. Il bocconiano. Con il governo Letta, forse sarebbero andate un po’ meglio, le cose, ma è durato troppo poco. Secondo governo non eletto. Dopo l’Enrico stai sereno’ di Matteo Renzi, ecco il terzo governo inventato da king Napolitano, quello di Renzi. Arriva il disastro Fornero, che, invece di allungare la coperta previdenziale troppo corta, decide di eliminare i pensionati – fisicamente. Invece di reperire maggiori risorse per coloro che sacrosantamente avrebbero avuto il diritto di riposare dopo una vita di lavoro, decide che i conti dello Stato hanno la precedenza, creando una nuovissima e disgraziata categoria, gli ‘esodati’; che non si sa ancora quanti fossero o quanti siano. Creando nel Paese un terremoto di povertà e di disagio sociale ed economico senza precedenti.

 

Siamo alla ragion di Stato, e la democrazia va a farsi benedire

Oggi ancora non si vuole riparare al danno, ristrutturando l’INPS e le pensioni, perché i pensionati che avrebbero diritto ad un miglior trattamento sono il 60%, sotto i mille euro, sono troppi. O, come dice Christine Lagarde, Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale, ‘i pensionati italiani vivono troppo a lungo’, per cui si cerca di provvedere a che l’età media degli Italiani, in incremento, possa scendere, ripianando i conti pubblici. Lo si fa rendendo inaccessibili le cure mediche, allungando i tempi per gli esami clinici, chiudendo i piccoli e preziosi presidi medici, colpendo la Sanità con tagli orizzontali indiscriminati. Tanti anziani non si curano più, non si controllano più, ed in effetti pare che l’età media in Italia stia ritornando ai livelli di qualche anno fa. Sembra che Sanità e pensioni siano gli unici serbatoi da cui attingere denaro: evidentemente fanno capo a chi non si può difendere.

 

L’Italia è malata, e non bastano i pannicelli caldi

Purtroppo chi la vuol condurre non lo farà, come non lo ha fatto finora, per il bene della nazione, ma piuttosto del suo partito, della sua ragnatela di clientele, di una Unione Europea senza cuore né anima, trascurando il bene del Paese e dei cittadini comuni: il che poi sarebbe lo scopo principe dell’andare al potere. Un potere di servizio, non autoreferenziale. Non cercato per conquistare una posizione politica fine a se stessa, per favorire gli amici e gli amici degli amici, come i petrolieri in Adriatico, che poi verseranno cospicue donazioni sulle fondazioni dei vari politici. Oggi abbiamo al potere forse la peggior classe politica di sempre, dicono i commentatori. Ricordiamocene quando andremo a votare, e non disertiamo le urne: chi non vota non ha poi il diritto di lamentarsi quando le sue cose non vanno bene. Andiamo a votare, ma abbiamo buona memoria, senza ascoltare il pifferaio dell’ultimo momento.

Roberto Ragone

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L’Italia e l’urlo di Munch: gigante salvaci tu!

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Una fra le varie analisi della celeberrima opera “L’Urlo di Munch”, quella di Sonia Cappellini per Storia dell’Arte, ha il pregio di suscitare nel lettore nuove interpretazioni ed una nuova simbologia del dipinto di Edward Munch.

Per chi scrive, quell’urlo ben sia conforme con il grido dell’Italia pensando al suo angoscioso futuro, grida per paura, per dolore e urla per rabbia. L’autrice dell’analisi nel farci notare il volto umano sfigurato, simbolicamente in quel volto non può che esserci il volto del “Belpaese”, completamente anch’esso sfigurato, deturpato, umiliato e vilipeso.

Quando, sempre l’autrice, descrivendo il dipinto dice che la figura “sembra a malapena mantenersi in posizione eretta, quasi non avesse spina dorsale” a noi il pensiero va a un’Italia depauperata, divisa tra mille interessi lobbistici, le numerose correnti, frazionismi e fazioni di partiti senza alcuna reale conoscenza del paese reale, i tanti carrieristi in lotta eterna per il potere, un fiume carsico di corruttori, corrotti ed evasori attraversando il sottosuolo della penisola e colate di lava di malcontento e conclamata povertà che si accumulano nelle periferie sia al nord che al sud pronti a divampare.
Per finire con la simbologia, il dipinto mostra “quell’essere umano” che mentre sostiene la testa sembra chiudere le orecchie e Sonia Cappellini commenta: “come se la stessa persona non fosse in grado di sostenere il grido che lei stessa sta emettendo”.

E’ proprio così, l’Italia chiude le orecchie perché, ahinoi, non è in grado di supportare oltre perchè l’Italia ha rotto gli argini e la “cloaca massima” nazionale ha invaso puri e duri.
Soccombono le istituzioni e gli organi di garanzia, langue la vita sociale e agonizza la giustizia. Anela la democrazia ed il diritto sta venendo mortificato.

La libertà di opinione si mette in forse, quella personale è in quarantena ed il variegato mercato dell’informazione si arricchisce sempre più di multiformi bancarelle di tg, riviste, giornali e talk show e carrozzoni vari. A questo punto è d’obbligo la riflessione: cosa s’intende veramente con neutralità e obiettività della stampa? In che misura c’entra la collocazione politica dei telegiornali?
Dice Paolo Del Debbio: “mille ragioni, mille opinioni” al che ci si sente autorizzati a dire: tanti telegiornali, tante collocazioni politiche e tante versioni dei fatti di cronaca.

E’ così? Più che la pandemia l’Italia teme il collasso delle istituzioni, il degrado ed il decadimento del sistema, della vita sociale. Il famoso dipinto dell’artista norvegese mostra un cielo al tramonto con linee di rosso sangue e sullo sfondo ci si intravedono due figure. Queste non vedono, non sentono, non accorrono. A questo punto l’Italia grida: Gigante pensaci tu. Draghi risponde: ci penso io; il cielo sorride e la speranza rinasce nei cuori di tutti.

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Anguillara Sabazia, un salto dalla padella pentastellata alla brace della politica qualunquista

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – E’ male avere il male, ma essere burlati è peggio! Chi si sarebbe mai immaginato che dopo il fallimento della Giunta pentastellata guidata dalla sindaca Sabrina Anselmo ne potesse subentrare una che promette di fare peggio? Provare per credere! Il peggio non è mai morto.

Con delibera del Consiglio comunale n.2 del 13/2/2021 e successivamente con la delibera di Giunta comunale n.50 del 9/3/2021 è stata approvata la variazione del Programma triennale 2021-2023 dei lavori pubblici. Avendo già bene in mente il programma triennale 2020/2022 della Giunta pentastellata, a suo tempo sfiduciata, ogni cittadino si sarebbe aspettato un piano triennale che si distaccasse completamente dalla politica fallimentare della Giunta Anselmo. Invece no. Meraviglia delle meraviglie e delusione delle delusioni la Giunta “della speranza” è riuscita a presentare un programma triennale peggiore di quello sognato e mai realizzato dall’amministrazione grillina. Complimenti perché non era cosa scontata.

I programmi delle rispettive Giunte hanno in comune l’interesse per la progettazione di vari interventi nei plessi scolastici di Anguillara. Come sogno non si trova niente da ridire ma se poi rimane solo tale, a che pro sprecare tempo a scriverlo?

Il programma triennale della Giunta Pizzigallo si fregia di contributi regionali, ministeriali e fondi comunali per la realizzazione delle opere, per ora solo buone intenzioni su carta. Bene occorre ricordare però, che anche la Giunta Anselmo, per la realizzazione dell’ ampliamento del Cimitero comunale con annesso parcheggio si fregiava anche essa di finanziamenti.

Il fatto sta che il progetto di ampliamento del Cimitero è stato cassato, della destinazione dei fondi stanziati non se ne è saputo più nulla e questo spiega quanto male è avere il male, però il fatto che non si fa nemmeno il minimo cenno della realizzazione dell’ampliamento del cimitero nel Programma triennale della Giunta Pizzigallo è la peggiore burla che un qualsiasi cittadino possa digerire.

La Giunta Pizzigallo, a detta di molti cittadini, sembra identificare tutto il male della cittadina nello stato urbanistico di via Romana, Residenza Claudia, Vigna di Valle e un tratto di viale Reginaldo Belloni, la messa in sicurezza della viabilità di via della Mola Vecchia, il ponte sito in via Reginaldo Belloni ed in ultimo, “piacere per piacerti”, quando il governo centrale intima i vari lockdown e vieta gli assembramenti, la Giunta programma i “Lavori di manutenzione straordinaria della tribuna dell’impianto del campo da calcio comunale F. Capparella”. La gente che non ha le stesse vedute di questa amministrazione si domanda: e perché non anche la manutenzione straordinaria della piscina olimpionica comunale? E perché no? Ma l’opposizione non ha proprio nulla da eccepire? Dice la gente, un serio programma per affrontare la stagione turistica non merita ugual attenzione della manutenzione straordinaria della tribuna dell’impianto del campo da calcio?

I cittadini guardano ed osservano, giudicano e discutono e commentano. La Giunta Anselmo, pur non avendo realizzato quello che aveva programmato, però nel piano triennale aveva previsto dei lavori, allora come ora, urgentissimi per la cittadina, come la realizzazione della rete fognante Albucceto – Ponton dell’Elce, la realizzazione di un centro servizi a supporto delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani. Aveva immaginato cose intelligenti come il recupero funzionale del Torrione da adibire a incubatoio della musica e della cultura. La Giunta grillina aveva sogni più lusinghieri. Poi, della bella favola della Giunta grillina di realizzare l’ampliamento del cimitero, già si è trattato all’inizio di questo articolo. La signora Anselmo sarà ricordata come la sindaca sfiduciata per non essere stata all’altezza dell’incarico affidatole.

Il buongiorno si vede dal mattino. Per strada e tra le bancarelle del mercato la gente mormora e bisbiglia sotto voce “Se la Giunta Pizzigallo intendeva presentarsi alla cittadinanza con questo Programma Triennale, vuol dire che Anguillara dalla padella pentastellata è caduta nella brace di una politica qualunquista.

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Editoriali

Le osterie ed i talk show televisivi

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Mentre una volta la vita sociale si svolgeva nella piazzetta del paese, nell’androne o nell’atrio, radunati sulle panchine del giardino oppure, specialmente per gli anziani, nelle osterie, oggi con i vari web network, le relazioni sociali spesso iniziano e si sviluppano sui social, con un clic, con un like oppure con un emoticon.

Per l’argomento che qui si vuole trattare, interessa principalmente la vita sociale che caratterizzava le serate nelle osterie. Oggi quella vita è quasi sparita ed è stata rimpiazzata dai talk show televisivi.

Molti di noi conoscono le osterie come luoghi di una certa atmosfera spensierata, serena e, oserei dire, sognante. Si entra sobri e si esce un tantino barcollando, recitando frasi poetiche e raccontando episodi nostalgici, decantando quel vino soave  e quella cucina di una volta.

Ancora tutt’oggi gli anziani di villaggi, borghi e periferie si incontrano all’osteria per una partita a carte davanti a un buon bicchiere. La sala si riempie di fumo mentre le discussioni si accendono, la temperatura sale ed i fiaschi si svuotano. Gli eventi del giorno vengono rivisti, commentati ed ognuno dei commensali non manca di fare sentire la sua opinione. L’oste sorveglia le discussioni soddisfatto e felice di accontentare i clienti in tutto purché paghino.

L’osteria però non è stata sempre questo posto tranquillo. Racconta Manzoni nei sui “Promessi sposi” che spesso la clientela non era della più raccomandabile, spesso ci si trovavano ladri e borsaioli, tanto vero che Manzoni fu convinto che per Renzo rappresentava luogo di perdizione. Sempre nel mondo dei Promessi sposi spesso  viene dipinta come un luogo immorale e contrapposto alla quiete del focolare domestico.

Qualcuno però, potrebbe domandare cosa c’azzecca tutto questo con i talk show televisivi. A parere di chi scrive il nesso ci sta e la spiegazione pure.

Gli avvenimenti del giorno, allora, si discutevano, anche animosamente, tra gli anziani o i gli sfaccendati, accomodati intorno ai tavoli delle osterie davanti a un buon bicchiere. Le discussioni duravano ore ed ore e la tensione saliva man mano che si svuotavano i fiaschi e l’oste ne riforniva altri pieni. Ogni commensale diceva la sua e raramente che si raggiungeva l’unanimità. L’oste giocava la sua parte in quella commedia. Interveniva ogni volta che la discussione si scemava. Faceva il gioco di parte. Più le anime si riscaldavano, più fiaschi si consumavano e più l’osteria prosperava.

Oggi il gran bla bla dei talk show televisivi ha preso il posto di quelli accesi scambi di parole, alterchi, battibecchi, polemiche e diverbi delle osterie.

Forse è cambiato il palinsesto. E’ cambiato l’arredamento. E’ migliorata l’illuminazione. Forse l’oste si presenta “più sexy” e si fa chiamare presentatore, ma gli argomenti del giorno sono sempre uguali a quelli di ieri. Si smerciano opinioni per verità e si forniscono percentuali a iosa.

Ogni talk show è un continuo déjà vu di altri simili di altre reti con l’ordine dei fattori cambiati ma il prodotto sempre scadente rimane. E’ un continuo susseguirsi di “uomini di scienza”, ognuno con la propria teoria che raramente coincide con quella del “collega”. Onorevoli e giornalisti di grido raramente disertano questi salotti e a chi piace invece la sceneggiata napoletana il divertimento è assicurato.

Per onestà intellettuale qui bisogna chiarire che non si sta parlando delle trasmissioni che per scelta fanno un vero “giornalismo investigativo”. Questi sono quelli che veramente rendono un utile servizio al cittadino.

Si sta parlando invece dei talk show generici di livello scadente ed alcuni di loro facenti parte della tv spazzatura. Generalmente i talk show di cui si riferisce sono popolati da pseudo esperti, ospiti che parlano tanto contemporaneamente, dicendo nulla, mentre la moderatrice spesso e volentieri interviene sovrapponendo la sua voce su quella di tutti per imporre una sua scaletta predefinita. A fine serata, spenta la tv e posato il telecomando, lo spettatore che dalla trasmissione aspettava chissà cosa, rimane deluso, dicendo fra sé e sé, in osteria per lo meno si assaggiava un buon bicchiere, qui invece con tutte le banalità ed il déjà vu ti fanno proprio rintontire del tutto, di più.

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