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Editoriali

Elezioni 4 marzo 2018, andiamo a votare con buona memoria senza ascoltare il pifferaio dell’ultimo momento: ecco un riepilogo

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Assistiamo al solito balletto di cifre e sondaggi propinati tramite il piccolo schermo ai più sprovveduti. Cioè a coloro che andranno a votare – se ci andranno – il 4 marzo con nelle orecchie le ultime fandonie politiche ammanniteci con grandi sorrisi da pubblicità odontoiatrica dai vari capi e capetti del partito al governo. Il quale partito al governo, ricordiamocelo, è in ‘modalità campagna elettorale’, come ebbe a dire don Matteo Renzi ai suoi in occasione di uno dei tanti convegni da lui voluti, indetti e presieduti; nei quali convegni, come nei film di Woody Allen – di cui tutto il bene si può dire, ma non che sia bellissimo – il protagonista è l’eroe, quello di cui tutte si innamorano e vogliono portarselo a letto, nonostante gli occhiali spessi due dita, il fisico deficitario, le manie al limite della sanità mentale e magari (perché no?) l’alito pesante.

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E mentre nel Veronese due ragazzi, 13 e 17 anni, danno fuoco ad un senzatetto marocchino per ‘divertirsi’, assistiamo al solito balletto di cifre e sondaggi propinati tramite il piccolo schermo ai più sprovveduti. Cioè a coloro che andranno a votare – se ci andranno – il 4 marzo con nelle orecchie le ultime fandonie politiche ammanniteci con grandi sorrisi da pubblicità odontoiatrica dai vari capi e capetti del partito al governo. Il quale partito al governo, ricordiamocelo, è in ‘modalità campagna elettorale’, come ebbe a dire don Matteo Renzi ai suoi in occasione di uno dei tanti convegni da lui voluti, indetti e presieduti; nei quali convegni, come nei film di Woody Allen – di cui tutto il bene si può dire, ma non che sia bellissimo – il protagonista è l’eroe, quello di cui tutte si innamorano e vogliono portarselo a letto, nonostante gli occhiali spessi due dita, il fisico deficitario, le manie al limite della sanità mentale e magari (perché no?) l’alito pesante.

Così il nostro don Matteo gira e rigira mescolandosi al pubblico prono, distribuendo manate sulle spalle, concedendosi per infiniti selfies, magari firmando autografi

Mentre le sue guardie personali badano a che l’immancabile contestazione venga messa fuori della portata delle telecamere, delegate unicamente a mostrarci i lucidi incisivi superiori del ‘loro’ eroe, oltre che il suo profilo migliore, quello con meno nei, e che i microfoni non registrino i soliti ‘buffone buffone’. Un detto recita: “Vox Populi, Vox Dei”. A nulla serve che i social continuino a postare don Matteo che dichiara dal vivo che ‘la sua esperienza politica terminerà con il fallimento del referendum’, abbondantemente perso per 60 a 40. A nulla vale riascoltare Marco Travaglio che gli da’ del bugiardo nel programma di Lilli Gruber. A nulla vale, a proposito del Jobs Act, che perfino l’ISTAT faccia passare la notizia che i posti di lavoro sono per una parte preponderante posti a tempo determinato, o addirittura lavori occasionali, che gli ‘okkupati’ non siano cresciuti, almeno quelli seri, quelli a tempo indeterminato. A nulla serve che voci autorevoli si sgolino a dire che sono a rischio settecentomila posti di lavoro nel momento in cui gli incentivi del Jobs Act dovessero terminare. Anzi, il novello Don Quijote avanza contro i mulini a vento nonostante tutto, dichiarando che i ‘posti di lavoro’, grazie al suo governo, sono aumentati, negli ultimi giorni, di ancora un milione, portando così la somma finale a circa due milioni. Come diceva Totò ‘E’ la somma che fa il totale.

L’altro miracolo economico ce lo rappresenta il prode Gentiloni, l’uomo che sussurrava alle urne (elettorali)

Da pochi mesi, infatti, nonostante qualche tempo prima le risposte alla richiesta di riforme serie trovassero sempre lo stesso ostacolo – mancanza di fondi – non appena quella entità impalpabile che è il Genio del Parlamento ha stabilito la data delle elezioni – il 4 di marzo 2018 – inspiegabilmente e miracolosamente, gli indici di ripresa economica hanno incominciato a galoppare. Mentre con Padoan lo 0,01% era una conquista, d’un tratto Standard & Poors – e magari altre società di rating – hanno incominciato a registrare incrementi percentuali ad horas. Allora, pensa l’ingenuo cittadino comune, allora è vero ciò che dice Renzi, è vero ciò che dice Padoan, è altrettanto vero ciò che dichiara Gentiloni, nientepopodimeno che il Presidente del Consiglio. Allora tutti quelli che parlano male del PD sono avversari politici che vogliono screditare una giusta e saggia amministrazione del Paese. Infatti, pensa l’ingenuo, anche la televisione di Stato, cioè la Rai, servizio pubblico, dice le stesse cose. E poi basta leggere la maggioranza dei giornali per convincersene; tranne quei tre o quattro che sono portavoce dei populisti, sovranisti, qualunquisti e anche fascisti, tutti parlano bene del PD.

 

Non è al corrente, l’ingenuo, del fatto che quasi tutti i giornali ricevono ogni anno contributi da parte dello Stato, e che pochi sono quelli che vanno avanti, per scelta, senza finanziamenti pubblici

Senza contare le pubblicità delle aziende i cui titolari sono coinvolti nella politica a vario titolo, che cesserebbero immediatamente nel caso il quotidiano o il periodico pubblicassero qualcosa di sgradito alla linea politica degli amici del padrone. Siamo in modalità campagna elettorale. Gentiloni ha detto, in pubblico, che l’Italia è ripartita, e che ‘sarebbe un peccato sprecare ciò che è stato fatto in questi ultimi anni’ – di governo PD, aggiungiamo noi. Anche perché Standard & Poors’ avalla queste notizie, subdolamente insinuando che la situazione potrebbe cambiare dopo le elezioni.

In pratica: oggi le cose vanno bene perché c’è un partito al governo che adotta la politica europea che piace a qualcuno – che fa capo all’UE, che a sua volta fa capo ai ‘poteri forti’ di oltreoceano. Ma se al potere dovesse andare qualcuno che non è gradito a quanto sopra, le cose potrebbero cambiare, il rating precipitare, e l’Italia ricadere nello spread senza fine.
Tipo quando Berlusconi – e questa non è una difesa d’ufficio, ma fatti reali – fu costretto alle dimissioni da uno spread oltre i 500 punti causato da quattro banche tedesche che avevano riversato sul mercato circa 400 miliardi di titoli di Stato italiani. Perché Berlusca, e lui stesso non ne ha fatto mistero, poteva essere la pietra d’inciampo sulla pista per l’Unione Europea in Italia che qualcuno aveva preparato. Prodi stesso ha ammesso che affinchè si favorisse l’ingresso della Germania nell’euro, la lira fu svalutata del 600%.

Oggi la Germania sta bene grazie all’euro, ma senza l’euro, dice qualcuno che ne sa, potrebbe andare in coda alla classifica

Oltre al fatto che se in Italia ritornasse la lira, la Germania sarebbe messa in soggezione – economica. Dopo il disastro Prodi, ecco il disastro Monti, il ‘governo tecnico’, primo governo non eletto. L’ammazza economia, il distruggi-mercato immobiliare. Il bocconiano. Con il governo Letta, forse sarebbero andate un po’ meglio, le cose, ma è durato troppo poco. Secondo governo non eletto. Dopo l’Enrico stai sereno’ di Matteo Renzi, ecco il terzo governo inventato da king Napolitano, quello di Renzi. Arriva il disastro Fornero, che, invece di allungare la coperta previdenziale troppo corta, decide di eliminare i pensionati – fisicamente. Invece di reperire maggiori risorse per coloro che sacrosantamente avrebbero avuto il diritto di riposare dopo una vita di lavoro, decide che i conti dello Stato hanno la precedenza, creando una nuovissima e disgraziata categoria, gli ‘esodati’; che non si sa ancora quanti fossero o quanti siano. Creando nel Paese un terremoto di povertà e di disagio sociale ed economico senza precedenti.

 

Siamo alla ragion di Stato, e la democrazia va a farsi benedire

Oggi ancora non si vuole riparare al danno, ristrutturando l’INPS e le pensioni, perché i pensionati che avrebbero diritto ad un miglior trattamento sono il 60%, sotto i mille euro, sono troppi. O, come dice Christine Lagarde, Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale, ‘i pensionati italiani vivono troppo a lungo’, per cui si cerca di provvedere a che l’età media degli Italiani, in incremento, possa scendere, ripianando i conti pubblici. Lo si fa rendendo inaccessibili le cure mediche, allungando i tempi per gli esami clinici, chiudendo i piccoli e preziosi presidi medici, colpendo la Sanità con tagli orizzontali indiscriminati. Tanti anziani non si curano più, non si controllano più, ed in effetti pare che l’età media in Italia stia ritornando ai livelli di qualche anno fa. Sembra che Sanità e pensioni siano gli unici serbatoi da cui attingere denaro: evidentemente fanno capo a chi non si può difendere.

 

L’Italia è malata, e non bastano i pannicelli caldi

Purtroppo chi la vuol condurre non lo farà, come non lo ha fatto finora, per il bene della nazione, ma piuttosto del suo partito, della sua ragnatela di clientele, di una Unione Europea senza cuore né anima, trascurando il bene del Paese e dei cittadini comuni: il che poi sarebbe lo scopo principe dell’andare al potere. Un potere di servizio, non autoreferenziale. Non cercato per conquistare una posizione politica fine a se stessa, per favorire gli amici e gli amici degli amici, come i petrolieri in Adriatico, che poi verseranno cospicue donazioni sulle fondazioni dei vari politici. Oggi abbiamo al potere forse la peggior classe politica di sempre, dicono i commentatori. Ricordiamocene quando andremo a votare, e non disertiamo le urne: chi non vota non ha poi il diritto di lamentarsi quando le sue cose non vanno bene. Andiamo a votare, ma abbiamo buona memoria, senza ascoltare il pifferaio dell’ultimo momento.

Roberto Ragone

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Editoriali

Campagna elettorale, tra dinosauri e confusione totale: questi gli effetti

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Mai come questa volta, nella storia repubblicana, l’Italia è apparsa tanto allo sbando sotto elezioni. La confusione è totale, tutti contro tutti, promesse di marinaio gettate al vento come volantini pubblicitari da un aereo, come usava tanti anni fa, convegni, congressi, assemblee, adunanze, cene elettorali, propaganda casa per casa. Insomma, ognuno se ne inventa qualcuna per far giungere il proprio verbo a potenziali elettori, proprio a causa del fatto che questa generale confusione è palese, e tutti s’affannano a cercare di prendere voti in sacche di elettorato di indecisi o di astensionisti.

Il lavoro dei sondaggisti in questo periodo – manca poco più di un mese alle elezioni e l’orgasmo aumenta – è altrettanto convulso

Gli insulti ai presunti partiti in vantaggio si sprecano, a detrimento invece dell’enunciazione di un programma serio, organico e credibile, e soprattutto realizzabile. C’è chi vuole ‘abolire la Fornero’, senza specificare se si tratti della ministra in persona o della sua legge: dati i disagi, è plausibile pensare che la prima soluzione sia quella più gettonata. C’è chi vuole gli ‘Stati Uniti d’Europa’, come il nostro ineffabile mancato rottamatore don Matteo Renzi, che non riflette che gli ‘Stati Uniti d’America’ sono una nazione che ha una sola storia, una sola anima, una sola cultura, pur variamente sfaccettata, e un solo Presidente. E’ soltanto divisa in Stati e federazioni, ma si chiama, tutta intera, America. L’Europa, al contrario, è fatta di nazioni con storie, tradizioni, interessi e culture diverse, unite a forza solo in una moneta fasulla senza alle spalle un corrispettivo in oro, come sarebbe d’obbligo. L’acqua e l’olio non si potranno mai amalgamare organicamente. Ci sarà un motivo per cui in Calabria si mangia la ‘nduja e a Stoccolma le aringhe.

L’Europa è già fallita, alla prova dei fatti

Dopo lustri di Parlamento e di leggi per la maggior parte inutili e fuori dalla realtà, essa ha mostrato il suo vero volto: chi ha convenienza a tenerla ancora in vita sono le lobby: commerciali, multinazionali, finanziarie, bancarie. In tutto questo bailamme chi ti spunta, come un fungo a primavera? Proprio lei, Emma Bonino, riciclata a forza da chissà quale alchimia politica e da quale sondaggio. Qualcuno si chiederà: ma non era malata di cancro, e pareva che avesse i giorni contati, tanto che qualche lacrimuccia era scesa un po’ a tutti? Non si sa. Il fatto è che la sua lista “+ Europa” è apparsa improvvisamente fra quelle già conosciute. I sondaggi la danno al secondo posto dietro a Gentiloni, – che piace anche per gli occhiali da studente di Oxford e quel suo ciuffo sbarazzino che gli cade sempre sugli occhi, molto sexy – avvantaggiato dall’essere l’attuale Presidente del Consiglio: qualcuno preferisce quella continuità, piuttosto che perdere le posizioni acquisite. Specialmente ora che è stato annunciato che saranno erogati ai dipendenti pubblici arretrati che mai avrebbero percepito, proprio due giorni prima delle consultazioni. La minaccia di recessione, poi, è stata esplicita, in caso di cambio di guida politica, sia da parte di Gentiloni che di Moscovici.

Tutti promettono le stesse cose, e la Bonino si è adeguata al passo

Come tutti la Bonino parla di ‘crescita’, intendendo i conti pubblici e l’incremento industriale, ‘ calo del debito pubblico’, ‘crescita per le famiglie’ – proprio lei, l’abortista, madre della 194, quella che, ci sono le foto, praticava aborti di nascosto con una pompa di bicicletta, tanto era convinta che fosse un diritto delle donne – e non si capisce, dati i suoi trascorsi e mica tanto trascorsi, come mai sia diventata paladina di una istituzione che ha sempre combattuto, appunto, con gli aborti, che non fanno bene alla crescita demografica, con l’eutanasia – stesso discorso – con le unioni gay, notoriamente non produttive sotto quel profilo. A meno che non ti chiami Nichi Vendola e ti vai a ordinare un figlio in Canada, affittando l’utero altrui. Insomma, a sentir parlare Emma Bonino, par di sentire un disco rotto: tutti vogliono crescita, calo del debito pubblico, più soldi per le famiglie, acquisizione i di diritti – delle donne, Emma è notoriamente femminista, anche se oggi i rapporti si sono capovolti – e via così. Il nulla più il nulla, parole al vento corroborate da una pubblicità televisiva a cui da tempo c’è da augurarsi che i meno sprovveduti abbiano smesso di credere. Enunciare tanti bei risultati, senza spiegare come arrivarci, e soprattutto senza avere la competenza necessaria, vuol dire il vuoto più totale. A nulla vale quel manifesto ‘Più Europa’, anch’esso è vuoto di significato, fatto per suggestionare i gonzi che ancora credono che l’Europa sia un vantaggio per i cittadini italiani. Certamente lo sarà per il ministro Padoan, che s’è affrettato a mettere i conti a posto, almeno sulla carta, per fare la posta a ulteriori finanziamenti Bei e Fei, sulle spalle di chi dei finanziamenti in oggetto vede solo gli aumenti delle tasse e delle imposte, più o meno occulti. Denaro che l’Europa dovrebbe erogare all’Italia, e di cui sono già previsti l’impiego e la destinazione: ma dei quali a noi gente comune non arriverà un bel nulla, neanche sotto l’aspetto di sgravi fiscali o di più servizi, o di aumento di pensioni. Insomma, alla riesumazione periodica di Prodi eravamo abituati, come di altri personaggi ex Diccì che sopravvivono nel limbo della politica, e di cui ci si ricorda soltanto quando – come in questo caso – ogni voto è determinante. Ma la Bonino no, per favore. I dinosauri lasciamoli nei musei, o a Jurassic Park. Dove potremo portare i nostri nipotini, a guardarne gli scheletri. E ad insegnar loro che in nome di una libertà che ognuno concepisce a suo modo non si può far tutto ciò che si vuole. Neanche gli Stati Uniti d’Europa.

Roberto Ragone

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Editoriali

Moscovici ‘preoccupato’ per i risultati delle elezioni italiane: dobbiamo sperare in Putin?

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Se c’è una cosa di cui il segretario UE Pierre Moscovici non si deve preoccupare, è proprio il risultato elettorale in Italia. Anzi, la verità è che questo argomento non lo riguarda e non lo deve riguardare, né da vicino, né da lontano. Altre voci si sono unite a questa lamentazione preventiva, compreso il commissario per il lavoro , il finlandese Jyrki Katainen, che parla di “Situazione molto delicata, spero che l’Italia sia guidata da un governo stabile pro-europeo”. Il vicepresidente della Commissione, l’olandese Frans Timmermans, non ha perso l’occasione di censurare il leghista Fontana per la sua famosa e sfortunata frase riguardante la razza: ma ormai farlo è come sparare sulla Croce Rossa, visto che Fontana non sa più come scusarsi e come fare ammenda dell’errore.

Eppure ha avuto un precursore illustre:

Il vescovo emerito di Ferrara, monsignor Luigi Negri, che parlando di Islam e di integrazione, su Il Giornale.it dell’8 gennaio, afferma: “Siamo a rischio di eliminazione della società, ci stiamo arrendendo all’anticristianesimo.” E poi: “L’integrazione deve essere ragionevole, e non si possono aprire le porte come fosse una festa – continua Negri – senza mettere in evidenza i costi economici, umani e culturali dell’immigrazione, perchè questo significa fare del qualunquismo ideologico. Sono cattolico, e pertanto sono per l’accoglienza delle diversità, ma essa non può essere senza misure, perchè altrimenti porta allo schiacciamento e all’eliminazione della nostra società.” Insomma, null’altro che ciò che Fontana ha espresso in maniera maldestra, col timore di vedere, fra una cinquantina d’anni, tutti gli Italiani color caffè latte. Il che di per sè non è disdicevole, ci sono altri popoli prima di noi che hanno avuto lo stesso risultato: soltanto che succederà che un Italiano originale DOC bisognerà cercarlo col lanternino, e magari le generazioni più giovani si chiederanno chi siano quei personaggi rappresentati in marmo nei musei, magari degli alieni di un’altra civiltà sbarcati da dischi volanti. Battute a parte, non è razzismo, è soltanto obiettività, un guardare le cose in faccia. Un altro sintomo inquietante – per noi Italiani – è che Padoan abbia dichiarato – ce n’era bisogno? – che lui e Moscovici sono “molto amici”. Date le sue dichiarazioni, non vediamo, tra l’altro, quale manovra possa operare il ministro della burocrazia Padoan per far crescere l’economia italiana non soltanto nelle dichiarazioni di Renzi e nelle sue – di Padoan – fantasie.

Il grafico che ha presentato da Lucia Annunziata lascia il tempo che trova, ed è lecito dubitare della sua credibilità, dato che da quella parte si tende a classificare come posto di lavoro – anche a tempio determinato – anche un lavoretto di due ore. Perfino Bersani, notoriamente di sinistra, ha criticato il fatto che i ‘posti di lavoro’, che siano un milione o due – come afferma don Matteo Renzi – sono calcolati anche sul lavoretto che un giovane universitario possa svolgere, magari falciando l’erba del prato del vicino. Nonostante la sua appartenenza politica, Bersani dice cose piuttosto giuste, lamentandosi che i suoi omologhi non riescano neanche a vedere ‘la mucca nel corridoio’. In pratica, il gioco – e sarebbe ora – afferma Bersani, è finito: non si può più prendere in giro la gente, bisogna rispondere alle esigenze della nazione in maniera concreta. Renzi finora ha soltanto giocato con la credulità dei più, ma ora bisogna smetterla: questa la preoccupazione di Bersani.

La preoccupazione di Moscovici, invece è che con Renzi fuori gioco con il suo PD, e i sinistri sparpagliati, nei confronti di un centrodestra tenuto insieme da Berlusconi – checché se ne dica, è ancora, alla sua età, l’uomo più leader di tutti – e di un M5S all’arrembaggio, chi sosterrà l’impalcatura europea, specialmente dopo la Brexit? È chiaro che l’uscita dell’Italia dall’UE, nel caso vincesse un partito antieuropeista, sarebbe fatale per l’Unione. Da Bruxelles vogliono un governo europeista in Italia, ma chi va a votare saranno gli Italiani, che dell’Europa, nella maggior parte, ne hanno ‘i Gentiloni pieni’, per parafrasare un titolo di Libero in prima pagina di qualche tempo fa.

Gentiloni, per Mosco &Co. sarebbe l’ideale: vellutato, tutt’altra cosa di Renzi, sempre in grigio – in realtà è grigio dentro come fuori – giacca e cravatta, senza le maniche di camicia di un Renzi in una ‘mise’ di sinistra ormai desueta, buona per gli anni ‘50 – ora anche la sinistra mette la giacca e la cravatta, tranne alla FIOM – origini moderatamente blasonate, in tinta con le pareti del Parlamento europeo, riesce a sparare balle con una credibilità che don Matteo non ha mai avuto. Ma sono balle istituzionali, bisogna dirlo a sua discolpa: sarebbe interessante sapere cosa direbbero questi personaggi rappresentativi se potessero parlare a cuore aperto.

Dopo tutto ognuno ha una sua dignità. In tutto questo, arriva un Moscovici qualunque, dopo che abbiamo anelato a questo appuntamento elettorale per anni, noi Italiani; non vediamo l’ora di andare alle urne per esprimere, dopo quattro governi non eletti, finalmente il nostro parere, – il nostro, non quello dell’UE – e ci vorrebbe scippare il risultato elettorale. Che sarà, tutto concluso, forse deludente, ma sarà il nostro, senza condizionamenti. Un intervento, il suo, da cartellino rosso, che dimostra che l’UE non è poi così solida come si vuol far credere. Anzi, a guardarla bene, è un organismo in putrescenza, come quelle balene che si spiaggiano e muoiono sulla battigia, ammorbando – meschine – l’aria per chilometri. Non è colpa loro, i balenotteri e i capodogli non vorrebbero spiaggiarsi, anzi. Ma sono fuorviati dalle air bomb dei petrolieri inquinatori e dai sonar dei grandi battelli da pesca.

E’ il progresso, miei cari, il progresso, e nessuno lo può arrestare. Si può invece arrestare l’avanzata di una Unione Europea che ci è stata nemica e antipatica fin dal principio, quando ha voluto colpire in maniera idiota i nostri prodotti tipici, sopravvissuti solo grazie alla caparbietà dei nostri produttori. E ci è stata, e ci è ancora più odiosa, quando ci costringe ad importare arance dal Marocco, olio d’oliva di infima qualità spacciato per OEVO, franco di dazio, venduto a tre euro e cinquanta nei supermercati, dalla Tunisia; frutta e verdura dalla Spagna, e chissà cos’altro dall’Algeria, il tutto per favorire pochi maneggioni che sono a ridosso dei nostri parlamentari europei, distruggendo la nostra agricoltura, e mettendo in ginocchio la nostra economia agricola. Bel risultato! E poi Moscovici e soci pretendono pure che il nuovo governo italiano sia europeista, e per far questo lanciano un messaggio per una ‘offerta che non si può rifiutare’, come Marlon Brando nel Padrino. Le frasi di Moscovici contengono un velato avvertimento: senza continuità, rischiamo di far la fine di Berlusconi, con lo spread oltre 500. Fatto fuori Renzi, il tavolo traballa, e i capi d’oltreoceano spingono l’UE a rinserrare le fila. A meno che non intervenga, come già ha fatto altre volte, il presidente emerito, re Giorgio, l’aggiustatutto.

In soccorso di Moscovici e della sua gaffe elettorale, interviene Tajani. “Pierre Moscovici è un commissario socialista francese” afferma Tajanima si fa fatica a credergli. “Non parla a nome dell’Unione Europea.” Comunque Tajani dice poi dell’Unione Europea che “Ci sono preoccupazioni in Europa per l’instabilità in Italia. Ma se fossi stato nei suoi panni, sarei stato più prudente, non avrei fatto quella dichiarazione nel mezzo della campagna elettorale”. Ha concluso Tajani: “Il messaggio della UE non è quello di Moscovici, le istituzioni europee non devono interferire.” Speriamo che sia vero, anche se è poco credibile, la posta in gioco è troppo alta. Comunque Tajani si è reso conto che Moscovici, come si dice, l’ha fatta fuori del vaso, e ha cercato di rimediare, ma ormai il danno è stato fatto. Tastando il polso a questa Europa, è chiaro che ci sono delle patologie gravi, come la preponderanza arrogante delle multinazionali. Al punto che ormai sono loro che governano di fatto, imponendoci prodotti e disposizioni di legge. Sullo sfondo la Trlaterale, o Bilderberg, o Nuovo Ordine Mondiale, o chiamatele come volete, ma sono i potenti della terra, così potenti da provocare le dimissioni di Berlusconi con la manovra di quattrocento miliardi sul mercato mondiale. Quattrocento miliardi di euro un uomo della strada li vedrà nella sua vita forse solo scritti sul muro: loro li maneggiano. Dovremo rassegnarci allo ‘schiacciamento islamico’ della nostra civiltà occidentale, come afferma Monsignor Negri? I nostri pronipoti saranno tutti caffelatte? Chi vivrà vedrà. A noi resta il privilegio d’aver vissuto un periodo in cui non c’erano queste trasformazioni. Forse fra un po’, a nome del gender, i bambini nasceranno grezzi, da rifinire verso la maggiore età, con gli organi sessuali relativi alla loro scelta. Oppure potranno scegliere di averli tutti, per una più completa e libera sessualità. I bambini nasceranno in provetta, su ordinazione, secondo le crocette tracciate su apposito questionario. Libertà, cosa non si fa nel tuo nome! Alla finestra, Putin osserva: e chissà che non sia proprio lui a risolvere la situazione. Dopo tutto, pare che i Russi siano molto bravi nell’hackeraggio elettorale, a far pendere la bilancia nella direzione voluta. Non sappiamo come la pensa, ma sarà forse meglio di ciò che ci si prospetta.

Roberto Ragone

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Economia e Finanza

Elezioni marzo 2018, i colpi di coda del Pd: stipendi maggiorati ai funzionari Anac

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Un quotidiano ha riportato ultimamente la notizia dell’emendamento voluto da Renzi, su richiesta di Cantone, della possibilità, dal 2019, di raddoppiarsi gli stipendi autonomamente, emendamento inserito nella manovra di bilancio ‘in articulo mortis’, cioè appena prima dello scioglimento delle Camere.

La notizia, non rimbalzata su altre testate, merita sicuramente un approfondimento

‘Quis custodiet ipsos custodes?’ recitava Giovenale, in una delle sue satire. Chi controllerà i controllori? Che proprio i controllori dei tanto citati 30 miliardi di evasione fiscale debbano essere ‘solleticati’ nei confronti dell’ex presidente del Consiglio da questo emendamento così appetitoso? Sappiamo cosa succede – e ciò che accade alle Regioni ne fa fede – quando in Italia si da’ agli organi amministrativi la possibilità di legiferare su argomenti così sensibili come gli emolumenti. Un sospetto è più che legittimo, visto che siamo in ‘modalità campagna elettorale’, e cioè che senza colpo ferire don Matteo, con la sua solita astuzia ai limiti della correttezza – che qualcuno chiama ‘capacità politica’, ma solo perché vota PD – abbia voluto ipotecare il futuro a suo favore, non solo l’immediato ma anche quello un po’ più in là nel tempo.

Non vogliamo entrare nel merito di ciò che potrebbe significare avere dalla propria parte i funzionari ANAC riguardo al caso di papà Renzi:

Questo lo stabilirà la Magistratura, ed è un sospetto legittimo per l’uomo della strada. Ma, come diceva Cicerone, la moglie di Cesare non deve soltanto essere onesta, ma tale apparire agli occhi di tutti. Risulta quindi senz’altro inopportuno avere inserito l’emendamento in oggetto nella legge di bilancio, soprattutto a camere quasi sciolte, in extremis. Siamo sotto elezioni, e ogni illazione è perfettamente comprensibile. L’Italia, a sentir ciò che si dice in TV e sui giornali, è in deficit soprattutto per l’evasione fiscale e la corruzione: essendo la corruzione un reato, a combatterla dovrebbero essere sufficienti le Forze dell’Ordine, Polizia, Finanza, Carabinieri, eccetera. Da noi invece s’è sentito il bisogno di creare un organismo dedicato, l’ANAC. Ma se anche questo dovesse essere in odore di favoritismi, allora saremmo proprio rovinati. L’evasione riguarda traffici di denaro su cui nessuno paga le tasse, e la corruzione riguarda traffici di denaro illeciti: ambedue ricadono sotto la stessa classifica dell’evasione fiscale, dato che nessuno mai potrà, per assurdo, pagare le tasse su di una mazzetta. Allora di che stiamo parlando? Dov’è la vera evasione fiscale?

Se la finanza stabilisce che l’evasione in Italia è di 30 miliardi l’anno, euro più, euro meno, come fa a calcolarne l’ammontare?

Semplice, in maniera induttiva con dei parametri fissi che derivano da dati incrociati di consumo. Ma ciò che produce la prostituzione, o ciò che produce lo spaccio di droga, non verranno mai alla luce nei parametri di calcolo, pur essendo individuabili attraverso i dati che la finanza incrocia. Quindi stiamo parlando di una evasione endemica, non recuperabile: a meno che non si voglia concedere la partita IVA alle prostitute, e far loro pagare le tasse. Anche se non si sa su quale modello 730 sarebbe possibile detrarre le cifre relative. Stesso discorso per la droga. La Flat Tax, o meglio, quel provvedimento che riguarda la riforma fiscale di Trump, si legge in questi giorni sui quotidiani, ha convinto Marchionne a salutare la Fiat in Italia, per trasferirsi definitivamente in USA con un investimento di un miliardo di dollari, bonus in busta paga di 2.000 dollari ciascuno ai 60.000 dipendenti, e la creazione di 2500 nuovi posti di lavoro. Il tutto originato dalla nuova riforma fiscale dal tento deprecato – in Italia – governo Trump. Noi diciamo che un miliardo di dollari Marchionne avrebbe potuto investirli in Italia, un paese a cui non manca certo la mano d’opera, e anche forse migliore di quella americana. I 2500 nuovi posti di lavoro, a dispetto dei fantomatici milioni di Renzi, – che poi si rivelano essere una bolla di sapone, sostenuta solo da un Jobs Act fallimentare, che quando avrà esaurito i suoi vantaggi a carico dello Stato mostrerà cos’è davvero, con un licenziamento improvviso di centinaia di migliaia di occupati in realtà a carico dello Stato italiano – Marchionne, come altri investitori internazionali che fuggono dall’Italia, avrebbe potuto crearli in patria, e non finanziati dallo Stato, ma da una vera, reale, autentica ripresa economica, presente soltanto nella fantasia dei nostri burocrati.

Già, i burocrati come il ministro Padoan, che è andato da Lucia Annunziata solo per parlar male della Flat Tax:

Quelli che guardano solo a cosa perdono nell’immediato, senza minimamente spingere lo sguardo oltre il loro naso. L’Italia è prigioniera del burocrati e della burocrazia, e non si può più credere alla loro buone fede. Hanno in mano il potere reale, e lo tengono ben stretto: che tutto cambi purchè tutto rimanga invariato. Fanno fatica, questa gente, a capire che la aliquote basse incentivano il mercato, sciolgono le briglie all’economia, mettono le ali al paese e alla fine lo Stato incassa di più Fanno fatica, questa gente, a capire che il guadagno dello Stato è sul giro dei soldi: più è veloce, più tasse gli imprenditori lasciano nelle casse del Ministero delle Finanze. Aumentando le aliquote, invece, si incoraggia l’evasione, si blocca la crescita, si allontanano gli investitori. Oggi tanti vanno all’estero per fare un leasing automobilistico, dato l’assurdo costo del bollo di circolazione e delle assicurazioni. Grazie al taglio delle tasse di 1500 miliardi di dollari, altre aziende americane hanno annunciato premi ai loro dipendenti. La Walmart ha aumentato il salario da 9 a 11 dollari l’ora, ampliando i benefit per i congedi parentali. La compagnia telefonica A&T, come altre aziende. Ha annunciato gratifiche di mille dollari ai dipendenti. Più denaro circola, più tutti guadagnano, anche lo Stato americano che recupererà i 1500 miliardi di tagli con gli interessi. Il denaro versato nelle casse dello Stato italiano non produce un fico secco, quello nelle tasche dei cittadini fa volare l’economia.

Ma certo, in Italia siamo più furbi di tutti:

Pretendiamo che si paghi un caffè con il Bancomat, così l’evasione fiscale sarà sconfitta, e i finanzieri, invece di andare a controllare i conti dei soliti noti, o di alcune ben note cooperative, notoriamente mancanti sotto il profilo adempimenti fiscali, staranno fuori dei bar per controllare che chi esce abbia in mano lo scontrino, e, da ora in poi, anche la ricevuta del bancomat. Cosa dovrà fare il barista per coprire le nuove spese di POS e di carta magnetica, se non aumentare il prezzo? Sappiamo che i bar, nella maggior parte, lottano con le tasse e le imposte comunali, sempre più esose da quando lo Stato ha chiuso i cordoni della borsa. In realtà le tasse le pagheremo noi avventori, cioè coloro su cui alla fine vanno a pesare tutte le spese, comprese quelle dell’ANAC di Cantone. Con buona pace di coloro a cui basta una telefonata per mettere sottoterra una cartella esattoriale. Dov’è l’evasione? Giudicate voi, non certo in una tazzina di caffè. Purtroppo da qualche parte non si riesce a capire che abbassando le aliquote fiscali si incassa di più: oppure non lo si vuol capire, per continuare a tenere la nazione sotto il tallone.

Vien da pensare che a qualcuno la corruzione e l’evasione facciano comodo:

Altrimenti sono due piaghe che già da tempo sarebbero state sconfitte. Come la mafia. Si parla tanto male dei rigurgiti fascisti, ma l’unico che aveva messo fuori combattimento la mafia è stato il ventennio. Un pensiero va all’allora colonnello Rapetto della G.d.F., dimessosi per aver scoperto un’evasione di dodici miliardi di euro a carico della lobby delle macchinette, condonati con un versamento di due miliardi e mezzo, e senza Equitalia. Siamo in Italia, dove alcuni non pagano, affinchè altri lo facciano al posto loro. Ma non con un caffè.

Roberto Ragone

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