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Editoriali

Elezioni 4 marzo 2018, andiamo a votare con buona memoria senza ascoltare il pifferaio dell’ultimo momento: ecco un riepilogo

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Tempo di lettura 5 minuti Assistiamo al solito balletto di cifre e sondaggi propinati tramite il piccolo schermo ai più sprovveduti. Cioè a coloro che andranno a votare – se ci andranno – il 4 marzo con nelle orecchie le ultime fandonie politiche ammanniteci con grandi sorrisi da pubblicità odontoiatrica dai vari capi e capetti del partito al governo. Il quale partito al governo, ricordiamocelo, è in ‘modalità campagna elettorale’, come ebbe a dire don Matteo Renzi ai suoi in occasione di uno dei tanti convegni da lui voluti, indetti e presieduti; nei quali convegni, come nei film di Woody Allen – di cui tutto il bene si può dire, ma non che sia bellissimo – il protagonista è l’eroe, quello di cui tutte si innamorano e vogliono portarselo a letto, nonostante gli occhiali spessi due dita, il fisico deficitario, le manie al limite della sanità mentale e magari (perché no?) l’alito pesante.

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E mentre nel Veronese due ragazzi, 13 e 17 anni, danno fuoco ad un senzatetto marocchino per ‘divertirsi’, assistiamo al solito balletto di cifre e sondaggi propinati tramite il piccolo schermo ai più sprovveduti. Cioè a coloro che andranno a votare – se ci andranno – il 4 marzo con nelle orecchie le ultime fandonie politiche ammanniteci con grandi sorrisi da pubblicità odontoiatrica dai vari capi e capetti del partito al governo. Il quale partito al governo, ricordiamocelo, è in ‘modalità campagna elettorale’, come ebbe a dire don Matteo Renzi ai suoi in occasione di uno dei tanti convegni da lui voluti, indetti e presieduti; nei quali convegni, come nei film di Woody Allen – di cui tutto il bene si può dire, ma non che sia bellissimo – il protagonista è l’eroe, quello di cui tutte si innamorano e vogliono portarselo a letto, nonostante gli occhiali spessi due dita, il fisico deficitario, le manie al limite della sanità mentale e magari (perché no?) l’alito pesante.

Così il nostro don Matteo gira e rigira mescolandosi al pubblico prono, distribuendo manate sulle spalle, concedendosi per infiniti selfies, magari firmando autografi

Mentre le sue guardie personali badano a che l’immancabile contestazione venga messa fuori della portata delle telecamere, delegate unicamente a mostrarci i lucidi incisivi superiori del ‘loro’ eroe, oltre che il suo profilo migliore, quello con meno nei, e che i microfoni non registrino i soliti ‘buffone buffone’. Un detto recita: “Vox Populi, Vox Dei”. A nulla serve che i social continuino a postare don Matteo che dichiara dal vivo che ‘la sua esperienza politica terminerà con il fallimento del referendum’, abbondantemente perso per 60 a 40. A nulla vale riascoltare Marco Travaglio che gli da’ del bugiardo nel programma di Lilli Gruber. A nulla vale, a proposito del Jobs Act, che perfino l’ISTAT faccia passare la notizia che i posti di lavoro sono per una parte preponderante posti a tempo determinato, o addirittura lavori occasionali, che gli ‘okkupati’ non siano cresciuti, almeno quelli seri, quelli a tempo indeterminato. A nulla serve che voci autorevoli si sgolino a dire che sono a rischio settecentomila posti di lavoro nel momento in cui gli incentivi del Jobs Act dovessero terminare. Anzi, il novello Don Quijote avanza contro i mulini a vento nonostante tutto, dichiarando che i ‘posti di lavoro’, grazie al suo governo, sono aumentati, negli ultimi giorni, di ancora un milione, portando così la somma finale a circa due milioni. Come diceva Totò ‘E’ la somma che fa il totale.

L’altro miracolo economico ce lo rappresenta il prode Gentiloni, l’uomo che sussurrava alle urne (elettorali)

Da pochi mesi, infatti, nonostante qualche tempo prima le risposte alla richiesta di riforme serie trovassero sempre lo stesso ostacolo – mancanza di fondi – non appena quella entità impalpabile che è il Genio del Parlamento ha stabilito la data delle elezioni – il 4 di marzo 2018 – inspiegabilmente e miracolosamente, gli indici di ripresa economica hanno incominciato a galoppare. Mentre con Padoan lo 0,01% era una conquista, d’un tratto Standard & Poors – e magari altre società di rating – hanno incominciato a registrare incrementi percentuali ad horas. Allora, pensa l’ingenuo cittadino comune, allora è vero ciò che dice Renzi, è vero ciò che dice Padoan, è altrettanto vero ciò che dichiara Gentiloni, nientepopodimeno che il Presidente del Consiglio. Allora tutti quelli che parlano male del PD sono avversari politici che vogliono screditare una giusta e saggia amministrazione del Paese. Infatti, pensa l’ingenuo, anche la televisione di Stato, cioè la Rai, servizio pubblico, dice le stesse cose. E poi basta leggere la maggioranza dei giornali per convincersene; tranne quei tre o quattro che sono portavoce dei populisti, sovranisti, qualunquisti e anche fascisti, tutti parlano bene del PD.

 

Non è al corrente, l’ingenuo, del fatto che quasi tutti i giornali ricevono ogni anno contributi da parte dello Stato, e che pochi sono quelli che vanno avanti, per scelta, senza finanziamenti pubblici

Senza contare le pubblicità delle aziende i cui titolari sono coinvolti nella politica a vario titolo, che cesserebbero immediatamente nel caso il quotidiano o il periodico pubblicassero qualcosa di sgradito alla linea politica degli amici del padrone. Siamo in modalità campagna elettorale. Gentiloni ha detto, in pubblico, che l’Italia è ripartita, e che ‘sarebbe un peccato sprecare ciò che è stato fatto in questi ultimi anni’ – di governo PD, aggiungiamo noi. Anche perché Standard & Poors’ avalla queste notizie, subdolamente insinuando che la situazione potrebbe cambiare dopo le elezioni.

In pratica: oggi le cose vanno bene perché c’è un partito al governo che adotta la politica europea che piace a qualcuno – che fa capo all’UE, che a sua volta fa capo ai ‘poteri forti’ di oltreoceano. Ma se al potere dovesse andare qualcuno che non è gradito a quanto sopra, le cose potrebbero cambiare, il rating precipitare, e l’Italia ricadere nello spread senza fine.
Tipo quando Berlusconi – e questa non è una difesa d’ufficio, ma fatti reali – fu costretto alle dimissioni da uno spread oltre i 500 punti causato da quattro banche tedesche che avevano riversato sul mercato circa 400 miliardi di titoli di Stato italiani. Perché Berlusca, e lui stesso non ne ha fatto mistero, poteva essere la pietra d’inciampo sulla pista per l’Unione Europea in Italia che qualcuno aveva preparato. Prodi stesso ha ammesso che affinchè si favorisse l’ingresso della Germania nell’euro, la lira fu svalutata del 600%.

Oggi la Germania sta bene grazie all’euro, ma senza l’euro, dice qualcuno che ne sa, potrebbe andare in coda alla classifica

Oltre al fatto che se in Italia ritornasse la lira, la Germania sarebbe messa in soggezione – economica. Dopo il disastro Prodi, ecco il disastro Monti, il ‘governo tecnico’, primo governo non eletto. L’ammazza economia, il distruggi-mercato immobiliare. Il bocconiano. Con il governo Letta, forse sarebbero andate un po’ meglio, le cose, ma è durato troppo poco. Secondo governo non eletto. Dopo l’Enrico stai sereno’ di Matteo Renzi, ecco il terzo governo inventato da king Napolitano, quello di Renzi. Arriva il disastro Fornero, che, invece di allungare la coperta previdenziale troppo corta, decide di eliminare i pensionati – fisicamente. Invece di reperire maggiori risorse per coloro che sacrosantamente avrebbero avuto il diritto di riposare dopo una vita di lavoro, decide che i conti dello Stato hanno la precedenza, creando una nuovissima e disgraziata categoria, gli ‘esodati’; che non si sa ancora quanti fossero o quanti siano. Creando nel Paese un terremoto di povertà e di disagio sociale ed economico senza precedenti.

 

Siamo alla ragion di Stato, e la democrazia va a farsi benedire

Oggi ancora non si vuole riparare al danno, ristrutturando l’INPS e le pensioni, perché i pensionati che avrebbero diritto ad un miglior trattamento sono il 60%, sotto i mille euro, sono troppi. O, come dice Christine Lagarde, Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale, ‘i pensionati italiani vivono troppo a lungo’, per cui si cerca di provvedere a che l’età media degli Italiani, in incremento, possa scendere, ripianando i conti pubblici. Lo si fa rendendo inaccessibili le cure mediche, allungando i tempi per gli esami clinici, chiudendo i piccoli e preziosi presidi medici, colpendo la Sanità con tagli orizzontali indiscriminati. Tanti anziani non si curano più, non si controllano più, ed in effetti pare che l’età media in Italia stia ritornando ai livelli di qualche anno fa. Sembra che Sanità e pensioni siano gli unici serbatoi da cui attingere denaro: evidentemente fanno capo a chi non si può difendere.

 

L’Italia è malata, e non bastano i pannicelli caldi

Purtroppo chi la vuol condurre non lo farà, come non lo ha fatto finora, per il bene della nazione, ma piuttosto del suo partito, della sua ragnatela di clientele, di una Unione Europea senza cuore né anima, trascurando il bene del Paese e dei cittadini comuni: il che poi sarebbe lo scopo principe dell’andare al potere. Un potere di servizio, non autoreferenziale. Non cercato per conquistare una posizione politica fine a se stessa, per favorire gli amici e gli amici degli amici, come i petrolieri in Adriatico, che poi verseranno cospicue donazioni sulle fondazioni dei vari politici. Oggi abbiamo al potere forse la peggior classe politica di sempre, dicono i commentatori. Ricordiamocene quando andremo a votare, e non disertiamo le urne: chi non vota non ha poi il diritto di lamentarsi quando le sue cose non vanno bene. Andiamo a votare, ma abbiamo buona memoria, senza ascoltare il pifferaio dell’ultimo momento.

Roberto Ragone

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Castelli Romani

Banca Popolare Valconca, salta la fusione col gruppo Banca Popolare del Lazio: l’analisi di un clamoroso “no”

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Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa

È clamorosamente saltata la fusione tra la Blu Banca (gruppo Banca Popolare del Lazio) e la Banca Popolare Valconca. Messi i pro e i contro sulla bilancia (e anche il nostro giornale è uscito con diversi interrogativi sul tema) i soci con la schiena dritta hanno impedito che questo matrimonio si perfezionasse, nonostante il bene placido di Banca D’Italia che in maniera fulminea aveva benedetto l’unione e sembra così voler proseguire a recitare il ruolo da protagonista di una tra le fiabe più famose al mondo: “La bella addormentata nel bosco”. Questo perché mentre dorme o peggio ancora finge di sonnecchiare, il gruppo Bpl continua a fare un po’ come gli pare, tentando gesta che vanno oltre le più temerarie intenzioni.


Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa quando la governance era composta da elementi con la schiena dritta che proprio per questa conformazione sono stati sbattuti fuori in favore di modellanti e accomodanti uomini mutanti (o mutandis) stampati sul modello delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.


Il 50,44 per cento dei soci, pari a 3.586.255 azioni, si è espresso contro la fusione, mentre il 46,74 per cento, pari a 3.323.169 azioni, a favore

«Si tratta di una vittoria abbondante – ha spiegato l’ex presidente Valconca Gianfranco Vanzini in un articolo di Corriere Romagna, contrario al progetto di fusione –. Con questo voto abbiamo sventato la morte della Banca Popolare Valconca. Ora vedremo se riusciamo a farla continuare a vivere», e sull’attuale Cda aggiunge: «Vedremo quali scelte prenderanno, se non faranno nulla oppure si dimetteranno. Certamente, almeno una riflessione dovranno farla».
E adesso Banca d’Italia come si muoverà? Il 5 ottobre scorso aveva rilasciato l’autorizzazione all’operazione di fusione e ora, terminata l’assemblea straordinaria dei soci e raccolto il sonante NO, chissà se la strada indicata verrà definitivamente archiviata (ricordiamo che la fusione era vista da tutti, direttore generale della Valconca Dario Mancini in testa, come l’unica possibile soluzione per dare un futuro alla Valconca).

Ebbene i soci Valconca, diversamente dai tanti Bpl, non hanno digerito la palese malconvenienza del cambio con le azioni Blu Banca. L’ex Vanzini ha spiegato chiaramente come con la fusione, il 93 per cento del capitale sarebbe stato di proprietà dei soci della Blu Banca, mentre ai soci dell’istituto di credito morcianese, sarebbe rimasto un 7 per cento. Un rapporto che si sarebbe senz’altro ripercosso sui dividendi futuri.

Nel frattempo a Mancini sembra non restare altro che addrizzare il tiro. Lui che due anni fa decantava la sana gestione Valconca e il bilancio in buona salute, lui che prima della fusione parlava di situazione compromessa a tal punto da vedere nella fusione la sola via d’uscita. Le sue prime parole a caldo dopo aver incassato la sonante stangata dai soci sono state: «La fusione non è passata e andremo avanti con le nostre forze». (Sicuramente la Valconca andrà avanti ma più di qualcuno non disdegna un periodo di commissariamento letto quasi come il classico periodo di riflessione tra due ex innamorati che preferiscono non rincollare i pezzi di una relazione ormai rotta. Mancini per mantenersi almeno apparentemente coerente ha aggiunto «Il fronte del no ha prevalso ma senza un motivo. Evidentemente la trasparenza non ha pagato. Andremo comunque avanti con forza».

E il presidente della Bpl Capecelatro che si era già “apparecchiato” nel Cda Valconca nonostante l’evidente conflitto d’interessi che cosa farà? Assaporato il pre aperitivo, non ha potuto apprezzare le portate più ricche… i soci hanno tenuto ben salde le redini di una banca che vuole mantenere la propria autonomia senza essere fagocitata da chicchessia o da certi strani soggetti il cui modus operandi poco trasparente è stato già messo nero su bianco in un verbale stilato, sembrerebbe obtortocollo, da Banca d’Italia che ha bacchettato la governance Bpl senza prendere provvedimenti concreti per “punire” gli errori commessi dai singoli. Anzi c’è anche chi aveva il dovere di investigare ma ahinoi, invece, ha trovato un posto sicuro in banca per il suo pupillo. D’altronde non è la prima volta che lo diciamo: «I figli so’ piezz’e core».

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Economia e Finanza

Banca Popolare del Lazio, dalla lettera di “soci coraggiosi” alla fusione tra Blu Banca e Banca Valconca

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Ancora al centro dell’attenzione del nostro quotidiano la fusione tra Blu Banca – la collegata del gruppo Banca Popolare del Lazio – e la Banca Popolare Valconca. In questa fase il ruolo dei media è importante perché funge anche da archivio storico della cronaca e critica degli ultimi tempi e permette di trarre conclusioni ragionevoli e coerenti con i fatti. Nel caso contrario, con l’appiattimento dei media spesso assoldati ai poteri forti, la memoria svanisce e si resta in balia del buono e del cattivo tempo.
E così, siamo qui a ricordare con tanto di video ritrovato, le parole che neppure due anni fa spendeva per la Banca Popolare Valconca l’attuale direttore generale Dario Mancini che con soddisfazione parlava del rilancio della popolare con la sua identità, appartenenza e valori, parlava di riduzione dei crediti deteriorati di oltre 75 milioni euro e approvazione bilancio con buone prospettive per il futuro da presentare in quella che era la prossima assemblea dei soci.

L’INTERVISTA DEL 2020 AL DG DI BANCA POPOLARE VALCONCA

Oggi, lo stesso Mancini pieno di speranze che soltanto due anni fa parlava di rilancio, giustifica la fusione con Blu Banca come se fosse l’unica via d’uscita per garantire un futuro a Valconca che naviga in brutte acque.

Intervista AL DG DI BANCA VALCONCA DEL 2022

Una banca che con la fusione andrebbe a perdere definitivamente la sua identità come del resto ha detto l’ex presidente Valconca Gianfranco Vanzini che stiamo cercando per farci una chiacchierata e anche Federconsumatori Rimini Graziano Urbinati che ha espresso preoccupazione per i soci Valconca e per questa fusione.

L’Osservatore d’Italia con questo “richiamo” giornalistico ha inteso mettere a confronto anche questi due spezzoni di video per capire meglio l’evoluzione di una banca “sana” due anni prima e che due anni dopo si trova talmente sull’orlo del default e che deve affrettarsi a garantirsi un futuro con la fusione con Blu Banca, costola del gruppo Banca Popolare del Lazio presieduta dal notaio Edmondo Maria Capecelatro che con grande sorpresa siede addirittura nel Consiglio di amministrazione della Banca Popolare Valconca. Strane coincidenze. A breve usciremo con una nuova puntata…

DI SEGUITO TUTTI GLI ARTICOLI DE L’OSSERVATORE D’ITALIA SU BANCA POPOLARE DEL LAZIO

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Editoriali

Passeggiando per Roma tra puzza, degrado e… tanti turisti in giro

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Se solo fossero gli svizzeri o i francesi o i tedeschi a gestire tale incomparabile unico contesto architettonico e storico

Roma, domenica 9 ottobre, una giornata splendida con una temperatura di 25 gradi. Via Tuscolana, terzo mondo, ma non ci sono più sui marciapiedi le bancarelle e la pista delle bicilette si snoda funzionale, pur senza biciclette. Lo spettacolo della incredibile quantità di bidoni della spazzatura, quasi tutti sporchi luridi o sgangherati, è semplicemente desolante, terzo mondo!

Sono stato alla Università La Sapienza dove si leva il Monumento di Amleto Cataldi agli studenti caduti nella prima Guerra Mondiale, inaugurato solennemente il 1920 e da allora mai curato o manutenuto. Ora grazie al nuovo Rettore, una donna, la professoressa Polimeni di concerto con l’arch Marino, una donna, direttrice dell’Istituto Centrale per il Restauro ne hanno affidato i lavori di ripristino che saranno terminati il 30 ottobre: una folta schiera di tecnici ne sorveglierà lo svolgimento.

Passando sul Lungotevere davanti alla Sinagoga ho notato molto movimento; essendo ottobre si pensa alla festività del Kippur. Ho lasciato mia moglie in macchina in un parcheggio libero un pò distante e mi sono avviato verso l’antico Ghetto, passando, ricordo, per Via del Pellegrino: uno scorcio di Roma antica unico, irripetibile, splendidi palazzi e chiese e piazzette: quante sensazioni! Tanti turisti in giro. Ma incredibile il degrado e l’assenza totale di manutenzione; in un angolo un mucchio di immondizia, cartacce un pò dovunque, perfino erbacce in quantità lungo i muri: sotto un portico addirittura un letto con valige, cuscini, ecc. A Roma antica, oggi! bisognerebbe introdurre di nuovo almeno la berlina ed esporre al pubblico ludibrio i colpevoli di tale disastro, altrimenti le cose non cambieranno mai! Vengono a mente le parole di Goethe scritte nel lontano 1786: “questo popolo pur vivendo in mezzo alle magnificenze e alla maestà della religione e dell’arte, non è dissimile di un capello da quel che sarebbe se vivesse nelle caverne e nelle foreste”. Nulla è mutato. Quale emozione e quale atmosfera: se solo fossero gli svizzeri o i francesi o i tedeschi a gestire tale incomparabile unico contesto architettonico e storico! Arrivo al Ghetto, è un luogo in cui sostare e guardarsi attorno è una emozione. Quanta gente. Mi avvicino a qualcuno e chiedo: mi spiegano che il Kippur è passato da pochi giorni, oggi è la giornata del quarantennale dell’attentato alla Sinagoga, una commemorazione solenne di quel fatto terribile in cui vi fu anche la morte di un bimbo. Mi commuove vedere bimbi con la kippah: fortunati, mi dicevo. Scoperto il motivo dell’assembramento, rifaccio un percorso che amo fare e cioè imbocco Via della Reginella: un vicoletto la cui sola vista suscita pensieri e ricordi e ti avvolge in un‘atmosfera particolare. Davanti agli usci delle abitazioni ogni tanto vedi le cosiddette pietre di inciampo e cioè quelle piastre di ottone quadrangolari di circa 10×10 cm conficcate nel terreno dove è scritto un nome, delle date e delle località; sono le vittime di quell’immondo e ladro kappler nazista:16.X.1943 Auschwitz.
Al termine di via della Reginella si apre una piazzetta e al centro lo spettacolo che veramente trasporta in un mondo differente di bellezza e di perfezione: la cinquecentesca Fontana delle Tartarughe: quale gioia degli occhi e quale godimento, quale fortuna poterla ammirare, integra, ancora oggi: è qui che si dovrebbero collocare i carri armati a protezione di tali tesori unici al mondo! Torno indietro e vado all’incontro di un mio figlio. Stiamo un pò assieme ad una delle tante trattorie dei vicoli della Roma di Via Monserrato. Anche qui quale atmosfera impagabile ma anche qui, guardandoti attorno, si rimpiangono gli svizzeri o i francesi o i tedeschi a gestire tale incomparabile eccezionale patrimonio! Poi andiamo alla residenza dei miei in Via Po. Mentre ci intratteniamo, noto un palazzone in vetro di quattro o cinque piani dove in caratteri cubitali sulla facciata è scritto: ISTITUTO NAZIONALE PER L’ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE: mai sentito nominare, che cosa sarà mai? ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE! …

Alla fine verso Campo dé Fiori, una visita al caro Giordano Bruno: quel mercato che si svolge tutti i giorni dalle 6 di mattina alle cinque-sei di sera in quella piazza miracolosa nel cuore della Roma secentesca è un semplice abbominio, a parte la triviale oggettistica che pure vi si offre in vendita: ma come si può accettare oggi ancora che un tale inverecondo, perfino impudico, spettacolo si possa offrire agli occhi della Storia e delle migliaia di visitatori in quel luogo magico e pieno di malia? Non si immagina quello che avviene alle 6 di sera quando i camion e i furgoni della nettezza urbana e il personale addetto intervengono per la pulizia della piazza: rumori, emissioni di fumi, grida, i bancarellieri che ricaricano nei furgoni le loro mercanzie, una baraonda indescrivibile, indegna, immeritata per tutti, e i turisti che assistono stupiti, ogni sera! Voglio ricordare la storiella a chi non la conosce. Piazza Campo dé Fiori da sempre, come testimoniano i quadri dei pittori dell’epoca, era luogo dove quasi ogni mattina le contadine in numero di tre-quattro-cinque andavano a vendere i propri prodotti verdure, frutta, ecc. Alla fine del 1800 una quantità di uomini di lettere e di cultura decise di erigere una statua in onore del martire del libero pensiero Giordano Bruno, bruciato vivo dalla Chiesa proprio in questa piazza nel 1600 perché ‘eretico’ cioè dissidente! Fu dato incarico allo scultore Ettore Ferrari di realizzare l’opera. Il Vaticano, che aveva già subito l’usurpazione del 20 settembre 1870, considerò l’iniziativa un ulteriore torto alla propria storia e si oppose con tutti i mezzi. La cultura ebbe il sopravvento e il monumento fu eretto dove oggi si trova. Allorché una trentina di anni dopo, in epoca mussoliniana, in lunghe trattative nel 1929 si addivenne alla firma del famoso Concordato Chiesa-Italia, la questione di Giordano Bruno tornò in auge: la statua va rimossa, imponeva il papato, è un’offesa. Mussolini, forse erano gli originari sentimenti socialisti e di libertà ancora presenti in lui, si oppose alle mire pretesche; allo stesso tempo, non voleva né poteva opporsi eccessivamente. E si addivenne ad un compromesso che accontentò le due parti: Mussolini impose che Piazza Campo dé Fiori dalle 6 di mattina fino alle sei di sera, ogni giorno dell’anno, fosse data in concessione ai commercianti romani muniti di regolare licenza per la vendita dei loro prodotti e il Papa definì Mussolini, ‘uomo della Provvidenza’ e rispose alla iniziativa mussoliniana santificando due anni dopo Roberto Bellarmino, l’inquisitore assassino di Giordano Bruno. Effettivamente è avvenuto che la figura di Giordano Bruno a seguito delle tende e delle bancarelle e dei rifiuti che quotidianamente si accumulano ai suoi piedi, è diventata invisibile: si può ammirare solo a partire dal tramonto. Si attende che qualche politico attento, possibilmente il sindaco del Municipio o di Roma Capitale, si faccia promotore finalmente del ripristino dei luoghi originari e della cancellazione dell’abbominio attuale e degrado.
Ci congediamo da nostro figlio e famiglia e nella via che da Campo dé Fiori immette a Piazza Farnese assistiamo ad un altro spettacolo fuori del comune: avevo già notato la grande quantità di turisti e tutte le trattorie e locali quasi tutti pieni di avventori. Ora qui davanti al ristorante ‘da Fortunata’ dove tutti i tavoli dentro e fuori erano impegnati, vi erano almeno cinquanta persone in piedi, in attesa di qualcosa. Chiedo come mai tutti in fila là fuori. La risposta è: in attesa che si liberi qualche posto al ristorante!

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