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Elezioni tra code, disagi ed errori : alle 19 affluenza al 58%:

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Alle elezioni politiche per il rinnovo della Camera alle ore 19 – ma il dato non è ancora definitivo – ha votato il 58% degli aventi diritto (circa 4.200 comuni su 7.958). Alle ore 12 l’affluenza registrata è stata pari al 19,38%. Lo rende noto il Ministero dell’Interno.

Code per le operazioni di voto per l’elezione di Camera e Senato oltreché per il rinnovo dei consigli regionali di Lombardia e Lazio. In molti seggi ritardi, sospensioni delle operazioni di voto per errori sulle schede e lunghe file hanno provocato proteste. A Palermo apertura di 200 seggi in ritardo per la ristampa delle schede. E schede con i nomi dei candidati di Camera e Senato sbagliati in un seggio a Roma, dove la presidente ha sospeso le operazioni, svuotato l’urna di 36 schede già votate, e ha ripreso le operazioni con le schede corrette. I 36 elettori dovranno tornare a votare. Situazione analoga nel collegio di Rivolta Bormida e Castelnuovo Bormida, in provincia di Alessandria. A Mantova, nonostante le schede stampate riportino il simbolo del Pd senza il riferimento al candidato presidente Gori, il voto è regolare e gli elettori sono stati informati.

Affluenze alle urne in aumento rispetto la precedente tornata

Alle elezioni per il rinnovo della Camera alle ore 12 ha votato il 19,43% degli aventi diritto. Lo si rileva dal sito del ministero dell’Interno. Nella precedente tornata elettorale del 2013, che però si svolse in due giorni, alla stessa ora si era recato alle urne il 14,94% degli elettori per la Camera. Alle regionali della Lombardia alle ore 12 ha votato il 19,92%, rispetto al 16,18% della precedente tornata elettorale. Alle regionali del Lazio alle ore 12 ha votato il 17,33%%, rispetto al 12,87% della precedente tornata elettorale. Chiamati al voto oltre 46 milioni e mezzo di elettori per la Camera dei deputati, quasi 43 milioni per il Senato della Repubblica. Si eleggono 618 deputati e 309 senatori, 18 parlamentari estero. E’ un Election Day, in quanto si vota anche per il rinnovo di Presidenza e Consiglio regionale di Lombardia e Lazio. Fari, anche dell’Ue puntati sul voto italiano, come sul referendum dell’Spd. “Le code registrate in queste ore, anche in altre città italiane, sono dovute in gran parte alle nuove operazioni richieste per il tagliando antifrode – scrive il Campidoglio in una nota -. Pertanto, rinnovando l’invito ai cittadini all’esercizio del proprio diritto di voto, si suggerisce di recarsi ai seggi prima possibile e comunque almeno un’ora prima della loro chiusura”. “Roma Capitale è al lavoro insieme con tutti i livelli amministrativi e i soggetti istituzionali coinvolti per un monitoraggio costante della situazione nei 2600 seggi elettorali della città. Tutti i seggi sono aperti ed operanti”, continua la nota. “Il Campidoglio sta monitorando costantemente la situazione al fine di una tempestiva risoluzione di eventuali problemi, come ha fatto con quelli finora verificatisi”.
I milanesi evitino “di recarsi al seggio nelle ultime ore di apertura”. E’ l’invito del Comune di Milano, che in una nota ricorda come “la collaborazione” dei cittadini sia “fondamentale per consentire un rapido avvio delle operazioni di spoglio”. Sono 1.248 i seggi allestiti nel capoluogo milanese e in molti si stanno registrando lunghe code. A rallentare le operazioni di voto è la nuova procedura per le schede delle elezioni politiche che prevede il tagliando antifrode.

Debutta il tagliando antifrode, con ‘code’ e errori

Si sono registrate proteste dei cittadini per le code dovute ai ritardi nell’apertura di alcuni seggi elettorali a Palermo per la distribuzione delle schede – poco meno di 200mila – ristampate nella notte. La causa è un errore nella perimetrazione dei collegi Palermo 1 e Palermo 2, con 200 sezioni interessate. Numerosi seggi hanno aperto con ritardi che in alcuni casi hanno superato le due ore e mezzo a causa delle distribuzione delle nuove schede elettorali ristampate durante la notte. L’errore era stato causato dall’inserimento di alcune sezioni del collegio Palermo 1 nel collegio Palermo 2.

In 36 hanno votato su schede sbagliate, ovvero con i nomi dei candidati alla Camera di un altro collegio

E’ successo nel seggio 2167 di Via Micheli 29 a Roma, nel quartiere Parioli, dove a segnalare l’errore é stato un cittadino che ha avvisato la presidente di seggio che ha sospeso le operazioni di voto, svuotato l’urna, preso le nuove schede corrette e iniziato nuovamente le operazioni. Disponendo di ricontattare i 36 elettori per farli rivotare. “La presidente ha sospeso le operazioni di voto, si è fatta dare dal seggio a fianco, il 2166, le schede corrette e ha fatto votare con quelle. Ma prima di far continuare le operazioni di voto ha chiuso la porta del seggio, ha aperto l’urna e l’ha vuotata togliendo le 36 schede votate fino a quel momento per metterle in una busta”, ha racconta all’ANSA una elettrice presente sul posto.

File, in alcuni casi anche lunghe, nei seggi per le votazioni in corso. In particolare a Roma, sono segnalate code in molte sezioni, dovute alle novità del voto, specialmente il tagliando antifrode che obbliga gli scrutatori prima a registrare ogni singola scheda per la Camera e per il Senato nel registro dei votanti e poi a strappare il tagliando dalle scheda prima di inserirla nell’urna. Le indicazioni sulle code vengono da vari quartieri, dalle zone centrali alla periferia.

Schede per la Camera sbagliate e operazioni di voto sospese nel collegio di Rivolta Bormida e Castelnuovo Bormida, in provincia di Alessandria. Dell’errore ci si è accorti dopo 40 schede votate: per la Camera erano pervenute le schede del collegio di Asti e non quelle del collegio Alessandria. A quel punto le operazioni di voto sono state sospese per un paio di ore nell’attesa che arrivassero le schede giuste: dopo l’autenticazione, si è ripreso a votare. “Nel giorno più importante di una democrazia, quello delle elezioni, sono ritardi ed errori inaccettabili, che spero non scoraggeranno la partecipazione dei cittadini”, ha commentato il presidente del Senato Pietro Grasso e leader di LeU commenta il fatto che a Palermo siano ancora chiusi molti seggi per via di errori fatti sulle schede.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato poco dopo le 8:30, nella sezione 535 della scuola Giovanni XXIII del quartiere Libertà a Palermo. Nel capoluogo si registrano ritardi nell’apertura di alcuni seggi a causa di un errore che ha causato la ristampa delle schede di 200 sezioni. Subito dopo il voto il Capo dello Stato è uscito dalla sezione elettorale dimenticando di ritirare il documento d’identità che il presidente di seggio ha subito provveduto a consegnare agli uomini della scorta. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha votato a Roma nel suo seggio in via Daniele Manin alle 10 di stamani. Il premier è rimasto in fila attendendo il suo turno per votare. Silvio Berlusconi è stato contestato all’interno del suo seggio elettorale a Milano da una ragazza a torso nudo – probabilmente un’attivista delle Femen – che gli ha urlato ‘Berlusconi, il tempo è scaduto’. Il segretario del Pd Matteo Renzi ha votato nella sezione 10 del seggio allestito nel liceo Machiavelli di Firenze, in via Santo Spirito, in Oltrarno. Renzi era accompagnato dalla moglie, che vota in un altro seggio. Cori da stadio per il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, davanti alla scuola di via Pertini a Pomigliano d’Arco (Napoli) dove si è recato a votare nel seggio numero 18 del plesso “Sulmona”. Al grido “presidente, presidente”, una folla di cittadini ha accolto l’arrivo di Di Maio rendendogli difficoltoso il tragitto fino al seggio. “È sempre un’emozione essere qui – ha detto Di Maio – c’è gente che per cinque anni ha lottato per cambiare le cose, che hanno fatto un vero percorso con noi”. Il candidato premier si è messo in fila insieme ad un gruppo di cittadini e di supporter che gli chiedevano di scattare selfie insieme.
“Sono scaramantico, la situazione è buona ma aspetto i voti veri non quelli finti. Exit poll e sondaggi non ci prendono mai, aspettiamo i voti veri”, ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, arrivando al seggio per esprimere il voto, dove è rimasto in coda al seggio di via Martinetti, a Milano. Quando vota tanta gente è “sempre un bene, più gente vota meglio è”, ha risposto Salvini. Ma “mi sa che qualcuno al ministero ha fatto casino – ha aggiunto rispondendo ai giornalisti -, non ci puoi mettere un’ora a votare”.

Le schede elettorali provenienti dall’estero sono tutte giunte in Italia. E’ quanto conferma il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che passa ora il testimone alla Corte d’Appello di Roma per lo spoglio e lo scrutinio del voto.

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Politica

Governo, si apre la crisi: Giuseppe Conte oggi dal Presidente della Repubblica per le dimissioni

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Giuseppe Conte si recherà al Quirinale per dimettersi, aprendo una delicata crisi di governo. Comunicherà prima al Consiglio dei Ministri la sua decisione di lasciare il governo, poi salirà al Colle per la formalizzazione.

Da quel momento in poi diverse soluzioni entreanno negli scenari che dovrà valutare il Capo dello Stato, che sicuramente avvierà consultazioni lampo con tutte le forze politiche, dal reincarico al premier uscente per un “ter”, come a parole auspicano Pd,M5s e Leu, fino alla soluzione estrema dello scioglimento delle Camere.

Le consultazioni del capo dello Stato, dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte annunciate per questa mattina, difficilmente potrebbero iniziare prima di mercoledì pomeriggio. Sulla strada ci sono infatti motivi tecnici per la preparazione dei locali con le indispensabili sanificazioni. Mercoledì mattina inoltre il presidente Sergio Mattarella ha in programma la cerimonia per le celebrazioni del “Giorno della Memoria”.

Il Movimento Cinque Stelle, a caldo, definisce il passaggio a un Conte ter “inevitabile” e “l’unico sbocco di questa crisi scellerata”. “Un passaggio necessario – prosegue una nota dei capigruppo pentastellati – all’allargamento della maggioranza”. Anche il Pd apre a un nuovo governo a guida dell”avvocato degli italiani’, ma sul come è ancora buio pesto. La decisione di salire al Colle, arriva dopo una lunga giornata segnata dalla tensione e dall’incertezza.

Il presidente del Consiglio per ore è stato di fronte al bivio se dimettersi in giornata o attendere ancora. Ha deciso di aspettare qualche ora in più nel tentativo di incassare il via libera dei partiti di riferimento della maggioranza (Pd,M5s e Leu). Un via libera poi giunto ma che nei fatti non rappresenta ancora un viatico per il ter fino a quando non si chiariranno le posizioni di Iv e dei centristi durante le consultazioni del Quirinale. Tant’è che da questo momento in poi tutto sembra possibie, anche le larghe intese. l’unità nazionale, o i governi istituzionali. L’unica strada scartata dai fatti è quella di convincere il Presidente della Repubblica di avere ancora una maggioranza in grado di superare ogni scoglio, a partire da quello sulla giustizia dei prossimi giorni. Sullo sfondo resta l’ipotesi di elezioni anticipate, puntualmente negate da tutti, ma inevitabili nel caso in cui ogni qualsivoglia intesa parlamentare dovesse naufragare.

Ore febbrili quindi, soprattutto all’interno della coalizione che fu maggioranza, ma acque agitate anche nel centrodestra, dove si fa più ampia la divisione tra chi, come Forza Italia si dice disponibile a un governo di unità nazionale e chi, invece, come Lega e FdI, guardano già alle urne. Nelle ore più calde interviene direttamente Silvio Berlusconi che prima smentisce “ogni trattativa per un eventuale sostegno al governo in carica”. Come dire, addio ‘responsabili’. Quindi propone una via d’uscita: “La strada maestra è una sola: rimettere alla saggezza politica e all’autorevolezza istituzionale del Capo dello Stato di indicare la soluzione della crisi, attraverso un nuovo governo che rappresenti l’unità sostanziale del paese in un momento di emergenza oppure restituire la parola agli italiani”.

L’Udc rimane fuori dai giochi dei ‘responsabili’. E’ questa la posizione condivisa dai parlamentari Udc in una riunione che si è svolta stamane nella sede nazionale del partito. I tre senatori dello Scudo crociato hanno votato all’unanimità NO alla fiducia del Governo e voteranno, in maniera compatta, NO alla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede”, si legge in una nota diffusa dall’Ufficio stampa del partito.

In Italia “stiamo un po’ nei guai, nel pieno di una crisi che non aiuta le cose, avremmo bisogno di un governo capace di garantire che la crisi non diventi crisi sociale, che non ci sia crisi finanziaria, che sappia assicurare la qualità del piano di Recovery e confermi la scelta europeista, e invece siamo nell’incertezza”, ha detto il commissario all’economia Paolo Gentiloni, intervenendo ad un evento organizzato dal Pd Belgio.

Si parla di dimissioni di Conte? Avrebbe già dovuto darle. C’è un piano vaccinale fermo, le scuole sono aperte in una città sì e una no, ci sono due milioni di posti di lavoro a rischio, e noi stiamo in ballo sugli umori di Conte, Di Maio, Zingaretti, e sulle trattative di Tabacci e Mastella. È irrispettoso, disgustoso, volgare, deprimente“, ha detto Matteo Salvini lasciato il Palazzo di Giustizia di Torino dove oggi ha preso parte all’udienza del processo in cui è chiamato in causa per vilipendio dell’ordine giudiziario.

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Editoriali

Una democratura sovrana

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Il fattaccio

L’Esecutivo pentastellato sopravvive e il Paese esala i suoi ultimi respiri. La sanità langue in stato pietoso, l’economia è in terapia intensiva e della giustizia è rimasto solo il ricordo. Il governo Conte canta vittoria e i cittadini piangono miseria.

La “sfiducia” rimane sempre in agguato

Il Senato ha votato e Conte ha avuto la sua fiducia di Pirro. La dissennata scelta di tirare dritto caparbiamente, nonostante l’esito risicato, conduce alla sconfitta finale e allora non basteranno i voti di Ciampolillo e Nencini a salvare la sua completa disfatta. Dalla votazione il governo Conte è uscito più debole di quanto si  pensasse. Inspiegabilmente i renziani si sono astenuti nella votazione ed il risultato finale di 156 Sì e 140 No, politicamente avrebbe dovuto convincere Conte che il suo esecutivo era arrivato a destinazione. Si deve, da oggi in poi, tirare semplicemente a campare senza mai abbassare la guardia perché la “sfiducia” rimane sempre in agguato.

Infortunio alla quarta gamba del governo Conte

A prova di ciò la notizia che Lorenzo Cesa, segretario generale dell’Udc, risulta indagato nell’ambito di una maxi operazione contro la ‘ndrangheta, condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Ciò vuol dire che la probabile “quarta gamba” sulla quale confidava Conte è andata storta mentre il peggio incombe sempre dietro l’angolo. La Commissione Giustizia di palazzo Madama, prevista per mercoledì prossimo, non fa presagire nulla di buono per Conte. Turbolenze e vuoti di decisioni fanno tremare il transatlantico, facendo crollare certezze, inducendo PD a miti consigli.

Non un governo “grande” ma un “grande governo”

Recitava un vecchio spot pubblicitario: “Non un pennello grande ma un grande pennello”. In questo caso, anagrammando lo spot pubblicitario, con tranquillità si può asserire che in questa contingenza non ci vuole un governo grande, allargato, con quattro o più gambe. Ci vuole un grande governo, grande come qualità, come personaggi, veri politici capaci di un progetto per il Paese, grandi conoscitori. Tutto il contrario di quanto si sente parlare tra pseudo politici, deputati e senatori dell’ultima ora e cronisti e giornalisti allineati.

Conte errante tra la task force Colao e il “costruttore” Ciampolillo

Alfonso “Lello” Ciampolillo, fino ad ora ai più uno sconosciuto, si è rivelato essere un signore prestato alla politica, classe “politico dell’ultima ora”. Un personaggio che poco può contribuire, sembra, alla soluzione della crisi attuale. Di idee originali, poco tecniche e molto controverse, come la sua negazione della Xylella, quel batterio che ha messo in ginocchio i coltivatori della Puglia.

Ciampolillo “avrebbe salvato” gli uliveti semplicemente con “sapone e onde elettromagnetiche”. Il “costruttore” di cui si parla tanto questi giorni, fa sentire la sua, anche a proposito della mascherina anti-covid: “La mascherina è obbligatoria per limitare la diffusione del coronavirus ma in realtà blocca solo quello dell’influenza. Non vi sentite neanche un po’ presi in giro?” In contrasto con le raccomandazioni del governo, al riguardo delle vaccinazioni, il “responsabile Lello” si dichiara contrario alla  vaccinazione in quanto, secondo  lui,  “ci sono evidenze di danni collaterali, paralisi facciali, morti”. In alternativa alla vaccinazione suggerisce una dieta vegana. Questi ed altre “idee progressiste” formano il programma del succitato “costruttore responsabile”.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo: sono affari suoi, è libero di pensarla come vuole, siamo in democrazia. No, no e poi no perché al presente soggetto il governo Conte deve, al suo voto, anche se giunto oltre il “90esimo minuto”, la fiducia ottenuta al Senato. Importa e come ai cittadini perché il signor transfugo avanza certe pretese, stando a quanto si dice, a riguardo di una sua candidatura al Ministero dell’Agricoltura al posto di quello lasciato vacante dalla Bellanova. Se questa dovesse risultare la scelta di Conte, la conclusione non potrebbe essere che una, cioè: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, e se so di che cosa ti occupi saprò che cosa puoi diventare. (Goethe)

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Costume e Società

Risse tra i giovani, escalation di violenza e bullismo: Politica a confronto con Silvestroni (FdI) e Cirinnà (PD) e l’analisi del fenomeno da parte della psicologa Caponetti

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Violenza tra giovani il tema affrontato nella puntata di Officina Stampa di giovedì scorso dove sono intervenuti l’onorevole Marco Silvestroni Deputato FdI e Referente per la provincia di Roma del partito di Giorgia Meloni, la senatrice del partito Democratico Monica Cirinnà e la psicologa e psicoterapeuta dr.ssa Elisa Caponetti.

La puntata di Officina Stampa del 21/01/2021

Un fenomeno al quale si assiste sempre più spesso che vede soprattutto ragazzi sempre più piccoli macchiarsi di efferate azioni criminose, a danno anche di loro coetanei e a volte senza un reale motivo che li spinga.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021

In particolare i minorenni, tendono ad unirsi per sentirsi più forti o semplicemente per non essere esclusi, compiendo in massa violenze, dando vita al fenomeno sociale delle baby gang. E uno degli ultimi episodi è quello dello scorso sabato avvenuto in un parco pubblico ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove è scoppiata una rissa tra ragazzi e dove due di questi sono rimasti feriti. Il più grave, un ragazzo romeno di 23 anni ha riportato tagli alle gambe, un trauma cranico e la scheggiatura di una vertebra. 

La crescente violenza delle bande giovanili viene spesso associata almeno in parte al coinvolgimento delle bande nello spaccio e all’assunzione di droghe, soprattutto metanfetamine, cocaina ed eroina.

Un fenomeno che va capito per poterlo contrastare ma l’aspetto che ancora troppo poco, o troppo genericamente, viene preso in considerazione è il ruolo dell’educazione. Al di là di generiche istanze teoriche mancano forse volontà forti e strumenti efficaci da parte degli adulti di riferimento, anzi molto spesso certe drammatiche realtà rimangono ad essi sconosciute. La famiglia appare condizionata, sempre più spesso i genitori sono incapaci di dire ai figli i necessari “no” e al tempo stesso sono ossessionati dal bisogno di offrire loro cose, beni materiali che non facciano sentire i ragazzi inadeguati rispetto al contesto in cui vivono; non di rado per compensare le assenze o le inadeguatezze che pensano di avere.

“La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”, scriveva don Milani. L’altra più importante agenzia educativa è infatti la scuola, che presenta oggi carenze ancora più significative e vive una forte crisi di ruolo. Soprattutto la scuola secondaria continua a percepire come dicotomia l’istruire e l’educare.

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