Connect with us

Editoriali

Elezioni: le solite promesse e gli effetti deleteri svuota casse dello Stato

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Una volta sancita per il 4 marzo prossimo la data delle elezioni in Italia, tutti gli schieramenti politici hanno iniziato la loro campagna elettorale alla ricerca di voti a colpi di promesse che mirano direttamente alla pancia degli elettori ma che nella sostanza appaiono difficili e sconvenienti da attuare.

Ancora una volta vige quella tecnica persuasiva della promessa del “milione di posti di lavoro” che purtroppo funziona perché l’elettore (medio) italiano premia il miglior “mercante” e non considera o disconosce gli effetti collaterali che altri nel futuro dovranno fronteggiare. Da sinistra a destra quel che si leva è una risibile lotteria basata su quale tassa risulti la più indigesta tale da diventare subito uno slogan “acchiappa voti” senza che poi venga spiegato quali possano essere gli interventi necessari a coprirne il buco derivato.

La nuova coalizione di centro destra

Il trio Salvini, Meloni e Berlusconi gioca la propria credibilità nella cancellazione della legge Fornero del 2011 che tanto angustia i lavoratori che avevano sottoscritto accordi aziendali che prevedevano il pensionamento di vecchiaia anticipato rispetto ai requisiti in precedenza, divenuta poi categoria degli “esodati”. La ragioneria generale dello stato ha calcolato che il risparmio ottenuto dalla cancellazione della legge si aggirerebbe intorno a 300 miliardi di euro in un lasso di tempo esteso a circa 40 anni. Apparentemente potrebbe sembrare una “giudiziosa” proposta con finalità di beneficio a lungo termine se non fosse che in un decennio i costi salirebbero a dismisura con un primo appuntamento inesorabile tra un paio di anni di circa 24 miliardi da dover rimettere per forza nelle casse dello Stato.

Il centro sinistra

Il PD di Renzi

A sinistra le cose non sembrano diverse. Il PD di Renzi torna sui suoi passi promettendo l’abolizione della tassa relativa al canone Rai introdotta proprio dal PD. Renzi ha commentato: “Si può garantire il servizio pubblico abbassando il costo per i cittadini” ma anche questa strategia elettorale ha i suoi effetti collaterali se consideriamo che nelle casse dello Stato verrebbero a mancare ogni anno circa 1 miliardo e 700 milioni di euro.

Liberi e Uguali

La sinistra di Grasso con Liberi e Uguali, in linea con gli altri, ha proposto invece l’abolizione delle tasse universitarie che causerebbero un ammanco di circa 1 miliardo e 600 milioni di euro.

Il solito gioco delle promesse

Sembra un gioco di promesse fatte alla pancia dell’elettore che il più delle volte ignora o non gli vengono spiegate le strategie da dover mettere in atto a copertura degli ammanchi nelle casse dello Stato. Come non ricordare che nel “tragico” dicembre del 2011 fra le lacrime della Fornero e il crac nazionale che il governo dei Tecnici di Monti doveva urgentemente scongiurare, alla Camera si approvò a larghissima maggioranza l’introduzione della riforma sulle pensioni che vide astenersi la Lega ma che ebbe il voto a favore sia di Silvio Berlusconi che di Giorgia Meloni. Questa non sembra politica ma un pietoso raggiro sulla pelle dei cittadini che silenti subiscono da decenni una forma di campagna elettorale che dovrebbe invece trovare strategie e idee innovative per migliorare e perfezionare ciò che in campo esiste già ma che per mille motivi non è stato mai gestito a dovere. Mancano quei tecnicismi tesi alla valutazione e all’impiego delle risorse attualmente disponibili che con un giusto e rigoroso controllo potrebbero evitare che si debba ricorrere a promesse che da un lato alleggerirebbero la pressione fiscale ma dall’altro andrebbero a danneggiare e sfavorire coloro che domani dovranno fare i conti con politiche “svuota casse”.

Dispiace che al momento in campagna elettorale siano sparite quelle promesse di combattere seriamente le cattive condotte gestionali che portano allo spreco del denaro pubblico e in primis la lotta senza quartiere contro l’evasione fiscale. Sarebbero queste promesse utili e credibili che porterebbero verso un reale e concreto alleggerimento della pressione fiscale, le altre sono specchio per le allodole offensive per l’intelligenza degli italiani.
Paolino Canzoneri

Print Friendly, PDF & Email

Editoriali

L’italietta delle offese (anche agli italiani) di un ex presidente in declino e i capriccetti a 5 stelle

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Proprio così. Berlusconi, dopo avere dichiarato che i Cinquestelle sarebbero ‘una massa di disoccupati che non hanno mai fatto nulla nella vita, e che non prenderei neanche a pulire i cessi nelle mie aziende’, si è detto ‘disgustato del voto degli Italiani, che hanno votato malissimo’. Potremmo chiamare queste ultime manifestazioni ‘colpi di coda’, come accade ad un animale in agonia, che si dimena per creare maggior danno possibile a chi l’ha ferito a morte. Certamente non ci si poteva aspettare una tale reazione da parte di un uomo che una volta era un brillante imprenditore, grande mediatore, famoso per mettere tutti d’accordo. Ricordiamo quel sorriso accattivante che incantava le persone.

Berlusconi ha cambiato espressione, non ha più ‘quel’ sorriso, e ciò che gli si legge in viso è tanta rabbia

Certamente uno così dovrebbe tirare i remi in barca e farsi da parte. Nonostante la fedeltà di Salvini, che ha mostrato di seguirlo fino alla fine, è riuscito a litigare anche con lui, quando ha detto di cercare l’appoggio del PD per formare un governo. Secondo lui, il PD sarebbe ‘un partito avanti anni luce rispetto ai Cinquestelle’. Senza ricordare che quelli stessi che lui oggi avrebbe voluto accanto per formare a tutti i costi un governo, fanno parte della combriccola filo-UE che lo ha disarcionato nel 2011. Pace fatta, quindi, con Salvini, e dichiarazioni che rinnegano la sua pretesa intenzione di andare con il PD, pur fresche di stampa. In definitiva, gli Italiani hanno finalmente votato, e se il risultato non è quello che lui avrebbe gradito, il Cavaliere non può dichiararsi disgustato dal loro voto, né dire che hanno ‘votato malissimo’. Questo è offensivo. Forse sarebbe stato più contento se i voti li avessero dati tutti a Forza Italia, un partito ormai vecchio e scaduto come il suo leader, che non presenta nulla di nuovo agli elettori, e che annovera nelle sue schiere elementi che con la giustizia hanno avuto a che fare, i cosiddetti ‘impresentabili’: che poi l’impresentabilità in questi casi è soggettiva, e dipende da chi la decreta o da chi la rifiuta. Le promesse di flat tax, di aumento delle pensioni minime a mille euro e di posti di lavoro, non sono bastate a far conseguire un buon risultato alla compagine in declino. Ormai gli elettori sono vaccinati contro le promesse elettorali, da qualunque parte provengano. Il programma di M5S, o quello della lega, evidentemente sono risultati più appetibili, e più affidabili – fino a prova contraria. Ma questa è la classe politica che abbiamo e ce la dobbiamo tenere.

Il pericolo per l’Italia sarebbe stato un governo Forza Italia-PD

Non Centrodestra-PD, perché Salvini, con coerenza, ha dichiarato che non parteciperebbe ad una soluzione politica con i Dem, e che in questo caso, che don Silvio vada pure da solo. Abituato a comandare, forse B. non si rende conto appieno del peso di ciò che dice: dichiarare che ‘vuole’ fare un governo di Centrodestra è totalmente velleitario, e non tiene conto dei passaggi democratici che contemplano che il presidente Mattarella dica la sua. Speriamo che la ‘pausa di riflessione’ che il Presidente s’è preso gli porti consiglio. Comunque, dopo la frettolosa riconciliazione con Salvini, la situazione, che pareva risolta dopo la sparata di B., si ripresenta come prima. con l’aggravante della sentenza di Palermo sulla trattativa Stato-mafia che coinvolgerebbe anche B. e il suo governo. Di Maio, infatti, gettando benzina su di un fuoco ormai solo brace, ha dichiarato, se ce ne fosse stato bisogno, che questa sentenza ha definitivamente chiuso ogni possibilità di alleanza con FI: dichiarazione decisamente ipocrita, visto che già dall’inizio lui stesso ha negato qualsiasi soluzione del genere. Un Berlusconi ormai patetico nel suo velleitarismo, con il volto segnato da troppe operazioni di lifting. Un Berlusconi tirato in ballo, nel processo relativo alla trattativa Stato-mafia a Palermo, dal P.M. Nino Di Matteo – prontamente smentito e querelato – a proposito della connivenza con la mafia per il presunto tramite di Dell’Utri – il quale ormai probabilmente non uscirà più di galera.

A latere, ci sentiamo di spendere una parola per i servitori dello Stato, condannati a pene pesanti

Non hanno evidentemente agito di propria iniziativa, ma soltanto per obbedire a ordini precisi. I mandanti non appaiono nella sentenza del Tribunale di Palermo: sono tranquillamente a casa loro, con il sedere al caldo. Ma si sa, i militari sono lì per obbedire agli ordini, e per fare da scudo ai potenti, a volte. Dall’altra parte, una parola di elogio merita Salvini. Ripetutamente tacciato di razzismo, non solo nei confronti dei neri ma anche del meridionali, accusato d’essere populista e giustizialista, e chissà di quante altre malefatte – proprio da quella sinistra che B. avrebbe sollecitato per un governo comune, – Matteo Salvini ha conservato la calma e la coerenza, cercando di rendere concreto il risultato elettorale. Allora, chi è che ha più il senso dello Stato, o della democrazia? Certo chi fa i capricci come B. e Di Maio, che non perdono occasione per insultarsi a vicenda, – mentre l’Italia ha bisogno di chi la governi, e non di chi fa i propri interessi alla faccia del popolo, – non è adatto a governare. Di fronte alla sovranità del popolo tutti dovrebbero fare un passo indietro. B. vuole governare a tutti i costi, calpestando quei valori democratici che rimprovera ad altri di non avere, e non trovando di meglio che insultare tutti gli Italiani, che avrebbero ‘votato malissimo’.

Di Maio & Co. s’impuntano come un mulo su di una strada di montagna, a rischio di cadere nel burrone con tutti i bagagli e con il cavaliere

L’unico, che ci sentiamo di assolvere, in questa situazione, è proprio Matteo Salvini. All’orizzonte nuove elezioni, o, peggio, un governo tecnico teleguidato dalla UE, del quale abbiamo già una infelice esperienza nel governo Monti. Non ci resta che sperare nella Lega, non più Lombarda. Se son rose fioriranno, dice il proverbio. Ma che si diano una mossa. Nel frattempo Martina, con il suo solito sorriso sardonico, bagna il pane, contando i giorni del non-governo – quarantotto – e facendo la parte di chi, all’opposizione per dichiarazione autonoma, guarda la barca del nemico affondare, mentre i buoni stanno all’asciutto. E mentre Renzi ogni tanto fa una puntatina in Qatar – con volo dello Stato? – certamente non per compiti istituzionali, ma per gli affari suoi e di Carrai, suo amico. Pare che la piccola ma ricchissima nazione mediorientale abbia già investito più di sei miliardi di dollari in Italia, acquistando fra l’altro alberghi ed edifici storici di prestigio, sponsorizzata da don Matteo. Soldi grossi, insomma, e, come dice il proverbio, chi va al mulino s’infarina. Ma questo riguarda i compiti istituzionali di un senatore PD?

Roberto Ragone

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Editoriali

Il non governo Centrodestra-M5s: scelta irresponsabile e puerile sulla pelle del Popolo

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

L’autorità che gli Italiani hanno delegato ai Cinque Stelle evidentemente è stata fraintesa. Avere il primo partito in Italia comporta una grossa responsabilità, esattamente quella di creare un clima di distensione per concertare la gestione della cosa pubblica, le antipatie personali, pur motivate, vanno lasciate da parte. Se Berlusconi ha un trascorso non entusiasmante sotto il profilo giudiziario – sentenze che se riferite ad una persona ‘comune’ farebbero venire i brividi – nondimeno il paventato accordo con un PD che non è da meno sotto il profilo della liceità dei suoi appartenenti, rimetterebbe in gioco un partito mandato a casa a furor di popolo dagli Italiani, e questo non deporrebbe a favore del Movimento Cinque Stelle.

Insistere puerilmente su alcune regole oggi non più ragionevoli, anche se accettabili in via di principio, toglie significato a ciò che vuol dire ‘politica’, cioè l’arte della mediazione

Era parso ieri, ad un certo punto, che ci fosse la possibilità, procurata dai colloqui con la Casellati, che Berlusconi facesse il famoso ‘passo di lato’, accettando un appoggio esterno al governo Cinque Stelle e Lega, insieme alla Meloni, visto che Di Maio caparbiamente – ma non altrettanto ragionevolmente – insiste a voler fare un accordo solo con Salvini. Questo, fra forni e fornetti, è saltato. Lapidaria la frase gonfia d’orgoglio di un Cavaliere al tramonto: “Non facciamo i servi – o i portatori d’acqua – a nessuno.” Anche queste posizioni dovrebbero trovare un ammorbidimento, in questo dialogo fra sordi. Ma nulla.

Stamattina, fuori di Palazzo Grazioli, la Ronzulli ha dichiarato che anche per FI il tempo è scaduto

Nessuno – e questo è storico – si preoccupa del cittadino ‘comune’, come amano definirci, visto che loro ‘comuni’ non sono, ma ‘speciali’. Dov’è quella bellissima poesia di Totò, “’A livella”? Il progetto adombrato avrebbe potuto salvare i proverbiali capra e cavoli: governo Di Maio-Salvini, FI e FdI in appoggio esterno, e tanti saluti al PD, che nel frattempo ha dichiarato, per bocca dei suoi maggiorenti che ‘non sono la ruota di scorta di nessuno’. Intanto nessuno di loro ha calcolato che anche i cittadini ‘comuni’ si sono stufati di questo gioco ai quattro cantoni, e che questo avrà serie ripercussioni sul prossimo voto, speriamo non troppo in là, giusto per rimettere le cose a posto. Ormai il M5S agli occhi degli elettori è diventato il Partito degli inconcludenti, e certamente se si andasse a votare ad ottobre non riceverebbero lo stesso numero di consensi, nonostante i sondaggi. Il volto di Di Maio in TV è diventato antipatico, mentre ha guadagnato in simpatia quello di Salvini, pur non essendo bellissimo – magari la Isoardi la pensa diversamente… – perché ciò che comunica è la volontà di fare.

Oggi ultimo giro di consultazioni della Casellati

Non siamo ottimisti, come invece appariva ieri Salvini nelle sue dichiarazioni, che facevano pensare appunto ad una svolta. Due muri non s’incontrano, ma possono crollare. Berlusconi e Di Maio se ne sono dette di tutti i colori, entrando nel personale, e questo ha creato una barriera insormontabile. A meno che uno dei due decida di stringere la mano all’altro, guadagnando sicuramente in immagine, da spendere per la prossima tornata elettorale, ci auguriamo con un’altra legge. Quello che la stizza impedisce ai due nemici – non più avversari politici – di vedere, è il ritorno di consensi che genererebbe un gesto di distensione. Se questo è impedito a Di Maio per la sua inesperienza e giovane età, non altrettanto dovrebbe essere per un Berlusconi che nella sua vita non ha fatto altro che il mediatore a tutto campo, ottenendo significativi successi sia nell’imprenditoria che nella politica.

Intanto il popolo sta a guardare

E viene a mente una poesia di Trilussa, a proposito dell’incontro di due re, su di una nave, al largo,con tutto il popolo che li osannava dalla riva, pensando che stessero trattando importanti argomenti per il bene del popolo tutto. Il primo re, dopo aver rassicurato il suo amico sulla salute della regina e del principino, alla domanda del secondo, che chiedeva come stesse e cosa facesse il suo popolo, rispondeva ‘er popolo se gratta’. Anche per la nazione il tempo è finito, fra liti e litarelle da cortile. Ora sarebbe il momento della serietà e della concretezza, perché quella responsabilità che ognuno vorrebbe fosse dell’altro, alla fine pesa sulla schiena di chi i voti ha voluto, cercato e ricevuto. Ora sappiano farne buon uso. Come mostra la defaillance del PD, il popolo, anche se immediatamente non può reagire, ha buona memoria.

Roberto Ragone

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Editoriali

Governo sì, governo no: dalle stelle (cinque) allo stallo

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Probabilmente, anzi, certamente, la sconfitta post-elettorale di questo governo era già nelle intenzioni di chi il Rosatellum ha preparato, come un piattino avvelenato, a chi avesse ricevuto più voti del PD a queste elezioni. La realtà è che nessuno ha vinto, ma tutti hanno perso, e questo era ampiamente prevedibile in un paese che si nutre di sondaggi politici e di intenzioni di voto. Dovessimo andare oggi a rivotare, certamente alcune posizioni si radicalizzerebbero, ma non a vantaggio della governabilità. Nel senso che M5S e Lega avrebbero più consensi, a scapito degli altri partiti, ma questo non sarebbe determinante.

Lo scenario è da prima elementare:

Ognuno dice d’aver vinto e di avere il diritto al premierato e alla creazione di un governo. Ma non è così. Certe liti le abbiamo viste da piccoli attorno ad una pista di sabbia, per stabilire chi avesse diritto a vincere tutte le biglie in gioco. Ricordate, quelle belle biglie di vetro che dentro mostravano piccole volute di colori affascinanti? Bene, questa è la lite di oggi, purtroppo. Da una parte Berlusconi, che accusa i Cinque Stelle di porre veti, pone il veto più impegnativo, non volendo rinunciare, se non altro in nome del senso dello Stato e dell’amore per l’Italia sempre proclamato, a partecipare ad un governo che senza di lui si farebbe in un minuto. Dall’altra Di Maio, che, dopo aver fatto tuoni e fulmini da sempre contro il Berlusca, a questo punto proprio non lo può accettare, pena la perdita di metà, almeno, dei suoi consensi. Per terzo, Salvini, che non può accettare l’esclusione politica del Cav, dato che senza Forza Italia la Lega sarebbe soltanto il terzo partito, dopo il PD.

D’altronde Berlusconi sa benissimo che questa è la sua ultima spiaggia:

Rimanere fuori oggi vorrebbe dire rimanere per sempre a margine di qualsiasi governo. Come un grosso avvoltoio, Martina sta sul ramo a guardare, per cibarsi dei resti dei contendenti. E sa, o spera, che alla fine tutti abbiano bisogno di lui. Tutti mostrano – ora – considerazione per la volontà degli Italiani, e sanno che un passo falso li farebbe precipitare nei sondaggi, e questa è la loro reale preoccupazione. Tutti richiamano al senso di responsabilità, ma solo a quello degli altri. Responsabilità – altrui – è la pezza a colore di chi non sa come risolvere una situazione, e cerca di scaricare il barile sulle spalle degli antagonisti. Insomma, dalle Stelle – Cinque – allo Stallo.

Il voto per i Cinque Stelle e per la Lega è stato, certamente, un voto anche, e soprattutto, contro un Renzi spocchioso, bugiardo, clientelare, eccetera

Tutti abbiamo visto e stigmatizzato alcune sue manovre, a favore di chi certamente non voleva il bene dell’Italia: una per tutte – e val la pena di ricordarlo sempre – l’abolizione del divieto di trivellazione in mare entro le dodici miglia, a favore di alcune grosse società petrolifere. Quelle stesse a cui è stato risparmiato l’obbligo – contemplato nella concessione – di smantellare le torri petrolifere una volta finita l’estrazione. Allora di chi è amico Renzi? Quando poi dobbiamo anche contemplare che il costo delle concessioni è ridotto al minimo. Ma che in realtà ogni Società può, a sua discrezione, denunciare un estratto – che nessuno controlla – inferiore al reale, per cui la concessione diventa gratuita. Oggi don Matteo siede su uno dei banchi di quel Senato che avrebbe voluto esautorare, e trasformare a sua immagine e somiglianza, con uno pseudo referendum costituzionale alla riuscita del quale ci aveva ‘messo la faccia’, e al fallimento del medesimo aveva promesso la sua rinunzia alla carriera politica. Di certe persone l’italiano medio deve avere paura.

E infatti, il rischio è che Di Maio faccia entrare nel governo il PD, anche se mascherato come unità di intenti sul programma

E che don Matteo rientri nella politica del governo neonato, portando la barra del timone dove vuole lui. Una via d’uscita non si intravede, almeno dalle nostre postazioni di osservatori. Berlusconi in questo psicodramma fa la parte di Sansone, che, pur di uccidere il maggior numero di Filistei, fece crollare il palazzetto in cui erano riuniti, e morì egli stesso. Questo vorrebbe dire andare incontro ad altre elezioni. Ma con questa legge elettorale, i risultati cambierebbero poco, specie se i tre moschettieri vorranno continuare a tenere insieme la coalizione di centrodestra. Il governo del Presidente non lo vuole nessuno, a meno che non serva a cambiare le regole elettorali.

Allora si ricomincia daccapo

Intanto, chi ha votato sperando in un aumento delle pensioni, un reddito di inclusione o di cittadinanza, l’abolizione degli iniqui ‘diritti acquisiti’ a favore della Casta, una crescita vera, e non solo quella delle banche: insomma, un miglioramento della situazione precedente, si attacca al tram. La Fornero continua a far vittime, prevedendo l’uscita dal mondo del lavoro almeno a settant’anni, con un cifra mensile ridicola. La disoccupazione galoppa, i grandi distributori di prodotti di consumo e di consumo durevole chiudono i negozi, il lavoro latita, in Italia, e continuerà sempre peggio, dati i balzelli vari che aumentano sempre, e che non potranno diminuire, dati gli impegni economici con l’UE; in attesa del ‘colpo del coniglio’ con l’aumento dell’IVA al 24% (ce lo chiede l’Europa). Ma non siete capaci di mandare a quel paese certe richieste e chi ve le fa? O siete amici del giaguaro? Non sappiamo a che titolo la Bonino si sia prestata a mettere la faccia su di un logo che vorrebbe “+ Europa”, ma sappiamo che di questa Europa ne abbiamo, come diceva tempo fa un quotidiano che fa opinione, ‘i Gentiloni pieni’. Il debito pubblico aumenta, nonostante le notizie diverse – e ciò è fatale, dati i ceppi che l’Italia ha ai piedi con l’euro, la perdita di sovranità monetaria, il patto di stabilità e il pareggio di bilancio; tutti fattori che ci costringono ogni mese a versare fior di milioni di euro alle avide casse dell’Unione Europea, accrescendo, di fatto, il nostro debito. Diceva un economista in TV, che l’usuraio teme due cose: la prima è la morte del debitore, la seconda il fatto che possa ripianare totalmente il debito. Gli usurai vivono degli interessi dei loro clienti, e nessuno, in certi ambienti, avrebbe piacere che l’Italia riuscisse a ripianare il debito pubblico. In realtà, ciò che è debito, lo abbiamo già ampiamente ripagato con gli interessi pagati, anzi, molto di più, e quindi il nostro debito andrebbe azzerato, come è stato fatto con la Germania dopo la caduta del muro di Berlino: la quale Germania non ha pagato un bel nulla. L’altra soluzione è senz’altro l’uscita dall’euro, anche con le ossa rotte.

L’Italia si potrà riprendere solo riconquistando la propria sovranità monetaria

Cioè tornando a poter autonomamente battere moneta per dare impulso all’economia. Questo è un fatto reale, non una battaglia ideologica. Quei paesi che sono usciti dall’euro hanno un’economia che vola. Naturalmente le opinioni di chi sostiene l’UE sono diverse. Allora guardiamo il quotidiano: si dice che la bontà dell’albero si veda dai suoi frutti. Facciamo un bilancio dal governo Ciampi in poi: Prodi, autore di una valutazione della lira a tutto vantaggio della Germania – un marco, 880 lire, un euro –; le dimissioni provocate del Berlusca, manovrando 400 miliardi di euro sul mercato internazionale per far salire lo spread; Monti, con il suo ‘governo tecnico’ che ha distrutto l’economia dell’edilizia; ça va sans dire, l’avvento di Renzi, e così via. Ci va di paragonare il frutto rosso e lucido dell’UE a quello che uccise Biancaneve: avvelenato.

Roberto Ragone

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Traduci/Translate/Traducir

Il calendario delle notizie

aprile: 2018
L M M G V S D
« Mar    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

L’Osservatore su Facebook

I tweet de L’Osservatore

L’Osservatore su Google+

Le più lette

Copyright © 2017 L'Osservatore d'Italia Aut. Tribunale di Velletri (RM) 2/2012 del 16/01/2012 / Iscrizione Registro ROC 24189 DEL 07/02/2014 Editore: L'osservatore d'Italia Srls - Tel. 345-7934445 oppure 340-6878120 - PEC osservatoreitalia@pec.it Direttore responsabile: Chiara Rai - Cell. 345-7934445 (email: direzione@osservatoreitalia.it