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Editoriali

EMERGENZA AMMODERNAMENTO POLIZIA: DOPO UN ANNO NESSUN RISCONTRO ALL'ALLARME LANCIATO DA GIANNI TONELLI

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"Si spendono 7 milioni all'anno per la pulizia di Montecitorio, allora la sicurezza dei cittadini, che ne costerebbe 6, vale meno della polvere di Montecitorio"

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di Roberto Ragone

Nessun riscontro da parte delle istituzioni alla lettera, del segretario del Sindacato Autonomo di Polizia Gianni Tonelli,  inviata oltre un anno fa al capo del Governo Matteo Renzi.

La lettera in 6 punti fotografa la risoluzione di un problema che definire urgente è un eufemismo e il mancato riscontro da parte delle Istituzioni, nè dal Presidente del Consiglio, nè dal Presidente della Repubblica, nè dal Ministro dell'Interno, come ha riferito telefonicamente al nostro quotidiano Gianni Tonelli, in sciopero della fame da 27 giorni, rispondendoci da Piazza Montecitorio, dove è il suo presidio.

Evidentemente sollevare problemi che si vogliono occultare, a vantaggio di altre questioni effimere e di nicchia, per nulla prioritarie, come le nozze gay e le adozioni di bambini 'artificiali', non è gradito ad un governo che spende e spande in ogni direzione, cercando demagogicamente di tener buono il pupo con i regalini del prete – che notoriamente regala figurine di santi e benedizioni.

Non voler affrontare il problema dell'ammodernamento della nostra Polizia di Stato con un programma già organico e definito, al costo, veramente realistico, di 6 milioni di euro in tre anni, come specificato dal segretario del Sindacato Autonomo di Polizia, Gianni Tonelli, vuol dire bendarsi gli occhi davanti al burrone. 

"Dopo Charlie Hebdo tutte le polizie europee hanno capito che dovevamo aggiornarci per affrontare un terrorismo che non ha le stesse reazioni della delinquenza comune, – dichiara Tonelli – che opera con armi corte e potenzialmente meno lesive, – prosegue –  a fronte di terroristi che usano armi lunghe molto potenti e non hanno il problema della via di fuga perchè cercano il martirio".

Il segretario del Sindacato Autonomo di Polizia ha aggiunto: "Se si spendono 7 milioni all'anno per la pulizia di Montecitorio, allora la sicurezza dei cittadini, che ne costerebbe 6, vale meno della polvere di Montecitorio. Inoltre si vuol far passare come 'Corso Antiterrorismo' un corso teorico di tre ore che potrebbe servire solo come introduzione ad corso pratico vero e proprio. Purtroppo anche alcuni alti gradi sono quiescenti a questa situazione di straordinaria gravità, che tocca i diritti costituzionali del cittadino e la Costituzione stessa con uno scarico di responsabilità che investe tutte le Istituzioni. Lei pensi che non abbiamo mai avuto un addestramento a sparare alla figura in movimento, con un massimo di 500 cartucce all'anno per il tiro alle sagome da fermo. Il programma proposto da noi è completo in ogni parte, e i costi sono calcolati con la mentalità della massaia, perfino la carta igienica. A proposito della questione Ballarò, abbiamo dimostrato che le prove contro il nostro collega denunziato per aver portato in trasmissione 'materiale non più in uso' prelevato abusivamente, erano false, e abbiamo a nostra volta denunziato il Questore e il Capo della Polizia per falso in atto pubblico. Per quanto mi riguarda sono già al ventisettesimo giorno di sciopero della fame, e continuerò finchè reggo. A fianco a me da qualche tempo scioperano anche il segretario regionale Fabio Ballestrero e il segretario provinciale di Verona Nicola Moscardo, ma altri sono pronti a raccogliere il testimone se noi non dovessimo farcela. L'unica cosa che potrebbe convincerci a cessare questa protesta sarebbe un segnale forte da parte delle Istituzioni, al fine di riportare i comportamenti nell'alveo istituzionale."

Riportiamo qui di seguito la lettera scritta il 22 gennaio del 2015 da Gianni Tonelli al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in merito all'aggiornamento delle Forze di Polizia per affrontare attacchi prodItori di terroristi islamici come quelli di Charlie Hebdo e Bataclan. A questa lettera, a tutt'oggi, non è stata data alcuna risposta.

Ecco qui la lettera a Matteo Renzi.


"Signor Presidente del Consiglio dei Ministri – Dott. Matteo Renzi – Palazzo Chigi – Roma


OGGETTO: TERRORISMO, sei punti per affrontare l'emergenza sicurezza.

Chiarissimo Presidente, gli ultimi attentati francesi e i fatti avvenuti in Belgio hanno causato lo stato di allerta in tutta Europa,incrementando in maniera drammatica ed esponenziale la paura di eventi terroristici anche in Italia, e determinando nei cittadini una sacrosanta richiesta di protezione e maggiore sicurezza. Da parte nostra è doveroso informarla che il rafforzamento della vigilanza degli obiettivi sensibili e tutte le misure annunciate in alcune circolari del Viminale, inviate a Prefetture e Questure dal Ministro Alfano e dal Capo della Polizia Pansa, non possono trovare concreta applicazione per via della mancanza di personale e soprattutto di un'adeguata preparazione delle donne e degli uomini in divisa. Abbiamo il fondato sospetto che le informazioni che le vengono fatte giungere non forniscano, purtroppo, il quadro completo e reale della situazione. Per questo, come Sindacato Autonomo di Polizia, abbiamo formulato una serie di proposte che possono essere immediatamente attuabili attraverso un decreto urgente del Governo. Le richieste che abbiamo elaborato sono riassumibili in sei punti che sono stati concepiti all'insegna della parsimonia tipica delle massaie, tentando di avere la miglior resa con la minor spesa. Non è per impertinenza, ma questa è la proposta minima e irrinunciabile per un Governo che voglia concretamente tutelare la sicurezza dei cittadini, salvo che non si voglia abbandonare il Paese al proprio destino. E questa, ci creda, non è falsa enfasi.

1) SBLOCCO TOTALE DEI TURN OVER. E' necessario fermare l'emorragia degli organici, abbiamo oggi una gravissima carenza di personale pari a 18000 operatori nella sola Polizia di Stato, e di circa 40000 unità tra tutte le Forze dell'Ordine. Una situazione che pone a livelli debilitativi il sistema della sicurezza. Quest'anno il già penalizzante turnover al 55 per cento è stato ulteriormente limitato dal blocco delle assunzioni fino al primo dicembre 2015. E' pertanto necessario sbloccare totalmente il turn over e di conseguenza le assunzioni, anche considerando la previsione di circa 3000 pensionamenti nel 2015.
2) STOP ALLA CHIUSURA DI 251 PRESIDI DI POLIZIA. Nel difficilissimo momento che stiamo vivendo, è impensabile pernsare di portare avanti il progetto di spending review che prevede la chiusura di 251 Presidi della Polizia di Stato. E' pensabile chiudere gli Uffici di Polizia di Frontiera in un momento in cui le esigenze di sicurezza passano anche da un maggior controllo dei nostri confini? Possiamo azzerare la Polizia Postale e delle Comunicazioni con la chiusura di oltre 70 presidi quando la rete Internet è uno strumento fondamentale per i terroristi per lo scambio di notizie e informazioni? Possiamo ridurre ai minimi termini gli Uffici Polfer e Stradale, diminuendo drasticamente la sicurezza dei viaggiatori, nelle stazioni e nelle strade? Occorre fermare questo piano di chiusura in attesa di una vera riforma della sicurezza che punti ad una parziale unificazione delle Forze dell'Ordine.
3) ASSUNZIONI IDONEI NON VINCITORI. L'ultima legge di stabilità prevede il blocco delle assunzioni anche per le Forze dell'Ordine fino al primo dicembre 2015, con l'esclusione dei concorsi in atto e con la previsione di uno scorrimento delle graduatorie per gli 'idonei non vincitori', di coloro cioè che non sono stati assunti per via di un limitato numero di posti nel bando. La soluzione che abbiamo a portata di mano è semplice, economica, immediata e riteniamo pertanto che debba essere eseguita: occorre scorrere le graduatorie dei concorsi effettuati negli ultimi 5 anni (non solo gli ultimi 3 anni), abbiamo 1000/1500 posizioni disponibili. In questo modo non si spendono soldi, perchè si tratta di concorsi già effettuati e non perdiamo tempo perchè ci sono persone già idonee e individuate.
4) 9000 SOVRINTENDENTI IN MENO, GAP DA COLMARE. Abbiamo già sottolineato come la progressiva diminuzione delle risorse destinate al comparto sicurezza avvenuta negli ultimi 10 anni e il costante depauperamento delle procedure concorsuali abbia determinato una carenza di organico inaccettabile nella Polizia di Stato e in tutte le Forze dell'Ordine. Quel che ci preme sottolineare è che si è tagliato soprattutto sul personale già in servizio, su professionalità ed eccellenze, penalizzando i quadri intermedi in maniera pesantissima. Particolarmente grave è la situazione degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria, il cui ruolo è fondamentale per le indagini di Polizia Giudiziaria, per le attivtà di intelligence e per tutti quei compiti che puntano alla prevenzione dei reati, a partire da quelli di natura terroristica. Da circa un anno è in svolgimento un concorso interno per 7563 Sovrintendenti (che tenta di recuperare un deficit di procedure concorsuali decennale). Ad avviso del SAP è opportuno accelerare le procedure del 'concorsone' in atto e destinare i rimanenti circa 2000 posti allo scorrimento delle graduatorie, anche dei concorsi precedenti. In questo modo – torniamo a ribadirlo – non si spendono soldi, perchè si tratta di concorsi già effettuati e non perdiamo tempo avendo a disposizione persone già idonee e individuate.
5) 14000 ISPETTORI IN MENO, CARENZA INACCETTABILE. La carenza di ufficiali di Polizia Giudiziaria è particolarmente sentita in uno dei Ruoli nevralgici e fondamentali dell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza, quello degli Ispettori. Anche in questo caso una soluzione, almeno parziale, è a portata di mano. In queste settimane, infatti, è in svolgimento un concorso interno per 1400 Ispettori, la cui prova scritta è prevista il 29 gennaio. Sono circa 7000 i concorrenti che hanno già superato la prova per quiz. Possiamo ipotizzare un numero di idonei dai 3000 ai 4000. Riteniamo pertanto necessario assumere tutti gli idonei del concorso da Ispettori e mantenere per i prossimi anni, in considerazione dei pensionamenti, un canale costante di nuovi ingressi nel Ruolo attraverso lo scorrimento delle graduatorie, al fine di non disperdere risorse, e impedire nuove carenze di organico. Anche qui non si spendono soldi, trattandosi di persone già idonee e individuate.
6) CORSO ANTITERRORISMO PER OPERATORI DI POLIZIA CHE SVOLGONO SERVIZI DI CONTROLLO DEL TERRITORIO. Tutti abbiamo purtroppo potuto constatare come gli Operatori delle Forze di Poilizia non siano preparati ad attacchi terroristici improvvisi in quanto – per ciò che riguarda l'Italia – questi aspetti formativi non sono previsti negli attuali programmi didattici dei corsi di formazione e aggiornamento delle varie Forze di Polizia. In questo settore i tagli alla sicurezza degli ultimi 10 anni hanno inciso in maniera pesante, anche per ciò che riguarda gli equipaggiamenti: basti pensare alla problematica dei giubbotti anti proiettile che risultano in buona parte scaduti e in dotazione soltanto ad un'aliquota minima di personale. Il salto di qualità eversivo e terroristico che si sta registrando determina la necessità di fornire una preparazione adeguata agli operatori di Polizia, oggi in possesso soltanto dei reparti speciali e altamente professionalizzati come i NOCS e i GIS, che però possono contare su di un organico di poche centinaia di operatori (130 gli opearori NOCS, 190 i GIS). I corsi di controllo del territorio che oggi vengono svolti e che per altro, a causa dei tagli alle risorse, riescono ad essere organizzati soltanto per un decimo del personale interessato, non forniscono purtroppo adeguati strumenti ai poliziotti per affrontare in ambiente urbano e densamente popolato terroristi spietati, pronti ad immolarsi e dotati di armi 'pesanti'. Attraverso un team di esperti istruttori e formatori della Polizia di Stato abbiamo elaborato  un dettagliato e articolato documento tecnico (allegato alla presente) che struttura in maniera organica il nuovo C.A.T., Corso Anti Terrorismo, dedicato a tutti gli operatori che svolgono controllo del territorio, circa 12000 operatori di Volante e dei reparti Prevenzione Crimine.  Si tratta di un corso di 6 settimane con moduli operativi teorici e soprattutto pratici di altissimo livello dedicati alle armi e alle tecniche di tiro, agli esplosivi, alle tecniche operative, alla difesa personale, alla guida operativa e alla difesa nucleare, biologica, chimica e radiologica, unitamente a conferenze specialistiche antiterrorismo.

Signor Presidente, in tutti i 6 punti asposti in questa lettera sono presenti i requisiti di necessità e urgenza. Riteniamo opportuno, pertanto, recepire tutte queste richieste in un Decreto del Governo da emanare con urgenza, stanziando le relative somme necessarie. Richieste che sono frutto di buon senso e di attenti studi. Si tratta di proposte che vogliono fornire una prima, immediata risposta all'emergenza terrorismo. Mancano tre anni alla fine della legislatura, (ormai solo due n.d.r.) il documento in 6 punti che ci siamo permessi di suggerirle e sottoporle si sviluppa nei prossimi 36 mesi e – se assunto immediatamente – costituirà una 'pezza' indispensabilmente necessaria per porre temporaneo rimedio ai tagli lineari effettuati negli ultimi dieci anni e a fornire le basi necessarie per riformare l'apparato della sicurezza nella direzione anche da lei più volte indicata, quella della riduzione del numero delle Forze di Polizia. Sono fiducioso della sua attenzione. Cordialissimi saluti.
IL SEGRETARIO GENERALE
Gianni Tonelli."

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Un Paese di delinquenti, salvo qualche eccezione per fortuna

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L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! Anche questa è apparenza e non sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente è: Paese di delinquenti, vale a dire di ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere, è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione per fortuna.

L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i  privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.

Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate? Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc… Con una sola mano! 

Ed ecco qualche episodio, verificato

Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che  sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! E nemmeno l’abusivista diventato innocente, nemmeno  il giudice impappone! A  chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato  ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottantanni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…

Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace;  in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali del giudice o della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste   -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori? Dove è scritto che un giudice è infallibile come un Papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro Papa per correggere  gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?

L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.    

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Emergenza cimiteri, tra requisizioni di loculi temporanee e quelle Ad libitum: Comune che vai amministratore che trovi…

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La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso

Quello dei 7904 comuni italiani è un mondo in movimento. Dal 1861 in poi, a causa di divisioni, unioni ed accorpamenti, molti sono stati soppressi e in seguito ricostituiti. E’ un mondo tenuto costantemente sotto osservazione perché per i partiti politici i comuni costituiscono territori per l’incubazione di consensi e l’accaparramento di voti.

Potere, economia e sviluppo urbano si diversificano tra un comune e l’altro a seconda del livello culturale ed il senso civico dell’amministratore di turno. Il tutto dipende se questi sappia guardare lontano, se conosce il contesto territoriale, se sia veramente motivato verso il bene comune ed infine se sappia trasformarsi in leader per non soccombere agli interessi lobbistici.

In teoria il cittadino ha in mano il destino del proprio Comune ogni volta che entra nella cabina elettorale. E’ lì che si disegna quale benessere per il futuro. Ahinoi sovente primeggia il voto di favore al personaggio “simpatico”.

Abbiamo fatto una veloce ricerca tra una settantina di comuni e non potendo, per brevità, elencarli tutti, ci siamo dati un tema molto dibattuto in tempi di Covid-19 causa l’esponenziale aumento di decessi, e cioè l’emergenza sepolture.

Dalla nostra ricerca emergono Comuni virtuosi che avendo amministratori motivati e che hanno saputo guardare lontano, non si sono fatti sorprendere dall’emergenza. Hanno avviato con urgenza i lavori di ampliamento del cimitero e a lavori avviati, avendo esaurito i loculi a disposizione, anche loro malgrado, hanno dovuto ripiegare a requisire quelli dei privati ancora non utilizzati.

Essendo questi dei Comuni governati da amministratori con esperienza giuridica e rispettosi dei diritti dei loro cittadini, chi più e chi meno, si sono distinti per la loro correttezza e serietà.

Alcuni di questi Comuni meritevoli di menzione

Il Comune di Palomonte (Provincia di Salerno) con Ordinanza emergenza loculi del 17.9.2020 autorizzava l’utilizzo della sepoltura provvisoria per il periodo di tre mesi, impartendo precisi ordini all’Ufficio tecnico “predisporre ogni utile atto affinché entro e non oltre tre mesi il nuovo edificio sia agibile e quindi possa cessare ogni requisizione provvisoria”. I lavori sono stati eseguiti ed i loculi restituiti ai legittimi concessionari.  

Stesso comportamento civile che il Comune di Jerzu, provincia di Nuoro, in identica occasione ha saputo adottare con i suoi concittadini. Entro otto mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza di emergenza si dovevano terminare i lavori di ampliamento del cimitero. Anche in questo caso la requisizione portava un termine, una scadenza. Allo scadere degli otto mesi, a lavori terminati la promessa del sindaco è stata onorata.

Requisizione loculi applicata dagli azzeccagarbugli

La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso. Una condotta simile si può giustificare solo ammettendo che gli amministratori siano a digiuno completo di qualsiasi cultura delle leggi, buoni solo ad occupare la poltrona  tirando a campare.

Ci siamo avvicinati alla provincia di Trapani e precisamente a Città di Castelvetrano. Gli amministratori di questo Comune, Città degli ulivi e dei templi, hanno considerato l’emergenza loculi cimiteriali d’importanza superiore  alla ristrutturazione di qualsiasi tribuna dello stadio locale. A Trapani avevano compreso la sacralità del feretro ed emettendo l’ordinanza requisizione loculi si erano accertati che entro e non oltre 24 mesi i loculi sarebbero stati restituiti ai legittimi concessionari. Questi amministratori sono andati oltre perchè avevano stabilito di corrispondere ai concessionari dei loculi requisiti provvisoriamente, un canone (tariffa) rapportato al periodo di effettivo utilizzo.

Sono tanti i comuni, da nord a sud che correttamente nel requisire i loculi ai concessionari, hanno stabilito un termine entro il quale si impegnavano di restituire il loculo. Alcuni come Trapani sono andati oltre, con i concessionari hanno stabilito un tariffario. Altri comuni poi hanno scelto di allungare la concessione con il relativo periodo che il loculo veniva requisito.

In tema di requisizione loculi, tanti sono i Comuni che sono stati corretti e leali con i loro concittadini e tra i sopranominati merita menzione anche il Comune di Fiano Romano. Con deliberazione G.C. n°86 del 26 luglio 2016, approvando il progetto dell’ampliamento cimiteriale aveva dato un termine di scadenza entro e non oltre 18 mesi per la consegna. Tali termini sono stati applicati e rispettati sia nel requisire che nel restituire i loculi ai legittimi concessionari.

Anguillara Sabazia e le requisizioni “Ad libitum”

A fine ricerca salta all’occhio il comportamento corretto giuridicamente e comportamentale della maggioranza dei comuni e per contro la baldanza degli amministratori che si sono succeduti al Comune di Anguillara dal 2017 a oggi. Questi amministratori dovrebbero riflettere meglio sul loro operato in tema di requisizioni dei loculi cimiteriali “ad libitum” e anche i cittadini dovrebbero riflettere e meditare.  “Meditate gente, meditate” diceva Renzo Arbore.

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Chiara Rai: “Ecco cosa penso delle querele temerarie”

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“Est modus in rebus”, esiste una misura nelle cose, lo diceva qualcuno che amava raccontare le fiabe. Ogni tanto mi piace ricordarlo, soprattutto in giornate particolarmente complesse, dove addirittura ci sono circostanze che portano un giornalista che si dedica alla professione a doversi difendere solo perché fa il proprio mestiere. A dover sopportare le ormai note “querele temerarie”, quelle infime azioni che i presunti persecutori travestiti da perseguitati vanno propinando quando per loro si mette male.

L’unico modo per mettere tutto a tacere, adesso e per sempre, per questi infimi personaggi occulti è soltanto uno: “Ti porto in tribunale, ti faccio spendere soldi, ti faccio abbassare la testa così da farti capire che nei miei affari non devi sficcanasare, così da farti ben comprendere che posso ridurti in mutande soltanto se qualcuno inavvertitamente incappa nella mia accusa e avvalora le mie disoneste tesi”.

Sì, sono giornate complesse ma altamente rigeneranti per chi vuole continuare a camminare con la schiena dritta e la testa alta come mi hanno insegnato i miei genitori (se fossero ancora vivi immagino che sarebbero contenti di leggere parole che sanno di libertà). Non mi piego ne io e ne la mia famiglia.

Le minacce celate dietro le querele e le richieste di risarcimento danni per i “malori cagionati” dalle inchieste giornalistiche che faccio e che facciamo come giornale L’Osservatore d’Italia, mi scivolano addosso senza potermi scalfire. Chi aggredisce per mettere la cenere sotto il tappeto agisce in malafede e chi gioca con la giustizia e va in giro dicendo che “gli italiani sono tutti scemi e non capiscono nulla” si sbaglia perché siamo una nazione di brava gente, soprattutto di persone oneste.

Continuiamo a perseguire l’interesse collettivo e la verità sostanziale dei fatti perché il diritto di informare è costituzionalmente garantito. Questo fondo rivolto ai lettori affezionati de L’Osservatore d’Italia, alla fine di una giornata difficile ma appagante è l’unica maniera che conosco per rasserenare chi ci legge, anche quei personaggi di cui sopra: non molliamo! Continuiamo a scoperchiare le verità nascoste, a parlare dei fatti scomodi per portarli alla luce. Lo facciamo per dovere di cronaca non certo per perseguitare nessuno. Solo così posso continuare a portare con estremo orgoglio e riconoscenza la pelle che indosso: il giornalismo scevro dalle torbide dinamiche messe in piedi dai parassiti della società. Est modus in rebus, a volte ce lo dimentichiamo ma non dovremmo, specialmente quando “divoriamo” un patrimonio pubblico destinato alla collettività e non solo a pochi furbetti. La giustizia morale è sempre la strada vincente da percorrere. Come è bello guardarsi allo specchio e non provare vergogna.

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