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Empire of Sin, lotta fra gang per il controllo di Chicago

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Empire of Sin è un tycoon game ambientato nella Chicago degli anni ’20 in cui viene richiesto di far espandere il proprio impero del crimine.

Il titolo è in parole povere un gestionale al cui centro sono poste le richieste della clientela e l’incontro fra la sporca domanda con l’ancor più sporca offerta, è uno strategico che ha per protagonisti i volti veri e alcuni nomi inventati della mafia a stelle e strisce di inizio scorso secolo. In certe occasioni però il gioco si trasforma in un videogame tattico a turni che ricorda un po’ alla lontana X-COM. Detto ciò però possiamo anche dire che Empire of Sin è soprattutto un raccoglitore di storie fumose nate attorno al racket dell’alcol e del gioco d’azzardo durante l’epoca del proibizionismo.

Far parlare tutte queste anime non è affatto un’impresa semplice ma, per fortuna, il titolo offre meccaniche di gioco connesse in modo sapiente, meccaniche che hanno ciascuna delle evidenti ricadute sulle altre, fino a formare una intricata ragnatela di cause ed effetti. Ma andiamo a scoprire come. Il tutto ha inizio dalla selezione del gangster che si vuole interpretare.

Purtroppo non c’è modo di crearne uno ex novo, ma la scelta fra i quattordici protagonisti è più che ampia e spazia dalla circense della malavita Maggie Dyer al pragmatico uomo d’affari Daniel Mackee Jackson, senza dimenticare poi i nomi più noti, come quello del celebre Al Capone e dello scaltro Frank Ragen. Ogni personaggio ovviamente è caratterizzato da bonus unici sia dal punto di vista strategico-gestionale, sia sul campo da battaglia, con il già citato Al Capone ad esempio capace di scaricare una vera e propria pioggia di piombo su più nemici o Frankie Donovan che si trasforma in una furia nel combattimento ravvicinato a mani nude. A quanto vi abbiamo detto si aggiungono poi classici elementi da gioco di ruolo, come classi differenti e degli alberi delle abilità utili a personalizzare sia il proprio avatar sia il resto della gang, specializzando così alcuni uomini nell’uso della lupara, oppure nell’assassinio stealth.

Ovviamente negli scontri non è poi raro che i vari affiliati facciano una brutta fine, una morte permanente che dà ancora maggior peso alle scelte e che crea un legame quasi affettivo con i membri della propria gang. Oltre a queste abilità, ciò che realmente definisce i protagonisti di Empire of Sin sono i loro background e i loro tratti, momento in cui si nota con forza la mano di Paradox Interactive. I personaggi di Empire of Sin sviluppano in modo dinamico attraverso le proprie azioni delle caratteristiche peculiari, che li rendono dei freddi cecchini quando c’è da premere il grilletto o, al contrario, dei codardi appena il fuoco nemico inizia a farsi sentire. Ciascuna azione, quindi, ha delle conseguenze e i gangster difficilmente dimenticano gli sgarri fatti.

La strada per diventare l’unico boss di Chicago però è lunga e irta di difficoltà, quindi per giungere in cima alla piramide del potere occorre sporcarsi le mani, iniziando dal basso e inondando le strade della metropoli statunitense di alcool di contrabbando. La città riprodotta in Empire of Sin è divisa nei suoi numerosi quartieri, ciascuno dei quali ospita al suo interno svariati edifici utili ai propri scopi illeciti. Partendo con una semplice base, un bar clandestino e una distilleria nascosta, bisogna a poco a poco allargare il proprio business, magari scacciando dalle loro tane i ladruncoli da quattro soldi e occupare le loro palazzine con un ulteriore casinò o un bordello. Più facile a dirsi che a farsi, perché l’ascesa nell’Olimpo del crimine è costantemente ostacolata dagli interessi degli altri boss, che non si faranno molti scrupoli ad assaltare la concorrenza, e anche dalla polizia in persona, un ingombro che può essere messo a tacere a suon di mazzette.

Per evitare che gli affari saltino letteralmente per aria, occorre dunque migliorare le proprie strutture, ingaggiare ulteriori guardie, migliorare la qualità degli alcolici e degli ambienti e aggiungere ulteriori roulette alle sale giochi. Tutto ciò ha però un costo, così come i gangster che richiedono un costante stipendio e quei fucili scintillanti sul mercato nero di certo non si compreranno con un paio di bottiglie di whiskey vendute a China Town. Empire of Sin però è un gestionale con un certo livello di sfida e far quadrare i conti è alle volte più complesso che aver la meglio negli scontri armati. Disposte in numerose interfacce ci sono le svariate informazioni riguardanti le casse, quali business stanno facendo guadagnare di più, quali sono finiti sotto l’occhio delle forze dell’ordine e dove invece la clientela si sta lamentando per la pessima scelta alcolica.

Si sa, durante il proibizionismo i distillati erano spesso di pessima fattura, ma i frequentatori più abbienti non si accontentano di una birra fatta in una vasca da bagno e magari per soddisfare le loro esigenze conviene convertire tutte le distillerie in qualcosa di più pregiato, piazzando anche un lussuoso hotel accanto ad uno scalcinato bar. Per fortuna un lungo tutorial introduce in modo adeguato ogni componente del gioco, anche se permane qualche dubbio sull’UI, macchinosa da navigare e con shortcut evidenziate male. Come in ogni gestionale che si rispetti i parametri da tenere sotto controllo sono numerosi e, almeno inizialmente, ci si sente soverchiati dalla quantità di informazioni che arrivano sull’interfaccia. Con un’improvvisa inversione di marcia, Empire of Sin mostra però il fianco a lungo andare. Per quanto si espanda la propria rete clandestina e si sviluppino affari in tutti i quartieri, le faccende da sbrigare restano sempre le stesse e gli affari girano comunque attorno alla distribuzione degli alcolici nelle tre attività: bar, gioco d’azzardo e locali a luci rosse. La progressione avviene dunque in maniera piuttosto lineare, svolgendo sempre le medesime azioni – volendo si possono mettere a capo dei quartieri dei vice-boss per evitare la microgestione – ma manca un avanzamento che faccia sentire viva la sfida. Qualche ulteriore meccanica aggiuntiva non avrebbe guastato, soprattutto per evitare che le fasi finali siano fin troppo semplici e senza spunti.

Nonostante quanto abbiamo appena messo in luce, Empire of Sin è in ogni caso un titolo decisamente interessante e i momenti migliori sono rappresentati dalle storie che, costruite ad hoc attorno alcuni boss, sorte in modo spontaneo per via di qualche evento casuale o nate dallo sviluppo di una missione data un NPC incontrato per strada, coinvolgono i vari protagonisti. Il lato diplomatico non si esaurisce in un paio di schermate fredde e anonime, ma le tregue e le taglie messe sulla testa dei nemici vanno stipulate faccia a faccia, attimi che aggiungono un taglio quasi cinematografico al titolo. Fra frasi fatte, minacce e pericolose dichiarazioni di guerra, con il passare delle ore si viene a formare un intreccio letale che tiene unite le varie fazioni che popolano la Chicago del 1920 e districarsi fra i vari interessi è un delicato gioco di equilibri: una protezione rifiutata, un locale rubato ad un socio del più potente boss del quartiere e presto Empire of Sin si trasforma in una lotta senza quartiere. Quando la diplomazia fallisce, l’unico modo per sistemare le questioni è una bella imboscata con tutte le armi tipiche di quel periodo e così Empire of Sin diventa senza soluzione di continuità un tattico a turni.

Le regole di ingaggio sono abbastanza tradizionali e il titolo di certo non rivoluziona il genere. Che sia la strada o l’interno di un locale, l’ambiente in cui si svolge lo scontro viene diviso nelle classiche caselle, una scacchiera su cui muovere le proprie pedine turno dopo turno visualizzando le varie mosse a partire da una visuale isometrica. Ciascun gangster ha a propria disposizione due punti azione, da spendere per posizionarsi dietro una copertura completa e per far fuoco da una migliore angolazione, aumentando così la percentuale del colpo sparato. C’è il fuoco di copertura, si possono lanciare bombe, ci sono oggetti curativi e ogni arma si comporta in modo unico, eppure tutti i vari ingredienti fanno parte della solita ricetta già vista in altri titoli del passato. Sotto il profilo estetico e tecnico Empire of Sin riesce a spaccare in due il nostro parere. Da una parte troviamo un’ambientazione eccellente, ottimamente caratterizzata e sicuramente iconica e affascinante, d’altra parte la Chicago degli anni 20 non è propriamente un’ambientazione abusata e banale.

Gli sviluppatori sono stati molto bravi a creare la giusta atmosfera e a far sentire il giocatore un vero protagonista delle lotte tra clan e famiglie per la conquista della città. Ottime le ambientazioni e la riproduzione di stili e clichè di quel periodo. Sotto il profilo tecnico invece la cosa si fa più drammatica: Empire of Sin è piagato dai bug, nei dialoghi si notano spesso i labiali fuori sincrono e alcune risposte completamente fuori contesto. Movimenti e compenetrazioni poligonali poi rovinano il senso di immersione generale. Per quanto riguarda la colonna sonora che ripropone temi musicali degli anni 20, tutto è realizzato bene. Il doppiaggio invece non è sempre perfetto e si sente che i personaggi italiani non sono doppiati da madrelingua, ma è comunque piacevole il tentativo fatto dal team di sviluppo e l’idea originale. Tirando le somme, Empire of Sin sia che lo si giochi su Pc, sia che lo si giochi su Xbox, PlayStation o Switch, è e resta un gioco piacevole e interessante. Un prodotto che cerca di coniugare vari generi e che comunque è in grado di tenere alto l’interesse per molte ore.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Audio: 7

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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Outriders il nuovo “Looter Shooter” con elementi RPG di Square Enix

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Outriders è il nuovo looter-shooter cooperativo sviluppato da People Can Fly e prodotto da Square-Enix per Pc, Xbox e PlayStation. Ma veniamo al dunque: la Terra è finita. Questo è il rassicurante incipit del gioco, e a distruggerla sono stati proprio gli esseri umani. Da questo drammatico evento parte l’affannosa ricerca di un nuovo pianeta da colonizzare, e la scelta cade sul rigoglioso Enoch, un mondo all’apparenza perfetto per ridare una terra natia al genere umano, ma che inevitabilmente cela parecchi lati oscuri che porteranno il giocatore ad affrontare una colonizzazione tutt’altro che semplice. Il gioco ha inizio con uno scarno editor che permette ai giocatori di creare il proprio personaggio. Sarà possibile selezionare il sesso, uno tra i non molti volti, l’acconciatura e qualche dettaglio come trucco e cicatrici varie. Dopo aver fatto ciò ci si potrà finalmente buttare nella mischia. L’inizio di Outriders ha uno svolgimento piuttosto lento e, nella prima fase di gioco, si limita ad illustrare le meccaniche di base, fatte di sparatorie in terza persona con la possibilità di sfruttare i ripari disseminati nel mondo di gioco. Il protagonista del gioco è un membro degli Outriders, l’avanguardia di quel che rimane del genere umano. Il compito del proprio alter ego virtuale è quello di sincerarsi delle condizioni del pianeta alieno per poi dare il via alla colonizzazione vera e propria. Naturalmente le cose non saranno esattamente come da previsioni, e ad attendere il colonizzatore ci sarà una catastrofica tempesta magnetica capace di sterminare quasi tutti i membri della spedizione. Anche il protagonista viene travolto da questa terribile calamità, ma sorprendentemente non verrà ucciso, ma sarà lasciato in fin di vita e con capacità decisamente inaspettate. Durante l’abbattersi della tempesta il nostro Outrider riuscirà a stento a raggiungere le capsule criogeniche nel disperato tentativo di guarire le proprie ferite, e verrà ibernato per risvegliarsi trent’anni dopo, quando la situazione su Enoch è ormai precipitata. Una volta risvegliati, infatti, bisognerà calarsi in un mondo in rovina, con la razza umana divisa, in guerra e dispersa su un pianeta diventato improvvisamente ostile e pericoloso. D’ora in poi il protagonista scoprirà di non essere più un normale umano ma bensì una “Mutazione” dotata di poteri speciali, e bisognerà far luce sugli avvenimenti che hanno ridotto la razza umana allo stremo avvicinandola all’inevitabile estinzione. La trama non è certamente il fiore all’occhiello di questa produzione e non brilla per originalità, ma contribuisce a creare una discreta atmosfera grazie ai molti misteri che circondano l’arrivo del protagonista e che andranno a dipanarsi nel corso della storia, ma anche svelati tramite i molti collezionabili che raccontano nel dettaglio tutto quello che è accaduto nei trent’anni del sonno criogenico. Una volta terminata questa fase iniziale, il gioco entra nel vivo facendo scegliere al giocatore una tra le quattro classi a disposizione, aspetto che andrà ad influenzare profondamente il gameplay di Outriders. Si potrà scegliere se calarsi nei panni del Tecnomante, perfetto per gli scontri a lunga distanza grazie ai suoi gadget tecnologici che ci aiuteranno durante gli scontri, mentre il Piromante fa largo uso dell’evocazione e del potere del fuoco per farsi largo negli scontri a media distanza; il Mistificatore invece è perfetto per attacchi a corta distanza mordi e fuggi grazie ai suoi poteri che gli permettono di manipolare lo spazio ed il tempo, ed infine il Distruttore rappresenta la classe “tank” del gioco, con una grandissima resistenza e capace di sfondare le linee nemiche grazie alla sua enorme potenza di fuoco. Ognuna di queste classi porta in dote poteri speciali che ben presto diventano uno degli aspetti più importanti del gioco. Questi attacchi vengono associati ai tasti dorsali del controller e ne sblocchiamo di nuovi man mano che si sale di livello, decidendo di volta in volta quali utilizzare.

Uno degli aspetti principali di questi poteri, specialmente all’inizio, è che rappresentano l’unico modo per poter ripristinare i punti vita. Diventa quindi importante saperli sfruttare nel modo migliore, riuscendo al contempo ad eliminare i nemici, ma anche a rigenerare la propria salute e gli scudi. Inutile dire che oltre alla loro indubbia utilità, gli attacchi speciali rappresentano anche una vera e propria gioia da utilizzare. Questo contribuisce ad attenuare significativamente l’importanza della meccanica di copertura presente nel gioco: affidarsi unicamente alle coperture in Outriders porta solo ad un risultato: la morte. Non solo perché le coperture possono essere distrutte, lasciando completamente allo scoperto il personaggio, ma anche per via delle routine comportamentali dei nemici: che siano umani ribelli, creature indigene di Enoch o altre fazioni di cui non vi sveleremo nulla, ogni gruppo di nemici che si affrontano sarà sempre composto da avversari di vario genere. Oltre ai classici fucilieri o agli infallibili cecchini piazzati in lontananza, ci sono sempre gruppi di antagonisti che attaccheranno venendo incontro forti della loro agilità e dei loro colpi corpo a corpo, oppure i corazzati che si fanno scudo delle loro armature per non fermarsi di fronte a nulla. Tutti questi aspetti mettono il giocatore nella condizione di sfruttare le coperture quando necessario, ma soprattutto spingono nella direzione di combattimenti più dinamici, ricchi d’azione e che ben presto diverranno letteralmente frenetici. Outriders cala nei suoi particolari meccanismi di gioco un po’ alla volta e, dopo aver assaggiato le varie classi ed i relativi poteri, entra in gioco un’altra delle sue peculiarità: la personalizzazione delle armi e le relative meccaniche di Looter Shooter. Come ogni gioco appartenente a questo genere, i nemici “droppano” ricompense che potranno essere armi o parti di equipaggiamento. Come da tradizione sono suddivise in categorie da quelle comuni passando per le rare, arrivando infine a quelle di classe Elite e Leggendario. Se nelle prime fasi di gioco si avrà a che fare solo con armi arrugginite o comuni nel migliore dei casi, proseguendo nella storia e salendo di livello si potranno raccogliere armi rare, ed in questo frangente entra in scena un’altra caratteristica peculiare di Outriders: le Mod. Partendo come già detto dalle armi rare, sarà presente una Mod che va a modificare il comportamento degli attacchi speciali, portando bonus di vario genere capaci ad esempio di infliggere più danni, effetti di stato o migliorare le capacità curative di quel determinato attacco. Ogni arma ha quindi una o due Mod predefinite, e basterà rottamarla per poi ritrovare quelle stesse Mod nell’inventario, pronte per essere riutilizzate su altre armi o armature. Si potrà quindi equipaggiare un set di Mod perfetto per potenziare il proprio stile di gioco, favorendo alcuni aspetti ad altri a seconda delle intenzioni che si hanno e dando una profondità davvero invidiabile a tutto ciò che concerne il nostro equipaggiamento. Anche le Mod sono suddivise per livelli, tre relativi alle Mod per le armi ed altri tre dedicati alle Mod per l’equipaggiamento. Nel primo caso le Mod di primo livello permetteranno di applicare svariati bonus agli attacchi speciali, mentre salendo di livello si andrà a modificare il comportamento stesso delle nostre armi tramite una serie di bonus che vanno dal classico aumento dei parametri di danno, a reazioni più elaborate come esplosioni che dilanieranno i corpi dei nemici andando anche a ferire chiunque si trovi nei paraggi del malcapitato. Lo stesso succede con le Mod dedicate alla corazza e anche in questo caso si potrà agire su un grande numero di effetti bonus tra cui scegliere.

La struttura di gioco di Outriders si lascia affrontare tranquillamente in Single Player dall’inizio alla fine, rendendolo effettivamente un gioco fatto e finito, aperto comunque ad eventuali e future aggiunte tramite espansioni di vario genere, con inoltre la possibilità di affrontarlo in cooperativa fino a tre giocatori. La storia è lineare e permette di esplorare Enoch, suddividendolo nei più classici degli stage, ognuno in zone diverse del pianeta contraddistinte da diversi biomi, passando dai resti di città in rovina, attraverso foreste e paludi, fino alle lande deserte delle fasi finali della campagna. Il gioco è quindi suddiviso tra le missioni principali, accompagnato da un discreto numero di missioni secondarie e da attività di vario genere come la caccia alle bestie più feroci del pianeta alieno, od alle taglie poste sulla testa di alcuni criminali, arrivando infine alla ricerca di antichi cimeli che ricordano come era la vita sulla Terra ormai distrutta. Ognuna di queste attività ovviamente offre ricompense sotto forma di esperienza, armi di livello superiore e così via, il tutto dettato dal livello di difficoltà impostato, che può regolarsi autonomamente grazie al Livello del Mondo. Man mano che ci si fa largo tra le numerosissime fila nemiche, infatti, il livello del Mondo sale attraverso i 15 livelli disponibili. L’aumento di livello del Mondo comporta la possibilità di ottenere ed equipaggiare armi di livello superiore al proprio, ma contemporaneamente anche il livello dei nemici subisce lo stesso incremento, mantenendo il tasso di sfida sempre piuttosto alto ed impegnativo. Come detto, il Livello del Mondo si adatta alle prestazioni del giocatore sul campo di battaglia: se si riuscirà a farsi largo senza mai morire il livello salirà a ritmi sostenuti, mettendo continuamente alla prova il giocatore; se invece si incontreranno troppe difficoltà o si incapperà in continue morti premature, il Livello del Mondo si abbasserà cercando di aiutare il giocatore a superare le difficoltà incontrate. In ogni caso, è possibile modificare la possibilità di disattivare la crescita automatica del tasso di difficoltà e viceversa, alzandolo o abbassandolo senza limitazioni a seconda delle difficoltà che ci si troverà affrontando un particolare punto di gioco. Dopo aver concluso la campagna – e per farlo ci vorranno circa 40 ore comprendendo anche le missioni secondarie – c’è la possibilità di affrontare le Spedizioni: queste sono collegate al finale del gioco, quindi cercheremo di non svelare alcun dettaglio che vada a toccare parti della trama. Vi basti sapere che le Spedizioni altro non sono che particolari missioni di recupero di alcuni Pod orbitali con al loro interno un notevole numero di ricompense di altissimo livello. Ovviamente per recuperarle sarà necessario affrontare enormi orde di nemici in missioni che metteranno seriamente in difficoltà i giocatori. Essendo missioni di alto livello e relative alla fase Endgame del gioco, è caldamente consigliato di affrontarle in compagnia di altri giocatori ormai giunti al Level Cap – in questo caso il Livello 30 – visto anche che le ricompense migliori verranno guadagnate solo completando queste particolari missioni entro un tempo limite. Anche le Spedizioni offrono un livello di difficoltà crescente e, esattamente come il Livello del Mondo, avranno 15 livelli di difficoltà. Ovviamente, anche in questo caso, a maggiori difficoltà corrispondono ricompense migliori, permettendo di portare il nostro alter ego virtuale ed il suo equipaggiamento a livelli altissimi. Tirando le somme, possiamo dire che Outriders è un gioco particolare: da una parte abbiamo un gameplay divertente e frenetico in grado di offrire combattimenti memorabili e terribilmente soddisfacenti, con ottime meccaniche da Looter Shooter, una buona gestione dell’equipaggiamento e la moltitudine di Mod che ci permettono di personalizzare il gameplay in maniera davvero profonda e sorprendente. Il tutto connesso ad un sistema di difficoltà dinamica davvero intelligente e strettamente collegato al Loot. Outriders è un progetto riuscito, che nonostante alcuni difetti si presenta come un’esperienza spettacolare, da non sottovalutare in nessun caso. La storia all’inizio poco incisiva si evolve nel modo giusto con l’aumentare delle ore, proprio come le possibilità offerte dal fantastico sistema loot and shoot, che unito a quello di crafting permette di creare un alter ego su misura per ogni giocatore. Provatelo, soprattutto visto che è gratuito se avete un abbonamento Gamepass Ultimate su Xbox, e siamo sicuri che non ve ne pentirete.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Sony: a maggio arrivano le tv Full Array Led Bravia XR X90J con intelligenza cognitiva

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Sony annuncia che tra qualche settimana si potranno acquistare i nuovi televisori Full Array LED 4K HDR della serie BRAVIA XR X90J. Gli ultimissimi modelli lanciati da Sony rientrano nella gamma di televisori BRAVIA XR dotati di Cognitive Processor XR™, un processore che sfrutta un metodo di elaborazione più innovativo ed efficace rispetto all’IA convenzionale per replicare le modalità di ascolto e visione del cervello umano. Quando osserviamo qualcosa, ci focalizziamo inconsciamente su alcuni punti. L’intelligenza cognitiva di Cognitive Processor XR divide lo schermo in numerose zone e individua la posizione del “punto focale” nell’immagine. Mentre l’intelligenza artificiale (IA) convenzionale è in grado di rilevare ed esaminare colori, contrasto, dettagli e tutti gli altri componenti dell’immagine solo separatamente, il nuovo Cognitive Processor XR esegue un’analisi incrociata simultanea, proprio come fa il nostro cervello. Questo processo fa sì che tutti gli elementi vengano regolati in modo congiunto tra loro, con un risultato finale nettamente migliore, in cui ogni fattore viene sincronizzato e la scena appare realistica, a livelli inarrivabili per l’IA convenzionale. Cognitive Processor XR riesce anche ad analizzare la posizione del suono nel segnale, in modo da coordinare con precisione l’audio e le immagini sullo schermo. Il sistema, inoltre, ottimizza ogni input sonoro in qualità 3D surround per generare un’acustica immersiva e accuratissima.

La tecnologia apprende, analizza e interpreta quantità di dati senza precedenti e ottimizza con un algoritmo intelligente ogni pixel, ogni fotogramma e ogni suono, dando vita all’effetto più realistico mai raggiunto da Sony. Sullo schermo Full Array LED dei TV 4K HDR BRAVIA XR X90J, le immagini acquistano una profondità e una naturalezza senza precedenti. L’elaborazione del Cognitive Processor XR, unita alla tecnologia Full Array LED, produce risultati ultra-realistici, caratterizzati da contrasti vividi. I TV Full Array LED 4K HDR BRAVIA XR X90J offrono l’esclusivo servizio BRAVIA CORE, incluso su tutti i nuovi modelli della serie XR, che mette a disposizione sia una selezione degli ultimi titoli premium e classici SPE, sia la più ampia collezione IMAX Enhanced. Per la prima volta nel settore, BRAVIA CORE vanta la tecnologia Pure Stream, che consente di ottenere una qualità quasi equivalente all’UHD BD lossless con lo streaming fino a 80 Mbps. Il modello X90J è l’ideale per il gaming. Collegato a una console di nuova generazione, si avvale delle funzionalità HDMI 2.1 (ad esempio, la visualizzazione in 4K a 120 fps, il VRR e l’ALLM) per assicurare una risposta immediata ai comandi. I TV Full Array LED 4K HDR BRAVIA XR X90J saranno disponibili in formato da 50, 55 e 65”. Le consegne sono previste da maggio. In un secondo momento sarà disponibile anche la versione da 75”. Per maggiori informazioni, visitare il sito www.sony.it.

F.P.L

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Spacebase Startopia il videogame gestionale “spaziale”

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Spacebase Startopia è un videogioco ambientato nello spazio di natura gestionale abbastanza classico che però non manca di presentare alcuni assi nella manica che lo rendono appetibile per molti appassionati del genere. Ovviamente se si sta cercando un titolo manageriale con una componente narrativa di livello a fare da sfondo con Spacebase Startopia non troverà certamente il gioco dei propri sogni, ma in ogni caso il team di Realmforge Studios ha comunque organizzato qualcosa di simile ad una piccola campagna. Il software infatti propone infatti al giocatore tre modalità di gioco: la campagna, la modalità single player e quella multiplayer. Parlando della modalità campagna, come già detto, non ci si deve aspettare una grande storia e nemmeno una grande durata, questa modalità serve più che altro da grosso tutorial e serve a trasmettere al giocatore le meccaniche di gioco base che poi bisognerà utilizzare al meglio nelle altre due modalità. La campagna è composta da una decina di missioni ognuna pensata per far apprendere al giocatore una determinata meccanica di gioco. Si passerà quindi dai temi principali come l’interazione con i vari ospiti fino alle parti più legate alla socialità o ai primi rudimenti sulle partite in multiplayer o in cooperativa. Il gioco è un prodotto adatto a chiunque, anche per i giocatori che non hanno dimestichezza con l’inglese, infatti, Spacebase Startopia è localizzato in italiano e quindi non si avrà alcun tipo di difficoltà nel districarsi tra incarichi, menu e interfaccia di gioco anche se non si conosce la lingua d’oltre Manica. La struttura spaziale che i giocatori saranno chiamati a comandare è suddivisa in tre settori principali, ognuno di essi adibiti a strutture e oggetti unici, utili per il buon funzionamento della stazione spaziale e essenziali per accogliere gli alieni che popolano la galassia. Il successo o il fallimento risiede nel soddisfare le esigenze dei clienti e il raggiungimento degli obiettivi imposti dagli scenari di prova in cui bisognerà ricoprire il ruolo di comandante. Il cuore pulsante che raccoglie l’energia necessaria per compiere qualsiasi azione si trova sul Sottoponte, il comparto più importante dove poter collocare tutti gli edifici principali atti alla gestione e al miglioramento della base. Nelle prime battute della campagna si impareranno quali sono le strutture imprescindibili di cui la stazione spaziale necessita. All’interno del Sottoponte è obbligatorio installare edifici per l’accoglienza come ostelli e centri medici ma anche complessi di gestione indispensabili come il Centro di comunicazioni e la Stazione di riciclaggio per i rifiuti. I visitatori di razze diverse hanno infatti delle esigenze particolari e saranno più attenti alle carenze; ad esempio le Blatte troveranno un tasso di sporcizia più tollerabile rispetto alle Driadi, amanti della natura e dell’aria pulita. La diversità di ospiti è inoltre essenziale in termini di personale da assumere, infatti, ogni complesso adibito al funzionamento della nostra base richiederà dipendenti di razze specifiche.

Successivamente i giocatori saranno chiamati a gestire anche gli altri due settori presenti nella stazione spaziale come ad esempio il Divertiponte, il comparto intermedio dove i visitatori potranno ballare in discoteca o scommettere nelle sale bingo. Tutte le strutture accessorie per tenere alto l’umore dei vacanzieri saranno gradualmente sbloccabili dalla scheda di ricerca apposita e migliorabili una volta che si sarà costruito un Centro di Ricerca al piano superiore sul Sottoponte. Più il tasso di divertimento è alto, più i clienti facoltosi vorranno spendere la propria energia su questo ponte adibito allo svago, sbloccando così tipologie di ospiti sempre più ricchi e dai desideri più raffinati. Con l’arrivo di una clientela snob si potrà infatti adornare il Divertiponte con locali di cucina molecolare, ristoranti di sushi e attrazioni da luna park sempre più folli. A completare la disamina dei tre ponti presenti all’interno di Spacebase Startopia c’è il Bioponte, una sezione completamente dedicata alla natura e ai biomi nativi dei visitatori. Sarà possibile conformare a proprio piacimento le sezioni di quest’area, costruendo collinette, avvallamenti, specchi d’acqua o colline fiorite. Cambiare il bioma o renderne un tipo particolare più ampio rispetto ad un altro diventa essenziale in alcuni momenti del gioco, dato che ci sarà bisogno di precise risorse per poter migliorare la base. Dopo aver assunto un numero sufficienti di Driadi che si occuperanno della cura e della crescita di questo particolare ponte, sarà possibile assumere ulteriori alieni che andranno a costruire un tempio per soddisfare l’esigenza spirituale dei viaggiatori. Attenzione però, il Bioponte potrà regalare ulteriori sorprese, come la presenza casuale di boccioli alieni che una volta schiusi daranno vita ad un’infestazione di forme di vita nemiche pronte a distruggere la stazione. L’ulteriore valuta presente all’interno di Spacebase Startopia, oltre all’essenziale e fondamentale energia, è rappresentata dai punti prestigio, un valore che si incrementa nel tempo in base alla soddisfazione degli alieni che vengono a farvi visita sulla stazione spaziale. Ovviamente, migliore sarà la valutazione della base, più il conteggio di tale punteggio aumenterà velocemente. Con essi è possibile sbloccare nuove fasce di visitatori, partendo dai camionisti spaziali fino ai viaggiatori snob, ed ognuna di queste categorie darà quindi accesso a specifiche costruzioni per poter soddisfare a pieno i bisogni della clientela di riferimento. Ma non è solo il divertimento il fulcro della progressione, trovando infatti in queste categorie anche la possibilità di costruire le stazioni di polizia e la prigione per contrastare il crimine a bordo, e di erigere un Laboratorio di ricerca dove poter migliorare le strutture per garantire un grado migliore di efficienza e soddisfazione. Inoltre sarà possibile avere accesso anche alle schede di combattimento e sabotaggio, con le quali entrare in conflitto nelle partire multiplayer o in determinati scenari della campagna prestabiliti con gli altri comandanti. Per potere avere la meglio sugli avversari si potranno utilizzare strumenti devastanti come Mech per distruggere i nuclei di energia altrui o si potranno inviare spie per sabotare i punti nevralgici degli sfidanti. Insomma, di cose da fare in Spacebase Startopia ce ne sono davvero molte.

Le buone notizie non si fermano solamente sul fronte delle meccaniche di gioco, della localizzazione e dell’incredibile varietà si cose da sviluppare, Spacebase Startopia infatti presenta una direzione artistica di tutto rispetto, fresca e originale e, soprattutto, condita da una buona dose di ironia e di follia che rende il tutto divertente e stempera anche le situazioni più critiche. Tutto molto buono anche sul fronte tecnico: abbiamo testato a lungo a Spacebase Startopia su Xbox Series X e non abbiamo rilevato problemi di sorta, il frame rate è sempre risultato stabile e l’aspetto visivo sempre di prim’ordine. Certo non è un titolo che presenta o necessita di una grafica fotorealistica, ma la veste proposta e il motore di gioco fanno il loro lavoro regalando degli scorci molto belli. Infine, ci teniamo a sottolineare che nel corso della nostra lunga prova non abbiamo rilevato alcun tipo di bug o problema bloccante. Pollice all’insù anche per quanto riguarda il comparto sonoro: la colonna sonora fa il suo dovere così come gli effetti speciali. Da questo punto di vista il comparto audio aiuta molto il giocatore ad immedesimarsi nei panni di un vero comandante di una base spaziale e l’esperienza di gioco ne giova assolutamente. Tirando le somme, se siete alla ricerca di un titolo gestionale particolare, fuori dalle righe, originale e che vi faccia spesso sorridere, Spacebase Startopia rappresenta un videogame da giocare assolutamente. Che giochiate da Pc, Xbox, PlayStation o Switch, non importa, infatti il gioco sarà sempre pronto ad offrirvi prestazioni di buon livello garantendo un perfetto mix di divertimento e soddisfazione.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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