Connect with us

Primo piano

ESTATE 2016: ROMA LA CITTA' PIU' CALDA

Clicca e condividi l'articolo

Il Nord Italia sarà accarezzato da questo caldo abbraccio in modo estremamente marginale

Print Friendly, PDF & Email

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Redazione
 
Roma – L’estate è ufficialmente arrivata e il Centro-Sud sarà particolarmente interessato, specialmente nel weekend, da aria calda africana con che porterà ad un aumento delle temperature. Il Nord Italia sarà accarezzato da questo caldo abbraccio in modo estremamente marginale. In quota ci sarà aria fresca di origine atlantica che darà origine a temporali. Temperature alte in Emilia Romagna. La Città più calda sarà Roma, con temperature che raggiungeranno i 34° e i 36°, temperature elevate anche a Cagliari, dove si toccheranno i 36°. Nelle altre città le temperature saranno più basse ma ci sarà comunque afa che farà sentire maggiormente la sensazione di caldo. Si attendono temperature di 32° a Bologna e Firenze, il resto dell’Italia invece arriverà a 31°, al Nord 30°. Anche il Sud Italia sarà baciato dal sole, in Sardegna vi saranno temperature che potranno superare i 40°, ciò è dovuto ad una “saccatura” che sosterà sull’isola per alcuni giorni. 

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ambiente

Osservatorio Anbi sulle risorse idriche: in Sicilia è siccità annunciata

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Nel resto d’Italia situazione confortante soprattutto al sud

Pur essendo cresciute di una quarantina di milioni di metri cubi da dicembre, le disponibilità d’acqua in Sicilia rimangono abbondantemente sotto i livelli di inizio 2020 (-210,36 milioni di metri cubi), prologo ad un’annata particolarmente siccitosa. A metterlo in evidenza è il report settimanale dell’Osservatorio sulle Risorse Idriche, attivato dall’ANBI, il cui Presidente, Francesco Vincenzi, guarda con preoccupazione all’arrivo dei mesi caldi: “Permanendo l’attuale tendenza idrica, si preannunciano gravi problemi per l’approvvigionamento d’acqua all’agricoltura dell’Isola, penalizzata anche da schemi irrigui incompiuti.”

Se restano confortanti i livelli degli invasi nella vicina Calabria, continua anche il recupero idrico della Puglia, dove non solo si registra una disponibilità maggiore di quasi 120 milioni di metri cubi rispetto ad un anno fa, ma gli invasi di Osento e di Capaccio hanno raggiunto la quota massima, superando la media del recente decennio.

Sono finiti, invece, i benefici delle piogge sulla Basilicata, le cui disponibilità idriche subiscono una contrazione di quasi 13 milioni di metri cubi, pur rimanendo abbondantemente al di sopra dei livelli 2020 (+ 163 milioni ca.).

Analogo è l’andamento in Campania dove, in assenza di precipitazioni da una settimana, i principali fiumi (Volturno, Sele, Garigliano) registrano livelli idrometrici in discesa, seppur superiori alla media del quadriennio 2017-2020; in lieve calo anche i volumi del lago di Conza della Campania e degli invasi del Cilento.

Nel Lazio, le altezze idrometriche dei fiumi Tevere, Sacco e Liri-Garigliano sono al top del recente quadriennio, così come positivi permangono i livelli dei laghi di Bracciano e di Nemi.
Sono altresì le precipitazioni a creare condizioni idriche differenziate in Abruzzo: deficit idrico in alcune zone costiere meridionali ed invece abbondanza d’acqua negli invasi marsicani ed aquilani con la diga di Penne, che trattiene 3,46 milioni di metri cubi d’acqua, un livello mai raggiunto dal 2016.
Sempre più vicino alla capienza massima è anche il bacino del Maroggia, in Abruzzo, oggi a 4,93 milioni di metri cubi a fronte di un limite fissato a mmc. 5,80.

I fiumi delle Marche (Potenza, Esino, Tronto, Nera, Sentino) hanno tutti portate superiori agli anni più recenti, ma inferiori al 2018.

E’ ottima la condizione dei bacini della Sardegna, ora al 93,76% della capacità autorizzata; nello stesso periodo dell’anno scorso trattenevano l’88,13%.
Sotto media, invece, sono i fiumi della Toscana (Arno, Sieve, Serchio, Ombrone) così come, in maniera addirittura più marcata, i principali corsi d’acqua dell’Emilia-Romagna (Reno, Secchia, Trebbia, Taro, Savio).

Per quanto riguarda il fiume Po, la settimana è stata caratterizzata dal lento esaurimento delle portate dopo le abbondanti precipitazioni nelle settimane precedenti, ma a Pontelagoscuro si registra ancora +6% rispetto alle medie di periodo. Febbraio risulta esser un mese molto positivo per la quantità di portata presente nel Grande Fiume, che segna un +32% rispetto alle medie. Per fine mese è previsto che la portata si allinei alle medie di periodo fino alla venuta delle prime precipitazioni primaverili. Stazionario è il quantitativo di innevamento su tutto l’arco alpino, mentre è in lenta diminuzione sull’Appennino; i valori restano comunque abbondantemente sopra le medie di periodo.
Si confermano buone le condizioni idriche dei fiumi veneti (Adige, Brenta, Piave, Livenza, Bacchiglione) così come dell’Adda in Lombardia e dei grandi laghi settentrionali, tutti sopra la media stagionale con un surplus di circa il 16% sul 2020.

Altalenante è, infine, il quadro, che si coglie in Piemonte con Maira, Dora Baltea e Stura di Lanzo in calo rispetto ad un anno fa, mentre Sesia, Pesio e Tanaro sono in significativa crescita; in Val d’Aosta prosegue l’eccezionale performance della Dora Baltea, che segna una portata di 27,6 metri cubi al secondo contro una media mensile pari 3!

“La situazione registrata – sottolinea Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – evidenzia la necessità di realizzare nuove infrastrutture a servizio del territorio: dai bacini medio-piccoli all’ampliamento del servizio irriguo. Dal Governo attendiamo un segnale di confronto sul nostro Piano di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese, capace di creare oltre 21.000 posti di lavoro con un investimento pari a circa 4 miliardi e 339 milioni di euro.”

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Salute

Covid-19, Rt verso il superamento della soglia 1: nuovo Dpcm fino al 6 aprile

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

La variante inglese, a maggior diffusione, sarà presto prevalente. L’Rt si appresta a superare la soglia 1.

Le terapie intensive in 5 regioni sono sopra la soglia critica del 30%. Con questi dati, “non ci sono le condizioni per allentare le misure di contrasto alla pandemia”.

E il nuovo Dpcm che entrerà in vigore dal 6 marzo, coprirà anche le vacanze di Pasqua, fino a martedì 6 aprile. E’ netto il ministro della Salute Roberto Speranza nel ribadire al Parlamento la linea della prudenza, in continuità col Conte 2.

Mentre il leader della Lega Matteo Salvini continua a reclamare “un cambio di passo” e nella maggioranza si allargano le richieste di riaperture serali di ristoranti ed altre attività.

Per una definizione del Dpcm si attendono i dati del monitoraggio settimanale del venerdì ed il premier Mario Draghi tesse la sua tela europea in vista del Consiglio straordinario di oggi e domani.

I numeri delle ultime 24 ore indicano un nuovo balzo dei positivi: sono 16.424 contro i 13.314 del giorno precedente. Calano le vittime: 318 contro 356, mentre il tasso di positività sale al 4,8% (+0,4%) e i malati intubati sono 11 in più. Il Bresciano – ieri in ‘arancione rafforzato’ – oggi fa segnare il picco di contagi, con 901 casi. Altri Comuni entrano in zona rossa e l’Alto Adige estende fino al 14 marzo il lockdown duro.

Speranza offre una prospettiva positiva: si vede “finalmente la luce in fondo al tunnel”. Il Covid, grazie alla progressione della campagna vaccinale, “può essere arginato”. Ma, avverte, “in questo ultimo miglio non possiamo assolutamente abbassare la guardia. Non ci sono oggi le condizioni epidemiologiche per allentare le misure di contrasto”. Sottovalutare i rischi, dice il ministro, porterebbe ad “una nuova diffusione incontrollata del contagio, che metterebbe nuovamente in crisi i nostri ospedali e renderebbe più difficile la nostra campagna di vaccinazione”. Ecco perchè, osserva, “sarebbe un grave errore se all’improvviso, senza una chiara evidenza scientifica”, ci fosse un cedimento delle prescrizione adottate. La strada è invece quella di continuare a differenziare le misure sul pano regionale, agendo in modo proporzionale alla situazione di contagio di ciascun territorio: strategia che “ci ha permesso finora di non ricorrere ad altri lockdown generalizzati”.

L’emergere delle varianti condizionerà la campagna vaccinale e dunque vanno tenute sotto controllo. Proprio negli ultimi giorni è stata segnalata, da parte di cinque Regioni la necessità di 25 zone rosse per contenere focolai. Si tratta, evidenzia Speranza, di “misure restrittive indispensabili”, pur nella consapevolezza che comporteranno sacrifici. In proposito il titolare della Salute ha assicurato che il Governo è impegnato a promuovere “congrui ristori” per le attività colpite. Ma la bussola nella scrittura del nuovo Dpcm sarà “il principio di tutela e salvaguardia del diritto fondamentale alla salute”, perché “non ci può essere vera crescita, senza sicurezza sanitaria”.

In Gazzetta Ufficiale, intanto, è stato pubblicato il decreto legge che proroga il divieto di spostamenti tra le regioni fino al 27 marzo, consentendo comunque “il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione”. Le faq – non aggiornate – presenti sul sito del Governo precisano che anche le seconde case rientrano in questa definizione. Ma le ordinanze regionali o locali che hanno istituito le zone rosse o ‘arancione rafforzato’, come nel Bresciano, vietano questi spostamenti e dunque vanno rispettate perchè più restrittive delle norme nazionali.

Entra in vigore il nuovo decreto: spostamenti tra Regioni vietati fino al 27 marzo

Oggi Speranza e la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini, si confronteranno con Regioni, Province e Comuni sulle nuove misure da adottare. Una riunione che arriva a poche ore dalla sentenza con cui la Consulta – accogliendo il ricorso del governo contro la legge anti Dcpm della Valle d’Aosta – ha stabilito che spetta allo Stato, non alle Regioni, determinare le misure necessarie al contrasto della pandemia.

Dai territori comunque sale forte la richiesta di inserire nei provvedimenti anche i ristori per le attività economiche che vengono temporaneamente colpite dalle chiusure. L’apertura dei ristoranti a cena viene invocata dalla leader di FdI, Giorgia Meloni. Insiste sulla linea ‘aperturista’ Matteo Salvini: “credo che un ritorno alla vita e all’attività di categorie chiuse da troppo tempo – osserva – sia un’idea condivisa con il presidente Draghi. Salute e lavoro non sono su piani separati: a rischio due milioni di posti di lavoro. Ci rendiamo conto del problema?”. Nessuna marcia indietro del governatore dem dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che ieri aveva appoggiato la posizione del leader leghista. “Quando il ministro Franceschini, che mi sembra faccia ancora parte del Pd – ricorda – ha proposto, quando potrà essere consentito, di riaprire non solo i musei, ma anche cinema e teatri, fa una proposta di buon senso”. Anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, invita a riaprire i ristoranti la sera.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Cronaca

Si sgonfia la bolla dei testi contro Palamara: emergono contraddizioni anche nelle testimonianze di altri grandi accusatori, a partire dalla toga Amara

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Una relazione del procuratore Barbaro doveva inchiodare l’ex pm, invece pare scagionarlo: “Non tramò per avere il trasferimento del giudice Giordano”

Lo scorso mese di febbraio la Procura di Perugia si è affrettata a risentire i grandi accusatori di Luca Palamara per cercare di rimpolpare le contestazioni di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e corruzione in atti giudiziari. Il 4 febbraio, per esempio, è stato riconvocato Piero Amara, l’avvocato che insieme al collega Giuseppe Calafiore ha patteggiato diversi anni di pena per aver aggiustato processi corrompendo giudici. Davanti ai pm perugini il 4 febbraio è saltato fuori che Palamara avrebbe chiesto notizie su inchieste in corso per conto del suo amico imprenditore Fabrizio Centofanti.

Non solo: per i presunti super testimoni, l’ex pm Stefano Fava (autore dell’esposto contro il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone) e Palamara avrebbero parlato delle indagini in un tennis club. Particolari che nella miriade di propalazioni che Amara e Calafiore avevano fatto in più verbali non erano mai emersi. Solo ora, dopo che, a partire dall’aprile 2020, sono state depositate le chat di Palamara e sono usciti articoli e libri, sono finite nell’informativa che regge le accuse più gravi, quelle di corruzione. Ma quello che sembrava il testimone a sorpresa, Vincenzo Barbaro, ora pg di Messina e all’epoca procuratore della Repubblica facente funzioni, che nei nuovi atti giudiziari depositati appare come una delle pietre angolari sulle quali poggiano le accuse, in realtà sembra non colpire lo stratega delle nomine. La comunicazione riservata firmata da Barbaro, anzi, appare più come un atto a discolpa. La ricostruzione del magistrato ripercorre un classico presunto complotto in pieno stile siciliano che avrebbe dovuto danneggiare il capo della Procura di Siracusa Francesco Paolo Giordano, ottenendone il trasferimento. 

A questo punto, nella ricostruzione, compare Palamara, in quel momento consigliere del Csm. «In un primo momento», scrisse il procuratore generale, «non davo alcun rilievo alla notizia (contro Giordano , ndr), che sapevo essere totalmente infondata, ma a distanza di qualche giorno ricordavo che affermazioni di analogo tenore, limitatamente all’intendimento di usare il procedimento per gettare discredito sull’operato di Giordano, erano state oggetto di una intercettazione ambientale captata nel febbraio 2017 nell’ufficio di uno degli indagati, il pm di Siracusa Longo ». Si tratta dell’ex pm Giancarlo Longo, finito al centro dell’inchiesta sul Sistema Siracusa, che in uno dei procedimenti ha patteggiato 5 anni e in un altro è stato condannato a 4 mesi di reclusione. Ma è anche il grande accusatore di Palamara. A quel punto Barbaro avrebbe deciso di incontrare Palamara, «al fine di accertare se anche costui fosse a conoscenza delle menzionate infamanti esternazioni». E infatti «il consigliere Palamara nel suo ufficio del Csm», annota Barbaro, «mi confermava che il collegamento prospettato era inesistente, che si trattava di dicerie a suo avviso palesemente infondate (…). In ogni caso Giordano, per ragioni che non venivano esplicitate, a dire di Palamara , non sarebbe mai stato proposto quale dirigente di un ufficio giudiziario messinese». 

Nel 2018, anticipando la decisione della Prima commissione, Giordano chiese e ottenne il trasferimento «in prevenzione» alla Procura generale di Catania, con il ruolo di sostituto. Il Sistema, come direbbe Palamara , anche quella volta l’aveva spuntata. Nella sua nota, a questo punto Barbaro scrive in grassetto maiuscolo: «Palamara mi faceva chiaramente comprendere di essere a conoscenza di circostanze relative al procedimento penale in questione, nel quale era rimasto coinvolto anche un suo amico, e mi riferiva i nominativi dei magistrati titolari e del gip». Amara , però, davanti ai pm ha sostenuto che Barbaro avrebbe riferito a Palamara che a proprio carico, di Calafiore e di Centofanti «non c’era nulla». «Tutta fuffa», per usare il virgolettato attribuito da Amara a Barbaro. Non è chiaro chi dia notizie a chi. I particolari riferiti dai testimoni sulle fughe di notizie, leggendo la relazione di Barbaro, che lunedì si è fiondato a dichiarare che agirà penalmente, diventano contraddittori e il capitolo sulle notizie che circolavano non appare chiarito. Ritorna negli atti depositati il nome di Roberto Pignatone. Era stato L o n go a tirarlo in ballo. Ma se da una parte le sue dichiarazioni hanno giustificato perquisizioni e atti d’indagine, dall’altra sono state prese come un tentativo di infangare il nome dell’ex procuratore capo di Roma.

Infatti, tra gli ultimi atti depositati, c’è un verbale firmato da Longo il 13 febbraio scorso, nel quale, riferendosi ad Amara e a Calafiore, dice che «potevano interloquire con Pignatone e De Lucia». A Messina, Longo aveva riferito all’incirca le stesse cose, aggiungendo: «Sia Amara che Calafiore avevano un rapporto diretto col fratello di Pignatone».

Per queste dichiarazioni Longo, nel 2018, è stato accusato di calunnia e poi prosciolto. In pratica l’ex pm sarebbe una specie di kamikaze: mentre ammetteva i reati a lui contestati alla ricerca del patteggiamento, avrebbe deciso di infangare il nome del più potente procuratore d’Italia, non si sa bene con quale fine. E sulle fughe di notizie la sua condotta da testimone è questa: prima non accusa Palamara , ma tira dentro il fratello di Pignatone, poi, nell’ultimo verbale, precisa «di non aver ricevuto utilità o benefici da Palamara » e che «tutto quello» che ha dichiarato sul conto di Palamara gli è stato riferito «da Calafiore ».

Il 9 febbraio, invece, è stato sentito di nuovo l’avvocato di Longo, Bonaventura Candido. In un passaggio ha ribadito: «A Longo, Amara e Calafiore fecero capire di avere possibilità di ottenere informazioni attraverso il fratello del procuratore Pignatone». Alla domanda se Barbaro gli avesse mai confidato che Palamara gli chiedeva informazioni sulle indagini in corso ha aggiunto: «No. Barbaro mi ha sempre riferito che i rapporti con Palamara erano trasparenti». In questa storia comprendere chi ha mentito non è semplice. Spettava alla Procura non trascurare nulla. Soprattutto dopo l’ultima rivelazione dell’avvocato Candido: «So che avevano avuto rapporti con ufficiali della Guardia di finanza, posto che io, come ho già riferito, ho visto delle informative della Gdf di Roma. Erano file non sottoscritti e non vi erano nomi di appartenenti alla polizia giudiziaria». La caccia non si è diretta in quella direzione.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

I più letti