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“ESTOTE PARATI” AMMONISCE IL VANGELO

Maria Lanciotti

“Estote parati, ci ammonisce il Vangelo. Io lo sono sempre”. Parole di Manlio Cerroni riportate in una raccomandata indirizzata a un’tabellasta di provincia alla fine dello scorso febbraio (quando ci fu una pioggia a largo spettro di letterine e confetti) a rifinitura di una patetica ramanzina per un articolo che non gli era proprio piaciuto, riferito al collaudo del settimo invaso della discarica di Roncigliano, avvenuto per posta e in anticipo di un mese sui tempi risaputi. L’tabellasta non ci era andata tanto leggera, con l’attempato imprenditore che solo pochi giorni prima (il 26 gennaio 2012) si era visto respingere dal Consiglio di Stato il ricorso sulla proroga della discarica di Malagrotta, ma ciò non lo aveva per nulla disfatto ma piuttosto ringalluzzito, tanto che dichiarò che entro il 2013 anche l’inceneritore di Albano sarebbe svettato nei suoi cieli di piombo. No, l’tabellasta non ci era andata leggera, tanto che l’esimio signor Cerroni – o chi per lui, non ha che da scegliere tra la sua nutrita corte di avvocati – produsse la bella letterina in cui rimarcava il suo pluridecennale impegno svolto “in tutti i continenti” nel settore ambìto dello smaltimento dei rifiuti, “creando complessi industriali ambientali dove decine di migliaia di persone hanno trovato occupazione liberandosi così dal bisogno”. Insomma una specie di santo protettore dei disperati a caccia di un lavoro, non importa quanto pericoloso, e a discapito dell’ambiente e della salute pubblica.

E dopo una sintetica ma profonda considerazione sul senso della Morte e relativo Giudizio Universale come da dottrina cattolica, ammoniva con un ‘Estote parati’ di radici evangeliche, che sta per “siate pronti” o se si preferisce “state avvertiti!”, perché, e qui sta il colpo in canna per disarmare e inchiodare il bersaglio, affermava il Cerroni: “Io lo sono sempre”. E da decenni lo dimostra ampiamente ogni volta che sembra stretto all’angolo da qualche forma residua di umana giustizia, che regolarmente svanisce, trucco che gli permette di tornare ad agire a mani libere. Certo il signor Cerroni sa quel che fa e quel che dice, ben certo dei suoi poteri e dei suoi mezzi, ma una cosa risulta chiara e va detta: non esisterebbe il Sistema Cerroni senza la debolezza cronica di istituzioni intrise di interessi da difendere e una società annichilita che non lotta abbastanza per tutelare il suo diritto alla vita. In altre parole, tutta la ‘forza’ del Capo sta nel corpo malato di una società che si è lasciata andare alla deriva pensando di sbarcare sull’isola del tesoro. Ciò non giustifica ma anzi aggrava le colpe di chi ha saputo – con un cinismo spaventoso – prima creare e poi sfruttare determinate ‘correnti’ senza che qualcuno remasse contro.

E adesso non c’è più tempo da perdere, se si vuole rientrare in porto senza ulteriori danni  non resta che organizzare un fronte comune contro un cieco potere che avanza passando su vita, dignità e diritti di una popolazione ridotta all’osso da tante scarnificazioni patite. ‘Estote parati’, perché il Cerroni e il suo gruppo di amici lo sono sempre.