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Esteri

Europa, così parlò Juncker "l'Unione va molto male"

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Jean Claude Juncker ha parlato di una disarmonia che prevale sui Paesi Membri a pochi giorni dalla chiusura del primo vertice dopo la Brexit

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di Angelo Barraco
 
Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, è intervenuto davanti alla platea del Cese (Comitato economico e sociale europeo)  mantenendo sempre il suo stile che lo contraddistingue nell’esporre i concetti, abbattendo quelli che sono i muri della formalità e dell’imbarazzo, dando spazio alla schietta e dolorosa realtà oggettiva. Come un pugno allo stomaco ha detto ai presenti “Non parlo del Discorso sullo Stato dell'Unione, perché l'Unione va molto male. Un anno fa dicevo che non c'era abbastanza Unione e dopo un anno non posso che ripeterlo. Le rotture e le fessure sono numerose e sono pericolose. c'è ancora troppa disoccupazione, anche se l'Europa ha creato 8 milioni di posti di lavoro, il tasso di occupazione è vicino a quello degli Usa” precisando che diversi anni fa era “più basso di 5 punti”. Jean Claude Juncker ha parlato di una disarmonia che prevale sui Paesi Membri a pochi giorni dalla chiusura del primo vertice dopo la Brexit. Ha sottolineato che l’Unione Europea “è alle prese con le crisi dei rifugiati, la Brexit e la mancanza di investimenti” e che “in Ucraina e Siria e si dimentica che la Siria è un vicino dell'Europa, perché è molto vicina a Cipro”. Pungente come non mai dice ai presenti che la Ue si trova “davanti ad una policrisi”. Il Premier Matteo Renzi, nel corso di un’assemblea generare delle Nazioni Unite a New York, si era espresso sul tema rifugiati “Se l'Europa continua così, noi dovremo organizzarci in modo autonomo sull'immigrazione. Questo è l'unico elemento di novità di Bratislava, dove si sono fatte tante parole ma non siamo stati in grado di dire parole chiare sul tema africano. Ecco perché, con un eufemismo, non l'abbiamo presa benissimo. Juncker dice tante cose belle, ma non vediamo i fatti. E' un problema dell'Europa. L'Italia farà da sola, è in grado. Ma questo è un problema per l'Ue. Da parte nostra, la priorità è la questione dei rapporti con l'Africa, come abbiamo detto a Bratislava, e poi la lotta al terrorismo globale”. Certo, le parole del premier possono sembrare coraggiose agli occhi di chi vede l’Italia come un paese ospitante nei riguardi degli stranieri, ma la situazione in cui versano numerosi migranti dimostra che il nostro paese non è in grado oggettivamente di gestire tale situazione poiché vi sono fattori collaterali che dimostrano quanto sia esteso il problema di gestione e quanto sia difficile  monitorare tutto ciò.  Vi sono numerose strutture di accoglienza sovraffollate o mal gestite dove emergono tangibilmente episodi di violenza e dove gli immigrati non ricevono le dovute assistenze psicologiche a seguito del loro arrivo, vi è lo sfruttamento lavorativo poiché molti di loro hanno la necessità di introdursi nel mondo del lavoro per acquisire indipendenza ma l’assenza di permesso di documenti porta loro a svolgere attività in nero, sfruttati e sottopagati. Un fenomeno diffuso che si propaga a macchia d’olio e che genera a sua volta episodi di violenza e contrasti poiché la manovalanza straniera viene remunerata a basso costo rispetto a quella italiana quindi il datore di lavoro, per esigenze oggettive predilige la manovalanza straniera che non richiede diritti. Vi è il fenomeno dei migranti che non vengono registrati al momento dello sbarco e diventano fantasmi senza identità, nascosti nei sottoborghi della società. Ovviamente non dimentichiamo gli eroi che ogni giorno si impegnano in mare per salvare un numero considerevole di vite umane e per fare in modo che la loro esistenza sia diversa rispetto all’inferno che hanno vissuto in quei terribili giorni in mare. Ma Jean Claude Juncker la pensa diversamente poiché “Sui migranti ammiro lo sforzo dell'Italia per l'accoglienza. La crisi dei rifugiati è importante perché è il motivo per cui la Ue si divide” e puntualizza inoltre che UE “non deve lasciare sole l'Italia, la Grecia o Malta, paesi in prima linea che la Ue deve assistere”. Sottolinea “ammiro l'Italia, fa meglio della Grecia perché ogni giorno salva migliaia di vite, le navi di tutta Europa portano tutti in Sicilia e lasciano all'Italia il compito di nutrirli e ospitarli”. Ci deve essere la solidarietà nella ripartizione dei rifugiati –ha detto- “Alcuni paesi lo fanno, altri dicono di no perché sono cattolici e non vogliono musulmani. Questo è inaccettabile. Non possono fare la ripartizione, allora devono partecipare di più al rafforzamento della protezione delle frontiere esterne che va fatta entro fine ottobre”. Ha parlato anche di disoccupazione, evidenziando che c’è troppa disoccupazione e pochi giorni fa, a tal proposito, aveva dichiarato che “dal 2013 a oggi sono stati creati 8 milioni di nuovi posti di lavoro in tutta Europa, ma il livello di disoccupazione resta ancora troppo alto”,  in merito al patto di stabilità ha detto che “Il patto si stabilità non è stupido, come diceva un mio predecessore perché le cifre lo dimostrano e perché abbiamo inserito gli elementi di flessibilità” sottolineando che “nel 2009 il deficit medio era del 6,3%, ora la media è dell'1,9%". "E' la prova che il consolidamento progredisce”.

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Esteri

La Regina Elisabetta esorta a fare il vaccino anti Covid: “doveroso pensare agli altri prima che a sé stessi”

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Elisabetta II, 95 anni ad aprile, dà ancora una volta l’esempio ai sudditi e scende in campo in favore dei vaccini anti Covid: lo fa con con un raro messaggio pubblico dicendo di comprendere che c’è chi possa esitare; ma incoraggia apertamente la sua gente a immunizzarsi poiché, ammonisce, è doveroso “pensare agli altri prima che a sé stessi”.

Un atto che del resto la sovrana ha già compiuto a gennaio – col 99enne principe Filippo, ora in ospedale per un’infezione non legata al Covid – seguita questo mese dall’erede al trono Carlo, 72 anni, e dalla consorte Camilla: tutti in forma pubblica per sostenere la campagna di vaccinazioni di massa promossa dal governo di Boris Johnson.

E a cui ora si aggiungono le dichiarazioni diffuse stasera da Buckingham Palace, registrate durante a una conversazione in videocollegamento con i responsabili delle macchina vaccinale messa in moto nelle 4 nazioni del Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord): che la regina ha voluto personalmente ringraziare. Nel corso del colloquio, Elisabetta ha raccontato la sua esperienza, sottolineando di non aver “avvertito male per nulla” al momento dell’iniezione, semmai d’essersi sentita “protetta”.


Ha quindi elogiato la rapidità della campagna vaccinale di massa avviata dal governo Johnson sull’isola fin da inizio dicembre, plaudendo a coloro che vi stanno lavorando, ma anche ai milioni d’individui che ne hanno accolto la somministrazione: protagonisti, nelle sue parole, di “un’impresa rimarchevole” che contribuisce “all’incoraggiamento morale” del Paese. Sollecitata dagli interlocutori a condividere le sue sensazioni personali, la monarca ha insistito: “Una volta che ricevi il vaccino ti senti protetta, penso sia molto importante”. “Certo, è difficile per le persone che non si sono mai vaccinate, ma esse devono pensare agli altri prima che a se stesse”, ha subito puntualizzato, richiamando la sicurezza collettiva dal contagio.


 Riferendosi in generale al Covid, la regina non ha quindi esitato ad abbozzare un paragone con la “peste” dei secoli passati. “Sappiamo che si tratta probabilmente della pandemia più devastante mai affrontata nel mondo e nel Regno Unito da più di 100 anni, e che ora ci attende una battaglia prolungata dei vaccini contro il virus e le sue mutazioni”, ha proseguito mostrandosi bene informata. “Ma io – ha precisato – ho una fede assoluta nella comunità medico-scientifica, sia qui nel Regno Unito sia a livello globale, e credo in un futuro migliore per tutti noi”.


 Non è mancato in ultimo un accenno non nuovo alla memoria di tempi ancor più difficili, quelli bellici, come a una fonte “d’ispirazione, in qualche modo”: “Avendo vissuto la guerra – ha ricordato l’anziana sovrana – mi pare sia decisamente come allora, quando ciascuno era mosso da una stessa idea”. Ciò che conta – ha concluso, invocando più la persuasione che non l’obbligo nella battaglia odierna del vaccino – è “creare le condizioni perché ognuno si senta disposto ad accettare l’offerta della vaccinazione, quando verrà chiamato”. Come un tempo i volontari al fronte.

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Cronaca

Uccisi Ambasciatore italiano e un carabiniere in Congo

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Un’imboscata in piena regola, probabilmente a scopo di sequestro, finita in tragedia. L’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese, Mustapha Milambo, sono stati uccisi in un agguato mentre viaggiavano a bordo di un’auto dell’Onu in una regione della Repubblica democratica del Congo, il Nord Kivu, da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali.

Il governo di Kinshasa punta il dito contro le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), ribelli di etnia Hutu conosciuti per il genocidio in Ruanda del 1994, che hanno stabilito la loro roccaforte nell’area dell’agguato, mentre l’Italia chiede un rapporto dettagliato alle Nazioni Unite.

Il convoglio, composto da due vetture del Programma alimentare mondiale (Pam-Wfp), stava viaggiando verso nord, sulla strada tra Goma e Rutshuru, dove il diplomatico italiano avrebbe dovuto visitare un programma di distribuzione di cibo nelle scuole dell’agenzia dell’Onu, fresca di Nobel per la pace. Alle 10.15 (le 9.15 in Italia), le due auto vengono fermate a circa 15 km da Goma, nei pressi di Nyiaragongo, nel parco nazionale di Virunga, da un commando di 6 persone che apre il fuoco, prima sparando in aria, poi uccidendo l’autista.

Secondo le prime ricostruzioni riferite dal governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, gli assalitori portano il diplomatico e il carabiniere della scorta nella foresta. Scattato l’allarme, sul posto si precipita una pattuglia di ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura che si trova nelle vicinanze, seguita da forze dell’esercito locale. Esplode un conflitto a fuoco nel quale gli aggressori uccidono Iacovacci. Anche Attanasio viene colpito dagli spari: di chi, ancora non è chiaro. Il corpo esangue dell’ambasciatore, ferito all’addome, viene caricato su un pick-up dai primi soccorritori, per poi essere trasferito all’ospedale di Goma.

Altre tre persone sarebbero state rapite, riferisce il ministero dell’Interno di Kinshasa, e si parla anche di alcuni feriti. Il governo congolese ha dichiarato che le autorità provinciali del Nord Kivu non erano a conoscenza della presenza dell’ambasciatore nell’area e che questo non ha permesso loro di fornirgli misure di sicurezza adeguate, né il loro tempestivo arrivo sul posto in “una parte del Paese considerata instabile e in balia di alcuni gruppi armati ribelli nazionali e stranieri”. Formatesi all’inizio degli anni 2000, le Fdlr sono accusate di diversi attentati nella zona, tra cui quello dell’aprile 2020 in cui morirono 17 persone tra cui 12 ranger dell’Iccn.

Il Pam ha tuttavia riferito che la strada era stata precedentemente controllata e dichiarata sicura per essere percorsa anche “senza scorte di sicurezza”. La Farnesina ha però chiesto all’Onu di fornire quanto prima un report dettagliato sull’attacco in un luogo dove Attanasio si era recato su invito del Pam.

In Italia la morte di Attanasio e Iacovacci è stata accolta con sgomento e dolore, dal presidente Sergio Mattarella che ha parlato di “lutto per questi servitori dello Stato” al premier Mario Draghi che ha espresso il cordoglio del governo ai familiari del diplomatico, che lascia una moglie e tre bimbe piccole, e del giovane carabiniere che avrebbe dovuto sposarsi in estate. La terribile notizia ha raggiunto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bruxelles, dove si trovava per il Consiglio Esteri Ue e dove ha raccolto il cordoglio unanime dei colleghi e dei vertici europei. Rientrato immediatamente a Roma, il ministro ha ricevuto messaggi di solidarietà dall’intera comunità internazionale, dall’Onu fino al segretario di Stato Usa, Antony Blinken. E raccogliendo l’appello delle forze politiche, unanimi nel cordoglio e nella condanna dell’attacco, ha annunciato che riferirà “il prima possibile in Parlamento per fare chiarezza” sulle circostanze dell’agguato ancora pieno di interrogativi e sul quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta.

Al telefono con la collega congolese, Marie Tumba Nzeza, il ministro ha chiesto “di fare luce sulle dinamiche e le responsabilità dell’attentato”, auspicando che le autorità di Kinshasa offrano “piena collaborazione nei contatti e negli scambi con la magistratura e le forze di sicurezza italiane”. Nel pomeriggio la stessa ministra ha reso visita alla vedova del diplomatico nella loro casa di Kinshasa, mentre i genitori di Attanasio restano chiusi nel loro dolore: “Lo abbiamo saputo dai media – hanno fatto sapere -, preferiamo non parlare”.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto, per la giornata di oggi e di domani, l’esposizione a mezz’asta della bandiera italiana e della bandiera europea sugli edifici pubblici degli Organi Costituzionali e dei Ministeri, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci.

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Esteri

IFAD, 44esima sessione del Consiglio dei Governatori e conferenza stampa con Agnes Kalibata sul Vertice sui sistemi alimentari

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Si apre il 17 febbraio, la 44esima sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

Capi di Stato, Ministri ed esperti di sviluppo agricolo, si riuniscono per discutere dell’importanza strategica degli investimenti nelle aree rurali dei Paesi più poveri del mondo e delle modalità con cui colmare il deficit di finanziamento dello sviluppo agricolo. In un mondo scosso dai cambiamenti climatici e dalla pandemia di Covid-19 con il suo impatto devastante sull’economia e sulle società, gli investimenti nelle aree rurali assumono infatti un ruolo fondamentale nella costruzione di stabilità e pace.

Invitati d’onore del Consiglio dei Governatori IFAD sono: Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale della Repubblica italiana; João Manuel Gonçalves Lourenço, Presidente della Repubblica di Angola; Imran Ahmad Khan Niazi, Primo Ministro del Pakistan; Agnes Kalibata, Inviata Speciale Onu per il Vertice sui sistemi alimentari del 2021; Sabrina Dhowre Elba, Ambasciatrice di buona volontà dell’IFAD e produttrice agricola. 

Quest’anno gli Stati membri devono nominare anche il presidente dell’IFAD per un mandato di quattro anni.

Quando: 17-18 febbraio 2021, ore 13:00 – 17:00

Dove: Piattaforma virtuale

La pandemia di Covid 19 ha puntato i riflettori sulla vulnerabilità dei nostri sistemi alimentari globali, costringendoci a rivalutare urgentemente come  produrre, trasformare e consumare alimenti in modo equo e sostenibile. Durante una conferenza stampa congiunta, il Presidente IFAD Gilbert F. Houngbo e l’ Inviata Speciale delle Nazioni Unite per il Vertice sui sistemi alimentari del 2021, Agnes Kalibata faranno un annuncio importante riguardante il prossimo Vertice sui sistemi alimentari – un processo storico che richiede a tutti di contribuire alla trasformazione delle nostre catene alimentari.

 Quando: 18 Febbraio, ore 11:00

 Dove: Piattaforma virtuale

L’Italia e l’IFAD

L’Italia è un partner fondamentale per l’IFAD, non solo perché ne ospita la sede ed è uno dei maggiori contribuenti fin dal 1977, ma anche perché da lungo tempo è un paese all’avanguardia nell’ambito dell’innovazione finanziaria, dell’agricoltura sostenibile e della sicurezza alimentare. Il notevole impegno dell’Italia per la riduzione della povertà rurale e della fame nasce dalla tradizione agricola del paese e dalla costanza nel sostenere lo sviluppo delle proprie aree rurali: l’Italia riserva da sempre un posto di rilievo all’agricoltura e alla sicurezza alimentare nell’ambito delle proprie politiche per lo sviluppo, soprattutto dopo il 2008, con il lancio a l’Aquila dell’Iniziativa sulla Sicurezza Alimentare, nel quadro del G8. Particolarmente interessanti le prospettive di collaborazione con il mondo delle cooperative italiane il cui modello – che unisce alla sostenibilità agro-alimentare l’attenzione per le dinamiche sociali – sembra rispondere alle esigenze dei paesi beneficiari. Per il triennio 2019-2021 l’Italia, attraverso il Ministero dell’Economia e Finanze, ha annunciato un contributo di 66,56 milioni di dollari per la ricostituzione delle risorse del Fondo, contributo che mantiene il nostro Paese tra i maggiori donatori IFAD. La Cooperazione italiana, in aggiunta ai suddetti fondi, concede all’IFAD contributi obbligatori, derivanti dall’Accordo di sede, e può concedere contributi volontari per il finanziamento di specifici progetti di sviluppo dell’IFAD. A febbraio 2019, Italia e IFAD hanno firmato, inoltre, un nuovo Accordo quadro di partenariato che riflette gli obiettivi dell’Agenda 2030 e tiene conto delle priorità strategiche della Cooperazione Italiana.

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