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F1 2020, il videogioco ufficiale della Formula 1

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F1 2020 è il nuovo videogioco ufficiale della formula 1 realizzato da Codemasters per Google Stadia, PC, PlayStation 4 e Xbox One. Previsto per il 7 Luglio per i possessori dell’edizione speciale dedicata a Michael Schumacher (tre giorni dopo per tutti gli altri), F1 2020 si presenta come un capitolo di transizione dal punto di vista del modello di guida, ma non manca di mettere in campo numerose novità contenutistiche degne di nota. Per la prima volta giunto sugli scaffali quasi in contemporanea con il campionato reale, iniziato proprio alcuni weekend fa, il gioco del team britannico ha dovuto affrontare più di una problematica nel corso degli ultimi mesi. Nonostante la forte dedizione dimostrata dagli sviluppatori, purtroppo, difficilmente riusciremo a vedere una riproduzione fedele del campionato reale, anche e soprattutto a causa di alcuni stravolgimenti del calendario a causa del Covid 19. Per far fronte ai rinvii dei mesi passati, infatti, la federazione ha deciso di inserire in calendario nuove piste inedite, tra cui molto probabilmente figureranno il Mugello e L’Autódromo Internacional do Algarve di Portimão, che da poco ha ricevuto la valutazione massima – obbligatoria per ospitare una gara di Formula 1- in seguito a forti lavori di adeguamento e ristrutturazione. Quello che si vive in F1 2020 è insomma una sorta di campionato alternativo, un grande “what if” capace di cancellare via ogni traccia di tutte le problematiche degli ultimi mesi e in grado di far vivere, in esclusiva, l’intero campionato del mondo così come era stato concepito originariamente. Dopo avere accolto un anno fa le vetture del campionato di Formula 2, F1 2020 si arricchisce quest’anno con la nuova modalità My Team. Tradotta in italiano con il nome Carriera Squadra, si tratta di una modalità gemella alla carriera già esistente, con la differenza che in quella nuova si verrà chiamati a costruire da zero quella che diventa l’undicesima scuderia del campionato. Un’idea molto allettante anche per chi era finora abituato a giocare la carriera dedicata al singolo pilota, visto che nel disegno di Codemasters il personaggio interpretato dal giocatore è sia proprietario della nuova scuderia, sia il suo pilota principale. Se vogliamo si tratta anche di un altro modo per festeggiare i settant’anni di storia della Formula 1, visto che nel corso del tempo casi analoghi si sono verificati davvero, come ad esempio: la Rebaque di Héctor Rebaque, o la Brabham di Jack Brabham.

In F1 2020 la creazione della nuova scuderia passa in primo luogo dalla scelta del suo nome, accompagnata da quella dello sponsor che definirà il budget di chi gioca per andare a selezionare il propulsore tra quelli realmente disponibili per i team di F1. Nel caso in cui l’edizione in proprio possesso sia quella intitolata a Michael Schumacher, sarà anche possibile scegliere per la nuova scuderia una delle livree dedicate al pilota tedesco, così come le fantasie di tuta e casco per il proprio personaggio. Il passo finale consiste nell’assumere un compagno di squadra, scegliendolo inizialmente tra alcuni giovani di belle speranze provenienti dalla F2. Per aiutarci nella scelta del secondo pilota, Codemasters ha deciso di introdurre alcuni parametri legati alla capacità del guidatore che verrà introdotto nel team, riassunte anche in un punteggio di overall che indica la sua bravura a livello generale. Durante lo svolgimento della carriera si potranno comunque compiere diverse scelte dedicate al proprio compagno, facendo crescere quello che già si ha oppure andando a fare la corte con contratti faraonici ai piloti più famosi presenti nel circus, tenendo presente che nel corso della carriera quelli più anziani si ritireranno per dare spazio a nuove leve. Per attrarre Lewis Hamilton o un altro di punta, ad esempio, la scuderia del giocatore avrà la necessità di crescere in termini di prestigio ottenendo successi che ne aumentino la fama, dotandosi allo stesso tempo di strutture all’avanguardia. La Carriera Squadra di F1 2020 vuole infatti simulare in tutto e per tutto il difficile lavoro dei manager, chiedendo tra una gara e l’altra anche di pianificare attività speciali dedicate per esempio al marketing, o stanziare fondi per sviluppare le aree che compongono una scuderia di livello. Compiacendo gli sponsor secondari col raggiungimento di alcuni obiettivi, si potranno inoltre ottenere soldi extra da spendere insieme al resto per sbloccare strutture specifiche, grazie alle quali evolvere gradualmente anche dal punto di vista tecnico per cercare di passare da una situazione iniziale che ci vede nelle retrovie dei blocchi di partenza fino alle prime posizioni. Insomma, la modalità Carriera Squadra è proprio una gradita novità per tutti gli appassionati del brand. Andando a spulciare nel menu principale sono presenti per quanto riguarda il single player, oltre alle gare secche e al campionato personalizzabile in quanto al numero di appuntamenti, sono presenti anche la prova a tempo ma soprattutto la carriera pilota, che permette di farsi le ossa con i rookie dalla Formula 2 per poi approdare alla Formula 1. Si può scegliere se farlo dopo poche gare oppure disputando una stagione completa nella serie cadetta per fare il grande salto. È presente anche la consueta sezione dedicata alle gare storiche con una serie di vetture d’epoca basate sulla carriera di Michael Schumacher che appaiono, insieme a quelle delle stagioni passate, in occasione degli eventi a invito. Ovviamente è presente anche la modalità multiplayer, quindi, anche gli amanti della competizione online saranno lieti di poter giocare a F12020.

Passando all’analisi del gameplay, non vi sorprenderete nel sentire che F1 2020 è una prosecuzione di quanto già giocato l’anno scorso e negli anni precedenti. I menù relativi alla gestione di aiuti, livelli difficoltà e tutti quegli aspetti che permettono di personalizzare una gara, un intero weekend, o un campionato sono rimasti essenzialmente immutati. Quasi la stessa cosa possiamo dire anche del modello di guida che segue la filosofia dei piccoli passi che continuino e evolvere l’esperienza di guida. Con F1 2020 siamo come sempre nel campo dei “simularcade” pensati per essere estremamente impegnativi; stare dietro ad Hamilton Verstappen, Leclerc e compagnia bella può diventare un incubo, soprattutto ad alti livelli di difficoltà e se si guidano vetture di categoria inferiore. Dall’altra parte, impostando tutta una serie aiuti per bypassare la necessità di gestire controllo trazione, la frenata, la gestione del carburante, è possibile trasformare lo stile di gioco in un arcade “superassistito” con una infinità di sfumature nel mezzo. Chi decide di affrontare F1 nella sua incarnazione più accessibile con un joypad faticherà ad accorgersi delle novità introdotte sul fronte del modello di guida e della fisica, apprezzabili invece da chi usa un volante con pedaliera e cambio. Andando a spulciare nel menù del setup ci si accorge che in F12020 è possibile modificare indipendentemente le pressioni dei quattro pneumatici: questa è una novità importante perché l’evoluzione della temperatura delle gomme, dettata dalle pressioni iniziali, influisce in modo molto più consistente sull’aderenza rispetto a quanto succedeva in passato. Questo sia nell’immediato, sia verso la fine dello stint o con il variare del meteo; diventa quindi più complicato, riuscire ad azzeccare la giusta finestra operativa costringendo i giocatori a tenere conto delle temperature e del consumo, specie se si esagera con i sottosterzi o i sovrasterzi. Ci sono altre novità in F1 2020 che vanno nella direzione di un sempre maggiore realismo: è stato abolito il controllo di fino dell’erogazione della potenza elettrica per essere gestito in automatico dalla vettura, come accade nella realtà: il giocatore ha ora a disposizione un pulsante “sorpasso” che permette di consumare energia quando si deve attaccare o difendersi, ma a patto di averne ancora a disposizione. Sono presenti anche altri piccoli miglioramenti al realismo del modello di guida: si percepisce un maggiore grip nelle curve lente quando si deve far ruotare la vettura, mentre le scalate verso il basso non possono più essere effettuate in rapida successione fino alle marce più basse. Nel complesso le modifiche al modello di guida sembrano azzeccate e proseguono sulla strada iniziata già da tempo verso quel genere di realismo da ottenere a piccoli passi pur salvaguardando la natura di gioco ibrido che è tipica della serie F1 di Codemasters.

Sia in fase di guida che nei replay il colpo d’occhio generale offerto da F1 2020 è davvero di ottimo livello, anche grazie al lavoro iniziato un anno fa sull’uso dell’illuminazione. Chi si aspettava grossi salti in avanti dovrà però aspettare la prossima generazione. Per quanto riguarda i dettagli, è bene ricordare che per la prima volta gli sviluppatori si sono trovati nella situazione di dover creare i modelli delle monoposto prima che le loro controparti reali debuttassero dal vivo: in attesa di un prevedibile aggiornamento nei prossimi giorni, eventuali mancanze possono essere perdonate. In modo simile a un anno fa, anche il campionato di F2 aggiornato arriverà con un pacchetto aggiuntivo in un secondo momento. Mentre nel mondo reale la situazione legata alla pandemia si è fatta sentire anche nella scelta di rinviare o sopprimere le gare previste in alcuni circuiti, la scelta di Codemasters è stata giustamente quella di ignorare tutto questo, proponendo la stagione 2020 così come sarebbe dovuta essere. Sono quindi comprese nella lista delle piste presenti nel gioco quelle di Hanoi in Vietnam e Zandvoort in Olanda, due circuiti abbastanza diversi tra loro. Ritorna anche stavolta il commento di Carlo Vanzini e Luca Filippi, diventati ormai una presenza costante della serie. Come in passato il loro intervento si ferma alla presentazione della gara e alla sua conclusione, lasciando quindi che nel corso della gara ci sia la radio dai box ma soprattutto i motori delle monoposto a riempire le nostre orecchie con un audio che nel complesso risulta davvero molto curato. L’unico vero lato negativo del comparto tecnico è rappresentato dai caricamenti: davvero troppi e troppo lunghi, costringendo i giocatori nei casi in cui bisogna passare da più schermate successive prima di entrare in pista a diverse pause che finiscono inevitabilmente per irritare chi si trova davanti allo schermo. Tirando le somme, F1 2020 si è presentato sulla griglia di partenza con un modello di guida aggiuntivo appositamente pensato per i neofiti e nuovi aiuti disponibili per chiunque, oltre che con un’interessantissima modalità manageriale nuova di zecca. Nonostante le difficoltà di bilanciamento legate alla partenza ritardata del campionato F1, il risultato finale è decisamente apprezzabile. Il team britannico sembra aver messo in piedi un prodotto completo e ludicamente articolato, che al collaudato sistema di guida della serie affianca nuovi contenuti di ottima fattura. Insomma, se siete appassionati di Formula 1, questo titolo, nonostante le difficoltà dovute al Covid 19, non vi deluderà affatto.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Wasteland 3, alla conquista del Colorado

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Wasteland 3 è il terzo capitolo della storica saga di giochi di ruolo a tema post-apocalittico. In questo episodio i giocatori dovranno esplorare le gelide distese del Colorado, una regione piena di pericoli e misteri popolata da molte fazioni in guerra perenne tra loro. Il titolo, disponibile su Pc, Xbox One e Ps4, è un’opera talmente densa di contenuti da lasciare letteralmente a bocca spalancata. Quanto imbastito da InXile Entertainment è qualcosa fuori scala, qualcosa che necessita di decine e decine di ore di gioco per scalfirne appena la superficie. Narrativa di livello, una scrittura efficace e, soprattutto, un mondo incredibilmente vivo e in continua evoluzione: tutto senza dimenticare un gameplay profondo e articolato. Chiunque avesse aspettative decisamente alte per il titolo, non rimarrà deluso da Wasteland 3 e troverà un’avventura dall’altissima qualità di fondo, capace di ammaliare i vecchi appassionati e, al contempo, rivisitare in chiave moderna diverse le classiche meccaniche di gioco. Ma andiamo ad esaminare il gioco più da vicino: le storie narrate in questo terzo capitolo della saga portano i giocatori in un’ambientazione diametralmente opposta alla calda Arizona, dove si svolgevano i precedenti episodi. In Wasteland 3, come già accennato ci si troverà a vivere e combattere in un ghiacciato quanto inospitale Colorado post-apocalittico, con i ranger che hanno risposto alla chiamata d’aiuto del Patriarca, un auto-proclamatosi sovrano dello Stato dal polso di ferro. Come qualsiasi padre dal carattere forte e con il tempo a disposizione risicato, sono i figli il grande problema del Patriarca, con la prole del dittatore che si è sparpagliata tra le gelide lande del Colorado a tramare per deporre il padre. Il compito di chi gioca sarà, quindi, quello di recuperare i figli fuggiaschi e riportarglieli. Questo è, però, solo il punto di partenza di Wasteland 3, infatti, il seguito delle vicende è completamente nelle mani dei giocatori e dipenderà da un’incredibile serie di scelte che bisognerà fare nel corso dell’avventura. Decisione dopo decisione, il mosaico narrativo di Wasteland 3 andrà a comporsi poco alla volta, portando chi si trova dinanzi lo schermo su strade diverse e, soprattutto, sempre giustificate da quello che è stato il cammino dei ranger. Ricordate, mai, come nell’ultima opera di InXile Entertainment, vi potrete sentire padroni del vostro destino, capaci di scelte in grado di segnare la sorte di intere cittadine e della vostra reputazione nel mondo di gioco. In Wasteland 3 ad ogni azione corrisponde una conseguenza, nulla deve essere lasciato al caso, ogni minima risposta od ogni più piccolo gesto può cambiare il corso della storia. Questo diventa estremamente chiaro quando, dopo ore di gioco, ci si ritrova dinanzi alle conseguenze di una scelta fatta tempo prima o quando ci si imbatte in un accampamento ormai decimato solo perché in precedenza non si è portata a termine una missione secondaria. In situazioni come queste, la potenza narrativa di Wasteland 3 emerge in tutta la sua magnificenza. La storia quindi viene vissuta come un libro appassionante che si sviluppa attorno alle scelte del lettore, un po’ come era con i “librigame” negli anni ‘80.

A livello narrativo, l’intreccio proposto non è solo un mero esercizio di stile, ma anche e soprattutto un racconto nudo e crudo, capace di sbattere in faccia al giocatore la realtà umana di un mondo post apocalittico. Folli, disperati, fanatici, succubi e potenti: il prodotto di InXile Entertainment è un turbine di sentimenti umani, un museo di personalità ed emozioni, un incredibile spaccato della psiche umana. Nelle decine di ore di gioco che bisognerà passare in compagnia del “Team November”, ossia la squadra di Desert Ranger protagonista di Wasteland 3, capiterà di imbattersi in personaggi e vicende di ogni tipo, che porteranno più volte a varcare il labile confine tra il bene e il male. Ergersi paladini della giustizia non è mai stato così difficile, ma ricordate, esiste sempre una via da percorrere. Ad aumentare poi ancor di più l’immedesimazione nelle lande ghiacciate del selvaggio Colorado è finalmente il doppiaggio, una caratteristica richiesta a gran voce dai fan e arrivata grazie all’apporto di capitali dovuto all’ingresso di InXile Entertainment negli Xbox Game Studios. Un doppiaggio, solamente in inglese ma di buonissima fattura, che è riservato anche al più insignificante dei dialoghi e che concorre a innalzare incredibilmente la fruibilità del titolo. Se non siete particolarmente a vostro agio con la lingua d’oltremanica, fate attenzione: non è solo il doppiaggio a essere in inglese in Wasteland 3, bensì l’intero gioco. Considerando quanto siano predominanti i testi scritti, si tratta quindi di un aspetto da tenere in grande considerazione se si è interessati all’acquisto. Altro aspetto determinante per l’immedesimazione è poi l’introduzione di una visuale frontale dei personaggi principali durante alcuni dialoghi. Un’interessante aggiunta, che riesce anch’essa a dare un qualcosa in più in più alla narrazione.

Quali che siano le decisioni prese, bisognerà sempre essere pronti a guidare gli uomini attraverso numerose battaglie, che, pur non essendo l’unico elemento fondante del gameplay, sono indubbiamente al centro dell’esperienza di gioco e impiegheranno molto del tempo di chi gioca nelle distese desolate dell’America post-apocalittica. A un primo sguardo, i combattimenti non sembrano molto diversi da quelli visti in Wasteland 2, tuttavia da subito si può notare una differenza significativa: se nel predecessore era l’iniziativa di ogni personaggio a determinare l’ordine della battaglia, adesso durante il proprio turno ogni schieramento controlla i propri personaggi, l’uno dopo l’altro, per poi cedere l’azione alla fazione opposta. Quando il pallino del gioco è in mano al giocatore, si potranno posizionare i ranger sul campo di battaglia, usare le loro abilità o semplicemente attaccare gli avversari, ma anche muoverli con più cautela facendoli riparare dietro una copertura che offre protezione dagli attacchi nemici, risparmiare punti azione (la “valuta” con cui si “paga” ogni mossa sul campo di battaglia, dal movimento all’uso delle armi) per poi utilizzarli al turno successivo per avere a disposizione un attacco in più, preparare un agguato per i nemici che dovessero entrare nel raggio di tiro e così via. Le opzioni tattiche sono numerose e regalano combattimenti sempre intensi e soddisfacenti, con un adeguato grado di complessità ma senza essere del tutto inaccessibili per i giocatori meno esperti. Ci sono tante classi di armi, ognuna con proprietà diverse, oggetti rapidi che spaziano dai medikit, ai farmaci per potenziarsi temporaneamente in battaglia, oltre alle immancabili granate, è possibile pure usare le proprie abilità per hackerare torrette e droni e rivoltarli contro i loro padroni, o ancora usare la propria affinità con gli animali per fare la stessa cosa con le bestie e le creature del Colorado. Insomma, i modi con cui giungere al trionfo non mancano di certo. Inoltre, è molto importante sfruttare la conformità del terreno a proprio vantaggio, ripararsi dietro le coperture e posizionare i propri soldati nel modo migliore, senza lasciarli troppo scoperti e garantendosi una buona linea di tiro. È anche importante, soprattutto quando si fronteggiano gruppi di mutanti o di razziatori sanguinari, assicurarsi di essere i primi ad attaccare, così da guadagnare l’iniziativa e ottenere un vantaggio che può talvolta risultare decisivo, potendo sfoltire per bene i nemici prima ancora che possano reagire, tattica che risulta particolarmente utile se la difficoltà è impostata su “difficile”. Non è sempre possibile fare agguati ai propri nemici, in alcuni casi perché la battaglia parte dopo una conversazione, magari a causa di una decisione o di alcune parole di troppo, altre volte perché si viene individuati dai nemici e dobbiamo quindi concedere loro il primo turno. Esiste poi anche la possibilità di evitare alcuni scontri, ma il sistema di stealth, se così lo vogliamo chiamare, implementato dagli sviluppatori è molto basilare e purtroppo non molto appagante quanto gli scontri a fuoco. Inoltre, evitare il combattimento non dà alcun vantaggio, anzi vuol dire perdere molti preziosi punti esperienza, oltre al bottino che si può raccogliere dai cadaveri nemici. Prima di passare oltre, un piccolo appunto sul livello di sfida che ci si può aspettare da Wasteland 3: noi abbiamo impostati la difficoltà su difficile e ritengo sia la scelta migliore per chi ha un po’ di esperienza col genere e vuole essere messo almeno un po’ alla prova dagli scontri coi nemici, anche perché a normale si ha vita facile ed è quindi la modalità adatta per i giocatori meno esperti, o per quelli che non amano le battaglie a turni e non vogliono faticare troppo.

Naturalmente, in un gioco di ruolo profondo e ben strutturato come Wasteland 3 i combattimenti non sono l’unica attività su cui investire il proprio tempo. Fin da subito, in fase di creazione dei personaggi, bisognerà avere a che fare con tanti parametri da tenere sott’occhio e gestire, con ben sette attributi principali, numerose abilità e talenti speciali da scegliere e sviluppare ad ogni passaggio di livello. Ognuno di questi regola l’efficacia di ogni personaggio in sede di combattimento e nei diversi aspetti della vita di un ranger: ci si potrà concentrare soprattutto sui fucili da cecchino o sull’intimidazione, o sugli esplosivi, sulla leadership, oppure ancora sull’hacking. Quello che non è possibile fare è creare un personaggio che sia in grado di svolgere ogni compito alla perfezione, quindi l’opzione migliore è di specializzare ogni membro della propria squadra in abilità diverse e tra loro complementari, così da poter affrontare al meglio ogni situazione e aprirsi diverse possibilità interessanti, che possono sfociare in alcuni casi in strade e percorsi narrativi durante l’esplorazione. A proposito dell’esplorazione, è importante sottolineare che Wasteland 3 lascia sempre una certa libertà al giocatore: terminato il breve prologo, si avrà subito a disposizione una base a cui fare ritorno ogni volta che si vuole e un veicolo corazzato con cui spostarsi per il Colorado in completa libertà, pur se alcune zone possono richiedere qualche potenziamento per la propria vettura. La struttura è grosso modo quella del predecessore, con una mappa del mondo un po’ stilizzata in cui ci si può muovere liberamente, con la possibilità di scoprire bottini inaspettati ma anche il rischio di subire agguati improvvisi, e in cui trovano spazio diverse location che si possono esplorare poi meglio anche a piedi. Ed è proprio in queste zone che si passerà la maggior parte del tempo, in quanto sono i luoghi in cui si svolgono un po’ tutte le attività principali del gameplay, dai dialoghi con i personaggi, ai combattimenti, gli acquisti dai negozi e così via. Le location che si potranno visitare non sono molto grandi, e purtroppo ci sono anche frequenti caricamenti nel passaggio da un livello all’altro, ma contengono comunque diversi segreti da scoprire che vanno a premiare i giocatori più attenti… e quelli che hanno investito su alcune particolari abilità, dato che è impossibile scoprire ogni singolo contenuto di gioco nella stessa partita.

Ovviamente Wasteland 3 non è un titolo esente da problemi: ad esempio, il log delle missioni, dove sono racchiuse tutte le quest in cui si siamo imbattuti durante la nostra prova, non riesce infatti a tenere il passo delle vicende e più di una volta non abbiamo trovato registrato qualche progresso che avevamo invece raggiunto. La gestione dell’inventario, inoltre, avrebbe potuto essere migliorata e allo stato attuale risulta confusionaria e poco pratica. L’aspetto più fastidioso, per quanto non eccessivamente negativo, che abbiamo riscontrato è però quello relativo all’obbligo di avere tutti i personaggi sul medesimo punto per cambiare zona. Il che, ci teniamo a dirlo, non è per forza di cose un male, ma, considerando come più volte ci siamo trovati a lasciare erroneamente indietro un ranger a causa di un sistema di selezione talvolta impreciso, alla lunga il tutto diventa parecchio fastidioso, costringendo ad attendere per decine di secondi che anche gli ultimi personaggi raggiungano il punto in questione. A quanto detto fino ad ora si vanno infine ad aggiungere dei caricamenti lunghissimi. Per il resto, il lato tecnico è comunque riuscito e sebbene non riesca a competere con titoli di altri generi, i risultati del budget aggiuntivo concesso a questo terzo episodio sono piuttosto evidenti. Una menzione di onore deve essere fatta poi sia alle sorprendenti scelte stilistiche e artistiche di alcune zone o fazioni, sia alla colonna sonora, che si è rivelata di ottima fattura e decisamente azzeccata. Peccato solo per qualche calo di framerate in alcune zone, soprattutto a Denver, ma si tratta di un difetto che, siamo sicuri, verrà corretto già con le prime patch. Tirando le somme, nonostante alcune incertezze tecniche da risolvere con qualche patch, Wasteland 3 è un gioco di ruolo di qualità, capace di offrire ore e ore di missioni ricche di scelte e trasportare i giocatori in un contesto pericoloso quanto affascinante. Non è perfetto, ma se cercate un GdR dal sapore “old school” che mescoli sapientemente dialoghi, scelte e tanti combattimenti tattici a turni è il prodotto che fa per voi. Mettetevi alla prova nelle terre selvagge del Colorado e siamo certi che resterete stupiti dall’esperienza di gioco.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Wiko View 5 e View 5 Plus, gli smartphone dalla maxi batteria

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Wiko porta in Italia due nuovi smartphone di fascia economica che, a parte il prezzo, puntano sulla quadrupla fotocamera posteriore e soprattutto sulle performance della batteria, che promette di durare tre giorni e mezzo con una ricarica. Se non ne potete più del cellulare che si scarica a fine giornata o peggio ancora anche prima, questo nuovo dispositivo sembra essere la perfetta soluzione ai vostri problemi. L’estetica di questi modelli punta su cornici contenute per la parte frontale e un retro che piazza la quadrupla fotocamera in una configurazione molto simile a quella proposta da Huawei da un anno a questa parte, con un riquadro nello spigolo in alto a sinistra, tre sensori da un lato e il quarto assieme al flash a fianco. Wiko View 5 e View 5 Plus hanno entrambi uno schermo da 6,55 pollici con un forellino che ospita la fotocamera frontale, da 8 megapixel. Sul retro i sensori sono quattro: il principale da 48 megapixel è affiancato da un grandangolo da 8 mp, da una lente macro (5 mp) e da un sensore per l’effetto bokeh. La batteria, da 5mila mAh, richiede solo due ricariche a settimana. La differenza tra i due smartphone è però sotto la scocca. Il Wiew 5 monta il processore MediaTek 6762D A25, 3 GB di Ram e 64 GB di memoria interna. Il modello Plus ha il chip MediaTek 6765, 4 GB di Ram e 128 GB di spazio d’archiviazione. Entrambi i dispositivi sono disponibili da questo mese. Il Wiko View 5 arriva in tre colori – Midnight Blue, Pine Green e Peach Gold – a circa 170 euro; il Wiko View 5 Plus è nelle finiture Aurora Blue o Iceland Silver a circa 200 euro.

F.P.L.

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Railway Empire Complete Collection, diventa un magnate delle ferrovie

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Railway Empire complete collection arriva su console per la gioia di tutti gli appassionati dei titoli gestionali. Fino ad alcuni anni fa, questo particolare genere sembrava trovare la sua casa esclusivamente su PC, ma sono alcuni anni, invece, che molti dei titoli di punta che richiedono un’attività manageriale stiano emigrando anche verso il parco console a disposizione del mercato videoludico. Kalypso Media ha fatto del genere gestionale il suo cavallo di battaglia grazie a Tropico, Port Royale e anche Railway Empire, con la piena intenzione di far impazzire tutti quei giocatori che preferiscono utilizzare un’Xbox One, una Ps4 o una Switch piuttosto che un computer. Proprio Railway Empire attualmente è disponibile sotto forma di “complete collection” per console, comprendendo tutti i DLC usciti fino ad oggi, e quindi si presenta come un titolo davvero denso di contenuti e cose da fare. Il videogame all’interno della propria nicchia va a scavare un ulteriore cunicolo che conduce in una caverna ancora più nascosta: perché se i titoli manageriali strizzano l’occhio a una ristretta platea di videogiocatori, il titolo di Kalypso guarda a chi è prettamente interessato alla cultura americana, al sogno di una rivoluzione industriale e alla passione per i treni, pronti a collegare le numerose città degli Stati Uniti d’America con il prodigio dei binari e delle locomotive. Mantenendo forte il tema che era stato già utilizzato da Railroad Tycoon e Sid Meier’s Railroads, che negli anni 2000 avevano già dettato la direzione giusta per collegare le due coste americane, Railway Empire Complete Collection adesso prova a condurre i giocatori anche fuori dai confini americani: se la carriera, quindi, partirà esattamente da dove finisce il titolo base, i DLC spingeranno i giocatori in Europa, in Messico, nel Regno Unito e anche in Irlanda, alla ricerca di nuove steppe da ricollegare con la forza del vapore viaggiando su rotaie. Il titolo è ambientato tra il XIX e l’inizio del XX secolo, nel pieno dell’evoluzione del treno: è il 27 settembre del 1825 quando la Locomotion n.1 traina il primo treno commerciale della storia, sulla tratta che da Stockton-on-Tees porta a Darlington: passeggeri comuni, ma anche carri miniera, tutti a una velocità di 9 chilometri orari, quasi il doppio di quanto possa compiere oggi una persona a piedi, ma senza carichi in spalle. Un’evoluzione che di lì a poco avrebbe portato nel 1839 la prima ferrovia da Napoli a Portici, in Italia, fino ad arrivare una rete che nel 1869 negli Stati Uniti percorreva 4600 chilometri in appena quattro giorni, andando da San Francisco a New York. La società industriale partiva da lì, dal sogno di un collegamento che potesse ridurre le distanze e dare vita a una realtà sociale: il pendolarismo. Di lì a poco il treno divenne un simbolo dello sviluppo societario, nonché una bandiera della civiltà: ed è proprio in questo contesto che bisognerà creare il proprio impero ferroviario.

A livello di giocabilità, lo scopo di Railway Empire Complete Collection è quello di spingere chi si trova dinanzi lo schermo a collegare i paesi del mondo con i binari. La proposta ludica parte così dalla campagna, una modalità divisa in cinque capitoli che non fa altro che accompagnare attraverso un enorme tutorial, pronto a spiegare tutte le meccaniche, inizialmente ingarbugliate, del gioco. Grazie a queste cinque sessioni introduttive si avrà la possibilità di andare a scoprire anche alcuni momenti della storia dell’evoluzione del treno, vestendo i panni di un magnate che deve necessariamente guardare al profitto. D’altronde la costruzione di migliorie, di strutture più efficienti, nonché di binari sempre più ramificati, passa dalla disponibilità economica di chi gestisce la linea ferroviaria. Va da sé, insomma, che la campagna non fa altro che proporre quella che è quasi una prassi del genere, ossia sfruttare un single player con una sottile linea narrativa che fa da palliativo per spiegare tutte le numerose e spesso capillari meccaniche di gioco. Ovviamente tali meccaniche sono tutte intrecciate tra di loro e propongono diverse interfacce non sempre intuitive, ma comunque pronte a offrire tutti quegli strumenti che possono garantire il risultato sperato. Piuttosto, quindi, che propinare un tutorial fatto di numerosi documenti e di guida ai comandi più basilari, sacrificando una modalità single player che avrebbe soddisfatto solo chi non ha velleità di competizione reale, si passa a un tutorial comunque gradevole e che introduce subito all’esperienza definitiva. Railway Empire Complete Collection però oltre a offrire quanto già era presente nella versione base del gioco, mette a disposizione degli scenari tutti nuovi. Ognuno di essi metterà i giocatori dinanzi a determinate caratteristiche da gestire, con dei parametri ben precisi ai quali affidarsi, con delle strategie da seguire per poter evitare la bancarotta e arrivare al risultato finale in maniera soddisfacente. Questo perché verranno fornite delle missioni, così come nel tutorial iniziale, che pretenderanno il raggiungimento di determinati obiettivi e condizioni entro una data fornita. Gli scenari sono disponibili solo nella modalità apposita, dato che la campagna principale, quindi il tutorial, era stata pensata prima della pubblicazione delle espansioni. Accanto agli scenari c’è la modalità libera, ossia un mondo a totale disposizione per quanto riguarda la personalizzazione dei contenuti messi in campo: punti di partenza, fattorie, collegamenti e potenziali avversari saranno a totale discrezione di chi gioca, senza alcun tipo di vincolo.

Railway Empire Collection però dà il meglio di sé nella modalità Sandbox. Sebbene essa sia stata sdoganata la meraviglia riservata a tale modalità, che fino a qualche anno fa riusciva sempre a far comparire un sorriso inebetito sul volto dei videogiocatori che si sentivano in grado di poter fare tutto, aspettarsi oramai una tale proposta in un manageriale è abbastanza scontato: ecco, quindi, che questa tipologia di gioco permetterà di abbattere qualsiasi tipo di paletto, andando a costruire all’infinito ciò che si desidera, inserendo chi gioca in un contesto che scevro da obiettivi e richieste infinite, sarà in grado quasi far sentire chiunque un vero e proprio magnate delle ferrovie. La versione da console di Railway Empire Complete Collection si comporta bene, questo va detto. Non ci sono bug o glitch capaci di rendere la partita ingiocabile, ma nonostante questo, alcuni piccoli accorgimenti potevano migliorare ulteriormente l’esperienza. Tirando le somme, il titolo offre una grande boccata d’aria al prodotto di base. Kalypso Media ha davvero voluto portare qualcosa su cui i giocatori potessero spendere dozzine e dozzine di ore e, bisogna dire, che ci è riuscita. Il gioco però rimane quello, di base accessibile a molti neofiti del genere gestionale ma con una serie di problemi davvero basilari e sicuramente risolvibili con non troppo lavoro, mostrando proprio qui una pecca di volontà nella produzione. Tutto sommato, comunque, Railway Empire Complete Collection offre tantissime ore di divertimento, sia per i nuovi che per i veterani, portando su console un gestionale su cui puntare per una fase di relax giornaliera. Se volete scoprire se siete capaci di affrontare una sfida del genere o se da bravi appassionati volete mettervi alla prova, questo software sarà in grado di regalare molte soddisfazioni.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7,5

Sonoro: 8

Gameplay: 7

Longevità:7,5

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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