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Editoriali

Fascismo buono e fascismo cattivo: tra realtà storica e campagna elettorale

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Le parole della presidente (presidenta?) della Camera dei Deputati Laura Boldrini, che asserisce che nulla di buono c’è stato nel ventennio fascista, prontamente rilanciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono durissime. Non si può pensare che siano credibili fino in fondo, dato che il regime di Mussolini, pur essendo stato una dittatura, ha realizzato -, senza l’intervento della mafia sugli appalti, senza l’ANAC e le indagini della Guardia di Finanza, e senza le mazzette – numerosissime opere pubbliche. A Roma, come in gran parte della nostra bella nazione, sono ancora presenti edifici stile ventennio, che sfidano il tempo e non collassano, come invece succede a stabili molto più giovani, costruiti con fondi statali. E’ forse molto noto l’episodio riferito al senatore Araldo Crollalanza, che fu incaricato di una delle più belle opere di quel periodo, e che dura ancora oggi intatta: il lungomare di Bari. Quando il Duce lo andò a visitare, ne apprezzò la struttura, ma si lamentò che fosse un’opera costosa. A quel punto, il responsabile dell’opera gli disse che era avanzato del denaro, che si affrettò a restituire. Tutt’altra cosa da ciò che accade oggi, quando abbiamo centinaia di opere incompiute finanziate con fondi dei cittadini, e che potrebbero essere completate soltanto con una somma molto superiore a quella prevista all’inizio per la loro realizzazione totale.

Tali mostri di cemento armato rimangono così senza tempo, in attesa di una soluzione, e la colpa si da’ alla burocrazia: ma i burocrati sono uomini

Chi conosce un po’ di storia – quella vera, non quella scritta dai vincitori – può arrivarci da solo. Le dichiarazioni delle due massime cariche dello Stato dimostrano la faziosità di chi propugna una politica di segno diverso, ed esulano dalla realtà storica. Per questo risultano, alla fine, meno credibili di quanto potrebbero essere, e meno efficaci: tranne per quei minori che sempre più si vogliono indottrinare con presunti ‘valori democratici’, in una nazione che tale regime – democratico – non conosce, ed è da indagare se l’abbia mai conosciuto. A poche ore di distanza dalla manifestazione antifascista organizzata dal PD, la presidente (presidenta?) della Camera Laura Boldrini, in un’intervista a La Repubblica, ha dichiarato: “Tutte le forze politiche democratiche dovrebbero fare fronte comune contro chi si richiama al regime fascista, che “fu di sopraffazione, di annientamento dei diversi, di discriminazione nei confronti delle donne”. Per cui, conoscendo il suo ben noto femminismo sopra le righe – anche e soprattutto esercitato da una posizione istituzionale privilegiata, il che dovrebbe consigliare una maggiore cautela nell’esprimere opinioni molto personali – non si capisce bene se il suo risentimento riguardi un regime ormai storico, o il fatto che le donne non erano emancipate come oggi, ma avevano un ruolo domestico ben definito. Si scaglia poi, la presidente (presidenta?) della Camera, – ma non dovrebbe esercitare una sorta di neutralità? – contro i “gruppi neofascisti” che “si moltiplicano, si allargano, diventano più arroganti e violenti.” E’ chiaro a tutti che i delinquenti vanno messi in galera, senza discriminazioni, ma non si può perseguitare politicamente e giudizialmente chi ha idee diverse dalle nostre. Qui sì, si scadrebbe in una sorta di regime che di democratico non ha nulla, e che sarebbe, a questo punto, fascismo, totalitarismo, discriminazione, cioè proprio quello che si vorrebbe stigmatizzare.
“In alcuni ambienti del nostro Paese”, ha detto ancora Laura Boldrini, “si è creato un clima assolutorio, si è raccontata la storia – falsa – di un fascismo buono finché non ha incontrato il nazismo cattivo. Ma il fascismo è stato da sempre violenza, aggressione, privazione della libertà. Chi invoca oggi quel regime non conosce la storia”. Bene, noi diciamo che la storia non la conosce chi fa tali asserzioni. La storia vera, non quella scritta dai vincitori. Le opere del ventennio sono sotto gli occhi di tutti, compreso quell’obelisco che la signora Laura voleva sfregiare, cancellandone il nome ‘Mussolini’ e creando un ipocrita falso storico. Alle parole della Boldrini hanno fatto eco con singolare tempismo quelle del presidente Mattarella, secondo il quale “Non esiste un fascismo buono e uno cattivo, il fascismo è tutto cattivo, e sbaglia chi dice che l’errore, oltre a quello della guerra, è nato con l’incontro con i nazisti.” Non possiamo che condannare le leggi razziali, vera ferita nella storia di un’Italia che stenta ancora a trovare il suo equilibrio, ancora oggi.

Tutto ciò, in seno alla commemorazione della Giornata della Memoria

Un massacro che non è stato soltanto degli Ebrei, perchè genocidi nel tempo ci sono stati anche altrove, nel mondo, come, ad esempio, quello degli Indiani d’America, da parte di un popolo bianco invasore che voleva appropriarsi delle loro terre. Quello che inorridisce, al contrario, sono le modalità indescrivibili che sono seguite alla deportazione. Adulti e bambini adibiti a cavie umane, oro raccolto dalle protesi dentarie dei deportati, intere famiglie strappate alla vita civile, costrette alla separazione e poi distrutte, donne giovani messe in case di piacere per i soldati tedeschi, camere a gas e forni crematori. Eccetera eccetera, fino a che può arrivare la nostra immaginazione più perversa, e anche oltre. Fatti reali e incontestabili, di cui esistono prove e testimonianze anche di prima mano, da parte di superstiti miracolosamente sopravvissuti nonostante tutto. Sbaglia chi non crede ai numeri e alla proporzione del genocidio che fu perpetrato, e che solo menti malate come quella di Hitler e dei suoi più stretti collaboratori potevano concepire.

In realtà, la persecuzione antisemita non era nei dogmi del regime fascista, e gli Ebrei non furono, all’inizio, perseguitati

Nel maggio del 1938 Hitler venne in visita a Roma. Le leggi razziali, sulla scia di quelle tedesche, furono promulgate dopo il luglio del 1938, e la consecutio è importante. Vien da pensare, checchè ne dicano altri, che Mussolini, pur non essendone stato sollecitato, abbia voluto seguire la linea tracciata dal suo alleato tedesco, trovando una facile via per sbarazzarsi anche di alcuni oppositori al regime. Papa Pio XI, che otto anni prima, forse sotto l’effetto dei Patti Lateranensi, aveva definito Mussolini come “L’uomo della Provvidenza”, nel 1937 aveva scritto un’enciclica contro l’antisemitismo dei Tedeschi, la “Mit brennender Sorge”, in cui si riferiva all’antisemitismo del Reich, perchè in Italia non c’era ancora stato alcun accenno ad una condotta antisemita. Ciò fa supporre che la questione antisemita sia nata in Germania, e che il Duce ne abbia voluto seguire le orme. L’emanazione delle leggi antisemite in Italia avvenne nell’autunno del 1938. Non era quindi una condizione essenziale per il regime fascista, nato nel 1922. Le deportazioni sono datate 1943, e sono state operate dai nazisti. Loro i rastrellamenti, loro in treni per i campi di sterminio, loro tutte le nefandezze di cui non hanno, in tempi più recenti, voluto rispondere. Sempre di Pio XI una dichiarazione, pronunziata con le lacrime agli occhi, che ci sentiamo di condividere in toto. “Non è lecito per i cristiani prendere parte all’antisemitismo. L’antisemitismo è inammissibile. Noi siamo spiritualmente semiti.”

Vogliamo invece smentire le parole della Presidenta della Camera dei Deputati Laura Boldrini, quando dice che “Anche in Italia c’erano quaranta campi”, facendo passare il messaggio che in Italia il fascismo avesse instaurato ben quaranta compi di sterminio

In realtà, in Italia non ci sono mai stati campi di sterminio, ma soltanto luoghi – isole o altro – di confino, in cui il regime inviava gli oppositori più pericolosi, oltre agli omosessuali, cristiani evangelici, testimoni di Geova – queste ultime due categorie forse in ossequio al Vaticano – comunisti, antifascisti ed Ebrei. Luoghi sorvegliati da Carabinieri, che non sono per nulla da paragonare ai campi di concentramento tedeschi. Il messaggio che si vuol far passare è chiaro, e non corretto. In realtà la malvagità nazista appartiene solo a loro, e non al regime italiano.
Non è intenzione di queste righe costituire una difesa d’ufficio del regime fascista: ognuno semina ciò che raccoglie. Ma tuttavia dichiarazioni come quelle che abbiamo udito dalle massime autorità dello Stato non si possono accettare, in nome della verità storica. Il regime fascista, osteggiato da molti, rimpianto da altri, è stato un regime di dittatura, con tutte le sue pecche e anche quei meriti, che oggi fa comodo non ricordare. Chi avrebbe potuto, e dovuto fare qualcosa, non la fece. Ricordiamo che Giorgio Napolitano rimase fascista fino alla caduta del regime, convertendosi prontamente al comunismo nel 1945, come si può leggere sul veicolo di notizie più facile, Wikipedia.

Roberto Ragone

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Editoriali

Tutti contro il governo pentaleghista, tra clown involontari e circo mediatico: siamo alla comica finale

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E il nuovo governo cerca di dispiegare le vele, con Giuseppe Conte al timone. Tranne M5S e Lega, tutti soffiano contro, tanti piccoli Eolo. La televisione ci porta la testimonianza di questo, nei Tiggì e nei Talk Show dedicati alla politica. Di contorno, anche qualche discutibile umorista – tipo Crozza , o involontario anche lui, come Fazio, otto milioni di euro all’anno dalla RAI ‘servizio pubblico’ – in altre trasmissioni, che con la politica non hanno nulla a che fare. Ma tant’è, l’Italiano medio – vorremmo dire mediocre – si occupa di politica quando non dovrebbe, e viceversa, quando sarebbe necessario approfondire per dare un indirizzo al paese, almeno evitando le castronerie che ci ammanniscono senza par condicio – vedi il defunto Renzi – si rifugiano nella plebiscitaria presenza sui canali che trasmettono partite di calcio. Non importa quali, purchè sia calcio. Quelle sono le occasioni in cui si sentono talmente patriottici, da esporre al balcone una bandiera tricolore comprata al mercato. Insomma, siamo messi proprio male.

Dicevamo della TV. È diventata un circo

Qualcosa che ormai è fuori moda, e soltanto pochi tenaci nostalgici continuano in queste imprese, il più delle volte con le toppe al sedere. C’è però uno spettacolo che non passerà mai di moda, ed è quello dei clown, dei pagliacci, per dirla in italiano. Grandi scarpe sformate, viso dipinto con labbra assurde, ciuffi di capelli applicati con una cuffia di gomma, e di solito un simulacro di frack, papillon enorme tutto storto, e poi tanta fantasia in un abbigliamento che deve soltanto provocare ilarità. La TV è diventata un circo, a cui alternativamente s’affacciano vari modelli di clown, – involontari – e le risate che suscitano non sono nelle loro intenzioni.

Il nuovo governo – e ancor più il nuovo presidente del Consiglio – hanno suscitato aspre critiche da tutte le parti politiche non coinvolte nel governo.

Ma proprio tutte. Cominciamo con il centrodestra, escluso dalla preclusione di Gigi Di Maio. Un Berlusconi sempre più appannato e malfermo ha tracciato la linea: a morte il governo, ma soprattutto il M5S. E se la prende anche con Mattarella, colpevole, a sentir lui, di non avergli consentito di provare a trovare i voti in parlamento. Come un sol uomo – ah, il dio danaro, cosa fa! – tutti gli azzurri, e purtroppo anche una frastornata Giorgia Meloni (4,2%) si sono accodati compatti a dire le stesse cose. Gasparri è un vero campione di logorrea, la retorica è la sua scienza. Riesce a dire tutto e il contrario di tutto quasi nello stesso momento. È stato perciò delegato a partecipare praticamente in modalità costante ad Agorà il ‘bel’ programma del mattino ‘leggermente’ orientato ancora verso il PD.
Poi ci sono Rosato, Maggiore, Romano, Fiano – tutti ‘onorevoli’, – e le varie soubrette Piddine e non solo che si alternano davanti alla telecamera. Il tema è sempre quello. Gli argomenti sempre quelli. Governo delle destre (quante, non era una sola?), governo pericoloso (perché?), attacco ai risparmiatori e alle fatiche annose del loro lavoro (come se Renzi non lo avesse già fatto, con pretesti vari), programma irrealizzabile (a priori? Aspettate un attimo), governo populista (termine oggi assunto al rango di insulto), premier che ha mentito sul curriculum (già fatto anche quello, una regola per un ministro PD: e la Fedeli?),eccetera eccetera.

I clown di Bruxelles

Junker (ma quanto beve a pranzo? O bisogna intervistarlo solo al mattino?), Moscovici, Dombrowski, ora perfino Macron (da che pulpito) criticano un governo ‘populista’, ‘antieuropeista’, ‘delle destre’ e via così. Il tutto sullo sfondo del solito spread (ormai il re è nudo) manovrato ad arte, ma che non va oltre un certo limite, perché c’è gente che ci rimette. È chiaro che preferivano – loro – quello di prima. Siamo arrivati all’assurdo. Ora quando il faccione di uno di questi personaggi appare sullo schermo, scoppiamo a ridere. Ormai la gente li ha relegati al pari dei comici, e neanche bravi. Senza parlare dei ‘nostri’, dei quali potremmo doppiare gli interventi, togliendo l’audio, tanto sono sempre uguali i loro disgraziati piccoli discorsi. Possiamo dirlo? Smettetela, fate ridere. Forse vorreste portare acqua al mulino di Renzi, Martina e PD – già avevamo dimenticato il buon Martina, il nemico degli uliveti pugliesi – ma sortite esattamente l’effetto contrario. Potremmo reclutarli in blocco e farne uno spettacolo itinerante, magari con un bel tendone variopinto, ma senza tigri e cammelli, e girare per l’Italia; e magari anche a Bruxelles, loro patria di adozione. Ci fermiamo qui.

Savona l’antieuropeista?

Intanto il combattuto forse ministro dell’economia Paolo Savona ha rivelato che la nostra attuale condizione dell’Italia in ambito europeo è esattamente quella a cui tendeva il programma di un ministro del governo di Hitler, negli anni ’40. Nel quale si era prevista, come si è realizzata oggi, una ‘gabbia’ tedesca per l’Italia,- IV Reich? – delegata al rango di luogo ameno e di villeggiatura, al pari della Francia, mentre alla Germania sarebbe toccato di gestire industrie di vario genere. Esattamente ciò che si è ottenuto oggi con l’ingresso nell’area euro e nella UE. Pochi sanno che nel convegno di Yalta, a fine conflitto, si decise che all’Italia fossero posti dei paletti sine die, limitandone l’espansione economica e politica. Esattamente quello che invece Aldo Moro riuscì a realizzare. Purtroppo, al pari di Mattei – che voleva dare impulso alla nazione e ci era riuscito, rendendola autonoma sotto il profilo energetico, e surclassando gli Inglesi – fu ucciso. E la spinta propulsiva dell’Italia, in campo economico ed energetico, cessò improvvisamente. Savona, il quasi ministro dell’economia, fa paura, non solo per le sue idee anti-euro, ma anche perché, come ricordava qualcuno, a 82 anni non ha remore a dire fuor dai denti ciò che pensa.

6 Italiani su 10 vorrebbero uscire dall’Unione, e dall’euro

E se pensiamo a come queste condizioni sono state imposte e sfruttate – comprendendo anche inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio operato alla chetichella – possiamo capirli e dar loro tutte le ragioni. Finalmente, aggiungiamo noi, qualcuno ha incominciato ad aprire gli occhi. Se l’Italia dovesse attuare quella che si chiama Italexit, l’Unione Europea traballerebbe, forse senza speranza. E la Germania potrebbe andare a cogliere margherite. Insomma, lo sport nazionale è diventato, anche sui social, criticare la coalizione di governo, criticare il curriculum di Conte, criticare i programmi, e tutti si accodano – è molto ‘trendy’, vuoi vedere che rispuntano i ‘radical chic’? – dietro al pifferaio di Hamelin. Tutte queste reazioni ci dicono una cosa sola: l’Europa, ma soprattutto la Germania, temono l’Italia libera da pastoie europeistiche, fino a rendere concreta, all’opinione pubblica italiana, la possibilità di uscita dall’euro. Il che ci renderebbe tutti più liberi e felici, e finalmente la nostra nazione – ingiustamente sanzionata da Yalta in poi, quando addirittura s’era deciso di dividerla in quattro diverse zone d’influenza, – USA. UK, Francia e URSS – potrebbe rinascere, con una economia sana e veritiera, non pilotata dall’alto. E dettare noi le leggi all’UE, quelle che fanno meglio ai cittadini italiani e alla nazione. Discorso populista, sovranista? Certo. E’ ora di finirla di assimilare questi termini ad insulti. Semmai sono reati d’opinione, e la UE, grazie a Dio, non è ancora arrivata a sanzionare la libertà di pensiero – ma non ci manca molto, se continuiamo così. Il Professor Savona è in rampa di lancio, ma come al solito le banche, lo spread, l’UE, la Merkel e le agenzie di Rating pretendono di scegliere il nostro governo, condizionando pesantemente il parere di Mattarella, – quello di Napolitano era autoprodotto, essendo lui un feroce e interessato propugnatore della nostra sottomissione – e quindi rischiamo di dover tornare a votare. Cosa che noi ci auguriamo.

In definitiva, la sorpresa più grossa l’avrebbero tutti gli europeisti e schiavisti che ci vogliono sotto il tallone dell’establishment europeo

Diciamo chiaro a queste gente che siamo stufi delle loro ingerenze in casa nostra. Che rispettino il voto di undici milioni di Italiani. In politica, come altrove, si vince e si perde: loro hanno perso, affidandosi a chi affidabile non era, e non è, tuttora, don Matteo Renzi. Non Tiziano, quello deciderà la magistratura se sia affidabile o meno. Se questo è sovranismo, ben venga. Abbiamo altre tradizioni noi, che quelle europeiste, specialmente di ‘questa’ Europa. Rimane la pena che certi parlamentari aggiogati a questo o a quel carretto, e per caso concordi, ma per ragioni opposte, suscitano in chi davanti al televisore vorrebbe sentirli finalmente pronunciare qualcosa di serio, e non solo buffonate vestite da dichiarazioni politiche. Se ne sono capaci.

Roberto Ragone

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Il rododendro, un omaggio floreale per il pd

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Ce lo aspettavamo, ed è accaduto. Il governo più contrastato della storia repubblicana ha ormeggiato la sua barchetta al molo di Palazzo Chigi, salvo Mattarella. La RAI trasmette, puntualmente, ogni giorno, per ogni Tiggì, l’intervento velenoso e rabbioso di un Martina che ha perso il suo aplomb, e si scaglia violentemente, con invettive più rabbiose che reali – “Non glie lo consentiremo, non glie lo consentiremo, non glie lo consentiremo” – contro il sodalizio Lega-Cinquestelle, sul quale nessuno avrebbe scommesso un centesimo appena una settimana fa.

Vorremo, per questo, offrire a Martina e ai ‘martinesi’ – oltre che ai renziani – un omaggio floreale, il rododendro, che di solito si invia a chi ‘si rode dentro’, non riuscendo ad accettare un evento contrario – come in questo caso. Mentre tutti gufavano e davano già per morta la coalizione, e gli Italiani, truffati da chi non riusciva a mettersi d’accordo e “perdeva tempo” a spese della nazione. Navigando di bolina, Matteo e Luigi sono arrivati in porto.

Ora speriamo che, nonostante i parlamentari PD continuino a dire che sono a rischio “I risparmi degli Italiani”, non è chiaro per quale meccanismo, né lo spiegano, esprimendo una sorta di terrorismo psicologico, destinato ad influenzare le menti più semplici, Mattarella non ci metta lo zampino, approvando in tempo record, visto che sono passati già sessanta giorni, il governo che gli è stato sottoposto, con un suggerimento per il presidente del Consiglio, nella persona di Giuseppe Conte, giurista, con un curriculum di diciotto pagine. Sul quale, immediatamente, le malelingue hanno operato un controllo, scoprendo che, ahimè, della frequentazione del nostro presso la New York University non si trova traccia nei documenti dell’ateneo. In realtà, la presenza di Giuseppe Conte riguarda soltanto un ‘perfezionamento’ che lo stesso avrebbe conseguito presso quell’istituto dal 2008 al 2012, confermato dallo scambio di alcune e-mail con Mark Geitsfeld, “autorevole studioso della responsabilità civile della NYU School of Law”, come riporta un quotidiano oggi. Proprio durante il soggiorno del 2014, secondo le e-mail, Conte incontrò Geitsfeld e lo inserì nel comitato scientifico della rivista ‘Giustizia civile’, di cui lo stesso Giuseppe Conte è direttore. Su Twitter un docente di Oslo, Mads Andenas, dichiara che per tali ‘perfezionamenti’ i professori studiano in biblioteca durante le vacanze estive, e non sono ‘staff’ o ‘students’”.

Ma il ‘pezzo’ del corrispondente da Roma del NYT, Jason Horowitz, ha fatto da sponda al malumore del PD, nonostante le sue conclusioni siano affrettate e faziose. Così nella memoria dei meno provveduti rimarrà sempre il ricordo di quel sospetto seminato ad arte per intossicare il cammino di un governo che undici milioni di Italiani hanno alla fine votato, ma che è inviso soprattutto a chi vorrebbe che la situazione in Italia rimanesse com’era quando al timone c’era Renzi. A contestare la tesi della falsificazione curricolare, rimane il curriculum di Conte, un documento di diciotto pagine che non può essere contestato: altrimenti oggi ben più alti lai si leverebbero dai banchi degli sconfitti. Non possiamo credere alla buona fede di chi ha redatto un articolo del genere. La spinta filoeuropea parte da lontano, e si serve anche di materiale d’oltreoceano. Vorremmo, per dovere di cronaca, ricordare che in Italia, nel governo appena smantellato, abbiamo avuto dei casi che in altri paesi avrebbero provocato dimissioni certe e veloci. Per esempio, la tesi di laurea del ministro Madia, che, è stato dimostrato dall’indagine di una puntigliosa giornalista, esser stata copiata. Oppure il caso limite del ministro della Pubblica Istruzione – proprio lei! – che si è autoattribuita, in curriculum, una laurea mai conseguita realmente. Oggi questi personaggi sono ancora al loro posto, né l’opinione pubblica ha inteso protestare, segno evidente del convincimento di una certa ineluttabilità e abitudine alla menzogna a cui ci siamo assuefatti.

Roberto Ragone

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“Che dio ce la mandi buona“… per il domani

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Ormai, la frase che ogni onesto italiano deve pronunciare al mattino è “Che Dio ce la mandi buona“. Questo purtroppo, fa riflettere sul degrado attuale della vita di tutti i giorni, e lo scoramento che si è radicato profondamente nell’animo della maggior parte della popolazione. Per chi ha una certa età, riconoscere questa Italia d’oggi è veramente difficile, dove regna l’anarchia più completa, l’arroganza, l’egoismo, la cattiveria e si potrebbe andare avanti con gli aggettivi più negativi. Ognuno guarda egoisticamente il proprio orticello, dimenticando le regole essenziali ed indispensabili, necessarie per la vita di una società civile. Il nostro paese, vola letteralmente verso una condizione di vita da terzo mondo, cancellando in pochi anni la storia e la nostra cultura, civiltà esportata ovunque.

L’ oppressione delle tasse, il continuo aumento arbitrario dei prezzi su tutti i servizi e su tutti i prodotti, non producono miglioramenti come dovrebbero, ma stanno spingendo la maggior parte della popolazione verso la povertà. Le pensioni, per la maggioranza, non consentono di condurre una vita dignitosa, per non parlare delle minime, veramente vergognose per un paese civile, e gli stipendi che rimangono stabili al contrario dell’aumento vertiginoso del costo della vita.

Ma dove vanno tutti i soldi che noi paghiamo? Le strade dissestate, producono continuamente incidenti, spesso mortali, e quando va bene bisogna riparare i danni meccanici. Il rimedio, per chi governa, è mettere un cartello del limite di velocità di trenta all’ora su una strada nazionale, per scaricare le responsabilità di eventuali tragedie sul cittadino. Vergognoso! Non potersi difendere nella propria casa da delinquenti che entrano per rubare i nostri sacrifici di una vita, con il rischio che qualche giudice possa condannarci a risarcire i suddetti nel caso uno riesca a sopraffarli e ferirli. I rom, tutelati dalle leggi esistenti, spadroneggiano malgrado decine di denunce, fanno piangere giornalmente una moltitudine di persone oneste e turisti che rappresentano una risorsa economica notevole. Dicono di rubare per sopravvivere, ma sono possessori di auto nuove di grossa cilindrata e di kg d’oro. Gli immigrati che continuano a sbarcare in questa groviera di paese, a cui si da assistenza e sostentamento, ci ricambiano con prepotenze, violenze, spaccio di droga, prostituzione e dulcis in fundo, il terrorismo. Le nostre forze dell’ordine sono eccellenti, ma limitate dalle leggi esistenti e dai finanziamenti. Rischiano la vita per arrestare i delinquenti, per poi vederli subito dopo di nuovo in strada. Gli arresti domiciliari sono una vera presa in giro, se poi possono uscire ed avere la possibilità di continuare a delinquere, magari commettendo degli omicidi. I trasporti pubblici nella capitale, sono come si suol dire, allo sfascio completo. Rotture di mezzi obsoleti, scioperi continui, disservizi, non tutela dei passeggeri, hanno portato alla disperazione la popolazione. A Roma capitale, una persona, pur possedendo l’abbonamento della metro, con gli scioperi puntuali durante il mese, è costretta a prendere l’auto, così, oltre l’inquinamento, paga in più la benzina, e qualche eventuale multa per i parcheggi, causa forza maggiore. La tariffa per i rifiuti aumenta sempre di più, ma la sporcizia regna ovunque, anche se c’è da fare una considerazione, quella, dell’inciviltà delle persone che non osservano le regole di convivenza. Ed allora non resta che imporre questa civiltà con molta severità, per non scivolare sempre più nel degrado assoluto.

Il cittadino torna a casa dopo il lavoro, mesto, afflitto da mille pensieri, ma sollevato per aver superato indenne un’altra giornata. Il pensionato vive con la preoccupazione di centellinare ogni piccola spesa, sperando nella salute, poiché altrimenti non avrebbe la possibilità di curarsi, ma tutti accumunati da un identico pensiero ed un’unica speranza, “Che dio ce la mandi buona“ per il domani.

Mario Vito Torosantucci

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