Rieti
Rieti, imprese: forte ottimismo sul futuro nonostante i segnali negativi
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8 anni faon
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mstaffiero
RIETI – In qualche modo il quadro economico della provincia di Rieti non si distacca dalla situazione regionale e tantomeno da quella nazionale. Oltre i soliti proclami e promesse da continua campagna elettorale, la situazione economica in tutta la provincia non è delle migliori. Ciò che da speranza è l’ottimismo nelle singole imprese. A disegnare un quadro complesso è stata la Federlazio Rieti con la consueta Indagine Congiunturale sullo stato di salute delle Pmi della provincia.
L’Indagine, svolta su un campione rappresentativo di imprese associate, è stata presentata nel corso di una conferenza stampa dal presidente della Federlazio di Rieti, Riccardo Bianchi, e dal Direttore Davide Bianchino. Il quadro che emerge dalla rilevazione sulle Pmi reatine del I semestre 2017 è abbastanza instabile e bisognoso di approfondimento. Se da una parte i segnali generali registrati appaio sostanzialmente negativi soprattutto per il mercato estero, quello interno non ci segnala sostanziali elementi di emergenza. Dove, però gli indicatori di performance aziendale presi in esame nella nostra indagine ci mostrano che le imprese di Rieti si stanno avviando sulla strada di una ripresa, seppur ancora lenta, è nelle previsioni sul prossimo futuro.
Tutti i dati inerenti le previsioni per il secondo semestre 2017 sono positivi e in crescita rispetto al passato. Questo anche per quanto riguarda il mercato estero, sia dai Paesi UE che quelli Extra UE, attualmente dove sembrerebbe ci siano le maggiori difficoltà nel reatino. Alcuni dati esemplificativi: il saldo di opinioni sull’andamento degli ordinativi ricevuti dal mercato nazionale aumenta leggermente rispetto al semestre precedente, passando da -8 a -6,2. Tende a salire la previsione per la seconda metà dell’anno in corso (saldo uguale a zero). Andamento in calo, invece, lo si riscontra sia per quanto riguarda gli ordinativi dal mercato europeo che dai mercati extra UE con il saldo di opinioni che, in entrambe i casi, è di segno negativo. Il saldo di opinioni per il mercato UE passa da +4 a -2,6 per tornare in crescita nelle previsioni dei prossimi 6 mesi (+11).
Sul mercato Extra UE questa tendenza è ancora più evidente: da 18,5 a -9,5. Anche in questo caso però le previsioni per il futuro sono positive (saldo +10,3). Per quanto riguarda il fatturato, in Italia registriamo un calo del saldo di opinione che passa da -6,7 a -10,3, ma anche qui le previsioni delle imprese sono buone per il futuro (saldo uguale a zero). Diminuisce anche il mercato estero: il saldo UE passa da 7,3 a -4, mentre quello Extra UE da 10,1 a -5. Anche in questo caso le previsioni per il prossimo semestre sono più rosee: 12,9 mercato UE, 13,8 per quello Extra UE. Diminuisce ancora il saldo della produzione (da -4,2 a -7,7). Un’inversione di tendenza è però prevista anche in questo caso per le proiezioni sul prossimo semestre, con il saldo di opinioni che dovrebbe tornare di segno positivo (+2,1).
Segnali finalmente molto positivi sul fronte investimenti: il 41,7% delle imprese intervistate ha dichiarato di averne effettuati nel primo semestre 2017, percentuale in aumento rispetto al semestre precedente (19,4%). Anche le prospettive future sembrano far trasparire una certa fiducia, con una previsione ancora migliore per il prossimo semestre (53,1%). Nel primo semestre 2017, il 14,8% delle imprese del campione reatino ha dichiarato di aver sostenuto spese per attività di Ricerca e Sviluppo. Il dato aumenta ancora nelle previsioni sul prossimo semestre, raggiungendo il 22,7%. Il 3,5% lo ha fatto per rapporti con Start up innovative. Il dato sale al 20,8% nelle previsioni sul prossimo semestre. Il rapporto tra imprese esistenti e gli innovatori è fondamentale per ridare forza all’economia del territorio e il dato rilevato ci dimostra che c’è ancora molto da lavorare in questo senso. I dati sull’occupazione registrano un calo: il saldo di opinioni fa un balzo da zero a -6,3.
Traspare però ancora un forte ottimismo sul futuro: per il prossimo semestre il saldo sull’occupazione previsto è di +23,1. Ma si tratta di una previsione. “I dati della nostra indagine Congiunturale rispecchiano in pieno il sentimento di instabilità che aleggia tra i nostri imprenditori. C’è però da aggiungere che l’attività di investimento da parte delle imprese risulta in aumento. Sia nei valori attuali, sia nelle previsioni sul prossimo futuro. La qual cosa è tutt’altro che secondaria, perché sono essenzialmente gli investimenti a dare gambe ad una possibile prospettiva di crescita, proprio perché impattano direttamente sul potenziale produttivo del sistema economico.
In conclusione, ci troviamo di fronte ad una situazione generale oggettivamente poco felice sul fronte dei numeri ma che potrebbe ribaltarsi completamente nei prossimi mesi, come dimostrano le previsioni ottimistiche degli imprenditori. Per ottenere ciò, però, è necessario che tutti i protagonisti del mondo economico e politico facciano la propria parte”. Questa la dichiarazione del Direttore di Federlazio Rieti, Davide Bianchino. “In questa delicata fase, in cui riscontriamo un rallentamento della produzione dovuta anche agli effetti diretti ed indiretti del post terremoto, è necessaria una iniezione di fiducia da trasmettere alle imprese. Bandi regionali per il sostegno delle imprese nell’area del cratere, Zona Franca Urbana con relativi sgravi contributivi e fiscali, vanno sicuramente nella giusta direzione. Le aziende di Rieti hanno però bisogno di qualcosa in più, in quanto scontano una situazione economica tutt’altro che felice presente già prima degli eventi sismici. L’auspicio è quindi che l’attenzione sul nostro territorio non venga distolta dopo che i riflettori sul terremoto saranno definitivamente spenti. A questo proposito, ci auguriamo anche che i recenti annunci del Ministro Delrio sui progetti di potenziamento della Salaria e sulla realizzazione della ferrovia diretta Rieti-Roma non rimangano tali, come purtroppo accaduto in passato, ma si trasformino finalmente in una concreta ed utile realtà per questo territorio”. Questa la dichiarazione del Presidente di Federlazio Rieti, Riccardo Bianchi.
Marco Staffiero
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Castelli Romani
Roma, Pigneto: chi dà fastidio non è Simone Carabella ma il degrado!
Published
4 mesi faon
30 Settembre 2025
Ordinanze e articoli non fermano la realtà: cittadini esasperati e quartieri allo sbando
Simone Carabella divide, e questo è un dato di fatto. Da vent’anni porta avanti battaglie sociali che hanno toccato disabili, anziani, padri separati, famiglie sfrattate. Lo fa senza giacca e cravatta, senza il linguaggio patinato della politica, ma con la rabbia e la spontaneità di chi ha scelto la strada come campo d’azione. Eppure, invece di confrontarsi sul merito delle sue denunce, una parte della stampa e perfino il presidente del Municipio V preferiscono liquidarlo con etichette e ordinanze a dir poco discutibili.
Il caso del Pigneto è emblematico. “La Repubblica” scrive che Carabella “disturberebbe i clochard” e che sarebbe stato cacciato dai cittadini. Una caricatura comoda: l’attivista che provoca i fragili, l’invasato che mette in scena ronde improvvisate. Peccato che la realtà sia un’altra. Chiunque viva il quartiere sa bene che i parchi non sono occupati da poveri sfortunati, ma da spacciatori, tossici, violenti. Carabella non li giustifica, non li romanticizza: li chiama col loro nome. E la sua presenza, con tanto di telecamera, ha almeno il merito di riportare l’attenzione sui problemi concreti di chi quei quartieri li abita davvero.
La politica, invece, reagisce con imbarazzo. Il presidente del Municipio V arriva persino a “vietare le ronde” con un’ordinanza che ha il sapore della toppa peggiore del buco. Che significa “vietare le ronde”? Che un cittadino non può camminare in un parco insieme ad altri? Che non può filmare un’aggressione o documentare il degrado? Se davvero un municipio crede di poter impedire a un cittadino di esercitare i suoi diritti fondamentali, siamo di fronte a una pericolosa deriva autoritaria.
Carabella non è un santo né un eroe. Ma ha ragione su un punto: Roma è diventata una città dove la legalità la difendono in pochi, e troppo spesso a caro prezzo. Mentre le istituzioni si perdono in dichiarazioni e regolamenti inefficaci, i quartieri continuano a essere ostaggio di microcriminalità, droga, violenze quotidiane. Che questo disagio sia denunciato da un attivista scomodo non dovrebbe scandalizzare: dovrebbe semmai scuotere i palazzi del potere.
Si può amare o detestare Simone Carabella, ma attaccarlo come “provocatore di clochard” significa non avere il coraggio di guardare in faccia il degrado di Roma. E se la politica pensa di risolvere il problema censurando i cittadini che alzano la voce, allora il vero scandalo non è Carabella, ma chi da anni continua a voltarsi dall’altra parte.
Castelli Romani
Pigneto, il caso Carabella: il megafono della sinistra lo attacca, ma la realtà è un’altra
Published
4 mesi faon
28 Settembre 2025
“L’incapacità dell’amministrazione municipale emerge di fronte alla dura realtà di spaccio, bivacchi e abusi nelle strade; vietare video e documentazione non può nascondere il fallimento delle istituzioni”
Il recente episodio al Pigneto, raccontato da un noto quotidiano nazionale ormai divenuto megafono mediatico della sinistra, ha riacceso il dibattito sul ruolo di Simone Carabella. Secondo il racconto del giornale, l’influencer sarebbe stato “cacciato” da un gruppo di residenti dopo aver filmato un’operazione di polizia, etichettato come “influencer di estrema destra” che “provoca i poveri immigrati”. Una narrazione che, come spesso accade, seleziona e distorce i fatti per ridurre tutto a una caricatura ideologica.
La verità è che a fronteggiare Carabella non erano comuni cittadini, ma militanti dei centri sociali di estrema sinistra, scesi appositamente in strada per contestarlo. Di fronte a insulti e provocazioni, Carabella ha scelto di non reagire, preferendo documentare con il suo smartphone ciò che accadeva, come fa da anni. Un atteggiamento che stride con l’immagine di “provocatore” che gli viene cucita addosso.
Non basta. Lo stesso quotidiano si è premurato di sottolineare i presunti “cambi di casacca” di Carabella – passato, a loro dire, dal PD ai Cinque Stelle fino a Fratelli d’Italia – come se la sua storia politica fosse una prova di incoerenza. Quello che il giornale dimentica è che Carabella, indipendentemente dagli schieramenti, ha sempre portato avanti battaglie concrete e difficili: per i disabili, per i cittadini senza casa, contro il termovalorizzatore e contro ogni forma di speculazione che danneggiasse i territori e i più deboli.
E allora la domanda è: cosa c’entra tutto questo con la battaglia che lo stesso Carabella definisce “per Roma nostra”? Carabella non si definisce né di destra né di sinistra. La sua missione è restituire le città ai cittadini, renderle vivibili, sicure, a misura di famiglie e giovani. Il suo obiettivo è che una persona possa passeggiare di notte senza la paura di ricevere una bottigliata da ubriaconi che occupano strade e piazze, o di imbattersi in scene di degrado quotidiano: rifiuti sparsi ovunque, persone che si denudano, che urinano o defecano per strada, che importunano chi semplicemente vuole tornare a casa in tranquillità.
In questo senso, Carabella non fa ronde e non veste i panni dello “sceriffo”. Documenta, denuncia e stimola le forze dell’ordine a intervenire. È un cittadino attivo che svolge un ruolo che la politica troppo spesso abdica a ricoprire. Dovremmo dirgli grazie, e dire grazie a tutti quelli che come lui ogni giorno si spendono per colmare lacune lasciate da chi, per anni, ha preferito voltarsi dall’altra parte.
Il megafono mediatico della sinistra potrà continuare a etichettare e delegittimare, ma la realtà resta sotto gli occhi di chiunque cammini per le strade di Roma: il degrado c’è, è diffuso e intollerabile. E se oggi a denunciarlo con coraggio c’è qualcuno come Carabella, la domanda vera non è se sia “di destra” o “di sinistra”, ma perché i politici che hanno governato negli ultimi anni – quelli sì “sinistri” – abbiano permesso che tutto questo avvenisse.
A margine della vicenda è intervenuto l’ex ufficiale dei Carabinieri Angelo Jannone, che ha denunciato l’assurdità di quanto accaduto:
“Quando si dice che il mondo gira al contrario. Simone Carabella subisce minacce di morte (registrate e consegnate alla polizia con una denuncia), rivolte a lui ed ai suoi figli. Ma Repubblica scrive che è stato ‘cacciato’ dal Pigneto. Sì. Ma allora ha dimenticato di dire che a cacciarlo sono stati spacciatori e tossicodipendenti, quelli che lo vorrebbero morto e che tappezzano il Pigneto con le scritte ‘Carabella Infame, amico degli sbirri’, o quelli che al telefono lo invitano a tornare al Pigneto dove lo attenderebbe un comitato pronto ‘a spezzargli le ginocchia’. Ed il Presidente del V Municipio cosa fa? Con un’ordinanza, che non avrebbe potuto emettere perché materia non di sua competenza, vieta ‘ronde’, termine con cui cerca di etichettare in modo negativo l’opera di chi richiama l’intervento delle forze di polizia, e con la stessa ordinanza proibisce la pubblicazione di video di operazioni di polizia. E qui una gran risata sarebbe quanto di meglio per commentare l’iniziativa, del tutto fuori norma. Mi chiedo: ma cosa teme? Che si denunci il degrado generato dalla pseudo-accoglienza che impedisce a mamme e bambini di usufruire di parchi e spazi pubblici? Complimenti Presidente!”
Il caso evidenzia chiaramente come un presidente di municipio non possa negare ai cittadini il diritto di documentare il degrado che incombe sul territorio di loro competenza. In questo modo, di fatto, si impedisce di mostrare l’incapacità di certe istituzioni nel garantire legalità e sicurezza nei quartieri di pertinenza.
Inoltre, l’ordinanza adottata lascia forti dubbi sulla sua effettiva valenza normativa: vietare la documentazione delle operazioni delle forze dell’ordine o tentare di etichettare come “ronde” le iniziative dei cittadini è un modo maldestro di nascondere le proprie responsabilità. Un presidente di municipio non può e non deve usare strumenti amministrativi per ostacolare chi segnala problemi reali e quotidiani, né per impedire che le criticità del territorio emergano alla luce del sole.
Castelli Romani
Quartieri che rinascono: il Pigneto e la lezione di Simone Carabella
Published
4 mesi faon
15 Settembre 2025
Non una battaglia isolata, ma un segnale che si sta propagando in altri quartieri della capitale e oltre
C’è un’Italia che non si arrende. Non è quella dei palazzi ovattati, dei convegni autoreferenziali e delle dichiarazioni in politichese. È l’Italia dei cittadini che scendono in strada, che si organizzano, che pretendono sicurezza e legalità dove troppo spesso si è preferito chiudere gli occhi. È l’Italia che oggi trova in figure come Simone Carabella un punto di riferimento.
Chi frequenta il Pigneto lo sa bene: per anni si è lasciato che le piazze e le vie del quartiere fossero terreno di degrado, spaccio, criminalità diffusa. Le istituzioni, quando non assenti, sono apparse timide, incapaci di risposte concrete. Assistenti sociali distratti, giornalisti pronti a giustificare l’ingiustificabile in nome di un progressismo stanco e sempre più lontano dalla realtà. Un copione che ha allontanato i cittadini dalla vita di quartiere, consegnando le strade a chi le voleva ostaggio del malaffare.
Ma qualcosa è cambiato. Carabella – con azioni quotidiane, con la sua presenza costante, con la capacità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica – ha rimesso al centro la dignità dei residenti. Non slogan, non tavoli fumosi, ma fatti: presidii, denunce, sensibilizzazione, mobilitazione diretta. Non una battaglia isolata, ma un segnale che si sta propagando in altri quartieri della capitale e oltre.
I risultati sono concreti e visibili. Sottopassi che per anni erano diventati dormitori pubblici, tra rifiuti di ogni genere e degrado, oggi sono stati liberati e restituiti alla cittadinanza. Vie che sembravano condannate all’abbandono, rese impraticabili da cumuli di sporcizia e da un’umanità lasciata marcire ai margini in nome di un’accoglienza ipocrita, stanno finalmente ritrovando il sorriso. Non è solo una questione estetica: è il segno che Roma può rialzarsi, che i quartieri possono tornare a essere vissuti, attraversati, rispettati.
Il merito? Aver costretto le istituzioni a muoversi. Perché quando la voce della gente diventa troppo forte, non si può più fingere di non sentire. E se oggi al Pigneto si respira, pur tra mille difficoltà, una nuova voglia di vivere le strade, di riappropriarsi delle piazze, è anche grazie a chi ha deciso di non chinare la testa.
L’insegnamento è chiaro: non serve aspettare il miracolo calato dall’alto. Serve determinazione, coraggio civile, la forza di dire che il quartiere appartiene a chi lo abita e non a chi lo devasta. Carabella non è un eroe solitario, ma il simbolo di un’Italia che si rimbocca le maniche e non delega più.
Roma ha bisogno di questo. L’Italia ha bisogno di questo. Quartieri che rinascono dal basso, cittadini che diventano comunità, istituzioni costrette – finalmente – a fare il proprio dovere.
E forse, più che tante chiacchiere di partito, questa è la vera politica.
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