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Cronaca

“Fermati, aspettiamo un bambino, io ti amo” e lui le ha affondato un coltello in pancia e l’ha uccisa

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Una donna, 30 anni, residente nel palermitano è stata uccisa ieri sera a coltellate. I carabinieri hanno già fermato il presunto assassino: 51 anni, un imprenditore con il quale la vittima aveva una relazione. Il corpo della vittima è stato ritrovato nelle campagne tra Balestrate e Partinico, lungo la statale 113.

Ana Maria Lacramioara Di Piazza, la donna che sarebbe stata uccisa dall’amante, l’imprenditore Antonino Borgia, avrebbe detto poco prima di essere accoltellata di aspettare un figlio da lui. Lo avrebbe ammesso nell’interrogatorio lo stesso Borgia. Nella scena dell’inseguimento che sarebbe stata ripresa dalle telecamere di un sistema di videosorveglianza si sente la donna che urla, “Ma che fai aspettiamo un bambino, io ti amo”.

I carabinieri hanno cominciato l’indagine ieri mattina dopo la telefonata di una donna che segnalava che tra lo svincolo di Balestrate e Alcamo aveva visto una giovane con il volto insanguinato e i vestiti strappati uscire da un furgone bianco inseguita da un uomo. Dopo il fermo di Borgia, alle 17.30 circa si è presentato un uomo che ha riferito di avere visto in alcune riprese del sistema di videosorveglianza della sua abitazione in campagna a Balestrate la scena di un’aggressione: era l’inizio. Nelle immagini c’era un uomo che senza pantaloni inseguiva una giovane insanguinata. Dopo che la donna aveva gridato di aspettare un figlio da lui Borgia avrebbe gettato il coltello, che sarà ritrovato dai carabinieri della compagnia di Partinico sporco di sangue, fa salire la giovane nel furgone per dirigersi verso l’ospedale di Partinico. Ma la violenta lite riprende e finisce con l’omicidio della donna. Burgio è accusato di omicidio, occultamento di cadavere e procurato aborto. L’autopsia dovrà chiarire anche se la donna fosse incinta.

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Giulio Regeni, inizia il processo agli 007 egiziani: palazzo Chigi parte civile

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Si apre il processo a carico dei quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano morto in Egitto nel febbraio del 2016. Nella prima udienza, davanti alla terza Corte d’Assise, verrà subito affrontato il nodo dell’assenza in aula degli imputati: il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.

I giudici dovranno valutare, così come già fatto dal gup nell’ambito dell’udienza preliminare, se la sottrazione degli imputati dal procedimento è stata volontaria. In tal senso il processo potrà andare avanti con i quattro in contumacia, altrimenti i giudici potrebbero chiedere una sospensione del procedimento. Il gup, su questo punto, aveva affermato nel decidere per il rinvio a giudizio che “la copertura mediatica capillare e straordinaria ha fatto assurgere la notizia della pendenza del processo a fatto notorio”. Nella lista testi presentata dai genitori di Giulio, Paola e Claudio, anche i presidenti del consiglio che si sono succeduti in Italia dal 2016, oltre che ministri degli Esteri e i sottosegretari con la delega ai servizi segreti, così come anticipato da alcuni quotidiani. Nei confronti degli imputati la Procura di Roma contesta i reati di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di un imputato i pm contestano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato.

La presidenza del Consiglio ha deciso di costituirsi parte civile nel processo sull’omicidio di Giulio Regeni.

“Si svolgerà la prima udienza in Corte di Assise sul sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni. Se ci voltiamo indietro negli anni, e pensiamo alla fatica enorme che ci è voluta per arrivare fin qui, per ricostruire una trama nonostante depistaggi e resistenze di ogni tipo da parte dell’Egitto, comprendiamo quanto importante e carica di significato sia la giornata di oggi. Voglio inviare un abbraccio a Paola Deffendi e Claudio Regeni, per la loro tenacia e la loro umanità. Restiamo tutti uniti, istituzioni e comunità, per la ricerca di questa verità”. Lo afferma il presidente della Camera Roberto Fico.

Ieri alla vigilia dell’apertura del processo sulla tortura a morte di Giulio Regeni in Egitto prosegue il sostanziale silenzio sul caso osservato dai media egiziani fin dal giugno scorso, quando ci fu la trasmissione all’Italia delle inchieste del Cairo, incluso l’esito negativo di una rogatoria in Kenya. Lo stesso rinvio a giudizio, segnalato dal sito di opposizione Mada Masr e dall’anglofono Egypt Independent, aveva avuto poco risalto. Maggiore evidenza, anche sul sito del principale quotidiano egiziano, Al Ahram, era stata data invece alla chiusura delle indagini da parte egiziana annunciata dalla Procura generale del Cairo il 30 dicembre: la tesi cui erano giunti gli inquirenti era che Regeni fu soltanto monitorato, e non rapito e tantomeno ucciso, dai servizi segreti egiziani.

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Green Pass, Berlusconi: “L’unica alternativa è l’obbligo vaccinale”

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Silvio Berlusconi interviene sulle tensioni sociali a causa del Green pass: “Non parlerei di piazze scatenate, ma di qualche migliaio di persone in buona fede e di qualche centinaio di scalmanati e di agitatori professionisti”. Secondo il leader di Forza Italia i primi “vanno convinti e rassicurati, gli altri vanno perseguiti con il massimo rigore”. E sul Green pass dice: “L’unica alternativa è l’obbligo vaccinale”.

Silvio Berlusconi, in una intervista su Il Messaggero, parla delle manifestazioni delle ultime settimane: “Dobbiamo tenere presente che parliamo di un’esigua minoranza, la grande maggioranza degli italiani non va in piazza, va a vaccinarsi, se non l’ha già fatto”. Per Berlusconi, “il Green pass è lo strumento che abbiamo scelto per ripristinare gradualmente la normalità. Naturalmente è uno strumento perfezionabile. Sino ad oggi, però, ha funzionato bene: sta consentendo al nostro Paese di rimettersi in moto e a noi tutti di tornare a una certa dose di socialità in sicurezza”.

L’unica alternativa è il vaccino obbligatorio – E aggiunge: “Comprendo le preoccupazioni nei lavoratori e nelle aziende più piccole, ma non dobbiamo dimenticare che l’unica alternativa è l’obbligo vaccinale che, del resto, noi di Forza Italia abbiamo proposto sin dall’inizio”. E in merito alle violenze di piazza sottolinea: “Non siamo negli anni 70, fortunatamente, però non bisogna mai abbassare la guardia, la violenza va sempre isolata e combattuta con il massimo rigore”.

Quanto alle comunali nella Capitale, Berlusconi sottolinea: “Roma ha bisogno di discontinuità e solo il centrodestra guidato da Enrico Michetti può garantirla. Significa abbassare le tasse ed aumentare l’efficienza, ma anche valorizzare Roma come merita”. Per Berlusconi “Michetti, con la sua competenza amministrativa, è anche l’uomo giusto per un razionale impiego delle risorse del Pnrr”. 

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Beatificazione della serva di Dio Veronica del Santissimo Sacramento: si chiude la fase diocesana della causa di beatificazione

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Venerdì 15 ottobre alle ore 12, nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense, il rito presieduto dal vicario giudiziale del Tribunale Ordinario, monsignor Giuseppe D’Alonzo, alla presenza del postulatore padre Arturo Elberti e del vicepostulatore il vescovo Daniele Libanori

La sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità e di segni della Serva di Dio Veronica Teresa del Santissimo Sacramento, religiosa professa dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, si svolgerà venerdì 15 ottobre 2021 alle ore 12 nell’Aula della Conciliazione costituita per il Tribunale nel Palazzo Apostolico Lateranense. Il rito sarà presieduto da monsignor Giuseppe D’Alonzo, vicario giudiziale del Tribunale Ordinario, delegato dal cardinale vicario Angelo De Donatis. I membri del Tribunale diocesano di Roma presenti saranno: monsignor Francesco Maria Tasciotti, delegato episcopale; don Roberto Folonier, promotore di giustizia; Marcello Terramani, notaio attuario; Francesco Allegrini, notaio aggiunto. Saranno presenti il postulatore della causa, il gesuita padre Arturo Elberti, e il vicepostulatore, il vescovo ausiliare monsignor Daniele Libanori.

Suor Maria Veronica Teresa del Santissimo Sacramento, al secolo Maria Cesira Pazzafini, delle Cappuccine povere di Santa Chiara, nacque a Ferrara il 16 novembre 1896. Crebbe al Conservatorio della Provvidenza a Ferrara, retto dalle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, dove maturò la sua vocazione monastica. Nel 1915 fu accolta come postulante nel Monastero di Santa Chiara, sempre a Ferrara, dove iniziò il suo noviziato. Il 23 ottobre del 1916 emise la professione semplice e nel 1919, nello stesso giorno, la professione solenne. Nel 1945 divenne Madre Maestra delle Novizie, un ufficio che svolse con la consueta semplicità. Il 19 maggio 1964, suor Veronica venne sottoposta ad esami clinici, presso l’Ospedale Sant’Anna; la diagnosi fu quella di un tumore alla testa ad uno stadio avanzato. Morì l’8 luglio; le sue ultime parole furono rivolte con un sorriso alla Madre Abbadessa: «Grazie mamma!». Il 9 luglio furono celebrati i funerali. Il corpo della religiosa, sepolto dapprima nel Cimitero della Certosa di Ferrara, fu poi riesumato nel 1975 e riposa oggi nella chiesa di Santa Chiara.

Durante i quasi cinquant’anni di vita religiosa sopportò lunghi periodi di malattia, ma fu sempre dedita alla preghiera, alla penitenza, alla consolazione delle consorelle. I suoi pensieri e la sua vita sono narrati nei “Quaderni” che scrisse lei stessa, nonché nel volume “Sentii cose che non so spiegare. Scritti spirituali di suor Veronica del Santissimo Sacramento”, di monsignor Libanori. «Pur nel silenzio e nella discrezione che proteggono la sua vita – riflette il vescovo ausiliare –, col passare degli anni diventa sempre più intenso il ministero di intercessione, consolazione e consiglio che essa svolge nel parlatorio e per lettera. Delle esperienze spirituali narrate nei “Quaderni”, che continuarono senza interruzione, all’esterno trapelava solo qualche rara traccia nella corrispondenza più confidenziale, mentre le consorelle potevano intuire qualcosa dalla pace che la sua presenza infondeva e dalla particolare lucentezza del suo volto. Ciò che della sua vita oggi appare singolare, è noto solo perché i resoconti affidati alla carta sollevano un poco il velo su un’avventura spirituale eccezionale. La vita esterna di questa piccola Monaca, infatti, specie dopo la seconda grave malattia, fu del tutto ordinaria e conforme ai suoi uffici; fu ordinaria, senza tuttavia scordare quanto quell’ordinarietà dovette costarle».

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