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Cronaca

Firenze, Vigili del Fuoco: successo per la manifestazione “Anch’io sono la Protezione Civile”

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FIRENZE – Nell’ambito del progetto “Anch’io sono la Protezione Civile”, organizzato dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile ed indirizzato ai ragazzi di età adolescenziale, l’Associazione di Volontariato “Humanitas” di Scandicci, ha previsto una giornata presso i Vigili del fuoco. Nel pomeriggio del 28 agosto, 26 ragazzi sono stati ospitati presso la Sede del distaccamento cittadino dei Vigili del fuoco dove hanno seguito una serie di relazioni sulle attività del Corpo, sulla loro organizzazione e sulle specializzazioni, incluso il settore AIB degli incendi boschivi.

I giovani partecipanti all’evento hanno potuto vedere da vicino i veicoli di soccorso apprendendo importanti informazioni sul materiale c

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Arezzo, aggressioni e rapine: smantellata la baby gang che terrorizzava i giovani della città

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9 misure cautelari (6 custodie in carcere e 3 collocamenti in comunità) emesse dal Tribunale per i Minorenni di Firenze su richiesta della Procura della Repubblica sono state eseguite dalla Polizia di Stato insieme alla Polizia Municipale di Arezzo

AREZZO – Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze e condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Arezzo e dal Nucleo Investigativo della Polizia Municipale, hanno permesso di ricostruire le responsabilità di 9 minorenni, tutti residenti in Arezzo e di età compresa tra i 16 e i 17 anni, in relazione a episodi violenti quali rapine, aggressioni per futili motivi, minacce aggravate,  commesse a volte anche con l’utilizzo di armi improprie (coltelli, tirapugni, colli di bottiglia) avvenute tra il 2021 e il 2022.

L’ordinanza del G.I.P. ha inoltre confermato l’ipotesi investigativa che inquadra la baby gang oggetto d’indagine come una vera e propria associazione a delinquere caratterizzata da posizioni gerarchiche ben definite e con la possibilità di fare carriera al suo interno. Tale associazione si è rivelata estremamente coesa al suo interno, tanto da essere conosciuta come “famiglia Montana”, denominazione che deriva dal nickname “Montana” che alcuni dei sodali utilizzano nei social con chiaro riferimento al personaggio cinematografico Tony Montana del film Scarface. Il sodalizio criminale ha evidenziato una precisa organizzazione anche nel condurre le azioni violente avvenute sempre con lo stesso modus operandi: la vittima, spesso sola e minorenne, solitamente veniva avvicinata con un pretesto per poi ritrovarsi improvvisamente accerchiata dal branco che con violenza si impossessava di telefonini, cuffie o portafogli. Nelle azioni violente ogni componente ricopriva un preciso ruolo: c’era chi attirava la vittima con un pretesto, chi materialmente l’aggrediva, mentre gli altri fungevano da “palo” per avvisare circa l’eventuale presenza delle forze di Polizia. A volte le aggressioni scaturivano per futili motivi anche senza la volontà di impossessarsi di qualcosa, ma al solo scopo di dare sfogo alla violenza o semplicemente per affermare la supremazia territoriale della baby gang in alcune parti del centro storico cittadino con particolare riferimento alla zona di Piazza Sant’Agostino. Alcune aggressioni infatti sono state compiute per uno sguardo “sbagliato” o  solo perché il gruppo non “gradiva” la presenza di un ragazzo in Piazza Sant’Agostino, più volte citata nei post diffusi sui social come la loro “fottuta piazza”. 

Anche le analisi dei telefoni sequestrati hanno fornito conferme agli investigatori circa l’attività di spaccio di stupefacenti del gruppo, già accertata dai numerosi servizi di osservazione effettuati; dalla visione di alcune chat è emerso addirittura che era stata organizzata una vera e propria spedizione punitiva verso un clochard con il cane che aveva infastidito la baby gang in Piazza Sant’Agostino, confermando una propensione estremamente violenta del gruppo pronto a vendicare in maniera coesa e compatta l’affronto subito da uno dei sodali.

Estremamente significativa anche l’analisi dell’attività della baby gang sui social, con la pubblicazione di post in cui si ritraggono travisati, vestiti di nero, con armi e con l’immancabile dicitura 52100 ( Codice Postale di Arezzo)  ad indicare il territorio di pertinenza della banda.

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Stragi di Capaci e via D’Amelio: a Palermo la manifestazione “Vele al Vento” per non dimenticare

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Presente anche la Polizia di Stato con 43 allievi della Scuola di Vibo Valentia, accompagnati dal Direttore Stefano Dodaro

PALERMO – Si è svolta questa mattina, lungo l’asse centrale della città di Palermo, la manifestazione “Vele al Vento”, ideata e promossa dall’Associazione “Quarto Savona 15”, dall’Associazione “Cassaro Alto” e dall’Associazione “Cassaro D’Amare” che  ha coinvolto  cittadini, scolaresche ed istituzioni, nella commemorazione degli attentati del 1992 al fine di rinnovare la memoria di tutte le vittime.

Presente anche la Polizia di Stato con 43 allievi della Scuola di Vibo Valentia, accompagnati dal Direttore Stefano Dodaro.

Alla manifestazione, inoltre, hanno preso parte  anche il Direttore dell’Istituto per Sovrintendenti di Spoleto Maria Teresa Panone ed i Direttori delle Scuole allievi agenti di Caserta, Alessandra Calvino e di Peschiera del Garda, Gianpaolo Trevisi.

In questa cornice è stata inaugurata, presso il Piano della Cattedrale, l’infiorata rappresentante il Logo Araldico della Polizia di Stato dedicato alle vittime delle Stragi di Capaci e di via D’Amelio, realizzato dai Maestri Infioratori di Noto (SR).

Infine, un corteo composto prevalentemente da giovani studenti, ha percorso un lungo itinerario fino alla  Cala e durante il tragitto gli allievi della scuola di Polizia di Vibo Valentia e gli studenti,  hanno sorretto 11 lenzuoli piegati raffiguranti i volti dei Caduti nella strage di Capaci e di via D’Amelio, che sono stai poi consegnati  ai comandanti delle 11 barche a vela organizzate dalla Lega Navale, in attesa nel porticciolo della Cala.

Qui, 11 allievi agenti della scuola di Polizia di Vibo Valentia e 11 studenti sono saliti sulle barche a vela e hanno navigato all’interno del golfo di Palermo.

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Tragedia all’Aquila, auto sui bimbi: la donna indagata chiede scusa

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“Le mie figlie hanno visto le drammatiche scene e sono sotto shock: siamo distrutti e addolorati, chiediamo e chiederemo ancora scusa alla famiglia del povero Tommaso e dei bambini feriti”. E’ il drammatico racconto fatto all’ANSA della mamma indagata per omicidio stradale per il tragico incidente di ieri pomeriggio all’Aquila nella scuola dell’infanzia di Pile, dove è morto il piccolo Tommaso e sono rimasti feriti altri cinque bimbi.

“Ho parcheggiato la macchina in pianura, ho inserito la marcia, non mi ricordo di aver inserito il freno a mano”, ha poi proseguito la donna madre di tre figli di cui due iscritte alla scuola d’infazia Primo Maggio. La donna verrà ascoltata nei prossimi giorni dal sostituto procuratore Stefano Gallo. Domani intanto in Procura è previsto l’affidamento dell’incarico sulla perizia tecnica sull’auto all’esperto Cristiano Ruggeri, e sempre in mattinata è in programma una riunione alla presenza dell’anatomopatologo Giuseppe Calvisi per verificare l’eventualità chiesta da investigatori ed inquirenti di evitare la autopsia sul corpo di Tommaso effettuando una ricognizione cadaverica.

È in attesa di essere convocata per l’interrogatorio davanti al pm Stefano Gallo la 38enne di origini bulgare che conduceva la Passat, poi parcheggiata davanti all’asilo di Pile, frazione del comune dell’Aquila, con a bordo il figlio 12enne, per andare a riprendere i suoi due gemellini di cinque anni, che ha travolto la recinzione uccidendo un bimbo di 4 anni ferendone cinque.

La donna è indagata per omicidio stradale, reato che prevede l’arresto immediato. Secondo fonti investigative, la donna potrebbe essere ascoltata domani alla presenza del difensore Francesco Valentini, del foro dell’Aquila, per rendere le prime dichiarazioni ufficiali. Finora, non è stata ascoltata proprio perché unica indagata nell’ambito della inchiesta della Procura aquilana. Da fonti investigative emerge che la 38enne e suo figlio sono sconvolti e in stato di shock.

Si potrebbe allagare e vedere altri indagati la inchiesta sul tragico incidente di ieri pomeriggio all’Aquila nella scuola dell’infanzia di Pile, frazione del Comune dell’Aquila, dove una Passat parcheggiata da una donna, indagata per omicidio stradale, con a bordo il figlio 12enne per andare a riprendere i suoi due gemellini di cinque anni, ha travolto la recinzione uccidendo un bimbo di 4 anni ferendone cinque: la Procura della Repubblica e la Squadra Mobile dell’Aquila stanno facendo accertamenti sulla questione della sicurezza all’esterno dell’asilo e negli spazi circostanti. In particolare gli approfondimenti documentali e tecnici tendono a chiarire se le macchine potessero parcheggiare e se a norma e sufficiente la recinzione nel giardino.

Sono stabili le condizioni delle due bambine di circa 4 anni, tra i bimbi feriti nell’incidente nell’asilo dell’Aquila, ricoverate da ieri pomeriggio presso la terapia intensiva pediatrica del policlinico Gemelli, dove proseguono le cure. È quanto si apprende dallo stesso ospedale.

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