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FLORIDA: IL CADAVERE TROVATO VICINO ALLA STAZIONE NON È DI YLENIA CARRISI

di Angelo Barraco
 
Roma – Non appartiene ad Ylenia Carrisi il cadavere trovato vicino una stazione in Florida. Il dna ha dato esito negativo sulla misteriosa sparizione della figlia di Albano e Romina. In seguito alla confessione di un Serial Killer che aveva dichiarato agli inquirenti di aver ucciso una donna simile ad Ylenia in quel periodo. Questa sera l’agente speciale Dennis Haley spiegherà a “Chi l’ha visto?” l’esito negativo del dna. Nel mese di novembre è è stato prelevato un campione genetico ad Albano Carrisi e alle figlie. Il prelievo è stato effettuato dai RIS di Roma su richiesta delle autorità statunitensi. Come mai avevano seguito questa pista? Un serial killer aveva riferito di aver ucciso un’autostoppista in una stazione di servizio in Florida, a Tampa.
 
La descrizione della ragazza fatta dall’uomo corrispondeva ad Ylenia e aveva riferito inoltre che la ragazza si faceva chiamare Suzanne. Ma chi è questo serial killer? Si chiama Keith Hunter Jesperson, Un canadese-americano che nei primi anni 90 ha compiuto 8 omicidi nel sud degli Stati Uniti. L’uomo era noto come “Happy face killer” per via della sua abitudine di inviare lettere ai media e forse dell’ordine e su di esse vi erano delle facce disegnate. L’uomo ha avuto un’infanzia difficile, malgrado ciò dopo il diploma iniziò a lavorare come camionista, si sposò ed ebbe ben tre figli. Nell’arco di cinque anni ha ucciso otto donne mediante strangolamento. La sua prima vittima fu Taunja Bennett, ma in un primo momento ad attribuirsi la paternità del delitto fu  Laverne Pavlinac, una donna che confessò il falso. L’uomo in un primo momento scrisse nel muro di un bagno la confessione del delitto, successivamente si adoperò ad inviare lettere ai mezzi di informazione. Ma chi erano le sue vittime? Erano prostitute, tranne la sua ultima vittima che era la sua fidanzata di lungo corso. L’uomo si attribuì ben 160 omicidi ma i delitti attribuiti ufficialmente sono otto. 
 
Ylenia Carrisi scompare invece la notte del 31 dicembre del 1993. L’ultima volta che la ragazza parla con la famiglia risale al primo gennaio del 1994 –in Louisiana era ancora il 31 dicembre a causa del fuso orario – e la ragazza chiamava dal telefono del “LeDale Hotel” di New Orleans. La telefonata prosegue in modo tranquillo e la ragazza parla con i familiari, qualche giorno prima invece aveva avuto una discussione con il padre perché contrario al fatto che lei si trovasse a New Orleans dove mesi prima aveva conosciuto il musicista di strada Alexander Masakela, su cui ricaddero i primi sospetti. In merito alla pista del musicista di strada, grazie alla trasmissione “Chi l’ha visto?” nel 2011 emerge che una ragazza fu vittima di violenza psicologica. La violenza psicologica la subiva da un musicista di strada e non riusciva a sottrarsi a ciò malgrado era consapevole del male che procurava a se stessa e alla famiglia. La tesi dell’allontanamento volontario è stata ampliamente screditata negli anni per via dei forti legami che la ragazza aveva con la famiglia. Intanto, nel gennaio del 2013, Albano Carrisi ha avanzato la richiesta di morte presunta dichiarata, dichiarata il primo dicembre del 2014.