Connect with us

Cronaca

Foggia, operazione antimafia Decimabis: duro colpo ai boss

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Questa notte, a Foggia ed in altre 15 province del territorio nazionale, investigatori della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, nell’ambito della maxi operazione antimafia convenzionalmente denominata “Decimabis”, hanno eseguito congiuntamente un provvedimento cautelare – emesso dal Tribunale di Bari su richiesta di un pool di magistrati della Procura Nazionale Antimafia, della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Procura della Repubblica di Foggia – nei confronti di 40 indagati, ritenuti appartenenti o contigui all’organizzazione mafiosa società foggiana e responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione, usura, turbativa d’asta e traffico di sostanze stupefacenti, tutti aggravati dal metodo mafioso.

“Decimabis” rappresenta la prosecuzione della precedente operazione antimafia, denominata “Decima Azione”, eseguita nel novembre 2018, sempre nella città di Foggia, da parte delle due Forze di Polizia operanti, nonché la risposta ai violenti attentati consumatisi in città all’inizio dell’anno, che ebbero ampio risalto in ambito nazionale, destando peraltro profondo allarme sociale.

L’importante inchiesta giudiziaria che ha compendiato gli esiti di diverse attività di indagine, tra loro connesse, è stata condotta da una task force composta da investigatori della 1^ Divisione dello SCO, delle Squadre Mobili di Bari e Foggia, nonché del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Foggia, ed ha consentito di ricostruire le attuali dinamiche organizzative-funzionali nonché le specifiche attività criminali delle tre batterie che compongono la società foggiana: “MORETTI-PELLEGRINO-LANZA”, “SINESI-FRANCAVILLA” e “TRISCIUOGLIO-TOLONESE-PRENCIPE”, da tempo contrapposte, sia pure a fasi alterne, in una sanguinosa guerra di mafia per il conseguimento della leadership interna ed il controllo degli affari illeciti ma, allo stesso tempo, unite nella condivisione degli interessi economico-criminali, gestiti secondo schemi di tipo consociativo.

Le complesse ed articolate investigazioni svolte, anche con l’importante ausilio di massive attività tecniche, corroborate altresì dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno documentato, tra le altre cose, come l’organizzazione mafiosa in argomento abbia:

• realizzato una generalizzata, pervasiva e sistematica pressione estorsiva nei confronti di imprenditori e commercianti di Foggia, gestita secondo un codice regolativo predefinito e condiviso, significativamente denominato come il “SISTEMA”;

• costituito una cassa comune, finalizzata al pagamento degli “stipendi” per i consociati, nonché al mantenimento dei sodali detenuti e dei loro familiari, anche attraverso il sostenimento delle spese legali, così sviluppando collaudati processi di gestione centralizzata nell’acquisizione e nella ripartizione delle risorse economiche;

• gestito il racket delle estorsioni come la riscossione di una vere e propria tassa di sovranità, registrando su un libro mastro la lista delle attività commerciali ed imprenditoriali estorte, nonché gli “stipendi” pagati agli associati;

• regolato le dinamiche interne attraverso il sistematico ricorso alla violenza brutale quale strumento di definizione degli assetti interni e delle gerarchie associative;

• sviluppato, negli ultimi anni, una significativa vocazione imprenditoriale, ed una parallela opera di infiltrazione nel settore amministrativo, , orientando il sodalizio mafioso verso un più evoluto modello di mafia degli affari.

I principali destinatari del provvedimento restrittivo eseguito dagli investigatori della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri sono elementi di primo piano, ed in alcuni casi anche “figure storiche”, della Società Foggiana.

Tra gli arrestati figura anche un dipendente del Comune di Foggia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, il quale ha fornito informazioni ad esponenti della batteria “SINESI-FRANCAVILLA”, funzionali al compimento di attività estorsive nei confronti delle locali agenzie funerarie oltre ad un imprenditore locale, attivo nel settore dell’edilizia, indagato per turbativa d’asta.

Particolarmente importanti sono risultate le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, originariamente intranei alla Società Foggiana, i quali, con i propri contributi dichiarativi, reciprocamente convergenti, hanno ulteriormente rafforzato l’impianto accusatorio raccolto dagli inquirenti, consentendo, nello specifico, di acquisire significativi elementi di prova in ordine alle dinamiche interne ed agli interessi criminali del predetto sodalizio mafioso.

Le indagini hanno permesso di disvelare la capillare, pervasiva pressione estorsiva esercitata dalla Società foggiana sul tessuto economico della città: dal mercato settimanale cittadino al settore edilizio, dalle imprese di servizi funebri, alle sale scommesse ed alle aziende attive nel movimento terra, dall’agroalimentare alle corse ippiche: non vi è ambito economico che la mafia foggiana abbia risparmiato nella sottoposizione al racket estorsivo.

Allarmanti anche i tentativi di infiltrazione e condizionamento nel settore delle aste pubbliche, dei servizi di vigilanza e nella pubblica amministrazione nonché i rapporti e le interlocuzioni attivati con esponenti importanti del mondo imprenditoriale locale sottoposti all’assoggettamento mafioso.

Questa importantissima operazione antimafia attesta, ancora una volta, quanto sia elevato l’impegno e la determinazione della “Squadra Stato” nell’attività di contrasto e di repressione della criminalità organizzata foggiana: un forte segnale di fiducia e di speranza che punta a risvegliare la coscienza sociale di una comunità cittadina rimasta per troppo tempo vittima e prigioniera di una asfissiante e tentacolare oppressione mafiosa.

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Cronaca

Farmaci contro il Covid: i Nas oscurano 30 siti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Trenta siti, collocati su server esteri, sono stati oscurati dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute perché venivano pubblicizzati o offerti in vendita, anche in lingua italiana, vari farmaci contro il covid 19.


    Tra i farmaci venduti anche l’ivermectina, antiparassitario utilizzato in campo veterinario per cui l’Ema, nel marzo 2021, ha raccomandato di non utilizzare il principio attivo per la prevenzione o il trattamento del covid.


    Con l’operazione di oggi, salgono a 313 i provvedimenti sinora eseguiti nel 2021 dai Nas, 274 dei quali correlati all’emergenza Covid-19. 

Continua a leggere

Cronaca

Prato, ruba i soldi alla parrocchia e organizza festini con la droga: don Spagnesi andrà in comunità terapeutica

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Il tribunale di Prato ha accordato il patteggiamento a don Francesco Spagnesi, il prete arrestato per i festini con la droga e per aver sottratto denaro alla sua parrocchia oltre che per aver truffato i fedeli.

Don Spagnesi ha patteggiato 3 anni e 8 mesi.

Tenendo conto del parere favorevole delle parti il gip ha accolto il patteggiamento nell’udienza di oggi. Per il prete cade l’accusa di tentate lesioni gravi, ipotizzata sulla possibilità che abbia taciuto malattie sessualmente trasmissibili ai partner. Restano le accuse di spaccio e traffico di droga e di appropriazione indebita del denaro delle offerte. Ha patteggiato anche il compagno di don Spagnesi, con 3 anni e 2 mesi: l’accusa per lui è di traffico e spaccio di droga in concorso: insieme al sacerdote secondo l’accusa acquistava la Gbl, la cosiddetta droga dello stupro.
    Don Francesco Spagnesi, secondo quanto emerge, verosimilmente sconterà la pena ai servizi sociali e con permanenza in una comunità terapeutica per curare la sua tossicodipendenza.
    Previsto anche un processo canonico per stabilire il suo percorso all’interno della Chiesa. La Diocesi di Prato lo ha rimosso dalla parrocchia e sospeso dalle funzioni di sacerdote.

Continua a leggere

Cronaca

Vercelli, arrestato funzionario dell’agenzia delle Entrate: voleva estorcere 300 mila euro alla famiglia di un imprenditore defunto

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Nel pomeriggio di ieri a Vercelli, i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano e di Vercelli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torino su richiesta di quella Procura della Repubblicanei confronti di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Vercelli, responsabile di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico e di tentata estorsione ai danni della nota famiglia di imprenditori LORO PIANA.

La complessa attività investigativa, condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Milano, nasce a seguito della denuncia presentata dalla moglie del defunto imprenditore dott. Sergio LORO PIANA, dopo aver ricevuto una lettera anonima con richiesta estorsiva.

L’anonimo aveva richiesto il pagamento di 300mila euro, in 800 sterline d’oro, da consegnare secondo precise modalità nei pressi di un cavalcavia lungo la strada provinciale Vigevanese, dietro la minaccia di divulgare informazioni riservate relative ad una vertenza pendente tra la ditta LORO PIANA S.p.A. e l’Agenzia delle Entrate di Vercelli.

Le complesse indagini, coordinate in un primo momento dalla Procura della Repubblica di Vercelli e successivamente per competenza da quella di Torino, hanno consentito di risalire all’autore della missiva anonima ed indentificarlo nel funzionario dell’Agenzia delle Entrate destinatario della misura coercitiva. I militari, con una minuziosa ed analitica ricostruzione dei fatti, sono riusciti inoltre a dimostrare che l’indagato:

–       era presente nei luoghi indicati per la consegna del denaro attraverso il monitoraggio diretto del sito, l’analisi dei tabulati telefonici e delle videocamere di sorveglianza di diversi comuni della provincia;

–       aveva scannerizzato alcune informazioni contenute nel fascicolo riguardante la citata vertenza fiscale, riportandole nella lettera minatoria;

–       aveva effettuato diverse interrogazioni nella banca dati “SERPICO” dell’Agenzia delle Entrate, senza alcun incarico formale, sul conto dell’azienda LORO PIANA S.p.A. e LORO PIANA SERGIO;

–       aveva svolto ricerche in internet sulle citate monete auree inglesi;

–       aveva stilato ed archiviato nel PC della sua postazione di lavoro alcuni files relativi ad una “classifica” degli imprenditori più facoltosi della provincia di Vercelli, tra cui proprio la moglie ed i familiari del defunto imprenditore.

Continua a leggere

I più letti