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Fonti del Peschiera, sentenza storica: Acea dovrà restituire l’area delle sorgenti al Comune di Cittaducale

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La sentenza tanto attesa, ed anche auspicata, è arrivata. Il Commissario aggiunto per la liquidazione degli Usi Civici per Lazio, Umbria e Toscana Antonio Perinelli ha stabilito che l’area delle sorgenti del fiume Peschiera è gravata da usi civici.

“Adesso – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – Acea Spa dovrà riconsegnare quei terreni al Comune di Cittaducale. È una vittoria per i consumatori. Per 10 anni abbiamo difeso ostinatamente le fonti del Peschiera. Abbiamo portato avanti questa lotta nel silenzio dei comitati per l’acqua pubblica, che fanno tanto i paladini, ma in questa vicenda sono stati latitanti con un silenzio assordante”.

Si apre ora una nuova pagina nella vicenda della gestione delle fonti di quello che è considerato l’acquedotto di Roma, cedute ad Acea Spa con una delibera del consiglio comunale di Cittaducale risalente al 2003.

“Il ricorso della nostra Associazione è stato accolto – dichiara l’Avvocato di Codici Carmine Laurenzano – con questa sentenza il Commissario ha disposto l’annullamento di tutti gli atti che riguardavano i terreni delle fonti del Peschiera, che sono demaniali e quindi dovranno tornare da Acea Spa al Comune di Cittaducale”.

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Anni di piombo, Tagliente: “Ecco il clima che vivevamo in Questura a Roma”

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Nella ricorrenza della Giornata della memoria per le vittime del terrorismo il Prefetto Francesco Tagliente ricorda quegli anni, che vanno dal 1975 al 1983, in cui ha prestato servizio alla Squadra Volante e alla sala Operativa della Questura di Roma assicurando il coordinamento operativo e il pronto intervento delle pattuglie impegnate sul territorio: dai sequestri di persona agli attentati terroristici.

Erano gli anni della cosiddetta strategia della tensione che misero a dura prova gli operatori di polizia.

Pochi anni prima del rapimento di Aldo Moro era stata avvertita l’esigenza di riorganizzare il dispositivi di prevenzione generale e di pronto intervento. Nel 1975 fu costituito il V Gruppo Volanti con un organico di circa 800 uomini che assicuravano la presenza di circa 35 volanti per ciascuno dei turni di servizio. Per ciascuno dei Nuclei c’erano anche le Volanti Zara con a bordo un sottufficiale coordinatore e le volanti Beta con a bordo i Tenenti e il Capitano Comandante del Nucleo. Complessivamente tra volanti ed autoradio dei commissariati e gli equipaggi della Squadra Mobile e della Digos in servizio operativo esterno, la citta poteva contare su oltre 150 unità operative per turno.

Fu riorganizzata anche la Sala Operativa della Questura pochi anni dopo nel 1996 informatizzata e resa all’avanguardia mondiale. “Ricordo – racconta il Prefetto Tagliente – che un anno registrammo 74 delegazioni estere in visita conoscitiva al nostro sistema di comando e controllo informatizzato. Molte Volanti venivano impegnate per il piantonamento dei detenuti in ospedale, per la scorta ai valori postali, per la vigilanza agli obiettivi politici (con le Volanti Delta) e diplomatici ( con le Volanti Zeta). Alcuni giorni venivano vigilate anche le banche che pagavano gli stipendi in contanti. Dopo il rapimento Moro per alcuni giorni abbiamo lavorato anche il giorno di riposo attuando il turno in quarta di 8 ore”.

Prefetto che ricordo ha di questo periodo storico?

Non era facile fare servizio in quegli anni cruciali. Erano gli anni dei sequestri di persona, delle rapine sanguinarie ai furgoni portavalori, alle banche, agli uffici postali e alle gioiellerie, erano gli anni dei furti nei caveau, delle cd spaccate delle vetrine, dei furti multipli in appartamento. Nelle manifestazioni di piazza molti manifestanti si presentavano mascherati e spesso armati di spranghe, mazze, chiavi inglesi talvolta di molotov e addirittura di pistole. Era il periodo del terrorismo e della criminalità agguerrita, vigliacca e sanguinaria. Dalle contestazioni con manifestazioni di piazza violente si passò all’eversione e agli attentati terroristici. Nel corso degli interventi la tensione era sempre altissima e l’adrenalina andava a mille. Le volanti erano frequentemente sollecitate e impegnate in spericolati inseguimenti. Ci lanciavano contro anche bottiglie incendiarie, bombe a mano e granate. In quegli anni aumentarono gli attentati con agguati, gambizzazioni e uccisioni. Nella società si generò un clima di pericolo, di insicurezza e di paura, anche perché venivano colpiti pure singoli cittadini, rappresentanti della società civile giornalisti, uomini politici, della magistratura, del mondo carcerario e delle forze dell’ordine e dirigenti degli altri apparati dello Stato.

Come era il clima che si viveva tra gli operatori delle Forze dell’Ordine?

Molti rappresentanti delle forze di polizia, uscendo da casa, non sapevano se sarebbero tornati. La tensione e la paura, erano entrati a fare parte della quotidianità anche delle famiglie dei poliziotti. Ci sentivamo bersagli mobili.

Avevate paura? Quali le precauzioni messe in atto tra gli operatori di Polizia?

La paura è un sentimento umano che riuscivamo a dominare. Quello che non si riusciva a gestire era il timore che potesse capitare qualcosa ai nostri familiari. Penso comunque che sia necessario fare una distinzione tra i funzionari, il personale degli Uffici investigativi e gli operatori delle Volanti costretti ad uscire e rientrare a casa da soli e, a causa dei turni, in fasce orarie prevedibili. Io posso parlare delle Volanti. Consapevoli che alcuni colleghi erano stati colpiti con azioni imprevedibili e in maniera vigliacca, in tanti si videro costretti a cambiare continuamente abitudini, itinerari e orari di uscita e rientro. Quasi tutti tolsero o cambiarono il nome dal citofono e dal portone di casa. Ci fu chi decise di allontanare la famiglia dalla sede di servizio. Al termine dei turni il personale che dormiva negli alloggi collettivi di servizio veniva accompagnato con un pullman scortato dalle volanti. E alcuni ammogliati per evitare di far conoscere l’indirizzo di casa preferivano dormire negli alloggi delle caserme. Prima di intraprendere i turni pomeridiano 19-24 e serale 19-24 si arrivava in caserma due ore prima per un Briefing collettivo nel corso del quale veniva fatto un punto di situazione su quello che era successo nelle ore precedenti, venivano illustrate eventuali nuove direttive e venivano messe a punto le strategie migliori da mettere in atto per fronteggiare una criminalità sanguinaria, per tutelare la collettività e intervenire in sicurezza. I briefing collettivi erano anche una grande occasione per fortificarci e non percepire la paura Nel corso di quelle riunioni, cercavamo di parlare e di esaltare gli aspetti positivi. L’orgoglio di servire la gente, l’orgoglio di servire il nostro Paese ci aiutava a superare quel sintomo di preoccupazione, di disagio e di paura. Pensare di servire il Paese rappresentava un momento di gratificazione che ci dava anche forza e coraggio. Gli interventi ritenuti sospetti venivano assicurati con due volanti una delle quali con funzioni di appoggio per copertura. Durante tutto il turno di servizio pattugliavamo il territorio in stato di massima allerta, con il microfono in mano pronti a chiedere ausilio e le armi corta e lunga pronte all’uso sotto la coscia. Centinaia di persone ritenute esposte a rischio di attentati erano scortate le residenze vigilate in forma fissa o ad orari convenuti al momento di uscita e rientro da casa. Decine e decine di obiettivi ritenuti sensibili erano vigilati in forma fissa da una volante. L’autista doveva conoscere perfettamente la zona assegnatagli assumendo una condotta di guida veloce e sicura. In quegli anni per scoraggiare gli inseguimenti venivano lanciate anche bombe a mano e granate contro le volanti. Gli autisti venivano selezionati e avviati ai corsi di specializzazione per la guida veloce a Monza, Anagni e Foggia. Per mantenersi costantemente allenati, nelle prime ore dell’alba quando diminuivano le richieste d’intervento, gli autisti continuavano ad esercitarsi sia per perfezionare le manovre sia per testare l’affidabilità e la tenuta delle auto a loro assegnate. Durante la giornata del riposo settimanale per elevare le capacità di reazione ed efficacia del tiro con tutte le armi in dotazione, venivano organizzate esercitazioni di tiro al Poligono coperto o ai Poligoni all’aperto Pian Di Spille di Tarquinia e a quello militare di Nettuno.

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Allumiere, concorsopoli. L’inchiesta: tutto quello che non vi è stato detto

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“Concorsopoli”, un caso che sembrerebbe dalle ultime parole del sindaco di Allumiere Antonio Pasquini si voglia porre fine alla tragica situazione buttando a mare solamente l’ex presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini e Andrea Mori presidente della Commissione del famoso concorsone di Allumiere. Analizziamo bene atti e documenti che sono reperibili sul sito del Comune di Allumiere.

Attingendo da un concorso bandito dal Comune di Allumiere è avvenuta una infornata di assunzioni in Consiglio regionale del Lazio. I posti a tempo indeterminato sono stati affidati con procedure che appaiono “legittime” ma che di fatto hanno permesso a consulenti ed esponenti politici, parenti e figli di militanti del Pd, Cinque Stelle e la Lega (in un caso) di ottenere posti fissi nelle amministrazioni.

Le nomine sono state formalizzate con il benestare del presidente del Consiglio Mauro Buschini, dei due vice, Devid Porrello (M5S) e Giuseppe Cangemi (Lega) insieme ai consiglieri: Daniele Giannini (Lega), Gianluca Quadrana (Lista civica Zingaretti) e Michela Di Biase, ex capogruppo capitolina del PD.

Partiamo dal bando di concorso (pubblicato l’8 maggio del 2020) dove era ben specificato che al termine della preselezione sarebbero stati ammessi i primi 20 candidati in graduatoria. Contrariamente a quanto finora dichiarato dai responsabili del concorso agli organi di stampa non si capisce come si sia potuti arrivare a far effettuare le prove a 103 candidati in quanto non risulta esistere nessun documento che giustifichi tale allargamento. Quando è che si è deciso di allargare il numero dei candidati? Dopo la preselezione?

Proseguiamo con la preselezione

Al suddetto bando seguono un numero di 642 domande come dichiarato dalla Commissione nel verbale numero 1 del 30 giugno 2020. Sempre nel suddetto verbale viene dichiarato il calendario per lo svolgimento delle prove preselettive che dato il numero dei partecipanti saranno suddivise in 7 batterie, analizziamo con quale ordine sono state decise le batterie. In teoria il più semplice sarebbe stato quello dell”ordine alfabetico. E invece no! E’ stata una scelta randomica che ha portato a una batteria, la prima, che è risultata essere quella dei “più bravi”. Dunque una scelta che è risultata essere molto produttiva.

Pensate che su 70 partecipanti ci sono stati 49 promossi alle prove scritte ed orali. Di questi 49 promossi, addirittura 47 sono risultati vincitori di concorso. Inutile dire che tra questi 47 era presente l’intero gruppone di fortunati assunti alla Pisana.

Chi ha dato i nomi alla società che ha effettuato la preselezione?

E’ stato solo un caso che ben tre candidati messi in un altra batteria, poi risultati vincitori, hanno chiesto di essere ammessi proprio alla prima batteria? Quali sono le giustificazioni? Certo non possono essere quelle “per motivi personali” o “per motivi lavorativi”, visto che il bando esplicitava chiaramente che la mancata presentazione ad una delle prove nei giorni, nell’ora e nelle sedi stabilite equivale a rinuncia al procedimento concorsuale anche se la stessa fosse dipendente da causa di forza maggiore.

Analizziamo ora le prove d’esame

Nel bando era specificato che la commissione potrà essere integrata da membri aggiunti esperti rispettivamente per il colloquio sulle conoscenze informatiche ma l’unico esperto nominato risulta essere la moglie del presidente Andrea Mori per le conoscenze sulla lingua straniera. E cosa ancora più grave è che nella valutazione della prova orale la commissione avrà a disposizione un massimo di punti 25 /30 poiché i componenti della commissione (1 per la lingua straniera e uno per l’informatica) avranno a disposizione, ciascuno, punti 2,5.

Tanti di noi hanno partecipato a dei concorsi e sappiamo quando si dice conoscenza, questa non va valutata. Anche perché se avesse dovuto essere valutata, gli argomenti oggetto di esame avrebbero dovuto essere riportati nel bando. E’ chiaro a tutti che 5 punti in più o in meno in una valutazione fanno scorrere parecchi posti in una graduatoria.

Passiamo ora alle famose assunzioni

Quale è stato il criterio per far scorrere la graduatoria? Ricordiamoci che dai documenti reperibili risulta esserci soltanto una graduatoria provvisoria e non definitiva. E chi ha dato i nominativi ai Comuni e alla Regione che hanno chiesto personale da assumere dalla famosa graduatoria di Allumiere? Sembra che il dottor Mori sveste i panni del presidente di commissione abbia assunto quelli del responsabile risorse umane terzo settore del Comune di Allumiere e anche in questo caso abbia trasmesso i nomi in maniera randomica. Di solito la graduatoria deve essere mandata a chi la richiede nella sua interezza, in modo tale che poi gli Enti possano scorrerla in ordine di piazzamento. Ma anche qui troviamo delle incongruenze. Ci sono infatti persone classificatesi nei primi 20 che addirittura non sono state mai chiamate. E invece ci sono persone che si sono classificate al 64 (Chiara Benedetti) e 66 (Marco Cirilli che doveva effettuare la preselezione nella quinta batteria ma, guarda caso, aveva chiesto di partecipare alla prima fortunatissima batteria) posto e sono stati assunte al Comune di Guidonia. Da questo si desume che i primi 63 siano stati assunti ma questo non è assolutamente vero.

Al sindaco Pasquini, che in questo ore sembra fremere per annullare la graduatoria dei miracolati, forse gioverebbe raccontare con precisione come sono andati realmente i fatti e soprattutto alla luce di quanto risulta dagli atti come sia possibile che ancora oggi il dottor Mori vaghi per gli uffici del comune di Allumiere.

Un’altra domanda la rivolgiamo al Consiglio regionale del Lazio:

Dopo l’anomalo provvedimento in autotutela con il quale l’ufficio di Presidenza ha sospeso tutte le assunzioni, i vincitori del concorso di Allumiere sono a casa o continuano a lavorare in Regione Lazio. E questo provvedimento è stato intrapreso solo per rasserenare e calmare l’opinione pubblica fortemente indignata poiché in un momento di crisi gravissima per il Paese ci sono personaggi politici e personaggi vicini ai politici essere assunti in un concorso così ricco di incongruenze e lacune che sembrerebbe proiettarci su “Scherzi a parte”.

Nei prossimi giorni L’Osservatore d’Italia entrerà nel vivo della vicenda che riguarda gli assunti Comune per Comune e i “fortunati” che hanno vinto un posto fisso in Regione.

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Vittime del terrorismo: una lunga serie di omicidi e di ferimenti che ancora oggi gridano giustizia

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Fantasmi che emergono da un passato buio da molti dimenticato ad altri, i più giovani, del tutto sconosciuto eppure drammatico e terribile per tante famiglie di servitori dello Stato, uomini delle istituzioni, cittadini, sindacalisti e lavoratori rimasti feriti o uccisi.

Un momento lungo quasi un decennio tra gli anni 70 e la prima metà degli anni 80 in cui il rischio per le istituzioni repubblicane fu altissimo.

Questo rappresentano i nomi dei brigatisti rossi Roberta Cappelli, Marina Petrelli, Sergio Tonaghi e ancora Narciso Manenti esponente dei nuclei armati territoriali sottrattosi alla condanna all’ergastolo fuggendo in Francia come gli altri due brigatisti Giovanni Alimonti ed Enzo Calvitti e il militante di lotta continua Giorgio Pietrostefani che devono scontare invece condanne tra gli 11 e i 18 anni di carcere.

Le vittime del terrorismo: il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 06/05/2021

Le ombre rosse così sono state chiamate in un dossier dei servizi antiterrorismo e del Governo italiano che in realtà elenca anche altri nomi di terroristi con a fianco la scritta “da catturare” in Francia e non solo.

Compromesso storico, crisi di governo, strage di Acca Larenzia, rapimento Moro e la mitraglietta Skorpion: il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 06/05/2021

Scorrere gli atti dei processi a carico di ognuno di loro vuol dire imbattersi in una lunga serie di omicidi e di ferimenti: tanti poliziotti e carabinieri ma anche sequestri, in particolare di magistrati sottoposti ai cosiddetti processi proletari e poi rapine per autofinanziamento e assalti a sedi di partiti politici e carceri

La prova generale di quella che in particolare le brigate rosse avevano definito come “lotta armata” il tentativo di andare oltre gli agguati e le azioni da commando trascinando il Paese nella guerra civile un tentativo criminale che per fortuna non riuscì al prezzo di sacrifici e di tutti purtroppo dimenticati o spesso rimasti sulle lapidi che pure per quanto in ritardo impongono il rispetto delle sentenze e soprattutto che le condanne vengano scontate.

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