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Forza Horizon 4, corse folli e adrenalina su Xbox One e Pc

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Dopo aver percorso a tutta velocità le strade del Colorado, dopo aver bruciato treni e treni di copertoni per i meravigliosi paesaggi dell’Europa Mediterranea e dopo aver sfidato piloti di tutto il mondo in Australia, Turn 10 e Playground Games hanno deciso di ambientare l’ultimo capitolo della serie racing in esclusiva per Pc e Xbox One, Forza Horizon 4, in Gran Bretagna. Appena avviato il gioco ci si trova dinanzi alla prima delle molte novità introdotte in questo quarto capitolo della serie: le Stagioni. Durante la prima gara introduttiva si avrà la possibilità di saggiare velocemente ognuna delle 4 Stagioni, caratterizzate da enormi differenze paesaggistiche che coinvolgono anche il modello di guida. Una volta conclusa questa prima gara-spettacolo comincia quella che è una vera e propria fase introduttiva a Forza Horizon 4. A inizio carriera la prima cosa da fare sarà quella di scegliere il proprio alter ego virtuale tra un ampio numero di personaggi disponibili, sia di sesso maschile che femminile, tutti personalizzabili sia nel vestiario che con particolari accessori e le ormai celebri emote per celebrare le vittorie. Una volta selezionato il proprio avatar, che fortunatamente per gli indecisi sarà possibile cambiare in qualsiasi momento, ha inizio l’avventura nel nuovo Horizon Festival. In Forza Horizon 4 si torneranno a vestire i panni del novellino che vuole farsi un nome nel mondo delle corse automobilistiche, e quale migliore occasione del Festival più grande di tutti per affermarci come campioni? Quindi, dopo le consuete presentazioni con alcuni dei personaggi che supporteranno il protagonista in questa avventura, si verrà catapultati in una sorta di proprio prologo al gioco. Durante questa fase l’obiettivo di chi gioca sarà quello di guadagnare il braccialetto giallo che dà accesso alle gare diventando così a tutti gli effetti un pilota Horizon, e per farlo c’è solo un modo: accumulare punti influenza, farsi conoscere ed aumentare a dismisura i fan. In questa prima fase del gioco il ciclo delle stagioni è nelle mani del giocatore, infatti, per cambiare stagione è necessario raggiungere un determinato valore di influenza fra i fan in modo tale da sbloccare una gara esibizione che, una volta completata con successo, consentirà di procedere alla stagione successiva. Si comincia con la calda quanto semplice Estate, dove l’obiettivo principale è correre, vincere ed esplorare liberamente la mappa di gioco.

Non appena si sblocca l’autunno, si verrà in contatto con la seconda novità di rilievo introdotta in Forza Horizon 4: il Mondo Condiviso. Per la prima volta nella serie, infatti, non si gareggia più in solitaria per poi passare alla componente multigiocatore, ma entrambe le modalità sono ora fuse in un’unica, grandissima e favolosa esperienza di gioco. E’ bene sottolineare, soprattutto per chi preferisce giocare in solitaria senza alcuna interferenza, che la presenza del Mondo Condiviso non influisce in nessun modo sulla modalità single player visto che, durante le fasi di guida libera, le collisioni con gli altri giocatori sono disabilitate, annullando totalmente tutti quei comportamenti da pirati della strada da parte di giocatori che si divertono solo ad infastidire gli altri. In Forza Horizon 4 si ha la possibilità di incontrare altre persone, di sfidarle o di arruolarle nella propria carovana o di partecipare a gare con giocatori umani invece dei soliti Drivatar guidati dall’IA, o anche semplicemente di godersi il gioco in solitaria senza alcuna interferenza esterna. Tutto dipende dal giocatore e nessun obbligo andrà a modificare le abitudini di gioco di chi sta dinanzi lo schermo. All’inizio di ogni singola gara, tranne che per le esibizioni e altre gare speciali, si ha la possibilità di decidere come affrontarla: giocatore singolo, contro altre persone, in modalità rivali e addirittura in cooperativa. Insomma, come si può capire da queste prime righe, i ragazzi di Turn 10e Playground Games hanno svolto un lavoro veramente eccezionale e che siamo certi accontenterà qualsiasi tipo di giocatore: dal “lupo solitario” al più competitivo di tutti. Una volta che si è portato a termine l’intero ciclo stagionale del prologo si verrà catapultati in quello che è il vero e proprio gioco. Da questo momento in avanti le stagioni di Forza Horizon 4 assumono la loro vera forma e durata: una settimana reale durante la quale tutti i giocatori collegati ai server di gioco saranno sincronizzati tra loro correndo quindi in quello che diventa a tutti gli effetti un mondo virtuale vivente, popolato da decine e decine di piloti scatenati. Ogni stagione è caratterizzata, oltre che dal naturale cambiamento di panorama e di condizioni atmosferiche che coinvolgono la morfologia dei terreni, anche da una moltitudine di eventi a tempo come nuove sfide e nuovi campionati stagionali che, ovviamente, si concluderanno al cambio di stagione. Non possono certamente mancare poi i classici eventi Forzathon, e ovviamente anche questi hanno subito un forte rinnovamento: oltre alle classiche sfide tipiche di entrambe le serie Forza, in Forza Horizon 4 appaiono per la prima volta i particolari eventi Forzathon Live. Durante il gioco si verrà avvisati da un messaggio su schermo della presenza di un evento Forzathon Live e, se lo si desidera, sarà possibile raggiungere il luogo di inizio entro il tempo stabilito e cominciare questa nuova avventura in cooperativa con un massimo di altri 11 piloti. Questi eventi sono suddivisi in tre livelli sequenziali, e per compierli tutti si ha un tempo limite di 15 minuti. Qui non sarà necessario sfidare altri giocatori ma cooperare per completare le sfide proposte, ottenendo così i nuovi crediti Forzathon; sfide che spaziano dal raggiungimento di una determinata velocità totale davanti ad un autovelox a raggiungere un determinato punteggio in zone di derapata e così via. Questi particolari crediti saranno utilizzabili esclusivamente nel nuovo Forzathon Shop, un negozio ad hoc che permette di comprare auto e accessori altrettanto speciali, dando quindi delle ottime motivazioni ai videogiocatori per partecipare molto spesso a tali eventi.

Un’altra grande novità che caratterizza Forza Horizon 4 è la “Vita Horizon”. Questa altro non è altro che un enorme riepilogo di tutti i progressi svoltio in game, divisi per categorie che vanno da quelle dedicate alle varie tipologie di gara passando per le categorie relative alla personalizzazione estetica dei veicoli, a quella per gli assetti, arrivando alle categorie riservate all’esplorazione o alla componente multigiocatore e addirittura alla categoria dedicata a Mixer, la piattaforma di streaming di Microsoft, per un totale di ben 25 diverse carriere. Ogni singolo progresso ha la sua categoria, ed ogni categoria è composta da più livelli. Vincendo ad esempio molte gare su strada si potranno sbloccare i livelli successivi, per arrivare poi al decimo che sbloccherà quella che è a tutti gli effetti una finale che permetterà ai giocatori di diventare i campioni di quella determinata categoria. Al salire di ogni livello naturalmente si avrà accesso a ricompense di vario tipo, da bonus in crediti, ruote della fortuna, a gare di livello superiore, passando per accessori per la personalizzazione degli avatar fino a nuovi clacson o anche nuove frasi per la chat rapida. Sempre in tema di novità, in Forza Horizon 4 fanno la loro comparsa le Case. Posizionate per l’enorme mappa di gioco ci sono diverse abitazioni, dal piccolo cottage in riva al lago, ad enormi e lussuose, ma anche ville storiche. Una volta acquistata la casa che si vuole, a patto di avere il numero di crediti necessario, si avrà accesso ai bonus ad essa collegati e alle sue funzioni, tra cui la possibilità di cambiare avatar o di modificarne l’aspetto, l’accesso al proprio garage con la possibilità di personalizzare le auto, Autovista, l’Auto Salone in cui acquistare nuovi veicoli e la Casa d’Aste utile per vendere le vetture che si sono vinte in precedenza ma che non vengono usate. Una volta che si avranno più abitazioni a disposizione si potrà anche usare il classico viaggio rapido per spostarsi da una all’altra, oltre che alla sede del Festival. La nuova impostazione Mondo Condiviso ovviamente non ha intaccato tutte quelle modalità online che avevano caratterizzato gli scorsi capitoli di Forza Horizon come la modalità Avventura, ora chiamata Avventura a Squadre. Ci si potrà unire a un’Avventura in qualsiasi momento, ma si potrà anche decidere di creare la propria. Scegliendo di crearla si potrà decidere la stagione in cui ambientarla, limitare la trazione delle auto e abilitare o meno le gare Scatto Guida Libera, ossia quelle competizioni senza alcun checkpoint che si fanno dal traguardo di una gara appena conclusa alla linea di inizio della successiva. Una volta compiute queste prime scelte si potrà decidere la tipologia di auto e limitare la competizione ad una sola classe, per poi decidere quante e quali gare utilizzare nella propria avventura andando anche ad impostare l’ora del giorno e le condizioni meteo di ognuna di esse. Una volta impostato il tutto sarà possibile iniziare la propria Avventura, invitando gli amici online e dando il via alla competizione. Sarà possibile aggiungere ogni tipo di gara già affrontata nella modalità storia, dalle gare normali passando per le gare Arena o per le intense finali, ed anche in questo caso si avrà la totale libertà di decidere praticamente ogni singolo aspetto creando l’Avventura “perfetta” senza alcuna limitazione. In Forza Horizon 4 torna anche la possibilità di aderire a un Club o di crearne crearne uno da zero e, ovviamente non può certo mancare la profondissima personalizzazione, sia estetica che prestazionale, di tutti i veicoli presenti. Il solito editor di livree ritorna alla grande consentendo di creare delle vere e proprie piccole opere d’arte da condividere con la community, o di scaricare i design degli artisti migliori che da sempre rendono le possibilità di personalizzazione di entrambe le serie Forza veramente uniche.

In Forza Horizon 4 è presente anche la possibilità di creare le proprie gare prendendo come base i percorsi dei tracciati già presenti, andando però a modificare i veicoli coinvolti e la loro classe. Sarà invece disponibile post-lancio la possibilità di creare le proprie gare da zero, decidendo tutto, dai veicoli coinvolti all’intero percorso da seguire: un’aggiunta più che interessante che dovrà essere rodata per bene prima dell’effettiva disponibilità. In questo quarto capitolo della saga fa il suo ritorno anche la modalità Drone introdotta nello scorso titolo, perfetta per scattare fotografie ai meravigliosi paesaggi che il gioco offre o ai tantissimi bolidi presenti, ma anche ideale per la ricerca dei Gioielli Dimenticati sempre ben nascosti nell’enorme mondo di gioco. L’ultima novità introdotta da Forza Horizon 4, relativa però ai soli possessori di Xbox One X, è la possibilità di scegliere tra due impostazioni grafiche distinte: la Modalità Prestazioni che permette di giocare in 1080p HDR a 60 frames per secondo, e la Modalità Definizione che blocca il frame-rate a 30 immagini per secondo ma che può contare su una definizione nativa di 4k sempre in HDR. In ognuno dei casi vi assicuriamo che dal punto di vista prettamente estetico Forza Horizon 4 è un titolo veramente impressionante, che si piazza senza ombra di dubbio nell’olimpo dei racing games. Annoiarsi mentre si gioca l’ultimo capolavoro di Turn 10 e Playground Games è veramente impossibile, quindi, se si sta cercando un gioco di corse dalla natura non simulativa ma che offra un mondo di gioco vastissimo, tante cose da fare, una grafica di altissimo livello e che dia la possibilità di giocare sia da soli, sia cooperando che competendo con altre persone in tutto il mondo, Forza Horizon 4 non vi deluderà mai.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 10
Sonoro: m9,5
Gameplay: 9,5
Longevità: 9,5
VOTO FINALE. 9,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Dragon Ball Z Kakarot, un sogno che diventa realtà

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Dragon Ball Z Kakarot è più di un semplice videogioco per Xbox One, Ps4 e Pc, ma è un vero e proprio sogno per gli appassionati del manga di Akira Toriyama. Ripercorrere tutte le vicende del fumetto e vivere gli scontri visti nell’anime, infatti, è davvero una vera e propria gioia per chi è cresciuto a pane e onde energetiche, sognando di combattere al fianco di Goku e compagni per difendere la terra. Questo titolo infatti non è un prodotto dedicato solo alle nuove generazioni di giocatori, ma soprattutto sarà apprezzato da chi ha superato la soglia dei trenta e che nei lontani anni ’90 aspettava l’uscita dei fumetti per capire come sarebbero finite le avventure del Saiyan più amato di tutti i tempi. Ma andiamo al dunque, Dragon Ball Z: Kakarot è un’esperienza che vive di tutte quelle cose che hanno reso l’anime di Toriyama un’opera incredibile. Non bisogna cercare l’anima del videogioco negli scontri all’ultimo sangue, nei tecnicismi o nelle sfumature del gameplay, infatti il titolo non è un picchiaduro fatto per affrontare gli amici o sconosciuti online, ma è un action-rpg per giocatore singolo che punta alla scoperta della trama del fumetto. Certo, ci si può avvicinare al titolo con fare circospetto diffidando della classica trasposizione videoludica di manga e anime. Ma la verità è che quando si preme il pulsante start e parte l’indimenticabile opening originale “Cha La, Head Cha La”, Goku è già riuscito a far breccia nei cuori degli appassionati con una potenza inaudita. La forza dell’opera messa in piedi dai ragazzi di CyberConnect2 è davvero incredibile: quando si ha occasione di visitare in prima persona luoghi storici come la Kame House, il pianeta di Re Kaioh e il piccolo cottage di Nonno Gohan, ciascun elemento del gameplay finisce per passare in secondo piano.  Esaminando più da vicino il titolo possiamo senza dubbio asserire che Dragon Ball Z Kakarot si pone l’ambizioso obiettivo di racchiudere in un videogame l’epopea dei Guerrieri Z, ovvero l’intera seconda serie animata tratta dall’opera di Toriyama, dall’arrivo del Saiyan Radish fino al tramonto del terribile Majin Bu. Inutile dire, quindi, che si tratta di una vera e propria fornace di momenti leggendari, dall’epico scontro contro Nappa e Vegeta, passando per la prima trasformazione di Goku sul pianeta Namecc, attraverso gli epici scontri con i Cyborg e Cell, fino all’epico scontro con Majin Bu, una pellicola che si srotola senza sosta sullo sfondo dei combattimenti più iconici della saga. Sono circa trenta le ore d’intrattenimento offerte dall’avventura (ma seguendo le quest secondarie e cercando tutti i collezionabili si arriva tranquillamente a 50), che al cuore è semplicemente una riproposizione in scala uno a uno delle quattro grandi minacce al centro dell’anime. I capitoli si susseguono come vere e proprie puntate, con tanto di narratore esterno e anticipazioni dell’episodio successivo, snocciolando interminabili scene d’intermezzo che reinterpretano i momenti chiave coprendo la maggior parte dell’intreccio, ma glissando su qualche elemento considerato secondario, come ad esempio la vicenda ambientata nel futuro di Trunks che fa capolino solo nell’endgame.

In Dragon Ball Z Kakarot, dietro la realizzazione delle strutture, delle immense vallate e delle metropoli che caratterizzano da sempre l’opera di Toriyama, si nasconde un profondo rispetto per il tratto dell’autore, e anche le animazioni più complesse durante i combattimenti rendono onore alle indimenticabili immagini del manga. Il comparto estetico, nei momenti che contano, sprizza fedeltà all’opera originale da tutti i pori, realizzando un perfetto tributo alla storia di Goku e, attraverso l’Enciclopedia Z accessibile in gioco, il più grande compendio mai dedicato all’universo delle Sfere del Drago. Il problema è che, fra una sequenza cinematica e un volo su Namecc, arrivano anche i momenti in cui Dragon Ball Z: Kakarot si ricorda di essere un videogioco. Il sistema di combattimento, figlio della tradizione anime fighter in 3D, mescola elementi della serie Budokai Tenkaichi con le più recenti caratteristiche di Xenoverse, e tale miscela non si discosta particolarmente dalla formula del button smasher. Fra tempeste di colpi e tecniche speciali, l’obiettivo è quello di sovrastare l’avversario sfruttando al massimo schivate perfette, assist, inseguimenti e fendenti per spezzare la guardia. Purtroppo il combat system non è particolarmente difficile da gestire, e alla fine ci si riduce a caricare la propria aura e scagliare super mosse, piuttosto che concatenare pugni e calci, teletrasportarsi e colpire alle spalle. Nonostante la componente estetica sia impeccabile e trae grande beneficio dalle animazioni e dalle arene distruttibili, lo stesso non si può dire della realizzazione tecnica in generale. Le battaglie sono perlopiù un caos nel quale riempire di botte l’avversario prima che sia lui a fare lo stesso, e l’intero sistema di bilanciamento è costantemente diviso fra scontri di una semplicità disarmante e inspiegabili picchi nella curva della difficoltà. Affrontare nemici anche solo di 3 livelli di potere più alti può rivelarsi fatale e frustrante. Il nostro consiglio per affrontare al meglio il gioco è infatti quello di affrontare molti combattimenti casuali, svolgere tutti gli allenamenti e fare le missioni secondarie. Così facendo non ci si troverà quasi mai in situazioni di estremo svantaggio. Per quanto riguarda l’aspetto più rpg di Dragon Ball Z Kakarot possiamo dire che il sistema di progressione è legato a doppio filo con l’incedere della trama, e nonostante la deriva GDR assunta dall’esperienza open-world, l’unico modo per stare al passo con la forza combattiva dei nemici è proseguire nell’avventura. Insomma, se da una parte bisogna scordarsi il farming nonostante la presenza degli scontri casuali e delle attività secondarie, dall’altra è più che mai evidente la difficoltà emersa nel bilanciare l’equazione fra fedeltà narrativa, combat system e sfumature free roaming. Quando non si è impegnati nelle attività inerenti alla trama, Dragon Ball Z: Kakarot alza il sipario su una completa riproposizione dell’universo della serie, per l’occasione trasformato in un parco di divertimenti a tema. Si può andare a pesca dietro casa di Goku, cacciare cervi nei pochi boschi accanto alla Capsule Corporation, fare una capatina all’arena del Torneo Mondiale, andare a ritirare un paio di Senzu da Korin e svolazzare fra una regione e l’altra in cerca delle Sfere del Drago. Ed è proprio in questi segmenti che risiede l’essenza del titolo, nella possibilità di respirare l’atmosfera di Dragon Ball a pieni polmoni, di poggiare i piedi nei luoghi più iconici della serie, di sfrecciare nel cielo alieno vestendo i panni del principe dei Saiyan, di Piccolo, Gohan o chiunque sia possibile controllare in quello specifico frangente.

Nel corso della fase esplorativa dell’universo offerto da Dragon Ball Z Kakarot i protagonisti sono costantemente presi di mira da perfidi robot dell’esercito del “Fiocco Rosso”, Saibaiman, scagnozzi dell’esercito di Freezer e poche altre varianti degli stessi nemici minori che si è costretti ad affrontare più e più volte, praticamente ad ogni avvio di una Storia Secondaria, mentre le poche attività che non implicano il combattimento si riducono a semplicissime missioni di raccolta che rispetto alla carica della trama principale stonano un po’. Questo è un vero peccato, perché gli sviluppatori avevano perseguito l’ottima intuizione di riportare in scena numerosi protagonisti dell’originale serie animata attraverso le attività collaterali. Lunch, Taobaibai, la banda di Pilaf, l’androide Numero 8 e tantissimi altri volti noti fanno spesso capolino fra un viaggio e l’altro, ma salvo rarissimi casi non riescono ad incidere sul giocato né sulla qualità dei contenuti, presentandosi come situazioni riempitive più che mai trascurabili. Dove, invece, riescono a lasciare il segno, è nell’interessante sistema di progressione rappresentato dalle Comunità. Le Comunità non sono altro che piccoli alberi delle abilità che incarnano una determinata categoria di personaggi, come ad esempio combattenti, cuochi e insegnanti. Sbloccando i soliti noti del manga, è possibile inserirli in una determinata Comunità per accrescere le statistiche dell’intero cast, ed è bene tener conto del legame che intercorre fra figure adiacenti. Affiancando Piccolo a Gohan, giusto per citarne uno, si otterrà un considerevole bonus alle statistiche di entrambi, e lo stesso risultato si raggiungerà intrecciando ad esempio gli insegnamenti del Maestro Muten con quelli di Shen della Scuola della Gru. Per quanto strano possa suonare, Dragon Ball Z: Kakarot è al tempo stesso molto vicino ed estremamente lontano dall’essere il miglior videogioco dedicato alla storia di Goku e compgni. Ciascuna buona intuizione avrebbe potuto essere realizzata meglio, e questo pensiero è una costante che emerge fin dalle prime battute del gameplay per poi esplodere nel comparto endgame, segmento che più di ogni altro soffre dell’assenza di qualsivoglia modalità versus, dell’impossibilità di incarnare buona parte del cast e delle sopracitate mancanze fra le attività, i minigiochi e la componente GDR. Tirando le somme, Dragon Ball Z: Kakarot è un titolo imperdibile per qualsiasi fan dell’opera originale, un tripudio di ricordi che non può far altro che accontentare chiunque fosse in cerca di un nuovo viaggio attraverso la Serie Z, giocatori volenterosi di salutare ancora una volta l’eroe della terra con un largo sorriso dipinto sul volto. Ovviamente se quello che si vuole è un titolo che ripercorra la storia in single player dell’opera di Toriyama, allora questo titolo è ciò che state cercando. Se però avete voglia di un prodotto che offra una natura da picchiaduro, che abbia una componente di lotta profonda e che soprattutto abbia una componente multigiocatore solida, allora è meglio navigare verso altri lidi. In sostanza Dragon Ball Z Kakarot è come sfogliare un bellissimo libro, con la differenza che le gesta dei protagonisti sarà il lettore a viverle in prima persona, A nostro avviso il titolo, dopo una vastissima gamma di picchiaduro ispirati alla saga è quello che ci voleva per ricordare la storia dei Saiyan, per farla conoscere ai più giovani e per cambiare finalmente direzione rispetto a quanto già visto negli ultimi anni. Nonostante qualche imperfezione la produzione di Bandai Namco, a nostro avviso, è una vera e propria perla che è destinata a risplendere per molto tempo nell’universo dei videogame dedicati a Dragon Ball. Non giocarlo sarebbe un vero peccato.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 8

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Rotary Cellphone, il telefono vintage con rotore

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Voglia di vintage? Non ne potete più della supertecnologia che ormai ci circonda? Bene, è in arrivo un telefono con un rotore per comporre il numero, simile a quello che montavano i telefoni casalinghi anni fa, per combattere le distrazioni da notifica. Si chiama Rotary Cellphone, ed è il progetto originale e vintage dell’ingegnere Justine Haupt che in una intervista a Wired ha dichiarato esplicitamente di essere “anti-smartphone”. “In un mondo iperconnesso con persone che usano telefoni che non controllano e non comprendono, volevo qualcosa che fosse interamente mio, personale e assolutamente tattile, che mi desse anche una scusa per non mandare messaggi – scrive Haupt sul sito del suo progetto -. Ma anche per dimostrare che è possibile avere un telefono perfettamente utilizzabile che va ben oltre il touchscreen”. Il Rotary Cellphone, oltre all’iconico disco rotante per comporre i numeri, ha uno schermo a inchiostro elettronico che mostra eventuali chiamate perse. A governare il funzionamento c’è una scheda Arduino. Sul lato c’è anche un piccolo indicatore a led che indica la situazione del segnale. Tutti i pezzi fisici provengono da un vecchio telefono Western Electric Timeline, mentre il corpo è stato ottenuto grazie ad una stampante 3D. Sul sito ufficiale, Justine Haupte ha condiviso tutti passaggi del progetto nel caso qualche utente fosse interessato a costruirsene uno a casa. Rotary Cellphone è la dimostrazione che nell’ultimo periodo l’invasione di dispositivi sempre connessi, in grado di far tutto, che “capiscono” i nostri gusti, memorizzano i nostri percorsi preferiti e che sanno fare qualsiasi cosa, iniziano a non essere così amati. Sarà per la loro “invasività” nelle nostre vite, per il bombardamento di notifiche, per il fatto che ogni anno ne esce una versione aggiornata o per via del fatto che i prezzi sono sempre più proibitivi, in ogni caso, la voglia di tornare al passato si fa sentire sempre più forte, e Rotary Cellphone ne è la riprova.

F.P.L.

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Journey to the Savage Planet, il nuovo mondo ci aspetta

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Journey to the Savage Planet è il titolo di debutto del Typhoon Studios, il prodotto è un gioco estremamente interessante, che vede l’esplorazione e la ricerca sposare l’avventura e il divertimento puro. Il titolo, disponibile su Pc, Xbox One e Ps4, offre oltre a quanto detto una modalità cooperativa che raddoppia la componente ricreativa e rende ogni situazione ancora più interessante da vivere. Ma veniamo al dunque, una volta lanciato il gioco la prima cosa che si udirà è l’esuberante quanto fastidiosa voce di Martin Tweed, CEO della Kindred Aerospace. Il suo parlare rimbomba nella sala comandi del Javelin, l’astronave, nonché base operativa del giocatore in Journey to the Savage Planet. Sullo schermo continua ad andare una trasmissione di benvenuto che ricorda i capisaldi della missione: esplorare, catalogare, inviare i dati alla casa base, sopravvivere e valutare se il pianeta AR-Y 26 è idoneo per un insediamento terrestre. Ed è proprio questa la missione del giocatore, capire se è possibile stabilire una colonia su questo sperduto mondo valutando rischi e vantaggi, scoprendo la flora e la fauna, ma anche cercare di restare in vita per trasmettere i dati sulla Terra. Journey to the Savage Planet, insomma, è un gioco divertente e sufficientemente profondo, creativo nei limiti di una struttura piuttosto canonica, bello da vedere e da ascoltare per merito di uno stile ben tracciato. Il collante di tutta l’opera è un’efficace e a tratti irriverente comicità, capace di donare a questo primo lavoro targato Typhoon Studios un carattere piuttosto raro di questi tempi. Il coloratissimo Journey to the Savage Planet propone una ricca varietà di uccelli palla ma anche di altrettante creature decisamente bislacche, come una sorta di tacchino stellare a due teste talmente vile da urlare a squarciagola dalla paura ogni volta che noterà un nostro tentativo di avvicinamento. L’incipit del gioco non è meno strambo: il o i protagonisti, a seconda se si gioca da soli o in compagnia, sono stati pagati per esplorare un nuovo mondo dalla quarta migliore compagnia specializzata in viaggi spaziali, e per via di importanti tagli al budget non è stato fornito nessun tipo di equipaggiamento che potrà però essere costruito sul posto grazie a una futuristica stampante 3D. Il vero lusso è un sistema di clonazione automatico che permetterà ai giocatori di tornare in vita ogni volta che accadrà qualcosa di brutto come ad esempio l’essere sbranati da qualche bestia del luogo o quando si precipiterà in un mare di lava o in un profondo crepaccio.

La missione che i protagonisti di Journey to the Savage Planet dovranno portare a termine è composta da diversi obiettivi: per la compagnia che li ha spediti nello spazio il più importante, come già detto, è capire se il pianeta su cui si è atterrati è abitabile o ha risorse da sfruttare, mentre per chi gioca sarà necessario anche rimettere a posto l’astronave per avere almeno una chance di tornare sani e salvi a casa sul pianeta Terra. Del tutto opzionale, ma assolutamente consigliato, studiare le diverse creature e animali presenti, anche compiendo diversi esperimenti come far esplodere gli uccelli palla mentre sono in aria, o prelevando dei campioni da soggetti ancora in vita, quindi avvicinandoci a nostro rischio e pericolo. Nel corso dell’avventura si scoprirà ben presto anche la presenza di un’altra civiltà su cui la compagnia per cui il protagonista lavora vorrà saperne a tutti i costi di più.  Tutti gli obiettivi opzionali sono naturalmente facoltativi ma è solo portando a termine le diverse missioni secondarie si potranno sbloccare tutte le migliorie all’equipaggiamento disponibili. Anche se una volta ottenute, queste andranno costruite con la stampante apposita, che richiederà alcune materie prime per portare a termine il processo. Ogni creatura rilascerà carbonio e altre sostanze necessarie allo scopo, permettendo così di creare modifiche alla propria arma capaci per esempio di sparare dei blob che amplificheranno i salti, donando allo zaino di ordinanza l’abilità di un piccolo jetpack o, ancora meglio, fornendo un comodo e versatile rampino per raggiungere le zone meno accessibili. Quello di Journey to the Savage Planet è un continuo introdurre nuove meccaniche che funzioneranno come chiavi di accesso per le diverse aree in cui sono suddivisi i suoi quattro biomi, alle quali si aggiungono gli accessori secondari che solitamente servono per accedere alle numerose zone segrete disseminate sulla mappa, oltre che ad aiutare nei combattimenti. Il primo bioma di cui si compone il pianeta AR-Y 26 si presenta come una sorta di eden, ma già a metà della seconda area, popolata da più tipologie di creature contemporaneamente, le cose si faranno ad intervalli decisamente pericolose. Un conto infatti è sparare due colpi a un polpo volante, un’altra è doverne affrontare cinque e più potenti dei precedenti, mentre un’altra dozzina di bestie è pronta ad attaccare alle spalle correndo, volando e sparando contro. Se la situazione dovesse volgere al peggio si può sempre contare su un amico a sorpresa: Journey to the Savage Planet, infatti, come dicevamo, può essere giocato totalmente soli o in compagnia di un amico.

Ovviamente trattandosi di un gioco prodotto con un budget non “stellare”, man mano che si va avanti Journey to the Savage Planet non diventa improvvisamente un brutto gioco, ma ovviamente perde irrimediabilmente parte del suo fascino e della sua inestimabile freschezza iniziale. E questo scivolo verso la normalità lo danneggia particolarmente, in fondo parliamo di un gioco estremamente compatto che, puntando alla fine a testa bassa, può essere portato a termine in una dozzina di ore, longevità che può essere riempita facilmente da contenuti interessanti. Journey to the Savage Planet rimane comunque una piccola ma efficace perla in grado, prima di convincere il suo potenziale pubblico, di attirare l’attenzione di un gigante come Google che, vista la qualità di questa opera prima, ha subito acquistato i Typhoon Studios per renderli parte integrante del futuro di Stadia. Tirando le somme, possiamo comunque dire che Journey to the Savage Planet è un gioco davvero interessante, che merita di essere assolutamente giocato in singolo, ma che dà il meglio di se viene affrontato in compagnia. La forte comicità. La grafica interessante e il clima scanzonato che si avverte durante tutta l’esperienza di gioco fanno sì che questo titolo sia in grado di regalare diverse ore d’intrattenimento. Insomma, essendo un gioco di debutto possiamo dire che i ragazzi del Typhoon Studios hanno fatto davvero centro.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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