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Editoriali

FRANCESCA PORCELLATO, LA "ROSSA VOLANTE": UNA PERSONA CHE NON MOLLA MAI NELLO SPORT E NELLA VITA

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Tempo di lettura 6 minuti La campionessa Mondiale di handbike è il nuovo volto dell'azienda Kuschall

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di Domenico Leccese

Tra i 10 Paralimpici dell’anno c’è la nostra Francesca Porcellato, una di quelle persone che non mollano mai, nello sport come nella vita. Francesca Porcellato, nata a Castelfranco Veneto, il 5 settembre 1970, è un'atleta e fondista italiana. Vanta otto partecipazioni ai Giochi paralimpici (sei ai giochi estivi e due a quelli invernali) e undici medaglie conquistate. Soprannominata la rossa volante, gareggia sulla sedia a rotelle perché paraplegica da quando, a diciotto mesi, fu investita da un camion. Si è avvicinata all'atletica leggera a diciassette anni: "Quando mi hanno dato la prima carrozzina l’unica cosa a cui ho pensato è stata quella di farla andare più veloce che potevo – ha spiegato -. Ce l’ho fatta".

Francy cosa è per te un limite?
Un'opportunità che ti permette di trovare in te la forza e l'energia per poterlo superare. Ecco cosa intendevo …. Francesca Porcellato

Con la Venice Marathon è giunta al termine la tua stagione 2015?
Si il 2015 è stato incredibile, non avrei mai pensato di avere certi risultati. 30 sono state le gare a cui ho partecipato; 29 i podi; 26 le vittorie; 3 i secondi posti; Ciascuna una storia, un'emozione!

Da ognuna ho tratto un insegnamento?
Sicuramente e sono soddisfatta, ho imparato tanto anche in questa stagione, non si è mai finito di imparare anzi l’imparare è la benzina per proseguire.

Francesca Porcellato, il 27 ottobre 2004, dal Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ti è stato conferito il grado di ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana e nel 2010 da Giorgio Napolitano il titolo Commendatore della Repubblica. Qual è il vero significato che tu attribuisci a tale alto riconoscimento?

il significato  di aver fatto qualcosa di importante per me e per la mia nazione.

Francesca, sei una temeraria, ti poni sempre nuovi obiettivi, quali i prossimi impegni agonistici?
Quarantacinque anni e un sogno: le olimpiadi di Rio 2016.

Francesca Porcellato, veneta ma atleta mondiale, è una sportiva a tutto tondo. Ha gareggiato nello sci di fondo, nell’atletica leggera e ora, in vista dell’appuntamento in Brasile, hai scelto l’handbike?

Una disciplina che ho scoperto durante la preparazione delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014, mi diverto moltissimo con questo nuovo mezzo è molto inclusivo.

Un esempio?
La vittoria del 20 aprile 2015 alla Maratona di Boston con la maglia dell’Apre-Olmedo, società per la quale tuttora ma soprattutto i 2 titoli mondiali conquistati in Svizzera.

Soprannominata la Rossa Volante per le tue innumerevoli vittorie e per quella tua folta chioma di riccioli rossi, Francesca ha gareggiato sia nello sci di fondo sia in atletica leggera, detenendo un vasto palmares di Campionati Italiani, Europei, Mondiali e Olimpiadi. E’ una delle atlete più note in Italia e nel mondo.
Sono paraplegica dall’età di 18 mesi quando un camion mi investì facendo manovra nel giardino di casa. Quella lesione midollare però non ha mai ostacolato la realizzazione dei miei progetti negli anni a seguire.

Giovanissima ho cominciato con la corsa in carrozzina per poi nel 2006 iniziare anche con lo sci di fondo.

Adesso mi considero Decana della Nazionale di Atletica leggera, (n.d.r. regina delle paralimpiadi) ho partecipato a nove edizioni (6 estive, 3 invernali).
Al mio attivo 11 medaglie, di cui 3 d’oro, altrettante d’argento, 5 di bronzo, conquistate in tutte le discipline dell’atletica leggera.

L’ultima la medaglia d’oro Paralimpica l’hai però conquistata nello sci di fondo nel km sprint?
Esattamente, alle paralimpiadi invernali di Vancouver 2010, che mi ha di fatto, inserita tra le poche atlete al mondo ad essersi laureata campionessa paralimpica sia ai giochi estivi sia a quelli invernali.

Nel 2008 ai Giochi di Pechino sei stata la portabandiera ufficiale della squadra Italiana. Qual è l’emozione che hai provato?
Beh è un grande ricordo della mia carriera sportiva, entrare nello stadio guidando la propria squadra è un’emozione indescrivibile

Un coraggio naturale che ti ha spinta a lavorare sodo per arrivare a realizzare un nuovo traguardo: partecipare alla tua decima paralimpiade a Rio 2016?
Mi pongo sempre nuovi obiettivi. Sono una temeraria”, poi mi diverto molto ad andare in handbike.

La campionessa Francesca Porcellato sceglie le carrozzine Kuschall?
Come campionessa Mondiale di handbike, sono il nuovo volto dell'azienda e opto per il modello The KSL dal peso ridottissimo e dalle performance superiori.


Per una sportiva che la velocità ce l'ha nel sangue, ma anche nel palmares, con undici podi paralimpici e una storia costellata di medaglie, anche la scelta degli strumenti di tutti i giorni deve rispondere a precise caratteristiche di qualità e di performance attese e garantite. La sportiva in questione è la campionessa paralimpica Francesca Porcellato, la "rossa volante" che sugli sci da fondo, come nelle piste di atletica e, più recentemente, anche sulla handbike, non conosce limiti. Francesca, che alle prossime Paralimpiadi di Rio 2016 tenterà ancora una volta di portare alto il tricolore – stavolta proprio in handbike – in fatto di carrozzine non ha dubbi. Francesca, campionessa  veneta, perché sei tornata a scegliere le carrozzine Kuschall, oltre che per la loro qualità, leggerezza e design ?.
La mia storia personale ha un forte legame con questo marchio: la mia prima carrozzina superleggera è stata una Kuschall Competition! Ho dovuto lottare con tutte le mie forze per averla, e ne andavo molto fiera: la conservo tutt'oggi gelosamente, Oggi rinnovo la mia scelta e, a conferma di ciò, ho deciso anche di legare la mia immagine  al marchio Kuschall, del quale sono nuovo ambassador.

E la cosa non ci stupisce affatto: le carrozzine Kuschall uniscono stile unico a performance di altissimo livello al motto di be a winner, play with colours, be yourself!
La carrozzina nella quale ho ritrovato la migliore soluzione di uso e praticità è la superleggera Kuschall carrozzina kuschall KSL che, con telaio ultra rigido e stabilità unica, con i suoi soli 7 kg di peso totale rappresenta il top della leggerezza e maneggevolezza su strada. E poi, cosa che non guasta, è decisamente bella!

Francesca, la descrivi, nel dettaglio, per conoscerne da vicino le principali caratteristiche?.
Leggerezza al top – Leggerissima nei suoi 6,8 kg di peso totale senza accessori e nei soli 4,3 quando priva delle ruote posteriori, la carrozzina The KSL può contare su un telaio in alluminio temprato combinato con CPS cromato.
Completa la configurazione la campanatura standard e  spondina para-abiti. Ottime le componenti di questa carrozzina, che monta ruote anteriori Starec 4", ruote posteriori High Performance e copertoni Schwalbe.

È una carrozzina solo tua?
Si è decisamente personalizzabile:A seconda delle abitudini di utilizzo, la KSL è disponibile a schienale rigido sia fisso, saldato all'inclinazione scelta, sia abbattibile. Quest'ultima opzione ne facilita il trasporto quando si viaggia. La possibilità di personalizzazione riguarda anche la tela schienale, disponibile in quattro versioni: standard, chiara, tensionabile Velcro® e Aero. Per far rispondere al meglio la carrozzina al proprio stile, è possibile inoltre incidere il proprio nome o una frase a scelta sul tappo copri forcella. Così la tua carrozzina sarà decisamente unica.

Insomma, stile, super leggerezza, sicurezza e alte prestazioni in un modello esclusivo: se anche tu vuoi abbracciare la filosofia dei campioni, Francesca suggerisce di sceglire una The KSL Kuschall

 

Carriera atletica Atleta versatile, si è cimenta su distanza che variano dai 100 metri alla maratona (vincendo, tra l'altro, quelle di New York, di Londra e di Parigi). Ha partecipato a sei edizioni dei Giochi Paralimpici estivi, da Seul 1988 a Pechino 2008, vincendo dieci medaglie. La Porcellato a Pechino è stata anche portabandiera.

Carriera sciistica Dopo i XII Giochi paralimpici estivi di Atene 2004 si è dedicata anche allo sci di fondo paralimpico, partecipando ai Giochi paralimpici invernali di Torino 2006 ,Vancouver 2010 e Sochi 2014.  Il 21 marzo 2010 ha conquistato la medaglia d'oro nella gara di sprint.

Un Palmarès di tutto prestigio, in varie discipline sportive

Atletica leggera

Paralimpiadi
10 medaglie: 2 ori (100 m. e 4×100 m. a Seul 1988)
3 argenti (200 m. a Seul 1988; 100 m. e 800 m. a Atene 2004)
5 bronzi (4×200 m. – 4×400 m. a Seul 1988; 400 m. a Barcellona 1992; 100 m. a Sydney 2000; 400 m. a Atene 2004)

Mondiali
9 medaglie: 4 ori (100 m. a Stoke Mandeville 1997; 100 m. e 200 m. a Christchurch 1999; 800 m. a Taipei 2007)
3 argenti (200 m. a Stoke Mandeville 1997; 100 m. e 200 m. a Birmingham 1998)
2 bronzi (100 m. e 200 m. ad Assen 2006)

Europei
10 medaglie: 7 argenti (200 m. e 400 m. 800 m. a Nottwill 2001; 100 m. maratona ad Assen 2003; 100 m. e 200 m. a Expo 2005)
3 bronzi (200 m. e 800 m. ad Assen 2003; maratona a Expo 2005)

Sci di fondo

Paralimpiadi
1 medaglia: 1 oro (sprint a Vancouver 2010)

Coppa del Mondo:1 podio, 1 vittoria, 2 podi a Canmore in Canada 2014

Coppa del Mondo, vittoria 8 gennaio 2010 a Bessans in Francia, Sprint seduti.

Onorificenze:
Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
 — 27 dicembre 2000. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.

Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana – nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
 — 26 ottobre 2004. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.

Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana – nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
 — 8 settembre 2010. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.[11]

Collare d'oro al merito sportivo – nastrino per uniforme ordinaria Collare d'oro al merito sportivo
 — Salone d'onore del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, 19 aprile 2012

Riconoscimenti
Premio Sport e Solidarietà dell'Associazione Volontari Italiani del Sangue nel 2010
Ambasciatrice della Fondazione di Ricerca in Neuroriabilitazione San Camillo Onlus di Venezia nel 2012[12]
Ambasciatrice del Fair Play Internazionale Mecenate
Atleta dell’anno Premio Gazzetta dello Sport 2002

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Editoriali

Querele temerarie, a chi vorrà farsi carico il “caffè è pagato”

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Chiedo alla categoria tutta, a l’organismo di cui mi pregio appartenere di non lasciare da solo chi cerca di essere un giornalista libero

Ci sono giornalisti che ammiro perché timbrano il cartellino e non si sentono neppure in dovere di fare i conti con la propria coscienza quando qualcuno si rivolge a loro per sottoporgli “un caso” e loro fanno spallucce e lasciano stare. Vivono sicuramente meglio perché in realtà non fanno alcun servizio concreto alla collettività che ogni tanto si aspetta che qualche professionista dell’informazione sollevi quel tappeto polveroso e ricerchi la verità sostanziale dei fatti nell’interesse di una comunità che ha il diritto dovere di essere informata.

Una premessa per dire che la sottoscritta, iscritta all’ordine dei giornalisti, categoria Professionisti, tessera numero 083762, si sente lesa nei suoi diritti inviolabili. Mi sento messa a tacere da chi ha le spalle più larghe di me, da chi non vuole giornalisti “rompipalle” tra le scatole.

Tutti gli avvocati che ho sentito mi dicono che la persecuzione va provata ma il puzzle è difficile, ci vuole tempo, i giudici devono crederci e allora il desiderio di giustizia e la sana voglia di continuare a fare il mio mestiere sembra volermi abbandonare sempre di più.

Mettiamo un piccolo comune in provincia di Roma dove mi sono spostata con la mia famiglia nel 2005. Arrivo e Nemi è un paesino meraviglioso, sembra una piccola Svizzera innevata (siamo arrivati a dicembre, era pressappoco la Vigilia di Natale quando abbiamo messo piede in casa). In quella cornice pulita, verde e che infonde serenità decidiamo di fermarci. Proprio lì muovono i primi passi i nostri figli, proprio da lì inizia il mio percorso per diventare giornalista.

Non sò se è stata più la voglia di far emergere situazioni, di voler fornire un servizio a quella che era la mia comunità adottiva ma inizio a scrivere, senza paura delle ripercussioni. Le prime querele nei miei confronti le firma il sindaco di Nemi Alberto Bertucci per una serie di motivi tra cui probabilmente la presa d’atto che non sarei stata mai una “brava giornalista”.

Il Comune di Nemi, ovvero i cittadini, hanno iniziato ovviamente a pagare le spese legali (non sarebbe stato meglio lasciar perdere?). Tra i primi articoli ne scrissi uno di cronaca che diceva semplicemente che il cimitero era chiuso durante un giorno festivo, una settimana prima della commemorazione dei defunti. Misi anche la foto del cancello chiuso a corredo dell’articolo ricco di dichiarazioni di chi era andato al cimitero e non aveva potuto portare i fiori. Scrissi quell’articolo 9 anni fa, il 28 ottobre 2012, decidendo di dare voce ai cittadini che mi chiamarono per denunciare il fatto. Fu il primo di una lunga serie che mi portò a ricevere tanta attenzione da parte dell’attuale amministrazione. La querela fu archiviata perché ovviamente il fatto era vero.

Nel frattempo, a darmi il benvenuto, un vicino di casa, grande elettore e amico del sindaco decise di farmi una serie di esposti chiedendo di verificare se l’abitazione che avevamo comprato fosse in regola con il distanziamento dai confini, l’utilizzo della cantina…ecc.

A spingerlo a fare esposti, forse le segnalazioni di movimenti di terra sul costone del lago sempre segnalatoci (anche mio marito ha sempre seguito l’attività del giornale) dai residenti. Segnalazioni a cui demmo voce, ci furono controlli e in quel caso se ne occupò anche l’autorità competente. Poi demmo anche voce al comitato I Corsi che chiedeva di saperne di più su una lottizzazione nella zona. Prima regola di un giornalista “gobbo” mai dare voce alle minoranze, mai rompere piuttosto meglio raccontare che Nemi è praticamente perfetta grazie a chi l’amministra.

Ricordo quando entrarono in casa nostra le forze dell’ordine: sembrava di essere in un film. Misurarono tutto, entrarono dappertutto, quasi come se nascondessi qualche carico di stupefacente o un pericoloso latitante. Anche quella fu una forte pressione da sopportare. Ma più pensavo dentro di me che qualcuno stesse abusando del suo potere e più mi convincevo che scrivere sarebbe stato il mio antidoto. Credevamo di fare la cosa giusta ma non sapevamo che ci saremmo scontrati contro forze ben più grandi.

Quel periodo la moglie di questo vicino mi scrisse dei messaggi di minaccia a me e alla mia famiglia. Querelai per paura di ripercussioni ma poi persone vicine mi convinsero a rimettere la querela, “in fondo non era poi un atto così grave, c’era d’aspettarselo visti gli articoli”.

Sempre nel 2012 o giù di lì (molte cose le ho volute rimuovere per non lasciarmi fagocitare) purtroppo per me che avrei dovuto dare la notizia, arrivò l’imputazione e poi il rinvio a giudizio e poi il processo per turbativa d’asta e frode nei pubblici incanti per il sindaco di Nemi Bertucci. Un lungo processo terminato soltanto tre anni fa circa con la prescrizione. Senza che si sia chiarito nulla. Puff… il tempo ha cancellato tutto.

Era Aprile del 2013 quando all’epoca scrivevo sul quotidiano Il Tempo come collaboratore per la cronaca di Roma e Metropoli. Dopo diversi accertamenti e segnalazioni scrissi su Il Tempo: “Stipendio doppio per il sindaco Ma non gli spetta”. Approfondii il caso su questo quotidiano L’Osservatore d’Italia. Naturalmente il sindaco Bertucci non querelò il quotidiano Il Tempo per l’articolo da me firmato ma querelò sempre e soltanto me e il mio giornale per diffamazione. In seguito la Procura della Corte dei Conti chiese in merito al sindaco Bertucci la restituzione di somme “indebitamente percepite” ma poi non si seppe più nulla neppure di questa vicenda se nonché dovemmo difenderci con l’avvocato anche da questa causa, finita poi in prescrizione. E pure qui, nonostante le interrogazioni dei consiglieri di opposizione, non si è mai avuta risposta sulle successive attività amministrative.

Proseguo o devo fare un inciso su tutta la pressione che abbiamo dovuto sopportare soltanto per aver svolto il nostro lavoro? E poi volendo parlare dell’enorme esborso economico: migliaia di euro contro pochi spiccioli pagati per gli articoli scritti. L’unica grande consolazione è aver agito con la schiena dritta e senza che nessuno, nonostante i biechi tentativi, ci zittisse. Abbiamo scritto e detto e io, in fondo in fondo, ho sempre creduto che a proteggerci fosse la buona fede, la professionalità e soprattutto gli articoli 3 e 21 della Costituzione italiana che dovrebbero tutelare soprattutto chi sceglie di fare un mestieraccio come il giornalista di inchiesta.

Proseguo. Seguimmo una inchiesta sugli Ncc a Nemi che 8 anni fa portò ai sequestri di licenze a 8 persone che le avevano ottenute con false attestazioni. Un’altra operazione innescata con gli articoli de L’Osservatore D’Italia.

Sette anni fa denunciammo insieme a coraggiosi cittadini di Nemi la volontà di costruire delle ville nel Parco (ai Verbiti). Abbiamo scritto innumerevoli articoli con fotografie e atti. Quattro anni fa i carabinieri hanno definitivamente chiuso il caso e sequestrato il complesso.

Intanto ancora interrogativi in paese e la gente chiede spiegazioni. Tra una querela e uno sgambetto, il Comune ha addirittura acquisito l’intonaco esterno della mia abitazione. Poi, il macigno. Arriva un progetto dal nome inglese. Nel 2017 questo progetto prende un finanziamento dall’Europa di oltre due milioni di euro, tramite Horizon. In concomitanza con l’arrivo del finanziamento, molti cittadini di Nemi ci segnalano una moltitudine di acquisti immobiliari sul territorio da parte di “stranieri”.

Avremmo potuto girarci dall’altra parte e fare finta di nulla. Ma ancora una volta ci siamo chiesti: è giusto ignorare le tante segnalazioni? Fatti i doverosi accertamenti, qualche anno per accumulare visure, dichiarazioni, atti e interviste per poi pubblicare quattro articoli, soltanto la minima parte di quanto avevamo acquisito, gli unici articoli totalmente supportati da visure catastali e carte che ne comprovassero l’attendibilità. Circa un anno fa pubblichiamo la notizia: dalle visure emerse che gli stranieri che in poco tempo avevano acquistato 12 immobili figuravano anche nel progetto beneficiario dei fondi europei. Non abbiamo trovato solo questi elementi ma altri particolari che abbiamo preferito non pubblicare perché li ritenevamo “pesanti”, cose che poveri giornalisti di un “giornalino online” non avrebbero potuto sostenere. Così, abbiamo ritenuto di affidarci alle autorità competenti.

La Guardia di Finanza ha fatto accertamenti, consegnato di recente in Procura un fascicolo con delle rilevanze che non sappiamo che fine faranno e se verranno prescritte ma intanto, la signora straniera presente negli articoli, anziché ricorrere al diritto di replica, alla rettifica oppure anziché accogliere la mia richiesta d’intervista per fare chiarezza ha iniziato uno dei più pesanti affronti alla libertà di stampa: ha presentato due querele penali per diffamazione e mi ha citata in sede civile chiedendomi 100 mila euro di risarcimento per presunti danni che avrebbe avuto a causa dei quattro articoli che abbiamo scritto.

Il giudice ha respinto le richieste della straniera tra cui la richiesta dei 100 mila euro e la richiesta di cancellare gli articoli, ha riconosciuto la fondatezza delle informazioni degli articoli ma ha rilevato che in alcuni passaggi io abbia “superato la continenza”, ovvero abbia in qualche modo indotto il lettore ad avere dubbi sulla liceità della loro azione. Abbiamo rispettato la sentenza e stiamo pagando le spese legali pari a circa 11 mila euro.

Ben 500 euro al mese per aver detto cose vere ma secondo il giudizio del giudice civile le abbiamo dette male o meglio avremmo potuto dirle meglio. Ebbene, non siamo ancora nella fase del primo grado, l’ordinanza del giudice civile che ci condanna alle spese legali è di settembre e qualche giorno fa, tanto per rimanere in tema di “querele temerarie”, la signora straniera ci ha citati in giudizio davanti al giudice ordinario civile chiedendoci 500 mila euro (nel frattempo la somma è lievitata) perché le abbiamo cagionato delle perdite di commesse, dei danni economici oltre che psicologici.

La signora, che quasi ogni giorno vediamo sorridente a Nemi e che si beffa di noi insieme a un suo stretto amico (di recente qualcuno ha anche scritto qualcosa di poco edificante su un muro) nel suo ufficietto con il suo business perché è una imprenditrice, nel frattempo a luglio ha aperto anche un’altra attività e sempre insieme all’altro “straniero” con qui ha comprato i 12 immobili. La signora ha rinunciato agli utili della società in favore del suo socio che paga le tasse in un altro Paese.

Nel frattempo abbiamo affrontato altre spese legali per fare un reclamo rispetto all’ordinanza del giudice civile che ci condanna a spese legali per noi insostenibili soltanto perché a suo avviso abbiamo superato la continenza pur dicendo cose vere. L’udienza per il reclamo si terrà il 10 gennaio prossimo.

Ad Aprile ci aspetta la prima udienza per difenderci da una richiesta di 500 mila euro e nel frattempo stiamo pagando 500 euro al mese di spese legali. La legge sulle querele temerarie (che permetterebbe un canale giudiziario diverso) è ferma in Senato perché alcuni partiti sono contrari alla tutela dei giornalisti rispetto richieste esagerate di risarcimento economico soltanto per cercare di fermarli. Nel frattempo mio marito è stato querelato dal sindaco Bertucci perché da amministratore del gruppo Facebook Nemi Notizie ha pubblicato una domanda rivolta al primo cittadino formulata da uno sconosciuto che voleva avere chiarimenti. Sarebbe colpevole di aver permesso che una persona formulasse questa domanda. I primi giorni di dicembre si terrà l’udienza.

Questo articolo o meglio commento personale che ho scritto è in realtà una richiesta di attenzione per una categoria messa in ginocchio. I giornalisti che scavano, che ascoltano le segnalazioni che ci mettono la faccia e scrivono nero su bianco anche le cose più indigeste.

La signora straniera, oltre al mezzo milione di euro, ha chiesto che mai più e per sempre non si parli del progetto e di lei.

Devo dire che il desiderio di gettarci tutto alle spalle c’è perché al netto di tutto quello che è successo mi ritrovo con una pressione addosso troppo sproporzionata rispetto al beneficio del diritto dovere di informare la cittadinanza. Il servizio pubblico costa troppo. Meglio parlare di ricette di cucina, del fatto che a Nemi non esiste il Covid o che sia stata trovata la terza nave o fatto causa alla Merkel.

Noi giornalisti siamo esseri umani in carne ed ossa, anche non volendo, forse, esprimiamo dei sentimenti ma ciò che ci spinge a scrivere è soltanto l’interesse di fornire un servizio alla collettività.

Se la signora avesse davvero voluto che non si parlasse del progetto avrebbe potuto rispondere semplicemente a delle domande senza chiedere cifre stratosferiche a una professionista e madre di famiglia. E io non posso permettermi perizie sui danni morali che mi stanno cagionando. Non so’ fin quando potrò permettermi di pagare le spese legali per difendermi, per il momento lo facciamo a testa alta perché fortunatamente lavoro e sono una apprezzata professionista.

Chiedo alla categoria tutta, a l’organismo di cui mi pregio appartenere di non lasciare da solo chi cerca di essere un giornalista libero. Mio padre che non c’è più mi ha sempre detto che da piccola avevo una postura retta. Camminavo con il viso alto e la schiena dritta. Oggi non mi vergogno di guardarmi allo specchio e quando entro al Tribunale per parare i colpi penso che alla fine la giustizia e la verità avranno la meglio.

Il dieci gennaio e ad aprile prossimo non sarò da sola perché faccio parte di una rete di persone di valore che credono nei principi fondamentali della nostra Costituzione. E comunque vada il verdetto lo rispetterò, sicura che la vita è una ruota che gira e che se semini bene raccogli infinite soddisfazioni. Al netto di tutto mi considero molto fortunata perché nonostante gli “schiaffi” ricevuti da persone senza scrupoli ho tanta forza e tanta fede. Il benessere non ha prezzo ma confido nelle azioni delle persone oneste che siedono al vertice dell’Ordine Nazionale dei giornalisti e di quello del Lazio, di FNSI, del sindacato di Stampa Romana, di Articolo 21, del Governo, affinché la voce afona di chi fa inchiesta non venga sottaciuta da richieste economiche impossibili. Per chi vorrà farsi carico il “caffè è pagato”.

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Lucarella: “Tre mosse auspicabili per cambiare la giustizia e il volto del Paese. Ma serve la politica”

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La riforma Cartabia ha dovuto fare i conti con quel che rimaneva in piedi della c.d. “Bonafede” e il Governo Draghi si appresta, anche in vista dei primi passi post delega fiscale, ad intensificare gli interventi normativi in ambito giudiziario.

Il comparto giustizia, come risaputo, è anche motore di sviluppo e, traduzione economica vuole, condiziona nel bene o nel male la vita quotidiana, l’andamento del PIL, ecc.

Abbiamo voluto sentire su questo tema l’opinione dell’avvocato Angelo Lucarella, vice pres. coord. della Commissione giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, saggista ed attento conoscitore delle dinamiche politiche.

“Indubbiamente il Min. Cartabia sta facendo il possibile stando a quanto, come ho avuto modo di dire qualche mese addietro, l’Unione Europea ci obbliga a fare dal 2016 in special modo con la direttiva sulla non regressione delle tutele e garanzie per gli imputati.

D’altronde nella relazione della Commissione Lattanzi quest’ultimo passaggio è stato evidenziato. Diciamo che intervenire sulla dinamica della prescrizione era un atto dovuto da parte del Governo Draghi e il Ministro della Giustizia, certamente, non si è sottratta alla chiamata di responsabilità.

Il vero problema sarà nella prossima legislatura perché, al netto di questi primi interventi di restyling, c’è da capire quale visione di Paese si voglia mettere a disposizione degli italiani.

Sarei dell’idea che almeno su tre fronti si possa ulteriormente intervenire, ma servirà una politica coesa, consapevole delle sfide e, soprattutto, pronta a confrontarsi con alla base un pensiero di nuova prossimità al cittadino considerando gli inediti assetti che si creeranno a seguito del taglio dei parlamentari.

Al di là di ciò che si sente ormai da mesi (se non anni), come ad esempio la separazione delle carriere, tempi della giustizia, ecc., penso a tre cose:

– costituzionalizzazione della giustizia tributaria e, al contempo, migliorare i Principi di Giusto processo con integrazioni specifiche;

– rivisitazione dell’obbligatorietà dell’azione penale legandola ad una riserva di legge (escludendo reati medi e di grave entità);

– strutturazione, presso la Corte Costituzionale, di una sorta di ufficio delle pregiudiziali e delle incostituzionalità a cui i cittadini possano ricorrere direttamente (ovviamente ciò implica, evitando la genesi di fatto di un soggetto in sé pletorico, un ridisegno del numero e/o delle funzioni sul fronte del già costituzionalmente previsto atteso che buona parte dell’ingolfamento contenzioso, oggi in mano ai giudici delle leggi, riguarda i famosi conflitti di competenza tra Stato e Regioni attesa la riforma del Titolo quinto di vent’anni fa). 

Ma senza investire sulla formazione e sulle carriere sin dal momento universitario (anche se sono convinto si possa addirittura intervenire prima e cioè sulle scuole), non si può sperare molto.

Occorrono almeno 20 anni per portare a frutto la complessa opera di ridisegnamento di un sistema come quello giudiziario italiano.

Tuttavia, a monte ci deve essere la buona volontà perché non si può pensare solo ad ingolfare la magistratura di leggi. Ecco, questo è un altro elemento da considerare. Occorre snellire il quadro normativo il più possibile e miglioralo dove c’è bisogno. Ci si può ancora fossilizzare sul concetto che il cittadino possa avere a che fare con migliaia di norme, regolamenti, ecc. per fare qualcosa? Così si rischia che non la faccia più o, peggio il contrario, che cada per forza di cose in situazioni non legittime o lecite. E questa è anche una questione che interferisce con il realismo lavorativo e, di riflesso, sul Pil.

La giustizia è un tema sul quale non si può più temporeggiare. Ne va della credibilità del Paese anche difronte alle sfide del PNRR”.

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Editoriali

Perché Mimmo Lucano è stato condannato a 13 anni e due mesi?

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La condanna di Mimmo Lucano è arrivata a una quantificazione pari al doppio di quella dell’accusa. Alla fine è stato infatti condannato per la commissione di 16 reati e, nel caso in cui si profilino le caratteristiche del reato continuato, ovvero della commissione di diversi reati accomunati da un medesimo disegno criminoso, il calcolo della pena viene effettuato tenendo presente la pena del reato più grave che potrà essere aumentata dal giudice fino al triplo.

In questo caso il reato peggiore contestato è quello di peculato. Questo reato si ricorda consistere nell’appropriazione di denaro o cosa mobile altrui in ragione della propria funzione di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Secondo gli inquirenti questa tipologia di reato è stata commessa dall’imputato in vari episodi, con l’aggravio del fatto che il danno costituisse una rilevante entità.

Un reato, purtroppo, tra i più diffusi tra coloro che esercitano pubbliche funzioni, tanto da indurre di recente il legislatore ad introdurre pene più severe, con l’emanazione della legge n. 190 del 2012 prima, e della legge n. 69 del 2015 dopo, che hanno fatto passare, infatti, la pena minima da tre a quattro anni e la massima da dieci anni a dieci anni e sei mesi. Quindi si presume che il computo della pena per Mimmo Lucano non sia stato fatto tenendo come base di calcolo il minimo (quattro anni) moltiplicato per tre, ma che sia stata utilizzata una base di calcolo più alta, anche in ragione della natura degli aggravi degli altri reati ad esso ascritti.

Si ricorda che l’accusa aveva chiesto una condanna di 7 anni e 11 mesi, per i reati, tra gli altri, di falso in atto pubblico, abuso d’ufficio e associazione a delinquere e concussione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quest’ultimo reato, era il più grave secondo i PM. Per la concussione, infatti, la pena va da sei a dodici anni. Ma il Tribunale ha assolto l’imputato da questo reato, riconoscendo come reato più grave, quindi, quello di peculato.

Tra gli altri reati più gravi, per cui il Lucano è stato dichiarato colpevole sono: abuso d’ufficio, truffa aggravata e associazione a delinquere.

Per i giudici di primo grado, i fatti contestati e posti alla base della condanna scaturiscono da una complessa attività di indagine che ha visto l’ex sindaco di Riace adoperarsi nel combinare matrimoni con il solo fine di far ottenere la cittadinanza a soggetti extracomunitari e per aver messo a disposizione di questi ultimi delle case abbandonate e poi recuperate. Altra accusa era relativa all’affidamento diretto di appalti per la raccolta dei rifiuti alle cooperative Eco-Riace e L’Arcobaleno, per il periodo che va da ottobre 2012 fino all’aprile 2016, senza che fosse stata imbandita una gara d’appalto e senza che le due cooperative fossero iscritte negli albi previsti dalla legge.

Si tratta di una sentenza di primo grado e destinata da ora a raggiungere la Corte di Cassazione. Non sono da escludere colpi di scena per i successivi gradi di giudizio. La pronuncia sulla questione Lucano ha fatto chiaramente molto rumore da un punto di vista politico, nonché mediatico e l’interesse nazionale sulla questione è molto alto perché si sentono tirati in ballo gli ideali contrapposti tra chi si ritiene aperto alle politiche di accoglienza e chi invece preferisce chiudere i confini al prossimo.

In definitiva si può dire che la questione è assai delicata perché da un punto di vista prettamente tecnico-giuridico quello che viene preso in considerazione non è il fine morale dell’operato (suscettibile quindi di una valutazione ideologica) ma la commissione di fatti previsti dalla legge come reato.

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