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FROSINONE, CONSERVATORIO: AL NASTRO DI PARTENZA IL CONCORSO PER MUSICHE POP E ROCK ORIGINALI, GRUPPI SOLISTI E VOCI

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Tempo di lettura 3 minutiL’evento, inserito nel programma del 1° Festival Nazionale dei Conservatori Italiani

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Redazione

Frosinone – Venerdì 12 e sabato 13 luglio a Frosinone, in piazza Vittorio Veneto, appuntamento alle ore 21.00 con il Premio Nazionale delle Arti 2013, concorso proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al fine di promuovere le eccellenze del sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica in Italia. Affidato al Conservatorio di Musica “Licinio Refice” di Frosinone, diretto dal M° Antonio D’Antò, il prestigioso incarico di curare l’importante manifestazione per la sezione “Musiche pop e rock originali: gruppi solisti e voci” con l’obiettivo di coinvolgere e dare visibilità ai migliori allievi dei Conservatori italiani. 

L’evento, inserito nel programma del 1° Festival Nazionale dei Conservatori Italiani che straordinario successo sta riscuotendo in questi giorni, rappresenta un attestato di merito che onora il “Refice”, il primo conservatorio in Italia ad istituire, nel 1976, un corso stabile di jazz ed un istituto da sempre attento alle dinamiche ed alle evoluzioni della musica contemporanea grazie ad un modernissimo Centro di Ricerca ed Elaborazione Audiovisiva (CREA) e ad un corso specifico di Pop Music che costituiscono, insieme ai corsi tradizionali, delle eccellenze nel panorama nazionale ed europeo dei conservatori di musica. Un prestigio acquisito negli anni grazie ad un dinamismo e ad una operosità che fanno del Conservatorio di Frosinone un istituto musicale tra i più attivi e vitali in Italia. Da qui la scelta del MIUR, nella persona del direttore generale dott. Giorgio Bruno Civello, di coinvolgere il Conservatorio di Frosinone, ed il suo direttore Antonio D’Antò, nell’ambito di un concorso di spiccato interesse quale è il Premio Nazionale delle Arti.

Concorso la cui importanza è attestata da una giuria, nominata dal MIUR, composta da tre illustri personalità del mondo discografico, artistico e musicale che avranno il compito di selezionare e premiare i migliori musicisti in gara: 

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Roberto Mancinelli, discografico e direttore artistico della Sony/ATV Music Publishing Italy, che, nel corso della sua splendida carriera, ha collaborato tra gli altri con Gianna Nannini, Franco Battiato e Vinicio Capossela.

Enrico Rovelli, considerato il re del rock in italia, manager, fondatore e direttore artistico degli storici locali milanesi Rolling Stone ed Alcatraz, organizzatore di tour e grandi eventi per Vasco Rossi, Pino Daniele, Adriano Celentano, Bruce Springsteen e Bob Dylan.

Fabrizio Bianco, che avrà le funzioni di presidente di giuria, chitarrista, compositore e direttore artistico con all’attivo collaborazioni con Alex Britti, Ron, Anna Oxa, Darryl Jones (Rolling Stones), Paco Seri (Zawinul Sindicate), Frank McComb. Tra i festival piú importanti da lui diretti United Artist for Peace, Eurobassday e  KeyboardSinth festival.

La manifestazione sarà aperta da un ensemble fuori concorso composto da docenti e allievi della Scuola di Jazz del Conservatorio: Aldo Bassi, tromba, Filiberto Palermini, sax, Davide Di Pasquale, trombone, Paolo Tombolesi, pianoforte, Flavio Bertipaglia, contrabbasso ed Ettore Fioravanti, batteria. Per l’occasione l’ensemble del Conservatorio eseguirà alcuni classici del repertorio jazzistico ed uno speciale omaggio a Lucio Dalla. 

Due le categorie in cui si articola la competizione. La categoria A sarà dedicata a brani cantati con testo e musica originali dei quali saranno valutati, oltre all’aspetto compositivo, anche quello dell’arrangiamento e dell’esecuzione mentre la categoria B sarà dedicata alla realizzazione di arrangiamenti originali di brani di Lucio Dalla e di Lucio Battisti, in occasione del 70° anniversario della nascita dei due grandi artefici della popular music nazionale. 

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8 i finalisti selezionati che si contenderanno il premio in denaro offerto dal Comune di Frosinone per il migliore brano originale. L’assegnazione avverrà nella serata conclusiva, il giorno 13 luglio 2013, al termine dell’esecuzione dal vivo di tutti i finalisti. Gli stessi 8 finalisti concorreranno anche per la categoria B nell’evento del 12 luglio dal titolo Luci, un tributo ai due grandi artisti, Dalla e Battisti, al termine del quale saranno assegnati altri due premi offerti dal Comune di Frosinone per i due migliori arrangiamenti.

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Castelli Romani

Roma, Pigneto: chi dà fastidio non è Simone Carabella ma il degrado!

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Ordinanze e articoli non fermano la realtà: cittadini esasperati e quartieri allo sbando

Simone Carabella divide, e questo è un dato di fatto. Da vent’anni porta avanti battaglie sociali che hanno toccato disabili, anziani, padri separati, famiglie sfrattate. Lo fa senza giacca e cravatta, senza il linguaggio patinato della politica, ma con la rabbia e la spontaneità di chi ha scelto la strada come campo d’azione. Eppure, invece di confrontarsi sul merito delle sue denunce, una parte della stampa e perfino il presidente del Municipio V preferiscono liquidarlo con etichette e ordinanze a dir poco discutibili.

Il caso del Pigneto è emblematico. “La Repubblica” scrive che Carabella “disturberebbe i clochard” e che sarebbe stato cacciato dai cittadini. Una caricatura comoda: l’attivista che provoca i fragili, l’invasato che mette in scena ronde improvvisate. Peccato che la realtà sia un’altra. Chiunque viva il quartiere sa bene che i parchi non sono occupati da poveri sfortunati, ma da spacciatori, tossici, violenti. Carabella non li giustifica, non li romanticizza: li chiama col loro nome. E la sua presenza, con tanto di telecamera, ha almeno il merito di riportare l’attenzione sui problemi concreti di chi quei quartieri li abita davvero.

La politica, invece, reagisce con imbarazzo. Il presidente del Municipio V arriva persino a “vietare le ronde” con un’ordinanza che ha il sapore della toppa peggiore del buco. Che significa “vietare le ronde”? Che un cittadino non può camminare in un parco insieme ad altri? Che non può filmare un’aggressione o documentare il degrado? Se davvero un municipio crede di poter impedire a un cittadino di esercitare i suoi diritti fondamentali, siamo di fronte a una pericolosa deriva autoritaria.

Carabella non è un santo né un eroe. Ma ha ragione su un punto: Roma è diventata una città dove la legalità la difendono in pochi, e troppo spesso a caro prezzo. Mentre le istituzioni si perdono in dichiarazioni e regolamenti inefficaci, i quartieri continuano a essere ostaggio di microcriminalità, droga, violenze quotidiane. Che questo disagio sia denunciato da un attivista scomodo non dovrebbe scandalizzare: dovrebbe semmai scuotere i palazzi del potere.

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Si può amare o detestare Simone Carabella, ma attaccarlo come “provocatore di clochard” significa non avere il coraggio di guardare in faccia il degrado di Roma. E se la politica pensa di risolvere il problema censurando i cittadini che alzano la voce, allora il vero scandalo non è Carabella, ma chi da anni continua a voltarsi dall’altra parte.

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Castelli Romani

Pigneto, il caso Carabella: il megafono della sinistra lo attacca, ma la realtà è un’altra

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“L’incapacità dell’amministrazione municipale emerge di fronte alla dura realtà di spaccio, bivacchi e abusi nelle strade; vietare video e documentazione non può nascondere il fallimento delle istituzioni”

Il recente episodio al Pigneto, raccontato da un noto quotidiano nazionale ormai divenuto megafono mediatico della sinistra, ha riacceso il dibattito sul ruolo di Simone Carabella. Secondo il racconto del giornale, l’influencer sarebbe stato “cacciato” da un gruppo di residenti dopo aver filmato un’operazione di polizia, etichettato come “influencer di estrema destra” che “provoca i poveri immigrati”. Una narrazione che, come spesso accade, seleziona e distorce i fatti per ridurre tutto a una caricatura ideologica.

La verità è che a fronteggiare Carabella non erano comuni cittadini, ma militanti dei centri sociali di estrema sinistra, scesi appositamente in strada per contestarlo. Di fronte a insulti e provocazioni, Carabella ha scelto di non reagire, preferendo documentare con il suo smartphone ciò che accadeva, come fa da anni. Un atteggiamento che stride con l’immagine di “provocatore” che gli viene cucita addosso.

Non basta. Lo stesso quotidiano si è premurato di sottolineare i presunti “cambi di casacca” di Carabella – passato, a loro dire, dal PD ai Cinque Stelle fino a Fratelli d’Italia – come se la sua storia politica fosse una prova di incoerenza. Quello che il giornale dimentica è che Carabella, indipendentemente dagli schieramenti, ha sempre portato avanti battaglie concrete e difficili: per i disabili, per i cittadini senza casa, contro il termovalorizzatore e contro ogni forma di speculazione che danneggiasse i territori e i più deboli.

E allora la domanda è: cosa c’entra tutto questo con la battaglia che lo stesso Carabella definisce “per Roma nostra”? Carabella non si definisce né di destra né di sinistra. La sua missione è restituire le città ai cittadini, renderle vivibili, sicure, a misura di famiglie e giovani. Il suo obiettivo è che una persona possa passeggiare di notte senza la paura di ricevere una bottigliata da ubriaconi che occupano strade e piazze, o di imbattersi in scene di degrado quotidiano: rifiuti sparsi ovunque, persone che si denudano, che urinano o defecano per strada, che importunano chi semplicemente vuole tornare a casa in tranquillità.

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In questo senso, Carabella non fa ronde e non veste i panni dello “sceriffo”. Documenta, denuncia e stimola le forze dell’ordine a intervenire. È un cittadino attivo che svolge un ruolo che la politica troppo spesso abdica a ricoprire. Dovremmo dirgli grazie, e dire grazie a tutti quelli che come lui ogni giorno si spendono per colmare lacune lasciate da chi, per anni, ha preferito voltarsi dall’altra parte.

Il megafono mediatico della sinistra potrà continuare a etichettare e delegittimare, ma la realtà resta sotto gli occhi di chiunque cammini per le strade di Roma: il degrado c’è, è diffuso e intollerabile. E se oggi a denunciarlo con coraggio c’è qualcuno come Carabella, la domanda vera non è se sia “di destra” o “di sinistra”, ma perché i politici che hanno governato negli ultimi anni – quelli sì “sinistri” – abbiano permesso che tutto questo avvenisse.

A margine della vicenda è intervenuto l’ex ufficiale dei Carabinieri Angelo Jannone, che ha denunciato l’assurdità di quanto accaduto:

“Quando si dice che il mondo gira al contrario. Simone Carabella subisce minacce di morte (registrate e consegnate alla polizia con una denuncia), rivolte a lui ed ai suoi figli. Ma Repubblica scrive che è stato ‘cacciato’ dal Pigneto. Sì. Ma allora ha dimenticato di dire che a cacciarlo sono stati spacciatori e tossicodipendenti, quelli che lo vorrebbero morto e che tappezzano il Pigneto con le scritte ‘Carabella Infame, amico degli sbirri’, o quelli che al telefono lo invitano a tornare al Pigneto dove lo attenderebbe un comitato pronto ‘a spezzargli le ginocchia’. Ed il Presidente del V Municipio cosa fa? Con un’ordinanza, che non avrebbe potuto emettere perché materia non di sua competenza, vieta ‘ronde’, termine con cui cerca di etichettare in modo negativo l’opera di chi richiama l’intervento delle forze di polizia, e con la stessa ordinanza proibisce la pubblicazione di video di operazioni di polizia. E qui una gran risata sarebbe quanto di meglio per commentare l’iniziativa, del tutto fuori norma. Mi chiedo: ma cosa teme? Che si denunci il degrado generato dalla pseudo-accoglienza che impedisce a mamme e bambini di usufruire di parchi e spazi pubblici? Complimenti Presidente!”

Il caso evidenzia chiaramente come un presidente di municipio non possa negare ai cittadini il diritto di documentare il degrado che incombe sul territorio di loro competenza. In questo modo, di fatto, si impedisce di mostrare l’incapacità di certe istituzioni nel garantire legalità e sicurezza nei quartieri di pertinenza.
Inoltre, l’ordinanza adottata lascia forti dubbi sulla sua effettiva valenza normativa: vietare la documentazione delle operazioni delle forze dell’ordine o tentare di etichettare come “ronde” le iniziative dei cittadini è un modo maldestro di nascondere le proprie responsabilità. Un presidente di municipio non può e non deve usare strumenti amministrativi per ostacolare chi segnala problemi reali e quotidiani, né per impedire che le criticità del territorio emergano alla luce del sole.

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Castelli Romani

Quartieri che rinascono: il Pigneto e la lezione di Simone Carabella

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Non una battaglia isolata, ma un segnale che si sta propagando in altri quartieri della capitale e oltre

C’è un’Italia che non si arrende. Non è quella dei palazzi ovattati, dei convegni autoreferenziali e delle dichiarazioni in politichese. È l’Italia dei cittadini che scendono in strada, che si organizzano, che pretendono sicurezza e legalità dove troppo spesso si è preferito chiudere gli occhi. È l’Italia che oggi trova in figure come Simone Carabella un punto di riferimento.

Chi frequenta il Pigneto lo sa bene: per anni si è lasciato che le piazze e le vie del quartiere fossero terreno di degrado, spaccio, criminalità diffusa. Le istituzioni, quando non assenti, sono apparse timide, incapaci di risposte concrete. Assistenti sociali distratti, giornalisti pronti a giustificare l’ingiustificabile in nome di un progressismo stanco e sempre più lontano dalla realtà. Un copione che ha allontanato i cittadini dalla vita di quartiere, consegnando le strade a chi le voleva ostaggio del malaffare.

Ma qualcosa è cambiato. Carabella – con azioni quotidiane, con la sua presenza costante, con la capacità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica – ha rimesso al centro la dignità dei residenti. Non slogan, non tavoli fumosi, ma fatti: presidii, denunce, sensibilizzazione, mobilitazione diretta. Non una battaglia isolata, ma un segnale che si sta propagando in altri quartieri della capitale e oltre.

I risultati sono concreti e visibili. Sottopassi che per anni erano diventati dormitori pubblici, tra rifiuti di ogni genere e degrado, oggi sono stati liberati e restituiti alla cittadinanza. Vie che sembravano condannate all’abbandono, rese impraticabili da cumuli di sporcizia e da un’umanità lasciata marcire ai margini in nome di un’accoglienza ipocrita, stanno finalmente ritrovando il sorriso. Non è solo una questione estetica: è il segno che Roma può rialzarsi, che i quartieri possono tornare a essere vissuti, attraversati, rispettati.

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Il merito? Aver costretto le istituzioni a muoversi. Perché quando la voce della gente diventa troppo forte, non si può più fingere di non sentire. E se oggi al Pigneto si respira, pur tra mille difficoltà, una nuova voglia di vivere le strade, di riappropriarsi delle piazze, è anche grazie a chi ha deciso di non chinare la testa.

L’insegnamento è chiaro: non serve aspettare il miracolo calato dall’alto. Serve determinazione, coraggio civile, la forza di dire che il quartiere appartiene a chi lo abita e non a chi lo devasta. Carabella non è un eroe solitario, ma il simbolo di un’Italia che si rimbocca le maniche e non delega più.

Roma ha bisogno di questo. L’Italia ha bisogno di questo. Quartieri che rinascono dal basso, cittadini che diventano comunità, istituzioni costrette – finalmente – a fare il proprio dovere.

E forse, più che tante chiacchiere di partito, questa è la vera politica.

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