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Cronaca

Fuga di Johnny Lo Zingaro: si poteva evitare? Ecco cosa ne pensano gli esperti

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Dott.ssa Petrillo: "Johnny lo Zingaro ha studiato a tavolino il piano per evadere. Questo episodio ci conferma che esistono criminali irrecuperabili"

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di Angelo Barraco

 

CUNEO – E' passata una settimana da quando si sono perse completamente le tracce di Giuseppe Mastini, meglio noto come Johnny Lo Zingaro, uscito dal carcere di Fossano per recarsi a lavoro insieme ad altri tre detenuti che come lui si trovavano in regime di semilibertà. Lui però non è mai arrivato alla scuola di Polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, tra la provincia di Cuneo e quella di Savona. Di lui si dice che fosse un detenuto modello e per il suo comportamento carcerario infatti, gli era stato concesso di poter svolgere un lavoro esterno appellandosi all'articolo 21, che consente lo svolgimento di attività lavorative all'esterno della struttura sulla base del comportamento e delle relazioni degli psicologi. Il suo passato è macchiato da una lunga scia di sangue che ha avuto inizio quando era ancora giovincello e ha ucciso un tranviere. Questa non è certamente la sua prima evasione, la prima avvenne dal carcere di Casal del Marmo e la successiva dall'Isola di Pianosa. Le manette ai suoi polsi scattano nel 1983, a seguito di una sparatoria con le forze dell'ordine. Ottenne una licenza premio quattro anni dopo e nel 1987 si macchiò di violenti crimini come furti, rapine, sequestro di persona, sparatoria e l'omicidio. La Dott.ssa Mary Petrillo spiega infatti che " è il classico manipolatore: cioè in grado di manipolare la situazione per apparire come in realtà non è. Johnny lo Zingaro, infatti, è riuscito ad ottenere grazie al famoso articolo 21, il permesso di lavoro esterno al carcere: è stato abile a ingannare il direttore del carcere di Fossano e soprattutto gli educatori e gli psicologi che in tutto questo tempo lo hanno seguito. Quindi bisogna stare molto attenti con certi soggetti perchè riescono a gestire abilmente la situazione e Johnny lo Zingaro ha studiato a tavolino il piano per evadere. Questo episodio ci conferma che esistono criminali irrecuperabili. Basti pensare che il Mastini cominciò a soli 11 anni la sua carriera criminale: furto aggravato con tanto di sparatoria con la Polizia. A 14 anni invece uccise per la prima volta: vittima un povero autista dell'Atac".

Nel 1989 arrivò per lui la condanna all'ergastolo. Johnny Lo Zingaro adesso è nuovamente evaso, le ricerche attualmente non hanno portato a nessun esito positivo e sono state estese anche oltre confine. Intanto l'Osapp, organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, accusa il suo segretario generale, Leo Beneduci "il degrado a cui sono giunte le istituzioni penitenziarie, soprattutto laddove il buonismo fuori luogo applicato ad oltranza nei confronti dei detenuti, quale che ne sia la pericolosità, arreca danno dapprima ai poliziotti penitenziari del tutto abbandonati a se stessi e poi agli inermi cittadini costretti a subire le conseguenze delle disfunzioni penitenziarie" chiede inoltre una commissione d'inchiesta parlamentare "che faccia finalmente luce sulle disfunzioni e sugli sprechi dell'attuale politica penitenziaria nazionale nonché sui danni arrecati dagli attuali vertici dell'Amministrazione penitenziaria centrale". Ma dov'è Johnny Lo Zingaro? Chi lo sta aiutando in questa fuga? Tanti i dubbi, le domande e le ipotesi che si accavallano nella mente di chi indaga e chi ha avuto modo di conoscere la sua storia in questi lunghi anni, si è detto inoltre che dietro la sua fuga potrebbe esserci una donna dell'Est Europa con la quale avrebbe avuto una relazione. L'unica certezza è che l'uomo ha raggiunto in taxi la stazione di Genova Brignola, il resto è un mistero contornato da dubbi e ipotesi. Il suo legale lancia un appello "Mi auguro che il mio cliente rientri e spieghi perché si è allontanato".

Noi de L'Osservatore D'Italia abbiamo parlato con la Dott.ssa Mary Petrillo, Psicologa, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Univ. Niccolò Cusano.
Appresa la notizia della evasione del noto criminale Giuseppe Mastini, detto Johnny lo Zingaro, da studiosi e professionisti del settore sentiamo la necessità di dimostrare che, in base alla vasta letteratura scientifica sull'argomento, è importante considerare diverse variabili di tipo relazionale, psicologico, criminologico, culturale, ecc., che aiuti a meglio comprendere, soprattutto da parte della magistratura, chi è violento e come non lo è allo stesso modo di un altro violento, in quanto ognuno è mosso da dinamiche interne diverse. Accade, infatti, genericamente, che anche un uomo che non ha mai messo in atto un comportamento violento ad un certo punto, invece, lo faccia e questo perché si verificano situazioni particolari, vi sono, poi, invece, uomini che agiscono in modo violento in maniera sistematica, indipendentemente dalle circostanze; è chiaro che tale dinamica comportamentale fa chiaramente intendere che vi sia una problematica di natura patologica, non psichiatrica, sono persone che sono "presenti a se stesse" , non sono "malati di mente" ed ecco perché la loro aggressività non è sempre prevedibile a chi li conosce nella vita quotidiana, tanto che quando ce li ritroviamo, poi, in prima pagina sui giornali, accusati di aver ucciso la propria compagna, o anche hanno commesso altri gravi omicidi o abusi vari, le persone rimangono sbalordite sentiamo ripetere le frasi "era una brava persona", "era una persona normale", in un soggetto come Giuseppe Mastini, invece questa parte non è stata affatto una "sorpresa". Questa analisi è molto importante, in quanto per alcuni soggetti, come prevede la legge, sono previsti programmi di trattamento, che a nostro parere devono essere individuali e non simili ed uguali per tutti, perché ogni violento è violento in modo diverso e per diverse variabili e circostanze, altrimenti si rischia che questi interventi risultino poi inefficaci. Ma chi è Johnny lo zingaro? È un criminale che ha dimostrato più volte di vendere cara la propria pelle e che nessuno e niente fermerà mai il suo " io"! Indubbiamente è uno di quei soggetti che sottoposti a testistica appropriata rivelerebbe molto di se stesso e probabilmente scopriremmo di avere a che fare con un antisociale con tendenze psicopatiche. Le sue origini risalgono ad una famiglia di giostrai di etnia sinti, inizialmente, vivono tutta la famiglia al nord di Italia, poi , quando Giuseppe ha appena 10 anni si trasferiscono, invece, tutti a Roma e qui come arriva, Giuseppe Mastini comincia, fin da subito, a frequentare la gioventù criminale del luogo in zona Tiburtina e all'età di 11 anni compie un furto con relativa sparatoria con le forze dell'Ordine. Un grave reato avviene poi nel 1975 ai danni dell'autista atac Vittorio Bigi che viene ucciso dal 14enne Johnny lo zingaro! Il cadavere del povero Bigi venne ritrovato dalla Polizia di Stato trucidato e riferisce li famoso e bravo poliziotto Nicola Longo, che si occupò del caso personalmente, che ritrovarono il corpo in un campo di cavoli; pare che Bigi, vedendo un ragazzino in giro di notte, decise di dargli un passaggio, ma mai avrebbe immaginato che per mano di quel ragazzo avrebbe trovato la morte. Giuseppe Mastini, pare aggravasse il suo potenziale criminale attraverso l'uso di sostanze stupefacenti, dopo questo evento venne arrestato, ma la sua storia criminale continuò con altre fughe ed evasioni, entrava ed usciva dal carcere rendendosi colpevole di vari gravi reati, addirittura un suo coinvolgimento pare fosse anche nel caso della morte di Pier Paolo Pasolini. La cosa che più deve farci ragionare e quindi continuare nei nostri studi in criminologia e scienze forensi, è proprio capire che soggetti come Mastini riescono ad ottenere licenze premio per buona condotta e possibilità di lavorare esternamente al carcere, tutte possibilità che potrebbero e dovrebbero aiutare la magistratura a saper prendere decisioni più mirate e giuste per il soggetto in questione evitando che accadano situazioni come questa avvenuta il 30 Giugno 2017: l'evasione!

Cronaca

Capaccio Paestum, infiltrazioni criminali nel trasporto infermi e onoranze funebri: in manette imprenditore e altre 10 persone

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La Polizia di Stato di Salerno ha condotto una vasta operazione di contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore del trasporto infermi e delle onoranze funebri.

I poliziotti della squadra mobile e la Divisione Anticrimine della Questura di Salerno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo e del Servizio Centrale Anticrimine, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Salerno ha eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un imprenditore di Capaccio Paestum (SA) e di ulteriori 10 soggetti, responsabili, a vario titolo, di intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, auto-riciclaggio, peculato, abuso d’ufficio e falso, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Contestualmente i poliziotti della Divisione Anticrimine hanno sequestrato beni di associazioni di soccorso pubblico e ulteriori assetti societari per un valore di circa 16 milioni di euro.

L’attività d’indagine trova la sua genesi negli avvenimenti successivi al voto amministrativo per l’elezione del Sindaco del Comune di Capaccio Paestum del 9 giugno 2019 quando erano stati denunciati alcuni episodi di utilizzo “improprio” di mezzi di soccorso del 118 del tipo ambulanze che avevano inscenato un “carosello” tra le strade della cittadina di Capaccio Paestum per festeggiare il risultato elettorale.

Le indagini permettevano di raccogliere evidenze probatorie che consentivano di inquadrare l’imprenditore salernitano quale gestore di fatto di tutte le associazioni che operavano nel settore del trasporto infermi e delle collegate società di onoranze funebri, associazioni e società solo formalmente intestate a parenti e collaboratori del predetto. In particolare, la figura dell’imprenditore emergeva anche per i precedenti penali di rilievo e per essere stato già sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale; nonostante ciò, il predetto continuava ad avere dirette interlocuzioni con le amministrazioni pubbliche, gli enti, i clienti, i collaboratori ed i fornitori, affatto giustificabili con il suo ruolo di dipendente di una delle società funebri controllate e di mero volontario delle associazioni/onlus allo stesso riconducibili. Ed invero, lo stesso ricopriva formalmente ruoli marginali all’interno delle società ed associazioni a lui riconducibili al solo fine di non farne trasparire la titolarità e gestione diretta nel tentativo di eludere l’eventuale applicazione a suo carico di misure di ablative in sede di prevenzione.

Nell’ambito di detta attività d’indagine, già a far data dall’ottobre 2019, venivano eseguiti, nei confronti dell’imprenditore e di ulteriori soggetti, prestanome del predetto, sequestri preventivi di alcune società ed associazioni, operanti nel settore del trasporto e soccorso infermi in convenzione con l’A.S.L. di Salerno e delle onoranze funebri nonché dei beni strumentali delle stesse; venivano altresì sottoposti a sequestro conti correnti e rapporti bancari sui quali erano stati rintracciati movimenti di ingenti somme di danaro pari a circa 500.000,00 euro.

Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti cautelari personali – secondo una strategia di contrasto avviata, a livello nazionale, dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, che prevede un modello operativo innovativo, caratterizzato dallo svolgimento in parallelo delle indagini penali e di prevenzione antimafia, investigatori del Servizio Centrale Anticrimine e della Divisione Anticrimine di Salerno hanno eseguito, nei suoi confronti, un decreto di sequestro di prevenzione di beni e assetti societari, per un valore di circa 16 milioni di euro.

Il provvedimento ablatorio è stato emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Salerno – ai sensi della normativa antimafia, su proposta formulata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Salerno e dal Questore di Salerno.

L’Autorità giudiziaria ha valutato positivamente le risultanze delle indagini svolte dai menzionati Uffici, rilevando la pericolosità sociale dello stesso sia “qualificata” – quale appartenente alle associazioni di cui all’art. 416 bis c.p. e quale soggetto indiziato del delitto di cui all’articolo 512 bis c.p. (trasferimento fraudolento di valori) – che “generica”, poiché soggetto che vive abitualmente con i proventi di attività delittuose.

In particolare, il Tribunale ha evidenziato che l’imprenditore è da considerare soggetto socialmente pericoloso sin dalla seconda metà degli anni ’90. Risalgono a quel periodo, infatti, le denunce per truffa, ricettazione, violazione delle norme tributarie, traffico di carte clonate, nonché le operazioni di distrazione di beni e capitali poste in essere in danno dei creditori delle società da costui amministrate, formalmente o di fatto, poi dichiarate fallite. Condotte queste ultime grazie alle quali ha accumulato un ingente capitale illecito, di oltre 3 milioni di euro, successivamente reinvestito in diversi settori imprenditoriali, e per le quali ha riportato due condanne per bancarotta fraudolenta.

Il provvedimento, inoltre, ha evidenziato, che negli anni 2012–2014, l’imprenditore salernitano ha manifestato anche una pericolosità sociale di tipo qualificato, derivante dalla vicinanza a clan camorristico “Marandino”; infatti, nel 2014, egli è stato tratto in arresto per partecipazione ad associazione di stampo camorristico facente capo a Marandino Giovanni ed estorsione aggravata. Fatti per i quali è stato condannato, definitivamente, con parziale riforma nella forma tentata del delitto estorsivo aggravato dal metodo mafioso.

L’uomo, anche grazie al reinvestimento dei proventi di reati tributari, ha, di fatto, continuato a mantenere il monopolio nei servizi delle onoranze funebri e del pubblico soccorso nei Comuni cilentani di Agropoli, Acerno e Capaccio, attraverso la creazione di nuove associazioni e società intestate a prestanome ovvero infiltrando imprese di terzi già attive, in modo da sfruttare, in maniera occulta, mezzi e licenze altrui conseguendo, pertanto, un notevole arricchimento.

Sotto tale ultimo profilo, viene stigmatizzato, altresì, il complesso sistema di fatturazioni per operazioni inesistenti realizzato dal predetto attraverso società cartiere operanti nel settore sanitario, che ha fruttato, solo nel periodo 2017/2019, introiti per circa 1 milione di euro, successivamente riciclati nelle casse di altre Onlus non operative sempre riconducibili allo stesso, e distratti per finalità personali o per creare provviste di denaro contante.

Parimenti, vengono poste in rilievo e condivise dal Tribunale le risultanze delle investigazioni patrimoniali, che hanno delineato l’articolata rete di soggetti giuridici non dotati di personalità giuridica e di strutture societarie create ad hoc o “rilevate” negli anni 2018 – 2020 per “superare” gli impedimenti imposti dall’Autorità, che hanno consentito all’imprenditore, grazie alla folta schiera di prestanome, di continuare a mantenere il controllo dei settori delle onoranze funebri e dell’assistenza sanitaria e soccorso di infermi.

Gli approfondimenti economico-finanziari, hanno, altresì, documentato come l’uomo abbia reinvestito le somme illecitamente acquisite con le due importanti e risalenti bancarotte fraudolente, compiendo diverse operazioni commerciali, tra le quali spiccano per la particolare rilevanza: in primo luogo, l’acquisto, attraverso la società Pianeta Paestum S.r.l, di 12 terreni ubicati in Capaccio (SA), dell’estensione di circa 18 ettari, per l’importo dichiarato di 1.600.000.000 delle vecchie lire, il cui attuale valore, sulla base della relativa destinazione urbanistica e delle potenzialità di sfruttamento che li contraddistinguono, è stimabile in circa 15 milioni di euro; tra le varie progettualità che hanno interessato i citati terreni, nonché altri appezzamenti limitrofi, vi era quella di realizzare un parco divertimenti tematico, con l’intervento delle amministrazioni Comunali di Capaccio e Agropoli; in secondo luogo, la costituzione di due compagini societarie in Romania, attive nella produzione e vendita di prodotti caseari, registrate fra il 2002 ed il 2009, titolari di immobili in quel Paese.

Pertanto, alla luce degli elementi esposti, nonché degli accertamenti esperiti attraverso una specifica richiesta di Commissione Rogatoria alle competenti Autorità Romene, il Tribunale ha disposto il sequestro di una società con sede in Italia, 2 associazioni di soccorso, 26 automezzi, 7 conti correnti bancari, 12 terreni siti in Capaccio – Paestum (SA), 1 terreno sito a Zimbor – Romania, per un valore complessivo stimato di circa 16 milioni euro.

Con riferimento, in particolare, al bene immobile situato in territorio estero, è stata attivata, per la prima volta nel nostro Paese, la procedura introdotta dal nuovo Regolamento (Ue) 2018/1805 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018, per il riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca.

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Porlezza (Como), rapina a mano armata e sequestro di persona: arrestato un albanese

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I Carabinieri della Stazione di Porlezza hanno arrestato un 36enne albanese, responsabile di
rapina a mano armata, sequestro di persona e lesioni ai danni di due anziani ultraottantenni.

I Carabinieri della Stazione di Porlezza, nella mattinata odierna, hanno tratto in arresto
K.M., 36enne albanese, per i gravissimi reati in parola, commessi, il 7 dicembre 2019, nei
confronti di una coppia di anziani ultraottantenni titolari di una ditta edile di Porlezza.
L’operazione è il frutto di un’attività di indagine, coordinata dal Sostituto Procuratore
Dott.ssa Alessandra Bellù, condotta dalla Stazione di Porlezza. Particolarmente significativo
è stato il supporto del Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Parma che ha
attentamente esaminato le risultanze del sopralluogo sulla scena del reato, svolto la sera del
violento reato dall’Aliquota Operativa della Compagnia di Menaggio, fornendo preziosi
contributi alle investigazioni.
Il soggetto -attualmente operaio in un limitrofo campeggio-, con il concorso di un altro
individuo su cui sono in corso serrate investigazioni, ha approfittato della chiusura serale
della ditta di rivendita del materiale edile, per sorprendere l’anziana coppia, rimasta sola
nella vicina casa, aggredendoli ed immobilizzandoli con nastro adesivo. I malviventi non
hanno esitato ad incutere timore alle vittime, arrivando altresì a dividere i coniugi in due separate stanze, affinché, presi dalla forte preoccupazione per la sorte dell’altro, potessero
consegnarli valori e oggetti preziosi custoditi in casa.
Insoddisfatti del bottino recuperato, poche centinaia di euro in contanti, insufficiente per le
loro avide aspettative, hanno continuato nelle minacce e nel sequestro, dileguandosi
solamente dopo quasi un’ora, avvantaggiati nella fuga dalla evidente difficoltà delle vittime
di riprendersi, per poi chiamare aiuto.
Le indagini proseguono nel massimo riserbo sia per individuare il complice, sia non potendo
escludere la responsabilità di questi in ulteriori reati contro il patrimonio.

Il soggetto arrestato, al termine delle attività, è stato associato alla Casa Circondariale di
Como, a disposizione dell’A.G. competente.

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Viterbo, Asl: 231 tamponi nelle ultime 24 ore e 63 positivi al Covid-19 registrati entro le 11 di oggi

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63 casi accertati di positività al COVID-19 sono stati comunicati, entro le ore 11, dalla sezione di Genetica molecolare di Belcolle al Team operativo Coronavirus della Asl di Viterbo.

Gli ultimi referti di positività sono collegati a tamponi eseguiti su cittadini residenti o domiciliati nei seguenti comuni: 13 a Viterbo, 8 a Civita Castellana, 5 a Orte, 4 a Montefiascone, 4 a Nepi, 4 a Ronciglione, 4 a Vitorchiano, 3 a Corchiano, 3 a Vetralla, 2 a Ischia di Castro, 2 a Monte Romano, 2 a Soriano nel Cimino, 1 a Bassano Romano, 1 a Blera, 1 a Bomarzo, 1 a Capranica, 1 a Castel Sant’Elia, 1 a Fabrica di Roma, 1 a Sutri, 1 a Tarquinia, 1 a Vasanello.

Dei casi odierni, 48 presentano un link epidemiologico con casi precedentemente accertati e già isolati, 15 sono collegati a persone che hanno dichiarato di essere sintomatiche al drive in. Stanno trascorrendo la convalescenza nel proprio domicilio 59 persone, 4 sono attualmente ricoverate presso le strutture COVID aziendali.

Il Team operativo Coronavirus ha attivato le misure di prevenzione e di protezione, al fine di contenere la diffusione del virus, irrobustendo la catena dei contatti stretti, con la preziosa collaborazione delle Amministrazioni comunali.

In totale, alle ore 11 di questa mattina, i casi di positività al COVID-19, residenti o domiciliati nella Tuscia, salgono a 10240.

Oggi è stata comunicata ai soggetti istituzionalmente competenti la fine del periodo di isolamento o la negativizzazione dal COVID-19 di 33 pazienti residenti o domiciliati nei seguenti comuni: 9 a Viterbo, 3 a Montefiascone, 3 a Tarquinia, 2 a Orte, 2 a Soriano nel Cimino, 1 a Barbarano Romano, 1 a Bomarzo, 1 a Calcata, 1 a Caprarola, 1 a Castiglione in Teverina, 1 a Civita Castellana, 1 a Montalto di Castro, 1 a Monterosi, 1 a Nepi, 1 a Tuscania, 1 a Vallerano, 1 a Vetralla, 1 a Vignanello, 1 a Vitorchiano.

Al momento, delle persone refertate positive al Coronavirus, 33 sono ricoverate nel reparto di Malattie infettive, 6 ricoverate presso la Terapia intensiva COVID di Belcolle, 74 ricoverate presso la Medicina COVID di Belcolle, 16 ricoverate presso la Medicina riabilitativa COVID di Montefiascone, 1563 stanno trascorrendo la convalescenza nel proprio domicilio. Sale a 8276 il numero delle persone negativizzate, 272 sono le persone decedute.

Dall’inizio dell’emergenza COVID, nella provincia di Viterbo sono stati effettuati 88902 tamponi, 231 nelle ultime 24 ore. Ad oggi i cittadini che hanno concluso il periodo di isolamento domiciliare fiduciario sono 14458.

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