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Roma

GALLICANO NEL LAZIO, CENTRALE A BIOGAS: UNA FIACCOLATA PER DIRE NO INSIEME A L'OSSERVATORE D'ITALIA

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Arriva la diffida del difensore civico della Regione Lazio ma l'amministrazione ancora non indice il consiglio straordinario

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di Cinzia Marchegiani

Gallicano nel Lazio (RM) – Il Comitato per Gallicano assieme ad altri Comitati in difesa dei territori ha organizzato una Fiaccolata venerdi 14 marzo alle ore 20, da Piazza Sant’Andrea a P.le Caduti di tutte le guerre, per dire No al Biogas, la centrale che si vorrebbe costruire nella Tenuta di Passerano. Purtroppo il Consiglio Comunale Straordinario, aperto a tutta la cittadinanza è un obiettivo che l’amministrazione di Gallicano nel Lazio ha disatteso nonostante avesse preso importanti impegni con l’intera collettività dallo scorso 30 gennaio. Di fatto, il Sindaco Accordino incredibilmente sembra sfidare un’intera comunità su decisioni che vanno a modificare concretamente l’ambiente, il territorio e la qualità di vita. La legge obbliga le amministrazioni ad attuare forme di consultazione dei cittadini sui progetti infrastrutturali più significativi qualora questi vanno a modificare sostanzialmente il territorio e il suo ambiente. L’intera comunità, non solo deve essere informata sui benefici e sui rischi, ma deve essere parte integrante delle decisioni stesse, ma il dibattito legato allo sviluppo delle energie alternative su questo territorio sembra essere incredibilmente posticipato a data incerta, nonostante sia arrivato anche dal Consiglio della Regione Lazio, a firma del Dr. Felice Maria Filocamo Difensore Civico l’invito al Sindaco e ai componenti della Giunta Comunale, al Presidente e ai membri del Consiglio di convocare il consiglio programmato e comunicare quanto prima la data stabilita, poiché, come recita la scrittura inviata: “nonostante ci siano state due Conferenze dei Capogruppi del 14 e 24 febbraio c.a., che dovevano valutare data e luogo, ancora non si è formalizzata alcuna decisione. La missiva obbliga riferire la data stabilita, facendo appello alla Convenzione di Arhus, la quale stabilisce che la partecipazione del pubblico alle decisioni che interessano la collettività in materia ambientale, con la possibilità di presentare osservazioni di cui alle autorità pubbliche devono tener conto, risulta una necessaria procedura da percorrere, per cercare soluzioni condivise tramite la concertazione con il territorio.”
Claudio Auriemma del Comitato per Gallicano invita la cittadinanza a partecipare alla Fiaccolata che si svolgerà per le vie del paese allo scopo di sensibilizzare la popolazione e le amministrazioni sul fatto che larga parte dei cittadini non condivide le scelte fatte dalla politica:” Scelte che non aiutano la cittadinanza ma continuano a degradare l’Agro Romano ormai assediato dalla Capitale che vuole trovare nuove zone da sfruttare e cementificare. Oltretutto è un territorio sotto l’occhio vigile di chi ha devastato ed inquinato altre regioni italiane e che oggi cerca nuove zone su cui continuare a fare i propri affari”

L’Osservatore d’Italia e la Redazione Lazio saranno Media Partner di questo evento, poiché nostro obiettivo è quello di testimoniare e comunicare questi percorsi di crescita collettiva che prendono forma anche nei piccoli comuni. La politica che dovrebbe amministrare il bene comune e quello delle future generazioni non può banalizzare e/o sminuire la portata dei progetti proposti, di fatto, non si possono confondere processi aerobici dei rifiuti organici che assolutamente “non producono biogas sotto l’effetto del sole” e paragonarli con i processi anaerobici realizzati nelle centrali a biogas che producono biometano, come a giustificare la bontà dei progetti proposti, nella capacità di immagazzinare gas che altrimenti nella decomposizione normale andrebbe perso nell’aria.
Il Prof. Aldo Garofalo, ex docente di analisi chimiche all’Università della Tuscia, con un documento chiarisce anche ai profani questi due sistemi che sono diametralmente opposti:
• L’aerobico demolisce la sostanza organica in modo “naturale” e non produce gas combustibili. Se utilizza la sostanza organica selezionata (da raccolta differenziata spinta e potature verdi) produce un fertilizzante ottimo per impieghi in agricoltura e florovivaismo nella forma di compost di qualità.
• L’anaerobico agisce per lo più a caldo, con produzione di metano e altri gas (bruciati per ottenere energia elettrica) e in genere di percolato liquido inquinante. Il rifiuto esausto viene poi “stabilizzato” in presenza d’aria e, a seconda della tipologia, dà origine a un prodotto di composizione chimica e qualità nettamente inferiore al compost aerobico, oppure a un nuovo rifiuto da portare ancora in discarica.
Occorrerebbe capire come la valutazione dell’impatto ambientale sia attendibile quando è accertato che gli impianti di digestione anaerobica (in assenza d’aria) delle biomasse per produrre biogas (metano e altri gas), siano esse da FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) o da qualsiasi altro organico, creano gravi conseguenze su ambiente e salute, in particolare producono: emissioni inquinanti gassose e scarti inquinanti liquidi e solidi. Nella documentazione di Garofolo si legge che le emissioni inquinanti gassose, pre-post combustione, minimizzate come “trascurabili” da tutti gli interessati al banchetto degli incentivi, sono invece presenti con tutto il loro carico venefico come decine e decine di molecole organiche (espresse come COT, limite150 mg/Nm3) inglobate nel particolato e in particolare nelle nanopolveri. Mentre i mercaptani, aldeidi, alchilsolfuri, idrocarburi alifatici, acidi grassi sono solo alcune delle sostanze volatili nocive e/o irritanti presenti. Quelle più pericolose comprendono gli idrocarburi clorurati e aromatici (benzene) cancerogeni.
Vale la pena continuare a leggere il breve riassunto delle conseguenze impattanti:
”I frutti avvelenati delle “innovative” e decantate tecniche di filtrazione dei fumi sono le nanoparticelle. La legge le ignora e, come trent’anni fa, fissa dei limiti per il solo particolato più grossolano (PM10: limite 10mg/Nm3), quello meglio bloccato dai filtri. E’ una presa per i fondelli se si pensa che i pericoli maggiori provengono dalle nanopolveri (più piccole di un micron) che nessun filtro riesce a fermare se non in parte, ma ci sono, sono tante e penetrano a fondo nei polmoni, nelle cellule.
Presenti anche l’ossido di carbonio potente veleno inibitore dell’emoglobina (CO limite 800mg/Nm3), che per quanto minimizzabile con catalizzatori ossidanti non scende mai sotto i 500-650 mg/Nm3, gli ossidi di azoto (NOx limite 500mg/Nm3) i cui valori sono sempre vicini se non superiori ai limiti massimi e per impianti ≤1mega watt sono ben 35kg/giorno (quantità di emissioni che corrisponde ai fumi prodotti da 10.000 automobili che in un giorno percorrono una distanza di 20 km), l’ammoniaca che per quanto in parte abbattuta si ritrova sempre nei gas emessi. Idem per l’idrogeno solforato (H2S).
(Secondo l’International Energy Agency – IEA Bioenergy – i biogas da biomasse contengono in media intorno a 10.000 ppm di H2S e circa 200 ppm di ammoniaca). I desolforatori usati negli impianti non fanno sparire il gas solfidrico, bene che vada ne intrappolano una parte (mai tutto) come residuo solido tossico e nocivo (costituito da solfuri metallici) da smaltire.
Per quanto riguarda l’impianto proposto a Gallicano si ipotizza che una torcia di emergenza sarà attivata per c.a. 1200 ore/anno. Questo particolare sfugge a molti, ma significa che per 1200 ore ogni anno viene bruciato gas grezzo super inquinato, così come si sprigiona dalla massa in digestione e quindi con tutta l’ammoniaca, l’idrogeno solforato, le particelle carboniose cancerogene e il micidiale particolato.
2) I liquidi e i solidi di scarto del ciclo sono a forte impatto inquinante, in primis i percolati, costituiti da alte % di azoto ammoniacale, metalli, salinità. Tutti gli impianti a biomasse-biogas riciclano sulla massa in digestione parte dei percolati a seconda che si tratti di impianti a secco o a umido. Il risultato non cambia: il cosidetto “compost di qualità” è una bomba ecologica a tempo sparsa nei terreni agricoli. Grazie anche alla crescita esponenziale di spore di batteri clostridium comprendenti botulino e tetano. L’aumento dei batteri termofili è documentato e connesso alla temperatura (55°C) a cui avviene di norma la digestione anaerobica, quale appunto quella dell’impianto di Gallicano.
Nelle specifiche progettuali si legge che ben 5000 t/a di materiale da avviare alla digestione anaerobica sono fanghi di provenienza esterna che comprendono il codice CER 190812, ovvero fanghi prodotti dal trattamento di acque reflue industriali dalla cui composizione ci si può aspettare di tutto.
Inoltre sempre a Gallicano i progettisti destineranno i fanghi super inquinati prodotti dalla filtrazione per osmosi del percolato al ricircolo sul materiale organico in compostaggio. Questi due fatti sono di particolare gravità perché introducono nella massa compostata una quantità incredibile di sostanze inquinanti, tra cui i metalli pesanti. Quindi la depurazione e/o la filtrazione dei percolati eccedenti, interventi con cui si vuole tranquillizzare la popolazione, non risolvono il problema perché generano comunque rifiuti tossici e nocivi, di cui nessuno parla. Idem per i filtri e biofiltri del digestore esausti, saturi delle sostanze tossiche sviluppate durante la digestione o combustione, inevitabilmente da smaltire in discariche speciali.
3) Gli ossidi di azoto e il monossido di carbonio, al pari dell’anidride carbonica hanno un impatto serra rilevante. La storia ridicola del preteso “impatto zero” – L’anidride carbonica emessa sarebbe uguale a quella catturata dalle piante da cui proviene l’organico – nasconde il fatto che il compostaggio aerobico storico, alternativo alla digestione anaerobica, non produce gas serra e mantiene il carbonio e l’azoto in forma organica, oro per le piante.
Una domanda sorge spontanea, siamo sicuri che quando questa centrale avrà finito il suo ciclo (quando saranno finiti i finanziamenti statali o gli incentivi verdi?) come affermato nel verbale di deliberazione del Consiglio, il territorio ritornerà inalterato come una semplice dismissione di un distributore di carburante?
Eppure le regioni e i paesi che già hanno anticipato queste tecnologie stanno pagando a caro prezzo l’inaffidabilità di certe leggerezze. Di certo il confronto non può essere ancora rimandato e la Fiaccolata potrebbe essere un momento di confronto importante rivolto anche ai paesi limitrofi. L’importante che i dubbi non siano tacciati per propaganda politica, poiché gli interessi fortunatamente non devono essere solo economici.

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Guidonia, Ammaturo fa tana ai Cinque Stelle sul verde: “Hanno dimenticato di piantare 2 mila alberi”

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IL M5S di Guidonia Montecelio dimentica di intitolare ai bambini nati ed adottati l’albero con il loro nome. Disattesa una legge del ’92.
“Sul verde e l’ambiente l’amministrazione pentastellata a guida Michel Barbet non ha fatto nulla” Ci va dura il consigliere di Guidonia Montecelio di Fratelli d’Italia Giovanna Ammaturo: “Due anni fa il M5S con il suo programma ambientale ha ammaliato i cittadini.
Dopo un anno sono iniziati i tagli sempre giustificati dal pericolo incombente. Allo stato i parchi e le pinete del centro sono senza alberi e i tronchi stanno ancora lì a ricordare con desolazione che i bambini, dopo la chiusura delle scuole li puoi tenere solo a casa. Alberi tagliati, parchi chiusi, mancanza di una corretta anagrafica arborea oggi che amministrano,
al contrario di quando erano all’opposizione restano le foto propagandistiche mentre facevano finta di incatenarsi dopo il taglio dei pini pericolosi sulla Maremmana. Eppure nel programma di Barbet era ben descritto “Campagne estensive di piantumazione di alberi e piante , creazione di aree boschive e parchi di dimensioni adeguate e corridoi naturalistici tra parchi extra comunali. Aggiornamento al registro regionale degli alberi di valore storico- paesaggistico“. Niente di tutto questo è stato fatto, oltre alla presa per il naso dell’intera Comunità. È evidente che la cura e lo sviluppo del verde urbano non è stato svolto con la dovuta professionalità e diligenza.
Un’attività, in particolare, appare assente se non peggio dimenticata pur non trattandosi di un’opzione discrezionale, bensì di un obbligo di legge disattesa. In Italia vige l’obbligo di piantare un albero per ogni nuovo nato, già con Cossiga-Andreotti, la n. 113 del 29 gennaio 1992, poi modificata e completata nel 2013, con la legge 10, che introduce anche il “bilancio
arboreo”.

Ogni sindaco, con popolazione di 15.000 residenti, deve far sapere quanti alberi ha trovato al suo insediamento e quanti ne lascia al termine del mandato infatti deve redigere due mesi prima il bilancio arboreo. Anche a Guidonia Montecelio ogni bambino nato o adottato dovrebbe essere collegato ad un albero piantato. Ai genitori dovrebbe essere consegnato il certificato e la foto dell’albero intestato al bambino e che porta il suo nome. Non sono previste sanzioni per gli inadempienti, se non quella politica. Ma proprio per questo è necessaria una sollevazione dell’opinione pubblica davanti a tanto torpore ed inadempienza
per costringere gli amministratori a rispettare una legge che renderebbe la città più vivibile , meno inquinata e anche più fresca. E molto più ricca di verde. Se la legge fosse stata rispettata da Barbet oggi avremmo 2.000 piante in più. Se fossero stati ripiantumati i pini e tutte le piante tagliate nella Città oggi respireremmo una aria migliore di certo. Impedire l’intitolazione di un albero ad un neonato non è solo una villania istituzionale ma equivale a
spezzare tutti i loro sogni oltre al mancato rispetto per i genitori che sarebbero ben lieti di far crescere il loro bambino insieme alla catalpa o un platano. Una maniera gentile e seria di fare comunità senza copiare come ha fatto il M5S sul programma oltremodo progetti europei defunti da anni. Come si giustificherebbe il sindaco davanti al Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico se fosse interpellato dal suo ministro dell’ambiente Sergio Costa resta un mistero. Resta questa realtà grigia dei pentastellati pronti a lagnarsi degli scandali del passato e la mancanza di soldi, incapaci di recuperare i crediti mentre si inibisce che ogni bambino abbia il diritto per legge di un “suo” albero. Intanto il sindaco Barbet e la sua amministrazione continueranno a tenere le mani intrecciate rivelando la forte
tensione, fino alla fine del mandato, speriamo prima, nell’interesse della Città, e dovrà dare conto del rispetto della legge all’interrogazione. Al consigliere di opposizione deve riconoscersi l’opportunità di fare politica anche rispondendo ai quesiti avanzati: si chiama democrazia.”

IL CONSIGLIERE di FRATELLI D’ITALIA

Giovanna Ammaturo

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Anguillara, sdegno della Lega per la Sagra del Pesce: “Calpestate le tradizioni”

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Anguillara – Che la Sagra del Pesce di Anguillara sia stato un vero e proprio flop lo si capisce dai commenti di molti cittadini e degli esponenti politici che ritengono che quella di quest’anno sia stata in assoluto la peggior sagra del pesce che sia stata mai organizzata ad Anguillara Sabazia. “Riteniamo che per amministrare un paese al giorno d’oggi – afferma Daniele De Vito coordinatore della Lega ad Anguillara Sabazia– sia un impegno molto difficile, sia per tutte le questioni burocratiche che deve affrontare, sia per la sovraesposizione mediatica, in particolare modo un citta di 20.000 abitanti come Anguillara Sabazia.
Ma crediamo che un amministratore, e soprattutto un Sindaco, debba avere la forza e soprattutto il coraggio di prendere delle scelte forti, ma sempre nell’interesse delle esigenze e delle volontà della cittadinanza.
E’ molto facile nascondersi dietro alla burocrazia perché non si ha il coraggio di decidere e prendersi delle responsabilità, come è accaduto per l’ultima sagra del Pesce, la 59esima e come accadrà per i festeggiamenti per il millennio di questa città!
Con un solo atto, ovvero il bando effettuato per lo svolgimento della sagra, questa amministrazione è riuscita a calpestare con determinazione tutte le tradizioni del popolo anguillarino.
Gli pseudo pentastellati sono riusciti a calpestare con un singolo atto la loro Proloco, tutti i componenti dei rioni, le associazioni, tutte le tradizioni, le date e la naturale conformazione di una festa che da circa sessantanni rende orgogliosi i cittadini di Anguillara.
Tale arroganza, e questo ne è la conseguenza, è stata accolta con totale indifferenza da parte della cittadinanza in primis e dei turisti che ogni anno riempivano la nostra città arricchendo gli esercizi commerciali, che da questa sagra smunta e priva di senso hanno ricevuto un ingente danno, sia per il mancato incasso derivante dalla festa, che dell’aiuto dei propri clienti essendo la cittadina blindata come se dovesse venire il Capo dello Stato.
Che questa amministrazione fosse lontana dalle esigenze dei cittadini ormai è un dato consolidato!
Caro Sindaco davanti a cotanto fallimento abbia il coraggio di allontanare, forse e meglio dire cacciare, l’artefice di tale incapacità ma, se la decisione è stata presa all’unanimità da parte della sua maggioranza, come tutte le fantasiose decisioni in questi tre anni di mandato, crediamo sia il caso di alzare bandiera bianca, chiedere scusa, e dimettervi in massa, mantenendo quel briciolo di credibilità che vi è rimasta”.

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Castelli Romani

Rocca di Papa, gas Radon a villa Barattolo: si trasferiscono i Guardiaparco

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ROCCA DI PAPA (RM) – È emergenza gas radon nella sede del Parco dei Castelli Romani a Rocca di Papa dove i valori registrati sono addirittura superiori del 600 percento circa rispetto al limite stabilito per legge. Si trasferiscono in altra sede i guardiaparco per permettere la messa in sicurezza di villa Barattolo che ospita gli operatori regionali.

Giovedì 20 giugno 2019 a Officina Stampa l’approfondimento sul gas Radon. Ospite in studio l’ing. Corrado Colizza

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