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Gears 5, l’evoluzione dell’esclusiva Microsoft

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Gears 5 arriva su Xbox One e Pc a distanza di quasi tre anni dal quarto capitolo della serie. Con questo nuovo episodio, gli sviluppatori di The Coalition sembrano ora aver dato libero sfogo a tutta la loro creatività con lo scopo dichiarato di realizzare il Gears più vasto e profondo di sempre. E a nostro avviso ci sono riusciti in pieno. Ma andiamo a scoprire il perché. La trama si collega benissimo con il finale del gioco precedente, infatti, dopo gli eventi narrati in Gears 4, la situazione sul pianeta Sera è sull’orlo del baratro. Lo Sciame, l’esercito generatosi dall’esposizione prolungata di Locuste ed esseri umani agli effetti nocivi dei cristalli di Imulsion, è uscito allo scoperto e si sta preparando per attaccare gli Insediamenti e le città gestite dalla Coalizione dei Governi. Una nuova guerra sembra quindi inevitabile e i COG, nonostante il loro esercito, sanno di non poter resistere a lungo senza armi adeguate. L’unica opzione plausibile, per quanto il Primo Ministro Jinn Desai non sia d’accordo, sembra essere legata al Martello dell’Alba, la “vecchia” tecnologia satellitare sviluppata durante le Guerre Pendulum che permise ai Gears di sopravvivere dopo il Giorno dell’Emersione. Su indicazione di Baird la squadra Delta, composta da Marcus Fenix, suo figlio JD, Kait Diaz, figlia della leader degli Estranei rapita dallo sciame nel precedente capitolo, e Delmont “Del” Walker, torna quindi ad Azura per lanciare in orbita un vecchio prototipo di Martello rimasto miracolosamente intatto. Una volta rientrati a Nuova Ephyra i soldati scoprono però che l’arma non sta rispondendo nel modo corretto, solo per scoprire che le cose stanno per precipitare. Le creature si sono infatti evolute, generando nuovi giganteschi abomini e sviluppando la capacità di prendere il controllo dei Dee-Bee, i robot utilizzati dalle forze governative come strumento di difesa e controllo. Una situazione imprevista alla quale si aggiungono l’esuberanza e gli errori di JD, che aveva già rischiato di compromettere l’incursione su Azura, i conflitti interiori di Kait, tormentata da visioni e incubi, e la scarsa affidabilità del satellite appena messo in orbita. La somma di tutti questi fattori influisce in modo irreversibile sull’esito della missione, finendo per creare una profonda frattura all’interno dei Delta. Kait, spalleggiata dagli inseparabili Del e Jack, viene quindi inviata in missione negli angoli più remoti di Sera con l’obiettivo di convincere altri Estranei ad unirsi alle forze COG per respingere definitivamente lo Sciame. Ed è proprio a partire da qui, il secondo atto per essere precisi, che Gears 5 mette in mostra tutto ciò che c’è di nuovo: l’attenzione infatti si sposta da JD alla giovane Kait e sulla sua missione, che ben presto si trasforma in un’indagine sul suo oscuro passato e sulle vere origini dello Sciame. Un viaggio pericoloso, che attraverserà biomi e ambientazioni molto differenti e dal quale dipenderà non solo il destino della giovane protagonista ma anche quello di tutto il popolo di Sera. Fra intense sparatorie, colpi di scena e una trama sempre coinvolgente, Gears 5 offre un viaggio di una quindicina di ore che possono diventare anche il doppio se giocato alla difficoltà massima.

Come vi dicevamo però, Il cambio di protagonista e le nuove ambientazioni non sono le uniche novità introdotte da The Coalition, lo studio di Vancouver infatti, ha infatti deciso di imprimere con maggiore forza la propria impronta nella saga, apportando alcune importanti modifiche al sistema di gioco originale. La prima, quella che salta subito all’occhio, riguarda la possibilità di affrontare l’intera campagna con altri due amici, sia in split-screen sia tramite Xbox Live, formando una squadra composta dai due protagonisti più il robot di supporto Jack, il quale diventa a tutti gli effetti un personaggio giocabile dotato di caratteristiche proprie che gli consentono di attivare interruttori, di intrufolarsi nei condotti di aerazione, di diventare invisibile per un breve lasso di tempo e di raccogliere/trasportare oggetti quali armi, munizioni o altro. Quando su gioca a Gears 5 in singolo, tutte queste azioni di Jack vengono sempre gestite dalla I.A., liberamente o su specifica indicazione del giocatore, mentre quando si è in coop sarà un giocatore in carne ed ossa a dover interpretare il ruolo di supporto. Supporto che, in questo nuovo capitolo, non si limita solo alle azioni appena citate. La nuova versione di Jack dispone infatti di 11 abilità speciali suddivise in Assalto, Supporto e Passive. Queste ultime sono utilizzabili fin dal primo minuto e influiscono su parametri quali la sua salute, la capacità di curare gli altri o la durata dell’invisibilità. Le altre abilità, che permettono di scansionare le aree per individuare nemici e rifornimenti, di curare o rendere invisibile la squadra, di controllare per un tempo limitato gli avversari, di accecarli e così via, funzionano invece in modo leggermente diverso. Innanzitutto devono essere sbloccate, collegando al robot specifici accessori ottenibili nel corso dell’avventura, e poi vanno equipaggiate sfruttando i due slot disponibili, uno per ogni tipologia di abilità. Solo così possono poi essere utilizzate sul campo di battaglia, tenendo però sempre presenti i tempi di ricarica necessari dopo ciascun utilizzo. Tutte queste skill, così come quelle Passive, possono poi essere potenziate su 4 differenti livelli. I primi 3 sono accessibili consumando Componenti, delle parti elettroniche speciali che i giocatori avranno l’opportunità di raccogliere durante l’esplorazione, mentre l’ultimo livello, denominato Ultimate, può essere sbloccato solo ottenendo specifici moduli, generalmente legati al completamento di missioni principali o secondarie.

Missioni secondarie? Eh sì, avete capito bene perché una fra le novità più interessanti di questo Gears 5 è data dal fatto che nel corso dell’avventura, i protagonisti raggiungono due remote regioni open world di Sera. Tali zone possono essere esplorate liberamente e sempre da queste è possibile accedere non solo ai luoghi teatro dei capitoli principali, che mantengono la medesima struttura lineare e guidata dei precedenti episodi, ma anche ad altre aree, di dimensioni più limitate, nelle quali è possibile completare alcuni incarichi opzionali quali missioni di salvataggio o ricerca, utili per raccogliere nuovi potenziamenti o per scoprire importanti retroscena sulle vicende narrate nel titolo. Tutti questi incarichi, così come gli eventuali punti di interesse, vengono memorizzati da Jack, il quale ha anche acquisito la capacità di visualizzare la mappa di queste regioni così da fornici costantemente indicazioni sulla direzione da seguire tramite una pratica bussola visualizzata nella parte superiore dello schermo. Attenzione però a non farsi trarre in inganno: Gears 5 non è diventato un titolo open world puro, però offre due grandi “hub” che possono essere esplorati a piedi o, più rapidamente, sfruttando una sorta di slitta trainata da una vela chiamata “Skiff”, sulla quale possono anche essere riposte due armi aggiuntive. Il passaggio da una regione all’altra è inoltre sempre vincolato al completamento del relativo Atto, con punti di non ritorno segnalati chiaramente nel corso dell’avventura. Giocare ogni missione secondaria, ovviamente, è il modo migliore per godere pienamente della spettacolare campagna di questo Gears 5, quindi, il nostro consiglio è: mai avere fretta. A livello di meccaniche di gioco sono state introdotte anche alcune piccole chicche, adesso, è possibile cogliere di sorpresa gli avversari con un’uccisione silenziosa, il che permette di superare alcune sezioni senza sparare nemmeno un colpo, e si possono sfruttare nuove armi come il mitragliatore leggero Claw, la cui precisione aumenta con il fuoco continuato, la pistola automatica Talon e il cannone Criogenico, che congela gli avversari lasciandoli alla mercé dei proiettili del giocatore o delle altre creature. A queste si sommano poi alcune armi uniche dotate di caratteristiche speciali, che possono essere raccolte nel corso dell’avventura. L’esercito nemico offre poi una gran varietà di unità e riversa sul campo di battaglia la consueta varietà di creature che vanno dalle minuscole sanguisughe ai giganteschi Swarmack, passando per un paio di classi inedite come i pericolosi Sorveglianti o i fastidiosi robot volanti corrotti dallo Sciame, chiamati Bastion. Anche a livello estetico l’ultima fatica dei The Coalition sembra riprendere il discorso interrotto in GOW 4: aree molto ampie, palette di colori molto variegata per un capitolo della saga e in generale una mole poligonali imponente. Qualche piccola sbavatura su alcune texture che forse avrebbe meritato qualche attenzione in più, ma in generale il quadro estetico riempie gli occhi come mai prima d’ora. Sarà anche molto appagante, una volta terminata la battaglia, vedere quanti pezzi di armature e avversari rimangono a terra, a creare una veridicità davvero molto elevata. Sugli scudi anche gli effetti volumetrici e particellari, nonché un sistema di illuminazione che in alcuni passaggi riesce davvero a stupire. Ottimo come sempre il doppiaggio a dir poco perfetto in lingua italiana e il comparto sonoro che offre effetti da brivido. Squisita anche la colonna sonora che è sempre coerente con gli eventi che avvengono sullo schermo e mai fuori luogo.

Ovviamente anche Gears 5 offre un ampio comparto multigiocatore, ma stavolta c’è davvero l’imbarazzo della scelta grazie a una serie di modalità di gioco differenti pensate per accontentare quanti più giocatori possibili. A partire dalla classica modalità competitiva Versus, che racchiude al suo interno varie tipologie di partite suddivise tra Arcade, Classificate, Coop vs I.A. e Personalizzate; la prima rappresenta un’assoluta novità e propone ai giocatori deathmatch tra squadre di 5 elementi scelti in una rosa di 11 personaggi diversi, tutti dotati di skill peculiari e di un equipaggiamento iniziale fisso, che può poi essere modificato spendendo i punti ottenuti uccidendo gli avversari. Tra le Classificate, che permettono di selezionare gli stessi personaggi, figurano invece una selezione delle 8 modalità di gioco distinte presenti nel gioco, che vanno dal classico deathmatch a squadre al sempreverde Re della Collina, passando per una buona varietà di tipologie di match differenti già presenti nel precedente capitolo. Coop Vs I.A. permette invece, come facilmente intuibile, di affrontare squadre controllate dalla CPU insieme ad altri 4 giocatori umani, mentre il menu delle sfide Personalizzate consente di creare liberamente le proprie partite, anche in LAN, selezionando non solo la modalità di gioco, ma anche su quale delle 12 mappe presenti al lancio disputarla e quali opzioni specifiche attivare. In Gears 5 fa poi ritorno la tanto blasonata modalità Orda, che vede una squadra formata da 5 componenti, umani o bot, scontrarsi con 50 ondate di nemici di difficoltà crescente sulle stesse mappe pensate per le sfide Versus. Ogni 10 ondate si affronta un boss, e per ogni nemico abbattuto si ottiene energia da spendere per fabbricare e/o potenziare le proprie difese, per acquistare equipaggiamenti o, novità assoluta, per incrementare le caratteristiche del proprio personaggio. La nuova struttura dell’Orda permette infatti ai giocatori di selezionare i rispettivi alter-ego da una selezione che al lancio includerà 9 personaggi differenti, tra i quali anche il robot Jack, suddivisi in 5 categorie: Scout, Ingegnere, Attacco, Tank e Supporto. Ogni categoria è specializzata in uno specifico aspetto, ma questo non significa che due Tank siano identici perché ogni singolo personaggio dispone di una propria abilità passiva, di una Ultimate, che si ricarica con il passare del tempo e che potrebbe influenzare anche gli altri membri della squadra, e di 4 diverse caratteristiche base, ciascuna delle quali può essere potenziata attraverso 10 differenti livelli consumando energia.

A completare il tutto in Gears 5 c’è anche l’inedita modalità Fuga. Essa rappresenta un’altra novità assoluta per la serie, sia per la tipologia di match sia per quanto riguarda il numero di giocatori coinvolti. Si tratta infatti di una tipologia di gioco cooperativa pensata per un massimo di tre giocatori nella quale l’obiettivo finale non è quello di uccidere il maggior numero di avversari ma piuttosto di uscire indenni, o quasi, da un Alveare dello Sciame, il tutto senza dimenticarsi di lasciare in pegno una discreta quantità di gas velenoso. Il funzionamento di questa tipologia di scontri è molto semplice: all’avvio i giocatori fuoriescono da uno dei bozzoli dello Sciame e posizionano delle granate, le quali inizieranno a rilasciare gas dopo un certo lasso di tempo riempiendo progressivamente ogni parte dell’alveare, composto generalmente da un’alternanza di corridoi stretti, svincoli e stanze di varie dimensioni. Mentre ciò accade, i giocatori devono avanzare verso l’uscita per non rischiare di finire soffocati dal loro stesso veleno, affrontando nel frattempo i nemici che incontrano sfruttando al meglio le poche armi che riescono a recuperare durante il percorso. Una volta raggiunta l’uscita devono sigillarla per massimizzare l’effetto del gas, e procedere con l’estrazione. In questo caso i personaggi selezionabili al lancio del gioco sono solo 6, con modalità di suddivisione, progressione e personalizzazione identiche a quelle della modalità Orda. Le mappe invece sono 4, create specificatamente per questa modalità. Un numero effettivamente ridotto, ma destinato a crescere rapidamente vista la presenza di un editor tramite il quale è possibile creare le proprie mappe, che possono poi essere giocate o condivise con l’intera community. Insomma, tirando le somme, questo Gears 5 è un gioco assolutamente incredibile, che offre la possibilità di divertirsi da soli o in compagnia e lo fa grazie a una valanga di possibilità fra campagna, multigiocatore cooperativo o competitivo e l’introduzione di tantissime novità. Se si è possessori di una console Xbox One o di un Pc e si cerca qualcosa di davvero “tosto”, Gears 5 è un titolo che dovete assolutamente giocare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9,5

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Disintegration, lo shooter strategico in tempo reale

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Disintegration è un videogame particolare, può infatti essere classificato come un mix fra uno shooter e uno strategico in tempo reale con visuale principale in prima persona. Il titolo è ambientato in un futuro prossimo nel quale la Rayonne, la corporazione presieduta dal Tenente Colonnello Black Shuck, sta mettendo in atto “l’integrazione” ovvero un processo che consente di conservare il cervello umano all’interno di un corpo meccanico in stile robot, dando vita ad una sorta di “umano in un contenitore metallico”. Questa procedura, originariamente ideata per salvaguardare la razza umana, flagellata da anni di guerre, epidemie e carestie nell’attesa di un nuovo equilibrio, è diventata in poco tempo un’imposizione da parte di alcuni fanatici estremisti schierati apertamente contro l’idea di un ritorno alle origini arrivando a costringere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra, i così detti “Naturali” a scegliere fra la trasformazione o la morte. Per evitare che avvenga tutto ciò, è stata costituita la Resistenza capitanata dall’ex pilota di gravicicli Romer Shoal che, con il prezioso aiuto della sua squadra di Fuorilegge, membri dell’equipaggio che hanno subito l’Integrazione ma che combattono contro la Rayonne, dovrà combattere i nemici per liberare i Naturali e far rinascere l’umanità come tutti la conosciamo. Chi gioca, ovviamente, vestirà i panni da protagonista di Romer Shoal pilotando un Graviciclo. Tale mezzo è un veicolo a levitazione gravitazionale armato fino ai denti ma che ha allo stesso tempo il comando tattico di una squadra di Fuorilegge, ognuno dotato di un’abilità speciale che potrà essere utilizzata singolarmente per abbattere il nemico o in combinazione con le abilità dei compagni di squadra per sviluppare una potenza di fuoco di grande portata. Insomma, in Disintegration non solo si spara, ma si comandano squadre sul campo di battaglia e si studia la strategia migliore per vincere. Il gioco è suddiviso in 12 missioni, ognuna delle quali è spezzettata in checkpoint intermedi. Ognuno di essi è preceduto da filmati ben fatti e da una sorta di briefing durante il quale verranno di volta in volta indicati gli obiettivi da raggiungere per poter guadagnare punti. Andando più nello specifico, questi consisteranno nel distruggere tutti i nemici a schermo utilizzando un’arma in particolare o una combinazione di armi fra quelle disponibili oppure difendere le installazioni terrestri dagli attacchi nemici o ancora terminare la missione in un tempo prefissato. Ovviamente al termine di ogni missione bisognerà liberare i Naturali, imprigionati in una sorta di gabbia, dai mercenari della Rayonne.

La “motocicletta a levitazione” è la vera chiave di lettura del gioco di V1 Interactive: a differenza di quanto accade negli sparatutto tradizionali, in Disintegration non ci si può affidare solo alla propria potenza di fuoco, ma bisogna sfruttare la privilegiata posizione di guida per controllare le truppe di terra, in un inedito ibrido tra FPS e RTS. Il timore per un sistema di controllo troppo complicato viene fugato dopo pochi minuti, perché i comandi, ridotti al minimo indispensabile, sono tutti facilmente raggiungibili dalle dita. Il mix progettato da Lehto e i suoi funziona bene, specialmente nel single player. Il giocatore recita un ruolo attivo nella battaglia, ingaggiando i nemici con una delle due armi principali che equipaggiano il graviciclo; tuttavia mobilità, artiglieria e resistenza sono del tutto inadeguate per pensare di sterminare le orde avversarie senza l’ausilio delle unità terrestri. Queste ultime sono governate principalmente da una buona intelligenza artificiale: bisogna soltanto indicare il punto da raggiungere o il nemico su cui concentrare il fuoco e la CPU si occuperà di tutto il resto, senza che si verifichino fastidiosi problemi di pathfinding. A seconda della missione se ne possono controllare due, tre o quattro; ciascuna è contraddistinta da un’abilità specifica che, una volta selezionata, rallenta il tempo per consentire di scegliere con precisione l’area in cui utilizzarla. L’efficacia maggiore si ottiene combinandole: ad esempio, prima lanciando un campo che rallenta i nemici al suo interno e poi scaricandovi una raffica di mortaio. Spiegato in questo modo, il gameplay di Disintegration potrebbe apparire macchinoso, invece si rivela immediato e fluido, grazie ad un’interfaccia utente snella e intuitiva. Ne conseguono battaglie appassionanti, impegnative e non troppo frenetiche, ma altrettanto scevre di momenti morti. Il ritmo è la chiave essenziale per avere la meglio dei nemici, il cui grado di sfida diventa impegnativo a partire dal terzo dei quattro livelli di difficoltà; utilizzare al momento giusto la limitata spinta propulsiva del graviciclo, coordinare il fuoco sui nemici e orchestrare gli attacchi speciali sono le tecniche da padroneggiare per avere la meglio sull’IA dei nemici. Senza dubbio va promossa la freschezza del sistema di combattimento di Disintegration, in cui abbiamo letto una libera ispirazione a quello di un MOBA o di un Brutal Legend, con la convinzione che sarà di ispirazione anche a future produzioni.

Per quanto riguarda la campagna per giocatore singolo, il canovaccio narrativo, pur con delle premesse fragili, riesce ad intrattenere per tutta la durata della campagna, grazie soprattutto all’ottima caratterizzazione dei personaggi. L’iniziale scetticismo sulle potenzialità carismatiche di un gruppo di robot ha rapidamente lasciato il posto alla simpatia che Romer Shoal e la sua stravagante ciurma di rinnegati hanno saputo trasmettere sia nelle cut-scene che durante le missioni stesse, dove non mancano battute irriverenti e doppi sensi che tuttavia non scendono mai nella volgarità. Un vero e proprio marchio di fabbrica in grado di far passare in secondo piano una certa ripetitività del sistema di gioco che offre ben poco oltre alle fasi di combattimento di cui si è già trattato. Le mappe lineari prevedono il tragitto dal punto A al punto B; nel mezzo una notevole quantità di unità memiche le cui fila vengono rimpinguate da frequenti rinforzi aerei. Nel tragitto si trovano poi casse contenenti punti esperienza e chip di potenziamento; possono esserci delle zone in cui il respawn è continuo sino a quando non si distrugge una struttura o passa un certo lasso di tempo; non manca nemmeno qualche boss di fine livello, ma, in linea di massima, non c’è molto altro da fare. Le missioni secondarie fornite dai compagni con cui interagire nel rifugio tra un livello e l’altro riguardano soprattutto lo stile di combattimento e pertanto non aggiungono varietà all’offerta della campagna per giocatore singolo che presenta un basso tasso di rigiocabilità. Per quanto riguarda il comparto online, possiamo dire che l’idea alla base del multiplayer è interessante, poiché esistono nove “crew”, ciascuna dotata di graviciclo e soldati specifici, alcuni dei quali introdotti nella campagna single player. C’è quindi la squadra di tank lenta ma con una grande capacità di assorbire danni, così come quella di sentinelle, veloci ma fragili. Nel mezzo un lodevole numero di combinazioni in grado di soddisfare la maggior parte degli stili di combattimento. Al momento ci sono tre modalità: Controllo Zona; Collezione, dove per fare punti bisogna raccogliere il case contenente il cervello dalle carcasse dei nemici abbattuti; Recupero, che è una sorta di cattura la bandiera. Gli sfidanti si affrontano sempre in due gruppi da cinque; in base agli obbiettivi ottenuti durante un match si ottengono dei punti con cui personalizzare esteticamente moto e abbigliamento, mentre al momento non sono previste classifiche. Se le premesse sembrano interessanti, nel passaggio dalla teoria alla pratica il combat system di Disintegration si annacqua per un paio di motivi in particolare. Il primo, e fondamentale, è che il focus della battaglia viene completamente spostato sui gravicicli: mentre nel single player le moto Rayonne compaiono di rado e la maggior parte della potenza di fuoco viene concentrata sulla miriade di unità terrestri, nella competitiva online il bersaglio principale è rappresentato dall’avversario in carne ed ossa. La frenesia degli scontri finisce col bistrattare le truppe di terra che già in partenza si vedono ovviamente “depotenziate” del rallentamento del tempo presente nel single player. In sintesi, la posizione critica che avevamo assunto dopo aver testato la beta tecnica di fine gennaio non si è modificata, nonostante alcune tangibili migliorie marginali relative all’interfaccia.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico possiamo dire che la realizzazione tecnica, nel suo insieme è più che buona sia su Pc che su Xbox One che Ps4: il dettaglio grafico si attesta su ottimi livelli, la colonna sonora che è presente lungo il gioco è davvero ben fatta e i comandi sono oltremodo intuitivi! Non vi capiterà mai di fermarvi a pensare quali tasti utilizzare per effettuare un determinato tipo di attacco. Anche l’utilizzo combinato del graviciclo con visuale in prima persona e della squadra di terra non darà alcun tipo di problema diventando quasi “naturale” guidare il veicolo in aria e comandare le truppe a terra. Disintegration è il classico gioco che non può piacere a tutti a prescindere: se amate gli FPS ma non gli strategici in tempo reale allora avrete una piacevolissima sorpresa che vi terrà incollati allo schermo nonostante qualche piccola mancanza che, a nostro avviso, non influisce in modo esagerato sulla buona riuscita del gioco, se invece siete amanti del genere tattico rimarrete probabilmente delusi dalla semplicità della parte, strategica del gioco. E’ bene sottolineare che il gioco è esclusivamente in inglese per la parte audio con sottotitoli in varie lingue fra le quali l’italiano. Un doppiaggio audio nella nostra lingua non avrebbe di certo guastato, ma fortunatamente le scritte a piè di schermo fanno il loro lavoro. Tirando le somme, vale la pena dare una chanche a questo Disintegration? A nostro avviso sì. Lo sforzo fatto per miscelare due generi, unito a una grafica di livello e a una giocabilità interessante, fanno di questo prodotto un titolo da provare a tutti i costi. Nonostante non sia un videogame perfetto, di buone idee e di potenziale ne ha parecchio. Provare per credere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Galaxy A31 il nuovo smartphone di Samsung

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Samsung annuncia il nuovo smartphone Galaxy A31. Il dispositivo, dotato di una quadrupla fotocamera multiuso, un display immersivo Infinity-U e una potente batteria da 5.000 mAh, introduce avanzate funzionalità e innovazioni nella popolare serie Galaxy A. “La serie Galaxy A è sempre stata sinonimo di valore”, commenta Paolo Bagnoli, Head of Marketing della divisione Telefonia di Samsung Electronics Italia “Galaxy A31 prosegue su questa linea, offrendo caratteristiche premium a un prezzo accessibile”. Il display Infinity-U da 6,4 pollici di Galaxy A31 assicura un’esperienza completamente immersiva. Grazie all’ampio formato, il contenuto riempie lo schermo da un bordo all’altro. È possibile guardare video, giochi e live streaming con la qualità FHD+ della tecnologia Super AMOLED. Lo schermo è alloggiato in un sottile dispositivo con soli 8,6 mm di spessore, che si adatta perfettamente alla mano. Grazie all’incredibile fotocamera principale da 48 MP di Galaxy A31, è possibile scattare foto e riprendere video ad alta risoluzione con la massima chiarezza. Con il suo campo visivo di 123 gradi, la fotocamera Ultra-grandangolare da 8 MP permette di catturare ancora di più. La fotocamera Macro da 5 MP consente di eseguire scatti ravvicinati estremamente dettagliati, mentre la fotocamera di Profondità da 5 MP permette di scattare foto con la modalità Fuoco Live in grado di far risaltare al massimo il soggetto. Quando si è fuori casa, è fondamentale avere un dispositivo con una buona autonomia. La batteria da 5.000 mAh di Galaxy A31 offre tutta la potenza necessaria per guardare film in streaming, condividere contenuti e giocare. In caso di necessità, grazie alla tecnologia di Ricarica Rapida a 15W, basta ricaricare lo smartphone per 30 minuti per avere un’autonomia sufficiente per tutto il giorno. Galaxy A31 dispone di un avanzato processore Octa-core, 4GB di RAM e tecnologia Game Booster basata sull’intelligenza artificiale. La memoria interna da 64GB, espandibile fino a 512GB con microSD, permette di scaricare file in tutta libertà, senza preoccuparsi di esaurire spazio. Completamente integrato nell’hardware e nel software di Galaxy A31, Samsung Knox protegge il dispositivo dal momento in cui viene acceso. Il lettore di impronte digitali integrato nello schermo fornisce un’autenticazione biometrica ad alta tecnologia, consentendo di sbloccare lo smartphone con un semplice tocco e realizzare pagamenti con Samsung Pay in totale sicurezza. Galaxy A31 sarà disponibile dalle prossime settimane al prezzo di 299,90 euro nelle colorazioni Prism Crush Black e Prism Crush Blue.

F.P.L.

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Namco Museum Archives 1 e 2, un tuffo nel passato

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Namco Museum Archives 1 e 2 sono dei tioli dedicati esclusivamente a chi ha vissuto gli anni ’80, periodo magico del gaming, e ha nostalgia di quei vecchi videogame con cui è cresciuto. Namco Museum Archives propone 11 giochi in ambo i volumi che ne compongono la produzione. Si tratta di un insieme di titoli scelti fra: produzioni già uscite nelle precedenti edizioni, titoli inediti e giochi che non hanno mai avuto una localizzazione in occidente, quali Dragon Spirit e Mappyland. Il primo volume della raccolta comprende: Galaxian, Pac-Man, Xevious, Mappy, Dig Dug, The Tower of Druaga, Sky Kid, Dragon Buster, Dragon Spirit: The New Legend, Splatterhouse: Wanpaku Graffiti, e Pac-Man Championship Edition; mentre il secondo volume offre: Galaga, Battle City, Pac-Land, Dig Dug II, Super Xevious, Mappy-Land, Legacy of the Wizard, Rolling Thunder, Dragon Buster II, Mendel Palace, e Gaplus. Un agglomerato di produzioni che, seppur storiche per certi versi, non troviamo rappresenti il meglio della, oltre, cinquantennale carriera di Namco. In ogni caso, anche se il rapporto qualità prezzo di Namco Archive Museum non è oggettivamente il suo punto di forza, (ogni raccolta costa circa 40 euro) discorso diverso va fatto per il confezionamento di queste raccolte antologiche che, pur non offrendo alcuna proposta particolarmente innovativa, riescono a donare un’esperienza di gioco più che accettabile. I menù sono molto semplici e chiari, ci si sposta orizzontalmente attraverso i vari titoli presenti, si può visionare una breve anteprima prima di iniziare a giocare e si possono scegliere alcune opzioni grafiche atte a simulate i monitor a tubo catodico, celebri un paio di decadi fa. Ogni produzione presente in Namco Museum Archives presenta la possibilità di salvare liberamente, creando dei punti di interruzione con cui il giocatore potrà riprendere la partita esattamente nel punto in cui l’aveva interrotta precedentemente. La oramai nota, nel campo delle emulazioni ufficiali, funzione “rewind” è presente anche in queste due raccolte. Tale funzione permette al giocatore di ritornare indietro nel tempo in caso di game over accidentali, ricominciando a giocare pochi secondi prima dell’errore appena compiuto. Una feature questa che in molti avrebbero desiderato una trentina di anni fa.

In linea generale, l’esperienza di gioco è nel complesso gradevole, l’interfaccia di gioco è pulita, minimale e tutto e studiato per mettere i giochi al primo posto eliminando ogni tipo di orpello aggiuntivo, presente in altre raccolte antologiche. In termini di longevità e qualità dei titoli è davvero complesso esprimersi in merito a produzioni uscite nei mitici anni ottanta. Namco Museum Archives è un titolo pensato per gli amanti del retrogaming, per quei giocatori interessati nel preservare sulle macchine da gioco attuali, i classici del passato nella loro versione migliore. Se siete quindi parte di questa categoria di giocatori, e il prezzo elevato non è un deterrente, indubbiamente sarete felici dalla produzione della software house nipponica. Tirando le somme possiamo dire che Namco Museum Archive 1 e 2 ci offrono due raccolte di buona qualità, ma con due difetti evidenti: il prezzo e la lista dei titoli a disposizione. Questo implica automaticamente che le raccolte non sono destinate al grande pubblico, ma più indirizzate a quei giocatori che non possono fare a meno di conservare nella propria collezione digitale queste perle del passato. Se siete amanti del retrogaming e il prezzo non vi spaventa non dovete avere dubbi su questo acquisto. Personalmente avrei voluto, visto il prezzo, una quantità maggiore di titoli o una unificazione delle due raccolte. Un’esperienza di gioco molto più che buona, inficiata da una strategia di mercato quantomeno discutibile. Un must have per gli appassionati, ma che difficilmente attirerà il grande pubblico. Insomma, se siete dei nostalgici, se avete desiderio di rivivere quelle atmosfere che si respiravano a casa propria o di amici oltre 30 anni fa, allora queste raccolte siamo certi facciano per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica 6

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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