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Cronaca

Germania, coppia uccisa e bruciata: la pista porta ad Arezzo

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GERMANIA – “Ci vuole più coraggio per dimenticare che per ricordare” diceva il famoso filosofo e teologo Sören Kierkegaard. Un concetto molto profondo che non lascia spazio ad equivoci e si riflette perfettamente nella terribile storia che stiamo per raccontare, dove la memoria di chi dovrebbe piangere con dignità il proprio congiunto sembra essere stata cancellata improvvisamente e il coraggio di chi sa e non parla, invece, sembra essersi tramutato in un misterioso silenzio lungo trentaquattro anni.

 

I fatti sono avvenuti il primo maggio del 1983 in Germania, precisamente nel tratto tra Erlangen e Norimberga dell’autostrada A3. Erano le 3.15 del mattino quando alcuni automobilisti che transitavano in direzione sud segnalarono la presenza di un focolaio nell’area del parcheggio in direzione Monaco, lungo le arterie principali che collegano il nord e il sud della Germania. Secondo le segnalazioni pervenute agli inquirenti, l’incendio era divampato da circa quindici minuti: l’area in questione era ben nota agli automobilisti, soprattutto per la presenza di un bagno pubblico. La Polizia Stradale giunge prontamente sul posto e fa una macabra scoperta: quei cumuli che stavano bruciando non appartenevano a  un’autovettura in fiamme parcheggiata e non vi era nemmeno un incendio boschivo in corso: si trattava di due corpi carbonizzati, di una coppia brutalmente assassinata.

 

Era stato compiuto un efferato omicidio. I corpi furono individuati a quattro metri di distanza uno dall’altro, entrambi poco distanti dalla strada. Entrambe le vittime furono colpite da oggetti contundenti, ma gli inquirenti non riuscirono ad individuare il tipo di oggetto utilizzato. Dall’esame autoptico è emersa la ferocia e la brutalità con la quale furono uccisi; la donna presentava un vistoso colpo sulla fronte e un altro sulla parte posteriore del cranio; la violenza fu tale che determinò la rottura della scapola. L’uomo invece è morto sul colpo. Chi li ha uccisi, dopo averli brutalmente colpiti, li ha cosparsi di benzina e ha dato fuoco ai loro corpi esanimi; la donna non è morta sul colpo ma ha tentato in tutti i modi di salvarsi; sono state rinvenute infatti, tracce che confermano che era ancora viva quando le hanno dato fuoco.

 

Nel corso di questi lunghi anni la Polizia ha lanciato numerosi appelli in Germania per cercare di dare un volto e un nome ai due corpi, sperando di far luce su questo misterioso caso ancora avvolto dal mistero e che ha scosso profondamente l’opinione pubblica; ad oggi però, nessuno si è fatto avanti. Qualcuno sa chi sono o riconosce gli oggetti rinvenuti sul luogo del delitto? Entrambi avevano un’età compresa tra i 25 e i 40 anni, l’uomo era alto 1,65 e molto probabilmente portava i baffi o la barba, la donna invece era alta 1.58 e portava i capelli leggermente brizzolati. Dagli accertamenti autoptici eseguito sul cadavere della donna è emerso che aveva subito un intervento per la rimozione dell’appendicite e inoltre aveva partorito almeno una volta: come mai nessuno li ha cercati in tutti questi anni? Gli appelli in Germania non hanno dato esito positivo così, recentemente la polizia tedesca si è rivolta alla trasmissione “Chi l’ha visto?” e il giornalista Ercole Rocchetti ha ripercorso i punti salienti del caso, compresi gli elementi che ricondurrebbero alla pista italiana. Sul luogo del delitto sono stati rinvenuti diversi mozziconi di sigaretta di una nota marca che in quel periodo era venduta soltanto in Italia e Francia. I due soggetti indossavano indumenti che erano reperibili soltanto in Italia e non altrove e le ditte che producevano tali indumenti erano dislocate tra Firenze, Ascoli Piceno e Bassano del Grappa. Anche i gioielli che indossavano erano di marca prettamente italiana; la donna aveva un Rolex con cinturino prodotto da una ditta di Vicenza ma assemblato in Svizzera. Si apprende che purtroppo non è stato possibile ricostruire i passaggi di vendita del prezioso orologio; la donna indossava inoltre una collana di perle e un anello in oro ma che non riportava indicazioni specifiche. Entrambi indossavano una fede con impressa la seguente data: “3-4-1981”: era la data del loro matrimonio? Qualcuno la ricorda? La Polizia tedesca, in merito alla data impressa sulle fedi, riferisce che i trattini che separano i numeri venivano usati prettamente in Italia, invece in Germania si usavano i puntini. Dalle indagini è emerso che la fede della donna riporta il marchio di fabbrica di una ditta di Arezzo, quella dell’uomo invece riporta il marchio di una ditta di Bassano del Grappa.

 

Entrambi indossavano una collana, realizzata da una ditta orafa di Arezzo, che aveva un ciondolo a forma di un  gufo/civetta. Un simbolo che li accomunava, che li legava profondamente e che li ha condotti purtroppo ad una morte terribile: ma cosa rappresenta realmente quel simbolo? Cosa li legala a tal punto da indossare quella collana fino alla morte? Il gufo e la civetta hanno significati differenti e nella simbologia rappresentano due facce della stessa medaglia, uno positivo e l’altro negativo: sono due simboli magici molto forti nell’esoterismo. Troviamo la civetta a partire dall’antica Roma fino ad arrivare all’antica Grecia dove la civetta è rappresentata insieme a Minerva. La troviamo anche nei geroglifici egizi e simboleggia la notte, l’introspezione ma anche la morte non intesa in senso negativo ma vista come una rinascita. Innumerevoli i significati attribuibili alla civetta quindi, perlopiù positivi, poiché rappresenta la saggezza, la consapevolezza di sé, la luce, la sapienza e la chiave per la risoluzione ai problemi. Ma se la civetta rappresenta la positività, l’introspezione e la saggezza, il gufo invece rappresenta l’altra faccia della medaglia: nell’iconografia generale, infatti, assume un significato negativo legato alla morte, al malaugurio e rappresenta l’oscurità e il buio, al contrario della civetta appunto.

 

Anche nella Massoneria troviamo entrambi i simboli; la civetta rappresenta la saggezza per via della sua capacità di vedere nel buio. Nella Massoneria i gufi rappresentano invece i guardiani o i vigilanti; nel libro “Mysteries and Secrets of the Masons: The Story Behind the Masonic Order”, di Lionel e Patricia Fanthorpe (2006) si legge “Un altro aspetto del simbolismo del gufo in massoneria è legato alle strane teorie sulle antiche radici della massoneria, l’idea che segreti esseri volanti giunti da mondi lontani avrebbero fondato la massoneria dopo un’evocazione avvenuta in un’epoca remota”. La simbologia massonica sopracitata in riferimento ai ciondoli da loro indossati e la città di Arezzo presente su più fronti, fanno tornare in mente un altro spaccato dell’Italia di quel tempo: la loggia P2. Saranno semplici suggestioni e coincidenze? Probabilmente si, ma ci sembra doveroso riportarle. Il 17 marzo del 1981 fu fatta la famosa perquisizione presso la villa di Licio Gelli, Villa Wanda, e presso la sua fabbrica –“Giole”- ove fu rinvenuto tra le tante carte della società la famosa lista dei mille iscritti alla P2. C’è per caso un collegamento tra il significato della simbologia sopracitata e i ciondoli indossati dalle vittime?

 

La Toscana sembra essere un elemento rilevante in questa oscura vicenda, grazie soprattutto ad elementi apparentemente di contorno ma che in realtà risultano fondamentali per la risoluzione del caso: gli indumenti indossati dalle due vittime, reperibili soltanto in Italia e non altrove poichè le ditte di produzione erano dislocate tra Firenze, Ascoli Piceno e Bassano del Grappa; la fede indossata dalla donna riportava il marchio di fabbrica di una ditta di Arezzo e la collana con il ciondolo a forma di gufo/civetta, realizzata da una ditta orafa di Arezzo. Una Toscana che di giorno si illuminava di luce riflessa, che si  forgiava di splendore e bellezza attraverso i gioielli che questa donna e quest’uomo sicuramente amavano indossare e sfoggiare lungo le vie del centro storico; di notte, però, la città mutava le sue forme e i suoi colori, diventando ombrosa e sinistra. Quando l’innocenza dell’amore e della passione travolgeva le giovani coppie desiderose di intimità, l’unico riparo possibile era il silenzio dei boschi, un’ombra nera però irrompeva prepotentemente e sparava con crudeltà: stiamo parlando dei delitti del Mostro di Firenze. Ma cosa c’entra con tutto ciò e che collegamenti possono esserci con il misterioso delitto avvenuto in Germania?

 

La notte del 9 settembre del 1983 a Firenze-esattamente quattro mesi dopo il delitto avvenuto in Germania- in un prato adiacente Via di Giogoli al Galluzzo, furono brutalmente assassinati due studenti tedeschi di 24 anni in vacanza: Uwe Jens Rusch e Wilhelm Friedrich Horst Meyer. I loro corpi furono rinvenuti la sera del 10 all’interno del furgone Volkswagen. Gli inquirenti repertarono quattro bossoli calibro 22 marca Winchester serie H, 2 all’interno del furgone, gli altri furono rinvenuti sul prato e intorno al furgone. Tutto fu lasciato intatto all’interno del furgone: non furono trafugati soldi né altro. E’ possibile che vi sia un collegamento tra i due casi o si tratta di semplice suggestione e coincidenze? Elementi come la Toscana, l’efferatezza del delitto compiuto in una città straniera in entrambi i casi ai danni di stranieri –Germania in un caso e Firenze nell’altro- e la breve distanza tra un delitto e l’altro, sono semplici coincidenze? Il duplice omicidio dei tedeschi per mano del Mostro di Firenze non fu l’unico fatto eclatante che sconvolse l’Italia dell’epoca: il 7 maggio del 1983, infatti, a Roma scompare una ragazza giovane e di bell’aspetto che si chiamava Mirella Gregori; quaranta giorni dopo, ovvero il 22 giugno 1983, scompare invece Emanuela Orlandi. I casi sopracitati e presi in esame sono puramente indicativi e servono per delineare un quadro storico dell’Italia di quegli anni; in taluni episodi vi sono certamente interessanti spunti che meriterebbero  un approfondimento ulteriore poiché vi sono delle coincidenze di luoghi, simboli e date che si incastrano con il terribile destino di questa coppia uccisa brutalmente in Germania; in altri casi presi in esame, invece, vi è l’intento di voler evidenziare quanto fosse alta la tensione in Italia in quegli anni. Si tratta soltanto di coincidenze o si tratta invece di semplici suggestioni? E se ci fosse un fondo di verità in quanto scritto fino ad ora?

 

La Dottoressa Mary Petrillo, Psicologa, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Univ. Niccolò Cusano ci ha dato il suo punto di vista in merito al caso: “Attualmente abbiamo a disposizione alcuni elementi, interessanti, emersi dalla trasmissione Chi l’ha visto del 25/10/2017, ma poiché, come affermo sempre a lezione coi miei studenti di criminologia, almeno all’inizio di una indagine nessuna ipotesi può essere trascurata, si può affermare che i materiali ritrovati sui corpi carbonizzati dei due poveri sventurati possono far pensare anche ad un eventuale collegamento con ambienti esoterici. Questo coinvolgimento del mondo esoterico/occulto potrebbe essere avvalorato dal fatto che sui corpi sono stati ritrovati i “talismani” ( non amuleti, perché questi ultimi per chi pratica magia si ritrovano in natura, mentre il talismano è un manufatto), uguali tra l’altro  su entrambe le vittime, quindi , per loro questi ciondoli dovevano avere un significato ben preciso. Sono state ritrovate poi due fedine con incisa una data: 3-4-1981 che potrebbe indicare la data del matrimonio tra i due soggetti, o potrebbe indicare un certo strappo alle tradizioni, come negli anni ’80 stava già avvenendo e nel caso specifico di questa coppia ad esempio, leggendo la data impressa nelle fedi: un venerdì, giorno notoriamente infausto, nel nostro Paese, per chi è superstizioso, per contrarre matrimonio; ma potrebbe essere anche una data che segni un evento importante per entrambe le vittime: una nascita, un avvenimento. Consideriamo, poi, che il gufo(civetta) è simbolo del noto club massonico Boemo, quindi per qualche soggetto appartenente, questo simbolo potrebbe essere considerato tanto importante, da farne un ciondolo! Aggiungiamo, poi, i rimandi alla città di Arezzo, quindi alla Toscana, ossia una regione importante per chi pratica l’esoterismo, teniamo anche  presente, all’epoca, le vicende del cosiddetto mostro di Firenze, che campeggiavano su tutti i giornali; quindi ci sono apparenti indizi che possono far ipotizzare una certa influenza di ambienti settari o pseudosettari, in questa storia. Tuttavia la superstizione ed il pregiudizio, le antiche usanze, anche se in quegli anni erano ancora molto presenti, in particolare, nelle culture di estrazione contadina, erano ( e sono) anche presenti in alcune organizzazioni criminali come ‘ndrangheta, mafia, sacra corona unita, che usano, come simboli, per i loro rituali di affiliazione, immagini suggestive o di tipo religioso o che comunque appartengono, notoriamente, al mondo esoterico. In alcune culture, ad esempio nel sud Italia,  il malocchio viene spesso “scacciato” facendo uso anche di monili che dovrebbero avere il potere di allontanare il malaugurio e torna il riferimento a quanto ritrovato sul luogo in cui sono stati rinvenuti i corpi dell’uomo e della donna carbonizzati, ossia i due ciondoli che raffigurano un gufo o una civetta e  la distinzione sarebbe importante da capire perché in molte culture come in quella germanica la civetta ha un significato positivo, simboleggia l’amore e la protezione, nella cultura greco-romana essa era considerata simbolo di chiaroveggenza, saggezza, mentre il gufo è simbolo del male, della oscurità e della morte ed in alcuni popoli viene associato addirittura a Satana. Quindi il ritrovamento di questi due corpi, carbonizzati, nel lontano 1983, evoca, senz’altro,  notevoli suggestioni che speriamo possano presto trovare spiegazioni circa l’accaduto e che soprattutto possano dare nome e cognome a queste vittime che chissà forse scappavano da qualcuno o qualcosa? Forse per gravi motivi i due avevano dato in adozione il figlio (perché dall’autopsia della donna pare sicuro avesse, almeno una volta, partorito) e per questo nessuno li cerca? Perché forse c’è qualcuno che non sa di non essere figlio biologico di qualcun altro! Forse la coppia sfuggiva ad un agguato? Erano, forse, coinvolti in qualcosa di grosso? Certo non fu una rapina, visto che sono stati ritrovati oggetti d’oro che appartenevano alle vittime e questo esclude pure che l’assassino o gli assassini non erano sconosciuti ai due. Speriamo presto di poter rispondere alle molte domande che sorgono spontanee su quanto possa essere accaduto a queste due persone, al momento ogni ipotesi, anche la più “stravagante” come appunto quella esoterica o anche l’ipotesi dell’eventuale coinvolgimento di organizzazioni criminali strutturate, possono essere considerate e chissà potrebbero portare le indagini in una direzione ben precisa”

Angelo Barraco

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Si sente male durante il concerto: il leader degli Stadio ricoverato in terapia intensiva cardiologica

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Il cantante bolognese Gaetano Curreri è ricoverato in terapia intensiva cardiologica presso l’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno dopo essere stato colto da un malore la scorsa notte mentre stava concedendo l’ultimo bis del concerto che ha tenuto a San Benedetto del Tronto nell’ambito della rassegna “Nel cuore e nell’anima. Ritratti d’autore in musica e parole”.

Curreri, leader degli Stadio, si è improvvisamente accasciato sul palcoscenico dove si è esibito insieme al Solis String Quartet con “Canzoni da camera”. I primi soccorsi gli sono stati portati da un medico che stava assistendo al concerto, poi l’artista è stato poi trasferito con urgenza in ambulanza al nosocomio ascolano. I medici si sono riservati la prognosi. 

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Bari, roulotte a “luci rosse”: arrestato un 59enne per favoreggiamento della prostituzione

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BARI – Colto in flagranza di reato mentre porta delle ragazze a prostituirsi lungo la complanare che costeggia la SS96 a Torritto in provincia di Bari. Così i carabinieri della Stazione di Toritto, che erano sulle tracce dell’uomo da tempo, hanno arrestato un 59enne, censurato, residente a Corato.

I militari, anche mediante attività di osservazione, controllo e pedinamento, hanno sorpreso l’uomo che, alla guida della propria autovettura, dopo avere prelevato delle giovani donne, domiciliate a Bari, le accompagnava lungo la SS96, nei pressi di alcune roulotte o container utilizzati per la pratica dell’attività di meretricio.

Gli accertamenti, effettuati sia precedentemente sia dopo l’intervento, hanno consentito anche di appurare che l’uomo aveva già tenuto analoga condotta delittuosa in almeno altre quattro circostanze negli ultimi dieci giorni: infatti il 59enne era solito ricevere una chiamata dalle donne, quindi con la propria autovettura le raggiungeva a Bari, nei pressi di un hotel da dove le prelevava per poi accompagnarle sulla “strada della prostituzione”.

Nel corso della giornata si preoccupava poi di portare acqua, refrigeranti e quanto richiesto dalle donne e, a richiesta di queste ultime, le riaccompagnava in hotel. Pertanto, acclarate le oggettive responsabilità penali, durante l’ultimo servizio l’uomo è stato bloccato mentre lasciava per l’ennesima volta una donna straniera, sorpresa mentre scendeva dall’auto ed entrava nella roulotte. La giovane, dall’interno dell’autovettura, prelevava un borsone contenente profilattici, gel lubrificanti ed igienizzanti, pertanto per G.F. sono scattate le manette con il contestuale sequestro del mezzo utilizzato per favorire la prostituzione nonché del borsone e del relativo contenuto.

Per l’uomo si sono aperte quindi le porte della casa circondariale di Bari dove è attualmente ristretto a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

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Lago di Garda, la traversata di uno psichiatra di 76 anni: torniamo a vivere dopo il Covid

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L’intervista rilasciata a TG com 24

Camillo Carlucci, psichiatra trentino e bresciano d’adozione, si è tuffato da Malcesine, sulla sponda veronese, per coprire la prima delle 14 tappe. “Ho visto la morte in faccia, ora rinasco”, dice a Tgcom24

A 76 anni ha deciso di fare il giro del Lago di Garda a nuoto per lasciarsi alle spalle il Covid e “rinascere”. Camillo Carlucci, psichiatra trentino e bresciano d’adozione, si è tuffato da Malcesine, sulla sponda veronese, per coprire la prima delle 14 tappe giornaliere del periplo che farà, per un totale di 140 chilometri, nuotando a dorso e stile libero. “Non è una competizione, una gara – spiega a Tgcom24. – Ad ogni bracciata guardo al futuro da persona viva e vitale, così come progettavo di fare durante la malattia”.

Come si sente dopo la prima nuotata?
“Dico la verità, avrei voluto proseguire, ma poi mia figlia Charlotte, che è il mio preparatore atletico, e l’amico Mario, che mi segue in barca per darmi la rotta, mi hanno consigliato di fermarmi, perché ho bisogno di energie anche per domani e per le prossime due settimane. Certo, 40 anni fa ci avrei messo di meno, ma mi accontento delle quasi 5 ore di oggi necessarie per coprire i primi 10 chilometri”.

Cosa è già riuscito a lasciarsi alle spalle dopo le prime bracciate?
“L’idea di questa impresa è nata in un momento molto brutto, perché ammalandomi di Covid ho visto la morte in faccia. Era il 20 marzo 2020 quando ero il numero 34 sotto il tendone degli Spedali civili di Brescia. Ho provato angoscia anche nel post ricovero: io psichiatra ero vittima del disturbo post-traumatico da stress. Non dovevo farlo diventare cronico e ho pensato che desiderare di compiere un’impresa alla mia età mi avrebbe fatto sentire vivo. Così, durante la quarantena, ho progettato questo periplo, allenandomi a casa, perché non volevo solo superare un trauma ma tornare diverso, un altro Camillo. E con le prime bracciate devo dire che ho potuto staccare dal mondo e dal lavoro”.

Come si è preparato atleticamente?
“A casa e in palestra da mia figlia una volta guarito. Ma durante la malattia e in attesa di negativizzarmi facevo tanta ginnastica respiratoria. Sa, al liceo ero un campioncino di nuoto, avrei dovuto partecipare alle Olimpiadi del ’64, ma ho dovuto ubbidire a mio padre e quindi rinunciare all’evento per conseguire la Maturità”.

Che messaggio vuole lanciare con questa impresa?
“Non voglio solo far promozione al Lago di Garda, ma voglio far capire che è importante tornare a vivere e fare sport, dopo il Covid. E soprattutto mi rivolgo ai miei coetanei. Li aspetto, con tanti altri giovani e adulti, l’anno prossimo, per il periplo di gruppo che organizzerò. Non bisogna lasciarsi andare, come succede spesso nella terza età, quando molti stanno davanti alla tv e l’unico movimento che fanno è quello del pollice per cambiare canale”.

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