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Giornata internazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili: l’intervista esclusiva al Prefetto Francesco Tagliente

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Nella Giornata internazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, che si celebra oggi 26 marzo il Prefetto Francesco Tagliente ha contribuito alla campagna di sensibilizzazione sulla razionalizzazione dei consumi energetici ideata dalla trasmissione “Caterpillar” di Rai Radio 2 e Rai per il Sociale.

Ricordiamo che il Prefetto Tagliente, particolarmente attento al tema del risparmio energetico, è il protagonista antesignano dei progetti concepiti e poi attuati nelle realtà fiorentina, romana e pisana

Ecco come riassume, sulla pagina FB, la sua esperienza operativa corredata da puntuali riferimenti al partenariato istituzionale

“Chi, come me, è stato chiamato da gestore di risorse pubbliche a dare concreta attuazione agli indirizzi normativi e agli obiettivi gestionali posti dal livello amministrativo superiore, nel corso degli anni si è scontrato con una contrazione progressiva dei budget a disposizione e ha dovuto, quindi, individuare e promuovere percorsi alternativi, che sfruttando le sinergie istituzionali, le competenze e le professionalità distribuite a vari livelli, consentano di perseguire l’obiettivo concreto del contenimento dei costi di gestione ma anche, in molti casi, di acquisire un arricchimento professionale e culturale da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Da Questore di Firenze, ad esempio, nel 2007 ho avviato con il coinvolgimento di vari soggetti istituzionali pubblici, un vasto e diversificato piano di razionalizzazione e riqualificazione degli spazi in uso alle strutture della Polizia di Stato, che solo in termini di minori oneri di locazione ha garantito un risparmio annuo di milioni di euro. Tra i singoli interventi pianificati, quali la ricollocazione degli uffici o la riqualificazione architettonica e strutturale degli immobili, era ricompreso anche l’adeguamento degli impianti di illuminazione mediante la realizzazione di un sistema che ha consentito un risparmio energetico calcolato intorno a 30.000 euro annui.

Nella successiva esperienza come Questore di Roma, nel 2010 ho replicato le iniziative promosse a Firenze e, grazie al supporto gratuito di una nota società nazionale di telecomunicazioni, è stato attuato presso l’immobile sede della Questura capitolina un sistema c.d. di Smart Building, che consiste nell’applicazione di building automation ovvero installazione di meccanismi di regolazione e controllo delle fonti luminose (quali sensori di presenza, temporizzatori ecc). Il risultato è stato stimato in un abbattimento del 40% dei costi per l’energia elettrica, con picchi del 50% rispetto ai consumi ordinari.

A Pisa, culla del sapere accademico e della ricerca scientifica, nel 2012 è stato possibile proseguire nella concreta attuazione di quella politica gestionale avviata a Firenze e a Roma, promuovendo l’incontro tra il mondo del fare, rappresentato dalla Prefettura, e il mondo della ricerca e del sapere, rappresentato dall’Università.

La proficua collaborazione instaurata in particolare con la Facoltà di Ingegneria, si è concretizzata in una prima attività di rilevazione dei consumi energetici del palazzo storico che ospita la Prefettura di Pisa e nel successivo approfondimento tecnico-scientifico delle informazioni acquisite, il cui risultato è rappresentato dal complesso studio di diagnosi energetica e dalla valutazione tecnico-economica degli interventi di contenimento dei consumi oggetto di una Tesi di Laurea. Dalle risultanze di tale lavoro è stato possibile estrapolare una prima serie di interventi di immediata fattibilità sui sistemi di illuminazione.

L’intero elaborato ha costituito un importante strumento informativo a supporto dell’adozione di misure strutturali per il risparmio energetico e allo stesso tempo anche un esempio di best practice, dal punto di vista delle sinergie attuabili, per tutti i soggetti pubblici o privati comunque interessati alla tematica del risparmio energetico. I progetti, concepiti e poi attuati nelle realtà fiorentina e capitolina, dimostrano come l’intraprendenza di amministratori sensibili a criticità emergenti come quella del contenimento dei costi e delle emissioni inquinanti, coniugata ad un’adeguata rete sociale, possa addirittura anticipare la cogenza dell’intervento normativo, con benefici che si risolvono a favore dell’intera collettività.

Il patrimonio culturale e scientifico di cui le singole realtà locali dispongono può realmente rappresentare il presupposto fattivo per migliorare il benessere di una collettività, esprimendo modelli operativi ispirati alla costruzione di un lavoro di squadra che, proprio perché tali, sono senza dubbio in grado di plasmarsi ai più molteplici scenari nei quali sarebbe dunque il paziente a divenire “medico di sé stesso””.

Sul tema l’Osservatore d’Italia, ha ritenuto di contribuire alle celebrazioni della “Giornata internazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili” con una intervista esclusiva al Prefetto Tagliente sull’uso efficiente e la conseguente riduzione del consumo dell’energia nella Pubblica Amministrazione. Ecco cosa ci ha risposto.

“Premetto che l’uso efficiente dell’energia sta divenendo, un tema importante per le Amministrazioni Pubbliche, sia perché impegnate a ridurre i costi di gestione, sia perché chiamate ad essere un esempio per tutti i cittadini.

La difficile situazione economica che vive da alcuni anni il nostro Paese ha, infatti, imposto agli apparati della Pubblica Amministrazione di rivedere le spese sostenute a tutti i livelli, per ridurre progressivamente l’impatto sull’indebitamento.

Le politiche di contenimento dei costi sono state tradotte dal legislatore in una varietà di azioni che riassumiamo, a volte anche impropriamente, con il termine di spending review e che vanno ad incidere sulle diverse voci di spesa del bilancio pubblico; gli strumenti a tal fine utilizzati vanno dai semplici tagli lineari di budget all’introduzione di misure di razionalizzazione delle procedure di spesa, come l’e-procurement, e di digitalizzazione dei processi.

Ma uno degli ambiti nei quali è possibile oggi ottenere i maggiori risultati è sicuramente quello relativo al consumo energetico, che non solo garantisce ampi margini di recupero di risorse ma è anche stato individuato, a livello mondiale (Protocollo di Kyoto) ed europeo (Direttiva Europea 2012/27/UE), come il settore su cui intervenire maggiormente per ridurre l’impatto sul clima e sull’ambiente.

Negli ultimi decenni, infatti, l’attenzione della politica internazionale si è concentrata sui temi della sostenibilità energetica ed ambientale: il surriscaldamento globale, l’aumento continuo del prezzo dei combustibili fossili e i frequenti dissesti ecologici hanno contribuito allo svilupparsi, da parte dei diversi Stati, di un interesse e di una consapevolezza nuovi nei confronti delle questioni energetiche.

Il legislatore nazionale, uniformandosi al solco tracciato a livello internazionale e soprattutto europeo, è intervenuto negli anni con una serie di provvedimenti normativi atti ad incidere soprattutto sul settore edilizio, dal momento che quasi la metà dei consumi di energia dell’Unione è imputabile agli edifici, rivolgendo la propria attenzione in primis a quelli in uso alla Pubblica Amministrazione.

Al riguardo è opportuno richiamare, per il carattere di cogenza e di stretta attualità che rivestono, due provvedimenti normativi: il primo è quello contenuto nella norma dell’art.14 del D.L. 52/2012, convertito nella legge n. 94/2012, che assegna alle Pubbliche Amministrazioni un termine di 24 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento per adottare, sulla base delle indicazioni fornite dall’Agenzia del Demanio, misure finalizzate al contenimento dei consumi di energia e  all’efficientamento degli usi finali della stessa.  Il secondo è rappresentato decreto legislativo 4 luglio 2014, n.102 che recepisce la Direttiva Europea 2012/27/UE e aggiorna il quadro normativo nazionale esistente, introducendo misure più incisive finalizzate a promuovere l’efficienza energetica di imprese, famiglie e Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di centrare il target di riduzione dei consumi di energia primaria in coerenza con la Strategia energetica nazionale.

La Direttiva Europea 2012/27/UE nasce, come noto, per garantire il raggiungimento degli obiettivi di riduzione e risparmio previsti dal cosiddetto pacchetto clima-energia 20/20/20” (2009/29/Ce) e indica chiaramente come il maggiore potenziale di risparmio energetico sia insito negli edifici. Un set di regole e indicazioni che puntano ad incentivare il processo di ristrutturazione di edifici pubblici e privati e a migliorare il rendimento energetico delle relative dotazioni.

Il Governo italiano ha identificato l’efficienza energetica tra le priorità per il rilancio dell’industria nazionale e uno sviluppo di lungo periodo sostenibile. Attraverso la Strategia Energetica Nazionale, il Governo ha elevato le proprie ambizioni di efficienza, puntando ad una riduzione del consumo di energia superiore all’obiettivo europeo.

Quello dell’efficienza energetica non è, però, solo uno strumento di contenimento della spesa pubblica (la bolletta energetica della Pubblica Amministrazione ammonta a ben 6 miliardi) ma rappresenta anche un importante driver per lo sviluppo economico. Inoltre, tutti i documenti programmatici in materia, sia a livello europeo che nazionale, assegnano alla Pubblica Amministrazione anche un ruolo esemplare nei confronti di imprese e famiglie per la diffusione di una cultura e di una pratica dell’efficienza energetica.

Ma queste potenzialità del settore pubblico incontrano un forte limite nella carenza di risorse da destinare agli interventi di tal genere.

La strada per lo sviluppo dell’efficienza energetica nel settore pubblico è, quindi, ancora lunga. In aggiunta ai freni di tipo economico-finanziario si riscontra, infatti, nella Pubblica Amministrazione un deficit pluriennale di informazione e di competenze specifiche interne, necessarie affinché l’efficienza energetica possa trovare sbocco nelle pratiche di gestione corrente delle attività pubbliche.

Abbiamo chiesto al Prefetto Tagliente anche di parlarci della esperienza pisana e nello specifico come ha realizzato il progetto con dettagli sulle fasi principali delle attività di diagnosi energetica.

“La diagnosi energetica viene definita dal D. Lgs.vo del 30 maggio 2008, n.115 come “la procedura sistematica volta a fornire un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di un’attività o impianto industriale o di servizi pubblici o privati, ad individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e riferire in merito ai risultati”. Per diagnosi energetica deve quindi intendersi una procedura sistematica che ha inizio con operazioni di sopralluogo e di acquisizione dei dati di consumo storici dell’edificio, si sviluppa con l’integrazione con strumenti di calcolo (elaborazione di un modello matematico dell’edificio) e si conclude con l’individuazione e l’analisi sotto il profilo costi-benefici delle opportunità di risparmio energetico.

Occorre precisare che l’edilizia esistente è fortemente energivora. Per esempio, con riferimento all’edilizia residenziale è stimato un consumo energetico annuo medio nazionale sul patrimonio edilizio esistente fino a 200 kWh/m2, a fronte di obiettivi della Comunità Europea inferiori a 70 kWh/m2 anno ed attualmente tendenti all’edificio ad energia quasi-zero (Nearly zero-energy building).

La situazione dell’edilizia del settore terziario è assai più articolata a causa dell’estrema variabilità dei tipi edilizi e delle destinazioni d’uso di questi edifici. Limitando l’analisi agli edifici per uffici è stimato un consumo energetico annuo medio pari a circa 250 kWh/m2; in tal caso si noti che i consumi sono essenzialmente dovuti alla climatizzazione (in particolare quella estiva) ed alla illuminazione degli ambienti di lavoro. Negli edifici storici tale situazione è ulteriormente aggravata dallo scarso livello di isolamento termico dell’involucro opaco e trasparente e da volumi edilizi di notevoli dimensioni.

La Prefettura di Pisa è collocata, sin dalla prima metà del ‘900, in un edificio storico di notevole pregio artistico-architettonico sui Lungarni di Pisa, noto come Palazzo Vecchio (in origine Palazzo Medici), risalente all’XI secolo (v. Figura). L’edificio è composto da tre piani per una superficie coperta pari a circa 1200 m2 ed una superficie calpestabile pari a circa 2700 m2.

 I consumi di energia primaria ammontano (con riferimento alla fatturazione energetica elettrica e termica relativa all’anno 2013) a circa 270 kWh/m2 anno, valore elevato ma del tutto concorde con i valori medi nazionali per edifici esistenti con le stesse caratteristiche.

Le proposte tecnico-economiche per la riduzione dei consumi energetici dovranno risultare diversificate in relazione agli usi termici, essenzialmente relativi al riscaldamento invernale, ed agli usi elettrici relativi alla climatizzazione estiva, all’illuminazione, al funzionamento delle apparecchiature elettriche da ufficio, al riscaldamento dell’acqua per gli usi igienico-sanitari.

Inoltre la riduzione dei consumi energetici dovrà avvenire a parità di servizio reso dall’edificio, vale a dire senza modificare le condizioni medie di comfort attualmente esistenti, ovvero migliorandole anche in relazione all’evoluzione degli aspetti di sicurezza e benessere sui luoghi di lavoro.

Pur mancando una codifica nazionale sulle modalità di procedere ad una diagnosi energetica di un edificio storico destinato ad una funzione pubblica così rilevante sul territorio come quella di una Prefettura, si è proceduto secondo i più aggiornati orientamenti europei in proposito.

In sintesi le fasi principali delle attività di diagnosi energetica possono essere così precisate: a)- acquisizione dati dei consumi energetici da fatturazione; b)- rilievo geometrico e dei sistemi impiantistici dell’edificio; c)- calcolo dei fabbisogni di energia primaria; d)- confronto tra consumi energetici e fabbisogni di energia primaria; e)- proposte di interventi migliorativi della prestazione energetica dell’edificio; f)- analisi costi-benefici delle soluzioni proposte.

Nella fase (a) sono state raccolti i dati dei consumi energetici risultanti dalle bollette di consumi gas (usi termici) ed energia elettrica (usi elettrici) per gli anni dal 2008 al 2013 compreso. I dati raccolti sono stati riorganizzati sotto forma grafica e tabellare per una più adeguata interpretazione e per facilitare il confronto con i risultati dei calcolo analitico dei fabbisogni di energia primaria.

Nella fase (b) è stato condotto un rilievo puntuale dell’involucro edilizio con caratterizzazione delle prestazioni termiche della parte opaca e della parte finestrata. Parallelamente è stato condotto un rilievo dei sistemi impiantistici di riscaldamento, di produzione di acqua calda sanitaria, di illuminazione e di climatizzazione. Le attività di rilievo sono state precedute da una analisi del sito (p.e. dati climatici) e dall’acquisizione degli elaborati grafico-planimetrici. I risultati delle attività di rilievo sono stati organizzati in una raccolta dati per schede di immediato utilizzo per completare agevolmente la procedura di diagnosi energetica.

Nella fase (c), utilizzando i più recenti standard tecnico-normativi a livello nazionale (Norme UNI/TS 11300 pubblicate a partire dall’anno 2008), è stato realizzato un modello energetico con il quale sono stati valutati i fabbisogni energetici per i principali servizi dell’edificio e gli indici energetici prestazionali previsti dalla legislazione in vigore in tema risparmio energetico nell’edilizia. Il modello di calcolo è stato realizzato prima secondo gli usi standard normativi e poi adattato al particolare profilo dell’utenza della Prefettura di Pisa.

Nella fase (d) sono stati confrontati dei risultati ottenuti nella fase (a), relativi ai consumi energetici effettivi, con i risultati ottenuti nella fase (c), relativi ai fabbisogni energetici stimati. Il confronto ha avuto il duplice scopo di verificare il grado di accordo del modello di calcolo con la prestazione effettiva dell’edificio e di mettere in evidenza l’incidenza percentuale dei vari usi energetici sul consumo complessivo annuo. L’analisi oggetto di tesi mostra la rilevanza dei consumi elettrici (pari a quelli per riscaldamento degli ambienti) ed in particolare l’incidenza dell’illuminazione interna sul totale dei consumi elettrici.

La fase (e) è stata nettamente influenzata dal valore storico-artistico dell’edificio, fattore che ha condizionato le potenziali proposte di intervento, impedendo di fatto di realizzare operazioni invasive di isolamento termico sull’involucro opaco o di rifacimento dei sistemi impiantistici di climatizzazione. Sono stati quindi analizzati in dettaglio interventi non invasivi (e poco interferenti con le normali attività lavorative) relativi all’isolamento termico del solaio di sottotetto, alla sostituzione delle finestre, alla sostituzione dei generatori di calore e relativi ai sistemi di illuminazione interna ed esterna.

La fase (f), infine, è stata articolata nella progettazione dei possibili interventi migliorativi, nell’analisi dei risparmi annui conseguibili rispetto ai consumi attuali, nella valutazione dei costi di investimento e dei relativi tempi di ritorno e nell’individuazione degli interventi di maggior convenienza fra tutti quelli proposti. A questo proposito, l’analisi si è ispirata, nelle fasi iniziali, alle Linee Guida europee redatte nel 2013 dal Buildings Performance Institute Europe, per poi svilupparsi secondo una metodologia elaborata in maniera del tutto autonoma ed inedita. Per gli scopi della valutazione tecnico-economica dei possibili interventi migliorativi è stato definito un opportuno indice di convenienza economica che permette un confronto diretto tra le varie soluzioni proposte per via grafica e su una scala di graduazione.

Dall’analisi effettuata su oltre 60 possibili combinazioni di interventi migliorativi, quelle che comprendono modifiche ai sistemi di illuminazione interna ed esterna risultano sempre favorevoli in termini di risparmio energetico conseguibile, costi di investimento e relativi tempi di ritorno. Peraltro, gli interventi sui sistemi di illuminazione interna (degli ambienti di lavoro) ed esterna (di sicurezza e dei giardini), quali per esempio la sostituzione di lampade ed apparecchi obsoleti e di scarsa efficienza con lampade a risparmio energetico ed apparecchi con elevate prestazioni, si accordano con le procedure di riduzione dei consumi già intraprese e con i criteri di riduzione di invasività degli interventi anche in relazione alle attività lavorative correnti.”

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Le osterie ed i talk show televisivi

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Mentre una volta la vita sociale si svolgeva nella piazzetta del paese, nell’androne o nell’atrio, radunati sulle panchine del giardino oppure, specialmente per gli anziani, nelle osterie, oggi con i vari web network, le relazioni sociali spesso iniziano e si sviluppano sui social, con un clic, con un like oppure con un emoticon.

Per l’argomento che qui si vuole trattare, interessa principalmente la vita sociale che caratterizzava le serate nelle osterie. Oggi quella vita è quasi sparita ed è stata rimpiazzata dai talk show televisivi.

Molti di noi conoscono le osterie come luoghi di una certa atmosfera spensierata, serena e, oserei dire, sognante. Si entra sobri e si esce un tantino barcollando, recitando frasi poetiche e raccontando episodi nostalgici, decantando quel vino soave  e quella cucina di una volta.

Ancora tutt’oggi gli anziani di villaggi, borghi e periferie si incontrano all’osteria per una partita a carte davanti a un buon bicchiere. La sala si riempie di fumo mentre le discussioni si accendono, la temperatura sale ed i fiaschi si svuotano. Gli eventi del giorno vengono rivisti, commentati ed ognuno dei commensali non manca di fare sentire la sua opinione. L’oste sorveglia le discussioni soddisfatto e felice di accontentare i clienti in tutto purché paghino.

L’osteria però non è stata sempre questo posto tranquillo. Racconta Manzoni nei sui “Promessi sposi” che spesso la clientela non era della più raccomandabile, spesso ci si trovavano ladri e borsaioli, tanto vero che Manzoni fu convinto che per Renzo rappresentava luogo di perdizione. Sempre nel mondo dei Promessi sposi spesso  viene dipinta come un luogo immorale e contrapposto alla quiete del focolare domestico.

Qualcuno però, potrebbe domandare cosa c’azzecca tutto questo con i talk show televisivi. A parere di chi scrive il nesso ci sta e la spiegazione pure.

Gli avvenimenti del giorno, allora, si discutevano, anche animosamente, tra gli anziani o i gli sfaccendati, accomodati intorno ai tavoli delle osterie davanti a un buon bicchiere. Le discussioni duravano ore ed ore e la tensione saliva man mano che si svuotavano i fiaschi e l’oste ne riforniva altri pieni. Ogni commensale diceva la sua e raramente che si raggiungeva l’unanimità. L’oste giocava la sua parte in quella commedia. Interveniva ogni volta che la discussione si scemava. Faceva il gioco di parte. Più le anime si riscaldavano, più fiaschi si consumavano e più l’osteria prosperava.

Oggi il gran bla bla dei talk show televisivi ha preso il posto di quelli accesi scambi di parole, alterchi, battibecchi, polemiche e diverbi delle osterie.

Forse è cambiato il palinsesto. E’ cambiato l’arredamento. E’ migliorata l’illuminazione. Forse l’oste si presenta “più sexy” e si fa chiamare presentatore, ma gli argomenti del giorno sono sempre uguali a quelli di ieri. Si smerciano opinioni per verità e si forniscono percentuali a iosa.

Ogni talk show è un continuo déjà vu di altri simili di altre reti con l’ordine dei fattori cambiati ma il prodotto sempre scadente rimane. E’ un continuo susseguirsi di “uomini di scienza”, ognuno con la propria teoria che raramente coincide con quella del “collega”. Onorevoli e giornalisti di grido raramente disertano questi salotti e a chi piace invece la sceneggiata napoletana il divertimento è assicurato.

Per onestà intellettuale qui bisogna chiarire che non si sta parlando delle trasmissioni che per scelta fanno un vero “giornalismo investigativo”. Questi sono quelli che veramente rendono un utile servizio al cittadino.

Si sta parlando invece dei talk show generici di livello scadente ed alcuni di loro facenti parte della tv spazzatura. Generalmente i talk show di cui si riferisce sono popolati da pseudo esperti, ospiti che parlano tanto contemporaneamente, dicendo nulla, mentre la moderatrice spesso e volentieri interviene sovrapponendo la sua voce su quella di tutti per imporre una sua scaletta predefinita. A fine serata, spenta la tv e posato il telecomando, lo spettatore che dalla trasmissione aspettava chissà cosa, rimane deluso, dicendo fra sé e sé, in osteria per lo meno si assaggiava un buon bicchiere, qui invece con tutte le banalità ed il déjà vu ti fanno proprio rintontire del tutto, di più.

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Covid-19, perché non si deve disdire il vaccino!

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Quello che sto per scrivere toccherà le viscere dei più dissidenti e negazionisti personaggi che in questo caos della pandemia hanno delle responsabilità enormi: sono incoscienti abilitati alla navigazione, bulimici di consensi con teorie strampalate, fuorvianti e pericolose.

Devo fare una premessa quasi obbligata: sia il Governo precedente che in parte quello attuale hanno mostrato una palese incapacità a far ripartire l’Italia. Stanno continuando a fare la conta dei positivi lasciando che un intero Paese sprofondi nella crisi più nera. Gli italiani non mettono a tavola il bilancio dei contagiati con l’Rt per companatico. Ma fanno la fila alla Caritas, risparmiano, cercano lavoro, abbassano le saracinesche per non rialzarle più.

Tutti noi siamo devastati dal dolore delle perdite di parenti, amici, conoscenti che abbiamo subito a causa del Covid. È innegabile il Covid esiste, ha messo in ginocchio il mondo con 2.888.530 morti ad oggi. In Italia contiamo 111.070 morti, più della Francia che ne conta 96.678, della Germania con 77.013 e della Spagna con 75.783. Non è un scherzo anche se molte di queste persone (non sono numeri ma persone!) sono morte con il Covid perché avevano patologie pregresse. Il virus li ha stroncati.

Detto questo ci sono 111 mila morti in Italia su circa 60 milioni di abitanti. L’Italia è il terzo paese dell’Unione Europea per popolazione dopo Germania e Francia e il 23esimo al mondo. La mortalità ha dunque inciso per l’1,85 % della popolazione contro una media annua dell’1,07%.

In Italia sono in media 230mila i decessi ‘ogni anno legati a malattie del sistema circolatorio (ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari).

Fatta questa premessa con numeri alla mano sostengo convintamente che soprattutto la popolazione anziana deve vaccinarsi per proteggersi dall’effetto mortale del Covid

I vaccini che abbiamo a disposizione evitano lo sviluppo di forme gravi di malattia: salvano la vita, soprattutto a quei soggetti che hanno già diverse patologie e che qualora venissero colpiti dal virus con un altissima probabilità morirebbero. Lo dicono i numeri.

Quindi vaccinarsi in questo momento è quanto mai fondamentale perché ci permette di immunizzarci e proteggerci dalla malattia e dalla sua trasmissione.

Fondamentale è sapere che il vaccino anti Covid non contiene il virus e non provoca la malattia. Il vaccino contiene una molecola, “RNA Messaggero” grazie alla quale viene prodotta una proteina presente sul Sars-Cov2 e responsabile del Covid-19.

Gli effetti del vaccino colpiscono meno di una persona ogni 100 individui e i possibili effetti sono limitati a dolore localizzato nella zona dove viene somministrato, mal di testa e eventuale febbre, dolori muscolari e stanchezza. Il tutto per uno o due giorni al massimo. Un prezzo accettabile rispetto al rischio di perdere la vita.

Ora è il momento della responsabilità, non ascoltiamo più ne leggiamo più “consigli mediatici fuorvianti” di invasati dell’ultima ora, ma diamo peso soltanto alle parole della scienza e dei medici che hanno in cura i propri pazienti e conoscono il loro quadro clinico. Il resto sono solo chiacchiere. Vacciniamoci per tornare presto alla normalità.

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Il governo della sopravvivenza e l’atroce dilemma quasi amletico…

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Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china, acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine causata dagli eterni lockdown improvvidamente imposti da chi speranza predica e che speranza non dà, oppure se sia più umano disobbedire ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante: questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

Il governo Draghi, per costituzione è nato come un governo di salvezza ma i fatti dimostrano che trattasi più di uno di sopravvivenza. Il professore Draghi, in parte per la sua alta professionalità ed in parte per la sua  figura  prestigiosa  da tutti  riconosciuta sia in casa che all’estero, è stato chiamato dal presidente Mattarella in un momento critico della storia italiana, per mettere  le sue competenze a disposizione  d’un piano per la vaccinazione e a un secondo compito, più gravoso, per gestire il Recovery Plan.

Come presidente del Consiglio Draghi porta un handicap. In parlamento sta il suo tallone d’Achille che renderebbe la sua missione quasi impossibile

E’ stato chiamato a dirigere un governo di “salvezza” composto da una maggioranza bulgara, multi partitica, litigiosa, riottosa, orfana di idee e di progetti. L’unico accordo raggiunto univocamente fra di loro è “non mollare la poltrona, whatever it takes”.  Ecco perché anziché governo di salvezza il presente governo è in effetti un governo di sopravvivenza.

Draghi ha preso in consegna un parlamento reduce di due gestioni “Conte”, caratterizzate di video conferenze, promesse a gogò, elargizione di strenne varie per invigorire i “costruttori” ed i “responsabili”, trascinando l’Italia sull’orlo del precipizio.

Sembra che l’offerta a Draghi è stata condizionata; accettare l’incarico comprensivo dell’accollo di tutto l’apparato di Palazzo Madama e di Montecitorio. Draghi accettò ed oggi il Paese si è ritrovato con il vecchio barattato per nuovo. Niente di nuovo sotto le stelle. Ho letto da qualche parte: “Procrastinare è l’arte di stare al passo con ciò che è successo ieri, per evitare il domani”. Niente di meglio per definire la politica del primo, secondo e l’attuale  “Conte ter”.

Corre il Covid-19 e il governo lo rincorre, chiudendo Comuni e Regioni, abbassando saracinesche e facendo sparire panchine dai giardini pubblici, multando chi osa affacciarsi per strada nelle ore non consentite ed ogni attività produttiva esala l’ultima speranza di poter un giorno risollevarsi. Cresce la disoccupazione e la povertà si accanisce sempre più sui già poveri di ieri aggiungendo  nuovi che i vari lockdown stanno mietendo.

La fame sta travolgendo intere nuclei familiari e la rabbia sta salendo a livelli preoccupanti

Le varie dimostrazioni di disobbedienza che affollano le piazze non sono  che l’emergere delle prime colate di lava che il vulcano paese espelle. Il governo forse farebbe bene a non sottovalutare questo  “punto di fusione”.

I mass media, dall’olimpo delle loro “certezze” e lo stesso si può dire dei vari politici  e pseudo esperti che adornano i salottini dei talk show televisivi ogni sera, ogni giorno feriale e anche festivo, omni presenti come sopra mobili in una vetrina, si affaticano ad esternare  comprensione e commiserazione verso gli stenti e la degradata  indecenza in cui sono scivolate tante famiglie causa gli avventati lockdown. Bontà loro però  tengono a raccomandare a questo popolo, che il Pontefice ben ebbe ad   identificare  nella “cultura dello scarto”, di essere comprensivi, di pensare a tanti morti, tanti in terapia intensiva, ad attendere con fiducia  perché il ministro prevede che ormai stiamo percorrendo l’ultimo miglio.

Quanto sia solidale raccomandare agli altri il digiuno quando si è satolli!

Tanti buontemponi vedono il lume in fondo al tunnel solamente che il tunnel è lungo ormai più di dodici mesi e a chi manca “il pane quotidiano” gli si è appannata la vista ed il lume non lo vede più.

Che fare? Ecco che si presenta l’atroce dilemma. Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china , acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine, protetto dagli eterni lockdown finche non accada l’irreparabile o disobbedire  ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante, rischiando il morso della “variante” ed il tristissimo epilogo.

Quale è più tormentoso, sparire di virus e di lockdown o spegnersi lentamente  di stenti e di fame? Questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

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