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Esteri

GIULIO REGENI, SVOLTA INDAGINI: INDIVIDUATA BANDA CRIMINALE COINVOLTA NELL'OMICIDIO

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A dare conferma del collegamento tra la morte di Giulio e la banda è il ministro dell’Interno egiziano

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di Angelo Barraco

Cairo – Gli egiziani hanno sgominato e ucciso una banda di rapinatori specializzata in rapine e sequestri ai danni di stranieri. La banda è stata sgominata nella giornata di ieri, 24 marzo, al Cairo e sono stati uccisi 5 componenti dell’organizzazione.
 
A casa di uno dei familiari degli affiliati alla banda sono stati rinvenuti documenti appartenenti a Giulio Regeni, come il passaporto e altro. A dare conferma del collegamento tra la morte di Giulio e la banda è il ministro dell’Interno egiziano che ha dichiarato in un comunicato: “i servizi di sicurezza hanno trovato nell'appartamento un 'handbag' rosso sul quale è stampata la bandiera italiana e all'interno c'è un portadocumenti di colore marrone nel quale si trova il passaporto recante il nome di Giulio Regeni, nato nel 1988, il suo documento di riconoscimento (ID) dell'università americana con la sua foto sulla quale c'è scritto in lingua inglese 'assistente ricercatore', il suo documento di Cambridge, la sua carta" di credito "Visa e due telefoni portatili", aggiunge inoltre che hanno trovato “un portafogli femminile con la parola 'love' nel quale si trovano 5 mila sterline egiziane, un pezzetto di materiale scuro che potrebbero essere 15 grammi di cannabis, un orologio”. Nel comunicato si parla anche dei documenti trovati e soprattutto del luogo in cui sono stati rinvenuti “La residenza, nel governatorato di Qalyubiyya della sorella del principale accusato, che si chiama Rasha Saad Abdel Fatah, 34 anni, è stata presa di mira perché le indagini hanno dimostrato che lui andava da lei di tanto in tanto”. In merito ai soggetti, il ministero ha riferito che le forze di sicurezza hanno ucciso i componenti della banda in uno scontro a fuoco e ha aggiunto che sequestravano stranieri per derubarli “Al momento dell'arresto", tentato nella zona della "New Cairo-5th Settlement” in seguito ad uno scontro a fuoco “tutti i componenti della banda sono rimasti uccisi". 
 
Emerge da fonti della procura egiziana, che riportano a loro volta testimonianze di Hisham Abdel Hamid, il direttore del dipartimento di medicina legale del Cairo che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Giulio, che il giovane è stato torturato prima di morire e tali torture sarebbero durate per circa sette giorni. Le ferite sarebbero state inferte ad intervalli di 10-14 ore: “Questo significa che chiunque sia accusato di averlo ucciso, lo stava interrogando per ottenere informazioni”. Ma quali informazioni potevano volere da Giulio? Un altro funzionario ha rivelato: “L'autopsia mostra una serie di ferite inflitte tutte in una volta, poi ci sono altre ferite inflitte successivamente e un'ultima serie di lesioni mostra che lo hanno colpito una terza volta” inoltre “le ferite e le fratture si sono verificati in tempi diversi in intervalli durante un periodo di circa cinque-sette giorni”. Hanno rivelato inoltre che Giulio Regeni è stato ucciso “da un colpo con un oggetto appuntito alla parte posteriore della testa”. Una fonte della sicurezza ha riferito che Giulio sarebbe stato “tradito da uno dei responsabili delle sue attività”. Ovvero qualcuno “che avrebbe deciso di sbarazzarsi di lui dopo aver profittato delle informazioni”. Emerge inoltre che il capo della medicina legale egiziana citato poc’anzi non è stato chiamato in Procura. Sui media si legge che il medico avrebbe deposto in Procura ma dal Cairo, l’assistente del ministro precisa: “non ha reso alcuna testimonianza finora”. Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, ha precisato che è stata assicurata dalle autorità egiziane "che i vari elementi di indagine dai noi richiesti ci siano dati in tempi rapidi. Il governo si aspetta una cooperazione piena, efficace e tempestiva sul terreno investigativo" perché "sia la famiglia Regeni che la dignità del nostro Paese richiedono che su questa vicenda si abbiamo elementi certi e seri”. Giuseppe Esposito, vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha riferito: “L'Italia deve pretendere la verità e dimostrarsi capace di rispondere alle falsità che arrivano dall'Egitto, non abbassando la guardia e non avendo paura di pregiudicare eventualmente rapporti anche economici” ha aggiunto inoltre “dobbiamo sapere come sono andate esattamente le cose, ne va della dignita' nazionale: un Paese per avere rispetto deve avere rispetto innanzitutto dei suoi cittadini e proteggerli in qualsiasi parte del mondo si trovino”.

Una fonte della sicurezza ha dichiarato al quotidiano egiziano Akhbar Al Youm, che Giulio Regeni “Prima della sua scomparsa la sera del 25 gennaio effettuò 20 chiamate telefoniche”.Nel quotidiano egiziano viene precisato che “il rapporto della compagnia telefonica consegnato agli investigatori fornisce prove chiare” e che il documento in questione è d’aiuto nella ricerca dei responsabili. Aggiunge inoltre: “dopo aver verificato il numero di chiamate effettuate il 24 e 25 gennaio, include altre persone sospette”, il giornale riferisce inoltre che “I servizi di sicurezza stanno per completare l'interrogatorio delle persone che l'avevano chiamato e dei suoi amici”. 
 
Giulio era un ricercatore, che è morto in seguito a delle atroci torture. Le indagini della Procura hanno stabilito un unico punto fermo in questa torbida vicenda, Giulio è stato ucciso da professionisti della tortura e delle sevizie. Escluso quindi un delitto per droga, l’autopsia non ha rilevato alcuna traccia di sostanza stupefacente, escluso anche il movente passionale o la rapina. Le indagini hanno inoltre riscontrato che Giulio conduceva una vita tranquilla, non faceva uso di droga ed era felicemente fidanzato. Sono emersi inoltre i primi risultati dagli esami del computer, non sono emersi legami del giovane ricercatore con i servizi segreti e non risulta che abbia avuto contatto con persone equivoche. Alla luce dei risultati emersi si può affermare che i suoi killer hanno agito per interessi legati alla sua attività di ricerca. Presto verranno passati al setaccio i social network del giovane, per individuare i suoi spostamenti attraverso geolocalizzazione. Un episodio che aveva turbato il giovane ricercatore, riguardava una foto scattata da uno sconosciuto nel corso di un’assemblea. Si attendono i dati definitivi dell’autopsia. 
 
Recenti episodi. Il Ministro dell’Interno egiziano Magdi Abdel Ghaffal ha detto in una conferenza stampa: “La ricerca dei criminali e dei responsabili dell'uccisione di Giulio Regeni è in cima alle nostre priorità e ai nostri sforzi”, sono parole che ha riferito in una conferenza stampa con Sherif Ismail e ha evidenziato che la morte di Giulio Regeni è un “argomento di grande importanza” e precisa che lo, sia per “i rapporti con l'Italia” e sia perchè “non lasciamo alcun crimine senza trovare gli autori. Ghaffar ha inoltre aggiunto che si stanno facendo "tutti gli sforzi" possibili e che l'Italia è "costantemente informata”.

Le indagini. La polizia egiziana  ha ascoltato, con la presenza degli investigatori italiani, due testimoni. Si tratterebbe di due inquilini del palazzo in cui viveva Giulio. I due sono stati chiamati a chiarire una circostanza che tutt’ora è sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti e che sarebbe stata riferita da alcuni testimoni, ovvero che degli sconosciuti avrebbero chiesto informazioni sul giovane ricercatore all’interno dell’immobile. Tanti mezzi d’informazione hanno parlato di un probabile coinvolgimento di Regeni con i servizi segreti, la famiglia del giovane ricercatore tende a precisare, attraverso il proprio legale: “smentisce categoricamente ed inequivocabilmente che Giulio sia stato un agente o un collaboratore di qualsiasi servizio segreto, italiano o straniero. Provare ad avvalorare l'ipotesi che Giulio Regeni fosse un uomo al servizio dell'intelligence significa offendere la memoria di un giovane universitario che aveva fatto della ricerca sul campo una legittima ambizione di studio e di vita”.
 
Indagini sui contatti: Il fronte italiano sta scandagliando i contatti di Giulio e sono saltati fuori circa 30 amici. Tutti contatti facebook, Skype, con i quali Giulio interagiva ogni giorno dal Cairo. Gli inquirenti vogliono ricostruire il tipo di relazioni che il giovane aveva e se questa rete lo ha portato, in qualche modo, alla tragica e misteriosa fine. Gli inquirenti sostengono che  i carnefici del giovane ricercatore lo hanno torturato per carpire da lui informazioni in merito al suo lavoro. Gli inquirenti hanno analizzato il computer del giovane ed è emerso che il giovane scambiava quotidiane conversazioni in chat con colleghi e professori, inviava anche i report sugli incontro con gli esponenti dei sindacati e dei venditori ambulanti. Dal fronte egiziano i depistaggi sono tanti, troppi, dal primo falso arresto di due uomini che non c’entravano nulla ad un presunto testimone che si è recato in ambasciata riferendo che Giulio sarebbe stato prelevato da due poliziotti alle 17.30, l’uomo è stato smentito da una telefonata che da una chat. Adesso l’Egitto mette le mani avanti sulla vicenda e in una nota ufficiale invitata all’intelligence italiana ribadisce “Noi non c’entriamo nulla” con la scomparsa e morte di Giulio e ribadiscono l’estraneità dei servizi segreti in questa vicenda e che il nome del giovane fosse estraneo dai 007 egiziani. Come mai l’Egitto è prevenuta e mette le mani avanti? Si sta stringendo il cerchio e teme che gli inquirenti italiani arrivino presto alla verità? Gli inquirenti italiani vogliono capire se tutto il materiale di Giulio fosse andato a finire nelle mani di qualcuno e per tali ragioni avrebbe compromesso la sua incolumità. Su questa ci sono soltanto dubbi, le uniche certezze sono che la sera del 25 gennaio Giulio scompare alle ore 20 circa, ma non arriva mai a cena a casa di Hassanein Kashk, anche se dal fronte egiziano avevano riferito in un primo momento che il giovane era arrivato a quella festa. 

La morte di Giulio si tinge sempre più di giallo, sembra essere diventata parecchio nebulosa. L’Italia vuole vederci chiaro e batte i pugni per avere risposte certe e concrete dall’Egitto, ma le risposte sembrano vaghe, distanti e quella disponibilità assoluta concessa all’inizio sembra un paradosso se si analizzano bene alcune dinamiche che sono state messe in atto per chiudere in fretta la vicenda. Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, in un’intervista a Repubblica ha riferito: “Non ci accontenteremo di verità presunte, come già abbiamo detto in occasione dei due arresti inizialmente collegati alla morte di Giulio Regeni. Vogliamo che si individuino i reali responsabili, e che siano puniti in base alla legge”.
 
L’autopsia ha confermato che il giovane non ha subito abusi ne violenze sessuali. E’ emerso che a cagionare la morte del brillante studente è stato un colpo ricevuto alla testa. E’ stata riscontrata inoltre una frattura alla colonna vertebrale determinata da una torsione innaturale del collo messa in atto sicuramente da una persona che stava di fronte a lui e ha causato la rottura del midollo spinale con conseguente crisi respiratoria che ha cagionato la morte.  L’autopsia ha confermato che il ragazzo è morto in seguito ad una frattura alla vertebra cervicale e la frattura è stata provocata da un colpo violento al collo o da tensione indotta oltre il punto massimo di resistenza. E’ stato inoltre confermato ciò che era stato anticipato nella prima e approssimativa ispezione del corpo, ovvero che Giulio è stato pestato con violenza, sul suo corpo ci sono diverse lesioni dovute ad un violento pestaggio e segni di bruciature. Verrà eseguita anche una TAC, radiografie e analisi tossicologiche. Nel corso dell’ispezione cadaverica, gli esperti hanno raccolto inoltre alcuni reperti che verranno analizzati. Sembra inoltre che le autorità egiziane non stiano dando la piena collaborazione in merito alle indagini, poiché gli investigatori italiani non hanno avuto accesso agli atti e non hanno potuto incontrare chi sta svolgendo le indagini in loco. Gli unici contatti che gli investigatori italiani tengono al Cairo sono con i funzionari, ma costoro non si occupano del caso. Paolo Gentiloni riferisce: “A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall'ambasciata sia dagli investigatori italiani che stanno cominciando a lavorare con le autorità egiziane siamo lontani dalla verità”. Andrea Orlando, ministro della Giustizia riferisce invece: “Ci aspettiamo che sia raggiunta al più presto la verità e che sia fatta giustizia. Chiediamo piena collaborazione alle autorità egiziane e chiediamo loro di agire con determinazione, trasparenza e rapidità”. sul corpo del giovane ricercatore friulano ci sono decine di "piccoli tagli", anche sotto la pianta dei piedi. A Regeni, spiegano inoltre le fonti, è stata strappata un'unghia della mano e una del piede. "Ci sono segni di piccoli tagli – dicono le fonti – su tutto il corpo, sia nella parte anteriore che posteriore". Tra le diverse fratture riscontrate anche quella delle scapole. Da fonti investigative italiane si apprende che nè il telefonino nè il passaporto di Giulio Regeni sono stati trovati dagli inquirenti che indagano sulla morte, al Cairo, del giovane ricercatore italiano. Sia il passaporto che il cellulare potrebbero essere stati distrutti, o comunque fatti sparire, dai responsabili dell'omicidio di Regeni.
 Data della morte: Gli esami eseguiti sul cadavere non hanno consentito di stabilire al momento la data esatta della morte di Giulio. Gli esperti hanno valutato i fenomeni di trasformazione del cadavere e si attendono gli esami di laboratorio per poter stabilire e collocare la data della morte. E’ atteso inoltre il nulla-osta per la restituzione del corpo alla famiglia. I funerali si terranno a Fiumicello ma il giorno non è stato ancora prestabilito poiché la famiglia vuole dar modo e tempo agli amici di Giulio sparsi per il mondo, di organizzarsi e venire in Friuli.
 
Fronte egiziano. Il quotidiano “Al Ahram” scrive che il giovane prima di scomparire, in data 25 gennaio, avrebbe partecipato ad una festa e vi era “un certo numero di amici”. Scrivono: “Le indagini degli uomini della Sicurezza hanno analizzato gli ultimi momenti prima della scomparsa della vittima ed si è constatato che egli era in una festa in compagnia di un certo numero di suoi amici e dopo è scomparso il 25 gennaio” continua dicendo “La squadra di inquirenti esamina tutte le relazioni della vittima, sia con egiziani che con stranieri residenti al Cairo, e i luoghi che frequentava” inoltre emerge un dettaglio molto importante, ovvero: “il generale Alaa Azmy, assistente del direttore del Dipartimento generale delle indagini di Giza" ha diretto indagini “approfondite per esaminare gli appartamenti abitati per esaminare coloro che li frequentano e li abitano”, in riferimento al quartiere dove è stato rinvenuto il cadavere di Giulio. Ma la circostanza della festa trova contraddizione perché fino ad ora era emerso che il giovane si stava dirigendo alla festa e mai arrivato e che il suo rapimento fosse avvenuto lungo il tragitto per le vie del centro, prima delle ore 20 e non di una circostanza come quelle sopracitate sul quotidiano.

E la vicenda dei due arrestati in Egitto? Un depistaggio? Sembrerebbe proprio di si.  i due soggetti arrestati in realtà non sono stati mai arrestati ma semplicemente sospettati e quindi fermati poiché al momento vi sono controlli e interrogatori su amici e colleghi di Giulio, successivamente sono stati rilasciati. Ma perché diffondere la notizia di un’eventuale arresto di due persone? L’Egitto ha forse fretta di chiudere il caso e vuole consegnare all’Italia UN colpevole e non IL colpevole, per mettere a tacere una faccenda scomoda? Chi ha ucciso Giulio e soprattutto, perché?

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Cronaca

Uccisi Ambasciatore italiano e un carabiniere in Congo

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Un’imboscata in piena regola, probabilmente a scopo di sequestro, finita in tragedia. L’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese, Mustapha Milambo, sono stati uccisi in un agguato mentre viaggiavano a bordo di un’auto dell’Onu in una regione della Repubblica democratica del Congo, il Nord Kivu, da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali.

Il governo di Kinshasa punta il dito contro le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), ribelli di etnia Hutu conosciuti per il genocidio in Ruanda del 1994, che hanno stabilito la loro roccaforte nell’area dell’agguato, mentre l’Italia chiede un rapporto dettagliato alle Nazioni Unite.

Il convoglio, composto da due vetture del Programma alimentare mondiale (Pam-Wfp), stava viaggiando verso nord, sulla strada tra Goma e Rutshuru, dove il diplomatico italiano avrebbe dovuto visitare un programma di distribuzione di cibo nelle scuole dell’agenzia dell’Onu, fresca di Nobel per la pace. Alle 10.15 (le 9.15 in Italia), le due auto vengono fermate a circa 15 km da Goma, nei pressi di Nyiaragongo, nel parco nazionale di Virunga, da un commando di 6 persone che apre il fuoco, prima sparando in aria, poi uccidendo l’autista.

Secondo le prime ricostruzioni riferite dal governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, gli assalitori portano il diplomatico e il carabiniere della scorta nella foresta. Scattato l’allarme, sul posto si precipita una pattuglia di ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura che si trova nelle vicinanze, seguita da forze dell’esercito locale. Esplode un conflitto a fuoco nel quale gli aggressori uccidono Iacovacci. Anche Attanasio viene colpito dagli spari: di chi, ancora non è chiaro. Il corpo esangue dell’ambasciatore, ferito all’addome, viene caricato su un pick-up dai primi soccorritori, per poi essere trasferito all’ospedale di Goma.

Altre tre persone sarebbero state rapite, riferisce il ministero dell’Interno di Kinshasa, e si parla anche di alcuni feriti. Il governo congolese ha dichiarato che le autorità provinciali del Nord Kivu non erano a conoscenza della presenza dell’ambasciatore nell’area e che questo non ha permesso loro di fornirgli misure di sicurezza adeguate, né il loro tempestivo arrivo sul posto in “una parte del Paese considerata instabile e in balia di alcuni gruppi armati ribelli nazionali e stranieri”. Formatesi all’inizio degli anni 2000, le Fdlr sono accusate di diversi attentati nella zona, tra cui quello dell’aprile 2020 in cui morirono 17 persone tra cui 12 ranger dell’Iccn.

Il Pam ha tuttavia riferito che la strada era stata precedentemente controllata e dichiarata sicura per essere percorsa anche “senza scorte di sicurezza”. La Farnesina ha però chiesto all’Onu di fornire quanto prima un report dettagliato sull’attacco in un luogo dove Attanasio si era recato su invito del Pam.

In Italia la morte di Attanasio e Iacovacci è stata accolta con sgomento e dolore, dal presidente Sergio Mattarella che ha parlato di “lutto per questi servitori dello Stato” al premier Mario Draghi che ha espresso il cordoglio del governo ai familiari del diplomatico, che lascia una moglie e tre bimbe piccole, e del giovane carabiniere che avrebbe dovuto sposarsi in estate. La terribile notizia ha raggiunto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bruxelles, dove si trovava per il Consiglio Esteri Ue e dove ha raccolto il cordoglio unanime dei colleghi e dei vertici europei. Rientrato immediatamente a Roma, il ministro ha ricevuto messaggi di solidarietà dall’intera comunità internazionale, dall’Onu fino al segretario di Stato Usa, Antony Blinken. E raccogliendo l’appello delle forze politiche, unanimi nel cordoglio e nella condanna dell’attacco, ha annunciato che riferirà “il prima possibile in Parlamento per fare chiarezza” sulle circostanze dell’agguato ancora pieno di interrogativi e sul quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta.

Al telefono con la collega congolese, Marie Tumba Nzeza, il ministro ha chiesto “di fare luce sulle dinamiche e le responsabilità dell’attentato”, auspicando che le autorità di Kinshasa offrano “piena collaborazione nei contatti e negli scambi con la magistratura e le forze di sicurezza italiane”. Nel pomeriggio la stessa ministra ha reso visita alla vedova del diplomatico nella loro casa di Kinshasa, mentre i genitori di Attanasio restano chiusi nel loro dolore: “Lo abbiamo saputo dai media – hanno fatto sapere -, preferiamo non parlare”.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto, per la giornata di oggi e di domani, l’esposizione a mezz’asta della bandiera italiana e della bandiera europea sugli edifici pubblici degli Organi Costituzionali e dei Ministeri, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci.

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Esteri

IFAD, 44esima sessione del Consiglio dei Governatori e conferenza stampa con Agnes Kalibata sul Vertice sui sistemi alimentari

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Si apre il 17 febbraio, la 44esima sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

Capi di Stato, Ministri ed esperti di sviluppo agricolo, si riuniscono per discutere dell’importanza strategica degli investimenti nelle aree rurali dei Paesi più poveri del mondo e delle modalità con cui colmare il deficit di finanziamento dello sviluppo agricolo. In un mondo scosso dai cambiamenti climatici e dalla pandemia di Covid-19 con il suo impatto devastante sull’economia e sulle società, gli investimenti nelle aree rurali assumono infatti un ruolo fondamentale nella costruzione di stabilità e pace.

Invitati d’onore del Consiglio dei Governatori IFAD sono: Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale della Repubblica italiana; João Manuel Gonçalves Lourenço, Presidente della Repubblica di Angola; Imran Ahmad Khan Niazi, Primo Ministro del Pakistan; Agnes Kalibata, Inviata Speciale Onu per il Vertice sui sistemi alimentari del 2021; Sabrina Dhowre Elba, Ambasciatrice di buona volontà dell’IFAD e produttrice agricola. 

Quest’anno gli Stati membri devono nominare anche il presidente dell’IFAD per un mandato di quattro anni.

Quando: 17-18 febbraio 2021, ore 13:00 – 17:00

Dove: Piattaforma virtuale

La pandemia di Covid 19 ha puntato i riflettori sulla vulnerabilità dei nostri sistemi alimentari globali, costringendoci a rivalutare urgentemente come  produrre, trasformare e consumare alimenti in modo equo e sostenibile. Durante una conferenza stampa congiunta, il Presidente IFAD Gilbert F. Houngbo e l’ Inviata Speciale delle Nazioni Unite per il Vertice sui sistemi alimentari del 2021, Agnes Kalibata faranno un annuncio importante riguardante il prossimo Vertice sui sistemi alimentari – un processo storico che richiede a tutti di contribuire alla trasformazione delle nostre catene alimentari.

 Quando: 18 Febbraio, ore 11:00

 Dove: Piattaforma virtuale

L’Italia e l’IFAD

L’Italia è un partner fondamentale per l’IFAD, non solo perché ne ospita la sede ed è uno dei maggiori contribuenti fin dal 1977, ma anche perché da lungo tempo è un paese all’avanguardia nell’ambito dell’innovazione finanziaria, dell’agricoltura sostenibile e della sicurezza alimentare. Il notevole impegno dell’Italia per la riduzione della povertà rurale e della fame nasce dalla tradizione agricola del paese e dalla costanza nel sostenere lo sviluppo delle proprie aree rurali: l’Italia riserva da sempre un posto di rilievo all’agricoltura e alla sicurezza alimentare nell’ambito delle proprie politiche per lo sviluppo, soprattutto dopo il 2008, con il lancio a l’Aquila dell’Iniziativa sulla Sicurezza Alimentare, nel quadro del G8. Particolarmente interessanti le prospettive di collaborazione con il mondo delle cooperative italiane il cui modello – che unisce alla sostenibilità agro-alimentare l’attenzione per le dinamiche sociali – sembra rispondere alle esigenze dei paesi beneficiari. Per il triennio 2019-2021 l’Italia, attraverso il Ministero dell’Economia e Finanze, ha annunciato un contributo di 66,56 milioni di dollari per la ricostituzione delle risorse del Fondo, contributo che mantiene il nostro Paese tra i maggiori donatori IFAD. La Cooperazione italiana, in aggiunta ai suddetti fondi, concede all’IFAD contributi obbligatori, derivanti dall’Accordo di sede, e può concedere contributi volontari per il finanziamento di specifici progetti di sviluppo dell’IFAD. A febbraio 2019, Italia e IFAD hanno firmato, inoltre, un nuovo Accordo quadro di partenariato che riflette gli obiettivi dell’Agenda 2030 e tiene conto delle priorità strategiche della Cooperazione Italiana.

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Esteri

Allarme Ebola in Guinea: confermata la presenza del virus

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Torna l’Ebola in Guinea e fa immediatamente scattare l’allarme. “Siamo di fronte a un’epidemia”, ha assicurato il capo dell’agenzia sanitaria della Guinea Sakoba Keita, dopo un incontro sull’emergenza nella capitale.

A far scattare l’allarme la scoperta ieri di sette casi confermati, con tre morti, i primi decessi in cinque anni causati dalla febbre emorragica. “Questa mattina molto presto – ha aggiunto – il laboratorio di Conakry ha confermato la presenza del virus Ebola”. Immediato l’intervento dell’Oms, che ha assicurato “rapida assistenza” alla Guinea. 

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