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GIULIO REGENI: TROVATO CON LE ORECCHIE MOZZATE. DUBBI SULLA PISTA EGIZIANA

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Il quotidiano “Al Ahram” scrive che il giovane prima di scomparire, in data 25 gennaio, avrebbe partecipato ad una festa e vi era “un certo numero di amici”

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di Angelo Barraco
 
Roma – La situazione si complica e la posizione dell'Egitto non appare troppo trasparente nonostante i buoni propositi. Entrambe le orecchie di Giulio Regeni sono state mozzate, nella parte alta. Lo apprende l'Ansa da fonti investigative qualificate secondo le quali sul corpo del giovane ricercatore friulano ci sono decine di "piccoli tagli", anche sotto la pianta dei piedi. A Regeni, spiegano inoltre le fonti, è stata strappata un'unghia della mano e una del piede. "Ci sono segni di piccoli tagli – dicono le fonti – su tutto il corpo, sia nella parte anteriore che posteriore". Tra le diverse fratture riscontrate anche quella delle scapole. Da fonti investigative italiane si apprende che nè il telefonino nè il passaporto di Giulio Regeni sono stati trovati dagli inquirenti che indagano sulla morte, al Cairo, del giovane ricercatore italiano. Sia il passaporto che il cellulare potrebbero essere stati distrutti, o comunque fatti sparire, dai responsabili dell'omicidio di Regeni. Intanto, il team di carabinieri e polizia che si trova al Cairo è in attesa di entrare in possesso della documentazione dell'inchiesta egiziana: gli investigatori hanno chiesto di acquisire ogni atto – testimonianze, tabulati telefonici, rilievi – e l'auspicio è che la consegna possa arrivare nell'arco di 24-48 ore. Prima di allora, spiega la fonte, sarebbe azzardato avanzare ogni ipotesi. Domenica sera la pioggia incessante non ha fermato le duemila persone che sono accorse a Fiumicello (provincia di Udine), per rendere omaggio alla memoria di Giulio Regeni. La fiaccolata è partita dal Municipio e ha raggiunto poi il centro polifunzionale che Giulio frequentava. All’interno del centro si sono tenuti degli interventi. Il Sindaco ha espresso il suo dolore in merito a quanto accaduto e la volontà di raggiungere un obiettivo comune, ovvero la ricerca della verità: “Un filo ci unisce e manifesta la nostra forza, la nostra volontà. Giulio era cittadino mitteleuropeo, pretendeva e difendeva equità. La sua morte non sia vana. Ma noi vogliamo capire”. Ha rivolto un pensiero per Giulio anche Don Fontanot: “Grazie Giulioper questo dono della tua vita e grazie per il gravoso e doveroso impegno che ci lasci, noi cercheremo di assolverlo al meglio, ma sappi che continueremo a chiedere il tuo aiuto”. 
 
La morte di Giulio si tinge sempre più di giallo, sembra essere diventata parecchio nebulosa. L’Italia vuole vederci chiaro e batte i pugni per avere risposte certe e concrete dall’Egitto, ma le risposte sembrano vaghe, distanti e quella disponibilità assoluta concessa all’inizio sembra un paradosso se si analizzano bene alcune dinamiche che sono state messe in atto per chiudere in fretta la vicenda. Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, in un’intervista a Repubblica ha riferito: “Non ci accontenteremo di verità presunte, come già abbiamo detto in occasione dei due arresti inizialmente collegati alla morte di Giulio Regeni. Vogliamo che si individuino i reali responsabili, e che siano puniti in base alla legge”. 
 
L’autopsia ha confermato che il giovane non ha subito abusi ne violenze sessuali. E’ emerso che a cagionare la morte del brillante studente è stato un colpo ricevuto alla testa. E’ stata riscontrata inoltre una frattura alla colonna vertebrale determinata da una torsione innaturale del collo messa in atto sicuramente da una persona che stava di fronte a lui e ha causato la rottura del midollo spinale con conseguente crisi respiratoria che ha cagionato la morte.  L’autopsia ha confermato che il ragazzo è morto in seguito ad una frattura alla vertebra cervicale e la frattura è stata provocata da un colpo violento al collo o da tensione indotta oltre il punto massimo di resistenza. E’ stato inoltre confermato ciò che era stato anticipato nella prima e approssimativa ispezione del corpo, ovvero che Giulio è stato pestato con violenza, sul suo corpo ci sono diverse lesioni dovute ad un violento pestaggio e segni di bruciature. Verrà eseguita anche una TAC, radiografie e analisi tossicologiche. Nel corso dell’ispezione cadaverica, gli esperti hanno raccolto inoltre alcuni reperti che verranno analizzati. Sembra inoltre che le autorità egiziane non stiano dando la piena collaborazione in merito alle indagini, poiché gli investigatori italiani non hanno avuto accesso agli atti e non hanno potuto incontrare chi sta svolgendo le indagini in loco. Gli unici contatti che gli investigatori italiani tengono al Cairo sono con i funzionari, ma costoro non si occupano del caso. Paolo Gentiloni riferisce: “A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall'ambasciata sia dagli investigatori italiani che stanno cominciando a lavorare con le autorità egiziane siamo lontani dalla verità”. Andrea Orlando, ministro della Giustizia riferisce invece: “Ci aspettiamo che sia raggiunta al più presto la verità e che sia fatta giustizia. Chiediamo piena collaborazione alle autorità egiziane e chiediamo loro di agire con determinazione, trasparenza e rapidità”. 
 
Data della morte: Gli esami eseguiti sul cadavere non hanno consentito di stabilire al momento la data esatta della morte di Giulio. Gli esperti hanno valutato i fenomeni di trasformazione del cadavere e si attendono gli esami di laboratorio per poter stabilire e collocare la data della morte. E’ atteso inoltre il nulla-osta per la restituzione del corpo alla famiglia. I funerali si terranno a Fiumicello ma il giorno non è stato ancora prestabilito poiché la famiglia vuole dar modo e tempo agli amici di Giulio sparsi per il mondo, di organizzarsi e venire in Friuli. 
 
Fronte egiziano. Il quotidiano “Al Ahram” scrive che il giovane prima di scomparire, in data 25 gennaio, avrebbe partecipato ad una festa e vi era “un certo numero di amici”. Scrivono: “Le indagini degli uomini della Sicurezza hanno analizzato gli ultimi momenti prima della scomparsa della vittima ed si è constatato che egli era in una festa in compagnia di un certo numero di suoi amici e dopo è scomparso il 25 gennaio” continua dicendo “La squadra di inquirenti esamina tutte le relazioni della vittima, sia con egiziani che con stranieri residenti al Cairo, e i luoghi che frequentava” inoltre emerge un dettaglio molto importante, ovvero: “il generale Alaa Azmy, assistente del direttore del Dipartimento generale delle indagini di Giza" ha diretto indagini “approfondite per esaminare gli appartamenti abitati per esaminare coloro che li frequentano e li abitano”, in riferimento al quartiere dove è stato rinvenuto il cadavere di Giulio. Ma la circostanza della festa trova contraddizione perché fino ad ora era emerso che il giovane si stava dirigendo alla festa e mai arrivato e che il suo rapimento fosse avvenuto lungo il tragitto per le vie del centro, prima delle ore 20 e non di una circostanza come quelle sopracitate sul quotidiano. 
 
Il loro rapporto medico-legale sarà disponibile entro dieci giorni. Anche se i media locali hanno rivelato un rapporto preliminare e riferiscono di: “contusioni su tutto il corpo, un taglio all'orecchio, tracce di sevizie, un'emorragia interna e una frattura del cranio che ha causato l'emorragia interna provocando la morte”. Alfano ha sottolineano: “abbiamo un solo obiettivo: la verità. Stanno partendo squadre di investigatori italiani per collaborare con la polizia egiziana e sono convinto che al Sisi non si sottrarrà alla collaborazione e che i buoni rapporti con l'Egitto siano un fluidificante che aiutino nella ricerca della verità. Tutte le procedure saranno attivate – ha aggiunto – perché la giustizia sia severa con i responsabili”.
 
E la vicenda dei due arrestati in Egitto? Un depistaggio? Sembrerebbe proprio di si!  i due soggetti arrestati in realtà non sono stati mai arrestati ma semplicemente sospettati e quindi fermati poiché al momento vi sono controlli e interrogatori su amici e colleghi di Giulio, successivamente sono stati rilasciati. Ma perché diffondere la notizia di un’eventuale arresto di due persone? L’Egitto ha forse fretta di chiudere il caso e vuole consegnare all’Italia UN colpevole e non IL colpevole, per mettere a tacere una faccenda scomoda? Chi ha ucciso Giulio e soprattutto, perché?
 
Cronistoria. Sul corpo del giovane sono stati rinvenuti segni di bruciatura di sigaretta, ferite da coltello e tortura, segno le la morte del giovane è stata lenta. A riferirlo è il procuratore egiziano alla Associated Press. Anche le ciò che era stato detto in una prima fase dal direttore dell’Amministrazione generale delle indagini a Giza aveva riferito che: “le indagini preliminari parlano di un incidente stradale e ha smentito che Regeni sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato”. Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri vuole vederci chiaro e chiede verità su quanto accaduto. La macchina investiga, sul fronte italiano, si è messa in moto e la procura di Roma procede per omicidio, indagando contro ignoti e affida la delega alla polizia giudiziaria che si occuperà delle indagini preliminari. Le alte cariche dello Stato Italiano si sono fatte avanti in merito alla questione, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella spera che con la collaborazione delle autorità egiziane si possa chiarire rapidamente quanto accaduto e consegnare alla giustizia i responsabili. Matteo Renzi ha sentito Abdel Fattah Al Sisi, tenendo presente a quest’ultimo l’esigenza del rientro in Italia della salma del giovane per restituirla alla famiglia. L’ambasciatore d’Egitto Amr Mostafa Kamal Helmy è stato convocato dalla Farnesina, ha espresso inoltre massimo cordoglio per la tragica morte del giovane e si ha precisato che l’Egitto darà la sua massima collaborazione per individuare e consegnare alla giustizia i responsabili. 
E’ emerso inoltre che il giovane studente collaborava per il giornale “Il Manifesto”, ma non utilizzava il suo nome bensì uno pseudonimo con il fine di auto tutelarsi e perché temeva per la sua incolumità.
 
La scomparsa, il ritrovamento. La scomparsa di Giulio Regeni, studente friulano scomparso dal Cairo il 25 gennaio, ha avuto un tragico epilogo. Il corpo del giovane 30enne è stato rinvenuto alla periferia della capitale egiziana, all’interno di un fossato. Giulio sarebbe stato ucciso, ma le circostanze che hanno portato alla sua morte non sono chiare, saranno le indagini a far luce al mistero che avvolge la sua morte.  Secondo quanto scrive il sito del quotidiano Al Watan, sul corpo del giovane vi sarebbero segni di tortura. Sul giornale vi è scritto: “Ritrovamento del  corpo di un giovane uomo di circa 30 anni, totalmente nudo nella parte inferiore, con tracce di tortura e ferite su tutto il corpo”, il cadavere sarebbe stato rinvenuto nella zona di Hazem Hassan. 
 
La Farnesina ha annunciato: “Il Governo italiano ha appreso del probabile tragico epilogo della vicenda del nostro connazionale” e malgrado si aspettava la conferma dalle autorità egiziane, Il Ministro degli Interni Paolo Gentiloni ha esternato il suo “profondo cordoglio personale e del Governo ai familiari” poiché i familiari del giovane si erano recati al Cairo per seguire le ricerche del loro figlio misteriosamente scomparso. L’Italia ha messo in atto la macchina investigativa per stabilire il perché sia stato ucciso il giovane e da chi. Il Ministro ha fatto sapere inoltre: “Il Governo italiano ha richiesto alle autorità egiziane il massimo impegno per l'accertamento della verità e dello svolgimento dei fatti, anche con l'avvio immediato di un'indagine congiunta con la partecipazione di esperti italiani”. Il risvolto negativo della vicenda ha portato anche la sospensione di una missione di circa sessanta aziende italiane al Cairo, missione guidata da Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico. 
 
Allo stato attuale non c’è una pista ufficiale che stanno seguendo gli inquirenti in merito alla morte del giovane dottorando che da settembre risiedeva al Cairo in un appartamento. Rimane avvolta da una fitta cortina di mistero. Stava scrivendo una tesi sull’economia egiziana presso l’American University di Cambridge. Tante le ipotesi al vaglio degli inquirenti, martedì scorso ci sono stati intensi scontri al Cairo, proprio nella zona in cui risiedeva il giovane, ma fonti del Cairo avevano escluso l’ipotesi della scomparsa associata ad un errore dei servizi di sicurezza. Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella del rapimento messo in atto dalla criminalità locale o a sfondo politico, a sfondo economico. Si è parlato anche di una possibile mano dell’Isis, ma gli estremisti operano in una zona settentrionale e non è giunta alcuna rivendicazione in merito al delitto. Intanto una fonte della sicurezza locale aveva riferito che la scomparsa del giovane poteva essere legata a motivi personali. 
 
Non si sa molto in merito agli ultimi istanti di vita del giovane, prima delle 20 di quel lunedì sicuramente era vivo e stava andando a trovare alcuni amici per un compleanno, a confermare questa circostanza è l’amico Omar Aassad. Si stava muovendo a piedi sulla sponda del Nilo, tra il quartiere di El Dokki e il centro. Le informazioni che al momento giungono sono poche, ma visto il luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere si può ipotizzare che si sia trattato di una rapina finita male. L’Italia si stringe attorno al dolore della famiglia del giovane, Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, ha scritto su facebook: “Siamo sgomenti per la giovane vita spezzata di Giulio Regeni. Il nostro pensiero è tutto per la famiglia, che sta vivendo momenti di indicibile sofferenza. Auspichiamo che sia fatta luce completa su ogni particolare di questo dramma terribile”.

Esteri

Salvaguardia dell’ambiente e interdipendenza al centro della Biennale di Helsinki

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Dal 12 giugno al 26 settembre 2021

 “The Same Sea” (”Lo stesso mare”) è il tema della prima Biennale di Helsinki, in programma (pandemia permettendo) dal 12 giugno al 26 settembre 2021 a Vallisaari, un’isola al largo di Helsinki nel Mar Baltico. Un progetto che trae spunto proprio dall’ambiente naturale che ospiterà l’evento per proporre ai visitatori una riflessione sulla salvaguardia dell’ambiente e sull’interdipendenza.

L’edizione della Biennale di Helsinki, rinviata lo scorso anno a causa della pandemia, riusnisce 40 artisti finlandesi e stranieri e presenta, per oltre il 75%, nuove commissioni e opere “site-specific” create appositamente per essere inserite all’interno del meraviglioso contesto marittimo che le accoglie. I curatori Pirkko Siitari e Taru Tappola, curatori del Museo d’Arte di Helsinki (HAM), invitano a un dialogo tra artisti e collettivi provenienti da Finlandia, Australia, Cambogia, Germania, India, Giappone, Kenya, Lettonia, Polonia, Corea del Sud, Tailandia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.  Mario Rizzi è l’artista italiano che rappresenta il nostro Paese.

Accogliendo sia i cittadini finlandesi che i visitatori provenienti da ogni parte del mondo, questo importante momento della traiettoria culturale di Helsinki afferma la sua posizione di capitale artistica e culturale: “Arte e cultura costituiscono una parte essenziale della storia di Helsinki. Riconosciamo come l’investimento nelle arti contribuisca positivamente allo sviluppo della città, ma anche direttamente al benessere dei nostri cittadini. La Biennale di Helsinki, aperta gratuitamente a tutti, provocherà e ispirerà il pubblico, affrontando importanti tematiche globali. Inoltre, la sua collocazione su un’isola conferirà all’esposizione un’allure unica di continuo scambio fra l’arte e la natura circostante“, commenta il sindaco di Helsinki, Jan Vapaavuori.

Le nuove commissioni abbracciano temi diversi che vanno dalle relazioni, alla natura, ai confini, alle identità, alle tracce umane, al tempo e all’empatia. Come manifestazione fisica dell’interconnessione, la grande costruzione in legno Quay 6 di Jaakko Niemelä accoglie i visitatori che sbarcano al molo nord di Vallisaari. Facendo riferimento allo scioglimento della calotta glaciale settentrionale della Groenlandia, la costruzione raggiunge i sei metri di altezza, rispecchiando l’innalzamento del livello del mare nel caso in cui il ghiacciaio dovesse scomparire completamente.

Christine e Margaret Wertheim portano il loro progetto Crochet Coral Reef a Helsinki, The Helsinki Satellite Reef, uno dei più grandi progetti scientifici e artistici partecipativi al mondo. Realizzata in plastica riciclata, compresi i sacchetti di plastica in disuso, la barriera corallina fatta a mano viene creata con gli abitanti di Helsinki, richiamando l’attenzione sugli ammassi di rifiuti in plastica che minacciano gli oceani.

Anche altre commissioni hanno coinvolto le comunità locali di Helsinki, come la collaborazione fra Paweł Althamer e la vicina Suomenlinna Open Prison for Seven Prisoners; un documentario in due parti e un film VR che invita gli spettatori a unirsi a sette detenuti (tra cui lo stesso Althamer) per una fuga dalla prigione, attraverso acque aperte e paesaggi mutevoli.

Attraverso l’uso di materiali riciclati, il Faro di Vallisaari di Tadashi Kawamata diventa un punto di riferimento temporaneo costituito da materiale trovato su Vallisaari. Situato in cima ad un vano ascensore simile a un bunker e innalzato fino a raggiungere diversi metri di altezza, il faro può essere visto da vari punti di osservazione in mare, dalla vicina isola di Suomenlinna e dal lungomare di Helsinki. Anche l’opera di Marja Kanervo attinge alle infrastrutture esistenti sull’isola. Lavorando in loco su tre piani del blocco A della Pilot House, gli interventi di Kanervo – forme e segni impressi nello spazio – si fondono con le tracce degli ex residenti, in bilico tra vita reale e finzione.

Posizionata all’esterno della Alexander Battery – una delle principali sedi della biennale – la scultura in grande scala di Laura Könönen rappresenta un’esplosione di frammenti di roccia rotti. L’opera, che appare come se le strutture fossero a un certo punto un solido completo, ci costringe a rivisitare le nostre idee di stabilità e permanenza. La scultura fa parte dell’opera più grande No Heaven up in the Sky, che sarà esposta in modo permanente nel parco Hyväntoivonpuisto di Helsinki dopo il 2020. Il grande dipinto in situ di Katharina Grosse maschera le pareti esterne dell’ex edificio scolastico di Vallisaari, convergente con il paesaggio circostante. Più che un dipinto convenzionale, il risultato del processo pittorico di Grosse è più simile a una scultura che emerge da una posizione geografica.

Facendo eco all’impegno della Biennale di Helsinki di ispirare il dibattito pubblico sul rapporto tra umanità e natura, l’Unità di ricerca BIOS istituirà la Stazione di ricerca di Vallisaari all’interno dell’ex deposito antincendio dell’isola. Ospitando seminari e conferenze di scienziati in visita durante tutta la biennale, il progetto del BIOS si concentra in particolare sulla connessione perduta e spezzata tra l’ambiente e l’economia.

Unendo l’isola marittima alla città, la Biennale di Helsinki estende la sua presenza anche alla terraferma; le opere di EGS, Janet Echelman, Janet Echelman, Rirkrit Tiravanija & Antto Melasniemi e Zodiak, oltre a una mostra personale di Gustafsson&Haapoja all’HAM (3 aprile-16 agosto 2020), saranno integrate da una speciale collaborazione con il Dipartimento d’Arte di Facebook. Inoltre, per tutta l’estate un programma di mostre, eventi, workshop e attività didattiche si concretizzerà nell’Helsinki Biennial Inspired.

Presenza italiana

Mario Rizzi (1962), artista audiovisuale e multimediale, pugliese che vive a Berlino, affronta ampi fenomeni sociali attraverso i ricordi collettivi e le storie individuali di emarginati sociali, spesso dimenticati o non raccontati. I film dell’artista sono ritratti umani di persone che sono lasciate fuori dallo sguardo occidentale.

Marco Rizzi

La guerra in Bosnia nei primi anni ’90 fu il primo contatto di Mario Rizzi (1962) con la cultura islamica. Si interessò alle persone che venivano facilmente raggruppate in un unico gruppo uniforme e percepite come estranee in relazione alla cultura occidentale. Per vent’anni, Rizzi ha interpretato il mondo islamico e la sua trasformazione. I suoi film hanno affrontato i movimenti politici emersi in Medio Oriente e Nord Africa nel 2010. Negli ultimi quindici anni, ha vissuto a lungo in Turchia seguendo il suo cambiamento sociale. Rizzi affronta temi di migrazione, nozioni di confine, questioni di identità e appartenenza per ritrarre ampi fenomeni sociali.. Come artista e regista, Rizzi interpreta le persone con un approccio umano. La vera connessione è al centro di ciò che fa, e ha trascorso molto tempo con i suoi soggetti, nelle loro case, nei campi profughi o ovunque vivano. La trilogia cinematografica di Rizzi BAYT è stata ispirata dalle memorie di Anthony Shadid (1968-2012) House of Stone, dove medita sull’esilio e sul desiderio universale di casa, che è ritenuto sacro in Medio Oriente. Nel primo film, Al Intithar (The Waiting), la casa è ridotta a una tenda in un campo profughi nel mezzo di un deserto giordano. Il film segue sette settimane nella vita della sua protagonista principale, Ekhlas, una donna instancabile che è fuggita dalla guerra siriana insieme ai suoi tre figli. Le tragiche ramificazioni della guerra si fanno sentire profondamente nella vita quotidiana della famiglia di rifugiati.

La prima parte della trilogia sarà proiettata nel blocco D della Pilot House sull’isola di Vallisaari.

HAM ospiterà le proiezioni dell’intera trilogia di Rizzi (2013-2019): Al Intithar / The Waiting (2013), Kauther (2014) e The Little Lantern (2019).

Vedi: rizziart.com

Maija Tanninen-Mattila, è direttrice della Biennale di Helsinki dal 2013

Pirkko Siitari è la responsabile delle mostre alla HAM, Taru Tappola, è curatrice della Biennale di Helsinki 2020. La Biennale di Helsinki è sostenuta dalla Città di Helsinki e dalla Fondazione Jane e Aatos Erkko.

https://helsinkibiennaali.fi/en/

Tutti gli eventi qui: event calendar

Instagram, Facebook e Twitter: @helsinkibiennial

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Esteri

Inghilterra, 12 morti a causa variante indiana nonostante doppia dose del vaccino

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42 sono le persone morte in Inghilterra, fino ad oggi, a causa della variante Delta del Covid-19 meglio nota come variante indiana. Di queste persone 12 avevano ricevuto la doppia dose di vaccino da almeno 14 giorni. Quanto agli altri, 23 non erano vaccinati e sette avevano ricevuto la prima dose da almeno 21 giorni.

I dati sono pubblicati da Public Health England (Phe) citati dal Guardian, che conferma anche che il 90% dei nuovi casi in Inghilterra sia dovuto alla mutazione Delta, che mostra un tasso di diffusione più elevato del 60% in ambito familiare rispetto alla variante Alfa. 

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Cronaca

Chico Forti ancora aspetta l’estradizione: “Stremato”. Intervenga la ministra Cartabia

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Una vergogna l’attesa cui è ancora costretto un uomo che da oltre 20 anni è detenuto in carcere in America ingiustamente. A Natale sembrava cosa fatta, ma sono passati sei mesi e ancora nulla è successo. Psicologicamente è stremato e in attesa ogni giorno che si sblocchi l’iter”. E’ un nuovo appello al governo italiano quello lanciato da Gianni Forti, zio del produttore televisivo che da oltre 20 anni è detenuto negli Stati Uniti, condannato all’ergastolo per un omicidio al quale si è sempre dichiarato estraneo.

“L’ultima mail di Chico Forti è della settimana scorsa: si trova ancora in un carcere statale della Florida. Per l’estradizione in Italia deve essere prima trasferito in una prigione federale dal Dipartimento di giustizia americano” – spiega lo zio, che poi continua: “Se il governo italiano non sollecita gli americani, loro di certo non si fanno prendere dalla fretta”.

“La Farnesina – dice – ha fatto il suo lavoro, ora deve farlo il ministero della Giustizia. Se la prima lettera alle autorità americane non ha avuto risposta, spero che la ministra Cartabia ne invii un’altra. Ormai le mail di Chico arrivano a singhiozzo. Nell’ultima, a parte cose personali, ha scritto che ha piena fiducia che le istituzioni italiane accorceranno il più possibile la sua attesa. Ma si capisce che è una situazione atroce”.

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