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God of War, un Kratos feroce e maturo approda sulla PlayStation 4

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Qualsiasi appassionato di videogames conosce o ha giocato almeno una volta a God of War, saga esclusiva PlayStation che si è evoluta nel corso degli anni, partendo nel 2005 dalla Ps2 fino a giungere all’odierna Ps4. Questo titolo porta dentro di sé echi di un passato a dir poco epico che l’hanno portato ad essere un punto di riferimento nel genere action in terza persona e che hanno portato il protagonista, Kratos, a diventare una vera e propria icona del gaming di casa Sony. In questo nuovo God of War, ultimo capolavoro in esclusiva su PlayStation 4, tale eredità si mescola con un presente più maturo, moderno, in linea con quelle che sono le produzioni attuali, ma soprattutto che abbandona il lato estremamente selvaggio del protagonista mettendo in mostra un aspetto più “umano” del Dio della guerra. Ma veniamo alla trama: tanti anni sono passati dalla disfatta di Zeus e dal crollo del suo Pantheon. Sono trascorsi anni di pace, fatti di una vita regolare, di nuovi affetti familiari e di una paternità faticosa, forse non desiderata. Di questa misteriosa stagione della vita di Kratos quasi non si fa menzione nel nuovo God of War. Il grande balzo temporale mette nelle mani dei giocatori un eroe invecchiato, taciturno e barbuto, ma non per questo meno carismatico degli anni delle sue imprese. Kratos porta ancora le cicatrici delle sue antiche avventure, in lui ribolle la stessa fierezza ereditata dall’educazione di Sparta, ma il dio della guerra ha deciso di cambiare. Di crescere, di trasformarsi, di diventare più maturo. Alla stessa maniera della serie di cui è protagonista, che ci propone un episodio diverso ma non irriconoscibile, grandioso come un tempo ma deciso ad evolversi. God of War per Ps4, insomma, rappresenta la volontà di rifondare il canone dell’action, di allargarne i confini abbracciando un incedere più avventuroso e meno volto ai combattimenti troppo forzati. Le premesse della trama sono interessanti e fanno capire da subito che ci si trova in una situazione nuova, rispetto al passato della saga. Kratos, come già detto, è invecchiato e ha anche un figlio, Atreus, un ragazzino inesperto che a inizio gioco muove i primi passi nel mondo della caccia e del combattimento. Tutta la trama principale è basata sul viaggio che Kratos e Atreus intraprendono per portare a termine un preciso obiettivo. Ed è nel corso di questo viaggio che il giocatore può scoprire qualcosa in più sul nuovo Kratos, abituarsi al suo cambiamento, anche caratteriale, osservarlo nel ruolo di padre e apprezzare il gran bel lavoro di sceneggiatura fatto dagli scrittori di Santa Monica Studio.

Il ritmo di questo nuovo God of War è molto particolare

Sicuramente più lento rispetto al passato della saga, ma comunque convincente per altri motivi. Il rapporto tra Kratos e Atreus è uno degli aspetti più belli da seguire, nel corso del viaggio, ma in generale è l’evoluzione dei tanti elementi di gioco a colpire, convincere, soddisfare. C’è il progresso della trama stessa, con l’aggiunta di nuovi dettagli man mano che si procede nell’avventura, c’è il progresso di Kratos, che può imparare nuove abilità di combattimento e diventare più forte con nuovi pezzi di equipaggiamento, c’è il progresso del gioco, che si apre a nuove possibilità grazie all’ottenimento di strumenti che permettono di sbloccare nuove situazioni. E tutti questi elementi, insieme, contribuiscono a rendere il viaggio estremamente affascinante e magistralmente cadenzato. Insomma, affrontando il nuovo God of War, man mano che si procede nell’avventura è tutto un susseguirsi di emozioni uniche che difficilmente potranno essere cancellate dalla memoria. A livello di gameplay le attività principali in cui il giocatore è coinvolto sono fondamentalmente tre: l’esplorazione attenta di nuove aree, il combattimento contro diversi tipi di nemici, la risoluzione di enigmi ambientali. L’esplorazione è abbastanza libera in alcune precise fasi del gioco e lo diventa totalmente dopo l’end game, ma ovviamente il risultato non è come quello di un classico open world. God of War per PS4 è un gioco che vuole anche un po’ guidare il giocatore, almeno finché non avrà completato la trama principale. C’è spesso modo di distrarsi dalla storia, ed è anche consigliabile farlo, perché è proprio grazie all’esplorazione e al completamento di missioni secondarie che è possibile ottenere esperienza utile a sbloccare nuove abilità di combattimento e pezzi di equipaggiamento indispensabili per rendere Kratos all’altezza delle sfide più ardue. Progredire con il protagonista, quindi, significa anche esplorare per bene tutto ciò che il gioco ha da offrire. Quindi, se si vuole diventare più forti, bisogna sfruttare al cento per cento il mondo di gioco, imparare a conoscerne tutti i segreti ed esplorarne tutti i posti più nascosti. Se fino a questo punto è evidente quanto questo nuovo capitolo della saga di God of War sia stato potenziato in ogni elemento con risultati molto positivi: è più grande, più longevo, più narrato, più profondo, più personalizzabile, è proprio nel momento in cui ci si focalizza sul combattimento e sui nemici che le cose si fanno meno univoche nel giudizio. Il totale cambio di visuale ha portato il gioco a trasformarsi da un action puro, quasi sul confine di un hack & slash, con tanto di indicatore delle combo portate a termine e telecamera fissa, a un videogame d’azione tattico in terza persona con visuale libera alle spalle, perfettamente in linea con le tendenze del momento. Il movimento è più lento, pur non essendo mai legnoso, ma si trascina dietro delle importanti limitazioni, come l’impossibilità di tenere sott’occhio l’intero campo di battaglia relegando all’uso di indicatori visibili e alle continue urla di Atreus la percezione dei colpi in arrivo dalle spalle. Per il resto la meccanica si basa sui classici elementi che sono presenti negli action RPG odierni: ci sono i colpi inferti dall’arma equipaggiata o dalla distanza attraverso Atreus, la schivata rapida e con capriola, la parata con tanto di contromossa se attivata al momento giusto, lo stordimento dei nemici indicato da una seconda barra che affianca quella della vita e che viene influenzata dai colpi in base alla tipologia di resistenza dell’avversario. Quando quest’ultimo valore raggiunge il massimo, il nemico può essere preso da Kratos dando il via a una piccola cutscene di esecuzione o a un quick time event che permette di infliggere un certo numero di colpi prima che il nemico si risvegli. Il problema è che, una volta maturato un tot di ore sul campo di battaglia, ci si rende conto che il combat system è nato dalla fusione di molte cose già viste che tutte insieme non riescono a soddisfare pienamente il giocatore più esigente o quello abituato ai vecchi ritmi della saga.

Purtroppo in questo nuovo God of War il set di mosse a disposizione è limitato e molto lento

Nella sua crescita ed evoluzione e dopo una decina di ore si prenderà coscienza che basta utilizzare sempre e soltanto poche combinazioni di attacco per proseguire senza troppi problemi. Nulla da dire invece sulla sensazione d’impatto e sul feedback dei colpi, e più in generale sulla coreografia degli scontri. Ottima invece la gestione di Atreus: il ragazzo ha dei comportamenti abbastanza aggressivi e partecipa sempre agli scontri in autonomia distraendo gli avversari per aiutarci con gli attacchi e risultando sempre molto efficace nel lancio delle frecce. Queste, oltre ad essere gestite in automatico dal personaggio, possono essere controllate direttamente con la pressione di un tasto e risultano cruciali sia per consentire di bersagliare e colpire una specifica tipologia di nemico, sia per rallentare e stordire tutti gli avversari. Per quanto concerne la “crescita” del personaggio, Kratos ha diversi modi per potenziarsi. Innanzitutto, vincendo gli scontri con i nemici guadagna punti esperienza, che possono essere spesi per acquistare abilità utili in combattimento. Queste abilità sono legate allo sviluppo della sua ascia Leviatano, che a sua volta va potenziata grazie all’ottenimento di appositi materiali. Più si potenzia l’ascia, più si sbloccano nuove abilità da acquisire tramite l’investimento dei punti esperienza guadagnati. Queste abilità sono fondamentalmente nuovi attacchi e/o nuove combo eseguibili in combattimento. Possono riguardare l’utilizzo dell’ascia o anche il combattimento “pugno e scudo” che comunque si rivela molto importante in diverse occasioni. Il Leviatano, poi, può essere arricchito da due attacchi runici: nel gioco se ne trovano diversi e sta al giocatore scegliere quali utilizzare ed è bene sottolineare che li si può cambiare in qualsiasi momento, come se fossero pezzi di equipaggiamento. Allo stesso modo in cui si può cambiare in qualsiasi momento il pomo dell’ascia, che è un vero e proprio pezzo di equipaggiamento, in grado di fornire miglioramenti alle caratteristiche basilari di Kratos, oltre a fornire abilità specifiche. Oltre al pomo dell’ascia Kratos può indossare e migliorare anche pezzi per il busto, le braccia e i fianchi, oltre a un talismano. Ciascuno di questi pezzi va a incrementare le statistiche del personaggio, che sono Forza. Kratos quindi non sale di livello semplicemente uccidendo nemici, ma diventa più forte migliorando la sua ascia, sbloccando nuove abilità e potenziando il suo equipaggiamento oppure ottenendone uno migliore. Dal punto di vista grafico, questo nuovo God of War è uno dei videogames meglio realizzati fino ad oggi, grazie al connubio di un’ottima realizzazione tecnica a una sensazionale direzione artistica. I modelli dei personaggi e dei nemici sono assolutamente eccellenti, così come lo sono molte ambientazioni. Anche le animazioni e la regia di alcuni momenti giocano il loro importante ruolo nell’appagamento audiovisivo che God of War è capace di generare. Molto buono anche il doppiaggio italiano, che va a coprire una mole di dialoghi davvero sorprendente per un episodio della serie. E questa, tra l’altro, è un’altra caratteristica molto apprezzabile e gestita in modo molto intelligente. Svariati elementi della “lore” di questo nuovo God of War e dell’interpretazione della mitologia nordica che Santa Monica propone, vengono raccontati in dialoghi tra i personaggi, che avvengono nei momenti in cui è più opportuno che avvengano, come quando ci si sposta in barca da un posto all’altro, senza quindi andare a sovrapporsi a momenti di gioco in cui si sta necessariamente pensando ad altre esigenze. Unico neo della produzione è l’assenza di una modalità multigiocatore online che a nostro avviso, nel 2018, è una componente fondamentale per la pubblicazione di un software.

Un titolo assolutamente imperdibile per i possessori di PlayStation 4

Tirando le somme, questo Nuovo God of War è un titolo assolutamente imperdibile per i possessori di PlayStation 4 in quanto spreme al meglio le potenzialità della piattaforma di gioco di casa Sony e catapulta i giocatori in un’avventura epica che è destinata a rimanere nell’Olimpo dei videogames. Da solo il nuovo God of War vale l’acquisto di una PS4, quindi, se siete videogiocatori incalliti o se siete ancora indecisi se acquistare l’ammiraglia da gioco del colosso nipponico, a nostro avviso questa è proprio l’occasione giusta.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 10
Sonoro: 9,5
Gameplay: 8,5
Longevità: 8,5
VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise

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Bloodstained Ritual of The Night, l’erede indiscusso di Castlevania

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Bloodstained Ritual of The Night venne concepito nel 2014 quando il celebre producer Koji Igarashi, lasciato Konami, fu subissato di richieste di fan che chiedevano a gran voce un nuovo gioco in stile Castlevania. Non potendo usare però il brand, essendo di proprietà di Konami, Koji si ritrovò nella difficile situazione di dover trovare una maniera per reinventare il genere di cui per anni fu considerato il padre spirituale. Appoggiandosi quindi al crowfunding, e di fatto all’aiuto di quei fan che tanto volevano un degno successore dell’intramontabile Symphony Of The Night, Igarashi cominciò il lungo, e altri, travagliato, sviluppo di quello che a oggi possiamo considerare il gioco che in molti avrebbero desiderato da moltissimo tempo. Inutile dire che se si è fan accaniti dell’originale Symphony of The Night è obbligatoriogiocare al più presto alla nuova opera di Koji Igarashi perché Bloodstained Ritual of The Night. Vi diciamo questo in quanto il titolo, disponibile su Pc, Xboxc One, Ps4 e Switch, altro non è che la summa di tutto ciò che è stato il ciclo di Castlevania negli anni in cui Iga lo ha diretto. Quindi non ci si trova solo di fronte a un seguito spirituale ma a una vera e propria autocelebrazione di un genere per mano del suo stesso produttore, ritrovatosi orfano della sua creatura ma non per questo deciso a rifulgere il proprio, storico, passato o a voltare le spalle alla sua fanbase. Se, invece, si è tra quella schiera di persone che non ha mai potuto o voluto affrontare l’immortale avventura di Alucard, potete prepararvi a comprendere l’arcana alchimia che permette a una produzione quale Bloodstained Ritual Of The Night, di risaltare in mezzo a un panorama ricolmo di titoli pregni di grafiche incredibili e narrazioni accattivanti, basandosi solo su un gameplay che dal 1997 a oggi ha caratterizzato un intero genere videoludico. Ma veniamo alla trama: alla fine del settecento, nel 1783 per la precisione, nel pieno della Rivoluzione Industriale, un gruppo di demoni attacca l’Inghilterra, compiendo dei terribili massacri. Per fermarli, una gilda di alchimisti crea gli shardbinder, ossia degli esseri umani con impiantati dei cristalli imbevuti di potere demoniaco. La gilda, in collaborazione con la chiesa, riesce a fermare i demoni, ma al prezzo di migliaia di vittime. Gli shardbinder infatti muoiono tutti nel rito di purificazione dei cancelli demoniaci. Solo due sono riusciti a sopravvivere: Gebel, uscito illeso dal rito, e Miriam, addormentatasi poco prima che questo iniziasse. Da allora sono passati dieci anni e i demoni sono tornati sotto la guida di Gebel, ormai quasi completamente cristallizzato. L’unica che può fermarlo è Miriam, perché capace di sfruttare i poteri dei cristalli demoniaci presenti nel suo corpo. Ad aiutarla il fido Johannes, un ex-alchimista redento, l’esorcista Dominique e il guerriero Zangetsu, il protagonista di Bloodstained: Curse of Moon (spin-off stile NES della serie), utilizzabile anche in Ritual of the Night.

Pad alla mano, sin dalle prime stanze si avverte tutta l’esperienza di Igarashi. I movimenti di Miriam sono molto simili alle movenze di Alucard (Il protagonista di Castevania Symphomy of the Night), c’è persino la scivolata tattica all’indietro e quella d’attacco in avanti. Il sistema di assorbimento dei cristalli è semplice ma intelligente: ogni volta che si incontra un nuovo nemico, dopo averlo sconfitto c’è una chance di ottenere un cristallo che si potrà assorbire acquisendo le sue abilità specifiche. Ci sono tanti tipi di cristalli, di attacco, di difesa, di supporto e via discorrendo. Essi vanno equipaggiati e hanno un consumo di MP variabile in base al tipo stesso al grado. Grado che aumenta in base al numero di cristalli dello stesso demone che verranno trovati, con un meccanismo simile a un incremento del livello delle abilità. Nelle prime aree di gioco c’è una grande sensazione di gratificazione, in quanto si potranno incontrare nemici quasi sempre diversi ogni due tre stanze e si potranno trovare tanti cristalli, in maniera tale da poter provare tutte le abilità ad essi connesse. Uccidendo i nemici si potranno trovare come loot anche tanti materiali e ingredienti che inizialmente non è chiaro come utilizzare, salvo poi capirne meglio i meccanismi dopo aver incontrato compagni della Gilda e personaggi che si offrono di aiutare la protagonista nella missione, che spiegano come combinare gli oggetti e craftarne di nuovi. In Bloodstained Ritual of The Night, come anche accadeva in Castlevania SotN, consultare la mappa è sempre essenziale per capire dove bisogna andare, per comprendere la conformazione delle stanze alte e per trovare punti chiave e stanze segrete. Queste contengono quasi sempre equip potenti, oggetti per aumentare il cap di HP ed MP o anche NPC. Tra le diverse aree si trovano, come in ogni Castlevania che si rispetti, dei corridoi separatori, e ad ogni nuova area corrisponde anche un cambio di musica in background e set di nemici. Talvolta potrà capitare di poter accedere contemporaneamente a più aree diverse, e generalmente il modo migliore per capire se si è scelto la strada giusta è saggiare la forza dei nemici: se servono più di quattro o cinque attacchi per eliminarli, generalmente è meglio battere in ritirata in quanto è richiesto un livello di potere più alto e si andrebbe incontro a morte certa.

Man mano che si andrà avanti nell’avventura ci si dovrà scontrare con mini-boss e boss di livello. Questi ultimi sono quasi sempre accompagnati da delle cut-scene e richiedono una buona dose di run ed eventuali morti per trovare la tecnica giusta per superarli. Il backtracking è presente in maniera preponderante, ma fortunatamente ci sono i ben noti portali che permettono, una volta trovati e attivati, di viaggiare velocemente tra gli angoli più remoti della mappa. E quindi, ogni qualvolta si sblocca una nuova abilità che permette di eseguire nuove mosse, quasi sempre bisognerà tornare indietro per accedere alle parti della mappa inizialmente precluse. In Bloodstained Ritual of The Night però c’è anche spazio per qualche piccola novità. Infatti, strada facendo si potranno trovare diversi NPC che propongono tante missioni secondarie, come la vendetta del marito ucciso da un particolare tipo di demone, o la raccolta di ingredienti e oggetti specifici. Queste missioni aggiungono ulteriore backtracking e quando se ne accettano più di una sarà facile confondersi o perdere di vista gli obiettivi. Fortunatamente gli sviluppatori hanno inserito un sistema di tracking che viene in aiuto con dei segnalini da posizionare sulla mappa. Bloodstained Ritual of The Night offre poi la possibilità di eseguire tante abilità e mosse speciali legate al tipo di arma brandita. E di armi ne esistono di varie categorie: spade corte e lunghe, pugnali, fruste, pistole mazze chiodate e persino opzioni per il combattimento a mani nude; e strada facendo troveremo delle librerie che ci svelano mosse segrete che aggiungono profondità al combattimento. Tra le novità implementate è bene evidenziare anche un sistema di assegnazione veloce delle abilità legate ai cristalli, che permette di cambiare rapidamente set di skill, pratica particolarmente utile nelle parti più avanzate del gioco quando i nemici si fanno più duri da abbattere e sfruttare le loro vulnerabilità diventa vitale. Da questo punto di vista il combattimento risulta più tattico e meno piatto rispetto al passato. C’è ampio margine anche nella customizzazione del personaggio, con armi, mantelli e accessori che hanno un impatto cosmetico ben visibile su Miriam. Inoltre, in un punto preciso del castello è presente anche un barbiere in grado di modificare l’acconciatura ed altri aspetti del look della protagonista. Come da tradizione poi, non manca nemmeno una vasta enciclopedia che abbraccia personaggi, luoghi e mostri che appagherà la sete di conoscenza dei puristi del genere. Immancabili inoltre gli shop di armi e oggetti ed il mitico barcaiolo in stile Caronte.

In termini di esplorazione e progressione, Bloodstained: Ritual of The Night è costruito in modo molto simile ad alcuni dei titoli della serie Castlevania già citati: c’è un’unica grande mappa, di cui molte zone diventano accessibili solo dopo aver sbloccato alcuni poteri specifici o dopo aver ottenuto certi oggetti, come il già citato doppio salto. Paradossalmente più si esplora, più la mappa sembra ampliarsi. Igarashi e i suoi hanno ottenuto questo effetto aumentando le diramazioni in modo graduale: non si arriva mai a sentirsi persi come accade in un Hollow Knight, ma in certi momenti non manca del sano disorientamento. Il tempo necessario per finire il gioco a livello Normal è noto, perché dichiarato dallo stesso Igarashi: una decina di ore. Si tratta in realtà di un abbaglio, nel senso che Bloodstained è costruito per essere esplorato in lungo e in largo e per essere finito più volte a diversi livelli di difficoltà. Parlando ora del comparto tecnico, il gioco ha fatto netti passi avanti durante il suo lungo sviluppo. Non poche erano le polemiche insorte per animazioni legnose, uno stile grafico vecchio ed effetti grafici non all’altezza della generazione attuale. Igarashi ha però saputo rispondere bene a queste critiche cambiando tutto a poche settimane dal lancio, presentando un cambiamento radicale quasi da notte a giorno per effetti e stile grafico. Alcune aree sono veramente belle a vedersi, con tanti effetti particellari e oggetti in movimento in background che danno decisamente vita e spessore allo stile 2.5D. La colonna sonora è chiaramente ispirata a quella dei precedenti Castlevania ed è sicuramente uno dei punti di forza dell’intera produzione. Unica nota veramente negativa è da associare alla traduzione in italiano, davvero di mediocre fattura. Sicuramente farà contenti tutti quei giocatori che non conoscono altre lingue, ma doversi andare a rileggere dei testi in inglese per capirli fino in fondo non è affatto una cosa buona. Tirando le somme, Bloodstained Ritual of The Night non è solamente il successore spirituale di Symphony Of The Night, o del filone dei Castlevania in due dimensioni che hanno popolato le console portatili nel primo decennio degli anni 2000, ma è soprattutto una produzione coraggiosa, fede delle proprie radici e in gradi di dimostrare che il genere ha ancora molto da dire, specialmente se al timone c’è uno dei suoi storici fondatori. Con un solido gameplay in grado di divertire oggi come ventidue anni fa e un level design sopraffino, l’ultima creazione di Igarashi non solo riesce a tenere testa a tutti i titoli usciti negli anni precedenti ma anche a ridefinire le basi del genere così come fu nel 1997 con la storia di Alucard. Se siete fan di Catlevania non giocare a questo titolo sarebbe un vero peccato in quanto incarna quanto di buono già visto in passato e lo eleva con alcune buone novità, con un gameplay fluido e con una trama avvincente.

GIUDIZIO GLOBALE

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Huawei lancia in Italia il primo smartphone 5G

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Huawei non sembra affatto intimorita dalle controversie con gli Stati Uniti e punta ancora al top della tecnologia con i suoi prodotti. Vi diciamo questo in quanto arriva in Italia il primo smartphone compatibile con le nuove reti cellulari di quinta generazione. Si tratta del Mate 20 X 5G, ed è stato presentato recentemente in un evento a Milano in cui il colosso cinese ha offerto rassicurazioni sulla piena funzionalità – presente e futura – dei suoi dispositivi. Rassicurazioni che arrivano dopo i timori suscitati in questi mesi dalla guerra commerciale tra Usa e Cina che aveva fatto finire Huawei nel mirino di Washington. Lo smartphone è una versione 5G del Mate 20 X, un dispositivo top di gamma con schermo Oled molto grande (7,2 pollici) e ad alta definizione. La differenza sta nella batteria, che si fa un po’ più piccola – da 5.000 a 4.200 mAh, ma promette di durare tutta la giornata – per far posto alle antenne grazie a cui funziona il nuovo chip 5G Balong 5000, sviluppato “in casa” da Huawei così come il processore Kirin 980, con cui lavora in tandem. Il comparto fotografico è composto da una tripla fotocamera posteriore sviluppata con la tedesca Leica (un sensore principale da 40 megapixel cui si aggiungono un grandangolare da 20 megapixel e un teleobiettivo da 8 megapixel). La fotocamera frontale è da 24 megapixel. Il telefono integra 8 GB di Ram e 256 GB di memoria interna, espandibile. Lo smartphone, nella finitura verde smeraldo, è già disponibile in preordine, e arriverà nei negozi degli operatori di telefonia mobile nelle prossime settimane. Il prezzo è elevato: sfiora i 1.100 euro. Proprio per l’imminente lancio in Italia, il produttore ha subito rilasciato il primo aggiornamento dedicato ai modelli commercializzati nel nostro Paese. La principale novità riguarda il miglioramento di uno dei tratti distintivi del terminale, ovvero la connettività 5G. Le nuove infrastrutture di rete muovono solo ora i primi passi nel nostro Paese con le offerte commerciali di TIM e Vodafone e non sorprende che uno dei primi smartphone 5G distribuiti in Italia abbia necessità di qualche affinamento software per sfruttarle al meglio. Per il resto, l’aggiornamento fa riferimento a due novità secondarie: la possibilità di rimuovere l’assistente vocale HiVoice, sostituendolo con Google Assistant, e la rimozione dell’app preinstallata Traduttore di Microsoft. Non manca una generica conferma sul miglioramento della stabilità e delle prestazioni del sistema del dispositivo Huawei. L’aggiornamento è attualmente in distribuzione in Italia, ha un peso di 689MB e può essere scaricato tramite la notifica OTA.

F.P.L.

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Crash Team Racing torna in grande spolvero

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Con Crash Team Racing Nitro Fueled Activision riporta sulle console di attuale generazione uno dei titoli più amati ai tempi della primissima Playstation, nel lontano 1999. Ma veniamo al dunque, il gioco propone in chiave moderna il Ctr originale, quello più amato e iconico, dotandolo di una grafica in stile cartoon moderna, ma mantenendo sempre il gameplay virtualmente identico al gioco originale, se non per qualche piccola miglioria e un paio di aggiunte per arricchire l’offerta. I poco dettagliati e pixellosi mondi del gioco originale lasciano così spazio a rivisitazioni fedeli nel design ma molto più ricche di colori, varietà e dettagli che regalano nuova linfa vitale a piste che negli anni ’90 risultavano essere spoglie e poco movimentate. Crash Team Racing Nitro-Fueled è assolutamente all’altezza dei prodotti contemporanei, sia come resa grafica, sia come fluidità in game, e il salto qualitativo di 3 generazioni di console, nonché 20 anni di evoluzione tecnica si fanno sentire davvero poco. Per giustificare maggiormente il comunque economico prezzo di 39,99 Euro, il team di Beenox ha inoltre pensato di aumentare ulteriormente il valore del prodotto aggiungendo, tra le altre cose, numerose piste dai sequel di CTR, nonché moltissime opzioni di personalizzazione e un multiplayer online appassionante e spassoso. L’idea di base del titolo originale era ovviamente quella di creare un degno avversario del famosissimo Mario Kart, e così fu. Adesso con questo remake il titolo offre quanto visto in passato ma elevato all’ennesima potenza, qundi: gare di pochi giri all’interno di spettacolari piste in scenari coloratissimi e folli in giro per il mondo, da castelli fino a deserti, dove 8 piloti del roster si affrontano su kart veloci e che possono guadagnare ulteriore velocità con i boost offerti dalla corretta gestione di derapate, partenze e salti. Il sistema di derapate, nello specifico, è molto diverso da quanto visto in giochi simili e vede i giocatori attivare il turbo a più riprese col giusto tempismo ad ogni derapata per sfruttarne al meglio l’effetto. Ovviamente non mancano i famosissimi power-up, componente imprescindibile di questo genere che contribuisce a rendere questi giochi titoli molto divertenti in compagnia: bombe, missili, pozioni trappola, scatole di TNT, scosse elettriche e turbo permettono ai giocatori di rimontare nei confronti di chi si trova davanti, portando spesso a photo-finish a sorpresa dove un giocatore che è stato per buona parte al comando può essere fermato all’ultimo momento da qualcuno che passa ad alta velocità con qualche folle power-up o che lo manda in testa coda con un bel missile. Questo modo di giocare rende Crash Team Racing Nitro Fueled un party game capace di dar vita a divertentissime sessioni tra amici sia in locale che online.

In ogni caso, se non si ha mai avuto l’occasione di provare il titolo originale, il miglior metodo per prendere familiarità con le dinamiche di gioco resta la “campagna”. Tale modalità di gioco è strutturata in maniera molto diversa da quanto visto in altri titoli del genere: qui Crash o il personaggio che si selezione deve affrontare diverse isole che fungono da hub, ognuna delle quali presenta varie piste in cui arrivare vincitori per poi battere i boss dell’area in una letale battaglia uno contro uno. Finito questo, è possibile affrontare sfide aggiuntive sui livelli già affrontati, come sfide a tempo dove bisogna cercare di fermare il cronometro il più spesso possibile raccogliendo casse con secondi bonus o le sfide CTR, dove bisogna battere la CPU raccogliendo le lettere C, T ed R nascoste in giro per i livelli. Queste sfide portano il giocatore a trovare le scorciatoie rischiose ma efficaci di ciascuna pista, preparandoli al meglio per le sfide competitive del multiplayer locale e online. La campagna di Crash Team Racing Nitro Fueled è davvero lunga se si decide di completare ogni sfida secondaria, ma come detto è un ottimo modo per conoscere al meglio ogni pista, diventa quindi molto consigliata a chi ha intenzione di puntare a competere. Per chi ha tali ambizioni, c’è l’ormai noto split screen fino a 4 giocatori in qualunque pista o modalità, ma soprattutto un supporto online abbastanza basilare ma incredibilmente spassoso e molto gradito, considerando che CTR non ha mai avuto ufficialmente una componente online. Anche questa componente è giocabile in split screen, permettendo ai giocatori di portare anche la propria squadra online. Insomma, il videogame ripropone fedelmente gameplay, campagna e opzioni multiplayer (ma con diverse novità) del gioco originale, il tutto con un’ottima resa grafica e tanti piccoli miglioramenti. Possiamo affermare senza timore di essere smentiti che questo gioco è la versione definitiva di uno dei kart racer più spassosi di sempre, capace quasi di rendere obsoleto e l’originale. Per chi si avvicina per la prima volta a Crash Team Racing, il titolo può sembrare come un banale clone di Mario Kart senza nessuna differenza degna di nota. Ma non è così, soprattutto per il modello di guida che riesce a combinare in maniera egregia una maneggevolezza arcade a un impressionante elemento tecnico di bravura. Il fulcro sta nel riuscire a concatenare derapate cercando di azionare nel momento giusto il boost generato da queste, per arrivare a passare praticamente tutto il giro sotto l’effetto del nitro. Anche Mario Kart e compagnia hanno un sistema di derapate turbo, ma le tante curve a gomito, i dislivelli e gli ostacoli di CTR uniti a questo sistema più complesso rendono il racer game di Crash e soci decisamente più tecnico, dove ogni giocatore può costantemente migliorarsi ed aumentare in abilità partita dopo partita. E vi assicuriamo che se si vuole dominare sarà necessario un duro allenamento, visto che per completare la storia al 100% o per avere una chance di vincere contro gli agguerriti avversari online bisognerà essere davvero a proprio agio con il meccanismo di derapate. Attenzione però, come già sottolineato più volte, Crash Team Racing Nitro Fueled non è però solamente una copia dell’originale CTR, poiché aggiunge anche diversi elementi dai sequel meno riusciti del gioco portandoli però nella struttura e nel gameplay pluripremiato del primo episodio. Spuntano così piste da Crash Nitro Kart e Crash Tag Team Racing, diversi nuovi personaggi, un’abbondanza di elementi cosmetici abbastanza numerosa ma anche e soprattutto il multiplayer online. La quasi totalità di questa saga si è giocata su console che nemmeno avevano una porta Ethernet, figuriamoci funzionalità online degne di questo nome. Bene, adesso grazie alle nuove tecnologie il gioco permette a giocatori di tutto il mondo di sfidarsi in qualunque pista del gioco. C’è ovviamente anche il multiplayer locale per divertenti sessioni casalinghe tra amici, ma il gameplay estremamente tecnico e caotico del titolo lo rende un’esperienza multiplayer online decisamente esilarante. Per chi non ha intenzione di mettere le mani sul comparto multiplayer e desidera godersi solo l’esperienza “classica” di CTR non c’è da preoccuparsi, visto che ogni oggetto di personalizzazione è sbloccabile anche in locale e non ci sono obiettivi esclusivi per la modalità online.

A livello di modalità di gioco, Crash Team Racing Nitro Fueled ne offre davvero tante. La modalità Arcade Locale è quindi quella che racchiude al suo interno la maggior parte dei contenuti del gioco e li offre sin da subito senza ulteriori attese. Gli unici elementi bloccati riguardano i piloti aggiuntivi, un totale di 25, tra cui i boss da sbloccare nell’Avventura, e le personalizzazioni dei kart, queste ultime puramente estetiche. All’interno della sezione arcade si potrà disputare una Gara Singola – scegliendo il numero di giocatori, di giri, il livello di difficoltà e se affrontarla in versione standard o speculare -, oppure ci si potrà cimentare in una delle 7 coppe presenti in “Gara di Coppa”, prendere parte alla modalità Battaglia, partecipare alle Prove a Tempo, gareggiare nella Corsa delle Reliquie, nella Sfida CTR o nella Sfida dei Cristalli. Chi ha giocato al capitolo del ’99 riconoscerà ogni singola modalità e si renderà subito conto di come l’offerta di Crash Team Racing Nitro-Fueled sia assolutamente completa e in linea con l’originale. Per chi invece si stesse avvicinando al titolo solo ora, ricordiamo che la modalità Battaglia consente di combattere in una delle 12 piste/arene disponibili esclusivamente in questa sezione. Qui si può scegliere se gareggiare a punti, colpendo gli avversari con le armi a disposizione, in una versione alternativa del “ruba bandiera”, collezionando il maggior numero di cristalli e così via. Insomma, la modalità Battaglia è a sua volta un gioco nel gioco ed è particolarmente adatta a tutte quelle sezioni multi player in stile party game senza dover badare alla qualità della guida. La Sfida delle Reliquie è invece una variazione della Prova a Tempo, dove si potranno migliorare i propri risultati aprendo le casse bonus in grado di congelare il cronometro. La Sfida CTR invece è una semplice gara nella quale, come già detto, bisognerà raccogliere le lettere C, T e R sparse per il tracciato, mentre nella Sfida dei Cristalli bisognerà raccogliere i cristalli viola sparsi nelle arene della modalità Battaglia. Ricordiamo che tutto ciò potrà essere giocato in multi player locale a schermo diviso sino a 4 giocatori, mentre la modalità online consente la partecipazione fino a 8 giocatori. Per quanto riguarda il comparto audio, i puristi potranno infatti scegliere se utilizzare la colonna sonora remixata o quella classica, inoltre, a livello di gioco potranno affrontare la campagna in modalità “classica” o Nitro-Fueled, potranno persino scegliere i modelli poligonali originali per i kart e i personaggi principali, rinunciando a qualsiasi orpello estetico che possa alterare l’esperienza. A questo grande richiamo al passato si contrappone l’aggiunta di personaggi del tutto inediti, fra cui alcuni che arriveranno nei prossimi mesi, per il titolo, una nuova schermata di personalizzazione del kart e persino un negozio giornaliero dove spendere le monete accumulate con le gare per poter acquistare skin, personaggi e pacchetti bundle.

Dal punto di vista tecnico i ragazzi di Beenox sono stati in grado di effettuare un lavoro di ricostruzione di livello altissimo. Questo significa che ogni pista, ogni arma e ogni personaggio sono delle copie 1:1 di ciò che era presente nel capitolo per PlayStation del 1999, ovviamente reinterpretati e restaurati in chiave moderna. I tracciati ripropongono lo stesso feeling degli originali, con curve e dossi ricostruiti con precisione millimetrica, quindi se si era già degli assi di Crash Team Racing ai suoi tempi, basteranno pochi minuti per ritrovare le stesse sensazioni dell’epoca e se la memoria non inganna si potranno anche sfruttare sin da subito tutte le scorciatoie presenti nelle mappe. Tirando le somme Activision e Beenox con questo Crash Team Racing Nitro Fueled hanno ridato vita a uno dei videogame più divertenti di sempre dove competizione, divertimento e adrenalina sono sempre presenti in ogni metro della pista. Insomma, come avrete dedotto leggendo il nostro articolo, se siete alla ricerca di un gioco da fare con gli amici, ma che offra una componente di sfida degna di questo nome, tante modalità e una grandissima varietà di tracciati, questo remake del classico CTR è proprio ciò che fa per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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