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Cronaca

"GOLDFINGER", SPETTACOLARE OPERAZIONE: 13 ARRESTI PER FURTO AL BANCO DI NAPOLI

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Il furto nella banca fruttò alla banda circa 15 milioni di euro, tra contanti, valori e preziosi contenuti all'interno di 165 cassette di sicurezza

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Tra questi anche un pericoloso pregiudicato romano, esperto nel violare complicati sistemi di allarme, coinvolto nel furto al caveau del Palazzo di giustizia di Roma, avvenuto nel luglio 1999, e accostato in passato anche alla banda della Magliana.

di Cinzia Marchegiani

Foggia ( FG ) – Battezzata "Goldfinger" l’operazione complessa e superinvestigativa quella conclusa la mattina del 10 marzo 2015 dalla Polizia di Stato pugliese, che ha portato all'arresto di 13 persone, 9 in carcere e 4 ai domiciliari, e alla notifica di due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Il gruppo, formato da appartenenti alle malavite foggiana e romana, è accusato in particolare di aver compiuto il furto al caveau del Banco di Napoli, effettuato a Foggia nel marzo 2012, e di aver tentato un analogo colpo a due gioiellerie del centro commerciale "La mongolfiera" nell'agosto dello stesso anno.
L'indagine nasce dall'intuizione di un poliziotto della Mobile. Durante il sopralluogo successivo al furto nel caveau, l'agente si accorse che per due volte passò davanti alla banca un pregiudicato già condannato in passato per reati di quel genere. Insospettiti da quella strana coincidenza gli investigatori misero sotto controllo l'uomo, scoprendo l'organizzazione di cui faceva parte e il suo modus operandi.
L'operazione è in realtà l'epilogo di due indagini distinte, una svolta singolarmente dalla Squadra mobile di Foggia, l'altra in collaborazione con gli omologhi uffici di Bari e Lecce, entrambe con la supervisione del Servizio centrale operativo (Sco) di Roma.

La prima inchiesta ha fatto luce sull'attività di un'organizzazione criminale specializzata in furti ai caveau. Il furto nella banca fruttò alla banda circa 15 milioni di euro, tra contanti, valori e preziosi contenuti all'interno di 165 cassette di sicurezza. Il furto al caveau fu portato a termine grazie alla complicità di alcune guardie particolari giurate che aiutarono i criminali ad acquisire informazioni preziose, in particolare accedendo nei locali della banca in orari non consentiti. In quel modo i ladri riuscirono a clonare la centralina che gestiva gli allarmi, duplicando le chiavi elettroniche che gestivano l'apertura delle porte.
Nel caso dei furti non portati a termine nelle gioiellerie, fu proprio l'irruzione all'interno del covo della banda ad interrompere l'azione e a permettere di identificare diversi componenti del gruppo. Tra questi anche un pericoloso pregiudicato romano, esperto nel violare complicati sistemi di allarme, coinvolto nel furto al caveau del Palazzo di giustizia di Roma, avvenuto nel luglio 1999, e accostato in passato anche alla banda della Magliana.

La seconda indagine, che ha visto la collaborazione delle Squadre mobili di Foggia, Bari e Lecce, ha portato all'arresto degli appartenenti a un gruppo criminale, composto da pregiudicati baresi e foggiani. La banda è stata riconosciuta responsabile dell'assalto al furgone portavalori avvenuto a Cerignola (Foggia) il 6 dicembre 2013, nel corso del quale, dopo un conflitto a fuoco, fu sottratto circa un milione e mezzo di euro.
Gli investigatori sono riusciti ad individuare gli appartenenti a questa organizzazione grazie a un'indagine strettamente tecnica, fatta di una attenta analisi dei tabulati telefonici.
Il tutto è iniziato dall'attività svolta sulle celle telefoniche della zona in cui fu tentato un assalto nella zona di Lecce. Le stesse utenze telefoniche furono riscontrate nella zona del colpo portato a termine a Cerignola, e dagli sviluppi dell'indagine gli investigatori sono arrivati agli arresti di questa mattina. Entrambi i colpi furono effettuati utilizzando tecniche paramilitari e i micidiali fucili d'assalto Kalashnikov. Altri tre componenti del gruppo di fuoco erano stati già arrestati nel gennaio 2014.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, furto, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi da guerra.

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Milano, pusher tenta di sfuggire ai Carabinieri gettandosi nel fiume: arrestato dopo essere stato salvato

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MILANO – Nel pomeriggio di ieri, i Carabinieri della sezione Radiomobile della Compagnia di San Donato Milanese hanno arrestato in flagranza per  “resistenza a P.U. e detenzione illecita di stupefacenti” un marocchino classe 1990, domiciliato a Milano, pluripregiudicato per reati della stessa specie.

I Carabinieri, mentre transitavano sulla SP415 all’altezza di via fiume Lambro, intimavano l’alt ad una autovettura Fiat Panda sospetta. Il passeggero, per sottrarsi al controllo degli operanti, scendeva dal veicolo fuggendo a piedi nella boscaglia per poi immergersi nel fiume Lambro, senza riuscire a raggiungere l’altra sponda per via dell’acqua alta.

Pertanto è tornato in direzione del militare capo equipaggio che lo aiutava ad uscire dal corso d’acqua, fermandolo in sicurezza.

I Carabinieri notavano che durante l’immersione l’uomo gettava in acqua un involucro contenente un panetto di eroina di 525 grammi, che veniva recuperato e sottoposto a sequestro.

Nella stessa circostanza, invece, il conducente del veicolo riprendeva la marcia imboccando la Tangenziale Est in direzione Bologna venendo tamponato da un tir all’altezza del cavalcavia in via Bagnolo Sorigherio, pertanto abbandonava l’autovettura facendo perdere le proprie tracce nei campi limitrofi.

L’arrestato è stato portato presso la casa circondariale di Milano San Vittore, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

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Rieti, in manette due pusher: gestivano lo spaccio da una abitazione del centro storico

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RIETI – Gli Agenti della Squadra Mobile della Questura di Rieti hanno arrestato due reatini, C.V., una donna di 42 anni e F.M., un uomo di 31 anni, resisi responsabili del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Gli investigatori della Polizia di Stato, nell’ambito dei servizi di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, intensificati dal Questore di Rieti, Dott.ssa Maria Luisa Di Lorenzo, sono venuti a conoscenza, nei giorni scorsi, che in una abitazione del centro cittadino vi era un insolito movimento di giovani reatini che, senza apparente motivo, entravano ed uscivano più volte nella giornata dall’appartamento segnalato.

E’ così che gli Agenti della Squadra Mobile hanno attivato immediatamente una serie di appostamenti e pedinamenti nei pressi dell’abitazione “attenzionata”, di proprietà di una donna, C.V., già nota agli investigatori reatini per aver commesso alcuni reati contro il patrimonio.

Nella serata di ieri, gli uomini della Polizia di Stato hanno notato entrare nell’appartamento oggetto di controlli, F.M., un uomo conosciuto dagli Agenti poiché resosi responsabile in passato di reati contro il patrimonio ed in materia di stupefacenti, dopo che lo stesso aveva occultato all’interno dei suoi pantaloni un pacchetto sospetto.

Gli Agenti della polizia di Stato hanno poi notato lo stesso uomo che dalla finestra dell’appartamento controllava con preoccupazione la strada sottostante ed hanno deciso quindi di fare irruzione nell’abitazione sorprendendo la donna C.V., avvisata dal complice, mentre stava gettando dal terrazzo un involucro, identico a quello portato nell’abitazione da F.M., immediatamente recuperato dagli Agenti e contenente 50 grammi di cocaina ed un bilancino di precisione.

La successiva perquisizione domiciliare effettuata nelle abitazioni dei due spacciatori ha consentito di rinvenire altra cocaina, sostanza da taglio, materiale per il confezionamento delle dosi, ed oltre 2000 Euro in contanti, probabile provento delle attività di spaccio attuate dai due reatini.

C.V. ed F.M. sono stati quindi arrestati e messi a disposizione della locale Autorità Giudiziaria che ha disposto, per entrambi, il regime degli arresti domiciliari, in attesa di rispondere del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente.

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Applausi per Mattarella e Zingaretti al centro vaccinale dell’EUR “Nuvola di Fuksas”

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Visita in mattinata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al centro vaccinale allestito alla Nuvola di Fuksas all’Eur. Ad accompagnare il Capo dello Stato nella visita di circa mezz’ora è stato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. 

Mattarella ha visitato la sala d’attesa, la sala del Triage, quella per la somministrazione dei vaccini, per l’attesa post-vaccinale e, infine, lo spazio dedicato al rilascio del certificato vaccinale.

Presenti oltre a Zingaretti, a Fuksas e alla moglie Doriana, anche l’ad di Eur Spa Antonio Rosati, l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato, il dg dell’As Rm2 Fori Degrassi. Il presidente Mattarella si è complimentato per l’organizzazione e l’efficienza del centro.

Mattarella, al termine della visita all’hub vaccinale, mentre si stavano effettuando alcune vaccinazioni è stato applaudito da lavoratori e cittadini presenti. Il capo dello Stato, a quanto riferisce chi era presente, ha rivolto diverse domande sul funzionamento della struttura e ha salutato da lontano i presenti rivolgendo un messaggio di speranza: “Teniamo duro, ce la faremo”.

“Oggi abbiamo accolto il Presidente Mattarella alla Nuvola di Fuksas che ospita uno dei più grandi centri per somministrare i vaccini anti Covid in Italia. Lo ringrazio per questo atto di sensibilità e vicinanza verso le operatrici e gli operatrici della sanità del Lazio impegnati nella grande campagna vaccinale in questo luogo simbolo dell’Italia, dove si può arrivare fino a 4 mila somministrazioni al giorno. Con gli altri centri vaccinali è una vera fabbrica della speranza”. Così il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

“Il Lazio è rimasto in zona gialla e questo è importante per la nostra economia, ma continuiamo a tenera alta la guardia e a rispettare le regole. La campagna vaccinale va avanti, liberiamo l’Italia dal Covid per tornare a vivere”. Così il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Zingaretti questo pomeriggio inaugurerà un altro centro vaccinale con il ministro della Salute Roberto Speranza alla stazione Termini di Roma.

Scotti: ‘Solo 10 vaccini per medico a settimana. Ritardi regioni’  – Solo 10 dosi di vaccino anti-Covid a settimana: sono quelle al momento disponibili per ogni medico di famiglia nelle regioni in cui si è avviato il coinvolgimento dei camici bianchi nella campagna di vaccinazione. Lo spiega all’ANSA il segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti, precisando che sono ancora poche le regioni partite con la vaccinazione negli studi o asl sulla base di accordi territoriali. In questa prima settimana, “stimiamo in circa 100mila le dosi arrivate ai medici nelle regioni partite. Un numero ancora scarso, mentre va sottolineato il ritardo di varie regioni”, afferma.

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