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Editoriali

Governo Conte bis nel porto delle nebbie: navigazione a vista verso lidi ignoti

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Dio gliel’ha data e guai a chi gliela tocca. Naturalmente si sta parlando della poltrona

Come cozze saldamente attaccate agli scogli, così i compagni di merende, formato quadri-partitico: Pd, M5s, IV, e Leu si sono incollati alle poltrone di Montecitorio e nascondendo le loro intime vergogne sotto la foglia del fico Covid-19, esalano lo sdegno e la scarsa considerazione verso il popolo sovrano.
Sono tanti molluschi con branchie che li fanno respirare laddove il cittadino soffoca, hanno pure loro le lamelle e assorbono tanto ossigeno incuranti del rantolo che s’ innalza dai sottofondi della povera gente. Di cozze ce ne sono di tante specie ma la specie politica è altamente invasiva, si rigenera facilmente e sopravvive oltre la scadenza del mandato. Molti di questa prosperano in aree inquinate e la cronaca non smette di raccontare episodi di collusioni, corruzioni e malcostume. Molti di loro sono la causa dello sfacelo della Repubblica perché trattengono e coltivano intorno a loro microorganismi di malaffare.

Un governo che naviga a vista verso lidi ignoti

A buona ragione c’è chi chiama questo governo quello del giorno del poi e dell’anno del Mai
Quanti decreti leggi giacciono in attesa di conversione? Quanti altri attendono la pubblicazione?
Il 20 maggio c.m., è stato pubblicato il Decreto Legge n.34 del 19.05.2020 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Ogni italiano sa a memoria, grazie alle ripetute “apparizioni a reti unificate, trasmettendi contorti soliloqui del presidente del Consiglio, che dai primi di marzo non ha mai smesso di annunciare “l’imminente” avvio di provvedimenti legislativi per il rilancio del paese. Ancora fischiano nelle orecchie degli italiani cifre iperboliche come 100 miliardi, 150 miliardi, 400 miliardi e miliardi ad libitum, miliardi virtuali. Non si spiega come mai dopo tutti questi miliardi molti alberghi ed altrettanti ristoranti e non solo sono stati messi in condizioni di non potere mai più riaprire.
Che questo governo stia navigando a vista ce lo dice una notizia insignificante pubblicata dal Corriere della Sera e cioè:” Nell’ultimo monitoraggio del Ministero della Salute sui dati dell’emergenza coronavirus in Italia sono spariti 1.390 decessi”. Il governo Conte di queste sparizioni non poteva accorgersi. Da febbraio tutti i suoi ministeri stavano lavorando alacremente per arruolare stuole di tecnici, esperti, consulenti, virologi, epidemiologi, analisti e tutto il parentado per risolvere il problema della disoccupazione. E così è riuscito a sistemare i cassaintegrati…… !

Un governo incagliato nel bassofondo del porto delle nebbie

Porto delle nebbie è una etichetta che segnava un periodo infelice che, per decenni, distingueva la procura di Roma per un suo mondo, dove, come lo descriveva la Repubblica allora “sfumava, si insabbiava, finiva nella melma delle prescrizioni, delle avocazioni, delle inchieste di cui non si sapeva più che fine facessero.” Si sperava che quella nube tossica che copriva la procura della Capitale con lo scorrere del tempo avesse perso la sua spinta corruttiva. Vana delusione. Quelli erano i tempi in cui i vertici della magistratura dipendevano anima e corpo dai principali partiti di governo.

Oggi non è cambiato nulla, al contrario l’atmosfera si è imputridita

Valerio Onida , in un articolo intitolato “ Politica e giustizia: problemi veri e risposte sbagliate” apparso su il Mulino poco tempo fa, scriveva: «In Italia la sovranità è oggi passata dal Parlamento al partito dei giudici» e più avanti calcando la mano: «Il Parlamento fa le leggi, ma in Italia se le leggi non piacciono al partito dei giudici della sinistra, questo si rivolge alla Consulta» Proprio in questi giorni non si parla d’altro che del partito dei giudici. Carlo Maria Capristo, il Procuratore di Taranto arrestato per corruzione in atti giudiziari. Nell’inchiesta di Capristo sono coinvolti un ispettore di Polizia oltre a tre imprenditori. Non è sfuggito all’indagine il procuratore di Trani Antonio di Maio. Il quadro losco non finisce qui perché l’ex pm Di Giorgio, è finito in carcere perché accusato d’avere minacciato politici e cittadini. A condire questa melma putrefatta volano e coprono ogni Covid-19 i chat di Palamara con commenti colorati su Salvini, chat tra magistrati; inquietante il chat tra Palamara e la pm
“Se mi dai buca chiamo Travaglio” e per non dilungare oltre fanno molto riflettere le intercettazioni sui nomi pesantissimi di giornalisti.

Il CSM è in frantumi e la ANM in macerie. La Penisola affonda

Faraone, d’Italia Viva, a Stasera Italia ha dichiarato che Renzi ha dovuto ingurgitare la sfiducia a Bonafede solo ed unicamente per il bene dell’Italia. Ma per cortesia, smettetela di trattare gli italiani come se fossero tutti dei gonzi. Totò il nazionale avrebbe risposto a Renzi, “ Ma mi faccia il piacere, onorevole Trombetta” Fatevi un esame di coscienza e ammettetevi che siete semplicemente patetici.

Temperatura di ebollizione ed il salto della pentola

Ovunque si vada, all’entrata ci si trova il commesso pronto a misurare la temperatura. Dalla parrucchiera come in fabbrica, in chiesa come nel supermercato, in banca come in un centro ricreativo, non si entra, giustamente, se si ha una temperatura uguale o superiore a 37,5°. E’ diventato un rito obbligatorio imposto dai super burocrati della Protezione Civile al servizio di Montecitorio.
Peccato però che a nessuno venga in mente di tenere sotto osservazione la temperatura della sopportazione sociale che sale sempre e sta avvicinandosi a livelli di ebollizione rischiando di provocare il salto della pentola.

“La quiete prima della tempesta”

La disperazione della gente si confonde con agitati rumori di sottofondo. I vulcanologi la definirebbero un indice di esplosività vulcanica. I compagni di merende, formato quadri-partitico, che detengono il potere, pensano di sedare lo tsunami sociale con l’arruolamento di 60 mila assistenti civici, l’ultima trovata deficiente maturata nella mente dell’intelligente ministro Boccia. Tutt’altra cosa consiglia la saggezza politica. Non è igienico tirare troppo la corda. La fiducia nella politica, nella Giustizia e nelle istituzioni in genere, è stata rottamata. Come diceva Gino Bartali : «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!» Cambiare oggi per non morire domani.

Castelli Romani

Banca Popolare Valconca, salta la fusione col gruppo Banca Popolare del Lazio: l’analisi di un clamoroso “no”

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Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa

È clamorosamente saltata la fusione tra la Blu Banca (gruppo Banca Popolare del Lazio) e la Banca Popolare Valconca. Messi i pro e i contro sulla bilancia (e anche il nostro giornale è uscito con diversi interrogativi sul tema) i soci con la schiena dritta hanno impedito che questo matrimonio si perfezionasse, nonostante il bene placido di Banca D’Italia che in maniera fulminea aveva benedetto l’unione e sembra così voler proseguire a recitare il ruolo da protagonista di una tra le fiabe più famose al mondo: “La bella addormentata nel bosco”. Questo perché mentre dorme o peggio ancora finge di sonnecchiare, il gruppo Bpl continua a fare un po’ come gli pare, tentando gesta che vanno oltre le più temerarie intenzioni.


Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa quando la governance era composta da elementi con la schiena dritta che proprio per questa conformazione sono stati sbattuti fuori in favore di modellanti e accomodanti uomini mutanti (o mutandis) stampati sul modello delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.


Il 50,44 per cento dei soci, pari a 3.586.255 azioni, si è espresso contro la fusione, mentre il 46,74 per cento, pari a 3.323.169 azioni, a favore

«Si tratta di una vittoria abbondante – ha spiegato l’ex presidente Valconca Gianfranco Vanzini in un articolo di Corriere Romagna, contrario al progetto di fusione –. Con questo voto abbiamo sventato la morte della Banca Popolare Valconca. Ora vedremo se riusciamo a farla continuare a vivere», e sull’attuale Cda aggiunge: «Vedremo quali scelte prenderanno, se non faranno nulla oppure si dimetteranno. Certamente, almeno una riflessione dovranno farla».
E adesso Banca d’Italia come si muoverà? Il 5 ottobre scorso aveva rilasciato l’autorizzazione all’operazione di fusione e ora, terminata l’assemblea straordinaria dei soci e raccolto il sonante NO, chissà se la strada indicata verrà definitivamente archiviata (ricordiamo che la fusione era vista da tutti, direttore generale della Valconca Dario Mancini in testa, come l’unica possibile soluzione per dare un futuro alla Valconca).

Ebbene i soci Valconca, diversamente dai tanti Bpl, non hanno digerito la palese malconvenienza del cambio con le azioni Blu Banca. L’ex Vanzini ha spiegato chiaramente come con la fusione, il 93 per cento del capitale sarebbe stato di proprietà dei soci della Blu Banca, mentre ai soci dell’istituto di credito morcianese, sarebbe rimasto un 7 per cento. Un rapporto che si sarebbe senz’altro ripercosso sui dividendi futuri.

Nel frattempo a Mancini sembra non restare altro che addrizzare il tiro. Lui che due anni fa decantava la sana gestione Valconca e il bilancio in buona salute, lui che prima della fusione parlava di situazione compromessa a tal punto da vedere nella fusione la sola via d’uscita. Le sue prime parole a caldo dopo aver incassato la sonante stangata dai soci sono state: «La fusione non è passata e andremo avanti con le nostre forze». (Sicuramente la Valconca andrà avanti ma più di qualcuno non disdegna un periodo di commissariamento letto quasi come il classico periodo di riflessione tra due ex innamorati che preferiscono non rincollare i pezzi di una relazione ormai rotta. Mancini per mantenersi almeno apparentemente coerente ha aggiunto «Il fronte del no ha prevalso ma senza un motivo. Evidentemente la trasparenza non ha pagato. Andremo comunque avanti con forza».

E il presidente della Bpl Capecelatro che si era già “apparecchiato” nel Cda Valconca nonostante l’evidente conflitto d’interessi che cosa farà? Assaporato il pre aperitivo, non ha potuto apprezzare le portate più ricche… i soci hanno tenuto ben salde le redini di una banca che vuole mantenere la propria autonomia senza essere fagocitata da chicchessia o da certi strani soggetti il cui modus operandi poco trasparente è stato già messo nero su bianco in un verbale stilato, sembrerebbe obtortocollo, da Banca d’Italia che ha bacchettato la governance Bpl senza prendere provvedimenti concreti per “punire” gli errori commessi dai singoli. Anzi c’è anche chi aveva il dovere di investigare ma ahinoi, invece, ha trovato un posto sicuro in banca per il suo pupillo. D’altronde non è la prima volta che lo diciamo: «I figli so’ piezz’e core».

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Economia e Finanza

Banca Popolare del Lazio, dalla lettera di “soci coraggiosi” alla fusione tra Blu Banca e Banca Valconca

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Ancora al centro dell’attenzione del nostro quotidiano la fusione tra Blu Banca – la collegata del gruppo Banca Popolare del Lazio – e la Banca Popolare Valconca. In questa fase il ruolo dei media è importante perché funge anche da archivio storico della cronaca e critica degli ultimi tempi e permette di trarre conclusioni ragionevoli e coerenti con i fatti. Nel caso contrario, con l’appiattimento dei media spesso assoldati ai poteri forti, la memoria svanisce e si resta in balia del buono e del cattivo tempo.
E così, siamo qui a ricordare con tanto di video ritrovato, le parole che neppure due anni fa spendeva per la Banca Popolare Valconca l’attuale direttore generale Dario Mancini che con soddisfazione parlava del rilancio della popolare con la sua identità, appartenenza e valori, parlava di riduzione dei crediti deteriorati di oltre 75 milioni euro e approvazione bilancio con buone prospettive per il futuro da presentare in quella che era la prossima assemblea dei soci.

L’INTERVISTA DEL 2020 AL DG DI BANCA POPOLARE VALCONCA

Oggi, lo stesso Mancini pieno di speranze che soltanto due anni fa parlava di rilancio, giustifica la fusione con Blu Banca come se fosse l’unica via d’uscita per garantire un futuro a Valconca che naviga in brutte acque.

Intervista AL DG DI BANCA VALCONCA DEL 2022

Una banca che con la fusione andrebbe a perdere definitivamente la sua identità come del resto ha detto l’ex presidente Valconca Gianfranco Vanzini che stiamo cercando per farci una chiacchierata e anche Federconsumatori Rimini Graziano Urbinati che ha espresso preoccupazione per i soci Valconca e per questa fusione.

L’Osservatore d’Italia con questo “richiamo” giornalistico ha inteso mettere a confronto anche questi due spezzoni di video per capire meglio l’evoluzione di una banca “sana” due anni prima e che due anni dopo si trova talmente sull’orlo del default e che deve affrettarsi a garantirsi un futuro con la fusione con Blu Banca, costola del gruppo Banca Popolare del Lazio presieduta dal notaio Edmondo Maria Capecelatro che con grande sorpresa siede addirittura nel Consiglio di amministrazione della Banca Popolare Valconca. Strane coincidenze. A breve usciremo con una nuova puntata…

DI SEGUITO TUTTI GLI ARTICOLI DE L’OSSERVATORE D’ITALIA SU BANCA POPOLARE DEL LAZIO

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Editoriali

Passeggiando per Roma tra puzza, degrado e… tanti turisti in giro

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Se solo fossero gli svizzeri o i francesi o i tedeschi a gestire tale incomparabile unico contesto architettonico e storico

Roma, domenica 9 ottobre, una giornata splendida con una temperatura di 25 gradi. Via Tuscolana, terzo mondo, ma non ci sono più sui marciapiedi le bancarelle e la pista delle bicilette si snoda funzionale, pur senza biciclette. Lo spettacolo della incredibile quantità di bidoni della spazzatura, quasi tutti sporchi luridi o sgangherati, è semplicemente desolante, terzo mondo!

Sono stato alla Università La Sapienza dove si leva il Monumento di Amleto Cataldi agli studenti caduti nella prima Guerra Mondiale, inaugurato solennemente il 1920 e da allora mai curato o manutenuto. Ora grazie al nuovo Rettore, una donna, la professoressa Polimeni di concerto con l’arch Marino, una donna, direttrice dell’Istituto Centrale per il Restauro ne hanno affidato i lavori di ripristino che saranno terminati il 30 ottobre: una folta schiera di tecnici ne sorveglierà lo svolgimento.

Passando sul Lungotevere davanti alla Sinagoga ho notato molto movimento; essendo ottobre si pensa alla festività del Kippur. Ho lasciato mia moglie in macchina in un parcheggio libero un pò distante e mi sono avviato verso l’antico Ghetto, passando, ricordo, per Via del Pellegrino: uno scorcio di Roma antica unico, irripetibile, splendidi palazzi e chiese e piazzette: quante sensazioni! Tanti turisti in giro. Ma incredibile il degrado e l’assenza totale di manutenzione; in un angolo un mucchio di immondizia, cartacce un pò dovunque, perfino erbacce in quantità lungo i muri: sotto un portico addirittura un letto con valige, cuscini, ecc. A Roma antica, oggi! bisognerebbe introdurre di nuovo almeno la berlina ed esporre al pubblico ludibrio i colpevoli di tale disastro, altrimenti le cose non cambieranno mai! Vengono a mente le parole di Goethe scritte nel lontano 1786: “questo popolo pur vivendo in mezzo alle magnificenze e alla maestà della religione e dell’arte, non è dissimile di un capello da quel che sarebbe se vivesse nelle caverne e nelle foreste”. Nulla è mutato. Quale emozione e quale atmosfera: se solo fossero gli svizzeri o i francesi o i tedeschi a gestire tale incomparabile unico contesto architettonico e storico! Arrivo al Ghetto, è un luogo in cui sostare e guardarsi attorno è una emozione. Quanta gente. Mi avvicino a qualcuno e chiedo: mi spiegano che il Kippur è passato da pochi giorni, oggi è la giornata del quarantennale dell’attentato alla Sinagoga, una commemorazione solenne di quel fatto terribile in cui vi fu anche la morte di un bimbo. Mi commuove vedere bimbi con la kippah: fortunati, mi dicevo. Scoperto il motivo dell’assembramento, rifaccio un percorso che amo fare e cioè imbocco Via della Reginella: un vicoletto la cui sola vista suscita pensieri e ricordi e ti avvolge in un‘atmosfera particolare. Davanti agli usci delle abitazioni ogni tanto vedi le cosiddette pietre di inciampo e cioè quelle piastre di ottone quadrangolari di circa 10×10 cm conficcate nel terreno dove è scritto un nome, delle date e delle località; sono le vittime di quell’immondo e ladro kappler nazista:16.X.1943 Auschwitz.
Al termine di via della Reginella si apre una piazzetta e al centro lo spettacolo che veramente trasporta in un mondo differente di bellezza e di perfezione: la cinquecentesca Fontana delle Tartarughe: quale gioia degli occhi e quale godimento, quale fortuna poterla ammirare, integra, ancora oggi: è qui che si dovrebbero collocare i carri armati a protezione di tali tesori unici al mondo! Torno indietro e vado all’incontro di un mio figlio. Stiamo un pò assieme ad una delle tante trattorie dei vicoli della Roma di Via Monserrato. Anche qui quale atmosfera impagabile ma anche qui, guardandoti attorno, si rimpiangono gli svizzeri o i francesi o i tedeschi a gestire tale incomparabile eccezionale patrimonio! Poi andiamo alla residenza dei miei in Via Po. Mentre ci intratteniamo, noto un palazzone in vetro di quattro o cinque piani dove in caratteri cubitali sulla facciata è scritto: ISTITUTO NAZIONALE PER L’ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE: mai sentito nominare, che cosa sarà mai? ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE! …

Alla fine verso Campo dé Fiori, una visita al caro Giordano Bruno: quel mercato che si svolge tutti i giorni dalle 6 di mattina alle cinque-sei di sera in quella piazza miracolosa nel cuore della Roma secentesca è un semplice abbominio, a parte la triviale oggettistica che pure vi si offre in vendita: ma come si può accettare oggi ancora che un tale inverecondo, perfino impudico, spettacolo si possa offrire agli occhi della Storia e delle migliaia di visitatori in quel luogo magico e pieno di malia? Non si immagina quello che avviene alle 6 di sera quando i camion e i furgoni della nettezza urbana e il personale addetto intervengono per la pulizia della piazza: rumori, emissioni di fumi, grida, i bancarellieri che ricaricano nei furgoni le loro mercanzie, una baraonda indescrivibile, indegna, immeritata per tutti, e i turisti che assistono stupiti, ogni sera! Voglio ricordare la storiella a chi non la conosce. Piazza Campo dé Fiori da sempre, come testimoniano i quadri dei pittori dell’epoca, era luogo dove quasi ogni mattina le contadine in numero di tre-quattro-cinque andavano a vendere i propri prodotti verdure, frutta, ecc. Alla fine del 1800 una quantità di uomini di lettere e di cultura decise di erigere una statua in onore del martire del libero pensiero Giordano Bruno, bruciato vivo dalla Chiesa proprio in questa piazza nel 1600 perché ‘eretico’ cioè dissidente! Fu dato incarico allo scultore Ettore Ferrari di realizzare l’opera. Il Vaticano, che aveva già subito l’usurpazione del 20 settembre 1870, considerò l’iniziativa un ulteriore torto alla propria storia e si oppose con tutti i mezzi. La cultura ebbe il sopravvento e il monumento fu eretto dove oggi si trova. Allorché una trentina di anni dopo, in epoca mussoliniana, in lunghe trattative nel 1929 si addivenne alla firma del famoso Concordato Chiesa-Italia, la questione di Giordano Bruno tornò in auge: la statua va rimossa, imponeva il papato, è un’offesa. Mussolini, forse erano gli originari sentimenti socialisti e di libertà ancora presenti in lui, si oppose alle mire pretesche; allo stesso tempo, non voleva né poteva opporsi eccessivamente. E si addivenne ad un compromesso che accontentò le due parti: Mussolini impose che Piazza Campo dé Fiori dalle 6 di mattina fino alle sei di sera, ogni giorno dell’anno, fosse data in concessione ai commercianti romani muniti di regolare licenza per la vendita dei loro prodotti e il Papa definì Mussolini, ‘uomo della Provvidenza’ e rispose alla iniziativa mussoliniana santificando due anni dopo Roberto Bellarmino, l’inquisitore assassino di Giordano Bruno. Effettivamente è avvenuto che la figura di Giordano Bruno a seguito delle tende e delle bancarelle e dei rifiuti che quotidianamente si accumulano ai suoi piedi, è diventata invisibile: si può ammirare solo a partire dal tramonto. Si attende che qualche politico attento, possibilmente il sindaco del Municipio o di Roma Capitale, si faccia promotore finalmente del ripristino dei luoghi originari e della cancellazione dell’abbominio attuale e degrado.
Ci congediamo da nostro figlio e famiglia e nella via che da Campo dé Fiori immette a Piazza Farnese assistiamo ad un altro spettacolo fuori del comune: avevo già notato la grande quantità di turisti e tutte le trattorie e locali quasi tutti pieni di avventori. Ora qui davanti al ristorante ‘da Fortunata’ dove tutti i tavoli dentro e fuori erano impegnati, vi erano almeno cinquanta persone in piedi, in attesa di qualcosa. Chiedo come mai tutti in fila là fuori. La risposta è: in attesa che si liberi qualche posto al ristorante!

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