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Governo, sale lo spread e Di Maio accusa Salvini. Giorgetti: “Dopo il 26 andare avanti è insostenibile”

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Lo spread sale a 282 punti. E finisce sulla ribalta della campagna elettorale. Non tanto perché Nicola Zingaretti accusa il governo di alimentare la crisi, tanto che di questo passo “non ci saranno più i soldi per scuola e sanità”. Quanto perché è Luigi Di Maio ad accusare Matteo Salvini di far salire il differenziale, con “sparate irresponsabili” che mettono a rischio l’economia. Il leader della Lega va ripetendo – e lo rivendica – che “è un dovere superare i vincoli europei, non solo il 3% di rapporto deficit Pil ma “infrangere anche il 130-140% di debito”. E il M5s, dopo averlo accusato di alimentare la tensione nelle piazze, gli addossa l’aumento dello spread. Se si litiga così, dopo il 26 per il governo andare avanti “è insostenibile”, scuote la testa Giancarlo Giorgetti. “Ma si può ripartire”, aggiunge prudente. Il leader della Lega mobilita tutte le energie dei suoi per mettere in campo proposte “concrete” per la volata finale verso il voto. Vuole superare il 30%: il M5s vuole impedirglielo o almeno limitare la distanza dalla Lega. Perciò Salvini prova a chiudere Di Maio nel recinto della sinistra con l’accusa di “intelligenza” con il nemico Pd.

Di Maio si ribella: “Sono subdoli, Dio ce ne scampi”. E’ Salvini, affermano dal Movimento, a frequentare gli stessi salotti dei Dem: ha anche abbandonato, nota Di Maio, le felpe per “l’abito buono” della casta. Dai palchi al Parlamento è un attimo. Salvini annuncia sgravi al 100% per le auto aziendali e dei professionisti. La Lega lavora a una flat tax al 5% su tutti gli aumenti di stipendio. Il ministro dell’Interno si prepara ad annunciare una nuova proposta della Lega da realizzare “entro l’anno per tanti italiani in difficoltà”. Tra i leghisti massimo riserbo. Ma emergono i profili di una proposta fiscale che intervenga là dove il reddito di cittadinanza non è arrivato. La famiglia è il nuovo terreno di scontro. Alla vigilia della riunione di Di Maio al ministero con il forum delle famiglie, per elaborare una proposta da coprire con il miliardo risparmiato dal reddito, il ministro leghista Lorenzo Fontana, non invitato al tavolo, presenta alla Camera due emendamenti al decreto crescita proprio sulla famiglia. Le coperture? I soldi risparmiati dal reddito. La prima proposta è aumentare il bonus bebè da 80 a 110 euro per il “ceto medio”, chi guadagna fino a 35mila euro di reddito. E la seconda è una detrazione fiscale al 19% per spese fino a 1800 euro annui per pannolini e latte. “Finalmente proposte concrete”, esulta Salvini, che indica il modello francese. Ma il M5s lo accusa di plagio: “Copia solo”. In effetti è anche una questione di tempi e tempismo, la campagna elettorale. M5s e Lega a stento si parlano e così rallenta tutta l’attività parlamentare. Rischiano di slittare a dopo le europee non solo il decreto crescita ma anche lo sblocca cantieri e il decreto per la sanità calabra (Di Maio accusa la Lega di voler bloccare un emendamento sulle nomine nelle Asl). Per risolvere i dossier più urgenti, il leader M5s invoca un vertice di governo.

Ma dalla Lega fanno sapere che Salvini non sente né Di Maio né Conte da dieci giorni, dall’ultimo Cdm sul caso Siri. “Fa l’offeso: vuole un invito in carta bollata?”, ribatte Di Maio. Giorgetti ammette che se lunedì in Consiglio dei ministri si vuole effettivamente decidere – come chiede la Lega – su Autonomia e decreto sicurezza, prima bisogna parlarsi. Un piccolo spazio ci sarebbe domani, con i due vicepremier nelle stesse ore a Roma. Ma Di Maio per ora chiude: “In Cdm non ci saranno flat tax e autonomia. Il dl sicurezza devo leggerlo”. Il premier Giuseppe Conte però ostenta tranquillità. Per ora in Cdm è in programma il nuovo capo della Guardia Di Finanza: sul resto si vedrà. “Il governo lavora in piena sintonia – afferma il premier – per realizzare progetti strategici, raggiungendo traguardi significativi per il rilancio del Sud”. E’ il Nord che invoca autonomia a sentirsi tradito, ribatte la Lega. “Sono esausto”, ammette Giorgetti. Tutto si ricomporrà, aggiunge. Ma a domanda sul voto a settembre risponde: “Sempre pronti”.

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Referendum sul taglio dei parlamentari, c’è molta confusione. Scivola la Mannoia che parla di stipendi ma c’è chi le ha risposto

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C’è molta confusione su questo Referendum che chiamerà gli italiani a scegliere su una netta riduzione dei parlamentari. Non si parla di taglio di stipendi ma riduzione dei rappresentati del popolo italiano senza che vi sia intorno una riforma costituzionale adeguata.

Fiorella Mannoia parla di stipendi dei parlamentari e fa confusione perché si potrebbero semplicemente ridurre gli stipendi senza intaccare il numero dei parlamentari…questa confusione non dovrebbe arrivare da un personaggio pubblico che può influenzare facilmente chi lo segue. Sarebbe opportuno fermarsi e documentarsi prima di cinguettare come ha fatto la grande Mannoia

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Scuola, l’ennesimo fallimento a 5 stelle: mancano insegnanti, bidelli e banchi. Studenti nel caos. La Lega presenta mozione di sfiducia per Azzolina e i sindacati manifestano il 26 settembre

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La Lega ha presentato in Senato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Nel documento, sottoscritto da tutti i senatori del Carroccio, si sottolinea che “la disastrosa gestione della scuola del ministro Azzolina sta tenendo in tensione famiglie, studenti e personale, un Ministro che ha perso molti mesi preziosi in chiacchiere, senza fornire alcuna certezza sul proprio destino a 8 milioni di studenti”.

Salvini: “La Azzolina è una sciagura”

“Abbiamo presentato in Parlamento – ha quindi spiegato il leader del Carroccio, Matteo Salvini – la mozione di sfiducia al ministro Azzolina che è una sciagura per la scuola italiana. Ci sono centinaia di migliaia di insegnanti, famiglie e studenti che non sanno cosa fanno, dove vanno, a che ora entrano ed escono, mancano i bidelli, gli insegnanti e i banchi. Non so se avete visto le foto delle scuole italiane coi bimbi che scrivono per terra”. Salvini ha quindi sottolineato che “noi, come Lega, è da marzo che avvisiamo il governo per stabilizzare i precari, comprare i termoscanner per misurare la febbre a scuola, senza rompere a mamme e papà Non ha no fatto nulla”.

Il M5s: “Dalla Lega un elenco di assurdità”

Per il M5s, però, la mozione contro la Azzolina “è l’elenco, nero su bianco, di tutte le assurdità che la Lega ha già ampiamente propinato in questi mesi agli italiani. E che giorno dopo giorno siamo stati costretti a smentire, supportati dai fatti. Una sintesi di accuse false all’operato del ministro, che culmina con la ridicola storia del suo presunto conflitto di interessi: niente di più strumentale”. Secondo il M5s, quindi, “mentre dentro e fuori le istituzioni ci sono persone che danno il massimo per una ripartenza il più possibile ‘normale’ considerata la situazione sanitaria, lavorando per l’interesse collettivo, Salvini e i suoi proseguono nel remare contro l’Italia, gridando sempre e comunque al caos”.

I sindacati confermano lo sciopero del 26 settembre

Intanto, i sindacati della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) hanno confermato lo sciopero del 26 settembre, anche se storcono il naso davanti all’utilizzo del termine e chiedono di chiamarla “manifestazione”. “L’iniziativa del 26 è solo una manifestazione non uno sciopero, chi parla di sciopero sbaglia”, ha infatti sottolineato Maddalena Gissi, esponente della Cisl, mentre per Francesco Sinopoli (Cgil) “noi vogliamo essere  protagonisti di questo cambiamento, la scuola così come è non ci piace e va cambiata”.

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Referendum taglio parlamentari, Walter Veltroni: ecco perchè voterò no

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Ultimi giorni di campagna elettorale in vista del voto di domenica e lunedì che vede sette Regioni e mille Comuni chiamati al voto oltre al test del referendum.

Ed è sfida aperta in Toscana, battuta a tappeto da Matteo Salvini a sostegno della candidata Susanna Ceccardi che sfida Eugenio Giani, candidato presidente del centrosinistra. M5s, alle prese con il caso Casaleggio, spinge sul referendum e da Luigi Di Maio arriva un nuovo appello per il sì. “Sul referendum tutto si gioca sull’affluenza. Per questo chiedo ai cittadini e, soprattutto ai giovani, di andare a votare domenica e lunedì perché è un’occasione che capita una volta sola: tagliamo 345 parlamentari della Repubblica. Passiamo da 945 a 600 parlamentari e lo facciamo per la prima volta nella storia con un referendum che riguarda solo questo, senza quindi altri argomenti o trabocchetti”.

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti smentisce le indiscrezioni di stampa che vorrebbero un patto tra lui e Conte per affrontare il dopo-voto.

Intanto a intervenire è l’ex segretario Pd Walter Veltroni. “Se quello di domenica fosse un voto sul governo, voterei a favore perchè non vedo alternative e penso che abbia fatto quello che doveva fare, e non era facile. Mi auguro poi che vincano i candidati di sinistra nelle regioni e mi dispiace che in alcune regioni non ci siano candidati comuni della coalizione di governo. Ma sul referendum, è un’altra storia”, ha detto Walter Veltroni, parlando a Otto e mezzo su La7 . “Il Pd per tre volte ha votato no a questa riforma. Io penso che non si possa fare un taglio dei parlamentari senza una riforma complessiva perché se si tocca parlamento, bisogna farlo tenendo conto degli equilibri necessari. Il vero problema è il bicameralismo perfetto. Per questo voterò no”.

“In Toscana la partita è molto chiara, o vince il centrosinistra con Giani o vince la Lega di Salvini. Quindi gli elettori devono decidere tra queste due opzioni e devono addirittura essere più bravi di noi. Noi governiamo insieme a Roma ma siamo divisi, spesso non siamo riusciti a metterci d’accordo. Spero che gli elettori siano avanti a noi e possano fermare la destra”, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza rispondendo a una domanda sulle elezioni nel corso del Tg de La7.

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