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Politica

Governo, tensione alla stelle: botta e risposta tra Salvini e Di Maio sulla pace fiscale

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Alta tensione tra i due vicepremier Salvini e Di Maio sul condono fiscale Salvini non cede sul decreto fiscale: ‘Di Maio sapeva tutto del condono’, ma ‘non c’è una crisi all’orizzonte’, certo se cambiamo la pace fiscale ‘si crea un precedente pericoloso’.

Non si fa attendere la risposta di Di Maio e sullo stesso terreno del responsabile del Viminale, una diretta Facebook. “Da bugiardo non voglio passare e anche per questo quando mi si dice che ero distratto io non ci sto”, aggiunge, replicando a quanto affermato in una precedente diretta Facebook da Matteo Salvini. Al Cdm di lunedì scorso “Conte ha enunciato i principi generali dell’accordo sulla pace fiscale” ma “non si è mai parlato di condono penale e di fondi esteri”. Lo precisa il vicepremier Luigi Di Maio su Fb, sottolineando che “quando si dice che ‘Conte leggeva e Di Maio scriveva’ si dice una cosa non vera”.

Oggi Salvini sarà al Cdm e sul possibile stralcio della parte ‘incriminata’ del decreto e dice ‘tutto si può fare, sono qui per risolvere’ però ‘quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva’ perché sennò, ha aggiunto, ‘inizio ad arrabbiarmi’.

Ottimista il ministro per i rapporti con il parlamento, Riccaro Fraccaro: “Ho letto tutte le dichiarazioni di Salvini. Ha anche detto che è ragionevole e io lo confermo, perché abbiamo lavorato insieme in questi mesi. E domani si risolverà tutto”.

Il vicepremier Matteo Salvini avverte: “Io sentirò tutti, però inizio ad arrabbiarmi, perché in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva. In quel Cdm un uomo indicato dai 5 stelle leggeva, ed è il presidente del Consiglio, e il leader dei 5 stelle scriveva, ed è Di Maio”. Alla domanda se ciò sia avvenuto per l’intero documento, Salvini ha risposto : “Sì, il documento oggetto di scandalo di cui alla Lega e a Salvini non frega nulla è stato letto dal presidente del Consiglio e verbalizzato dal ministro Di Maio”. “Se non hanno capito, se hanno cambiato idea, se hanno iniziato a litigare – ha ripetuto – è un problema loro. Non può essere il governo a risentire dei cambi di umore dei Cinquestelle o delle distrazioni dei 5 stelle. Noi – prosegue – siamo persone ragionevoli. Se i 5 stelle hanno cambiato idea, basta dirlo. Se Fico è Di Maio hanno cambiato idea, basta dirlo, noi siamo qui. Se lo spread arriva a 350 perché questi litigano è un problema. Io domani vado a Roma, sereno, riscriviamo e rileggiamo tutto, però, ripeto, la verità è che in quel Consiglio dei ministri Conte leggeva e Di Maio scriveva”. Ad affermarlo è il vicepremier Matteo Salvini, parlando da Mezzocorona, in Trentino, nel tour elettorale per le provinciali.

Tensione anche sul decreto sicurezza. M5s ha presentato 80 emendamenti sul decreto scatenando le ire di Salvini

“La scadenza per la presentazione degli emendamenti è oggi: perché i 5Stelle hanno presentato 81 emendamenti come se fossero all’opposizione? Ragazzi non è così che si lavora, non è cosi che si fa tra alleati. Io poi sono ben contento se c’è qualcosa è da migliorare” dice il ministro dell’Interno.

La risposta di Fraccaro in un primo momento è netta: “Su dl sicurezza c’è già un tavolo. Se ci sono 81 emendamenti, vuol dire che ci sono 81 buone idee per modificarlo”. Così il ministro per i rapporti con il parlamento, Riccardo Fraccaro, dopo che Salvini ha parlato di atteggiamento “da opposizione”. “Le proposte stanno arrivando anche dal ministero dell’interno – ha aggiunto Fraccaro – e abbiamo sempre detto che le proposte del governo possono e devono essere migliorate in Parlamento”. In serata poi la situazione sembra ricomporsi tanto che Fraccaro precisa: “ok solo a emendamenti condivisi”.

“Il confronto, che a tratti può essere anche acceso, tra le forze della maggioranza non intacca il buon lavoro che stiamo facendo. Andiamo avanti consapevoli della responsabilità che abbiamo – specie nei confronti dei cittadini – di non disperdere le nostre energie e di rimanere concentrati sugli obiettivi che vogliamo raggiungere per il bene del Paese”. Lo scrive su facebook, facendo riferimento allo scontro sul dl fisco, il premier Giuseppe Conte. “Guido un governo che ha finora dimostrato di saper fare squadra e sintesi e così continueremo a fare”, aggiunge.

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Costume e Società

Risse tra i giovani, escalation di violenza e bullismo: Politica a confronto con Silvestroni (FdI) e Cirinnà (PD) e l’analisi del fenomeno da parte della psicologa Caponetti

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Violenza tra giovani il tema affrontato nella puntata di Officina Stampa di giovedì scorso dove sono intervenuti l’onorevole Marco Silvestroni Deputato FdI e Referente per la provincia di Roma del partito di Giorgia Meloni, la senatrice del partito Democratico Monica Cirinnà e la psicologa e psicoterapeuta dr.ssa Elisa Caponetti.

La puntata di Officina Stampa del 21/01/2021

Un fenomeno al quale si assiste sempre più spesso che vede soprattutto ragazzi sempre più piccoli macchiarsi di efferate azioni criminose, a danno anche di loro coetanei e a volte senza un reale motivo che li spinga.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021

In particolare i minorenni, tendono ad unirsi per sentirsi più forti o semplicemente per non essere esclusi, compiendo in massa violenze, dando vita al fenomeno sociale delle baby gang. E uno degli ultimi episodi è quello dello scorso sabato avvenuto in un parco pubblico ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove è scoppiata una rissa tra ragazzi e dove due di questi sono rimasti feriti. Il più grave, un ragazzo romeno di 23 anni ha riportato tagli alle gambe, un trauma cranico e la scheggiatura di una vertebra. 

La crescente violenza delle bande giovanili viene spesso associata almeno in parte al coinvolgimento delle bande nello spaccio e all’assunzione di droghe, soprattutto metanfetamine, cocaina ed eroina.

Un fenomeno che va capito per poterlo contrastare ma l’aspetto che ancora troppo poco, o troppo genericamente, viene preso in considerazione è il ruolo dell’educazione. Al di là di generiche istanze teoriche mancano forse volontà forti e strumenti efficaci da parte degli adulti di riferimento, anzi molto spesso certe drammatiche realtà rimangono ad essi sconosciute. La famiglia appare condizionata, sempre più spesso i genitori sono incapaci di dire ai figli i necessari “no” e al tempo stesso sono ossessionati dal bisogno di offrire loro cose, beni materiali che non facciano sentire i ragazzi inadeguati rispetto al contesto in cui vivono; non di rado per compensare le assenze o le inadeguatezze che pensano di avere.

“La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”, scriveva don Milani. L’altra più importante agenzia educativa è infatti la scuola, che presenta oggi carenze ancora più significative e vive una forte crisi di ruolo. Soprattutto la scuola secondaria continua a percepire come dicotomia l’istruire e l’educare.

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Editoriali

Il Bagaglino in Parlamento

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Da dove cominciamo? Dall’inizio, è sempre meglio. Per capire, o cercare di farlo, ciò che sta succedendo sotto i nostri occhi scandalizzati. E chi non si scandalizza vuol dire che tiene per chi ha trasformato l’Italia in un teatrino di cabaret, non avendo la minima esperienza del bon ton che dovrebbe regnare in un parlamento, né curandosi minimamente dell’etica e della morale politica che dovrebbero essere nel bagaglio di ogni buon governante, soprattutto se ricopre – non per suo merito – un ruolo importante come quello di presidente del Consiglio dei ministri.

Giuseppe Conte è arrivato in medias res, convocato, pare, dai 5 stelle, presentandosi con le migliori credenziali, compresa la conoscenza di alcune lingue straniere (cosa non secondaria, visto che il suo predecessore Renzi ne aveva inventata una tutta sua, prendendola dall’inglese di Celentano), e un curriculum lungo un braccio, che pare, a detta di qualcuno, che fosse lievemente ‘ritoccato’.

C’abbiamo creduto. Abbiamo creduto a questo ‘avvocato del popolo’ (che oggi fucila i populisti, in metafora) che dichiarava fuor dai denti che quella sarebbe stata la sua unica e sola esperienza di governo, e che se avesse dovuto vivacchiare, si sarebbe dimesso, tornando, emulo di Cincinnato, alla sua Volturara Appula, provincia di Foggia, a fare l’avvocato. Ci avevamo creduto. Come avevamo creduto, ahinoi, al ‘vaffa’ di Beppe Grillo e ai 5 stelle, con la loro pretesa anticasta.

Siamo un popolo di creduloni, e come tali aspettiamo sempre il principe azzurro che ci venga a liberare dal drago. Ma purtroppo non era un principe, non erano principi, ma draghi… Potrei scriverlo anche maiuscolo, perché all’orizzonte sic stantibus rebus, abbiamo non solo lui, il Draghi della BCE, ma anche il Mortadella, che vien buon ogni tanto, speriamo solo per sparigliare le carte. Ma ormai, come recita il titolo di un programma televisivo fortemente trash, ‘tutto è possibile’.

Insomma, inopinatamente l’ex don Matteo Renzi ha deciso un giorno di minacciare Conte.

Tutti pensavamo che avesse qualche richiesta da soddisfare, e che il premier se la sarebbe cavata con due o tre poltroncine. Invece stavolta Renzi faceva (quasi) sul serio. Quasi, perché non l’abbiamo mai visto cadere se non in piedi, come i gatti. Fatto sta che, fra una cosa e l’altra, Matteo ha costretto Giuseppi alla conta dei superstiti, e i risultati li conosciamo tutti. Che questo premier avesse già manifestato un piglio personalistico – come quando andò a firmare il MES a Bruxelles senza prima consultare la Camera e il Senato, come d’obbligo – ne avevamo già contezza. Ma il suo massimo s’è espresso con i DPCM, che per un anno circa hanno sostituito d’amblè leggi leggine e passaggi parlamentari.

Ma quando gli si parla di ‘uomo solo al comando’ s’incazza. Mah! La pandemia, mal condotta e peggio riparata, trasformando l’Italia in una tavolozza cangiante, ha mostrato, con i discorsi in TV, se non a reti unificate, quasi, il vero carattere di Conte. Ora gli è andata buca la conta dei suoi, anche se in extremis è riuscito a rosicchiare un paio di parlamentari poco fedeli e molto ‘venali’ alla concorrenza. Insomma, il mercato delle vacche – absit iniuria nei confronti delle ministre – si è svolto regolarmente e si è disteso sotto gli occhi di tutti, bellamente annunciato fuor dai denti dallo stesso Giuseppi. Proprio quel mercato tanto condannato da Giggino De Maio, qualche anno fa impiegato allo stadio S. Paolo, (non c’è nulla di male, ma ci chiediamo dove sta l’esperienza) ora ministro degli esteri, in tempi non troppo lontani: ma a proposito di personaggi a lui non graditi. Tutti infatti cercano gli ‘Scilipoti’, ormai transfuga per antonomasia, per rimpolpare il proprio carniere: a costi che conosciamo bene.

Ora, in un paese con persone serie al governo, Giuseppe Conte avrebbe già dato le dimissioni. Al contrario, si è recato, sì, da Mattarella, ma solo per studiare con lui una exit strategy. Cioè, dopo cinquanta minuti di conciliabolo, l’iniziativa di ‘allargare la maggioranza’. Se hai forato una gomma perché usurata, la devi cambiare. Non puoi pretendere di farla camminare ancora con qualche rattoppo: prima o poi ti lascerà per strada. E poi, cosa diranno quelli che ti vedono andare su di un’auto così rappezzata? Dov’è la dignità dell’uomo? O è un ‘uomo senza dignità’, parafrasando il titolo di un romanzo? Evidentemente ci sono uomini (o presunti tali) che a queste cose non ci badano; che non hanno, cioè, alcun rispetto per la propria faccia. In un paese, dicevamo, con persone serie al governo, l’unica via da praticare sarebbe stata quella di indire nuove elezioni: anche con il covid, visto che tutta l’Europa sta votando o voterà, nonostante la pandemia. Si vuole invece ‘allargare la maggioranza’: sappiamo tutti a quale parte del corpo maschile appartiene quella pelle che più la tiri e più s’allunga (o s’allarga). E questa è l’operazione che il buon Giuseppi, cresciuto dai Gesuiti, vuole mettere in atto, e di cui ha discusso con il buon Mattarella, sempre meno utile alla nazione, tranne nel conferire onorificenze qualsivoglia, tagliare nastri, deporre corone, pronunciare discorsi scritti da altri. Sappiamo tutti – e soprattutto lo sanno Conte e Mattarella – che se si va a votare vince il centrodestra, perché ormai i cittadini sono stufi di questi personaggi al governo.

Ma se vince il centrodestra, il governo che ne conseguirebbe dovrebbe scegliere il prossimo presidente della Repubblica italiana. Il quale, ancorchè inutile sotto il profilo operativo, potrebbe rompere le uova nel paniere a parecchi. Comprese, e non ultime, le lobby che governano l’Unione Europea, legate a tutta una serie di personaggi che prendono decisioni planetarie, durante riunioni annuali che si tengono in gran segreto in alberghi sempre in nazioni diverse. A dirla tutta, una Supermassoneria mondiale, che propugna il Nuovo Ordine Mondiale, del quale anche il papa Francesco pare sia – dalle sue asserzioni – un partigiano. Ma non andiamo troppo in là. Cedere il bastone del comando per Giuseppi e Mattarella proprio non se ne parla. A qualsiasi costo, e Renzi queste cose le sa. E conosce anche nei dettagli le ‘segrete cose’. Così, sulla nostra pelle – si può essere di una parte o dell’altra, ma questo è un grave ‘vulnus’, come ad alcuni piace dire, alla nostra democrazia: cioè qualcosa, come l’Unicorno, di cui abbiamo sempre sentito parlare, ma che mai, nei secoli, abbiamo potuto vedere e toccare con mano. Allargare la maggioranza è soltanto un eufemismo, per dire ben altro.

Oggi partono le offerte commerciali che mai vorremmo vedere in un contesto politico, quando si tratta del bene della nazione. È partito un reclutamento a tutti i costi. Salvini, Meloni e Berlusconi, per non dire di Lupi, – tacciati, in mancanza di meglio, di negazionismo e di antieuropeismo, secondo noi più che legittimo – non devono andare al potere. Prima di tutto perché rischierebbero di poter scegliere il prossimo presidente della Repubblica. Poi perché questo non sarebbe gradito all’UE, burattino nelle mani dei grossi capitali mondiali che già hanno preparato tutto un percorso obbligato per l’Italia e gli Italiani. I quali, quando capiranno davvero ciò questa gente vuole fare, gli si addrizzeranno i capelli in testa. Per dirne una: l’UE vuole che, dopo l’operazione Monti, aumentiamo ancora gli estimi catastali dei nostri immobili, e che cancelliamo l’esenzione IMU della prima casa, quella voluta da Berlusconi. In seguito a ciò, i prezzi del mercato immobiliare sono ancor più crollati, e, per esempio, i Cinesi, stanno facendo man bassa delle nostre più belle e prestigiose residenze. Avete capito?

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Politica

Caso Cesa: al Quirinale salgono Lega, FdI e Fi senza i piccoli

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L’inchiesta di Catanzaro lascia senza guida l’Udc e spiazza i negoziatori di Conte. Il leader del partito centrista Lorenzo Cesa è indagato per associazione a delinquere aggravata da metodo mafioso e la sua casa romana viene perquisita di buon mattino: la notizia piomba nei palazzi della politica dove si sta trattando per evitare che la crisi deflagri aumentando i timori di chi vede davanti a sé una partita sempre più difficile da vincere.

Allargare al centro è un’operazione fallita già in partenza secondo il centrodestra, che sale al Colle a metà pomeriggio per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Con questo Parlamento è impossibile lavorare, la maggioranza è inconsistente”, hanno scritto in una nota congiunta al termine sottolineando di confidare nella “saggezza” del Capo dello Stato.

L’ambasciatore Piero Benassi, attuale consigliere diplomatico del premier Giuseppe Conte, è stato nominato sottosegretario con Delega ai Servizi. Lo si apprende da fonti di governo.

A dire il vero, al Quirinale si presentano solo Lega, FdI e Fi senza i ‘piccoli’. Un segnale di crepe anche all’interno delle opposizioni, dunque non così compatte sulla richiesta di andare al voto. Il lavorio per far salire i senatori a sostegno della maggioranza oltre quota 161 e dare una nuova chance al governo Conte non si ferma. “Se volete confrontarvi nelle sedi istituzionali, noi ci siamo”, dice ancora una volta Matteo Renzi. Ma al momento il leader Iv viene considerato fuori dai giochi: si guarda invece ai suoi, convinti che qualche senatore di Italia Viva possa tornare nell’alveo della maggioranza. Per allargare ai ‘volenterosi’ si deve puntare sul centro e la dote di Bruno Tabacci, che alla Camera lavora alla formazione di un gruppo, non basta. E’ al Senato che occorre rafforzare le truppe ed è lì che si guarda ai tre senatori Udc: Paola Binetti, Antonio Saccone e Antonio De Poli. E c’è chi non esclude che proprio la tegola caduta sulla testa di Cesa, il meno favorevole a lasciare la casa del centrodestra, possa rappresentare anche un insperato aiuto. Anche se è vero che bisogna fare i conti con l’imbarazzo del M5S.

Il primo a parlare è Alessandro Di Battista, segue poi Luigi Di Maio: “mai il M5S potrà aprire un dialogo con soggetti condannati o indagati per mafia o reati gravi”. Tra l’altro ufficialmente il partito dello scudo crociato si schiera a fianco del suo capo: Saccone, De Poli e Binetti dichiarano infatti piena solidarietà con una nota non appena la notizia diventa pubblica. Lui, a sua volta, si dichiara “estraneo ai fatti” e poi fa sapere però che “data la particolare fase in cui vive il nostro Paese” rassegna le dimissioni da segretario nazionale. Fatto sta che il tempo a disposizione è poco: il primo appuntamento a cui occorre presentarsi ben armati è per mercoledì 27 gennaio quando nelle aule parlamentari si discuterà la relazione sullo stato della giustizia del ministro Alfonso Bonafede. Italia Viva (che stasera torna a riunirsi) ha già detto che non la voterà ed è difficile al momento immaginare una maggioranza in grado di reggere alla prova a Palazzo Madama. La linea del Guardasigilli è infatti tra le più criticate fuori dal perimetro dell’attuale maggioranza. I giorni a disposizione per dare corpo all’appello ai volenterosi sono davvero pochi: “se riusciamo a consolidare e allargare i numeri avremo maggiore agio nella vita parlamentare e allora bene”; l’alternativa resta il “voto”, dice il dem Goffredo Bettini che vede comunque nel primo caso un Conte ter all’orizzonte. Una via diversa dunque da un rimpasto contenuto, che pure resta ancora un’opzione sul tavolo del presidente del Consiglio.

Il premier intanto fa una prima mossa e convoca il Consiglio dei ministri per cedere, come promesso, la delega sui servizi segreti. Conte fa anche mostra di non voler lasciare a metà il lavoro intrapreso: convoca a Palazzo Chigi domani i sindacati, imprese e Regioni a inizio della prossima settimana per discutere del Recovery plan. Il grande progetto da oltre 200 miliardi ha bisogno di “essere dettagliato”, mette intanto sull’avviso il commissario europeo Paolo Gentiloni. Ora la parola è alle Camere, dove peraltro in assenza di nuovi equilibri, la maggioranza è in difficoltà in molte commissioni parlamentari a causa dell’uscita dei deputati e dei senatori guidati da Matteo Renzi.

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