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Politica

Governo, Ue fa pressing e i due leader attaccano: “No a interferenze”

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Proseguono serrati i lavori del tavolo tecnico tra Lega e Movimento 5 Stelle per mettere a punto il contratto sul programma di governo, con l’obiettivo di chiudere entro giovedì. “Oggi contiamo di trovare la quadra, domani” si affronteranno “i temi sottolineati in rosso” spiegano fonti autorevoli del Movimento.

Il contratto, secondo quanto riferiscono fonti 5S, sarebbe lievitato a quota 39 pagine e i punti (anche questi cresciuti rispetto all’ultima bozza con 22 capitoli) di disaccordo sarebbero pochi, non superiori al 5 per cento del totale. Fra questi vi sarebbe però la revisione dei trattati Ue e anche i costi della politica. Per quanto riguarda le politiche europee, viene riferito, entrambi i partiti puntano a chiedere modifiche ma vi sarebbero divergenze sulle modalità.

“Buona giornata Amici! Coerenza, pazienza, voglia di fare, umiltà e concretezza, e serve anche fortuna. Vi voglio bene”: così su Twitter il leader della Lega Matteo Salvini postando la foto di un cappuccino con tanto di disegno di un cuore di cacao.

Il pressing dell’Ue – “Speriamo” che col nuovo governo in Italia “non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria”, ha detto il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos che è tornato anche a lodare l’Italia per quanto fatto, ricordando, tra l’altro, che il Paese è tra gli Stati che hanno il maggior sostegno da Bruxelles.

“Le regole del Patto di stabilità si applicano a tutti gli stati membri e non ho segnali che la Commissione concederà eccezioni a chiunque”: così il vicepresidente della Commissione Ue Jyrki Katainen rispondendo a una domanda sui piani per i conti pubblici del possibile nuovo Governo Lega-5 stelle. “Non è solo una cosa che sta a noi, alla fine le decisioni sul Patto le prende il Consiglio e non vedo segnali che in Paesi vogliano cambiare le regole o fare eccezioni per qualcuno”, ha aggiunto.

Attacca Salvini: “Dall’Europa ennesima inaccettabile interferenza di non eletti. Noi abbiamo accolto e mantenuto anche troppo, ora è il momento della legalità, della sicurezza e dei respingimenti”.

Secondo Maurizio Martina, in conferenza stampa al Nazareno“abbiamo assistito ancora in queste ore a un balletto di dichiarazioni e responsabilità non ancora chiare che ci preoccupa molto – dice il reggente del Pd parlando delle trattative di governo tra M5s e Lega -. C’è un’inaccettabile paralisi per l’Italia. C’è una difficoltà politica evidente da parte di chi per 80 giorni, per settimane, ci ha raccontato che tutto si sarebbe fatto in modo veloce e facile e che il governo del cambiamento sarebbe stato facile, alla portata. Alla prova dei fatti, questi leader ci stanno regalando pratiche che non hanno nulla a che vedere col cambiamento né per i contenuti né per il merito”.

“Abbiamo attacchi continui, anche oggi da qualche eurocrate non eletto da nessuno Il Ft parla di nuovi barbari, ma come vi permettete?”. Lo afferma il capo politico M5S Luigi Di Maio in un video su facebook. “Io più vedo questi attacchi, più sono motivato, perché vedo tanta paura di un certo establishment del cambiamento. Ma chi ha paura del cambiamento oggi è nostro nemico, chi lo vuole invece lotti con noi”, spiega.

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Editoriali

Viaggio nel mondo dell’editoria tra fondi e contributi statali

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Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ha pubblicato i dati relativi ai finanziamenti all’editoria e alla carta stampata.

Già nel 2013, gli M5S, contrari al finanziamento, avevano presentato un disegno di legge al Senato con primo firmatario Vito Crimi. L’oggetto era: “Disposizioni volte all’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria nel 2016″.

Oggi tornano a presentare un disegno di legge per abolire il finanziamento pubblico alle testate, sempre convinti che sia un costo troppo oneroso per lo Stato e non renda libera l’informazione ma al contrario la condizioni.

Inoltre, insistono sul fatto che “i giornali sono il megafono dei partiti pagati con i nostri soldi”. Parlano di un costo di “quasi un miliardo di euro l’anno”.

In medio stat virtus e scopo di questo articolo è quello di avvicinarsi il più possibile alla verità sostanziale dei fatti.

Una norma sul finanziamento pubblico allargata nel tempo

La prima norma organica sul finanziamento pubblico diretto è stata approvata nel 1981 con la legge 416 del 5 agosto. Le successive leggi hanno ampliato la griglia dei criteri per accedere ai finanziamenti.

Gli investimenti sulla stampa e sulle emittenti radio-trasmittenti, si parla di euro 50 milioni, hanno trovato breccia nell’articolo 4 del decreto legge 16 ottobre 2017, n.148 tanto per dirne una.

Nel 2010, i contributi diretti che comprendevano anche delle agevolazioni postali per la spedizione degli abbonamenti vennero soppressi, ma tanti contributi diretti e indiretti sono rimasti fino ad oggi.

Per l’Informazione e l’Editoria 2016 si hanno delle sorprese

Si scopre che gli acconti versati ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. c, della legge 26 ottobre 2016, n. 198 che introduceva l’articolo 2, comma 7-bis, del decreto-legge n. 63 del 2012, ammontano complessivamente a euro 18 milioni, cifra che per l’87,5% è relativa a “contributi diretti alle imprese editoriali”.

Per qualcuno “Vade retro contributo statale”

C’è di più, perché secondo il Dipartimento, i tre quotidiani che ricevono le maggiori sovvenzioni sono: Avvenire, Libero e Italia Oggi. Da sole queste tre testate assorbono il 31,98% di questa zona di contribuzione, soldi del contribuente.

Ma come diceva quel bravo presentatore: non finisce qui.

 

Ecco le prime 10 testate per contributi ricevuti nel 2016

Avvenire euro 1817.054 / Libero euro 1639.688 –

Italia Oggi euro1572.378/ Il Manifesto euro 927.123 –

Quotidiano del Sud euro 780.865 –

Corriere Romagna euro 651.150 –

Cronaca Qui euro 548.128 –

Il Cittadino euro 534.809 –

Dolomiten euro 485.592 –

Primorsky Dnevnik euro 440.130 –

Di alcune testate qualcuno potrebbe obiettare di non averne mai sentito parlare. A ragion del vero tanti la pensano così.

Quali giornali prendono i finanziamenti, diretti o indiretti, in base a quali criteri e di quanti soldi parliamo?

Nelle pagine del Dipartimento per l’informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio, sul sito del Governo, si elencano : ‘il Foglio’ , ‘il Romanista’, ‘La Voce di Mantova’ , ‘Buonasera Campania’, ‘America Oggi’ , il ciellino ‘Trenta Giorni’, ‘La Padania’, ‘l’Unità’, ‘Europa’ (Pd ex Margherita) ma anche ‘Motocross’, ‘il Salvagente’, ‘Nuova Ecologia’, ‘Cristiano Sociali News’, ‘Dolomiten’, ‘Civiltà cattolica’, Avvenire, ‘Famiglia Cristiana’ , ‘Ecce Mater Tua’ e religiosamente ‘Buddismo e Società’.

Andando più nel dettaglio della ricerca , al 2013, si trovano sempre in pole position con il contributo di euro 4.355.324,42 Avvenire , il 1.523.106,65 de Il Foglio, i 3.904.773,62 a Italia Oggi e Famiglia Cristiana con la rispettabilissima somma di euro 142.069,68

Tra le svariate richieste di contributi anche qualcuna dubbiosa

Dietro la porta del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, vi è un continuo bussare per contributi e per finanziamenti. Il mondo della celluloide non si tira indietro. Reclama il riconoscimento d’interesse culturale per alcune delle produzioni. Finanziamenti che lasciano dubbi perché si effettuano post realizzazione di film in base alla quantità di incassi . Ci sono stati dei film riconosciuti di interesse culturale e finanziati prima che venissero girati.

Un campionario di film riconosciuti di interesse culturale e finanziati

Fai bei sogni di Marco Bellocchio, contributo euro 800.000

Io e Lei di Maria S. Tognazzi, contributo di euro 500.000

Piccoli crimini coniugali di Alex Infascelli, contributo euro 300.000.

A voi giudicare!

Non sfuggono dalla ripartizione del bottino i giornali italiani all’estero, poche regole, fondi sicuri.

L’evoluzione di una norma

La materia è complessa e nel tempo, con le tante modificazioni, decreti leggi e altre disposizioni c’è stata una distribuzione a pioggia di contributi, finanziamenti, crediti pubblicitari, tax credit su investimenti, che hanno visto concorrere giornali quotidiani e periodici, locali e nazionali, cartacei e on-line e emittenti radio-televisive a diffusione locale.

Contributi, fondi, finanziamenti attirano i soliti furbetti

In questo labirinto di leggi e leggine, disposizioni e circolari varie, la concorrenza sleale non è mancata e non mancherà. Gruppi editoriali, quotati in borsa, non si sono vergognati di partecipare a questa festa dei contributi.

Contributi, fondi, finanziamenti fanno gola a tutti, partiti, associazioni culturali, radiofonia, editoria e non solo. Tutti pontificano la libertà dell’informazione, la sacralità della cultura, la nobiltà dell’arte.

Ormai la mucca non dà più latte ed il M5s ha presentato un disegno di legge per abolire questa manna che scende dall’alto di Montecitorio.

Protestano i contrari e controbattono i favorevoli

Quelli contrari avanzano i soliti argomenti e cioè che si fa tanta propaganda per poche centinaia di milioni di euro che non cambiano la situazione dell’azienda Italia, al che si risponde :

Il risparmio comincia dal centesimo

L’argomentazione che si porta sempre non convince. Si dice, che siano mai 50/60 milioni di euro che si risparmiano dai vitalizi!

Sempre del M5S la proposta di legge per tagliare le auto di servizio che secondo alcune stime vanno oltre le 50 mila vetture con un costo di 400 milioni. Si sente sempre dire, ma che vuoi che siano 400 milioni per il bilancio dello Stato!

Pancia piena non pensa a quella vuota

Con 50/60 milioni di euro risparmiati dai tagli ai vitalizi potrebbero campare decine di famiglie per giorni e giorni, con i 400 milioni di euro eventualmente risparmiati sull’abolizione delle auto di servizio si potrebbe sistemare tutto un quartiere. E’ più che ovvio che quando si scatena la tormenta, chi si trova al caldo, comodo e rilassato rimane indifferente. Non è così per tutti coloro che sono esposti alla buriana.

Emanuel Galea

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Politica

Salvini: “Reintrodurremo il servizio militare obbligatorio”. Ma la Difesa frena: “È una idea romantica”

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“Vorrei che oltre ai diritti tornassero a esserci i doveri”. Di fronte ai casi di mancanza di educazione e senso civico, “facciamo bene a studiare i costi, i modi e i tempi per valutare se, come e quando reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare, il servizio civile per i nostri ragazzi e le nostre ragazze così almeno impari un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel corso di un comizio a Lesina, in Puglia.

“La capotreno andrebbe premiata perchè ha difeso il diritto a viaggiar sicuri. Io i treni pendolari li ho presi i fenomeni della sinistra no”. Lo ha detto Matteo Salvini, vicepremier e ministro degli Interni, parlando a RaiNews24 da Lesina, in Puglia parlando dell’annuncio della capotreno di Trenord che invitava i nomadi a scendere dal treno.
“Magari la capotreno una parola fuori posto l’ha detta ma il concetto era quello, viaggiare sicuri”, ha aggiunto.

“L’immigrazione serviva alla sinistra per avere schiavi da far usare dalle multinazionali e da mettere nei ghetti per guadagnare sulla pelle dei disgraziati: non vanno messi in venti sul furgone, dietro c’è anche un fenomeno mafioso”. “Il lavoro va pagato, non vanno messi venti migranti su un furgone, diranno che gli italiani non vogliono fare certi lavori ma se fossero pagati come tutti molti foggiani farebbero gli operai, gli imbianchini. Il lavoro va pagato”.

“A settembre con una ventina di sindaci partirà Scuole sicure: daremo soldi per andare a beccare gli spacciatori fuori dalle scuole medie e dagli istituti. Poi c’è il problema della giustizia certo: ne arresti 500 e poi te li ritrovi fuori e su questo stiamo lavorando”. Lo ha detto Matteo Salvini, vicepremier e ministro degli Interni, parlando a RaiNews24 da Lesina, in Puglia. “Noi non approveremo mai indulti o sconti di pena, anzi per i condannati in via definitiva vorrei fare come in Austria dove hanno l’obbligo di lavorare per ripagare i costi che gravano sulla comunità della loro carcerazione”, ha aggiunto. Sulla legittima difesa Salvini ha ricordato che “il paese più armato d’Europa è la Svizzera e non mi risulta ci siano stragi, un ladro però ci pensa due volte ad entrare in una casa dove potrebbero essere armati”.

“Ci impegneremo tantissimo anche sul piano economico, per fare anche lì la rivoluzione che abbiamo già messo in atto sull’immigrazione. Me lo ricordo cosa ci siamo impegnati a fare, piaccia all’Europa o no”, a partire dallo “smontare la Fornero”, “ridurre le tasse e ridurre la burocrazia, togliere dalle scatole spesometri, redditometri studi di settore”. Lo dice il ministro Matteo Salvini in piazza a Lesina. “Ci stiamo lavorando così come stiamo lavorando per la pace fiscale: non sarà facile, avremo parecchi avversari”.

“Il diritto alla scuola, all’educazione è fondamentale. Da genitore preferisco educare, spiegare, convincere piuttosto che multare e obbligare: così funziona in tanti Paesi del mondo e dovrebbe funzionare anche in Italia”. Così risponde Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, a una domanda sui vaccini, in un’intervista a Lesina a RaiNews24.

Alle periferie “arriveranno anche più soldi”. Così risponde Matteo Salvini a RaiNews24 che lo interpella sulle proteste dei Comuni sul decreto Milleproroghe. Quanto alle critiche degli imprenditori veneti al decreto dignità, afferma: “Abbiamo ascoltato tantissime segnalazioni, il decreto è stato migliorato, è arrivato alla fine e siamo assolutamente soddisfatti”.

Il ministro Trenta su ipotesi leva obbligatoria

“Il ministro Trenta si è già espressa sul tema nei giorni scorsi: è una idea romantica ma i nostri militari sono e debbono essere dei professionisti e su questo aspetto è d’accordo anche Salvini”. E’ quanto si apprende da fonti della Difesa in merito alle dichiarazioni del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ieri ha parlato dell’ipotesi di reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare.

Nei giorni scorsi, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta aveva sottolineato, durante un’intervista, che il servizio militare obbligatorio è un qualcosa “non più al passo con i tempi”. I soldati di oggi, aveva spiegato il ministro, “sono dei professionisti. E non abbiamo più le truppe che vengono dalle Alpi”. Dunque, “non c’è più bisogno di tanti soldati tutti insieme”.

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Politica

L’arcipelago RAI, oasi per famosi, privilegiati e…

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La galassia Rai Spa appare come una massa ibrida, compresa tra la politica e le istituzioni, germoglia nei sobborghi di una vita virtuale e si mostra come una settaria rappresentazione del sistema di informazione singolare.

Le sue controllate sono: Rai Cinema, Rai Com, Rai Pubblicità e Ray Way e a sua volta è controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che detiene il 99,56% delle azioni.

Con il Dlg. 30 dicembre 2016,n. 244, è stato prorogato e definito il termine della Concessione del Servizio Pubblico, radiofonico, televisivo e multimediale.

L’analisi dei dati che seguono fa comprendere che la scelta del presidente Foa, sebbene importante politicamente per Salvini, Di Maio diversamente importante per Berlusconi ed il Pd, non cancella le difficoltà Rai che hanno immediato effetto sul cittadino .

Scorrendo la Relazione e bilancio al 31 dicembre 2016, ultima disponibile, si è potuto avere un quadro ravvicinato di cosa sia veramente la situazione “pubblico” vs “Rai Spa”.

 

Canone e pubblicità le colonne portanti dell’azienda

I canoni e gli introiti pubblicitari e altri ricavi di natura commerciale hanno contribuito complessivamente con 2.627,7 milioni di euro al bilancio Rai. Solo la voce “canone” ha inciso per 1.909,7 milioni di euro, con una crescita rispetto al 2015 di 272,2 milioni di euro (+16,6%).

Quanto sopra esposto, non esaurisce la voce “entrate” dell’arcipelago Rai, evidenzia invece, se ce ne fosse bisogno, che gran parte del carico lo sopporta pienamente il contribuente e per la restante parte, cioè quella della pubblicità, ne sente l’effetto indirettamente tramite l’aumento dei costi sui prodotti pubblicizzati.

Quanto libera può dirsi l’informazione Rai?

A partire dal 15 novembre 2016, la competenza a stipulare contratti quadro e convenzioni con i Ministeri e stata riallocata in ambito Rai.

Tra le Convenzioni Istituzionali piu significative stipulate nel 2016 si segnalano il rinnovo della collaborazione con il Ministero dell’Interno per la realizzazione di una campagna sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione attraverso la realizzazione di ulteriori edizioni del programma Radici.

Altre convenzioni si stipulano con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della Cultura, con l’Isfol (Ministero del Lavoro) e altri.

Cosa insegna la stipula di tutti questi programmi commissionati ogni volta dal governo in carica? Non ci vuole tanto a capirlo. Ogni corrente politica al governo, cerca di inculcare nel paese una sua ragion di stato. In questi ultimi tempi la televisione pubblica ha adempiuto a questo impegno magnificamente, a tal punto da mettere in discussione la stessa libertà di opinione.

Un arcipelago a struttura elefantiaca, paradiso di pochi a carico di tanti

A mandare avanti questa struttura elefantiaca, al 31 dicembre 2016 c’è stato un organico di 11.303 unità più ulteriori 700 unità di personale a tempo determinato. Il 2016 ha visto una crescita di 249 unita del personale in organico rispetto al 31 dicembre 2015.

La Rai è televisione pubblica e perciò il pubblico è bene sappia che questa folta famiglia televisiva pubblica, agli italiani è venuta a costare, solo nel 2016, la modesta somma di 928,2 milioni di euro con un incremento di 39,9 milioni di euro rispetto al 2015 (+4,5%). Non bisogna trascurare che a questa ingente somma c’è da aggiungere gli accantonamenti per liquidazione di fine lavoro ed altre spettanze.

A maggiore chiarezza e giusto per completare il quadro, al 31 dicembre 2016 sono stati ulteriormente pagati euro 131,1 milioni per lavoro autonomo e 34,4 milioni di euro per viaggi di servizio e costi accessori del personale.

Come diceva il grande Totò, sciala popolo e io pago!

All’infuori del canone, nel 2016 il pubblico ha contribuito alla sopravivenza della Rai con un finanziamento di euro 45,4 milioni per servizi speciali da convenzione e a fini istituzionali. Nel 2015 per lo stesso fine il finanziamento è stato di euro 52,8 milioni.

Si sente sempre dire “Mamma Rai, di tutto di più”. Più che vero, è molto di più quello che qui non si è potuto scrivere perché la storia è lunga e complicata.

Dal dibattito, montato ad arte sulla scelta del presidente della società, il pubblico viene completamente escluso.

Se la Rai rimane quell’arcipelago , oasi per famosi e privilegiati, la galassia Rai Spa rimarrà sempre una massa ibrida, compresa tra il pubblico e il privato, il commerciale ed il sociale, tra il virtuale ed il reale e per sempre prona e riverente verso il potere dominante.

Emanuel Galea

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