Connect with us

Scienza e Tecnologia

Greedfall, il Gdr in stile coloniale

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Greedfall, svilupato dai francesi Spiders, è il nuovo gdr per Pc, Xbox One e Ps4 che catapulta il giocatore in un’epoca che strizza l’occhio all’Europa all’Europa del diciottesimo secolo. Il titolo racconta le vicende di De Sardet, un ambasciatore della Confederazione dei Mercanti in partenza da Serene, sua nazione natale, alla volta dell’isola di Teer Frade. Questa terra è un luogo misterioso e semisconosciuto verso il quale è iniziato un processo di colonizzazione, e che pare custodisca la chiave per scongiurare la Malicore, un’epidemia che imperversa sul continente e che sta mietendo migliaia di vite umane. L’avventura inizia nel porto di Serene, subito dopo la creazione del proprio alter ego virtuale attraverso un editor piuttosto profondo, dove oltre all’aspetto fisico del personaggio, vengono applicate le caratteristiche legate al gameplay come forza fisica, destrezza, carisma o conoscenza delle arti magiche. Nel triplice intento di trovare nuove rotte commerciali, nuove risorse naturali ed una cura per la malicore (la piaga di cui sopra), De Sardet viene affiancato da suo cugino più giovane, che, in verità, necessita di una balia più di quanto non dicano i suoi anni. L’incipit è promettente, e l’approccio con un nuovo mondo, con le fazioni che lo animano, con la flora e la fauna locali è a dir poco elettrizzante. In Greedfall più che l’intreccio in sé a destare interesse sono la cura per i particolari, la costruzione dell’universo di gioco, la differenziazione tra le fazioni presenti in game e, soprattutto, le quest secondarie, foriere di informazioni aggiuntive e di abbondanti dosi di lore. Le sei fazioni contribuiscono a rendere credibile il mondo di gioco e ad offrire sempre una sponda al giocatore, con effetti evidenti sull’esito della storia, che può contare su quattro differenti finali. Si spazia dalla popolazione locale, che richiama fortemente i nativi americani, a Theleme, fazione strettamente religiosa con tanto di Inquisizione, passando per i Nauti, peculiare gilda marinaresca che ottiene i suoi membri come pagamento di contratti di lavoro.

Tra tanti giochi di ruolo che scelgono di lasciare esplorare al giocatore mondi devastati, classiche lande fantasy o ambienti urbani contemporanei, allora, l’ambientazione scelta dal team francese, pur non del tutto inedita, risulta fresca e stimolante, e mette realmente il giocatore di fronte a scelte non banali. Peccato che la scarsa espressività facciale dei personaggi di Greedfall e una serie di dialoghi a volte troppo prolissi limitino la godibilità dell’intreccio e delle relazioni tra fazioni, che rimangono comunque tra i punti più alti della produzione, anche in assenza del doppiaggio italiano e con qualche strafalcione tra i sottotitoli. Sin dai primi passi nel mondo di gioco si può respirare un’atmosfera davvero molto particolare: le ambientazioni ricalcano il nostro continente in epoca coloniale, sia per quanto riguarda l’architettura di abitazioni e vascelli che nell’abbigliamento dei personaggi, chiaramente ispirato alle vesti iberiche dell’epoca, e fanno da sfondo ad un mondo popolato da bizzarre creature, mostruosità di ogni genere, magia e arti oscure. Le primissime ore del gioco si svolgono all’interno dell’area portuale di Serene, fungendo un po’ da tutorial per iniziare a metabolizzare le dinamiche del gioco prima di immergersi in un così particolare universo. Diversi sono i compiti che vengono assegnati già in questa fase e che permettono immediatamente di capire che in Greedfall ogni incarico può essere affrontato in diversi modi, a seconda delle proprie inclinazioni. Ad esempio quando ci si trova dinanzi a una persona da cui ottenere preziose informazioni, ad esempio, si può scegliere di propendere per l’utilizzo della dialettica, qualora il livello di carisma sia sufficientemente alto per riuscire a convincerlo a parlare, oppure si può scegliere di optare per le maniere forti, minacciandolo fisicamente facendo leva sul livello di costituzione fisica, o ancora si può optare per la subdola arte della corruzione, offrendo oro in cambio di favori. Libera scelta è lasciata in gran parte di queste situazioni, e le scelte adottate influenzeranno in maniera importante l’universo di gioco, facendo guadagnare lustro agli occhi di una fazione a discapito di un’altra. In sostanza ogni azione avrà sempre pro e contro, quindi grazie a questo sistema Greedfall offre un livello di giocabilità veramente elevato.

Greedfall è un gioco complesso fin dalle prima battute, ma dà grandi soddisfazioni per via delle meccaniche semplici quanto profonde. Una volta avviato il gioco per la prima volta e creato un personaggio, esso va indirizzato verso una delle tre classi iniziali, una basata sugli attacchi corpo a corpo, una sulla magia ed una sugli attacchi indiretti e la furtività, al giocatore sarà lasciata ampia libertà di scelta nel prosieguo della storia, così da creare build miste come maghi/guerrieri capaci di brandire pesanti armi a due mani o tecnici insospettabilmente abili nelle arti curative. Il sistema di crescita del personaggio si basa su tre valori, ovvero abilità, che include tutte le skill attive, attributi, che invece raggruppa quelle passive, e talenti, ovvero ulteriori conoscenze, in genere non legate al combattimento ma utili per facilitarsi la vita nel mondo di gioco, come la capacità di scassinare serrature, preparare pozioni o disinnescare mine. I tre alberi sono di dimensioni molto contenute, ed è possibile, dedicandosi con costanza alle quest secondarie, riempirli tutti anche solamente in una prima run, svilendo un po’ la rigiocabilità del titolo. Per quanto riguarda le missioni secondarie, a nostro avviso, esse rappresentano uno dei punti più alti della produzione. A fronte di un numero generale assai ristretto se confrontato con larga parte della concorrenza, le side-quest risultano ben scritte e sufficientemente varie da invogliare chi gioca ad affrontarle tra una missione principale e quella successiva. Funzionano discretamente anche il sistema di crafting, basilare nell’esecuzione ma sempre chiaro e mai troppo invadente, e la grande libertà di scelta lasciata al giocatore anche in sede di scontro, con una pletora di approcci possibili, dallo stealth alla diplomazia, passando per la coercizione e l’approccio violento. In Greedfall l’esplorazione di Teer Frade avviene con una struttura semi-open world: l’isola è esplorabile liberamente in tutta la sua estensione, ma è suddivisa in zone in cui il passaggio tra una e l’altra richiede un breve caricamento. In queste fasi gli sviluppatori hanno fatto ricorso ad un escamotage semplice quanto geniale per evitare di tediare il giocatore nella seppur brevissima attesa: durante il caricamento si accede infatti ad una sorta di accampamento dove poter organizzare la propria squadra, cambiandone i membri per renderla quanto più equilibrata possibile, modificare il proprio equipaggiamento o potenziarlo attraverso lo strumento di crafting. A proposito di team, è bene sottolineare che in Greedfall il protagonista durante le sue peripezie non è solo ma è accompagnato da due compagni che lo affiancano negli scontri. Essi possono essere reclutati tra i moltissimi personaggi che incrociano il cammino del giocatore e vantano talenti e specializzazioni uniche. Queste abilità possono essere miscelate a dovere per la creazione di una squadra equilibrata e che funzioni. I compagni non rappresentano però delle mere “bocche da fuoco” supplementari. Col passare del tempo infatti le relazioni con loro si fanno più strette, si impara a conoscerli, si scoprono i segreti delle loro vite e affrontando con loro missioni secondarie si potranno instaurare legami sempre più forti.

Per quanto riguarda il sistema di combattimento di Greedfall, esso si basa sull’utilizzo fondamentale di due colpi da breve distanza, attacco leggero e attacco caricato, e da un attacco da lunga distanza, effettuato mediante l’utilizzo della pistola. In fase difensiva due tasti frontali sono designati alla parata ed alla schivata. Parlando delle armi da mischia, queste si dividono in due classi, armi contundenti e da taglio: equipaggiate contemporaneamente nell’inventario queste armi possono essere alternate velocemente, ed il loro utilizzo combinato risulta determinante per distruggere le armature con le prime ed infliggere ingenti danni a bersagli scoperti con le seconde. A livello di giocabilità, tra fasi d’esplorazione, dialoghi con i personaggi, missioni e combattimenti, Greedfall può tenere impegnati tra le 30 e le 60 ore a seconda se si vuole esplorare a dovere il mondo di gioco o se si vuole fare solo l’essenziale. La versione Xbox One da noi testata per questa recensione, offre un livello grafico buono ma non sempre eccellente. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che una tale produzione è troppo ambiziosa per uno sviluppatore che ha comunque dei limiti di budget ben precisi. Greedfall, è bene sottolinearlo, rappresenta l’apice della produzione del team transalpino, grazie a scorci mozzafiato e a un lavoro scenico eccellente, tanto sui costumi d’epoca quanto sulle ambientazioni, impreziosito dal supporto all’HDR. Purtroppo però, c’è ancora tanto da lavorare sul comparto animazioni, che rimane povero e generalmente legnoso, sui modelli poligonali, che sono passabili ma non perfetti e, soprattutto, sul massiccio riutilizzo di texture ed asset, che rende tutti gli interni delle case identici tra loro e costringe il giocatore a parlare con i medesimi sette o otto NPC per tutta la durata dell’avventura. L’ambizione del team di sviluppo è assolutamente ammirevole, e il risultato finale è comunque buono in quanto, nonostante Greedfall non sia un titolo perfetto, il gioco resta comunque un’avventura profonda e bella da portare a termine. Tirando le somme, l’ultima opera del team Spiders è sicuramente una sorpresa gradita per gli amanti dei gdr. Una buona giocabilità, la possibilità di fare tante cose e una trama ben strutturata fanno si che non ci si annoi mai. Se quello che si cerca è un gioco di ruolo mediamente difficile, in grado di offrire diverse ore di gioco e abbastanza profondo, allora Greedfall è un titolo che non bisogna lasciarsi scappare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7,5

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere
1 Comment

1 Comment

  1. Pingback: Greedfall Gold Edition, il Gdr di Spiders si evolve per la Next-Gen | L'Osservatore d'Italia

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

In evidenza

Software spia sugli iPhone: Apple corre ai ripari

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Apple ha dovuto riparare urgentemente un difetto informatico che il controverso software Pegasus è riuscito a sfruttare per infettare gli iPhone.

Lo spyware della società israeliana NSO ha hackerato con successo i dispositivi a marchio Apple senza ricorrere a collegamenti o pulsanti ingannevoli, la tecnica comunemente utilizzata. 

Il difetto è stato individuato la scorsa settimana dai ricercatori di Citizen Lab, che hanno scoperto che l’iPhone di un attivista saudita era stato infettato tramite iMessage, il sistema di messaggistica di Apple.

Secondo questa organizzazione di sicurezza informatica dell’Università di Toronto, Pegasus utilizza questa vulnerabilità “almeno da febbraio 2021”.  

“Questa intrusione, che abbiamo chiamato Forcedentry, prende di mira la libreria di rendering delle immagini di Apple e ha funzionato contro i dispositivi Apple iOS, MacOS e WatchOS”, i sistemi operativi di telefoni cellulari, computer e smartwatch a marchio Apple.

“Dopo aver identificato questo difetto (…), Apple ha rapidamente sviluppato e distribuito una patch in iOS 14.8 per proteggere i nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic, direttore dei sistemi di sicurezza di Apple, in risposta a una richiesta dell’AFP.

Il gruppo californiano ha elogiato Citizen Lab per il suo lavoro e ha sottolineato che questo tipo di attacchi “ultrasofisticati” “costano milioni di dollari, non durano a lungo e sono usati per prendere di mira persone specifiche”. Pertanto, “non sono una minaccia per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic. “Ma continuiamo a lavorare instancabilmente per difendere tutti i nostri clienti”.

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Aliens Fireteam Elite, gli “Xeno” escono ancora dalle pareti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Aliens Fireteam Elite, disponibile su Pc e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation, è un frenetico sparatutto che catapulta i giocatori nei luoghi più noti della saga cinematografica. La storia alla base di Aliens Fireteam Elite è quanto di più semplice e lineare si possa concepire, un mero pretesto per lanciare il giocatore e la sua squadra di fuoco nelle furiose battaglie contro lo Sciame, ma in fondo non c’è niente di meglio che una storia che funga da pretesto per un bel massacro di Xenomorfi in vecchio stile. Il titolo è ambientato nel 2202, appena vent’anni dopo gli eventi narrati in Aliens: Scontro Finale, a bordo della nave d’assalto spaziale Endeavor, la punta di diamante dell’esercito Coloniale. I soldati sono stati svegliati dal crio-sonno per rispondere alla chiamata di aiuto di un certo dottor Tim Hoenikker, apparentemente bloccato in una stazione di raffineria orbitale e in balia di un cospicuo numero di Xenomorfi. Il dottore sembra essere in possesso di informazioni vitali per il comando dei Marine, tra cui le prove di un ipotetico coinvolgimento della Weyland-Yutani in alcuni fumosi esperimenti che avrebbero dato vita a una nuova specie di alieni, ancora più feroci e implacabili di quelli visti in passato. Quale migliore occasione per un po’ di caccia agli insetti? Inizia qui l’epopea del team di Marine Coloniali protagonisti di Aliens Fireteam Elite, una missione disperata, viaggio pericoloso e pieno di insidie alle prese con l’orda più inesorabile mai pensata dal cinema hollywoodiano. Ma veniamo al dunque: una volta avviato il gioco e dopo aver creato il proprio alter-ego attraverso l’editor e aver scelto la sua classe di appartenenza tra le quattro disponibili (cinque se si conta quella sbloccabile una volta conclusa la campagna), è tutto pronto per iniziare l’avventura che si suddivide in 4 capitoli suddivisi a loro volta in tre sottomissioni. La nave UAS Endeavor, già citata qualche riga più in alto, funge da hub social per radunarsi con i propri compagni, organizzare l’inventario e preparare le missioni prima di scendere sul campo di battaglia. In questo ambiente ci sono anche molti NPC pronti ad approfondire la lore con un sistema di dialoghi a scelta multipla ma nulla di realmente interessante ai fini della narrazione (se non qualche piccolo, nostalgico riferimento a quanto visto nelle pellicole cinematografiche). Una volta radunato il team e selezionata la missione, si potrà scegliere come impostare la difficoltà e alcuni modificatori di difficoltà (che sono sotto forma di card) i quali influiranno sull’andamento delle partite andando, ad esempio, a dimezzare i danni in uscita oppure a restringere la capienza dei caricatori. In cambio, dopo aver concluso la quest, si potrà ricevere un cospicuo quantitativo di punti esperienza, utili a ottenere nuove armi, accessori e abilità per la nostra classe preferita.

La struttura ludica di Aliens: Fireteam Elite non inventa nulla di nuovo ma sfrutta alcune delle formule più usate negli ultimi anni negli shooter coop. Già dalle prime battute è evidente come Cold Iron si sia ispirata pesantemente alle meccaniche di Gears of War e Left 4 Dead per realizzare questo progetto: c’è l’immancabile sistema di coperture che sulla carta che garantisce un certo grado di protezione contro alcuni avversari capaci di attaccare a distanza, ma c’è la possibilità anche di curare se stessi e i compagni attraverso alcuni utili medikit. Presente anche la possibilità di schierare armamenti difensivi come torrette, mine, droni, ma anche letali munizioni elettriche e al napalm. In Aliens: Fireteam Elite tutto può salire di livello: le classi, le armi e le varie abilità. E’ possibile personalizzare le bocche da fuoco sia a livello visivo sia per quanto riguarda gli accessori, tra mirini, caricatori estesi ed altre componenti. Inoltre un sistema di perk consente di modificare il funzionamento delle abilità e l’efficacia del soldato sul campo. Risulta interessante come i potenziamenti vadano gestiti alla stregua di oggetti in un inventario dalle caselle limitate. Ci sono comunque a disposizione opzioni per tutti i gusti, con una buona scalabilità e configurabilità di audio e video. C’è pure un buon supporto dal punto di vista dell’accessibilità che tiene da conto daltonismo ed altre problematiche con alcune opzioni dedicate. La giocabilità poi può essere modificata per creare un’esperienza più o meno arcade con la possibilità di visualizzare o meno indicatori di vita o di uccisione e con l’opportunità di attivare delle sagome che individuano in maniera più efficace i nemici presenti sullo schermo. Aliens Fireteam Elite può essere affrontato da soli o in compagnia. Ovviamente con due amici al proprio fianco l’esperienza risulta molto più appagante e divertente: è vero che gli altri componenti della squadra in caso si giocasse in solitaria sono rimpiazzati da bot sintetici, ma bisogna sottolineare come l’intelligenza artificiale non sia esattamente allo stato dell’arte, soprattutto se si sceglie una difficoltà alta. Usando un medico ad esempio si può notare come gli alleati artificiali tendano a non entrare nell’area curativa, inoltre c’è una tendenza dei nostri androidi ad avanzare velocemente verso situazioni che li espongono a rischi mortali. Ovviamente poi l’utilizzo di una squadra umana permette il coordinamento strategico delle abilità che caratterizzano le varie classi. Già la presenza in duo di un demolitore e di un medico permette di gestire la situazione piuttosto egregiamente. Nel caso si decida di giocare in singolo però è bene sapere che in alcuni punti, anche al livello di difficoltà più facile, ci sono ad attendere un grado di sfida a nostro parere molto elevato che, anche a causa della mancanza di checkpoint, potrebbe costringere, specialmente i giocatori meno esperti, a ripetere la missione più volte. Come già detto in precedenza la campagna si divide in quattro atti, ciascuno dei quali è composto da tre capitoli, di cui inizialmente solo il primo è selezionabile. Le creature nemiche provengono prevalentemente dall’universo canonico di Alien, ma in parte anche da quello del prequel, per un bestiario che arriva alle venti unità. La struttura dei livelli si ripropone identica a sé stessa dal primo all’ultimo minuto della campagna: atri, piazzali o saloni più o meno ampi sono le arene in cui si consumano le carneficine di xenomorfi. Sono collegati da corridoi pressoché vuoti che si vorrà percorrere il prima possibile, anche sorvolando sul fatto che, nascosti qua e là, ci sono dei collezionabili. Questo perché ci si accorge subito che l’esplorazione è sterile: i vicoli apparentemente interessanti conducono a sentieri bloccati da rocce, mentre le porte che si affacciano sui corridoi sono tutte chiuse. C’è una sola direzione obbligata, peraltro indicata da un cursore, e non sono contemplate variazioni sul tema. Le ambientazioni sono ispirate dalla saga cinematografica, in particolare da Scontro Finale, ma non manca fortunatamente qualche colpo di scena e alcune location che faranno la gioia degli appassionati della saga. L’azione segue ostinatamente uno schema collaudato: si arriva in una stanza infestata di alieni, inizialmente di piccole dimensioni; man mano che si neutralizzano lo sciame continua a riversarsi sui giocatori con nemici sempre più resistenti e perniciosi. I momenti clou sono quelli degli assedi che si attivano dopo aver premuto un interruttore, dando un minimo di tempo per approntare le difese prima di attacchi apparentemente interminabili che culminano con la discesa in campo degli xenomorfi più ostici. In questa struttura piuttosto monotona, l’elemento di originalità è rappresentato proprio dagli alieni. Come ci insegnano le pellicole, possono arrivare anche dal soffitto, dal pavimento o dalle “fottute pareti”, sfruttando grate e condotti di aerazione: questo rende le coperture poco effettive e costringe non solo a muoversi di continuo, ma ad avere un occhio costante sull’iconico radar di prossimità. Si avverte l’assenza di variazioni sul tema che avrebbero garantito una maggior varietà, ma nel complesso l’esperienza è divertente e appagante. Insomma, a chi non piace massacrare centinaia di Xenomorfi arrabbiati? Per quanto riguarda la varietà di classi, gli sviluppatori propongono in totale cinque specializzazioni militari di cui quattro disponibili sin dal primo minuto, mentre la quinta (il ricognitore) si potrà utilizzare solo dopo aver portato a termine la campagna la prima volta. Le specializzazioni sono: il mitragliere, classico factotum buono per ogni occasione; il demolitore che può maneggiare armi pesanti come l’iconica Smartgun, il lanciafiamme o il lanciagranate; il tecnico e la sua micidiale torretta portatile; il dottore, l’unico a cui affidarsi per ripristinare la salute; il ricognitore con i suoi gadget di supporto.

Ad aumentare il tasso di rigiocabilità di Aliens Fireteam Elite c’è la modalità orda, che si sblocca solo dopo aver finito la campagna. Ci sono poi le sfide giornaliere e le carte “malus”, che alzano ulteriormente il tasso di sfida a fronte di un moltiplicatore d’esperienza. Il rischio noia, per via della struttura stessa del gioco e per il ridotto numero di mappe, è però scongiurato dalla natura cooperativa del titolo che è limitata ad internet (niente coop in locale purtroppo). Per completare la campagna a livello normale è necessaria una decina d’ore, alcune delle quali spese per fare esperienza. Dal punto di vista grafico e tecnico il titolo (da noi testato su Xbox Series X) sfrutta l’Unreal Engine, ma senza eccellere particolarmente. I personaggi non sono caratterizzati da un dettaglio eccezionale ma almeno, npc a parte, sono dotati di un livello decente di espressività. L’effetto che si ricava spesso è quello di un personaggio di plastica in stile action figure anni ‘80, soprattutto per quanto riguarda i capelli, decisamente finti. Anche le location sembrano spesso ampie, ma purtroppo vuote e a tratti ripetitive. Effetti, modelli e ombre sembrano dunque nella media, con qualche eccezione relativa ad esplosioni e fumo in certi casi piuttosto suggestivi. L’audio invece non sembra rendere pienamente giustizia al tutto. La colonna sonora per quanto piacevole non riesce a trasmettere il giusto grado di inquietudine. Anche la resa degli effetti sonori non ci ha convinto fino in fondo con il sound dell’artiglieria che non rende giustizia alla potenza dei fucili risultando i colpi stranamente ovattati. Abbiamo preferito di gran lunga la resa delle armi del vecchio Aliens: Colonial Marines decisamente più violenta e grezza in quanto ad impatto sonoro. Nota di merito agli effetti del fucile a impulsi M41 e alla “smartgun” che sono identici a quelli proposti in Aliens Scontro Finale. Peccato invece per il suono prodotto dal radar che non scannerizza di continuo ma emette brevi suoni solo quando c’è qualche pericolo in avvicinamento. Tirando le somme, se quello che si cerca è un titolo cooperativo che possa dare la possibilità di massacrare alieni con una vasta varietà di armi e che renda omaggio all’universo di Alien, allora questo è un gioco che non dovete lasciarvi sfuggire. Ovviamente, vista la natura del titolo, Aliens Fireteam Elite è un semplice shooter puro e semplice, non aspettatevi trame roboanti o colpi di scena incredibili. Tutto quello che vi si chiederà è imbracciare le armi e andare avanti a suon di scariche di mitra, vampate di lanciafiamme ed esplosioni. A noi tutto questo non è affatto dispiaciuto, quindi il nostro consiglio è quello di provarlo e giocarlo senza avere aspettative enormi. Il titolo nel complesso diverte e fa il suo dovere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

Continua a leggere

In evidenza

Netflix e videogames, il debutto in Polonia

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Dopo una serie di rumors in rete e assunzioni focalizzate al gaming, Netflix ha ufficializzato il suo debutto nel settore dei videogiochi. La nota piattaforma ha infatti lanciato, per ora solo in Polonia, un’integrazione al servizio di streaming on demand all’interno dell’app Android.

I primi titoli disponibili sono due giochi di Stranger Things. “A partire da oggi, i clienti in Polonia possono provare il servizio su Android con ‘Stranger Things 1984’ e ‘Stranger Things 3’, già inclusi nell’abbonamento periodico – ha confermato la società, ricordano poi – siamo ancora agli inizi ma lavoreremo duramente per offrire la migliore esperienza possibile nei prossimi mesi con il nostro approccio al gioco senza pubblicità e senza acquisti in-app”.

I titoli disponibili verranno visualizzati, di volta in volta, nel feed della home page personale. Toccando l’icona, si passa al download, che indirizza direttamente al Play Store di Google. Ad ogni modo, non si tratta di videogame esclusivi, visto che gli stessi sono già presenti sul negozio digitale di Android. Nelle scorse settimane si è parlato di un presunto accordo tra Netflix e PlayStation, per l’inclusione nel servizio di videogiochi di celebri titoli della console di Sony, anche se al momento non vi è nulla di ufficiale.

A luglio, l’azienda di Reed Hastings ha assunto un ex dirigente di EA e Oculus per guidare la divisione gaming del gruppo, confermando l’interesse nell’estendere l’intrattenimento su mobile. Non è comunque la prima volta che Netflix flirta con i giochi. L’app di streaming offre episodi interattivi di ‘Black Mirror’, ‘Minecraft’ e ‘Carmen Sandiego’, dove l’utente può decidere come far proseguire la storia. Insomma, nel futuro del gaming sembra proprio che anche Netflix avrà un certo peso.

F.P.L.

Continua a leggere

I più letti