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GREENPEACE E QUELL' "INSOSTENIBILE" RISCALDAMENTO GLOBALE

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Tra business, educazione ambientale e allarmismi

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di Cinzia Marchegiani

La storica organizzazione ambientalista Greenpeace ha perso 3,8 milioni di euro, cercando di guadagnare giocando alla borsa speculando al ribasso sull’euro. La stessa associazione ha chiesto scusa a tutti coloro che l’appoggiano con le donazioni o semplici attivisti poiché il grave errore è stato commesso dal dipartimento finanziario di Greenpeace International, spiegando che è stata aperta un’indagine interna, poiché un dipendente avrebbe agito da solo e per questo è stato licenziato.

Ma chi è Greenpeace? Essa stessa si definisce come un'organizzazione che agisce con finalità di protezione e conservazione dell'ambiente e di promozione della pace: per mantenere la sua indipendenza, Greenpeace non accetta donazioni da governi o aziende, ma si basa su contributi di singoli sostenitori e sovvenzioni della Fondazione. Ma su questa rande organizzazione, si sono sollevate da molto tempo spietate polemiche rivoltegli soprattutto in merito alle "ombre" dei fondi che la Greenpeace Fund ha ricevuto da fondazioni di compagnie petrolifere, nonché dalla Rockefeller Brothers Found. Infatti si legge che la Greenpeace Fund, Inc. si occupa esclusivamente di raccolta di fondi deducibili e della loro successiva distribuzione ad organizzazioni collegate, ma con diverso regime fiscale, e proprio per questo motivo viene accusata di essere una centrale di "lavaggio" di denaro. Non si capisce il motivo dell'esistenza di organizzazioni a diverso statuto per uno scopo apparentemente unico, come l’asserita tutela dell'ambiente. Per verificare se queste accuse avessero un fondamento, l’Osservatore d’Italia è andata a verificare sul sito della Rockefeller Brothers Fund e ha trovato le seguenti donazioni:

 

• $150.000 per due anni “Per i suoi sforzi per educare i politici e future sul riscaldamento globale” Data Premio: 14.06. 2014 Programma Sviluppo sostenibile 

• $150.000 per due anni “Per la campagna Clean Water in Cina” Data Premio 14.12. 2006 – Programma Pivotal: Cina Meridionale

• $ 25.000 per un anno “Per sostenere la sua conservazione e il lavoro Ecosystem-Based Managemente in British Columbia” Data Premio 6.11.2005 – Programma Sviluppo sostenibile

• $ 150.000 per due anni “Per il suo lavoro sull’agricoltura in Cina” Data Premio 12.11.2003 – Programma Sviluppo sostenibile

Ci troviamo di fronte ad una matassa di difficile disbrigo.  Se si comincia a collegare i fili della politica economica energetica dettata dal G20 che fondamentalmente preme sui cambiamenti geopolitici mondiali, tesi a contrastare il cosìdetto effetto riscaldamento globale, dovuto all’incremento della CO2. Ma andiamo per ordine. La Greenpeace, deve sensibilizzare la politica rispetto al riscaldamento globale. Il suo primo co-fondatore Patrick Moore dopo aver occupato per nove anni la carica di presidente di Greenpeace Canada e sette anni come direttore di Greenpeace International si è poi dimesso accusando che la stessa organizzazione Greenpeace avrebbe "perso la sua bussola morale. "Lo stesso Patrick Moore nel dettaglio spiega il suo allontanamento: "Col passare del tempo Greenpeace si è evoluto per assumere molte altre campagne. Ma durante il mio mandato di 15 anni si è verificato un cambiamento, dalla preoccupazione per il benessere delle persone a una convinzione che gli esseri umani sono il nemico della terra. Per me il culmine di tale campagna è venuto quando i miei colleghi direttori di Greenpeace Interbational hanno adottato la campagna per vietare cloro in tutto il mondo. Per loro la logica era semplice, il cloro è tossico e molti composti del cloro come le diossine sono tossiche. Ho ricordato che l’aggiunta di cloro nell’acqua potabile è stato il grande progresso nella storia della sanità pubblica e che la maggioranza dei nostri farmaci sono basati sulla chimica del cloro e ho capito che il lato umanitario di Greenpeace era svanito e mi sono allontanato. Un ambientalista ragionevole riconosce le esigenze di oltre 7 miliardi di persone per il cibo, energia e materiali per costruire la nostra civiltà.” Lo stesso Moore lo scorso 25 febbraio 2014 in un’audizione al Senato Ambiente ha presentato un documento, al Presidente della Casa Bianca e ai membri del Pubblic Works Committeestesso, dal titolo "Adeguamento delle risorse naturali: Proteggere gli ecosistemi e le economie" in cui espone come non vi sia alcuna prova scientifica che le emissioni umane di anidride carbonica (CO2) siano la causa dominante del riscaldamento minore della atmosfera terrestre negli ultimi 100 anni. Anzi dimostra che se ci fosse una tale prova sarebbe svalutata, poiché nessuna prova concreta, come viene inteso nella scienza, esiste. Moore nell’audizione stessa analizza le affermazioni del gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) che riportano che :"È estremamente probabile che l'influenza umana è stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20 ° secolo e ribadisce che il termine ‘Estremamente probabile’ non è un termine scientifico, ma piuttosto un giudizio, come in un tribunale di diritto e va oltre: ”L'IPCC definisce ‘estremamente probabile’ come una ‘probabilità 95-100%’. Ma su ulteriore esame è evidente che questi numeri non sono il risultato di un calcolo matematico o analisi statistica. Essi sono stati ‘inventati’ come un costrutto all'interno del rapporto IPCC per esprimere ‘giudizio di esperti’, come determinato dai contributori dell'IPCC. Questi giudizi si basano, quasi interamente, sui risultati di modelli informatici più sofisticati per prevedere il futuro del clima globale. Moore fa emergere quello che molti osservatori, tra cui il Dr. Freeman Dyson dell'Institute for Advanced Studies di Princeton, confermano e cioè che un modello al computer non è una sfera di cristallo:” In questo documento Moore dimostra la fallacia di ‘estrema certezza’ riportando il record storico. Infatti spiega che quando la vita moderna si è evoluta oltre 500 milioni di anni fa, la CO2 è più di 10 volte superiore a quella attuale, ma la vita fiorì in questo momento. Vi è una certa correlazione, ma poche prove, a sostegno di una relazione causale diretta tra CO2 e temperatura globale attraverso i millenni. Il fatto che abbiamo avuto entrambe le temperature più elevate e una glaciazione in un momento in cui le emissioni di CO2 erano 10 volte superiori a quelli che sono oggi, contraddice radicalmente la certezza che le emissioni di CO2 antropica sono la principale causa del riscaldamento globale. Continua nell’audizione: ”Oggi rimaniamo chiusi in quella che è essenzialmente ancora il Pleistocene glaciale, con una temperatura media globale di 14.5oC. Ciò a fronte di un basso di circa 12 ° C durante i periodi di massima glaciazione in questo glaciale ad una media di 22 ° C durante l'età serra, che si sono verificati in periodi di tempo più lunghi prima del più recente Ice Age. Durante il Medioevo serra, non c'era ghiaccio su entrambi i poli e tutto il paese era tropicale e sub-tropicale, da un polo all'altro. Come ha recentemente 5 milioni di anni fa, le isole artiche canadesi erano completamente di boschi. Oggi, viviamo in un periodo insolitamente freddo nella storia della vita sulla terra e non c'è motivo di credere che un clima più caldo potrebbe essere tutt'altro che benefico per gli esseri umani e la maggior parte delle altre specie. Vi è un ampio motivo di credere che un forte raffreddamento del clima avrebbe portato risultati disastrosi per la civiltà umana.”

Interessante poi leggere il confronto generato dall’aumento della temperatura tra 1910-1940 che è praticamente identico all’aumento tra il 1970-2000, ma l'IPCC non attribuisce l'aumento dal 1910-1940 (di cui non ha alcuna spiegazione) all’ influenza umana, ma sono nella convinzione che l'impatto delle emissioni umane è determinato solo dall'aumento a partire dalla metà del XX secolo.” L'impeachment climatico comincia a realizzare una fisionomia precisa, dove spesso gli allarmismi hanno prodotto scelte politiche ed economiche stravolgento le società e le nazioni. La politica sta avendo un ruolo predominante su scelte importanti e lo dimostra la posizione dello scienziato Robert N. Stavins, professore all’Albert Pratt di Business, direttore del programma Economia Ambientale Harvard e Presidente della Facoltà Ambiente e delle Risorse Naturali che lo scorso 25 aprile 2014 ha pubblicato una lettera critica dopo aver partecipato in Germania al meeting sul clima a Berlino. Senza giri di parole sul sito dell’Harvard Stavins chiarisce come il rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sia stato completamente depredato di tutti contributi di 2000 pagine ed è stato approvato (line-by-line) il "Riepilogo per i Decisori Politici" (SPM), in solo 33 pagine condensando il testo proveniente da 15 capitoli. ”Molti dei CLA presenti con me”- ha scritto Stavins -“a Berlino, hanno commentato che, data la natura e l'esito della settimana, il documento risultante dovrebbe probabilmente essere ribattezzato ‘il riepilogo da politici’ piuttosto che ‘il riepilogo per politici". 

Sembra che la maggior parte di questi funzionari aveva fatto notare che il rapporto non era conforme ai loro interessi e ai negoziati multilaterali che erano stati condotti in altre sedi. Scettici e sicuri delle proprie decisioni sono invece l’Australia il Canada che hanno fatto sapere che non serve la carbon tax per combattere il riscaldamento globale, e non prenderanno alcuna azione per combattere i cambiamenti climatici che a conti fatti danneggia le economie nazionali e minaccia posti di lavoro. Entrambi i leader dei due paesi hanno sottolineato che non saranno spinti a prendere misure sul cambiamento climatico che ritengono imprudente:"Non è che noi non cerchiamo di affrontare il cambiamento climatico" – spiega il primo ministro Stephen Harper australiano – cercheremo di affrontarla in modo tale da tutelare e migliorare la proprie capacità di creare occupazione e crescita e non distruggere posti di lavoro e la crescita nei nostri paesi”; mentre Abbot, primo ministro del Canada fotografa un dato allarmante: "il cambiamento climatico è un problema significativo, ma non è il problema più importante che il mondo deve affrontare.”

Intanto in sordina lo scorso giovedì a Vienna c’è stata un’importante conferenza sul tema “Sudden Blackout”, poiché l’Europa non ha alcun piano di emergenza. 

Dai siti stranieri si viene a conoscenza che Herbert Saurugg, iniziatore della conferenza, ha esordito confermando che la gestione delle crisi nazionale non è sufficiente, inoltre ha aggiunto che la società deve fare il primo passo nel riconoscere che, un black-out su larga scala è una reale possibilità. Nella conferenza è stato affrontato anche la possibilità e il dovere che almeno il 50 % della popolazione deve saper affrontare una situazione di grave emergenza come quella di un blackout totale anche per molti giorni, soprattutto la necessità di reperire petrolio, gas, cibo e acqua, che sono i beni primari che saranno per logica non reperibili. Anzi Berd Benser di GrigLab spiega che questo scenario concretamente possibile trascina con se fattori scatenanti, tra cui attacchi informatici e terrorismo….il quadro dipinto è di totale insicurezza, poiché un blackout potrebbe durare più di sei giorni che creeranno scene di panico in ogni ambiente, partendo da quello ospedaliero dove in primis, pazienti in terapia intensiva sarebbero in pericolo di vita concreto.

L’intera rete elettrica europea "interconnesso dal Portogallo fino a poco prima Mosca" è potenzialmente a rischio e per questo le città particolarmente grandi devono attuare strategie per affrontare una situazione di emergenza. 

Un tempo alcuni scrittori e giornalisti sono stati etichettati complottisti perché avevano dipinto e fotografato questo scenario di completo disastro energetico, e con molta lungimiranza avevano allarmato proprio sull’eventualità di blackout nazionali, qui si parla dell’intera Europa. Il bene più prezioso, l’acqua sarà la prima materia a mancare, e a cascata tutto il resto…peccato che questa conferenza confermi i dubbi che venivano indicati in tempi meno sospetti. Eppure i cambiamenti climatici, controversi e dibattuti da scienziati che difendono le proprie convinzioni su due sponde diverse, sembrano essere l’unica emergenza dei nostri amministratori, mentre le politiche energetiche stanno mietendo la morte delle aziende ed economica e il futuro delle famiglie è diventato sempre più incerto. Se è stata paventata l’emergenza di un blackout, allora la situazione è diventata concretamente precaria. I nuovi scenari stanno cambiando la nostra vita, giorno per giorno, e goccia a goccia stanno snaturando questo sistema che fino a poco tempo fa funzionava…quando la logica manca, nulla è comprensibile. 

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L’evoluzione del gioco: dalla grafica 3d alla realtà virtuale

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I più grandi ricorderanno gli albori del gioco digitale, intorno alla fine degli anni ’90. Si trattava di giochi piuttosto semplici, lineari, dai “pattern” prestabiliti e delle animazioni grafiche piuttosto banali. Il tutto, ovviamente, se visto con gli di oggi.

In tema di gioco online, specie se si parla di casinò, vi è un’azienda che, più di tutti, ha valicato le ere digitali, mantenendosi sempre al timone dell’industria: la Microgaming. Il online casino Microgaming è stato il primo a proporre ai suoi utenti la possibilità di provare alcuni titoli con grafica tridimensionale. Si trattava di giochi in cui veniva utilizzata una tecnologia che si basava sui “poligoni”, un vero e proprio incastro di forme geometriche come triangoli o rettangoli che davano vita ai personaggi e alle ambientazioni di gioco.

Contestualmente, si è passati dalle slot machine bidimensionali alle prime slot a tre dimensioni. Se i giochi degli anni Novanta hanno segnato un’epoca e rimangono tra i più amati dai giocatori di quella generazione, oggi i gusti sono nettamente diversi. Infatti, è stato più volte dimostrato come i giocatori odierni preferiscano di gran lunga approcciarsi ad un titolo o ad un gioco che garantisca una certa qualità grafica dei propri contenuti. La grafica tridimensionale, un tempo riservata a pochi, è divenuta lo standard ed oggi rappresenta il punto di partenza per ogni titolo. Ad essa, si è aggiunta la risoluzione grafica che è passata dall’ormai preistorica 240p al Full HD (1920×1080 pixel) fino alla risoluzione in 4K HDR.

Al giorno d’oggi, è quindi più complesso spiccare per i motivi precedentemente illustrati e le software house devono proporre al giocatore qualcosa di ancor più accattivante come, ad esempio, la cosiddetta realtà virtuale. Sono ancora pochi i titoli che la implementano anche a causa delle attrezzature che essa richiede, ma non c’è dubbio che la prossima frontiera dell’innovazione passerà per il VR (virtual reality) e renderà le esperienze di gioco sempre più verosimili.

Tra i più grandi successi presenti nel gioco digitale odierno non si può non citare una slot machine straordinaria ed ormai famosa in tutto il mondo: la Book of Ra Deluxe Edition. Si tratta di un titolo che travalica le generazioni ed è passato dal mondo bidimensionale a quello tridimensionale, senza mai snaturarsi. Ancora, vi è la slot Gonzo’s Quest che – allo stesso modo – si è distinta per longevità e qualità dei contenuti come, ad esempio, i blocchi di pietra che costituiscono i classici rulli di gioco.

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Control Ultimate Edition, il paranormale diventa next-gen

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Control Ultimate edition torna con una veste grafica migliorata per le console di nuova generazione. A diversi mesi dal lancio della versione originale, infatti, l’action shooter di Remedy Entertainment debutta anche su next-gen. Il risultato? Andiamolo a scoprire. Control è un titolo dall’ottimo intreccio narrativo graziato da un gameplay intrigante e da un setting costruito con rara maestria che, però, già nel 2019 quando fu rilasciato in versione “normale”, soffriva a causa delle limitazioni tecniche imposte dalla scarsa potenza delle console di scorsa generazione che comportavano rallentamenti e vistosi cali di frame-rate. Proprio per questo motivo Control: Ultimate Edition è, senza mezzi termini, il miglior modo possibile per godersi l’ultima fatica di Remedy in una versione tecnicamente ineccepibile e comprensiva delle due chiacchieratissime espansioni rilasciate nei mesi successivi al lancio: The Foundation e AWE. La storia ovviamente è rimasta del tutto invariata rispetto a quanto visto nell’edizione base (qui la nostra recensione) narra le vicende di Jesse Faden, una ragazza originaria della fittizia città di Ordinary che, dopo aver assistito ad un cataclisma di notevoli proporzioni durante la sua infanzia, ha dedicato tutta la propria vita alla ricerca di Dylan, un fratello apparentemente disperso da quasi vent’anni. Le sue incessanti indagini la conducono fino alle porte della Oldest House, un edificio situato nel cuore di New York appartenente al Federal Bureau of Control, un organismo occulto del governo statunitense che si occupa di studiare, affrontare e contenere i fenomeni paranormali che continuano a verificarsi in giro per il mondo. La particolarità della struttura è quella di essere invisibile all’occhio umano dall’esterno e stranamente mutevole all’interno con padiglioni che cambiano aspetto e configurazione senza soluzione di continuità. L’Oldest House è indubbiamente il più riuscito tra i setting ideati dai visionari artisti di Remedy fino ad oggi ed è anche un trionfo in termini di level design, al punto da trascendere il ruolo di semplice sfondo delle avventure di Jesse e divenire un vero e proprio coprotagonista delle vicende che vengono raccontate. Una volta entrati nella Oldest House, è facile rendersi conto che qualcosa di oscuro si aggira nei corridoi: un sussurro, un sibilo, una presenza minacciosa e costante che sembra aver assunto il controllo dell’edificio e dei suoi frequentatori. Tocca alla nostra Jesse fare luce sul mistero celato nel cuore della struttura che, in qualche modo, appare collegato a doppio filo a ciò che è successo durante la sua infanzia. Quella di Control è una sceneggiatura a dir poco incredibile che, anche a due anni di distanza dal lancio originale, riesce a catturare il giocatore in una atmosfera unica creata abilmente da un team di scrittori parecchio ispirato che è riuscito a imbastire un universo coeso, credibile e particolareggiato. Il racconto procede sostenuto dal giusto ritmo per tutte le circa 20 ore necessarie a portare a termine la campagna e non si risparmia colpi di scena, risvolti inaspettati e un finale sconvolgente. A questo, ovviamente, vanno aggiunte le svariate ore di gioco extra garantite dai due DLC inclusi nel pacchetto: “The Foundation” che conduce il giocatore fino alle viscere della Oldest House e “AWE”, l’incredibile anello di congiunzione con l’universo di Alan Wake. Insomma, se non avete ancora avuto occasione di sperimentare Control e la sua storia, questo è il momento migliore per farlo. Dal punto di vista del gameplay, come era logico aspettarsi, Control: Ultimate Edition non apporta particolari modifiche alla formula apprezzata nell’edizione standard. L’ultima fatica di Remedy, come dicevamo, è un titolo action in terza persona davvero adrenalinico, profondo, coinvolgente e raffinato che affonda le proprie radici nei canoni tipici del genere metroidvania. La natura cangiante della Casa ha consentito ai talentuosi designer della compagnia di allontanarsi della linearità dei loro prodotti del passato e di giocare molto sui percorsi che l’utente può intraprendere inserendo missioni secondarie, attività segrete e, addirittura, boss opzionali dietro ogni angolo.

Il comparto grafico di questa verione next-gen di Control, ovviamente, è stato l’aspetto che ha ricevuto maggiore attenzione in vista del lancio di questa edizione definitiva per Xbox series X/S e PS5. Control: Ultimate Edition è stato sviluppato sulla base di una versione potenziata e aggiornata di quello stesso Northlight Engine che aveva messo in seria difficoltà i PC e le console passate, con il preciso obiettivo di offrire ai giocatori un’esperienza più stabile e definita di quanto visto in passato. La modalità di visualizzazione “Performance Mode” rimuove gli effetti di Ray Tracing ma guadagna un frame-rate granitico a 60fps in tutte le situazioni. La risoluzione rimane inalterata. Proprio come nel caso di tanti altri titoli cross-gen che hanno raggiunto i lidi di PS5 e Xbox Series X|S in questo primo periodo del loro ciclo vitale, anche Control: Ultimate Edition può vantare due modalità di visualizzazione differenti: la Graphics Mode e la Performance Mode. La prima propone un rendering 1440p upscalato in 4K e mette in campo gli ultimi ritrovati nel campo dell’effettistica per videogiochi come il Ray Tracing applicato alle trasparenze, alle ombre e ai riflessi superficiali. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una presentazione dal notevole impatto visivo che, però, risulta piagata da una forte instabilità del frame-rate che non siamo riusciti a digerire. Quando si passa alla Performance Mode, invece, la situazione cambia radicalmente. Gli effetti di Ray Tracing vengono sacrificati sull’altare della fluidità e Control: Ultimate Edition riesce a mantenersi stabilmente sulla soglia dei 60fps anche nelle situazioni più concitate. Considerando che la risoluzione di rendering è sempre 2560×1440 (upscalato in 4K) e che tutti gli altri effetti visivi rimangono inalterati, ci sentiamo di consigliarvi questa modalità di visualizzazione per godervi l’ultima opera di Remedy al massimo della velocità. Grazie alla potenza offerta dalle nuove ammiraglie di Microsoft e Sony, i numerosi effetti luminosi e particellari prodotti dalle abilità di Jesse non influiscono sul ritmo dell’azione ma aggiungono un importante valore all’estetica generale del prodotto. Dimenticate i problemi prestazionali che avevano flagellato la versione per console old-gen: questa reinterpretazione per le nuove macchine offrono una versione di Control all’apice del suo splendore. Unico neo, riscontrato sulla versione Xbox da noi testata, è la casuale possibilità di essere riportati sulla dashboard quando si preme il tasto (select) dedicato alla visualizzazione del menù missioni/armi/file. Questo fastidioso bug si è presentato abbastanza di frequente, e l’augurio che ci facciamo e che sia risolto al più presto attraverso una patch in quanto risulta essere parecchio fastidioso. Tirando le somme, Control Ultimate edition rappresenta la versione migliore del titolo in quanto, oltre ad offrire una veste grafica davvero ben realizzata e una fluidità assolutamente incredibile, garantisce un’esperienza di gioco senza pari che viene arricchita dai contenuti aggiuntivi presenti nel pacchetto. Nonostante il gioco non si rivelerà una sorpresa per chi ha già avuto modo di terminare l’avventura sulla vecchia generazione di console, tutte le migliorie apportate e la ricchezza dell’edizione sono un motivo assolutamente convincente per rimettere piedi nell’ Oldest House e di rivivere gli incubi paranormali nei panni di Jesse Faden.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Apple, con il nuovo update di iOS arrivano le emoji a tema vaccino

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Apple sta per introdurre 200 nuove emoticon su iPhone e iPad, con particolare attenzione su quelle a tema vaccini. Nel prossimo aggiornamento ad iOS 14.5 e iPadOS 14.5 sarà infatti presente un set di icone dedicate ad un trend che si spera divenga presto condiviso dai più a livello internazionale, quello del vaccino al Covid-19. Per questo motivo, la Mela ha deciso di introdurre nuove icone ma anche di adattare delle esistenti al particolare momento. Ad esempio, l’emoji che rappresenta una siringa, finora visualizzata con delle gocce di sangue che scendono dalla punta, avrà un aspetto meno intimidatorio, riempita con un liquido trasparente e senza goccioline. Le nuove emoji sono state approvate, come sempre, dal Consorzio Unicode lo scorso settembre. Si tratta dell’organizzazione che si occupa di creare il codice per le varie emoticon che poi vengono riprese da ogni azienda che ne fa uso, tra cui anche Facebook e Twitter. Ci si può dunque aspettare introduzioni simili nei prossimi giorni anche per gli altri “grandi” della rete. Emojipedia, un dizionario di emoji online, aveva individuato una tendenza al rialzo nell’uso della emoji a forma di siringa nella sua analisi sui trend di fine 2020, soprattutto su Twitter. Jeremy Burge, chief emoji officer di Emojipedia, ha riferito che eliminare il sangue dalla siringa la rende più appropriata per rappresentare la vaccinazione Covid-19, osservando come la modifica non le impedisca di essere utilizzata anche per altri contesti più classici, come la donazione del sangue. Altre emoji che hanno guadagnato popolarità a seguito della pandemia includono il microbo, l’icona della mascherina e le mani in preghiera. Insomma, Apple resta sempre al passo coi tempi e cerca di affrontare il tema della pandemia di Covid 19 con ironia, ma anche attraverso uno degli strumenti più utilizzati dalle persone.  

F.P.L.

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